The Art of the Brick – I Lego a Milano

Siamo due blogger pessimi: domani finisce la mostra “The Art of the Brick” di cui oggi vi raccontiamo. D’altronde siamo poracci, non ci invitano alle inaugurazioni e non siamo sempre sul pezzo sulle mostre del momento. Perdonateci 🙂

The Art of the Brick

La mostra “The Art of the Brick” si è tenuta a Milano, presso la Fabbrica del Vapore. Si tratta di un’esibizione molto particolare: tutte le opere erano costruite con i Lego. Roba da bambini? Assolutamente no! Anzi, ci è parso che i bambini presenti fossero più impegnati a correre in giro che ad ammirare quelle che sono, a tutti gli effetti, delle opere d’arte. Non a caso è definita dalla CNN una delle 10 mostre d’arte imperdibili.
L’artista Nathan Sawaya era un avvocato di New York che la sera, per rilassarsi, dava una forma materica alle proprie emozioni, utilizzando i Lego. Ebbene, un giorno ha mollato il lavoro per dedicarsi completamente ai Lego e a questa nuova forma di arte, tanto legata all’infanzia ma certamente non infantile.
La parte che più ci ha sorpresi è la ricostruzione con i Lego di opere d’arte note a tutti. Di seguito ve ne mostriamo una carrellata. Riuscite a riconoscerle tutte?

THE ART OF THE BRICKTHE ART OF THE BRICK

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Tutto interamente realizzato con i Lego. Pazzesco, no? E Nathan Sawaya non si è fermato qui, si è cimentato pure con i ritratti!

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Incredibile cosa si possa fare con quei mattoncini! Per noi era già tanto costruire una sottospecie di castello…
E molte delle sue opere trasmettono messaggi sulla società di oggi e sulle emozioni degli esseri umani, è un’arte che veicola messaggi in modo non convenzionale. Un’arte che racconta dell’artista e di tutti noi.

THE ART OF THE BRICK

THE ART OF THE BRICK

THE ART OF THE BRICK

Una mostra che, se domani siete dalle parti di Milano, vale davvero la pena vedere 😉
Altrimenti consultate il sito http://www.brickartist.com/upcoming.html per sapere quando sarà la prossima mostra vicino a voi.

Ma l’opera d’arte più maestosa della mostra deve ancora arrivare.
Solo per darvi qualche notizia: circa 2 metri di altezza per 6 metri di lunghezza, 80.020 mattoncini e più di tre mesi di lavoro… la foto dice tutto!

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Il ristorante giapponese

Comunque, diciamoci la verità, siamo andati a Milano anche per provare un ristorante davvero giapponese in Italia. E credeteci, è il primo che abbiamo mai visto, tra tutti quegli all-you-can-eat che si spacciano per giappo. Ogni tanto Emily prova ad ordinare il riso al curry in qualche ristorante che può sembrare giapponese ma il riso colorato di giallo non è il riso al curry che abbiamo mangiato il Giappone.
In questo ristorante (si chiama Sumire e si trova in zona Moscova per chi fosse interessato) abbiamo mangiato un vero riso al curry con tonkatsu (la cotoletta di maiale fritta). Il locale è molto piccolo ma molto giappo, con le seggioline al bancone e la zuppa di miso come contorno. Abbiamo mangiato bene, abbondante e speso poco!
Se ne avete altri da consigliarci siamo tutti orecchie!

 

Per oggi i poracci vi salutano. In questo post abbiamo messo per la prima volta foto realizzate dalla nostra nuova Canon (presa con gli sconti, ovviamente!), stiamo ancora studiando per usarla al 100%! Seguiteci su istagram per altre foto @ilmondoinunatenda
E soprattutto ricordate che:

THE ART OF THE BRICK

LEI ALLA MOSTRA DEI LEGO

THE ART OF THE BRICK

LUI ALLA MOSTRA DEI LEGO

THE ART OF THE BRICK

Esperienze giapponesi

Oggi la maggior parte delle persone fa il ponte, l’Epifania è caduta giusta di venerdì e fino a lunedì non si lavora. Anzi, la maggior parte delle persone è in ferie da Natale. Peccato che i poracci non possano andare da nessuna parte perché Daniele lavora sabato mentre Emily va via per lavoro domenica pomeriggio.
Quindi, mentre fuori splende un freddissimo sole, noi ci beviamo una tisana del buon umore e continuiamo a sospirare ricordando il nostro viaggio in Giappone.
Oggi però niente giri turistici, vi raccontiamo delle esperienze che si possono fare solo nel Paese del Sol Levante, cose strane, stranissime, divertenti e ovviamente kawaii (ossia pucciose).

