Esperienze giapponesi

Oggi la maggior parte delle persone fa il ponte, l’Epifania è caduta giusta di venerdì e fino a lunedì non si lavora. Anzi, la maggior parte delle persone è in ferie da Natale. Peccato che i poracci non possano andare da nessuna parte perché Daniele lavora sabato mentre Emily va via per lavoro domenica pomeriggio.
Quindi, mentre fuori splende un freddissimo sole, noi ci beviamo una tisana del buon umore e continuiamo a sospirare ricordando il nostro viaggio in Giappone.
Oggi però niente giri turistici, vi raccontiamo delle esperienze che si possono fare solo nel Paese del Sol Levante, cose strane, stranissime, divertenti e ovviamente kawaii (ossia pucciose).

Avviso ai lettori: questo è solo ciò che abbiamo testato sulla nostra pelle in 15 giorni, se avete altre cose da raccomandarci scrivetecelo, se e quando saremo di nuovo ricchi torneremo!

NEKO CAFE

Neko in giapponese significa gatto. Avete capito di cosa si tratta, no? A Tokyo siamo stati in un Neko Cafe, a due passi dalla stazione di Ueno. Al 5° o 6° piano di un palazzo nemmeno tra i più alti della zona, due stanzette e un numero spropositato di mici! Appena arrivati su un ristrettissimo pianerottolo, ci hanno fatto togliere le scarpe e mettere le borse in un armadietto. Una gentilissima signora ci ha spiegato (al solito un po’ in giapponese, un po’ a gesti e 2 parole in inglese) come funziona: si paga una somma non proprio economica per mezz’ora o un’ora, si può giocare coi gatti e bere qualcosa. Ci ha fatto lavare le mani e ci ha consegnato un dépliant con le foto di tutti i gatti presenti con il loro nome. Stranamente i nomi da gatto erano quasi tutti occidentali, c’erano pochi neko col giapponome. C’erano addirittura Michelangelo e Raffaello! I gatti erano un po’ sulle loro, non ti correvano incontro facendoti le fusa come pensavamo. Tanti dormivano e se li accarezzavi aprivano solo un occhio e con quello ti mandavano a fanculo. Però con i pochi giocherelloni che c’erano ci siamo divertiti. Ovviamente solo per mezz’ora perché siamo poracci 😝

MAID CAFE

Immaginate delle ragazze vestite da cameriera appena uscita da un manga parlare con una vocina gnegne, dire “cuuuuute” ogni 3 secondi, vedere il mondo rosa e fare magie, sorridere sempre, scherzare e riverire i clienti. Benvenuti in un maid cafè! Un luogo incantato dove le ragazze si comportano da mega cupcake rosa e le portate sono pucciose (ops, kawaii) pure quelle:

maid cafe

A Daniele hanno portato una specie di omelette e la cameriera gli ha disegnato uno Snoopy sopra al momento:

maid cafe

Nell’attesa del pasto, le maid ci hanno messo in testa delle orecchiette rosa (immaginate la faccia di Daniele…) e solitamente fanno fare giochetti stupidi. A noi, che non capivamo il giapponese hanno fatto fare solo un brindisi mettendo le mani a forma di cuoricino e facendoci dire 2-3 giappofrasi. Ecco, se si va che si sa bene il giapponese fanno fare giochi anche più complessi e divertenti.
Anche qui si paga una tariffa per il tempo che si trascorre nel locale, oltre ai prezzi abbastanza alti delle portate, che comunque erano molto buone.
Ad un certo punto le maid iniziano a cantare e ballare musichette jpop e sembrano davvero uscite da un cartone animato!
Per fare una foto alla maid si paga l’equivalente di 5€, per questo tutto ciò che vi offriamo per capire come sono le maid è una foto scaricata da internet (proprio del Maidreamin di Shibuya dove siamo stati noi):

maid cafe

Ci sono numerosi turisti in questi locali, ma anche giapponesi che magari hanno solo bisogno di compagnia, gentilezza e una ragazza sorridente. D’altronde la società giapponese è profondamente individualista.

