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Il Cammino Portoghese – da Povoa de Varzim a Viana do Castelo (tappe 1 e 2)

In questo primo racconto vi parliamo delle nostre prime 2 tappe lungo il Cammino Portoghese.
Siamo partiti da Porto la mattina (alle 5…ma non sarebbe stata la peggior levataccia!) per prendere la metro in direzione Povoa de Varzim, da cui sarebbe partito il nostro cammino.
Perchè non siete partiti a piedi da Porto, ci chiederete. Fondamentealmente per ottimizzare i giorni di ferie, saltando le prime 2 tappe abbiamo potuto fare i 2 giorni finali a Finisterre in pieno relax. Ed essendo il primo cammino abbiamo voluto “stare larghi” coi tempi. Non sapevamo se ce l’avremmo fatta a mantenere il ritmo e quindi un paio di giorni in più in caso di malessere/crampi/vesciche/maltempo/imprevisti vari ce li siamo voluti tenere. Iniziamo?

TAPPA 1 – DA POVOA DE VARZIM A MARINHA – 24,88km

Appena scesi dalla metro a Povoa de Varzim non è stato difficile trovare indicazioni per il cammino. Povoa de Varzim è la classica cittadina sul mare, ricca di hotel e di villeggianti. Quando siamo passati noi stavano ancora aprendo gli stabilimenti balneari e la spiaggia era quasi deserta, ma col passare delle ore le spiagge erano sempre più affollate. Subito il percorso inizia a seguire il lungomare, si attravresano paesini in pieno stile “un’estate al mareeeeee” fino a un punto in cui la guida voleva mandarci sulla statale. Noi invece abbiamo seguito la spiaggia! Non è stato per niente facile camminare sulla sabbia, soprattutto con uno zaino in spalla, ma per i piedi l’acqua fredda era una vera manna dal cielo. Per pulirci i piedi abbiamo usato un po’ di acqua delle borracce e le salviette Chilly. D’altronde il cammino è anche l’arte del sapersi arrangiare.


Ad Apulia (a metà tappa) ci siamo fermati a mangiare un panino e bere una birretta, ma siccome non sappiamo ben spiegarci in portoghese di birre ce ne hanno portate 3! Anche al momento del conto pensavamo di aver capito male: ci sembrava impossibile aver speso solo 9€ di 3 birre e 2 panini enormi.
Proseguendo abbiamo trovato di nuovo le passerelle di legno lungo la costa, abbiamo attraversato altri paesi per finire, stremati, a Marinha. Cerchiamo l’albergue, ci innervosiamo per la stanchezza e i 38 gradi, arriviamo e scopriamo che non c’è più posto! In preda allo sconforto ci siamo rivolti alla vicina sede della Croce Rossa, dove una ragazza ci informa che il prossimo albergue è a 10km. Per fortuna ci sono altri pellegrini col nostro stesso problema e decidiamo di dividerci un taxi. Con noi c’erano l’amico Fritz, un tedesco grande e grosso e completamente ustionato dal sole, e un ragazzo portoghese molto giovane.
Dopo aver provato l’esperienza della guida dei portoghesi vi possiamo dire che forse forse è meglio andare a piedi anche con 38 gradi. Il nostro autista guidava girato verso noi seduti dietro per parlarci, saremmo stati più tranquilli se avesse guardato la strada…


Abbiamo trascorso il tardo pomeriggio a riposare, lavare vestiti e osservare incuriositi la fauna degli ostelli. Abbiamo incontrato addirittura dei coreani con più powerbank che vestiti nello zaino.
L’albergue era molto piccolo, aveva solo una stanza con una ventina di posti, un bagno e una piccola cucina, ma dava proprio l’idea di comunità e di condivisione.
Siamo andati al supermercato (a 1km dall’albergue) a recuperare cibo per la colazione del giorno dopo. Come meta per la cena il ristorante a 2 passi dall’albergue offriva un ricco menu del pellegrino a soli 6€! E invece era chiuso e siamo dovuti tornare al supermercato a recupare la cena. Per un totale di altri 4km in questa giornata.
La nostra prima sera l’abbiamo trascorsa a chiacchierare con altri italiani, tra cui un ragazzo che avremo poi incontrato di nuovo a Finisterre! E a letto presto!
“Ma quando arriva la notte la notte..:”, cantava Arisa. Quando arriva la notte partono i “roncadores” e, ragazzi, sono terribili. Proviamo con i tappi, con gli auricolari e la musica, chiediamo a wikihow “come mettere i tappi per le orecchie”. Forse stiamo sbagliando qualcosa se sentiamo ancora russare!
E invece no, amici, abbiamo trovato il russatore seriale più temibile dell’intera galassia. Tra caldo e “roncador” avremmo dormito tipo 1-2 ore… Ma la mattina dopo eravamo comunque abbastanza carichi!