Avviso ai lettori: questo è solo ciò che abbiamo testato sulla nostra pelle in 15 giorni, se avete altre cose da raccomandarci scrivetecelo, se e quando saremo di nuovo ricchi torneremo!

NEKO CAFE

Neko in giapponese significa gatto. Avete capito di cosa si tratta, no? A Tokyo siamo stati in un Neko Cafe, a due passi dalla stazione di Ueno. Al 5° o 6° piano di un palazzo nemmeno tra i più alti della zona, due stanzette e un numero spropositato di mici! Appena arrivati su un ristrettissimo pianerottolo, ci hanno fatto togliere le scarpe e mettere le borse in un armadietto. Una gentilissima signora ci ha spiegato (al solito un po’ in giapponese, un po’ a gesti e 2 parole in inglese) come funziona: si paga una somma non proprio economica per mezz’ora o un’ora, si può giocare coi gatti e bere qualcosa. Ci ha fatto lavare le mani e ci ha consegnato un dépliant con le foto di tutti i gatti presenti con il loro nome. Stranamente i nomi da gatto erano quasi tutti occidentali, c’erano pochi neko col giapponome. C’erano addirittura Michelangelo e Raffaello! I gatti erano un po’ sulle loro, non ti correvano incontro facendoti le fusa come pensavamo. Tanti dormivano e se li accarezzavi aprivano solo un occhio e con quello ti mandavano a fanculo. Però con i pochi giocherelloni che c’erano ci siamo divertiti. Ovviamente solo per mezz’ora perché siamo poracci 😝

MAID CAFE

Immaginate delle ragazze vestite da cameriera appena uscita da un manga parlare con una vocina gnegne, dire “cuuuuute” ogni 3 secondi, vedere il mondo rosa e fare magie, sorridere sempre, scherzare e riverire i clienti. Benvenuti in un maid cafè! Un luogo incantato dove le ragazze si comportano da mega cupcake rosa e le portate sono pucciose (ops, kawaii) pure quelle:

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A Daniele hanno portato una specie di omelette e la cameriera gli ha disegnato uno Snoopy sopra al momento:

maid cafe

Nell’attesa del pasto, le maid ci hanno messo in testa delle orecchiette rosa (immaginate la faccia di Daniele…) e solitamente fanno fare giochetti stupidi. A noi, che non capivamo il giapponese hanno fatto fare solo un brindisi mettendo le mani a forma di cuoricino e facendoci dire 2-3 giappofrasi. Ecco, se si va che si sa bene il giapponese fanno fare giochi anche più complessi e divertenti.
Anche qui si paga una tariffa per il tempo che si trascorre nel locale, oltre ai prezzi abbastanza alti delle portate, che comunque erano molto buone.
Ad un certo punto le maid iniziano a cantare e ballare musichette jpop e sembrano davvero uscite da un cartone animato!
Per fare una foto alla maid si paga l’equivalente di 5€, per questo tutto ciò che vi offriamo per capire come sono le maid è una foto scaricata da internet (proprio del Maidreamin di Shibuya dove siamo stati noi):

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Ci sono numerosi turisti in questi locali, ma anche giapponesi che magari hanno solo bisogno di compagnia, gentilezza e una ragazza sorridente. D’altronde la società giapponese è profondamente individualista.

HOTEL A CAPSULE

La nostra prima notte in Giappone l’abbiamo trascorsa in un hotel a capsule, ad Osaka. Cosa sono? Si tratta di un “hotel” in cui le stanze sono dei veri e propri loculi, una foto per spiegarvi meglio dove abbiamo dormito:

(ci abbiamo provato, la foto non si carica, la metteremo alla nostra pagina istagram: ilmondoinunatenda)