HOTEL A CAPSULE

La nostra prima notte in Giappone l’abbiamo trascorsa in un hotel a capsule, ad Osaka. Cosa sono? Si tratta di un “hotel” in cui le stanze sono dei veri e propri loculi, una foto per spiegarvi meglio dove abbiamo dormito:

(ci abbiamo provato, la foto non si carica, la metteremo alla nostra pagina istagram: ilmondoinunatenda)

Si tratta di sistemazioni create per quei poveri lavoratori giapponesi che finiscono tardi al lavoro e non hanno più treni per casa (vedeste verso mezzanotte che corse che fa la gente nelle stazioni per non perdere l’ultimo treno!), hanno bisogno solo di una doccia e di un letto a pochi yen. Si trovano infatti solo in aree metropolitane.
Già alla reception si vende di tutto: camice, cravatte, rasoi e ovviamente mutande! Di capsule ce ne sono di varie “stelle”, come per gli hotel. La nostra era abbastanza buona, al decimo piano c’era anche una vasca-piscina dove Daniele ha potuto farsi un bagno con vista su Osaka. Già, solo Daniele perché l’accesso era riservato agli uomini, e solo a quelli senza tatuaggi… Sono un po’ maschilisti questi giappi! Emily però aveva un  bagno delle donne super attrezzato: c’erano addirittura spazzole e pettini sigillati, oltre che a spazzolini e dentifrici. Per ogni capsula si trovavano già a disposizione pigiama (yukata) e ciabatte.
Emily poi ha avuto un’esperienza strana: una ragazza piangeva disperata davanti allo specchio, Emily è uscita dalla capsula per chiederle se andava tutto bene. La ragazza ha risposto inchinandosi e dicendo mille volte che le dispiaceva di aver svegliato qualcuno. E niente, questo è stato il primo shock culturale. In Italia Emily si sarebbe gettata tra le braccia di chi le chiedeva qualcosa raccontando vita, morte e miracoli, altroché inchini e scuse. Anzi, forse in Italia quasi nessuno ormai chiede più a qualcuno perché piange.

L’hotel a capsule noi lo consigliamo solo per una notte, per provare un’esperienza puramente giappo. In realtà non è male come può sembrare, ma aver le valigie distanti (in una stanza a parte) è stato proprio scomodo!

KARAOKE

Siamo stati in un giappokaraoke a Tokyo, più precisamente a Ueno. Scorta di birrette del nostro amico 7-eleven nello zaino e ci hanno assegnato una stanzetta al 5° piano. Non è come qui che al karaoke canti davanti a tutto il locale, per fortuna! Avevamo la nostra stanzetta da massimo 4-5 persone, una tv, un impianto karaoke e due microfoni Ci siamo sfogati con Radiohead e Bon Jovi!
I video non erano mai quelli originali, era quasi più divertente guardare quelli che cantare, erano storielle abbastanza stupide! Sotto c’erano i sottotitoli in caratteri giapponesi, perché a quanto pare hanno bisogno di quelli per pronunciare l’inglese… Nella nostra molto scarsa conoscenza del giapponese possiamo però dire che ne veniva fuori un inglese molto storpiato

Il karaoke è un’esperienza da fare, è divertente e ha un prezzo ragionevole.

BOOK&BED

A Tokyo abbiamo trascorso l’ultima notte al Book&Bed, perché Emily ha insistito mesi per andarci.
Si tratta di una specie di hotel a capsule, ma si dorme dietro a una libreria! Situato al 7° piano di un edificio vicino alla stazione di Ikebukuro, è tutto fatto in legno, c’è (ovviamente) una lunga libreria, divani lungo tutta la parete e macchinette del caffè in un angolo. Un posto davvero piccolo ma sembrava un’oasi di felicità! Purtroppo non ci siamo stati tantissimo perché era l’ultimo giorno, avevamo un sacco di cose da vedere ancora.
Ci si può stare anche solo di giorno, e in effetti quando siamo arrivati c’erano tante persone sedute sui divanetti a leggere, molti turisti ma anche alcuni giapponesi.

Ma l’ultima sera ci siamo messi sul divano accanto alla finestra, con le luci di Tokyo come scenografia, a rivedere le foto della nostra vacanza. Se potessimo scattare un’istantanea della felicità quel momento sarebbe sicuramento stato perfetto!

book&bed

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