Come organizzare un viaggio in Germania

Se siete alla ricerca di informazioni per sapere come organizzare un viaggio in Germania siete nel posto giusto! In questo articolo ti riassumiamo tutto ciò che devi conoscere per trarre il meglio da un viaggio in Germania, il nostro Paese europeo preferito.

TRASPORTI

Spostarsi in Germania è veramente facile e comodo, però può essere non particolarmente economico.
Le autostrade sono gratuite in tutto il Paese e, in alcuni tratti, sono addirittura senza limiti di velocità. Prestate però molta attenzione ai segnali che indicano i limiti perché quando sono presenti vanno rispettati alla lettera, i controlli sono frequenti e le multe salate.
Le autostrade sono capillari, vi portano direttamente nel cuore delle città e in alcuni tratti fungono anche da tangenziale, soprattutto attorno alle grandi città.
Spostarsi in treno può non essere sempre economico, potete organizzarvi per tempo cercando le offerte migliori oppure valutando di prendere un più economico bus. Anche i bus, in particolare Flixbus, sono diffusissimi e offrono spesso dei prezzi competitivi.

A proposito, lo sapete che Flixbus è tedesco?

DOVE DORMIRE

In Germania potete trovare sistemazioni di ogni tipo e per ogni fascia di prezzo. Il nostro consiglio è di puntare sugli ostelli per un ottimo compromesso qualità/prezzo. Secondo gli stereotipi gli ostelli sono stanzoni di letti con bagni sporchi in comune.
In Germania invece gli ostelli sono generalmente degli hotel un po’ più spartani. Sempre puliti, offrono anche camere doppie e singole e bagni non in condivisione. Noi abbiamo avuto un’esperienza positiva con la catena A&O a Dresda, ma è presente anche in molte altre città della Germania.

DOVE MANGIARE

Oltre ai classici ristoranti, se volete organizzare al meglio il vostro viaggio in Germania, vi consigliamo due soluzioni alternative ma abbastanza stagionali.
Se andate nel periodo tra novembre e dicembre il luogo perfetto per assaggiare la cucina tedesca sono sicuramente i mercatini di Natale! Glühwein (vin brulè) e Bratwurst (panino con la salsiccia) sono la combo perfetta per un pranzo o una cena in questa atmosfera magica.
Se invece viaggiate in estate o in primavera il luogo perfetto dove mangiare è sicuramente un Biergarten. Un Biergarten (che in italiano può essere tradotto come “giardino della birra”) è uno spazio all’aperto dove mangiare cibo tipico, spesso cotto alla griglia, e sorseggiare birre fresche. Un posto perfetto per una fresca pausa. I Biergarten si trovano spesso nei parchi ma anche nel cuore delle città ogni tanto potete trovare un Biergarten per riposarvi in tranquillità.

REQUISITI DI ACCESSO

Nel momento in cui scriviamo, dicembre 2021, organizzare un viaggio in Germania è piuttosto difficile a causa delle restrizioni Covid. Il Paese sta vivendo una tragica quarta ondata ma al momento è ancora possibile dall’Italia andare in Germania per turismo, almeno fino al 15 dicembre. Tenete sempre monitorato il sito di viaggiaresicuri e il sito dell’ambasciata italiana a Berlino per non avere sorprese.
Informatevi però anche sulle limitazioni in vigore in Germania, anche queste informazioni sono in continuo divenire. Ci sono diverse soglie di pericolo, in base a diversi parametri, come i posti letto occupati in terapia intensiva e nei reparti ordinari. I livelli di rischio sono 9 ma già al livello 3 scatta la regola delle 2G, ossia che il green pass è valido solo per vaccinati e guariti.

LA LINGUA

Non serve dirvi che la lingua della Germania è il tedesco. L’inglese è parlato molto bene ovunque.
Ma imparate qualche parola per salutare o chiedere indicazioni, vedrete che saranno contenti. Qui vi lasciamo un piccolo dizionarietto da studiare prima della partenza.

Guten Tag/Guten Abend=Buongiorno/buonasera

Ich hätte gern+indicare col dito sul menu=vorrei…

Wie viel kostet das?=quanto costa questo?

Wo ist die Toilette?=dove è il bagno

Se avete altre curiosità vi ricordiamo che siamo sempre disponibili sui nostri canali social Instagram e Facebook. Oppure lasciate un commento qui sotto, ci fa piacere leggervi! E speriamo che questo articolo vi possa essere utile presto, significherà che la situazione è migliorata

IL CONSIGLIO DI LUI

Assaggiate le birre tipiche di ogni città che visitate, la Germania è il paradiso della birra

IL CONSIGLIO DI LEI

Nelle città cercate sempre il parco per fermarvi sull’erba a ricaricare le pile dopo una giornata di sightseeing.

Cosa si mangia in Polonia?

Per concludere il nostro viaggio in Polonia partiamo con quello che in tanti (non è vero ma fa figo scriverlo!) ci avete chiesto: cosa si mangia in Polonia?
Ecco qui una carrellata dei principali piatti polacchi.
Ora fermatevi, prendetevi uno snack e mangiate qualcosa prima di proseguire con la lettura. Altrimenti il rischio di avere una fame blu alla fine dell’articolo è dietro l’angolo!

PIEROGI

Non si può iniziare un articolo su cosa si mangia in Polonia senza inserire il piatto polacco per eccellenza: i pierogi. I pierogi sono dei grandi ravioli a forma di mezzaluna che tradizionalmente sono bolliti ma li trovate anche fatti al forno o, più raramente, fritti. Il ripieno tradizionale è con formaggio fresco e patate (pierogi ruskie). Ma li potete trovare ripieni di qualsiasi cosa e in diverse combinazioni: macinato, funghi, bacon, salsiccia, verdure. E per concludere il pasto potete trovare anche i pierogi dolci con mele, mirtilli o marmellata.
Questi ravioloni ripieni sono tradizionali polacchi ma li trovate anche in molte altre cucine dell’est Europa. D’altronde se dobbiamo pensare a qualcosa che accomuna molte culture ci vengono subito in mente le paste ripiene, che siano gyoza in Giappone o pierogi in Polonia o tortellini in Italia, la pasta ripiena vince sempre!

Pierogi
Pierogi

BIGOS

Ok, i pierogi li conosciamo tutti, ma oltre a quelli cosa si mangia in Polonia? Stufati, tanti stufati, tanta carne e tanti crauti. Pensate che a noi non piacevano nemmeno i crauti prima di questa vacanza, ma alla fine ci siamo convertiti e ne abbiamo mangiati una vagonata!
Il bigos è un piatto polacco a base di carne, salsiccia e crauti fatti stufare per ore e ore. Un piatto di umili origini ma dal buon sapore e molto nutriente. I piatti locali spesso raccontano molto sulla storia e le tradizioni del luogo.

Bigos
Bigos

ZUREK

La tradizionale zuppa polacca. In Polonia abbiamo notato che i piatti che richiedono molto tempo per la cottura (stufati e zuppe) vanno per la maggiore. La zuppa zurek, come il bigos, è un piatto di origine povera ma molto sostanzioso. Contiene infatti carne, cipolla, funghi, salsiccia. Nel brodo di carne o vegetale viene inserita anche una mistura di farina di segale e acqua, che conferisce al brodo un colore più torbido e un aroma di cereale che ci sta bene. Questa zuppa è consigliatissima nelle fredde sere polacche per scaldarsi.

Zurek
Zurek

PLACKI ZIEMNIACZANE

Cosa si mangia in Polonia, quali alimenti vanno per la maggiore? Abbiamo visto che carne e crauti sono una costante, ma non dimentichiamoci delle patate! Anche queste le trovate in tutte le salse (forse un po’ meno rispetto alla Germania, ma anche in Polonia sono molto diffuse).
Un piatto tipico che troverete spessissimo si chiama placki ziemniaczane e sono delle frittelle di patate, spesso servite con panna acida o salsa ai funghi. Anche i funghi sono una costante della cucina polacca! D’altronde il territorio è ricco di foreste e il clima perfetto per la crescita dei funghi.

Placki Ziemniaczane
Placki Ziemniaczane

ZAPIEKANKI

E per uno snack per strada cosa si può mangiare in Polonia? Zapiekanki, ideale per una pausa pranzo rapida ma sostanziosa. Come vedete “sostanzioso” è un aggettivo che si ripete spesso nella cucina polacca!
La (o il?) Zapiekanki è un piatto che unisce due street food europei, una combo di Italia e Francia: si tratta di una mezza baguette farcita come una pizza. Solitamente sopra trovate pomodoro e formaggio (possono dire ciò che vogliono ma quella che abbiamo mangiato noi non era mozzarella…), ma si possono aggiungere anche funghi o ciò che vi piace. Solitamente viene aggiunta anche una salsa per rendere tutto meno italiano! Ma nel complesso è un piatto piacevole per un pit stop all’autogrill.

DOLCI

La cucina polacca è molto più ricca di cibi salati che dolci, ma qualcosa per concludere con dolcezza il vostro pasto sicuramente lo trovate!
Un dolce sicuramente diffuso e che troverete ovunque sono i già citati pierogi dolci. Li trovate ripieni di mele, marmellata, mirtilli, fragole…a volte sono pure serviti con un ciuffetto di panna montata per rendere il dolce più goloso.
Per placare un leggero languorino a metà pomeriggio vi consigliamo i paczy, una specie di krapfen gigante ripieno di tutto ciò che desiderate: lo trovate con la cioccolata, la crema, il pistacchio, la nocciola, marmellate di ogni gusto…Ma la nostra versione preferita è stato il paczy alla rosa, molto delicato e semplicemente delizioso.
Un altro dolce di cui i polacchi sono molto fieri è il gelato. Andate in qualsiasi città polacca e troverete “lody” (gelato) scritto ovunque! In realtà spesso si tratta un soft ice cream, quello fatto dalle macchinette e che ricorda il cornetto soft, non so se avete presente. Niente a che vedere con il nostro gelato artigianale, non consigliato dai poracci in tour.

E DA BERE?

Per una fresca pausa la birra è ciò che in Polonia va per la maggiore. Dimenticatevi la birra piccola: qui esiste solo la media ma al prezzo di una piccola (e spesso molto meno!). La “piwo” è quasi sempre una bionda filtrata, la classica birretta. Solo in alcune birrerie (tipo questa che vi consigliamo a Varsavia) troverete molta scelta di birre di vario tipo, altrimenti nei locali la scelta è spesso limitata ai marchi più famosi. La Zywiec è sicuramente la più diffusa, seguita dalla Tyskie e dalla Lech.
Per concludere un pasto polacco, che spesso è molto sostanzioso, non si può rinunciare a un bicchierino di wodka! La nostra preferita è stata la cytrynowka, ossia la wodka aromatizzata al limone. Ma fidatevi che la troverete di ogni gusto.
A Danzica invece non dimenticate di concludere il pasto con la Goldenwasser, un liquore con scaglie d’oro!

