I poracci non sono scomparsi, tranquilli! Sono solo stati un po’ impegnati ma sono sempre qui 🙂
Oggi, prima che arrivi la prossima vacanza (quale? quando?), abbiamo deciso di muoverci a finire i racconti del nostro Giappotour! Altrimenti rischiamo di fornirvi informazioni ormai superate e, per ovvie ragioni, non più utili.
E via che si parte alla volta di Hiroshima!
Facilmente raggiungibile in meno di paio d’ore di Shinkansen da Kyoto (con scalo a Shin-Osaka), Hiroshima è tristemente famosa per la bomba atomica che la devastò il 6 agosto 1945.
In treno Emily ha iniziato a leggere “Uomini senza donne” di Murakami, convincendosi sempre di più che leggerlo in Giappone è proprio un’altra cosa. Daniele invece era concentrato sui Pokemon.
Prima di recarci sul luogo dove esplose il “Grande Sole” siamo andati a visitare il castello di Hiroshima, situato al centro di un parco. Hiroshima, come tutte le città giapponesi che abbiamo visitato, ha saputo fondere magistralmente edifici tradizionali e costruzioni moderne e futuristiche.
La cupola della bomba atomica
Vicino al punto in cui scoppiò la bomba atomica si trovava un edificio commerciale, oggi conosciuto come “Genbaku Dome”, ossia “cupola della bomba atomica”. E’ stato l’unico edificio a restare in piedi nel raggio di 3km.
“Daniele, ma quanto è distante la stazione da qui?” “2km e qualcosa”.
Avevamo camminato per solo un tratto del raggio e l’avevamo trovato ricco, zeppo, di grattacieli di varie altezze. Incredibile come i giapponesi abbiano ricostruito tutto letteralmente dalle ceneri.
La cupola ci ha lasciati spiazzati. Non era un’edificio, come quelli che magari possiamo aver già conosciuto, bombardato “normalmente”, ossia con i mattoni crollati o polverizzati.
I mattoni lì sono fusi, non ci sono macerie, c’è solo lo scheletro di un palazzo senza crepe, piegato come un legno che si deforma nel focolare. Guradando le foto di quanto fosse grande questo palazzo prima della guerra ci si è stretto il cuore: la cupola, l’unica parte restata in piedi, è solo una piccola parte di ciò che era l’intera struttura.
Le didascalie sui pannelli spiegavano che, in un solo secondo, sono evaporate (EVAPORATE!!!) 80.000 persone nel raggio dei 3 famosi km di cui sopra.
Eravamo ancora sotto shock quando ci si avvicina un giapponese di una certa età e inizia a parlarci. In un primo momento ci siamo preoccupati e abbiamo tirato lo zaino vicino a noi: se in Italia uno sconosciuto ti avvicina in un luogo turistico (e tu sei palesemente un turista con lo zainetto e la guida in mano) di solito non ha buone intenzioni. Dopo le prime 2-3 parole in un giapponese molto stentato (il nostro) e un inglese se possibile ancora peggio (il suo) è stato rotto il ghiaccio! Non sappiamo ancora bene in che lingua ci siamo capiti, ma quando ha capito che venivamo dall’Italia si è letteralmente illuminato. Ci ha raccontato che gli piacerebbe tanto venire nel nostro Paese, che però aveva al massimo una settimana di vacanza e che era stato solo in Asia. Gli abiamo raccontato qualcosa dell’Italia (era curiosissimo!) e gli abbiamo chiesto altre cose del Giappone. Ci piacerebbe incontrarti in Italia, amico giappo! E’ stata una bella chiacchierata (gesticolata, più che altro) che ha spezzato l’angoscia che ci aveva trasmesso la cupola della bomba atomica.
Il Parco della Pace
Non distante dalla cupola della bomba atomica si estende il Parco della Pace (Heiwa Kinen Koen), affollato di turisti e soprattutto di scolaresche.
Qui si trovano numerosi piccoli memoriali.
C’è il monumento a Sadako Sasaki, con una bambina che regge un origami. Sadako Sasaki era una bambina sopravvissuta alla bomba atomica che dopo qualche anno si ammalò di leucemia (come ahinoi capitò a moltissimi sopravvissuti). Secondo una tradizione giapponese, se si creano 1.000 origami a forma di gru si può esprimere un desiderio e questa bambina era convinta che, costruendo quanti più origami possibili, sarebbe guarita. Purtroppo così non è stato, ma oggi il suo memoriale pullula di origami, dono delle scolaresche che vengono qui in visita da tutto il Giappone.
La “Fiamma della pace” è un altro simbolo di questo parco. Si tratta di una fiamma sempre accesa, brucerà fin quando non spariranno le armi nucleari dalla Terra. Speriamo che si spenga il prima possibile, ma in cuor nostro sappiamo che purtroppo arderà ancora a lungo.
Il Museo della pace ospita numerosi cimeli e racconta del tragico evento che caratterizza la storia di questa città, non l’abbiamo potuto visitare per motivi di tempo.
Nel parco ci sono numerose statue di figure religiose, targhe commemorative, alberi e davvero tante persone, per la maggior parte con espressioni incredule (poi ci sono i cretini che si fanno selfie ovunque ma quella è un’altra triste storia).
Tornando verso la stazione abbiamo fatto un incontro strano: in un parco un signore praticava qualche arte marziale, da noi identificata come Thai Chi. Ci siamo seduti su una panchina a mangiare un dolcetto mentre osservavamo quanto sono strani i giapponesi: praticano arti marziali in un parchetto tra i grattacieli. Spettacolari!