Il mulino di Bellori

Eccoci qui amici! Siamo pronti a raccontarvi quattro semplici passeggiate da poter fare in provincia di Verona, iniziamo oggi con la prima gita al mulino di Bellori.
Abbiamo partecipato a queste uscite organizzate dalla pro loco di Grezzana e da Marco&Betta in bicicletta, in fondo all’articolo vi lasciamo i riferimenti per essere aggiornati sulle prossime passeggiate.
Siamo nella zona della Valpantena, una valle che si estende a nord di Verona e che è la porta di accesso al parco naturale regionale della Lessinia. Sono le colline prima della montagna, l’anello di congiunzione tra la città e la montagna. Tutto ciò ha reso la Valpantena un luogo importante da conoscere sia per l’aspetto naturalistico ma anche antropologico. Partiamo insieme per questa prima gita tra valli e mulini!

Pausa pranzo durante la gita


UNA GITA AL MULINO DI BELLORI

La nostra passeggiata inizia dal paese di Bellori, dove la Valpantena inizia a restringersi e si inizia a salire verso le montagne della Lessinia. Qui ci sono numerosi vaj per accedere alle montagne. Ma cos’è un vajo? Un vajo è una stretta valle, quasi un canalone, che sale verso una montagna. È diverso dal vaio che è tutt’altra cosa (potete approfondire il tema sulla nostra pagina instagram).
Da Bellori quindi finiva la strada carrozzabile e iniziavano le mulattiere. Bellori è ancora oggi famoso per il suo mulino, l’unico sopravvissuto dei tanti mulini che erano presenti in questa valle.
Continua a leggere per scoprire quanti ce n’erano, ti assicuriamo che resterai sorpreso!

Ruota del mulino di Bellori

UNA STORIA DI CARROZZE E MULI

Per farvi capire com’era difficile spostarsi tra queste valli in passato vi raccontiamo un piccolo aneddoto.
Il fratello del famoso poeta veronese Berto Barbarani racconta il suo viaggio dalla città di Verona al paese di Bosco Chiesanuova, in Lessinia. Era stato nominato medico proprio di questo paese di montagna, ma il viaggio fu tutt’altro che facile. Oggi ci mettiamo 20 minuti ad arrivare a Bellori da Porta Vescovo in centro a Verona, all’epoca il poveretto ci metteva addirittura 2 ore in carrozza.
Bellori era il punto oltre il quale le carrozze non potevano andare: ci si doveva fermare qui all’osteria Anguilla e cambiare la carrozza o il carretto con un mulo. Carrozze e carri non passavano dai vaj, il sentiero era troppo stretto.
Ma la difficoltà non era terminata: a Bellori c’era anche un punto doganale perché poco più in là, subito oltre la Lessinia, si entrava in territorio austriaco.

Ceste in vimini fatte a mano per il trasporto del legname


LA LUCENSE, UNA STORIA VERONESE

La nostra passeggiata inizia addentrandoci nella piccola contrada denominata “La Busa” (la buca, traducendo dal dialetto veronese). Si tratta di una via con un esiguo gruppo di case dove fino a qualche anno fa vivevano sette famiglie, mentre ora ci vive solo una persona. Proprio in questa contrada il 30 giugno del 1923 venne fondata l’azienda idro-elettrica Lucense, voluta da cittadini locali per produzione energia. Sono ancora visibili le vasche con il sistema di tubi che portavano l’acqua dal ponte di Veja fino a Bellori e da qui alla città di Verona.
Questa centrale fu operativa fino al 1973, quando l’Enel centralizzò le centrali idroelettriche.

DCIM\100MEDIA\DJI_0051.JPG


LA VALPANTENA E L’INDUSTRIA

La Valpantena nel corso della storia fu molto importante per la città di Verona in quanto zona di agricoltura e mulini, attività che dipendevano dall’acqua. Come il mulino di Bellori ce n’erano tantissimi in questa valle, ma i mulini con l’energia idroelettrica potevano aumentare la loro produzione. Proprio grazie a questo sviluppo anche antropologico della Valpantena qui nacquero alcune delle principali aziende della provincia di Verona: Veronesi, l’azienda che si occupa di produrre mangimi, si è sviluppata in Valpantena grazie ai mulini. Negli anni Cinquanta infatti decisero di produrre dei mix non più per consumo personale ma per gli animali, avendo da subito un grande successo e diventando un’azienda leader del settore. Ma in Valpantena non si sviluppò solo l’agricoltura. Anche il settore tessile seppe crescere e qui vennero prodotti anche i primi pantaloni a marchio Carrera.

