Rosaro di Valpantena, tra ghiacciaie e cimbri

Quanta storia può contenere un paese di sole 371 anime? Più di quello che si può pensare!
Vi raccontiamo qui di un percorso molto semplice da fare a Rosaro di Valpantena a nord della città di Verona. Dopo aver scoperto il mulino di Bellori, oggi partiamo per una passeggiata di 10km alla scoperta di chiese, capitelli, ghiacciaie e tradizioni dei cimbri. Chi erano? Prosegui nella lettura per scoprirlo. Partiamo?

ROSARO di valpantena, UN BORGO RICCO DI STORIA

La prima attestazione che si ha di Rosaro di Valpantena, borgo che conosceremo a breve per le sue ghiacciaie e per i cimbri, è un documento del 832. Ma perché Rosaro si chiama così?
La prima risposta è una leggenda: durante la peste del 1630 morirono tutti gli abitanti, tranne una ragazza di nome Rosa che avrebbe poi ribattezzato il paese. La seconda spiegazione è più logica: nella parte sud del paese c’erano numerosi roseti che avrebbero dato il nome al piccolo borgo.
D’altronde Rosaro di Valpantena è il posto perfetto per far crescere le rose, in quanto le nebbie della pianura padana si fermano proprio qui sotto, non salgono mai oltre.
Nel 1503 diventa comune sotto il dominio della Repubblica di Venezia

ORATORI PRIVATI

Nonostante Rosaro di Valpantena sia stata fondato prima dell’anno Mille, fino al 1657 non c’era nessuna chiesa in questo luogo. L’unica famiglia nobile documentata in questo paese è la famiglia degli Orti, tutti gli altri nobili di Verona si fermavano più in basso. La famiglia Orti costruì un oratorio ad uso privato, descritto a metà Seicento come fatiscente e molto piccolo. Era usanza comune per le famiglie nobiliari costruirsi una piccola chiesa privata nei pressi delle loro ville fuori città. Ufficialmente il motivo era per pregare quando si era lontani dalla chiesa, ma in realtà era anche un modo per affermare il proprio potere.
Nel 1661 l’oratorio venne intitolato a San Barnaba, ma solo nel Settecento fu utilizzato rare volte per motivi di devozione popolare.

Rosaro di Valpantena

ROSARO NEL NOVECENTO

Infine nel Novecento l’oratorio divenne di costante utilizzo per la comunità. Così decisero di costruire una vera e propria chiesa, ultimata nel 1910. La chiesa è composta da una sola navata ed è dedicata a San Barnaba.
San Barnaba, originario di Cipro, è considerato il primo missionario in quanto viaggiò molto per diffondere la parola di Dio. È spesso raffigurato con un libro al punto che è stato definito apostolo pur non essendolo stato. Morì probabilmente da martire.
Partendo da Rosaro di Valpantena per la nostra passeggiata troviamo subito un capitello, in contrada Mattiella, un terreno acquistato dalla famiglia Mattiella alla famiglia Orti. Si tratta di uno dei tanti capitelli costruiti dalle famiglie del luogo per chiedere protezione per il bestiame e il raccolto. Questo capitello però racconta una storia diversa. Durante la Prima Guerra Mondiale tutti e tre i figli della famiglia Mattiella partirono per la guerra. La famiglia decide che se fossero tornati vivi avrebbe eretto il capitello. Indovinate come è andata a finire?

Rosaro di Valpantena

L’ECONOMIA DELLA VALPANTENA

Come abbiamo già visto nell’articolo relativo al mulino di Bellori, le attività economiche in Valpantena erano prevalentemente agricole e di allevamento.
Ma anche le cave hanno avuto un ruolo importante nello sviluppo del territorio. In passato chi non era contadino (bacàn) si considerava superiore perché i contadini erano considerati succubi del proprietario terriero. Tagliapietre e artigiani si mettevano su un gradino sopra, soprattutto quelli esperti che avevano fatto pratica nelle cave di Sant’Ambrogio di Valpolicella e poi avevano “importato” la tecnica in Valpantena.
Addirittura qualcuno dice che le pietre dell’Arena di Verona vengano da Rosaro di Valpantena, ma molto probabilmente si tratta della leggenda di un anonimo.

Cava a Rosaro di Valpantena

UNA VISITA A UNA CAVA

Durante questa passeggiata abbiamo avuto la possibilità di visitare una cava ancora attiva. Si tratta di una cava aperta nel 1998 quando una precedente cava esaurita viene ripristinata per recupero ambientale.
La famiglia aprì la cava nel 1950 e oggi i figli proseguono la tradizione di famiglia. Qui si estrae il granulato che viene macinato per produrre altri materiali.
Nelle valli veronesi si estraggono diversi tipi di materiali: nelle zone centrali e occidentali troviamo cave di marmo, di calcare e lastre sedimentarie con fossili. Mentre nella zona orientale della val d’Illasi troviamo pietra nera vulcanica. La pietra divenne importante nel corso dei secoli, inizialmente era il legno il materiale di costruzione principale. 

