Il Cammino Portoghese – da Viana do Castelo a Caminha (tappa 3)

La terza tappa del Cammino Portoghese, quella che ci ha condotti da Viana do Castelo (in Portogallo) a Caminha (in Spagna) è stata la più lunga di tutte. Anche se è stata quella in cui abbiamo camminato meno. Paradossale? Mica tanto…Seguiteci!

LA SVEGLIA ALLE 4 DI MATTINA

Siamo in ferie, anche se un tipo di ferie un po’ particolari, e ci alziamo alle 4 del mattino. Perchè? Sempre per i soliti motivi: evitare il caldo e trovare posto per dormire.
La sera prima a Viana do Castelo c’era stata una festa, una sagra di paese. Qualcosa di folkloristico a cui noi non avevamo partecipato perchè eravamo occupati a collassare a letto. Inoltre in alcuni albergue (principalmente i municipali) dopo una certa ora non si può uscire. O meglio, si può uscire, ma poi non puoi rientrare!
Quindi la sagra l’abbiamo vista alle 4.30, mentre col buio pulivano le strade e chiudevano gli stand.
Il paese era illuminato come una vera festa patronale. Forse è stato ancora più pittoresco vivere le luminarie alle 4 del mattino, a festa conclusa. Avevano perso quella connotazione di festa e le strade deserte le rendevano un po’ malinconiche. Sicuramente le abbiamo affrontate con tutto un altro mood.


Abbiamo seguito il lungomare, una classica passeggiata asfaltata che costeggia le spiagge deserte. Ma faceva buio. Arriviamo in fondo al lungomare, dove il sentiero si addentra tra sabbia, scogli ed erba alta, dove c’è solo una passerella di legno in mezzo alla natura. Con la nostra piccola torcia abbiamo provato a proseguire, ma abbiamo ritenuto più prudente tornare indietro e aspettare l’alba. Non era il caso di slogarsi una caviglia già il terzo giorno.
Così ci siamo messi su una panchina, vestiti di tutto punto perchè faceva un gran freddo. A farci compagnia un gruppo di ragazzi portoghesi. Da una vecchia automobile ascoltavano musica e chiacchieravano, fumando le ultime sigarette prima di andare a casa.
Quando ha albeggiato (il Portogallo è un’ora indietro rispetto a noi, quindi il sole sorge prima) siamo partiti.

DOV’E CAVOLO E’ QUESTO SENTIERO?!

Quando siamo partiti abbiamo iniziato a incrociare altri pellegrini, pochi ma buoni. Tra i tanti incrociati c’era il “genio della lampada”, un ragazzo con l’orecchino che avremo incrociato ad ogni tappa da lì in poi.
Seguiamo inizialmente le passerelle in legno, poi una stradina bianca, poi il sentierino nell’erba poi…fine delle indicazioni! Apriamo la guida, confrontiamo la strada fatta con quella indicata, accendiamo Google Maps. Se fossimo stati anche solo alla tappa prima avremmo potuto seguire tranquillamente la spiaggia ma qui la spiaggia si era ristretta per far spazio a scogli e piante. Sembrava di essere in Irlanda.

Abbiamo proseguito per un po’ nel nulla, facendoci spazio tra la vegetazione come dei novelli Tarzan e Jane. Non c’era niente, solo piante e piante, poi gli scogli e poi l’acqua. Dove erano finiti gli altri pellegrini? Dove cavolo stavamo andando? Perchè sembrava che oltre a noi non passasse nessuno da chissà quanto tempo?
La poraccia Emily quella mattina stava già male al momento della partenza, tra freddo, male ai piedi, sonno, dolori vari ed eventuali, quel sentiero l’ha fatta un po’…sbroccare! “Portami verso un paese, io prendo un autobus!”
E così ci siamo incamminati verso Carreço, che resterà per sempre nei nostri cuori.