DCIM\100GOPRO\GOPR0629.JPG

LA LESSINIA

Ma proseguiamo con la nostra passeggiata. Dicevamo: da Bellori siamo arrivati a località La Busa.
Tra un vajo e l’altro si sale verso la Lessinia, passando da una zona fredda e ombrosa a valle, per salire verso prati completamente al sole. Pare infatti che la Lessinia sia chiamata così proprio per questo motivo: lux come luce, associato al fatto che dopo i vaj boschivi, sull’altopiano si trova luce. 
Breve excursus geologico: questa zona è stata un mare tropicale, poi in epoca glaciale un ghiacciaio. Questo è il motivo per cui su molte pietre al giorno d’oggi si trovano dei fossili. Si alternano pareti morbide con pareti a strapiombo. Infatti per gli appassionati di roccia ad Alcenago c’è una parete attrezzata per le scalate. Se invece siete arrampicatori esperti potete provare ad affrontare le complesse pareti di roccia di Ceredo.

Valpantena


IL PICCOLO BORGO DI CORSO

Da località La Busa si prosegue dritto dritto verso il vajo, attraversando il bosco e guadando un torrente. Alla fine del vajo vi troverete sulla strada asfaltata dove girerete a destra. Proseguite fino al piccolissimo borgo di Corso.
Qui potrete vedere una fontana molto carina che sembra uscita direttamente dalla fiaba di Biancaneve. È composta da un unico blocco in pietra.
Inoltre a Corso c’è una chiesa realizzata a metà Ottocento e finanziata dagli abitanti del paese. Per sistemare la campana non è stato fatto il campanile ma una piccola costruzione con materiali di recupero. Una chiesa creata dalla comunità per la comunità. La chiesa è dedicata a San Paolo, è stata costruita in pietra locale e inizialmente c’era un controsoffitto in cartongesso per limitare i costi di riscaldamento. 

Valpantena


IL CAREGON GIGANTE

Mentre in tutta Italia impazzano le panchine giganti, la Valpantena è un passo avanti: qui si trova una sedia gigante. È chiamato “el caregon gigante”, la grande sedia .Si raggiunge seguendo il percorso della via crucis, un sentiero semplice e molto panoramico. Dopo una sosta al caregon rosso si inizia la discesa verso il piccolo borgo di Bellori, da cui era partita la nostra passeggiata. La discesa  è dolce e attraversa prati, strade asfaltate, sentieri nel bosco e strade bianche. Tranquilli, nessuna discesa “spaccaginocchia”!
E ora che siamo scesi possiamo concentrarci sul motivo per cui siamo venuti qui: il mulino di Bellori.

Il “caregon gigante”


I MULINI E LA VALPANTENA

Non solo il mulino di Bellori, nell’Ottocento in Valpantena c’erano circa 37 mulini nei soli borghi di Bellori, Lugo, Alcenago, Stallavena, Azzago, Romagnano e Marzana. Chiunque avesse proprietà agricole situate prima di un mulino poteva irrigare solo di domenica per non rubare acqua al mulino. In Valpantena c’erano campi di cereali dedicati apposta ai mulini, l’intera valle era terrazzata per la coltivazione dei cereali. Inoltre i mugnai acquistavano i cereali in piazza Erbe in centro a Verona e a volte si spingevano fino a Mantova, un viaggio che all’epoca durava giorni. Era molto importante avere costantemente a disposizione la materia prima per far andare i mulini e tenerli in movimento. Qualcuno invece portava il proprio cereale, coltivato nei propri campi, al mulino.
Chi ne aveva la possibilità terrazzava colline per avere spazio produttivo.

Lubecchio e lanterna di un mulino in funzione

IL BAITO

Una volta arrivati a Bellori il sentiero scende proprio nei pressi del mulino dove abbiamo potuto effettuare una visita guidata. Continua a leggere l’articolo per sapere quando puoi andare a fare una visita guidata!
Abbiamo iniziato visitando il cosiddetto “baito”, un ex malga dove veniva prodotto il formaggio. Il baito è diviso in 2 sale: il luogo del latte, dove si lavorava il latte e il luogo del fuoco, dove si cuoceva il latte. Nel baito di Bellori è tutto originale, inclusa l’attrezzattura. Solo la pavimentazione è stata rifatta per rendere accessibile il luogo.
Ma avete mai sentito l’espressione “fare baito”? In passato significava “fare festa, fare confusione” perché il baito era usato anche come luogo di aggregazione dove poter stare al caldo in inverno a suonare, cantare e ballare.