Si tratta di sistemazioni create per quei poveri lavoratori giapponesi che finiscono tardi al lavoro e non hanno più treni per casa (vedeste verso mezzanotte che corse che fa la gente nelle stazioni per non perdere l’ultimo treno!), hanno bisogno solo di una doccia e di un letto a pochi yen. Si trovano infatti solo in aree metropolitane.
Già alla reception si vende di tutto: camice, cravatte, rasoi e ovviamente mutande! Di capsule ce ne sono di varie “stelle”, come per gli hotel. La nostra era abbastanza buona, al decimo piano c’era anche una vasca-piscina dove Daniele ha potuto farsi un bagno con vista su Osaka. Già, solo Daniele perché l’accesso era riservato agli uomini, e solo a quelli senza tatuaggi… Sono un po’ maschilisti questi giappi! Emily però aveva un  bagno delle donne super attrezzato: c’erano addirittura spazzole e pettini sigillati, oltre che a spazzolini e dentifrici. Per ogni capsula si trovavano già a disposizione pigiama (yukata) e ciabatte.
Emily poi ha avuto un’esperienza strana: una ragazza piangeva disperata davanti allo specchio, Emily è uscita dalla capsula per chiederle se andava tutto bene. La ragazza ha risposto inchinandosi e dicendo mille volte che le dispiaceva di aver svegliato qualcuno. E niente, questo è stato il primo shock culturale. In Italia Emily si sarebbe gettata tra le braccia di chi le chiedeva qualcosa raccontando vita, morte e miracoli, altroché inchini e scuse. Anzi, forse in Italia quasi nessuno ormai chiede più a qualcuno perché piange.

L’hotel a capsule noi lo consigliamo solo per una notte, per provare un’esperienza puramente giappo. In realtà non è male come può sembrare, ma aver le valigie distanti (in una stanza a parte) è stato proprio scomodo!

KARAOKE

Siamo stati in un giappokaraoke a Tokyo, più precisamente a Ueno. Scorta di birrette del nostro amico 7-eleven nello zaino e ci hanno assegnato una stanzetta al 5° piano. Non è come qui che al karaoke canti davanti a tutto il locale, per fortuna! Avevamo la nostra stanzetta da massimo 4-5 persone, una tv, un impianto karaoke e due microfoni Ci siamo sfogati con Radiohead e Bon Jovi!
I video non erano mai quelli originali, era quasi più divertente guardare quelli che cantare, erano storielle abbastanza stupide! Sotto c’erano i sottotitoli in caratteri giapponesi, perché a quanto pare hanno bisogno di quelli per pronunciare l’inglese… Nella nostra molto scarsa conoscenza del giapponese possiamo però dire che ne veniva fuori un inglese molto storpiato

Il karaoke è un’esperienza da fare, è divertente e ha un prezzo ragionevole.

BOOK&BED

A Tokyo abbiamo trascorso l’ultima notte al Book&Bed, perché Emily ha insistito mesi per andarci.
Si tratta di una specie di hotel a capsule, ma si dorme dietro a una libreria! Situato al 7° piano di un edificio vicino alla stazione di Ikebukuro, è tutto fatto in legno, c’è (ovviamente) una lunga libreria, divani lungo tutta la parete e macchinette del caffè in un angolo. Un posto davvero piccolo ma sembrava un’oasi di felicità! Purtroppo non ci siamo stati tantissimo perché era l’ultimo giorno, avevamo un sacco di cose da vedere ancora.
Ci si può stare anche solo di giorno, e in effetti quando siamo arrivati c’erano tante persone sedute sui divanetti a leggere, molti turisti ma anche alcuni giapponesi.

Ma l’ultima sera ci siamo messi sul divano accanto alla finestra, con le luci di Tokyo come scenografia, a rivedere le foto della nostra vacanza. Se potessimo scattare un’istantanea della felicità quel momento sarebbe sicuramento stato perfetto!

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Buon Natale, poracci!

Evviva evviva, finalmente è Natale! E cosa fanno i poracci a Natale? Mangiano e bevono come non ci fosse un domani, mentre i ricchi si fanno la settimana alle Maldive. Per sognare un po’ con i nostri fan/follower/amici/seguaci abbiamo deciso di raccontarvi qualche tradizione natalizia. Un giro del mondo bislacco, col poraccio!

 

NORVEGIA

I preparativi per le festività natalizie iniziano ai primi di dicembre, con la cottura dei biscotti di Natale.
Mi viene già l’acquolina in bocca solo ad immaginare l’odore di biscotti uscire dalle case.

Il giorno clou, però, è la vigilia di Natale, con il cenone in famiglia solitamente a base di ribbe e pinnekjøtt (costolette di maiale e d’agnello).  Ma questa sera ha una piccola particolarità: le scope non possono essere tenute fuori. Perchè? Altrimenti gli spiriti maligni circonderanno la casa e lanceranno maledizioni. La nostra domanda è: ma dove le tengono le scope gli altri giorni dell’anno?? La cena di natale inveca non dura molto specialmente se ci sono dei bambini, infatti dopo aver mangiato… si aprono i regali sotto l’albero e si puo ricevere la visitadi “Julenisse” (Babbo Natale).