Cosa si mangia in Polonia?

IL CONSIGLIO DI LEI

Non saprei dirvi se c’è più varietà di pierogi o di wodka. La cosa bella è che potrete mangiare sempre lo stesso piatto (i pierogi) ma sempre diverso (assaggiateli anche con i funghi: buonissimi!)

IL CONSIGLIO DI LUI

I polacchi sono al secondo posto al mondo per il consumo di wodka pro capite (dopo i russi, of course!). Limitatevi a un bicchierino dopo pasto, è più che sufficiente anche per due veneti allenati come noi.

Cosa vedere a Poznan in un pomeriggio

Siamo giunti oggi all’ultima tappa del nostro viaggio on the road in Polonia e oggi andiamo a scoprire cosa vedere a Poznan in un pomeriggio. Eh già, purtroppo non abbiamo avuto molto tempo per visitare la città ma direi che un pomeriggio è sufficiente, meglio però se avete a disposizione una giornata intera!

LA RYNEK

Il punto centrale da cui iniziare ad esplorare Poznan è la sua Rynek, la piazza centrale del mercato che abbiamo già trovato in tutte le città polacche (tranne che a Varsavia).

È qui che si trovano le cose principali da vedere a Poznan, anche in un pomeriggio!
C’è il municipio, il più particolare che abbiamo visto in Polonia! Anche a Cracovia o a Torun c’era il municipio nella Rynek, ovviamente. Però era architettonicamente simile agli altri edifici della piazza, mentre il municipio di Poznan è completamente diverso dagli edifici circostanti.
È stato progettato da un architetto italiano nel XVI secolo , mentre la torre dell’orologio fu aggiunta solo nel XVIII secolo.
Sulla torre dell’orologio ci sono anche due caprette in metallo che ogni giorno a mezzogiorno escono per per segnalare l’ora.

Il municipio di Poznan con davanti la piazza del mercato

LA LEGGENDA DELLA CAPRA

Ma cosa ci fa una capra in cima la municipio di Poznan? Una leggenda ce lo spiega.
Il giorno dell’inaugurazione del municipio erano pronte due capre per il grande banchetto. Le capre però non ne volevano sapere di finire in pentola e riuscirono furbescamente a fuggire funo alla torre sull’orologio, dove iniziarono a prendersi a cornate. Per ricordare l’evento si decise di aggiungere queste due capre in metallo sulla torre dell’orologio. È per questo che ogni giorno, alle 12 in punto, si danno 12 cornate.

I PESCATORI A POZNAN?!

Ma le stranezze di Poznan non si fermano qui. Sempre nella piazza centrale troviamo delle casette coloratissime chiamate “case dei pescatori”. Ma cosa c’entrano i pescatori a Poznan se è molto distante dal mare, al contrario di Danzica? Ecco la spiegazione: qui si teneva il mercato del pesce, e queste casette erano il luogo dove i pescivendoli esponevano la loro merce. Purtroppo, come spessissimo in Polonia, anche questi edifici erano stati distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale. Quello che vediamo oggi è una fedele ricostruzione.

Merchants' Houses

LA CATTEDRALE DI POZNAN

Tra le cose da vedere a Poznan in un pomeriggio c’è sicuramente la sua cattedrale. Per raggiungerla dovrete attraversare il fiume Warta e recarvi su una grande isola chiamata Ostrow Tumski. Proprio su quest’isola venne fondata la città di Poznan da cui nacque lo Stato polacco! Di fianco c’è anche una statua di Papa Wojtyla. Siamo sinceri: ci aspettavamo di trovare sue statue molto più spesso di quanto è stato! Soprattutto per il contributo che ha dato alla storia della Polonia.

La cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Poznan
La cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Poznan

I MOTI DEL 1956

La storia di Poznan è molto antica, essendo stata capitale del Regno di Polonia ben prima di Cracovia. Ma quella che si può vedere oggi in questa città è prevalentemente la sua storia recente. In un pomeriggio a Poznan non dimenticate infatti di visitare Plac Mickiewiczsa con il monumento alle vittime del giugno 1956. Una grande croce in granito ricorda le vittime delle prime rivolte operaie contro la dittatura comunista, rivolte che vennero soffocate nel sangue. Tuttavia da qui iniziarono a spargersi nel Paese i semi della protesta che porterà alla nascita di Solidarnosc e alla libertà della Polonia.

Inoltre non dimenticate di passeggiate sull’elegante Plac Wolnosci per assaporare l’atmosfera moderna ma elegante di Poznan.

Monumento eretto in memoria delle proteste polacche del 1956 contro il regime sovietico
Monumento eretto in memoria delle proteste polacche del 1956 contro il regime sovieico

DOVE MANGIARE A POZNAN

Essendo la nostra ultima serata in Polonia abbiamo fatto una cena a base di pierogi enormi che vi consigliamo di gustare nella pierogarnia a due passi dalla Rynek e dal castello (si tratta della stessa catena che vi abbiamo consigliato a Torun). Per concludere la serata fermatevi per una cytrynowka (una vodka al limone) da Ministerstwo Sledzia i Wodki sulla piazza centrale. Locale alternativo e atmosfera da fiesta assicurata!

Non ci sentiamo di consigliarvi il posto dove abbiamo pernottato perché è stato il peggiore di tutto il viaggio. Non quanto per la camera che era spaziosa, pulita ed economica. Il problema è stata l’accoglienza: purtroppo la receptionist non parlava una parola di inglese (nemmeno “breakfast”) quindi è stato veramente difficile capirsi, soprattutto perché continuava imperterrita a parlarci nonostante fosse evidente che non capivamo una parola.

IL CONSIGLIO DI LUI

Per una sosta pomeridiana fermatevi in uno dei tanti bar lungo la Wozna, la via che va verso il fiume. Troverete birrette fresche o deliziose fette di torta!

IL CONSIGLIO DI LEI

Passeggiate per Poznan di sera per assaggiare un po’ delle sue vibrazioni festaiole!

Torun la città meno turistica della Polonia

TORUN, LA CITTA’ MENO TURISTICA DELLA POLONIA

Dopo la nostra breve capatina sul mar Baltico abbiamo iniziato la discesa verso casa. Una discesa che è durata 5 giorni e 4 città!
Partiamo quindi con la nostra penultima tappa in Polonia: Torun, la città meno turistica della Polonia.

LA PRIMA IMPRESSIONE

Torun è stata la città meno turistica che abbiamo visto in Polonia. Si trova nel cuore del Paese ed è stato molto interessante vedere anche questa città fuori dalle solite rotte turistiche.
Alla quinta città polacca che visitavamo abbiamo scoperto un pattern comune a tutte le città di questo Paese. La periferia è ricca dei classici condomini di epoca sovietica, casermoni rettangolari grigi tutti simili tra loro. Più ci si avvicina al centro e più gli edifici si fanno più bassi e antichi. Nel centro poi gli edifici sono principalmente medievali (in molte città ricostruiti a seguito della Seconda Guerra Mondiale) e trovano il loro fulcro nella Rynek, la piazza del mercato, rigorosamente coperto visto il rigido clima invernale. La Rynek l’abbiamo trovata in tutte le città polacche con l’esclusione di Varsavia che in effetti è stata la città polacca meno polacca che abbiamo visitato.

COSA VEDERE A TORUN

Torun è nota per essere una città medievale fortificata e la caratterizza uno stile rigoroso e in mattoni rossi rossi. Sarà che siamo arrivati dopo una forte pioggia che aveva lavato gli edifici, ma quello che resta impresso della città è il rosso dei mattoni. La forte impronta militaresca è stata data dai cavalieri teutonici e dalla successiva dominazione prussiana.
Qui la Vistola si sta avviando verso la sua foce sul mar Baltico quindi è molto più grande di come l’abbiamo lasciata a Varsavia o Cracovia. La Vistola difende Torun da un lato, mentre su tutti gli altri lati la città è protetta da una cinta muraria.

DELLE STRANE STATUE

Attorno alla piazza principale di Torun si trovano delle strane e curiose statue. Ovviamente c’è una statua di Niccolò Copernico, che qui trovate ovunque essendo Torun la sua città natale, ma ci sono anche statue più particolari. Troviamo un cagnolino di fianco a un ombrello. Si tratta di un personaggio di un fumetto polacco: il cane si chiama Filus ed è il fedele compagno del professor Filitek, caratterizzato da un ombrello.
C’è anche la statua di un asinello in bronzo. Questo ricorda l’asino in legno che si trovava sulla piazza in epoca medievale: si legavano alla coda dell’asino i trasgressori della legge prima della fustigazione.

LA LEGGENDA DELLE RANE DI TORUN

La città di Torun, come molte città di epoca medievale, conserva leggende e racconti sulla sua storia. Pare che qui giunse un giorno una strega, ma nessuno degli abitanti la accolse. La strega, furiosa, lanciò una maledizione e la città venne invasa dalle rane. Per salvare la città un povero contadino, un poraccio come noi, si mise a suonare il suo violino. Le rane lo seguirono ed uscirono dalla città.
La leggenda ovviamente ricorda molto “Il pifferaio magico” (ambientato però nella città tedesca di Hameln, non distante da Hannover).
Le rane sono oggi ricordate da una fontana con al centro il violinista e le rane disposte attorno alla vasca.

IL PERSONAGGIO PIU’ FAMOSO DI TORUN

Proprio a Torun, la città meno turistica della Polonia, è nato il grande astronomo Niccolò Copernico. Oggi è uno dei personaggi polacchi più famosi e ha una statua proprio sulla piazza principale di Torun, la famosa Rynek. La sua casa è situata in pieno centro storico ed è oggi un museo visitabile. Nel museo troverete non solo informazioni sull’astronomo, ma anche su Torun nel Quattrocento, per poterla vedere con gli occhi di un Niccolò Copernico bambino. Niccolò Copernico fu il primo ad asserire che il Sole fosse al centro del sistema solare e non la Terra. Fino ad allora si pensava che fosse il Sole a girare attorno alla Terra e non il contrario.

DOVE MANGIARE

A Torun abbiamo mangiato cibo polacco a manetta! Abbiamo trovato una giornata particolarmente piovosa e quindi, dopo un giro nel centro storico cosa vuoi fare se non fermarti a mangiare e bere? Abbiamo fatto un mega aperitivo dividendo un piatto di pierogi ruskie (quelli tradizionali con patate e formaggio). Poi per cena una calda zuppa zurek e altri pierogi per Daniele. Per mandare giù il tutto uno shottino di vodka è ciò che serve. Insomma, non siamo certo tornati a casa a stomaco vuoto! Vi consigliamo la Pierogarnia che trovate sia sulla piazza principale che in un vicolo un po’ più appartato. L’atmosfera è calda, il personale cortese e il cibo delizioso!

