Il Cammino Portoghese – da Viana do Castelo a Caminha (tappa 3)

La terza tappa del Cammino Portoghese, quella che ci ha condotti da Viana do Castelo (in Portogallo) a Caminha (in Spagna) è stata la più lunga di tutte. Anche se è stata quella in cui abbiamo camminato meno. Paradossale? Mica tanto…Seguiteci!

LA SVEGLIA ALLE 4 DI MATTINA

Siamo in ferie, anche se un tipo di ferie un po’ particolari, e ci alziamo alle 4 del mattino. Perchè? Sempre per i soliti motivi: evitare il caldo e trovare posto per dormire.
La sera prima a Viana do Castelo c’era stata una festa, una sagra di paese. Qualcosa di folkloristico a cui noi non avevamo partecipato perchè eravamo occupati a collassare a letto. Inoltre in alcuni albergue (principalmente i municipali) dopo una certa ora non si può uscire. O meglio, si può uscire, ma poi non puoi rientrare!
Quindi la sagra l’abbiamo vista alle 4.30, mentre col buio pulivano le strade e chiudevano gli stand.
Il paese era illuminato come una vera festa patronale. Forse è stato ancora più pittoresco vivere le luminarie alle 4 del mattino, a festa conclusa. Avevano perso quella connotazione di festa e le strade deserte le rendevano un po’ malinconiche. Sicuramente le abbiamo affrontate con tutto un altro mood.


Abbiamo seguito il lungomare, una classica passeggiata asfaltata che costeggia le spiagge deserte. Ma faceva buio. Arriviamo in fondo al lungomare, dove il sentiero si addentra tra sabbia, scogli ed erba alta, dove c’è solo una passerella di legno in mezzo alla natura. Con la nostra piccola torcia abbiamo provato a proseguire, ma abbiamo ritenuto più prudente tornare indietro e aspettare l’alba. Non era il caso di slogarsi una caviglia già il terzo giorno.
Così ci siamo messi su una panchina, vestiti di tutto punto perchè faceva un gran freddo. A farci compagnia un gruppo di ragazzi portoghesi. Da una vecchia automobile ascoltavano musica e chiacchieravano, fumando le ultime sigarette prima di andare a casa.
Quando ha albeggiato (il Portogallo è un’ora indietro rispetto a noi, quindi il sole sorge prima) siamo partiti.

DOV’E CAVOLO E’ QUESTO SENTIERO?!

Quando siamo partiti abbiamo iniziato a incrociare altri pellegrini, pochi ma buoni. Tra i tanti incrociati c’era il “genio della lampada”, un ragazzo con l’orecchino che avremo incrociato ad ogni tappa da lì in poi.
Seguiamo inizialmente le passerelle in legno, poi una stradina bianca, poi il sentierino nell’erba poi…fine delle indicazioni! Apriamo la guida, confrontiamo la strada fatta con quella indicata, accendiamo Google Maps. Se fossimo stati anche solo alla tappa prima avremmo potuto seguire tranquillamente la spiaggia ma qui la spiaggia si era ristretta per far spazio a scogli e piante. Sembrava di essere in Irlanda.

Abbiamo proseguito per un po’ nel nulla, facendoci spazio tra la vegetazione come dei novelli Tarzan e Jane. Non c’era niente, solo piante e piante, poi gli scogli e poi l’acqua. Dove erano finiti gli altri pellegrini? Dove cavolo stavamo andando? Perchè sembrava che oltre a noi non passasse nessuno da chissà quanto tempo?
La poraccia Emily quella mattina stava già male al momento della partenza, tra freddo, male ai piedi, sonno, dolori vari ed eventuali, quel sentiero l’ha fatta un po’…sbroccare! “Portami verso un paese, io prendo un autobus!”
E così ci siamo incamminati verso Carreço, che resterà per sempre nei nostri cuori.