ISLANDA

Niente Babbo Natale qui,  ma bensì 13 allegri folletti di Natale. Nel corso dei tredici giorni che precedono Natale, questi orchetti scendono uno alla volta dalla Montagna Blu, situata nei dintorni di Reykjavik, per combinare dispetti alla popolazione. I simpatici 13 troll in abito tradizionale, visitano i bambini lasciando loro doni (o patate marce se sono stati cattivi).

GIAPPONE

Il Natale in Giappone è molto popolare, anche se ha assunto alcune caratteristiche diverse dal Natale nostro. Non si tratta di una festa nazionale ufficiale, qui si lavora pure il 25 dicembre.
Il 23 dicembre è invece festa nazionale, in quanto compleanno dell’attuale imperatore Akihito.
AUGURI VECCHIOOO!!!

Anche in Giappone c’è l’usanza di fare regali, soprattutto ai propri fidanzati. Il Natale infatti è un momento da passare con il proprio partner e non tanto in famiglia. C’è una tradizione particolare per il cenone : il pollo di KFC. La spiegazione sta in un’esemplare azione di marketing. Nel 1974, quando il Natale in Giappone era ancora una “novità”, quest’azienda lanciò un’incredibile campagna pubblicitaria per tutto il Paese che, assurdo ma vero, finì per dar vita ad una tradizione.

Vi lasciamo un video con una canzone natalizia giapponese, enjoy!

FILIPPINE

Essendo molto cattolici il giorno di Natale è molto sentito. Già dal mese di settembre si iniziano a intonare, per le strade, i canti di Natale (chissà cosa ne pensa Michael Bublè!)

I festeggiamenti veri e propri però, iniziano il 16 dicembre con la celebrazione della prima “misa de gallo”, cioè la “messa del gallo”. Si chiama così per via dell’ora: le 4 del mattino (mi sto immaginando la mia sveglia a quell’ora che fine può fare). Il culmine delle celebrazioni natalizie è il 24 dicembre.  In questo giorno viene messa in scena la  Panunuluyan (la nostra Sacra Famiglia) intenta a trovare un’alloggio per la notte. La processione termina in chiesa poco prima della santa messa dove Maria posa ai piedi dell’altare la satua di Gesù.

Nella città di San Fernando, ogni hanno durante il sabato prima della vigilia di Natale, si svolge il festival delle Lanterne Giganti. Queste lanterne arrivano fino a 6 metri di grandezza e sono frutto di un lungo lavoro.ù

VENEZUELA

A Caracas, la notte di Natale, ci si reca in chiesa con i rollerblade! Figo, no? Quasi quasi lo facciamo anche noi, seppur dall’altro lato del mondo :p

VENETO

Si mangiano tortellini in brodo, lasagne, bollito con la pearà (cuoricino per il nostro piatto del cuore!) e per concludere pandoro con crema pasticcera. Si sta in famiglia e si ricevono taaaanti regali!

I poracci (per ora non in tour) augurano a tutti un felice e sereno Natale!!!

La tradizione di Santa Lucia

La tradizione più importante per la città di Verona è sicuramente la tradizione di Santa Lucia.
Questa santa, protettrice della vista, porta i regali ai bambini buoni, la notte tra il 12 e il 13 dicembre.
A Verona è più importante di Babbo Natale e della Befana! Siete curiosi di scoprire l’origine di questa tradizione?
Oggi vi raccontiamo brevemente come è nata la tradizione di Santa Lucia nella nostra città.

Le origini

Si dice che attorno al XIII secolo ci fu un’epidemia di una malattia agli occhi che colpiva soprattutto i bambini.
Per pregare contro la malattia i genitori fecero il voto di portare i bambini in pellegrinaggio alla chiesa di Santa Agnese proprio il 13 dicembre, giorno in cui si celebra santa Lucia protettrice della vista.
La chiesa di Santa Agnese, ormai demolita e scomparsa da un po’, si trovava in piazza Bra, il cuore vivo e pulsante di Verona.
I bambini però, mica erano tanto contenti di andare in pellegrinaggio, si annoiavano e facevano i capricci. Così i genitori promettevano che santa Lucia avrebbe portato loro giocattoli e dolci se fossero andati e se fossero stati bravi durante l’anno.
Di conseguenza si organizzarono anche i commercianti e da allora, nei giorni che precendono l’arrivo della santa, piazza Bra è invasa dalle vivaci bancarelle “de santa Lussia”.
I pasticceri, invece, si sono organizzati con la produzione delle tradizionali paste frolle.