Non ci sentiamo di consigliarvi il posto dove abbiamo dormito perchè, per quanto bello, economico, grande, pulito e con un’abbondante colazione, era una specie di centro congressi.
Se però volete avere l’indirizzo potete sempre contattarci su Instagram o Facebook.

IL CONSIGLIO DI LEI

Prendetevi del tempo per godervi ogni angolo della piazza centrale: è qui che pulsa il cuore della città!

IL CONSIGLIO DI LUI

A Torun si trova anche il museo degli esploratori: cercate di fare un salto perchè dev’essere super per tutti gli amanti dei viaggi!

Una visita al Riparo Tagliente

Oggi andiamo a fare una visita virtuale a un sito preistorico nella provincia di Verona che pochissimi conoscono: il Riparo Tagliente.
Come dice il nome, qui si riparavano gli uomini preistorici, e in effetti si tratta di un riparo roccioso molto ampio.

IL RIPARO TAGLIENTE

Visitare il Riparo Tagliente per noi profani dell’archeologia è stato super interessante! Abbiamo imparato molte cose che nemmeno immaginavamo. Ad esempio ci sono dei cavi che scendono dal soffitto, sapete perché? Servono a dare le coordinate esatte del posto in cui si trova un reperto. Sono appesi a una grande griglia di cavi sul soffitto che forma il perfetto piano cartesiano da cui stabilire le coordinate dello scavo. Inoltre è possibile risalire alla posizione di un reperto grazie ai numeri segnati sul terreno che suddividono i vari strati.

LA PREISTORIA IN VALPANTENA

Da tanti anni l’Università di Ferrara lavora nelle aree europee più interessanti per gli scavi che riguardano il periodo del Paleolitico e le epoche successive fino al Neolitico antico.
Oltre che al Riparo Tagliente troviamo tracce importanti dei nostri antenati preistorici anche alla vicina grotta di Fumane.
Ma perché l’uomo preistorico si stabilì proprio in Valpantena? Questa zona prealpina era ricca di materie prime fondamentali per la sopravvivenza: flora, fauna, selce. Qui agli uomini preistorici non mancava proprio niente! E poi vicino scorreva il progno di Val Pantena che all’epoca doveva essere ben più grande e ricco d’acqua rispetto al ruscello che è oggi. La sua presenza è testimoniata da ciottoli levigati, le classiche pietre lavorate dall’acqua.

cosa raccontano GLI STRATI DEL TERRENO

Durante una visita al Riparo Tagliente si può vedere chiaramente come gli strati del terreno si sono formati nel corso dei millenni. Il terreno cambia composizione di strato in strato e la cosa più affascinante è stata capire tutto ciò che, solo osservando il suolo, gli archeologi possono scoprire sul nostro passato. Gli strati si sono modificati principalmente in base al clima e alla frequentazione dell’uomo. Sono soprattutto argilla e limo a indicarci il clima, a cui si aggiungono le placchette di calcare che, nel tempo, si sono staccate dalle pareti del riparo per effetto del gelo e disgelo ed anche i grandi massi rocciosi, forse anche a causa di eventi tellurici. Si può notare che il terreno cambia colore o composizione, alcune volte gli strati sono più evidenti e altri meno. E negli strati si trovano materie prime o selci scheggiate in modo diverso che ci aiutano a capire come vivevano gli uomini preistorici e come si sono evoluti i loro comportamenti nel corso del tempo. Questi strati possono durare un giorno come diecimila anni e possono variare all’interno dello scavo (non sono perfettamente lineari e sempre alti uguale, sarebbe troppo facile così!)
Per riconoscere più facilmente i vari strati sono stati individuati dagli archeologi utilizzando delle placchette con dei numeri.
Datare i reperti invece è più facile: si usano metodi chimico-fisici come la datazione al carbonio-14.
Lo strato più antico del Riparo Tagliente risale a 50.000-60.000 anni fa.

LA SCOPERTA DEL RIPARO TAGLIENTE

Come tutte le migliori scoperte, anche il Riparo Tagliente è stato trovato per una casualità! Un appassionato di archeologia, tale Francesco Tagliente, nel 1958 scopre un riparo chiuso da sedimenti e con solo una piccola fessura per accedervi. La valle una volta era completamente coltivata a frutteto, totalmente diversa da come la vediamo oggi.
Il signor Tagliente entra ma si accorge ben presto che qualcosa era stato portato via. Nel Medioevo presumibilmente qualcuno aveva svuotato la parte interna del riparo.
Ma non si perde d’animo e, cercando, trova diversi utensili e reperti. Contatta così il Museo di Storia Naturale di Verona e nel 1962 partono i primi scavi.
Si inizia a scavare al centro una trincea che servirà per esaminare la stratigrafia del sito dall’esterno all’interno.
Nel 1967 le ricerche passano in mano all’Università di Ferrara attraverso il professor Leonardi, fondatore dell’Istituto di Geologia dell’università di Ferrara.

I PRIMI SCAVI

Dall’inizio degli anni Settanta si inizia a scavare verso la zona interna del riparo. Ripulendo la parete si trovò un osso umano, appartenente al bacino. Si decise così di aprire la zona sud per far emergere la sepoltura, il cui scheletro si può oggi vedere al Museo di Storia Naturale di Verona. Se però volete restare in zona, al Museo Preistorico e Paleontologico di Sant’Anna d’Alfaedo potete vedere il calco di questo scheletro (oltre a molti altri reperti provenienti dal Riparo Tagliente).
Si tratta dei resti di un uomo di 20 anni, la cui sepoltura risultava “chiusa” da massi in calcare.
Ma non è l’unica traccia umana rinvenuta al Riparo Tagliente. Qui gli archeologi hanno scavato e trovato denti di uomo di Neanderthal e la falange di un giovane individuo.
Attorno agli anni 2000 si è iniziato a scavare anche nella parte più interna, sebbene la zona fosse stata “inquinata” dalla presenza medievale che ha fatto sparire gran parte di ciò che poteva esserci nel Riparo Tagliente.

GLI UOMINI PREISTORICI

Il Riparo Tagliente era molto utilizzato dagli uomini nel periodo epigravettiano, tra circa 17.000 e 13.500 anni fa.
Attorno al 17.000 a.C. infatti iniziarono a rientrare gruppi di umani all’interno dell’arco alpino. Prima si erano allontanati a causa di un picco glaciale che rendeva impossibile la vita degli uomini e della flora e fauna di cui si nutrivano.
Ci sono testimonianze che l’uomo preistorico sapeva macellare gli animali e accendere focolari. Ce ne sono diversi che venivano aperti, poi chiusi e poi riutilizzati.
Ma qui al Riparo Tagliente gli uomini non vivevano isolati. Sono stati rinvenuti elementi in Scaglia Rossa marchigiana, segno che c’erano dei contatti con altre tribù a sud del Po.
L’uomo era stanziato qui quasi tutto l’anno, ma più frequentemente nei periodi invernali.
Grazie agli scavi abbiamo molte informazioni su come viveva qui l’uomo preistorico, ma non solo! Gli archeologi studiano anche la fauna, fondamentale per comprendere il clima del periodo e la dieta dei nostri avi.
Pare che anche diversi animali abbiano usato il Riparo Tagliente come tana, e un resto di tana di un animale (presumibilmente un tasso) è ancora oggi visibile.
Gli archeologi riescono a dedurre tutto ciò solo studiando il terreno e i reperti, non è incredibile?

LO STATO attuale DEL SITO

Il Riparo Tagliente al momento non è nella sua migliore forma, diciamo così. Purtroppo il tetto è piuttosto malandato e i lavori di manutenzione non si possono fare per problemi burocratici. Al momento l’intero sito è ricoperto di teli che gli studiosi tolgono solo nel momento in cui vanno a visitare lo scavo.
Solo in un piccolo sondaggio interno si è scavato fino in fondo, ossia si è arrivati ad un livello che viene definito “sterile”, dove non c’è più nessuna traccia da ricercare, né nel terreno né come reperto. Ma tutto il resto del sito resta ancora in gran pare da scavare e ci sono metri e metri di sedimenti, e lavoro per generazioni di archeologi!

IL FUTURO DEL RIPARO TAGLIENTE

Al Riparo Tagliente si arriva in 5 minuti di automobile dal centro di Grezzana, un paese a nord di Verona. Non c’è molto spazio per parcheggiare.
Il sito è in corso di studio da parte dell’Università di Ferrara ma dal 2013 non si può più scavare per continuare a scoprire i segreti di questo luogo ricco di (prei)storia!
Purtroppo una serie di problemi burocratici impediscono agli archeologi e ai giovani studenti di fare pratica sul terreno, con grandi perdite sia per la conoscenza che per il territorio.
Il sito non è normalmente visitabile da parte del pubblico, finchè non sarà possibile sistemare la struttura di copertura per proteggerlo e renderlo sicuro.  Per questo ringraziamo Elisabetta, la Pro Loco di Grezzana e l’Università degli Studi di Ferrara per averci dato la possibilità di organizzare una visita al Riparo Tagliente.
Ci auguriamo che in futuro il sito possa essere rinnovato e che gli scavi possano riprendere con grinta e curiosità! E che, magari, ogni tanto venga data la possibilità al pubblico di fare una visita al Riparo Tagliente per conoscere questo luogo ancora sconosciuto della nostra provincia.

Cosa vedere a Danzica in un giorno

Prosegue il nostro viaggio in Polonia e dopo Varsavia vi portiamo a Danzica per scoprire cosa vedere a Danzica in un giorno . Danzica è diversa dalle altre città polacche, ha un’architettura tutta sua e un’atmosfera portuale completamente diversa.  Ha molte più cose in comune con Brema e Amburgo che non con Varsavia e Cracovia. Ma come mai? Leggi l’articolo per scoprirlo!

Una buffa avventura in autogrill

Da Varsavia siamo partiti per Danzica, in polacco Gdansk. “Daniele, ma quando arriviamo all’autostrada?”, domanda Emily dopo un’ora di macchina. “Ci siamo già”, la sua risposta. Praticamente abbiamo beccato una di quelle autostrade-non autostrade polacche. Tra trattori, vecchi col capello, lavori in corso e rallentamenti di ogni tipo siamo arrivati finalmente all’autostrada normale.  Ci fermiamo al primo autogrill a ora di pranzo e improvvisamente nel parcheggio iniziano ad arrivare innumerevoli carri armati. Ci spaventiamo ma nessuno fa una piega. Praticamente il giorno prima era stata la festa delle forze armate a Varsavia e probabilmente stavano ritornando alla base. Per rilassarci abbiamo mangiato una zapiekanki, cioè una specie di baguette tagliata a metà e farcita con formaggio e pomodoro.