IL BAR, TRA “ANGELI DEL CAMMINO” E INFORMAZIONI SEGRETE

A Carreço abbiamo trovato subito un bar e abbiamo notato che tutti i pellegrini che avevano dormito con noi la sera prima stavano arrivando con calma da una strada asfaltata. Bene, c’era una strada comoda e noi chissà dove ci siamo persi! Ma c’era un bar, quello era fondamentale.
Abbiamo incontrato il ragazzo portoghese con cui avevamo diviso il taxi a Marinha. Aveva lo stesso zaino del poraccio Daniele (d’altronde la divisa del pellegrino è rigorosamente firmata Decathlon) ma a lui dava problemi. Utilizzando la poraccia Emily come interprete, in un inglese/spagnolo/portoghese/italiano Daniele ha sistemato lo zaino del nostro nuovo amico. Era felice come una Pasqua, non avevamo mai visto qualcuno così felice solo per aver ricevuto qualche dritta su come tirare i cordini dello zaino. Ma forse se lo zaino diventa la tua casa e te lo devi portare per almeno 5 ore ogni giorno anche i cordini hanno la loro bella importanza.
Nonostante i pasteis de nata e il caffè la poraccia Emily stava sempre peggio. Con fare circospetto è andata nella tabaccheria di fianco al bar a chiedere informazioni sulla stazione più vicina. Una biondona portoghese le ha detto di rivolgersi al bar di fianco che ovviamente pullulava di pellegrini. Ma come, così tutti sapranno che prendiamo un treno e siamo dei pellegrini tarocchi! Ci guarderanno mormorando “perzone falze”!
Alla fine nessun pellegrino ha fatto caso alla nostra conversazione col barista. E forse non è importante se un pellegrino prende un mezzo quando è stanco, l’importante è arrivare, non fare le gare. E soprattutto bisogna ascoltare i segnali del proprio corpo, è lui che ci deve portare alla meta, se ha bisogno di riposo o glielo dai o se lo prende.
I bar sul cammino sono forse la cosa più bella. Ci si incontra, si parla tranquillamente tra sconosciuti, si condividono informazioni e pensieri, si beve a volte un caffè e a volte una birra e si spende poco.

LA STAZIONE

La stazione di Carreço resterà nella storia come l’attesa più lunga della nostra vita. Treno previsto per le 10.40 (eravamo in giro dalle 4.30, un supplizio). Stiamo un po’ al bar e poi andiamo ad aspettare in stazione. Stazione con un binario solo, nel silenzio assoluto.
Davanti alla stazione c’era una collina da cui saliva una colonnina di fumo. Un incendio, probabilmente. Ogni tanto passava qualche aereo a gettare acqua ma abbiamo notato che gli abitanti del paese proseguivano indisturbati le loro attività quindi non ci siamo preoccupati. In Portogallo abbiamo visto spesso colonnine di fumo sui monti o canadair raccogliere acqua, si vede che col gran caldo purtroppo gli incendi sono frequenti.
Poi è venuto a farci compagnia un cagnolino. “Non toccarlo, se è un randagio e si affeziona poi ci segue”. Ma come si fa a non accarezzare un cucciolino batuffoloso che vuole solo giocare? Era molto dolce, ma poi ci siamo limitati proprio pensando che magari si sarebbe affezionato. Invece dopo una buona mezz’ora è ricomparso il padrone a chiamarlo e lui trotterellando ci ha lasciati per andare da lui.


Il treno intanto non passava. Con noi c’era anche una famiglia portoghese che aspettava. Ci siamo avvicinati per chiedere informazioni sull’orario. Magari avevamo sbagliato a leggere il cartellone o ci eravamo persi la postilla feriale/festivo. Ci hanno risposto che l’orario era giusto ma in Portogallo i treni passano quando vogliono loro. “Como a l’Italia”, abbiamo risposto.
Chiediamo anche come fare i biglietti visto che non c’è una biglietteria o una qualsiasi macchinetta. Al bar ci avevano detto che i biglietti si prendono “trem trem”, quindi sul treno, nemmeno loro li avevano. Anche la famigliola in gita ci risponde “trem trem”.
Finalmente dopo quasi 40 minuti di ritardo è arrivato il treno. Cerchiamo subito un controllore per fare i biglietti, presi come siamo dalla nostra ansia di fare i viaggiatori poveri sì, ma onesti.
Lo fermiamo e ci dice che arriva subito. Ci sediamo. A proposito, ma lo sapete che sui treni regionali portoghesi il sedile si può girare a seconda del senso di marcia del treno??
Il controllore ci passa vicino senza calcolarci, va avanti e fa i biglietti al vagone successivo. Lo rincorriamo e di nuovo ci dice di aspettare. Ma cos’hanno questi portoghesi che per loro è sempre tutto un “aspetta” e “con calma”? Aspettiamo e alla fermata prima della nostra passa a farci i biglietti, decisamente economici. Ma sempre con calma, eh. Noi agitati per cercare in fretta le monetine giuste e questo che ci osserva sempre con tutta la calma del mondo.
La calma l’abbiamo incontrata ogni volta che abbiamo avuto a che fare con un portoghese, sia al ristorante, che negli albergue, che sui mezzi pubblici. “No rush” è la frase che ci hanno detto sempre quando magari cercavamo di essere veloci e scattanti. Questa calma così diversa da quella a cui siamo abituati qui ci è sembrata subito molto strana, poi molto piacevole.