IL BAR, TRA “ANGELI DEL CAMMINO” E INFORMAZIONI SEGRETE

A Carreço abbiamo trovato subito un bar e abbiamo notato che tutti i pellegrini che avevano dormito con noi la sera prima stavano arrivando con calma da una strada asfaltata. Bene, c’era una strada comoda e noi chissà dove ci siamo persi! Ma c’era un bar, quello era fondamentale.
Abbiamo incontrato il ragazzo portoghese con cui avevamo diviso il taxi a Marinha. Aveva lo stesso zaino del poraccio Daniele (d’altronde la divisa del pellegrino è rigorosamente firmata Decathlon) ma a lui dava problemi. Utilizzando la poraccia Emily come interprete, in un inglese/spagnolo/portoghese/italiano Daniele ha sistemato lo zaino del nostro nuovo amico. Era felice come una Pasqua, non avevamo mai visto qualcuno così felice solo per aver ricevuto qualche dritta su come tirare i cordini dello zaino. Ma forse se lo zaino diventa la tua casa e te lo devi portare per almeno 5 ore ogni giorno anche i cordini hanno la loro bella importanza.
Nonostante i pasteis de nata e il caffè la poraccia Emily stava sempre peggio. Con fare circospetto è andata nella tabaccheria di fianco al bar a chiedere informazioni sulla stazione più vicina. Una biondona portoghese le ha detto di rivolgersi al bar di fianco che ovviamente pullulava di pellegrini. Ma come, così tutti sapranno che prendiamo un treno e siamo dei pellegrini tarocchi! Ci guarderanno mormorando “perzone falze”!
Alla fine nessun pellegrino ha fatto caso alla nostra conversazione col barista. E forse non è importante se un pellegrino prende un mezzo quando è stanco, l’importante è arrivare, non fare le gare. E soprattutto bisogna ascoltare i segnali del proprio corpo, è lui che ci deve portare alla meta, se ha bisogno di riposo o glielo dai o se lo prende.
I bar sul cammino sono forse la cosa più bella. Ci si incontra, si parla tranquillamente tra sconosciuti, si condividono informazioni e pensieri, si beve a volte un caffè e a volte una birra e si spende poco.

LA STAZIONE

La stazione di Carreço resterà nella storia come l’attesa più lunga della nostra vita. Treno previsto per le 10.40 (eravamo in giro dalle 4.30, un supplizio). Stiamo un po’ al bar e poi andiamo ad aspettare in stazione. Stazione con un binario solo, nel silenzio assoluto.
Davanti alla stazione c’era una collina da cui saliva una colonnina di fumo. Un incendio, probabilmente. Ogni tanto passava qualche aereo a gettare acqua ma abbiamo notato che gli abitanti del paese proseguivano indisturbati le loro attività quindi non ci siamo preoccupati. In Portogallo abbiamo visto spesso colonnine di fumo sui monti o canadair raccogliere acqua, si vede che col gran caldo purtroppo gli incendi sono frequenti.
Poi è venuto a farci compagnia un cagnolino. “Non toccarlo, se è un randagio e si affeziona poi ci segue”. Ma come si fa a non accarezzare un cucciolino batuffoloso che vuole solo giocare? Era molto dolce, ma poi ci siamo limitati proprio pensando che magari si sarebbe affezionato. Invece dopo una buona mezz’ora è ricomparso il padrone a chiamarlo e lui trotterellando ci ha lasciati per andare da lui.


Il treno intanto non passava. Con noi c’era anche una famiglia portoghese che aspettava. Ci siamo avvicinati per chiedere informazioni sull’orario. Magari avevamo sbagliato a leggere il cartellone o ci eravamo persi la postilla feriale/festivo. Ci hanno risposto che l’orario era giusto ma in Portogallo i treni passano quando vogliono loro. “Como a l’Italia”, abbiamo risposto.
Chiediamo anche come fare i biglietti visto che non c’è una biglietteria o una qualsiasi macchinetta. Al bar ci avevano detto che i biglietti si prendono “trem trem”, quindi sul treno, nemmeno loro li avevano. Anche la famigliola in gita ci risponde “trem trem”.
Finalmente dopo quasi 40 minuti di ritardo è arrivato il treno. Cerchiamo subito un controllore per fare i biglietti, presi come siamo dalla nostra ansia di fare i viaggiatori poveri sì, ma onesti.
Lo fermiamo e ci dice che arriva subito. Ci sediamo. A proposito, ma lo sapete che sui treni regionali portoghesi il sedile si può girare a seconda del senso di marcia del treno??
Il controllore ci passa vicino senza calcolarci, va avanti e fa i biglietti al vagone successivo. Lo rincorriamo e di nuovo ci dice di aspettare. Ma cos’hanno questi portoghesi che per loro è sempre tutto un “aspetta” e “con calma”? Aspettiamo e alla fermata prima della nostra passa a farci i biglietti, decisamente economici. Ma sempre con calma, eh. Noi agitati per cercare in fretta le monetine giuste e questo che ci osserva sempre con tutta la calma del mondo.
La calma l’abbiamo incontrata ogni volta che abbiamo avuto a che fare con un portoghese, sia al ristorante, che negli albergue, che sui mezzi pubblici. “No rush” è la frase che ci hanno detto sempre quando magari cercavamo di essere veloci e scattanti. Questa calma così diversa da quella a cui siamo abituati qui ci è sembrata subito molto strana, poi molto piacevole.