La prima impressione

Danzica si presenta come città portuale già dall’autostrada. Ci sono i cartelli che indicano i traghetti per Stoccolma (siamo stati tentati!) e un sacco di gru al porto. Danzica è una città anseatica come Amburgo, Brema, Lubecca e altre città sulle  coste del mare del Nord e del mar Baltico. Si nota immediatamente nell’architettura e non potete fare a meno di notare la diversità tra Danzica e le altre città polacche. Bello, ma cosa significa che era una città anseatica?
Nel Medioevo alcune città tedesche decisero di fondare una lega commerciale per potersi supportare a vicenda nei commerci. Fondarono quindi la Lega Anseatica, a cui prese parte anche la città di Danzica.

Cosa vedere a Danzica

Tra le cose da vedere a Danzica in un giorno c’è sicuramente il suo centro storico. Si sviluppa lungo due vie principali: ulica Dluga (via Lunga) e Dlugi Targ (Mercato Lungo). Voi fregatevene e perdetevi nei vicoletti, tornando ogni tanto su queste strade ad ammirare le sontuose case con cui i mercanti facevano a gara nello sfoggio della loro ricchezza. La casa più ricca è chiamata Casa d’Oro ma ce ne sono molte altre che meritano la vostra attenzione, siate curiosi e tenete gli occhi aperti. Camminate lungo la via Reale (dove sfilavano i re polacchi quando venivano a Danzica) e poi ammirate la porta Superiore, quella Anteriore e la ricca Porta d’Oro. Ma i punti di accesso alla città non si esauriscono con queste tre porte: c’è anche una porta Verde.
Come tutte le città polacche è ricca di chiese ma vi sugeriamo di soffermarvi solo sulla chiesa di Santa Maria, uno dei simboli della città e sicuramente la più imponente.

Passeggiando sul lungofiume

Il fiume che attraversa Danzica si chiama Motlawa e rappresenta il cuore della città. Locali di ogni tipo e negozi di ogni mercanzia si trovano lungo le sue rive. E’ qui che la popolazione e i turisti passeggiano e si godono la città. Passeggiando lungo il fiume troviamo una torre dalla forma piuttosto particolare. Si tratta della Gru di Danzica (Zuraw in polacco) che serviva per sollevare il carico dalle navi. Questa gru fu costruita nel XV secolo e rappresentava il più grande macchinario di questo tipo nell’Europa medievale. Sollevava fino a due tonnallate. Fu severamente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale ma il restauro l’ha riportata all’antico splendore.

La storia della città

Danzica non ha avuto una storia facile ma in un giorno si riesce a visitare il centro storico senza problemi. Fondata nel 997  da un vescovo boemo, nel corso dei secoli entrò nella già citata Lega Anseatica e conobbe un periodo di espansione e ricchezza soprattutto grazie ai numerosi mercanti e ai commerci tra la Scadinavia, i Paesi Baltici e l’Europa centrale. I mercanti facevano a gara a chi aveva la casa più bella, quella più decorata. Tutto ciò era segno di ricchezza e prestigio e i  mercanti che si stanziavano qui provenivano da diverse parti d’Europa. Nel corso del periodo della divisione dello Stato polacco (se vi ricordate ne abbiamo già parlato qui), Danzica fu annessa alla Prussia. Nel corso dei secoli la popolazione di Danzica era formata per la maggior parte da tedeschi e polacchi, e anche dopo la Prima Guerra Mondiale i tedeschi mantennero una forte influenza su questo territorio. Fu proprio da questa città che iniziò la Seconda Guerra Mondiale.

Danzica e la Seconda Guerra Mondiale

Anche se visitate Danzica in un giorno potete vedere come la Seconda Guerra Mondiale ha segnato le sorti di questa città. Da qui infatti incominciò il conflitto, quando una nave tedesca sparò alcuni colpi verso la postazione militare polacca di Westerplatte. Questo sito oggi è una delle cose principali da vedere a Danzica. Tuttavia è situato un po’ fuori dalla città quindi se programmate una visita anche a Westerplatte mi raccomando di considerare almeno 2 giorni a Danzica. Nel 1945 la città fu liberata dall’Armata Rossa ma portò sui suoi edifici i segni della guerra fino agli anni ’90. Nel frattempo la sua storia non fu comunque molto pacifica…

Danzica e gli scioperi

Nel 1980 ci furono dei grandi scioperi nei cantieri navali di Danzica (l’attività portuale è la principale di questa città). Si trattava delle prime grandi proteste contro il regime comunista che tuttavia soffocò la rivolta nel sangue, uccidendo 44 persone. Si cercò una trattativa e da questi accordi è nato Solidarnosc. Di questo partito vi abbiamo già parlato a proposito della storia di Varsaviastoria di Varsavia. Aggiungiamo qui che il suo fondatore, Lech Walesa, è diventato poi il primo presidente della repubblica polacca dopo la caduta del comunismo.

Danzica by night

Nonostante la nostra sosta a Danzica sia stata breve, vi consigliamo di non perdere la vita notturna di questa città. Gente che suona ad ogni angolo, bar e birrerie dove fermarsi a sorseggiare qualcosa osservando il viavai della gente. Oppure gruppi di musicisti e artisti di strada che intrattengono il pubblico coi loro spettacoli. Ballerini che coinvolgono il pubblico o maghi delle bolle di sapone che incantano i bambini. Danzica di sera è come una Rimini del nord, una città di mare ricca di turisti e di intrattenimenti.

Dove dormire e dove mangiare

Per dormire una notte a Danzica e scoprire la città in un giorno vi consigliamo l’hostel Filip. Si trova a 20 minuti a piedi dal centro, le camere sono pulite e curate. Inoltre è tranquillo e con un ampio parcheggio.  Per quanto riguarda il cibo vi consigliamoGdanski Bowke. E’ un ristorante dove potete provare quasi tutte le specialità polacche, i piatti sono enormi, il prezzo onesto per essere in pieno centro storico e in riva al fiume. Inoltre se non sapete quale birra scegliere potete fare la degustazione di 3 birre, ognuna viene servita in formato da 200ml, Bonus plus: abbiamo trovato un cameriere che parlava italiano!
Non dimenticatevi di concludere il pasto con la Goldenwasser, un liquore tipico della città con all’interno scaglie d’oro (alimentare of course!)

una gita sul mar Baltico

Tra le cose da vedere a Danzica in un giorno non può mancare una sosta sul mar Baltico. La spiaggia più vicina è a soli 20 minuti di auto e si chiama Plaza Brzezno. Qui fermatevi per una colazione al bar sulla spiaggia, vi possiamo assicurare che sarà gigante. Toglietevi le scarpe e camminate scalzi sulla sabbia fino a bagnarvi i piedi nel mar Baltico: non è una sensazione bellissima? Il mare non è così freddo come si può pensare ma su queste spiagge le temperature sono piuttosto rigide quindi non dimenticate di portare con voi una felpa o qualcosa per scaldarvi. In agosto c’erano 17 gradi.

Il consiglio di lei

Alzate gli occhi e guardate con attenzione le facciate delle case: non ce n’è una che sia uguale all’altra

Il consiglio di lui

In spiaggia attivate lo zoom della vostra macchina fotografica al massimo. Potrete vedere le navi cargo che fanno la spola tra l’Europa centrale e la Scandinavia.

Cosa vedere a Varsavia

Proseguiamo il nostro viaggio in Polonia e andiamo alla scoperta di cosa vedere a Varsavia. Varsavia è una città che è stata ricostruita interamente (pensate che dopo la Seconda Guerra Mondiale restavano in piedi solo il 15% degli edifici) e che ha una storia veramente difficile. È la capitale di uno Stato che ha conosciuto la democrazia solo da 30 anni e che, a volte, fa ancora fatica a gestirla.
In questo articolo risponderemo alla domanda che molti si fanno quando devono scegliere una destinazione in Polonia: meglio Cracovia o Varsavia?
Cracovia l’abbiamo già conosciutaCracovia l’abbiamo già conosciuta, ora andiamo a conoscere anche Varsavia con le sue contraddizioni, ma moderna ed entusiasmante!

LA PRIMA IMPRESSIONE

Varsavia ci è sembrata da subito molto diversa dalle altre città polacche: viva, energica, colorata, attiva e dinamica. Una città giovane e per giovani. Ci siamo subito ambientati bevendo una birretta sugli sdrai situati sulla larga Krakowskie Przedmiescie, una delle vie principali.
Per visitare la città abbiamo scelto di partecipare a un free walking tour di due ore, quei tour dove alla fine dai un’offerta libera in base a quanto è stata brava la guida e alle tue possibilità.
Siamo capitati in un giorno particolare: era il 15 agosto e il Polonia si festeggia non solo l’Assunzione della Madonna, ma è anche la giornata nazionale delle forze armate. Ciò ha conferito al nostro tour un’atmosfera molto militaresca con carri armati in piazza e parate militari.

COSA VEDERE A Varsavia

A una prima impressione la Città Vecchia di Varsavia ricorda molto Praga. “This is just for tourists” ci ha detto la nostra guida. Quella non è Varsavia, non era così prima di essere demolita. Settant’anni fa hanno costruito delle casette carine e colorate giusto per rendere accattivante il centro storico. È uno dei centri storici più recenti al mondo. Comunque la Città Vecchia è veramente minuscola e piena di negozi turistici: potete tranquillamente evitarla e concentrarvi su parti migliori della città.
Proseguendo sulla via principale si incontra il palazzo presidenziale. Il presidente, una volta eletto, può scegliere tra 4 residenze nella città. Ma ci sono moltissimi altri edifici eleganti e sontuosi, perché in passato i nobili erano più importanti del re (e tra poco scopriremo il motivo).
Varsavia è l’unica città che abbiamo visto in Polonia senza una rynek, ossia una piazza centrale del mercato.

UN PO’ DI STORIA

Il XVI secolo è stato l’età d’oro per la Polonia, la quale faceva parte di un commonwealth insieme alla Lituana, alla Bielorussia e parte dell’Ucraina.
La capitale era inizialmente a Cracovia, fino a quando non fu proclamato re Sigismondo I. Ancora oggi lo possiamo vedere rappresentato su una colonna nella piazza di fianco al castello. Regge in mano una grande croce, più alta di lui, perché nella religiosissima Polonia nessun re doveva essere più in alto del potere divino. Sigismondo I era un sovrano molto cattolico ma alla sua epoca e fino al XVII secolo la Polonia era la nazione più multiculturale in Europa, con rappresentanti di ogni etnia e religione.
All’epoca i re erano votati dagli aristocratici, non si seguiva una successione dinastica. Capitava quindi che i re fossero stranieri visto che si potevano candidare tutti i ricchi d’Europa. Il primo re di Polonia era un francese, Sigismondo invece era svedese. Proprio per essere più vicino alla Svezia ha spostato la capitale da Cracovia a Varsavia.
Colonna di Sigismondo Varsavia

UNA STORIA DIFFICILE

Nel corso del XVIII secolo la Polonia è stata divisa in tre parti. Gli austriaci si sono presi la zona più a sud, con Cracovia e WroclawWroclaw, con un governo liberale e molto spazio per lo sviluppo delle arti. La Prussia si è presa invece la parte più occidentale, dove ha imposto un governo conservatore. La Russia si è accaparrata il resto, includendo l’area di Varsavia.
Dopo la prima guerra mondiale, l’11 novembre 1918, la Polonia tornò ad essere uno stato unito e indipendente. La neonata repubblica era guidata dal maresciallo Josef Pilsudski, un dittatore però tollerato e venerato dal popolo in quanto rappresentava una rinascita e una nuova indipendenza. Ma tra la Germania nazista e la rigida Russia c’era poco da stare allegri: il denaro scarseggiava, la Seconda Guerra Mondiale mise in luce tutte le fragilità della neonata Polonia. 
I nazisti occuparono la Polonia insediando nel palazzo presidenziale un casinò e costruendo il tristemente famoso ghetto di Varsavia.
Alla fine della guerra la città fu rasa al suolo per ordine di Hitler in persona.
Ancora oggi si trovano delle colline in città fatte da residui di macerie: alla fine della Seconda Guerra Mondiale ce n’erano ben 10 milioni di metri cubi.
Con l’ascesa del comunismo la situazione restò tesa e complicata ancora per altri 50 anni dopo la fine del conflitto.