CAMINHA

Scesi a Caminha abbiamo attraversato a piedi il piccolo paese. Sarebbe stata l’ultima breve passeggiata in suolo portoghese. Poi ci siamo diretti al porto dove, per la misera cifra di 1€, abbiamo potuto prendere il traghetto per attraversare il fiume Minho.
Al bar del porto ci siamo fermati a bere una birra in compagnia di due ragazzi spagnoli conosciuti al momento. La gente coi pellegrini è sempre così socievole! Il ragazzo parlava benissimo italiano e lavorava infatti per una ditta italiana, la ragazza non lo parlava ma ci siamo capiti ugualmente. Ormai lo Spanguese non aveva più segreti per noi.
I due ragazzi si sono imbarcati a bordo della loro decapotabile mentre noi ci siamo seduti al posto dei poracci. Tirava un vento incredibile e a metà traversata la barca era completamente avvolta dalla nebbia. Il tratto da attraversare non è molto lungo (la foce di un fiume quanto può essere grande?) ma non si vedeva più nessuna delle due sponde.

E poi, magicamente, siamo sbarcati in Spagna ed è uscito un sole che spaccava le pietre.

A GUARDA

Da A Guarda porto siamo andati a piedi ad A Guarda città, 4 km molto piacevoli tra i boschi, con qualche salita ma non troppo difficoltosa anche per la sofferente Emily.
Siamo arrivati e abbiamo trovato subito posto all’albergue municipale. Check in, doccia, lava i vestiti, riposa e infine fatti una passeggiata per il paese.
A Guarda sembra la classica città di confine, dove immaginiamo una volta ci siano state molte attività di contrabbando. Invece ora pullula di farmacie per pellegrini, dove abbiamo comprato delle solette in gel che ci hanno salvato nei giorni successivi.
Abbiamo mangiato un boccadillo, ossia un panino imbottito. Dal nome ci aspettavamo uno snack e invece ci è arrivata una ciabatta intera! I proprietari del locale sono stati gentilissimi. Invece di dirci:”abbiamo questo questo e questo” ci hanno chiesto con cosa volevamo il panino. “Jamon!”
E loro, che evidentemente l’avevano finito, sono andati a comprarlo apposta per noi.
Il Cammino è anche sperimentare atti di gentilezza gratuiti e riscoprire il lato buono delle persone.

In albergue abbiamo incontrato un tizio dal forte accento americano che aveva completamente sbagliato strada, si era sparato 30km in più oltre a quelli della tappa, era distrutto. E’ stato infatti l’unico che la mattina successiva non si sia svegliato col rumore della mandria di pellegrini in partenza.
Altri personaggi degni di nota sono:
-una signora olandese che telefonava compulsivamente per prenotare per la notte seguente
-una signora di oltre 70 anni che avremo poi ritrovato tante altre volte
-i ragazzi spagnoli della sera prima
-una coppia ungherese
-l’hospitalero
-dei ragazzi spagnoli che facevano la pasta alla carbonara ma non era carbonara (e qui esce il lato degli italiani all’estero che non possono vedere profanata così la pasta!)

Totale della giornata: 12km a piedi+treno+barca+4km di nuovo a piedi

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