I CIMBRI E LA LESSINIA

Durante la nostra pausa pranzo ci è stata raccontata la storia dei cimbri, una popolazione che arrivava dalla Baviera e si stanziò sulle montagne a nord di Verona attorno al 300 d.C.. Ma questi territori erano già abitati in epoca preistorica, pensate che Oetzi, il famoso uomo preistorico conservato a Bolzano, possedeva felci provenienti dalla Lessinia.
I cimbri erano principalmente boscaioli. Infatti il nome cimbro deriva dalla parola cimbra “zimbar” che significa boscaiolo. All’epoca i boschi si espandevano fino a vaste aree della pianura padana.
I cimbri hanno lasciato in eredità la loro lingua che tutt’oggi è parlata a Giazza in provincia di Verona, a Luserna in provincia di Trento e in sette comuni dell’altopiano di Asiago in provincia di Vicenza.
Nel 814 troviamo la prima attestazione della Lessinia, si trattava principalmente di territori di proprietà monasteri per donazioni e lasciti. Quest’area di montagna fu zona di migrazioni tra l’anno Mille e il 1200, ma in seguito fu un’area contesa tra gli Scaligeri, i Visconti e la Repubblica di Venezia. Tutti avevano però un unico obiettivo: salvaguardare i confini con il Tirolo.
Le abitazioni dei cimbri erano in legno con tetto in paglia che prendevano dalle pianure mantovane.
I cimbri erano molto religiosi e ciò è testimoniato da numerosi capitelli dedicanti ai santi protettori delle attività agricole e a San Vincenzo, protettore contro intemperie. 

Ciliegi a Rosaro di Valpantena

L’ECONOMIA DEI CIMBRI

Ma come campavano queste popolazioni arroccate sui monti veronesi? Visto che il loro nome deriva dalla parola “boscaiolo” è facile dedurre che la loro attività principale era la lavorazione del legno. Come attività collaterale c’era la produzione di carbone, attività così importante che era chiamato oro nero. Le prime vere e proprie contrade cimbre nascono nel corso del 1400 e diventano i fulcri dell’attività quotidiana. Le comunità cimbre sono sempre state molto chiuse e poco inclini al commercio con gli altri popoli.
Nonostante le varie dominazioni che si sono susseguite, ai cimbri è stata sempre lasciato il diritto di scegliere sacerdoti tedeschi. In cambio veniva a loro richiesta la salvaguardia dei confini.
I cimbri allevavano anche ovini, la cui lana arrivava fino a Venezia per essere commercializzata nel resto del mediterraneo. In seguito, con l’aumento del bestiame bovino nasce la necessità di pascoli. Vengono così abbattuti boschi per diventare alpeggi  e si dà il via alla lavorazione del formaggio. Se vuoi rinfrescarti la memoria su come si lavora il formaggio puoi recuperare tutta la spiegazione nel nostro articolo dedicato al mulino di Bellori.

Foliage di ciliegi a Rosaro di Valpantena

LE PRIME MALGHE

Con la produzione del formaggio nascono i primi casoni in parte in muratura e in parte in legno. Il tetto invece era fatto di paglia per resistere alla neve. Questo era l’aspetto delle prime malghe, solitamente composte da due stanze: un locale dove si lavorava il formaggio e uno con la funzione di deposito. Proprio in Lessinia Malga Malera è stata una delle prime malghe.
Da qui però nasce il problema della conservazione del formaggio. Nasce così anche il baito (se ti sei perso che cos’è recupera leggendo questo articolo), con lo stesso fine della malga: produrre e conservare il formaggio. Nascono anche le prime cooperative: ognuno riceveva la quota di latte in base al numero di mucche in suo possesso e di cui aveva consegnato il latte.