IL GHETTO DI VARSAVIA

Famoso in tutto il mondo per la sua tragica storia è il ghetto di Varsavia. Vi diremmo volentieri che è una delle cose da vedere a Varsavia ma la verità è che del ghetto restano in piedi solo due edifici.
All’inizio della Seconda Guerra Mondiale il 10% degli abitanti della Polonia erano ebrei, solo la città di New York ne aveva di più.
Quando i nazisti occuparono Varsavia divisero la città in tre distretti: il ghetto era quello più popoloso ma era grande solo 3km quadrati. La popolazione che ospitava era di mezzo milione di persone.
Fu costruito nel novembre del 1940, molti ebrei però restarono senza una casa mentre altri vivevano in 17 in una stanza. Molti morirono di fame o malattie, i nazisti se ne fregavano di ciò che succedeva all’interno del ghetto e presidiavano solo i confini. A loro arbitrio decidevano anche di ridurli da un giorno all’altro.
Nel 1942 cominciarono i trasporti verso il campo di sterminio di Treblinka. Partirono 300.000 persone in 3 mesi. Se vi ricordate il nostro post su Auschwitz saprete che veniva detto loro che andavano in un posto migliore. Per questo si verificarono risse per salire sui treni in direzione dei campi.
Nel 1943 restavano solo 60.000 ebrei nel ghetto. Crearono un esercito per provare a ribellarsi. Il 20 aprile, giorno del compleanno di Hitler, il generale nazista Juergen Stroop voleva regalare al Fuehrer la distruzione del ghetto di Varsavia. Gli ebrei però reagirono e combatterono fieramente. La resistenza durò solo pochi giorni ma, viste le condizioni di estrema inferiorità numerica e di mezzi, direi che fu un atto veramente eroico.

IL COMUNISMO IN POLONIA

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Polonia era area di influenza dell’Unione Sovietica quindi qui la situazione restò difficile fino al 1989, anno in cui cadde l’URSS e si avviò un processo democratico.
Gli anni Ottanta furono particolarmente difficili in quanto dal 1981 al 1983 fu istituita la legge marziale. Il coprifuoco complicava ulteriormente la situazione, il cibo era razionalizzato e si pagava coi coupon statali. Non avevi uova ma solo farina? Per avere le uova la soluzione era spesso quella di ricorrere al baratto.
L’inasprimento del rigore sovietico fu dovuto anche alla nascita del sindacato di Solidarnosc, un movimento non violento con l’obiettivo di tutelare i diritti dei lavoratori e opporsi al comunismo. Oltre 7.000 persone furono imprigionate solo nel 1981, tra cui Lech Walesa, il fondatore di Solidarnosc.
Quando fu chiaro che il comunismo sarebbe crollato, Solidarnosc guidò le negoziazioni con il partito comunista e il 4 giugno 1989 fu proclamata la repubblica di Polonia. La democrazia in questo Stato è un concetto totalmente nuovo, solo i più giovani sono cresciuti in democrazia, il resto della popolazione ha sempre vissuto sotto qualche regime dittatoriale.

PAPA WOJTYLA

Karol Wojtyla, meglio conosciuto da tutti come Papa Giovanni Paolo II, fu uno dei motori del cambiamento in Polonia. Il comunismo stava rendendo sempre più povero un Paese che ricco non era mai stato. Ma il Paese restava profondamente ancorato alle sue radici cattoliche e l’elezione di un Papa polacco nel 1978 portò un certo fermento tra i polacchi. Un anno dopo la sua elezione il nuovo Papa tenne un discorso a Varsavia, un discorso che cambiò la storia della Polonia. Sappiamo bene che il comunismo si opponeva al cattolicesimo, ma impedire al Papa di visitare la Polonia sarebbe stato sicuramente l’inizio di una rivolta. Il Papa pronunciò una frase che diventò la scintilla per i primi tentativi di rivolta al partito comunista attraverso Solidarnosc. Invocò lo Spirito Santo per “rinnovare il volto della terra…di questa terra”. Ciò fece capire che il Papa era pronto ad essere di fianco a chi si sarebbe ribellato alla dittatura comunista.
Ma perché i polacchi sono così legati alla chiesa cattolica? Durante i secoli di occupazione straniera la chiesa era l’unico luogo dove i polacchi potevano mantenere le proprie tradizioni e la propria lingua. Durante quei secoli si aggrapparono alla religione come unico luogo dove poter essere polacchi al 100%. E questo è come la storia ci può insegnare sempre qualcosa sul presente.
Tra le cose da vedere a Varsavia ci sono sicuramente le sue molteplici chiese.

IL MUSEO DELL’INSURREZIONE di Varsavia

Avendo ancora mezza giornata a disposizione dopo il tour con la guida, abbiamo deciso di visitare un museo. I principali musei da vedere a Varsavia sono due: il museo dell’insurrezione di Varsavia e quello della storia degli ebrei polacchi. Noi abbiamo optato per il primo ed è stata un’ottima scelta perché abbiamo toccato con mano la storia tragica e combattiva di questa insurrezione.
Ma qual è questa storia? Nell’agosto del 1944 i civili di Varsavia si organizzarono per liberare la città da soli, senza eserciti. Le persone avevano voglia di combattere e di vendicare tutte le perdite e i soprusi che avevano vissuto. I sovietici stavano arrivando, era il momento migliore di reagire per dimostrare di essere uno Stato indipendente e non passare sotto il giogo sovietico. Con guerriglia e barricate nei primi giorni fu liberato il 60% della città. Ma i nazisti si stavano riorganizzando ed in 70.000 entrarono in città per uccidere i ribelli. L’unica opzione fu la fuga attraverso corridoi sotterranei.
Nel museo si è continuamente disturbati dal rumore di bombe ed è allestito in modo che sembri di essere dentro alla Varsavia di quei giorni del 1944. Ci sono case diroccate (sì, dentro al museo), sale per la stampa clandestina, ricostruzioni di interni, corridoi da cui si tentava la fuga e tante foto. Il museo è molto interattivo e coinvolgente, pensate che quando partiva il rumore delle bombe ci guardavamo attorno come per cercare un rifugio da quanto era realistico! A tratti era quasi disturbante ma rende perfettamente onore ai tantissimi giovani morti per aver creduto nei loro ideali. Speravano in un aiuto da parte dei sovietici che però sono restati fuori dalla città anche se erano solo dall’altro lato del fiume. Alla fine della visita non scappate! Salite sul tetto per una vista panoramica sulla città e poi fermatevi a vedere il video della città rasa al suolo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Dopo aver visto quel video non riuscirete più a guardare la città con gli stessi occhi.
Tra le cose da vedere abVarsavia è presente anche la piazza dell’insurrezione dove potete vedere il simbolo che fonde insieme una P e una W, simbolo della resistenza contro il nazifascismo nel 1944 e simbolo della resistenza contro i nazionalismi oggi.

IL PALAZZO DELLA CULTURA E DELLA SCIENZA

Il simbolo della città e una delle principali cose da vedere a Varsavia è sicuramente il Palazzo della Cultura e della Scienza. Salite in cima all’orario del tramonto ma prestate bene attenzione ai tempi di salita! Ci sono solo 2 ascensori per arrivare al 66esimo piano, l’ultimo. Tenete presente che se la coda arriva alla porta del palazzo i tempi per raggiungere l’ascensore sono di 50 minuti.
Il palazzo fu edificato per un motivo curioso: alla fine del centro storico c’era una via con una chiesa all’estremità. I comunisti non potevano buttarla giù per l’estrema religiosità della popolazione, ma non erano nemmeno d’accordo che fosse così ben visibile. Costruirono qui il Palazzo della Cultura e della Scienza per coprila.
Il palazzo è un regalo di Stalin alla Polonia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale infatti, le persone volevano spostare la capitale perché Varsavia era solo un cumulo di macerie. Ma Stalin disse “ci penso io!” e offrì alla città questo palazzo con dentro teatro, cinema, biblioteca. Peccato fosse accessibile solo ai membri del partito e che per anni il 75% dell’edificio restò vuoto. Era solo un simbolo visibile da ogni angolo della città per ricordare chi comandava.
Nel 1967 qui suonarono i Rolling Stones! Ma come, un gruppo occidentale a Varsavia? Sì, era l’anniversario del cristianesimo in Polonia e il partito comunista pensò che il modo migliore per far dimenticare l’evento e distrarre il popolo fosse un concerto di quelli epici. I biglietti erano però riservati ai ricchi, al punto che ci furono addirittura risse fuori dalla hall per accaparrarseli. I Rolling Stones sono stati pagati in vodka. Il loro carico, un intero vagone merci, fu fermato al confine con la Germania Est, trafugato e non giunse mai a destinazione.
Oggi nel Palazzo della Cultura e della Scienza si trovano 200 istituzioni, una piscina, 2 università e un terrazzo da dove ammirare l’intera città di Varsavia.
In Europa ci sono solo altri due edifici simili: uno a Riga e l’altro a Mosca.
palazzo della cultura e della scienza varsavia

LA POLONIA OGGI

Dopo la caduta del comunismo la Polonia è diventato uno Stato occidentale a tutti gli effetti, con una grande passione per tutto ciò che arriva dagli Stati Uniti. Nel 1992, all’apertura del primo Mc Donald’s , la coda di 8 ore che si formò entrò subito nel Guinness World Record. Fu superata qualche anno dopo dall’inaugurazione della stessa catena a Mosca.
La situazione politica è un po’ complicata ma l’economia è in crescita. Pensate che qui ci sono più lavori disponibili che lavoratori.
Gli immigrati sono in aumento ma per la maggior parte vengono dalla Bielorussia e dall’Ucraina quindi, complice anche la lingua simile, si fa fatica a distinguerli dai polacchi.