Il baito


LA LAVORAZIONE DEL LATTE 

In passato in Valpantena, ma in generale in tutte le aree agricole della provincia di Verona, quasi tutti possedevano una mucca da latte che serviva poi per produrre burro, formaggio, ricotta ecc. A Bellori hanno sfruttato il baito per fare una specie di cooperativa dove tutti portavano il latte e lo pesavano.
A turno si lavorava il latte per tutti e il risultato della lavorazione veniva poi diviso in quote in base a quanto dato da ciascuno. Nel baito potete vedere ancora i quaderni contabili degli anni Cinquanta.
Ma come si lavorava il latte per poi farne i derivati? Il latte arrivava sullo scolo, veniva passato e messo in massele (contenitori bassi e larghi in legno) e si lasciava lì tutta notte a riposare. La mattina dopo la panna affiorata veniva tolta e utilizzata per fare il burro. La complessa lavorazione del burro richiedeva due persone. 
Il latte restante veniva usato per la produzione di formaggio. 

Zangola per la lavorazione del burro


LA PRODUZIONE DI FORMAGGIO

Ok, abbiamo visto come facevano il burro, ma il formaggio come lo lavoravano? Vediamolo insieme.
La caldera è dove mettevano il latte e lo lasciavano bollire fino a 37 gradi. Erano così esperti che capivano la temperatura semplicemente immergendo un dito. Si aggiungeva poi il caglio per addensare la pasta che andava verso un asse pendente per fare uscire il liquido. Infine il formaggio veniva messo a stagionare in uno stampo con il logo della malga. Grazie all’umidità del mulino questo era il luogo perfetto per stagionare il formaggio.
Per concludere si passava alla produzione della ricotta con gli avanzi della caldera: non si sprecava niente, tutto era prezioso.

Forme per il formaggio


IL MULINO DI BELLORI

In Valpantena, che in passato era ricchissima di mulini, quello di Bellori è l’ultimo rimasto intatto e visitabile. Pensate che solo nel piccolo borgo di Bellori e dintorni c’erano ben 12 mulini.
Il mulino di Bellori funzionava con l’acqua di un torrente che si è prosciugato. Oggi c’è una pompa d’acqua che fa girare la ruota con diametro 6mt e 60 tasche. La ruota gira attorno all’albero (mas-cio).
Il mulino di Bellori è composto da due macine, una per il mais e una per il frumento. Dalla parte superiore, la tramoggia, venivano caricati i cereali che scendevano piano piano nella macina. Uscivano e poi risalivano per essere setacciati. Se però la macina avesse funzionato anche senza cereali ci sarebbe stato un alto rischio di incendio dovuto all’attrito, perciò inventarono un campanello che avvisasse quando la macina era vuota. In quel caso si doveva spegnere il mulino oppure aggiungere ulteriori cereali alla macina.
Al momento la macina non funziona in quanto è necessario un intervento di ristrutturazione.

Macine per la lavorazione del grano


INFORMAZIONI PRATICHE SUL MULINO DI BELLORI

Il mulino di Bellori è proprietà del comune di Grezzana e un gruppo di volontari gestisce sia il mulino che il baito.
Il mulino di Bellori e il baito sono aperti ogni seconda domenica del mese. Ma per restare informati sugli orari e le aperture straordinarie informatevi attraverso la loro pagina ufficiale su instagram. L’entrata è gratuita e un’offerta è gradita ma non obbligatoria.
Inoltre potrete visitare anche la casa museo, una casa che con oggetti e artefatti racconta come’era la vita in questa contrada dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta.

Casa museo a Bellori


LE PROSSIME PASSEGGIATE

Per essere informati sulle prossime passeggiate in Valpantena potete seguire la pro loco qui e la pagina di Marco e Betta in bicicletta. Vi consigliamo di partecipare perché potete camminare su nuovi sentieri in Valpantena, scoprire tante curiosità sul territorio, sulla storia e sullo stile di vita dei nostri nonni e trascorrere una piacevole giornata in compagnia. I sentieri sono generalmente facili e adatti a tutti, ma leggete attentamente le locandine per avere tutti i dettagli.
Inoltre quando camminate in Valpantena non dimenticate di osservare dei piccoli cartellini rossi che indicano i sentieri FEET. Si tratta di una rete di sentieri che sta tracciando il comune di Grezzana sul territorio.
Potete prendere spunto da qui per altre gite in Valpantena.
Oppure potete continuare a seguire i vostri poracci in tour!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.