CAMINHA

Scesi a Caminha abbiamo attraversato a piedi il piccolo paese. Sarebbe stata l’ultima breve passeggiata in suolo portoghese. Poi ci siamo diretti al porto dove, per la misera cifra di 1€, abbiamo potuto prendere il traghetto per attraversare il fiume Minho.
Al bar del porto ci siamo fermati a bere una birra in compagnia di due ragazzi spagnoli conosciuti al momento. La gente coi pellegrini è sempre così socievole! Il ragazzo parlava benissimo italiano e lavorava infatti per una ditta italiana, la ragazza non lo parlava ma ci siamo capiti ugualmente. Ormai lo Spanguese non aveva più segreti per noi.
I due ragazzi si sono imbarcati a bordo della loro decapotabile mentre noi ci siamo seduti al posto dei poracci. Tirava un vento incredibile e a metà traversata la barca era completamente avvolta dalla nebbia. Il tratto da attraversare non è molto lungo (la foce di un fiume quanto può essere grande?) ma non si vedeva più nessuna delle due sponde.

E poi, magicamente, siamo sbarcati in Spagna ed è uscito un sole che spaccava le pietre.

A GUARDA

Da A Guarda porto siamo andati a piedi ad A Guarda città, 4 km molto piacevoli tra i boschi, con qualche salita ma non troppo difficoltosa anche per la sofferente Emily.
Siamo arrivati e abbiamo trovato subito posto all’albergue municipale. Check in, doccia, lava i vestiti, riposa e infine fatti una passeggiata per il paese.
A Guarda sembra la classica città di confine, dove immaginiamo una volta ci siano state molte attività di contrabbando. Invece ora pullula di farmacie per pellegrini, dove abbiamo comprato delle solette in gel che ci hanno salvato nei giorni successivi.
Abbiamo mangiato un boccadillo, ossia un panino imbottito. Dal nome ci aspettavamo uno snack e invece ci è arrivata una ciabatta intera! I proprietari del locale sono stati gentilissimi. Invece di dirci:”abbiamo questo questo e questo” ci hanno chiesto con cosa volevamo il panino. “Jamon!”
E loro, che evidentemente l’avevano finito, sono andati a comprarlo apposta per noi.
Il Cammino è anche sperimentare atti di gentilezza gratuiti e riscoprire il lato buono delle persone.

In albergue abbiamo incontrato un tizio dal forte accento americano che aveva completamente sbagliato strada, si era sparato 30km in più oltre a quelli della tappa, era distrutto. E’ stato infatti l’unico che la mattina successiva non si sia svegliato col rumore della mandria di pellegrini in partenza.
Altri personaggi degni di nota sono:
-una signora olandese che telefonava compulsivamente per prenotare per la notte seguente
-una signora di oltre 70 anni che avremo poi ritrovato tante altre volte
-i ragazzi spagnoli della sera prima
-una coppia ungherese
-l’hospitalero
-dei ragazzi spagnoli che facevano la pasta alla carbonara ma non era carbonara (e qui esce il lato degli italiani all’estero che non possono vedere profanata così la pasta!)

Totale della giornata: 12km a piedi+treno+barca+4km di nuovo a piedi

Il Cammino Portoghese – da Povoa de Varzim a Viana do Castelo (tappe 1 e 2)

In questo primo racconto vi parliamo delle nostre prime 2 tappe lungo il Cammino Portoghese.
Siamo partiti da Porto la mattina (alle 5…ma non sarebbe stata la peggior levataccia!) per prendere la metro in direzione Povoa de Varzim, da cui sarebbe partito il nostro cammino.
Perchè non siete partiti a piedi da Porto, ci chiederete. Fondamentealmente per ottimizzare i giorni di ferie, saltando le prime 2 tappe abbiamo potuto fare i 2 giorni finali a Finisterre in pieno relax. Ed essendo il primo cammino abbiamo voluto “stare larghi” coi tempi. Non sapevamo se ce l’avremmo fatta a mantenere il ritmo e quindi un paio di giorni in più in caso di malessere/crampi/vesciche/maltempo/imprevisti vari ce li siamo voluti tenere. Iniziamo?