DOVE MANGIARE E DORMIRE A VARSAVIA

Il nostro appartamento era un po’ distante dal centro città, ma perfettamente collegato con i mezzi pubblici, frequenti ed economici. Per il prezzo, la pulizia e la possibilità di avere un intero appartamento con tanto di lavatrice e cucina direi che è più che consigliato!
Per quanto riguarda il cibo vi consigliamo un posto top se amate le birre artigianali. Si chiama Pinta Warszawa e non dimenticate di salire al primo piano per mangiare con vista sul Palazzo delle Culture e della Scienza.
Un altro posto 100% raccomandato dai poracci in tour è il mercato coperto Hala Koszyki. Qui trovate cibo di ogni provenienza, potete assaggiare quello che vi pare. Attenzione che nei giorni festivi chiude molto presto. E, se volete fare una risata, qui trovate un ristorante dal nome…diciamo buffo! “Kago sushi”, ci andresti a mangiare?
Non vi consiglieremo il mleczny bar che ci ha indicato la guida: porzioni piccole e cibo non spettacolare. Per il mleczny bar seguite le indicazioni che vi abbiamo dato per CracoviaCracovia!

POLACCHI FAMOSI

Sapete qual è la seconda città al mondo per numero di cittadini polacchi, seconda solo a Varsavia? E’ Chicago, l’avreste mai detto? 17 milioni di polacchi infatti vivono all’estero, molti emigrati durante e dopo il periodo di dominazione sovietica. Non c’era lavoro all’epoca. Oggi invece a Varsavia ci sono più posti di lavoro che persone che possano svolgerlo. Questa migrazione e le enormi difficoltà della Seconda Guerra Mondiale si riflettono negli abitanti di Varsavia. Solo l’1% dei varsaviani ha i nonni nati e cresciuti in questa città.
Il polacco più famoso è ccertamente Niccolò Copernico, ma lo troveremo più avanti quando visiteremo Torun, la sua città natale.
Anche Marie Curie era polacca, proprio di Varsavia. Andò a Parigi dove divenne la prima studentessa e la prima professoressa donna alla Sorbona. Fu anche la prima donna a vincere il premio Nobel per la scoperta del polonio (che deve il suo nome alla Polonia, patria di Marie) e del radio.
Anche Fryderyk Chopin era polacco, sebbene per studio si spostò presto in Francia. Il suo cuore è conservato nella chiesa della Santa Croce a Varsavia e a lui è intitolato l’aeroporto della capitale polacca.
Altri polacchi famosi nel mondo sono l’estetista Maksymilian Faktorowicz, che ha dato origine a Max Factor e lo scrittore di “Cuore di tenebra” Joseph Conrad.

MA QUINDI E’ MEGLIO CRACOVIA O VARSAVIA?

La verità è che non si può scegliere, sono due città completamente diverse.
Cracovia è la città elegante, quella che mostra ancora edifici del passato della storia polacca. E’ più pacata di Varsavia.
Varsavia è festa, luci, confusione, edifici ricostruiti secondo lo stile ottocentesco ma anche tanti grattacieli moderni.
Cracovia è consigliata a coppie e famiglie, amanti dell’arte e della tranquillità.
Varsavia è consigliata agli amici, ai giovani, a chi ama la modernità e la festa ma anche le contraddizioni.
Questo ovviamente è il nostro parere personalissimo, siamo curiosi di conoscere il vostro nei commenti!

IL CONSIGLIO DI LEI

Non perdetevi il museo dell’insurrezione di Varsavia, uno dei più potenti che abbiamo mai visitato. Preparatevi però perché vi lascerà delle emozioni davvero forti e purtroppo non piacevoli.

IL CONSIGLIO DI LUI

Andate nei vicoli per cercare i posti migliori dove mangiare. Quelli meno turistici si trovano in piccole corti. E salite sul tetto del museo dell’insurrezione per un panorama sulla città.

Come e perchè visitare Auschwitz

Durante il nostro viaggio in Polonia abbiamo visitato il campo di sterminio di Auschwitz e qui vogliamo raccontarvi come e perchè visitare Auschwitz almeno una volta nella vita.
Non è una passeggiata entrare in uno dei luoghi più oscuri della storia recente, ma chiudere gli occhi non serve a niente. Quindi oggi apriamo bene gli occhi su questo luogo terribile.

COME VISITARE AUSCHWITZ

Il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau si trova nella cittadina polacca di Oswiecim, nel sud ovest del Paese.
Si può raggiungere in automobile, in treno (sconsigliato perchè la stazione non è vicina al campo) o con uno dei numerosissimi tour guidati in partenza da Cracovia.
L’importante è che prenotiate il vostro posto per un tour guidato in anticipo, soprattutto in alta stagione, altrimenti potreste avere difficoltà a entrare. I tour in inglese sono quelli che vanno sold out per primi quindi non dimenticate di riservare il vostro posto sul sito https://visit.auschwitz.org/.
L’ingresso costa l’equivalente di circa 18€ (85 zloty), non è possibile visitare il campo senza una guida.
Da Cracovia ad Oswiecim ci si impiega mediamente un’ora e mezza.
Nel campo si possono fare foto ovunque tranne in due sale che vi indicherà la guida e nelle quali proverete delle emozioni così forti he il vostro ultimo pensiero sarà quello di scattare foto.

L’inizio di Auschwitz

Quando la Polonia fu occupata dalla Germania nel 1939 è stato subito chiaro che il suo ruolo sarebbe stato chiave: era uno Stato cuscinetto tra la Germania e l’Unione Sovietica.
Era chiaro a tutti che in caso di guerra tra i due Stati la Polonia sarebbe diventata il campo di battaglia principale.
Ma nel 1939 vigeva ancora il patto Von Ribbentrop-Molotov, con cui la Germania e la Russia promettevano di non attacarsi a vicenda.
La Germania quindi occupò la Polonia e iniziò a imprigionare nemici politici e prigionieri di guerra, oltre agli ebrei. Le prigioni erano sature, così decisero di costruire qui un campo di prigionia.

PERCHÈ proprio qui

A darci il benvenuto nel campo è la tristemente nota scritta “Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi.
Qui una volta sorgeva una banalissima caserma dell’esercito polacco, uno di quegli edifici di paese, in questa pianura dove Oswiecim contava meno di 40.000 abitanti.
Si scelse Oswiecim, in tedesco Auschwitz, per la sua posizione tattica nell’Europa centrale, per i buoni collegamenti con gli altri Stati dove vivevano numerose comunità ebraiche (Repubblica Ceca, Ungheria…). Inoltre qui il clima è particolarmente ostile: caldo afoso in estate e freddo polare in inverno.
Inizialmente qui c’erano pochi ebrei: la maggior parte era già imprigionata nei primi campi di Dachau, Sachsenhausen e Mathausen.
I primi prigionieri arrivarono ad Auschwitz il 14 giugno del 1940. Erano 728 cittadini polacchi che si erano opposti all’occupazione nazista, tra cui erano presenti anche dei monaci.

PERCHÈ NESSUNO DISSE NULLA

Qui vicino sorgeva una fabbrica di gomma sintetica, il paese era popolato dai polacchi, non era deserto: perchè nessuno disse niente e nessuno si oppose?
Oltre alla banale risposta che provaci tu a metterti contro i nazisti che non si fanno problemi a fucilarti così su due piedi, c’è un’altra ragione più inquietante.
All’entrata, nei pressi del cancello “Arbeit macht frei”, i prigionieri che erano in grado di suonare uno strumento erano costretti suonare marce militari o canzoncine tedesche.
Veniva così fatto credere a chi era fuori dal campo che qui si stesse bene, che gli ebrei fossero venuti in un luogo dove veniva data loro una casa e un lavoro. E proprio con queste promesse annunciate dalla stampa tedesca, molti ebrei partirono volontariamente dai ghetti in cui erano confinati per recarsi nei campi di concentramento. Questa era la propaganda nazista.
Per rendere la situazione ancora più invisibile all’esterno, gli edifici all’ingresso erano puramente amministrativi, da fuori non si doveva sospettare nulla.

AUSCHWITZ I

Il giro inizia dal campo di Auschwitz I, il campo più piccolo e che oggi funge principalmente da museo di ciò che è successo.
Troviamo qui 28 edifici, alcuni appartenenti alla vecchia caserma e altri costruiti direttamente dai prigionieri del campo e oggi utilizzati (alcuni) come museo.
Nel blocco 7 ci viene mostrata attraverso una mappa la provenienza degli ebrei approdati qui, moltissimi venivano dall’Ungheria (mezzo milione), dalla Repubblica Ceca, Ucraina, Olanda, Germania, Italia, Austria. Non si sa esattamente quanti convogli siano arrivati qui. Nei convogli le persone erano trattate come animali: in 100 in un vagone con tutti i loro bagagli, viaggiavano per giorni senza poter mai scendere.
Sempre nel blocco 7 è esposta un’urna gigantesca con le ceneri che sono state raccolte. Da pelle d’oca.

IL BLOCCO N.5

Il blocco n.5 è il posto che ci ha impressionati di più perchè qui si può avere un’idea del numero di persone che sono morte in questo luogo.
Qui sono esposti infatti tutti i beni confiscati ai prigionieri: montagne di occhiali, montagne di scarpe da adulti, montagne di scarpette da bambini, montagne di valigie, montagne di oggetti personali (ricordate che pensavano di iniziare qui una nuova vita?) e soprattutto la montagna di capelli tagliati ai prigionieri.
I nazisti erano feroci e usavano i capelli degli ebrei per imbottire i materassi. Gli oggetti confiscati erano inviati in Germania alla popolazione provata dalla guerra.
E i bambini? Non erano utili, non lavoravano, perciò venivano inviati direttamente nelle camere a gas, strappandoli dalle loro madri. Solo i gemelli si salvavano, ma nel campo di Auschwitz erano vittime dei terribili esperimenti del dottor Mengele. Difficile dire a chi toccava la sorte peggiore.
Sapete perchè si tatuava un numero sul braccio dei prigionieri? Inizialmente il numero era semplicemente stampato sul pigiama ma, quando qualcuno moriva, il suo pigiama poteva essere rubato da qualcun altro. Per evitare quindi scambi di identità venne creata la pratica barbara di tatuare un numero identificativo sul braccio dei prigionieri.

GLI EBREI POLACCHI

Sono numerossisimi gli ebrei polacchi internati nel campo di Auschwitz. Ma non solo ebrei, qui trovarono la morte anche prigionieri politici ed oppositori del nazismo.
Nel blocco n. 11 c’è la stanza dove i nazisti punivano i ribelli del campo. Si tratta di una prigione sotterranea dove si gettavano contemporaneamente fino a 40 persone, senza cibo nè acqua. Se sopravvivevano per un certo periodo di tempo li liberavano. Nessuno ci è riuscito.
Fuori dal blocco n. 11 si trova il muro delle esecuzioni. È stato eretto l’11 novembre 1941, nella data dell’indipendenza polacca. Davanti a questo muro i nazisti fucilavano i prigionieri polacchi, la data di costruizione era una terribile beffa per far capire chi comandava.