TAPPA 2 – DA MARINHAS A VIANA DO CASTELO – 20,32km

Per la seconda tappa non siamo partiti da Marinhas ma dall’albergue sulla collina a 10km da Marinhas. La sera prima avevamo studiato la posizione con Google maps+guida ma evidentemente qualcosa è andato storto perchè, invece di scendere verso il mare, ci siamo inerpicati sui monti.
Al sorgere del sole siamo usciti e ci siamo incamminati nei boschi. Il Portogallo offre paesaggi meravigliosi in ogni momento, ma l’alba e il tramonto qui hanno un qualcosa di magico. E’ strano, a casa a malapena ti accorgi del tramonto. Se però sei tu da solo con la natura anche questi momenti diventano le pietre miliari della giornata.
Seguendo le frecce del “Caminho da costa” salivamo sul monte, noi invece abbiamo girato e siamo andati giù verso il mare.Abbiamo attraversato paesi minuscoli, con case basse, cortili e cani randagi. Sembrava di fare un tuffo nei paesi di campagna di una volta, quelli dove tutti salutano tutti, ci si fa un sorriso e ogni casa ha il suo orto. Fino a quando siamo arrivati sulla statale e da lì ci siamo trovati direttamente in spiaggia, ad Amorosa. Siamo arrivati così presto che tutti i bar dove poter mangiare qualcosa erano ancora chiusi. Ma abbiamo proseguito: il Cammino è affollato e chi prima arriva meglio alloggia! Alle 9 il caldo era già insopportabile, alle 10 abbiamo visto i canadair raccogliere acqua nell’oceano e poi dirigersi all’interno, probabilmente verso qualche bosco che andava a fuoco.
Alle 11 eravamo stremati. Eravamo partiti tutti arzilli: partiamo presto, alle 11 arriviamo, troviamo da dormire e poi passiamo il pomeriggio in spiaggia! Il morale pian piano calava, di pari passo con la stanchezza.


Decidiamo di provare a prenotare.
Ambientazione: marciapiede strettissimo della statale, Emily seduta per terra, Daniele in piedi appoggiato a un albero che fuma.
Albergue n.1:”Sorry,do you speak English?” “No” “…Spanish?” “Yes”. Ma i nostri sforzi di parlare una lingua che non conosciamo non sono serviti, non aveva posto.
Albergue n.2: “Sorry, do you speak English” “Yes” Evvai! Ma anche questo non aveva posto.
Albergue n.3: non risponde proprio nessuno.
Optiamo per il terzo, pensando che mal che vada è una località di mare e qualche hotel turistico c’è. Certo, non economico come un albergue ma comunque è un tetto sopra la testa.
Attraversiamo il lungo ponte di ferro che entra a Viana do Castelo, boccheggiando dal caldo.

Arriviamo all’albergue e…c’è posto! Ci mettiamo in fila, seduti per terra con altri pellegrini, ci togliamo le scarpe e finalmente sgranocchiamo qualcosa (gli avanzi della colazione).
Inizia la tiritera dell’ingresso in albergue: entra, paga, timbro sulla credenziale, scegli il letto, localizza il bagno, doccia, rivestiti, lava i vestiti, stendi i vestiti e poi svaccati sul letto!
Non c’è nemmeno bisogno di dirvi che in spiaggia non siamo andati, il gran caldo ci aveva distrutti.
Abbiamo invece fatto un giro per il centro storico del paese per mangiare delle crocchette di baccalà fenomenali e fare la spesa per la cena.
La fauna dell’albergue di Viana do Castelo include: una marea di ragazzi spagnoli (anche loro li avremo rincontrati), una coppia slovacca, un tizio di Verona che stava andando da Santiago a Porto (dopo aver fatto tutto il cammino francese dai Pirenei) e verso sera si è palesato di nuovo l’amico Fritz. E’ arrivato in infradito, oltre all’ustione aveva anche i piedi pieni di vesciche. Chissà se è poi arrivato a Santiago…
Sarà che forse eravamo troppo stanchi per sentire il russare degli altri, ma la seconda notte abbiamo dormito come due massi!
Ps: per arrivare a Viana do Castelo abbiamo abbandonato il percorso indicato per scendere verso il mare, attraversando paesini minuscoli. Se avessimo proseguito sui monti saremo comunque arrivati a Viana do Castelo, probabilmente in meno tempo.

I PORACCI LUNGO IL CAMMINO