Ghiacciaia nei pressi di Rosaro di Valpantena

LA GHIACCIAIA

Le prime ghiacciaie nascono per la necessità di conservare il cibo. Ma prima dell’avvento delle ghiacciaie dove si conservava il cibo? Il posto migliore erano le grotte, ad esempio il covolo di Camposilvano nei pressi di Velo Veronese. 
Ma con lo sviluppo della produzione del formaggio in zona nascono le prime ghiacciaie di malga per conservare burro, latte e formaggi. Erano di dimensioni molto piccole, costruite a botte e la produzione di ghiaccio diventa un’attività importante per la zona. Proprio qui nascono i primi ghiacciai commerciali, all’epoca nevicava molto di più e a quote anche più basse di quanto purtroppo non faccia oggi.
Le pozze che si utilizzavano in estate per abbeverare il bestiame, in inverno ghiacciavano. Si tagliava a lastre il ghiaccio e tra uno strato e l’altro si inserivano delle foglie per non farle attaccare. Questa attività è stata prevalente in Lessinia e in Valpantena fino alla prima metà del Novecento.
La prima fabbrica di ghiaccio di Verona nacque nel 1911 in Basso Acquar, vicino all’attuale fiera. La cupola della fabbrica del ghiaccio venne inaugurata nel 1932 dal padre di Galeazzo Ciano che all’epoca era ministro nel governo fascista.
Lentamente il ghiaccio della Lessinia non è più necessario per la città, in quanto può essere prodotto industrialmente e senza più problemi di trasporto. I cosiddetti “giassaroli”, coloro che si occupavano del ghiaccio, si reinventano come cavatori nelle cave di cui abbiamo parlato qualche paragrafo più in su ma anche come scalpellini.

Ghiacciaia nei pressi di Rosaro di Valpantena

LE STRADE DEL GHIACCIO E DEL LEGNO

Ok, non c’erano più problemi di trasporto grazie alla nuovissima e industrialissima fabbrica del ghiaccio in città. Ma prima come si faceva? Perché le ghiacciaie erano concentrate proprio tra Lessinia e Valpantena?
Qui non c’erano strade ma solo vaj che creavano la direttrice verso montagna. Ma abbiamo già visto qui come attraverso i vaj si passasse solo a dorso di mulo e non con i carretti. Con l’incremento di attività legate al trasporto del legname e del ghiaccio si crea la necessità di strade.  Nascono così la via “tedesca” (o “granda”) che tagliava la Val Squaranto da Mizzole e la via “carbonaia” per portare a Verona il carbone.
Si crea inoltre la strada del “legname”, la via “degli alpeggi” in Val Fraselle e la strada “delle ghiacciaie”.
La strada “delle ghiacciaie” parte da Bosco Chiesanuova e prosegue per Lughezzano fino a Bellori. Ma ad essere favorite sono le zone più basse come la Valpantena perché anche lì si forma il ghiaccio e sono più vicine alla città.
Il ghiaccio dalla Lessinia andava anche fino a Monaco di Baviera, la produzione di ghiaccio era un’attività davvero importante per la zona!
Ciò ovviamente non valeva per i ricchi che in zona avevano le loro ville fuori città, in quanto ogni villa disponeva della sua ghiacciaia adatta alla conservazione degli alimenti.

LOCALITA’ PRAOLE

La passeggiata prosegue verso località Praole il cui nome deriva da “pratolum”, ossia piccolo prato. Anche questa radura è nata dai disboscamenti die poca medievale, quando le foreste furono sacrificate perché servivano aree da adibire ad alpeggio.
Qui si trovava qualche appezzamento della famiglia Orti che abbiamo conosciuto all’inizio di questo articolo, ma pochi terreni di nobili. Anche questa contrada, come molte altre in zona si sta spopolando. Pensate che nel 1923 c’erano 164 abitanti, ora ce ne sono solo una sessantina. La chiesa di Praole risale a metà dell’Ottocento ed era il primo edificio che si incontrava entrando in questa località. La sacrestia in passato era utilizzata anche come piccola scuola elementare. 
La chiesa di Praole è dedicata a San Rocco, rappresentato con la conchiglia del pellegrino, un bastone, un cane e un tozzo di pane. San Rocco nacque a Montpellier da una famiglia di nobili. Decide di lasciare tutti i suoi beni per recarsi in pellegrinaggio a Roma, dove incontra un’epidemia di peste. Mentre tutti gli altri pellegrini fuggono e tornano a casa, lui decide di restare per dedicarsi agli altri. Purtroppo lui stesso si ammala ed è costretto a nascondersi in un bosco perché in quanto appestato nessuno lo vuole aiutare. Lo aiutò un angelo facendogli incontrare un cane che ogni giorno gli portò del pane fino alla sua guarigione.

Passeggiata a Rosaro di Valpantena

CONTRADA PREMAGRI E LE FONTANE

La nostra passeggiata si conclude in contrada Premagri che si trova sotto il comune di Cerro Veronese.
Per risalire a Rosaro di Valpantena si incontra la Fontana Vecia (vecchia fontana), dove un motorino permetteva di tirare l’acqua dalla fontana al paese. Con l’avvento dell’AGSM a Verona alla fine degli anni Settanta fu poi vietato estrarre l’acqua da un acquedotto diverso da quello comunale.
Incontriamo inoltre la Fontana del Valen dove le signore di Rosaro scendevano a lavare i panni.

Speriamo che anche questo articolo alla scoperta delle tradizioni del nostro territorio vi sia piaciuto, ci vediamo presto con il prossimo!

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