Kyoto – Oro e Shogun

Il giorno seguente…

Come promesso ecco il secondo racconto del nostro soggiorno a Kyoto.

Se avete letto con attenzione vi ricorderete che al castello Nijo non siamo riusciti ad entrare. Se non avete letto con attenzione tornate a ripassare all’articolo precedente.

Nijo-jo

Ebbene, finalmente ce l’abbiamo fatta a visitarlo e ce l’abbiamo fatta anche a farci un po’ furbi: biglietto giornaliero del bus e basta con i 15 km a piedi in un giorno. Anche perchè i nostri piedi ormai avevano più cerotti che pelle…

Il castello Nijo si trova in all’interno di un fossato, circondato da giardini e da edifici “di servizio”. Si tratta principalmente di armerie e stanze per i samurai che lavoravano per lo shogun. Chi è uno shogun? Ce lo siamo chiesti spesso durante il nostro viaggio, anche perchè abbiamo visitato più luoghi legati agli shogun che all’imperatore. Si tratta della più alta carica dell’esercito giapponese, signori della guerra che spesso erano anche signori feudali. Per vederla in termini europei, anche se di fatto erano feudali pure loro e pure fino a ben più tardi di noi. Leggevamo che il termine viene utilizzato tutt’oggi col significato di “tiranno, dittatore, persona che comanda anche dietro le quinte”.

Al Nijo-jo si sono svolte tantissime vicende spesso sanguinarie tra shogun, samurai e qualche donna. Ci ha colpito molto come una volta fosse quasi normale suicidarsi per l’onore. Praticamente sono stati più i guerrieri che si sono suicidati che non quelli morti in battaglia, mah…

Di questo castello ci ha colpito la spiegazione di come sia sopravvissuto ai numerosissimi terremoti giapponesi, alcuni notoriamente tragici. Praticamente, visto che i giapponesini devono convivere con questa natura spesso nemica, si sono attrezzati già dall’antichità. Ci sono strati di sabbia e di argilla alternati con sopra l’edificio, in modo che possa dondolare senza crollare. Anche le colonne in legno hanno uno spazio più largo del loro diametro in modo da avere “gioco” e potersi muovere senza danni. Geniale, no? Ovviamente al giorno d’oggi i grattacieli hanno strutture ben più complesse della sabbia ma i giapponesi restano senza dubbio maestri nelle strutture antisismiche.

Il castello è quasi interamente in legno, un po’ cupo. Lo caratterizzano i pavimenti definiti “dell’usignolo” perchè in grado di “cantare” al minimo rumore. Sistema antisismico e antifurto eccellente nel Giappone del 1600!

Il Padiglione d’Oro

Dopo la visita al castello e ai suoi verdissimi giardini ci siamo diretti, ancora in autobus, al Padiglione d’Oro, uno dei simboli del Giappone. Incredibile quanto corrano gli autisti dei bus a Kyoto, sono matti! Il nostro autista è stato soprannominato Mario, in onore al famoso Mario del videogioco. Ma Emily è stata in grado di addormentarsi anche con questa guida spericolata… La cosa furba è che il viaggiatore paga quando scende dall’autobus, se non paghi non scendi ahah, furboni i giappi!

Eccolo lo splendente Padiglione d’Oro, il Kinkaku-ji:14231336_10210271313796098_5444322817450954576_o

Si tratta di un tempio costruito nel XIV secolo da un potente shogun e poi diventato un monastero del buddhismo rinzai. Nonostante lo shintoismo sia la religione ufficiale, il Giappone pullula di declinazioni del buddhismo, ognuna più interessante dell’altra.
Al tempio c’era un numero impressionante di turisti. Purtroppo la maggior parte era più preoccupati di fare foto da condividere subito sui social che a guardarsi attorno. Il rispetto veniva ogni tanto richiamato dagli addetti alla sorveglianza ma con scarsi risultati. Peccato per il vociare, è un posto dove perdersi nei giardini o sedersi a osservare il tempio emergere dall’acqua sarebbe meraviglioso. Lo è con la confusione, figuriamoci senza, dev’èssere proprio paradisiaco! Nel giardino ci sono piante strane che in Europa non abbiamo, altri laghetti, ponti, una sala da tè e numerosi simboli religiosi.

Dopo un “gustoso” gelato al tè verde ornato da palline di farina di riso (gnochetti di riso sul gelato praticamente…) abbiamo ripreso l’autobus per un altro tempio. E abbiamo capito perchè Kyoto è chiamata “la città dei mille templi”: ce n’è uno ad ogni angolo!

I Mille Buddha

Il tempio dei Mille Buddha, ufficialmente Sanjusangen-do è un monastero del Buddhismo tendai anche se al suo interno sono presenti richiami all’induismo. L’edificio principale è lungo e basso: una grande stanza popolata da mille statue della dea Kannon, nonchè da altre statue di divinità induiste. La particolarità è che sono tutte statue a grandezza naturale, incutono rispetto e venerazione, una sacralità diversa dalla nostra e molto emozionante. Un fondersi tra templi e natura che emoziona e tocca le corde più intime del cuore.

Oramai era ora di chiusura per i visitatori e ci ha fatto sorridere vedere i giovani monaci con la testa rasata correre per non arrivare tardi all’ora di preghiera. Erano molto dolci e nello stesso tempo molto composti. Il suono del gong aveva un doppio significato: per i turisti era l’ora di lasciare il tempio, per i monaci era l’ora di recarvisi.

LA SFIGA GIORNALIERA DI LUI
Non trovare il Pokemon center, entrare e girare tutto il centro commerciale dove doveva essere e non vederne la minima traccia.

LA SFIGA GIORNALIERA DI LEI
Il sole continua a picchiare e la mia faccia dopo 2 giorni era già color gamberone.

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