LE CAMERE A GAS

Sia Auschwitz I che Birkenau erano muniti ti camere a gas. Queste sono nate a partire dal 1942, quando con la conferenza di Wannsee si elaborò la “soluzione finale”. Cosa si voleva risolvere? La questione ebraica. Ci fu una conferenza che ebbe come tema principale come uccidire quanti più ebrei nel minor tempo possibile e nel modo più efficiente.
Inizialmente gli ebrei erano emerginati nei ghetti e isolati. Già qui molti morirono di fame o per il freddo. Per questo credettero alla storia “venite con noi, vi daremo una casa e un lavoro”. Erano disperati.
Quando arrivavano con i treni venivano smistati: i giovani e forti andavano ai lavori forzati, mentre si separavano dal resto del gruppo donne, bambini e anziani.
Andavano “a fare la doccia”. A volte si dava loro anche del sapone per lavarsi. La “doccia” in realtà altro non era che la camera a gas.
Nella prima stanza si spogliavano, nella seconda il gas zyklon-b (un pesticida) era in grado di uccidere fino a 2.000 persone al minuto. Infine si trovava il crematorio, dove venivano cremati i corpi delle vittime. Chi faceva questo lavoro erano gli stessi prigionieri che però, dopo qualche tempo, finivano anche loro nelle camere a gas. Non dovevano esserci testimoni dell’orrore.
Pensate che addirittura c’erano dei momenti in cui non si poteva cremare tutti, così si scavavano delle fosse comuni per eliminare i corpi. Le ceneri umane si riciclavano poi come fertilizzante.
Vittime delle camere a gas furono anche prigionieri di guerra e gli stessi cittadini polacchi.
Ad Auschwitz I c’è un crematorio che poteva contenere 700 persone. Di fianco si trova la casa dove vivevano gli ufficiali, una graziosa villetta con un giardino curato. Orrore e quotidinità convivevano a pochissimi metri di distanza. A Birkenau si trovano oggi 2 crematori, ma in origine erano addirittura 4. Comparateli con in numeri scritti sopra. 2.000 persone al minuto. 4 crematori.
Non vi si sta stringendo lo stomaco?

 

BIRKENAU

Dopo la visita di Auschwitz I ci si sposta a Birkenau, dove quello che sorprende maggiormente è la vastità del campo. Oggi è quasi tutto raso al suolo, ma si vedono i resti delle baracche a perdita d’occhio.
Quando ci si trova davanti alla torretta attraverso la quale entrano i binari, si sente un nodo che chiude la gola. Auschwitz non fa piangere, ad Auschwitz non si riesce a versare lacrime. Auschwitz annienta i sentimenti, il cuore diventa di gelo, l’orrire supera la tristezza, le emozioni sono così aggrovigliate l’una sull’altra che non si capisce quale far uscire per prima. E così restano tutte dentro.
Le camere a gas di Birkenau non erano posizionate a caso: due si trovavano alla fine del binario, dove scendevano i prigionieri. Venivano selezionati rapidamente tu sì-tu no e il crematorio era lì a due passi, queste persone non avrebbero mai visto il campo. Gli altri due crematori erano situati nella foresta.

le baracche

A Birkenau è possibile ancora oggi visitare delle baracche. Forse perchè mio nonno è stato per 2 anni in una di queste baracche (in un altro campo), ma qui le emozioni si sono aggrovigliate ancora di più.
Abbiamo visitato Auschwitz in una giornata particolarmente calda, non si respirava, i “letti” sono solo delle assi di legno fissate con chiodi arrugginiti, il soffitto è basso, i corridoi strettissimi, le finestre così piccole che passa a malapena la luce.
Qui, in una sola baracca, vivevano dalle 700 alle 1000 persone.
La baracca ha due stanze all’entrata: una si usava per servire il cibo e una era riservata al Block Meister, un prigioniero col compito di sorvegliare gli altri. Qualsiasi infrazione da parte di qualcuno della sua baracca lo avrebbe fatto uccidere. Con questo sistema che non è stato possibile organizzare rivolte interne, i nazisti non lasciavano niente al caso.
Inizialmente nelle baracche non c’erano nemmeno le assi per dormire, si dormiva per terra sulla paglia. Le prime baracche erano in legno e ci stavano 400 persone. Di queste oggi restano visibili solo i camini.
Le baracche che vediamo oggi sono parzialmente ricostruite, non hanno fondamenta e furono costruite dai prigionieri.
Lavoravano 11 ore al giorno, per una porzione di pane fatto con cibo per animali e la sera dormivano nelle baracche da loro costruite. Molti sono morti prima di arrivare alle camere a gas.

PERCHÈ VISITARE AUSCHWITZ

Qui trovarono la morte 6 milioni di ebrei (su 11 milioni in Europa). Non si sa il numero esatto, si tratta di stime.
Quante persone sono riuscite a fuggire da Auschwitz? Un centinaio ce l’ha fatta a scappare, mentre altri 300 ci provarono ma vennero presi e, inevitabilmente, uccisi. Non un gran numero tentò la fuga, comparato con il numero di prigionieri presenti. La fuga era praticamente morte certa.
Oggi a Birkenau si trova un vagone di un treno originale di quel periodo. È stato un regalo del governo tedesco. La Germania negli anni ha più volte chiesto scusa per i suoi crimini. Noi stessi abbiamo assistito a un discorso di Angela Merkel a Dachau. Non giudichiamo nessuno, pensiamo solo che sia importantissimo ricordare per fare in modo che non succeda mai più.
Quante volte anche oggi si sente di persone che partono da Paesi dove non c’è niente per cercare una vita migliore e trovano solo miseria e sfruttamento?

Auschwitz non fa riflettere solo sul passato, ma anche sul nostro presente.

La fine di Auschwitz

I tedeschi stessi distrussero i crematori e i documenti, quando capirono che non c’era più niente da fare. I prigionieri furono trasferiti con lunghe marce chiamate “marce della morte” perchè, denutriti e malvestiti, molti di loro morirono lungo il tragitto. Non c’era più tempo per ucciderli, si cercava di trasferirli in fretta e furia in Germania.
L’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz il 27 gennaio 1945. Auschwitz diventò un museo nel 1947.

A mio nonno

Cosa vedere a Cracovia

Proseguiamo il nostro tour della Polonia andando alla scoperta di cosa vedere a Cracovia.
Faremo un classico tour della città per poi terminare in un posto a dir poco magico e unico al mondo! Curosi di scoprire di cosa si tratta? Seguiteci fino alla fine!

Cosa vedere a Cracovia

Cracovia è la seconda città polacca più numerosa dopo Varsavia. E con la capitale della Polonia condivide una lunga storia di rivalità che prosegue ancora oggi con il grande dilemma: è meglio Cracovia o Varsavia? Beh, vi diremo la nostra opinione solo dopo avervi parlato anche di Varsavia.
Tra le cose da vedere assolutamente a Cracovia c’è la sua piazza del mercato, la famosa Rynek. Ricordate che ve ne avevamo già parlato a proposito di Wroclaw?

Qui sulla Rynek troviamo il un primo round di must da vedere in a Cracovia.
Innanzitutto la basilica di Santa Maria la fa da padrona con le sue alte torri e gli interni riccamente decorati. Oro, nero, blu e rosso sono i colori principali dei decori di questa cattedrale. L’ingresso è gratuito quindi non perdete l’opportunità di fare un salto!
Qui merita una visita anche il mercato coperto situato al centro della piazza, luogo ideale per comprare souvenir (ma la maggior parte erano prodotti tipici ma made in China…).
Qui si trova anche la campana di Sigismondo, uno dei simboli della città e il cui suono può essere udito fino a 30km di distanza.
Proseguendo lungo la Grodzka, la via principale, si arriva fino alla Vistola dove sulle rive troviamo il simbolo della città: il castello del Wawel. Nei giardini e nella piazza si può entrare gratuitamente ed è ciò che abbiamo fatto noi.
A Cracovia c’è un grande anello verde che circonda la città: si tratta del vecchio fossato che proteggeva il centro abitato dalle invasioni. Quando il fossato fu interrato venne fatto questo grande parco cittadino che oggi è il fulcro della vita e la strada migliore che possiate fare per raggiungere i vari luoghi da vedere.

Rynek piazza del mercato

Cosa mangiare a Cracovia

A Cracovia abbiamo mangiato 100% tipico polacco, oltre ai classici pierogi che avevamo già conosciuto (e che a Cracovia vi consigliamo di mangiare alla Pierogarnia Krakowiacy). Qui abbiamo assaggiato lo zurek, una zuppa di farina di segale con patate, legumi, uovo e pancetta. Una zuppa che più che altro è una vera e propria bomba calorica! Dove assaggiarla? Assolutamente da Pod Wawelem, un locale dall’atmosfera tipica e col cibo delizioso!
Abbiamo provato poi il bigos. Si tratta di uno stufato di crauti, carne e tante spezie, un piatto buonissimo ma, lo ammettiamo, un po’ pesante.
A Cracovia non perdetevi un pasto in un mleczny bar, una latteria. Non vi daranno del latte, tranquilli! Si tratta di self service risalenti all’epoca dell’Unione Sovietica, fatti per dare ai lavoratori un posto dove mangiare cibo sostanzioso e a poco prezzo. Non possiamo che consigliarvi il mleczny bar lungo la Grodzka, nonostante fosse in pieno centro non c’erano turisti ma solo locali: sono i posti dove sicuramente si mangia meglio!
E per una colazione? In tantissimi ci hanno consigliato Charlotte ma purtroppo c’era una coda incredibile per cui non l’abbiamo provata, ma direi che tutto ciò è un’ottima garanzia per consigliarvela!

E per quanto riguarda la vita notturna?

Tra le cose da vedere a Cracovia c’è sicuramente la sua vita notturna! Andate nel quartiere di Kasimierz, il vecchio quartiere ebraico dove si trova la sinagoga e numerosi ristoranti kosher.
Qui troverete anche il meglio della vita notturna di Cracovia e non avrete che l’imbarazzo della scelta per un bicchierino di vodka o un più sofisticato cocktail!

Rynek by night

Dove (non dormire) a Cracovia

A Cracovia abbiamo dormto in due ostelli diversi, perchè avevamo prenotato solo per 2 notti ma poi le abbiamo trasformate in 3 e il nostro ostello non poteva prolungare la nostra permanenza.
Certo, erano ostelli da 10 euro a notte, puliti e ordinati ma niente di che, ma non ci sentiamo di consigliarveli perchè il wi fi era scadente e si trovavano abbastanza lontano dal centro. Ma ovviamente dormire in centro a Cracovia in alta stagione per noi costava troppo quindi ci siamo accontentati. Se cercavate consigli su sistemazioni di un certo livello…guardate su che sito siete!