 

LE BANCARELLE

Per Santa Lucia in piazza Bra ci sono le tradizionali bancarelle. Quest’anno purtroppo non ci saranno, ma vi invitiamo a prenderne nota per l’anno prossimo.
Potrete acquistare calde sciarpe, guanti di ogni colore, buffi cappelli e dolciumi. Tanti dolciumi.
I banchetti infatti sono caratterizzati da un odore di mandorle caramellate e ciambelle. Cercate di andare in un giorno feriale per evitare la folla e magari scambiare due chiacchiere con gli ambulanti, sono quelli i  momenti in cui si gode di più dell’atmosfera speciale che la tradizione di Santa Lucia porta a Verona.

PIAZZA BRA

Piazza Bra è il cuore delle bancarelle, che però si allungano anche nella vicina via Roma che vi porta dritti dritti al medievale Castelvecchio.
Questa piazza, centro e cuore pulsante di Verona, si chiama così perchè deriva dal tedesco “breit”, ossia “largo”. In effetti la piazza è grande, spaziosa e larga.
Qui potete passeggiare tra le bancarelle, fare shopping, visitare l’Arena e poi partire alla scoperta del centro storico di Verona, di cui vi parleremo un’altra volta.
Ogni anno per il periodo natalizio in piazza Bra trovate la stella che fa capolino dall’Arena. Si tratta di una struttura di metallo verniciata di banco che è altra 70 metri e pesa ben 78 tonnellate. La prima volta fu installata nel 1984 e da allora ogni anno i bambini della città si arrampicano sulle punte della stella e poi le usano come scivolo.
Anche i bambini che si arrampicano sulla stella appartengono a quell’immagine pittoresca che è piazza Bra nel periodo di Santa Lucia.
Pensate che inizialmente la stella doveva essere esposta solo un anno, in occasione della mostra dei presepi all’interno dell’Arena.

 

Santa Lucia e i bambini bravi

Ecco gli step per una perfetta santa Lucia!
1-Lasciare la letterina sul tavolo qualche settimana prima del 12 dicembre
2-Ricevere caramelle “volanti” da santa Lucia che preannunciano il suo arrivo, significa che siete stati bravi e probabilmente passerà a portarvi i regali
3-La sera del 12 dicembre lasciare un piatto di biscotti per santa Lucia, un bicchiere di vino per Castaldo (il suo accompagnatore, perchè la santa è cieca) e un bicchiere di latte o la carota per l’asinello
4-Andare a letto presto e tenere gli occhi ben chiusi. Ai bambini ancora svegli o che cercano di spiarla santa Lucia tira la sabbia negli occhi!
5-Alzarsi, trovare i regali, mangiare i dolci e stare in famiglia 🙂

IL regalo memorabile DI LUI

La prima console per videogame: Sega Mega Drive 2. Sonic mi ha fatto impazzire!

IL regalo memorabile DI LEI

La mountainbike e montagne di Barbie! E il classico piatto con paste frolle, cioccolatini, ovetti kinder, mandarini e noci, super tradizionale!

Arashiyama – La foresta di bambù

Arashiyama è uno dei posti più fighi in cui siamo stati.
Una foresta di bambù così fitta che non sappiamo descrivere, davvero…

Dopo la visita al castello Himeji (se non ci avete seguito abbastanza, leggete il post precedente), abbiamo preso uno Shinkansen per Kyoto. Da lì ci siamo poi spostati con un treno regionale.

Menzione a parte per il pranzo

Ci siamo fermati a comprare un bento ad Himeji. Cos’è un bento? E’ il pranzo confezionato in scatoline di plastica, quello che si vede nei cartoni animati e in ogni angolo di Giappone. Si trovano ovunque, dalle stazioni ai baracchini ai 7eleven. Il classico bento ha ovviamente del riso accompagnato con vari ingredienti: pesce, cotolette, maiale, pollo fritto, frittate, verdure, radici varie ecc. Gli ingredienti vengono composti in maniera che il cibo sia bello da vedere, oltre che buono.

Il cuoco gentile

Dicevamo? Ci siamo fermati in un baracchino da cui ci sorrideva un cuoco cicciottello e che non capiva una parola di inglese. Ci siamo spiegati indicandogli i piatti (di plastica) esposti e, nel giro di 10 minuti, avevamo il nostro bento in mano.
Il nostro amico cicciottello stava mettendo i nostri bento, ben riscaldati e chiusi, in un sacchetto di plastica, che però gli è scivolato di man. Il sacchettino ha sfiorato appena il pavimento. Non credevamo ai nostri occhi quando, scuotendo la testa, ce l’ha cambiato! Abbiamo pensato che in Italia poteva cadere, potevano pestarci sopra, che ci avrebbero insacchettato tutto lo stesso. Qua no. E con un profondo inchino ci ha dato il nostro pranzo (che ci siamo sbafati in treno).