TAPPA 1 – DA POVOA DE VARZIM A MARINHA – 24,88km

Appena scesi dalla metro a Povoa de Varzim non è stato difficile trovare indicazioni per il cammino. Povoa de Varzim è la classica cittadina sul mare, ricca di hotel e di villeggianti. Quando siamo passati noi stavano ancora aprendo gli stabilimenti balneari e la spiaggia era quasi deserta, ma col passare delle ore le spiagge erano sempre più affollate. Subito il percorso inizia a seguire il lungomare, si attravresano paesini in pieno stile “un’estate al mareeeeee” fino a un punto in cui la guida voleva mandarci sulla statale. Noi invece abbiamo seguito la spiaggia! Non è stato per niente facile camminare sulla sabbia, soprattutto con uno zaino in spalla, ma per i piedi l’acqua fredda era una vera manna dal cielo. Per pulirci i piedi abbiamo usato un po’ di acqua delle borracce e le salviette Chilly. D’altronde il cammino è anche l’arte del sapersi arrangiare.


Ad Apulia (a metà tappa) ci siamo fermati a mangiare un panino e bere una birretta, ma siccome non sappiamo ben spiegarci in portoghese di birre ce ne hanno portate 3! Anche al momento del conto pensavamo di aver capito male: ci sembrava impossibile aver speso solo 9€ di 3 birre e 2 panini enormi.
Proseguendo abbiamo trovato di nuovo le passerelle di legno lungo la costa, abbiamo attraversato altri paesi per finire, stremati, a Marinha. Cerchiamo l’albergue, ci innervosiamo per la stanchezza e i 38 gradi, arriviamo e scopriamo che non c’è più posto! In preda allo sconforto ci siamo rivolti alla vicina sede della Croce Rossa, dove una ragazza ci informa che il prossimo albergue è a 10km. Per fortuna ci sono altri pellegrini col nostro stesso problema e decidiamo di dividerci un taxi. Con noi c’erano l’amico Fritz, un tedesco grande e grosso e completamente ustionato dal sole, e un ragazzo portoghese molto giovane.
Dopo aver provato l’esperienza della guida dei portoghesi vi possiamo dire che forse forse è meglio andare a piedi anche con 38 gradi. Il nostro autista guidava girato verso noi seduti dietro per parlarci, saremmo stati più tranquilli se avesse guardato la strada…


Abbiamo trascorso il tardo pomeriggio a riposare, lavare vestiti e osservare incuriositi la fauna degli ostelli. Abbiamo incontrato addirittura dei coreani con più powerbank che vestiti nello zaino.
L’albergue era molto piccolo, aveva solo una stanza con una ventina di posti, un bagno e una piccola cucina, ma dava proprio l’idea di comunità e di condivisione.
Siamo andati al supermercato (a 1km dall’albergue) a recuperare cibo per la colazione del giorno dopo. Come meta per la cena il ristorante a 2 passi dall’albergue offriva un ricco menu del pellegrino a soli 6€! E invece era chiuso e siamo dovuti tornare al supermercato a recupare la cena. Per un totale di altri 4km in questa giornata.
La nostra prima sera l’abbiamo trascorsa a chiacchierare con altri italiani, tra cui un ragazzo che avremo poi incontrato di nuovo a Finisterre! E a letto presto!
“Ma quando arriva la notte la notte..:”, cantava Arisa. Quando arriva la notte partono i “roncadores” e, ragazzi, sono terribili. Proviamo con i tappi, con gli auricolari e la musica, chiediamo a wikihow “come mettere i tappi per le orecchie”. Forse stiamo sbagliando qualcosa se sentiamo ancora russare!
E invece no, amici, abbiamo trovato il russatore seriale più temibile dell’intera galassia. Tra caldo e “roncador” avremmo dormito tipo 1-2 ore… Ma la mattina dopo eravamo comunque abbastanza carichi!