Le miniere di sale di Wieliczka – informazioni pratiche

La visista alle miniere di sale è possibile solo con una guida e va prenotata in anticipo. Le visite si possono fare in diverse lingue (tra cui l’italiano). La maggior parte dei tour guidati sono in inglese, se però preferite l’italiano prenotate il prima possibile la vostra visita in quanto i posti sono molto limitati. La visita durerà circa un’ora e mezza.
Ricordatevi di non allontanarvi mai dalla vostra guida, ci sono 300km di corridoi sotterranei a 64metri sotto terra, quindi perdersi potrebbe essere facilissimo!
L’ingresso costa 100 zloty polacchi a testa che sono circa 22 euro. Fidatevi di noi: sono i soldi meglio investiti durante un viaggio a Cracovia.
Per arrivare alle miniere è necessario prendere un bus dal centro di Cracovia, la linea 304 che vi porterà direttamente all’ingresso delle miniere di sale. La durata del tragitto è di 45 minuti.
Scenderete fino a 135 metri sotto terra, ma non è la profondità massima delle miniere che è di oltre 300 metri.
Ah, non dimenticatevi una felpa perchè potrebbe fare fresco.

Miniere di sale di Wieliczka

La visita alle miniere di sale di Wieliczka

Quelle di Wieliczka sono le miniere di sale più antiche in Europa e tra le più grandi al mondo.
Appartenevano ai re di Polonia e il sale da qui ricavato è stato un commercio strategico per lo sviluppo del regno. Cracovia infatti si dice sia stata costruita coi soldi ricavati dalle miniere di sale, chiamato non a caso “oro bianco”. Già 6.000 anni fa il sale era utilizzato come moneta di scambio, da quanto era prezioso.
Si inizia scendendo fino a 64 metri sotto terra dove inizia il tour guidato tra corridoi e camere. Pensate che ci sono ben 2.000 camere sotterranee. I corridoi hanno dei pali in legno per sorreggerli, ciò evitava la corrosione in quanto a contatto col sale il legno si pietrifica naturalmente. Nel 1500 qui non c’erano più nemmeno foreste: tutto il legno era stato utilizzato per le miniere di sale!
Il sale qui è ovunque: anche il pavimento è di sale, sono di sale le statue e i cristalli di questo materiale creano degli effetti spettacolari con la luce. Qui infatti il sale è molto compatto e composto al 99,9% da cristalli, immaginate gli effetti che si possono vedere.
In passato era molto pericoloso per i minatori lavorare quaggiù, molto più pericoloso che lavorare nelle miniere di carbone nell’Ottocento. Nell’Ottocento infatti iniziavano ad esserci delle rudimentali attrezzature tecniche, ma qui nel Trecento si scendeva attraverso corde che potevano spezzarsi, per fare luce c’erano solo candele che si esaurivaon con il passare delle ore, si scavava a mani nude e si facevano esplodere gallerie con tutti i rischi che ciò poteva comportare.
Una delle cose più interessanti della visita è vedere in movimento vecchi macchinari e capire come poteva essere la dura vita dei minatori.
Miniere di sale di Wieliczka

Le STANZE nelle minere di Wieliczka

Tra le varie camere abbiamo visto quella dedicata a Niccolò Copernico (eroe nazionale per i polacchi, si trova ovunque!), quella dedicata a Casimiro (importantissimo re polacco), una cappella del 1700 e una del Novecento. Re Casimiro il Grande fu un sovrano molto importante per il regno polacco e, visto che la miniera era di proprietà del re, per la durata del suo regno la miniera gli apparteneva. Oggi le miniere di sale di Wieliczka sono statali, appartengono quindi alla Repubblica di Polonia.
La cappella più spettacolare di tutta la miniera è sicuramente quella di santa Kinga, patrona dei minatori. È interamente fatta di sale ed è stata decorata da persone normali, non solo da artisti. Oggi è ustata per concerti e matrimoni.
Fun fact: qui abbiamo visto la prima statua di Papa Giovanni Paolo II del nostro viaggio in Polonia. Eravamo partiti col pregiudizio di trovarlo ad ogni angolo e invece…
Oltre la cappella di Santa Kinga troviamo un lago artificiale costruito nel corso del’Ottocento per puri scopi turistici. Ovviamente è così ricco di sale che anche se ci cadete dentro sicuramente galleggerete!
E sorpresa sorpresa, cosa si trova anche qui sotto? Un bar sotterraneo, un ristorante e una statua di Goethe!

IL CONSIGLIO DI LUI

Perdetevi per la città, fregandovene anche di cosa vedere a Cracovia. Girate tra i suoi vicoli, osservate la storia passare nelle facciate dei palazzi.

IL CONSIGLIO DI LEI

Se intendete fare visite ed escursioni guidate prenotate con almeno un paio di giorni di anticipo, altrimenti rischiate di non trovare posto

Cosa vedere a Wroclaw

Siete pronti a partire con noi alla scoperta della Polonia? Oggi andiamo a scoprire cosa vedere a Wroclaw, nel sud ovest della Polonia.
Prima però controllate di aver preparato tutto il necessario per un viaggio in Polonia cliccando qui.

La città

Wroclaw in italiano si chiama Breslavia ma attenzione a non chiamarla Breslau con un polacco. Breslau è infatti il nome tedesco della città che le fu affibbiato alla fine del XVIII secolo quando la Polonia venne divisa in tre parti tra Russia, Austria e Prussia. Breslavia finì sotto l’influenza della Prussia e rimase sotto il potere dei tedeschi fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
La Seconda Guerra Mondiale fu un momento particolarmente drammatico nella storia di Wroclaw. Alla fine della guerra il 75% della città risultava raso al suolo e oltre il 30% degli abitanti erano morti. Solo negli anni Ottanta il numero di abitanti raggiunse e superò gli abitanti del periodo precedente la guerra.
Nonostante la sua storia difficile (come tutta la storia della Polonia che è estremamente dolorosa) Breslavia oggi è vivace e soprattutto tanto colorata. Questi colori si possono trovare nel cuore della città, nella celebre rynek (la piazza del mercato)

La piazza

Ogni città polacca che abbiamo visitato ha la sua rynek con al centro il mercato coperto. La rynek è un po’ come le nostre piazze delle erbe, sede di mercato in numerose città, ma col mercato coperto per via di un clima più freddo del nostro.
La piazza di Wroclaw, come moltissimi altri luoghi in Polonia, è stata ricostruita dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Oggi la Rynek è un must tra le cose da vedere a Wroclaw! Qui potete trovare il municipio, palazzi coloratissimi e tanta vita, sia diurna che notturna.
Il municipio (stary ratusz) è uno dei simboli della città e fu costruito dal Trecento al Cinquecento. Ciò si nota anche nei diversi stili che compongono la facciata visto che ogni epoca ci ha messo del suo.
Sempre sulla Rynek si trovano due casette denominate Hansel e Gretel (Jas i Malgosia in polacco). Dicono che ricordino la casetta della fiaba ma a noi non sembra, vi lasciamo qui una foto e attendiamo la vostra opinione nei commenti:

Ponti e isole

Wroclaw si trova sul fiume Oder (Odra in italiano) ed è ricca di canali, ponti (ben 130) e isole (addirittura 12, tra le quali spicca la pittoresca isola della Cattedrale).
Non limitatevi a passeggiare nella piazza del mercato ma perdetevi lungo i canali perchè è proprio qui che si incontrano la storia, la città antica e la città più moderna. Fu proprio su queste isole che nacque la città (d’altronde quasi tutte le città sono sorte sulla riva di un fiume). Negli anni poi le isole sono diventate la zona delle lavandaie. In effetti era la zona ideale: c’era acqua a volontà grazie al fiume e verdi isole dove stendere i panni.
Sull‘isola della Cattedrale potrete vedere la cattedrale di San Giovanni Battista, la prima chiesa di Wroclaw. Qui si trovano altre due chiese più piccole, la chiesa di Nostra Signora sulla Sabbia e la chiesa di Sant’Egidio. Le chiese a Wroclaw sono principalmente in mattoni e, come in tutta la Polonia, sono numerosissime.
Lungo il fiume non perdetevi l’enorme edificio dell’università di Wroclaw, merita assolutamente una visita!

Gli gnomi

Tra le cose da vedere a Wroclaw ci sono anche gli gnomi. Mi sembra di vedervi fare la faccia di Verdone nel film “Un sacco bello”: in che senso?
Nella città ci sono ben oltre 300 gnomi (qualcuno dice anche 400, ma nessuno sa il numero esatto). Sono piccole statuine di ogni tipo sparse per la città. C’è lo gnomo in moto, lo gnomo prete, lo gnomo pompiere, quello che ride, quello giardiniere, quello che mangia, quello che legge…
Sono arrivati qui negli anni Ottanta per opera di un artista polacco appartenente all’Alternativa Arancione, un movimento culturale e artistico contrario al regime comunista. Cosa avrebbe disapprovato un regime fondato sul rigore? L’ironia. Quindi iniziarono a spuntare questi gnometti per sbeffeggiare il regime e oggi restano uno dei simboli della città.
Ad essere precisi precisi questi non sono veri e propri gnomi, si ispirano al personaggio polacco del krasnoludek, un mix tra gnomo e nano, simile ai leprecauni irlandesi.
Volete trovarli tutti? Recatevi all’ufficio turistico e chiedete una mappa degli gnomi. Ma noi vi consigliamo di gironzolare per la città con gli occhi ben aperti, sarà ancora più divertente!

Dove mangiare a Wroclaw e dove non dormire

Consigliatissima è la pierogarnia direttamente sulla piazza centrale (Rynek). Servizio veloce, cortese e soprattutto pierogi buonissimi!!! Se vi siete persi cosa sono i pierogi fate un salto indietro al precedente articolo qui.
Per un aperitivo invece vi consigliamo il Raj Bar Beach Bar: è il posto perfetto per sorseggiare una birra con i piedi nella sabbia e ammirare la città dalla riva del fiume. Spenderete 4 euro per 2 birre medie.
Per una colazione di quelle intense vi consigliamo il Kantor Ice Cafe (è una gelateria ma fa anche colazioni salate).
Per dormire invece non andate al Vanilla Hostel. La camera è grande e pulita, il bagno pure, ma ci siamo trovati delle formiche in camera. Se siete low budget e non vi scandalizzate per qalche formica va bene: parcheggio gratis, posizione centrale ed economico. Se volete una sistemazione meno poraccia scegliete qualcos’altro.

Il consiglio di lui

Dopo aver esplorato la città fermatevi a bere una birra lungo il fiume, meglio se all’ora del tramonto

il consiglio di lei

Se siete stanchi assaggiate i paczy, dei bomboloni ripieni di ciò che volete. Non fatevi tentare solo da cioccolata o crema, assaggiate quello alla rosa perchè vi sorprenderà!