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Prima di arrivare ad Arashiyama ci siamo persi. Emily si è addormentata sul treno. Daniele ha perso la fermata e ha svegliato Emily scuotendola e ripetendo:”Oddio, abbiamo sbagliato strada!!!”. Anni di vita persi: 3 a testa.
Ma perdersi non è poi male se il panorama è questo:

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Abbiamo preso un trenino nella direzione opposta e stavolta siamo stati ben attenti a scendere alla fermata giusta.

Tenryu-ji è uno dei grandi templi del buddhismo rinzai, famoso soprattutto per il giardino. Ci ha accolto un cartello che indicava il divieto di cacciare Pokemon nell’area.
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Pagato il biglietto ci avventuriamo per il tempio e i suoi tatami (ovviamente anche qui si entra scalzi), e da qui iniziamo a godere del panorama del giardino zen e del suo laghetto. Dicono che sia uno dei giardini più antichi del Giappone, di sicuro Arashiyama è un must per i visitatori del Sol Levante. E soprattutto per gli appassionati di piante e giardini.
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Una delle cose che ci ha colpito maggiormente dei templi è l’area attorno, con tante “casette” singole ognuna col suo giardino e il suo altare. E soprattutto ci è piaciuta l’atmosfera di calma che si respira in questi luoghi.
Certo, ce ne sono di iper turistici in cui regna il caos, ma in generale sono luoghi che danno pace e serenità.
Ci è piaciuto anche vedere come pregano, la devozione verso la natura, l’acqua e le piante come simboli religiosi, la cura del terreno come cura della propria spiritualità.
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La foresta di bambù

La foresta di bambù di Arashiyama è già emozionante di per sè. Immaginatevela popolata da giapponesini in abiti tradizionali e con il rumore dei geta (le ciabatte di legno che si vedono nei cartoni, per intenderci) come colonna sonora. Un’iniezione di felicità e pace che solo certi paesaggi naturali sanno dare. Un balsamo per il cuore essere all’interno di quella meraviglia.
Non abbiamo parole per descrivere quella foresta, bisogna solo andarci. Magari verso sera quando la maggior parte dei turisti rientra. Ci scusiamo di nuovo per la qualità delle foto, ma nemmeno con una Reflex da 2.000€ si sarebbe potuta ricreare quell’atmosfera.
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I dintorni

Abbiamo poi fatto un giro nelle vicinanze, ci siamo arrampicati sulla collina verso il “parco delle scimmie” ma, a parte noi, di scimmie non se ne sono viste.
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Trascinandoci verso la stazione con i piedi distrutti dal gran camminare, abbiamo costeggiato il fiume e una serie di negozi di souvenir e artigianato locale. E niente, ci siamo trattenuti perchè siamo #poracciintour
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LO SPUNTINO DI LUI
Un gigantesco raviolo ripieno al maiale (che aveva una consistenza “particolare”)

LO SPUNTINO DI LEI
Un ghiacciolo con dei pezzi di mango enormi

Il castello Himeji

Ritornando al nostro giappotour, oggi vi raccontiamo del castello Himeji.
Situato a sud di Osaka, è uno dei monumenti più famosi e visitati del Giappone.
Visto da una prospettiva europea possiamo dire che è la versione orientale del castello di Neuschweinstein:
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Come arrivare

Per raggiungerlo siamo partiti la mattina presto da Kyoto a bordo di uno shinkansen rapido e puntualissimo.
Da Kyoto ci vuole poco più di un’ora di treno con cambio a Shin-Osaka.
Una volta arrivati alla stazione di Himejji già si vede il castello, alla fine di un viale molto largo sembra una miniatura su una rocca. Poi ci si avvicina e si nota che tanto piccolo proprio non è.
Sulla strada per il castello state comunque attenti alle distrazioni: Daniele si è dovuto tuffare in una gigantesca sala giochi con musiche assordanti e luci stroboscopiche! Le visite alle sale giochi sono state una costante di 2 settimane di viaggio in Giappone…
In questa sala giochi abbiamo però scoperto da dove arrivava la musica di sottofondo (che per buona parte era coperta dalle voci e dai suoni dei videogiochi): da una radiolina appoggiata per terra. Ci sono cose per cui i giapponesi sono proprio fermi agli anni ’90, e altre per cui sono già negli anni ’90 del 2000. Un Paese proprio strano…

Il castello

Man mano che ci siamo avvicinati il castello diventava sempre più grande e imponente, con le mura “a ventaglio” per rendere più difficili gli assalti nemici.