TAPPA 2 – DA MARINHAS A VIANA DO CASTELO – 20,32km

Per la seconda tappa non siamo partiti da Marinhas ma dall’albergue sulla collina a 10km da Marinhas. La sera prima avevamo studiato la posizione con Google maps+guida ma evidentemente qualcosa è andato storto perchè, invece di scendere verso il mare, ci siamo inerpicati sui monti.
Al sorgere del sole siamo usciti e ci siamo incamminati nei boschi. Il Portogallo offre paesaggi meravigliosi in ogni momento, ma l’alba e il tramonto qui hanno un qualcosa di magico. E’ strano, a casa a malapena ti accorgi del tramonto. Se però sei tu da solo con la natura anche questi momenti diventano le pietre miliari della giornata.
Seguendo le frecce del “Caminho da costa” salivamo sul monte, noi invece abbiamo girato e siamo andati giù verso il mare.Abbiamo attraversato paesi minuscoli, con case basse, cortili e cani randagi. Sembrava di fare un tuffo nei paesi di campagna di una volta, quelli dove tutti salutano tutti, ci si fa un sorriso e ogni casa ha il suo orto. Fino a quando siamo arrivati sulla statale e da lì ci siamo trovati direttamente in spiaggia, ad Amorosa. Siamo arrivati così presto che tutti i bar dove poter mangiare qualcosa erano ancora chiusi. Ma abbiamo proseguito: il Cammino è affollato e chi prima arriva meglio alloggia! Alle 9 il caldo era già insopportabile, alle 10 abbiamo visto i canadair raccogliere acqua nell’oceano e poi dirigersi all’interno, probabilmente verso qualche bosco che andava a fuoco.
Alle 11 eravamo stremati. Eravamo partiti tutti arzilli: partiamo presto, alle 11 arriviamo, troviamo da dormire e poi passiamo il pomeriggio in spiaggia! Il morale pian piano calava, di pari passo con la stanchezza.


Decidiamo di provare a prenotare.
Ambientazione: marciapiede strettissimo della statale, Emily seduta per terra, Daniele in piedi appoggiato a un albero che fuma.
Albergue n.1:”Sorry,do you speak English?” “No” “…Spanish?” “Yes”. Ma i nostri sforzi di parlare una lingua che non conosciamo non sono serviti, non aveva posto.
Albergue n.2: “Sorry, do you speak English” “Yes” Evvai! Ma anche questo non aveva posto.
Albergue n.3: non risponde proprio nessuno.
Optiamo per il terzo, pensando che mal che vada è una località di mare e qualche hotel turistico c’è. Certo, non economico come un albergue ma comunque è un tetto sopra la testa.
Attraversiamo il lungo ponte di ferro che entra a Viana do Castelo, boccheggiando dal caldo.

Arriviamo all’albergue e…c’è posto! Ci mettiamo in fila, seduti per terra con altri pellegrini, ci togliamo le scarpe e finalmente sgranocchiamo qualcosa (gli avanzi della colazione).
Inizia la tiritera dell’ingresso in albergue: entra, paga, timbro sulla credenziale, scegli il letto, localizza il bagno, doccia, rivestiti, lava i vestiti, stendi i vestiti e poi svaccati sul letto!
Non c’è nemmeno bisogno di dirvi che in spiaggia non siamo andati, il gran caldo ci aveva distrutti.
Abbiamo invece fatto un giro per il centro storico del paese per mangiare delle crocchette di baccalà fenomenali e fare la spesa per la cena.
La fauna dell’albergue di Viana do Castelo include: una marea di ragazzi spagnoli (anche loro li avremo rincontrati), una coppia slovacca, un tizio di Verona che stava andando da Santiago a Porto (dopo aver fatto tutto il cammino francese dai Pirenei) e verso sera si è palesato di nuovo l’amico Fritz. E’ arrivato in infradito, oltre all’ustione aveva anche i piedi pieni di vesciche. Chissà se è poi arrivato a Santiago…
Sarà che forse eravamo troppo stanchi per sentire il russare degli altri, ma la seconda notte abbiamo dormito come due massi!
Ps: per arrivare a Viana do Castelo abbiamo abbandonato il percorso indicato per scendere verso il mare, attraversando paesini minuscoli. Se avessimo proseguito sui monti saremo comunque arrivati a Viana do Castelo, probabilmente in meno tempo.

I PORACCI LUNGO IL CAMMINO

Porto – Bacalhau e storia

Il nostro primo incontro col Portogallo è iniziato a Porto, seconda città del Paese e famosa per l’omonimo vino.

Situtata nella parte nord del Portogallo e adagiata sulle rive del fiume Douro, Porto ha un’atmosfera molto particolare. Sembra la città di un vecchio porto, con tante case affacciate sulla riva del fiume in un eterno sali e scendi, oppure un borgo del sud Italia, ricco di chiese e di piccoli negozi. Nel contempo però il ponte di ferro sul Douro (il ponte Dom Luis I, simbolo della città) le dona una connotazione più moderna.