Breve storia: è stato iniziato nel XIV secolo, successive aggiunte l’hanno portato alla forma attuale nel XVII secolo. Si sono qui succeduti shogun e altri personaggi dell’ambiente militare e diplomatico collegati all’imperatore. Nel ’45, a seguito dei bombardamenti, fu l’unico edificio di Himeji a restare in piedi e oggi è considerato patrimonio dell’UNESCO.

Il castello si può visitare solo scalzi, ce l’ha indicato un cartello: “Shoes strictly prohibited”. Proprio “strictly”. Ma, come abbiamo già detto, poco male, ci siamo rilassati i piedi e le calze ne sono uscite ancora immacolate. La pulizia dei giapponesi è invidiabile.

L’interno ci ha ricordato un posto da samurai, di quelli che si vedono nei film (e qui ne hano girati un po’…). La struttura è in legno, si va da un piano all’altro attraverso scale molto ripide e strette (proprio a misura di piede giapponese). Le stanze erano principalmente adibite ad arsenale e scopi difensivi, mentre al quinto piano c’era un piccolo altare e delle finestre per gustarsi il panorama.
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I giardini

Il castello è circondato da giardini con numerosi ciliegi che ci hanno fatto solo immaginare quale spettacolo possa essere questo posto in primavera. Nei giardini c’è un edificio costruito nello stesso stile del castello ma a un piano solo. Si chiama Torre del Trucco ed era il luogo dove vivevano le donne, si dedicavano alla cura del corpo e alla cerimonia del tè. Molti pannelli e oggetti d’epoca raccontano la quotidianità di queste donne.
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Ci è restato inoltre impresso che i giapponesi avessero anche un luogo dove ricordare il corpo del nemico sconfitto. Ci ha fatto capire il grande rispetto che hanno per i defunti, a prescindere che siano amici o nemici sconfitti in battaglia.

Ci siamo incamminati di nuovo verso la stazione per andare a…

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Ve lo raccontiamo nel prossimo post! (chè oggi è domenica e anche i poracci non hanno tempo di stare al pc :p )

LEI A HIMEJI
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LUI A HIMEJI
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Cascate del Varone & Lago di Tenno

Domenica siamo stati in gita alle Cascate del Varone, con puntatina pomeridiana al Lago di Tenno.
Con tutta la calma del mondo siamo partiti per le 11 e dopo un’oretta eravamo già alle cascate, che per i meno informati si trovano sopra Riva del Garda.

Le cascate del Varone

Rese visitabili al pubblico alla fine del XIX secolo, sono state meta di visitatori illustri tra cui il principe Umberto II e l’imperatore d’Austria e Ungheria Franz Joseph (senza Sissi). Alle pareti dell’edificio d’entrata ci sono indicati i prezzi di inizio Novecento:Lira italiana, Corona austro-ungarica o Marco tedesco (Repubblica di Weimar e quel che era allora la Germania). A parte la scelta del conio si poteva entrare con o senza corrente elettrica, ovviamente a un prezzo diverso. Ci fa ridere immaginare questi signori baffuti avventurarsi per le cascate con il lanternino!

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Il giro del Parco delle Cascate del Varone si articola in 2 grotte principali, collegate tra loro da un giardino ricco di piante e di musica classica. Nelle grotte i valzer e le sinfonie vengono invece coperti dal rumore assordante e maestoso dell’acqua.

Le grotte

La grotta inferiore è dove arriva la parte finale della cascata. Il torrente nasce dal Lago di Tenno, si chiama prima Magnone e poi Varone. Per concludere il percorso, le sue acque finalmente tranquille si gettano nel Lago di Garda, dopo aver attraversato una stretta gola. Di questa grotta ci ha impressionato la forza dell’acqua e le meraviglie che crea solo con la forza della costanza dell’erosione. La natura è sempre in grado di sorprenderci e regalarci spettacoli emozionanti come questi.

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La grotta superiore è la più grande ma era come una calamita, più ci bagnavamo e più osservavamo estasiati quella massa di acqua che si buttava e che nei secoli (macchè, nei millenni!) ha creato delle figure davvero particolari nella roccia. Impressionante è quella che sembra il muso di un cavallo, con tanto di orecchie.