In effetti Porto nasce come un…porto! Da qui deriva (ma va?!) il suo nome. E da Porto deriva il nome Portogallo.

IL CENTRO STORICO

La città di Porto ha un numero elevatissimo di chiese, a testimonianza dell’anima fortemente cattolica del Portogallo.
Si parte dalla cattedrale Sé, che sembra uscita da un film sui templari, fino ad arrivare alla sfarzosa Igreja de Sao Francisco dove però non siamo entrati.

Il centro storico è tutto un susseguirsi di salite e discese, ma la fatica non ci ha impedito di apprezzare la bellezza della città.
Attraversando il fiume Douro (noi l’abbiamo fatto in barca al tramonto) si raggiunge la zona delle cantine del Porto. Lungo il fiume sono infatti presenti numerose cantine e altrettanti ristoranti (principalmente di pesce), noi però abbiamo preferito provare ad avventurarci nel piccolo mercato al coperto!

LA LIBRERIA LELLO

Tra le varie e numerose attività commerciali di Porto spicca la Livraria Lello.
Sapete a cosa si è ispirata J.K. Rowling per descrivere la biblioteca di Hogwarts? Proprio alla libreria Lello di Porto.
L’edificio fu costruito nel 1869 ed è una delle librerire più belle che abbiamo mai visto!
Per entrare si pagano 5€ a testa, che sono però deducibili dal prezzo di qualsiasi libro uno decida di comprare. Noi ci siamo presi una guida (in tedesco perchè le alternative erano portoghese, spagnolo o francese) del Cammino Portoghese.
La libreria è ricca di decori liberty e di altissimi scaffali in legno. L’atmosfera è davvero particolare ma putroppo per noi è stata un po’ “disturbata” dall’alto numero di turisti.
Vi consigliamo al 100% una visita qui, ma se potete evitate la domenica pomeriggio 😉

AZULEJOS

Tipici del Portogallo sono gli azulejos, ossia le famose piastrelle bianche e blu che abbiamo trovato su numerosi edifici, sia religiosi che civili.
L’esempio forse più bello che abbiamo visto a Porto è la stazione di Sao Bento in cui l’atrio è completamente rivestito da azulejos che raccontano storie del Portogallo.

COSA MANGIARE a porto

In Portogallo fanno il pesce a un livello infinitamente superiore a quello a cui siamo abituati noi nella umida pianura padana!
Il pesce però che fanno meglio (e in più versioni diverse) è senza dubbio il baccalhau! Ovviamente avete capito che parliamo del baccalà, a cui noi certo siamo abituati (lo mangiamo “alla vicentina”), ma le crocchette di baccalà, il baccalà gratinato, nella zuppa, in ogni modo possiate immaginarlo, a Porto è spettacolare!
Qui abbiamo provato anche un’altra specialità portoghese: la francesinha. Si tratta di una specie di panino ricoperto di formaggio e farcito con bistecca, prosciutto, in alcuni casi salsiccia, e accompagnato da una salsa leggermente piccante.


A Porto abbiamo anche fatto la conoscenza dei pasteis de nata, dei dolcetti alla crema che ci hanno accompagnati praticamente per tutto il cammino (almeno per quello che abbiamo fatto in suolo portoghese)
Per concludere abbinate un bicchiere di Porto et voilà, la perfetta cena portoghese è servita!

PORTO BY NIGHT

Dopo cena vi consigliamo di salire al Jardim do Morro, a pochi passi dal ponte Luis I e ammirare il panorama. E’ pieno di gente che beve, chiacchiera, socializza, ci sono bar e musica.
Un posto dall’atmosfera easy e dal panorama mozzafiato, da non perdere per le serate a Porto!

INFORMAZIONI UTILI

Dall’aeroporto di Porto (Francisco Sà Carneiro) si raggiunge il centro storico in 30 minuti di metropolitana.
All’interno della città ci si sposta tranquillamente a piedi. Sarà che eravamo già nel mood “caminho” ma non abbiamo sentito necessità di cercare mezzi pubblici
Mangiare e bere a Porto secondo noi costa meno che in Italia (dipende poi sempre da cosa e dove mangiate, ma questo è abbastanza ovvio) anche se costa un po’ di più rispetto a quello che abbiamo speso poi nei paesini poco più a nord (ma anche questo è abbastanza ovvio).

LEI A PORTO