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Nel giardino che collega le due grotte è interessante osservare come le piante siano corredate da un cartello con il loro nome in latino e in italiano. Emily, che ha proprio il pollice nero, ha serie difficoltà a ricordare i nomi delle piante, un ripasso non poteva farle che bene!

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Il lago di Tenno

Dopo la visita alle cascate e il dovuto shopping nel negozio di souvenir, ci siamo trasferiti al lago di Tenno. Situato a pochi km (8 se vogliamo essere precisi) da Varone, è un laghetto piccolo ma delizioso, un gioiellino tra i monti. Ci siamo fatti tuuuuutto il giro. Che non è poi così lungo se pensate che, andando davvero con calma, ci abbiamo messo un’ora.

lago di tenno

Non c’era praticamente nessuno nonstante fosse domenica, ci siamo persi nella natura e abbiamo affrontato sfide in stile “Ninja Warrior”

lago di tennolago di tenno

I dintorni

Merita una visita (o una tappa aperitivo!) la cittadina di Riva del Garda.
riva del garda

Informazioni utili:

Le Cascate del Varone da novembre in poi sono aperte solo la domenica con orario 10-17. In alta stagione ovviamente aprono tutti i giorni, dalle 9 alle 18. Il prezzo ce lo siamo potuto permettere anche noi poracci: 5,50€.
Il Lago di Tenno invece è sempre aperto e ha un prezzo che fa proprio la felicità dei poracci: GRATIS 🙂

Il consiglio di lui

Munitevi di una macchina fotografica seria, con la nostra poracci-camera le foto nelle cascate sono venute troppo buie per mostrarvele.

Il consiglio di lei

Prima di affrontare qualsiasi passeggiata ricordatevi di fare colazione, non fate come me che a momenti cado per terra!

Per altre foto ricordiamo che abbiamo un account instagram: @ilmondoinunatenda 😀

Il Lucca Comics (visto da lui)

Emily mi definisce un nerd perchè gioco sempre. E diciamo che ha ragione.

E’ stata la mia prima volta al Lucca Comics e posso confermare la FIGATA assurda della fiera.
Tra cosplay, stand e padiglioni, gli interessati a questo mondo trovano pane per i loro denti.

Come gia detto da Emily il Lucca Comics and Games è la seconda manifestazione a livello mondiale e, per chi riesce ad andarci, non ci vuole molto a capirne il motivo.
Tutto il centro storico era bloccato, solo nella giornata di domenica più di 73.000 biglietti venduti. Ma ci si spostava bene visto che la fiera ha le dimensioni della città!
Nonostante la marea di gente l’organizzazione è stata perfetta, dalle mappe (non proprio fatte bene ma comprensibili) ai cartelli per indicare i percorsi.

Fortunatamente il padiglione “youtubers” era lontano dal centro, cosi da non creare resse  e per evitare alcuni spiacevoli disguidi successi poco tempo prima al Romix.

Al contrario di Emily (estranea alla materia) io parlerò, da un punto di vista critico, dei contenuti sia videoludici che di lettura, di quello che ho potuto vedere.

I viedogiochi

Sì, ovviamente c’erano pure loro e, se devo dire la verità, le anteprime che ho potuto vedere e provare, mi hanno lasciato una voglia di acquisto sfrenato.
Ce n’erano di tutti i gusti, da quelli più famosi a quelli indie, dai classici picchiaduro ai rpg (spiegherò piu tardi nell’articolo il significato di questi termini, tranquilli).

Alcuni li ho potuti provare, mentre altri no, a causa della mancanza di tempo e/o della coda di appassionati 🙁

Intanto cominciamo con la definizione di indie.
Questo termine è l’abbreviazione di independent, ossia giochi pensati, creati, sviluppati e distribuiti senza l’aiuto economico di case produttrici. Detto in parole povere, si tratta di un videogioco creato da persone normalissime, che spendono i loro soldi loro senza finanziamenti, solo per il gusto di far giocare ad altre persone.
Sciocchi o geni? Secondo me la seconda perchè di solito queste persono tirano furi perle di rara bellezza o divertimento.

Una di queste è proprio CALL OF SALVEENE:

Trash è a dir poco riduttivo, questo gioco è l’apoteosi del trash.
E visto che merita voglio parlarne un pò di più rispetto agli altri che ho provato.
Scopo del gioco? Aiutare Matteo Salvini a conquistare l’adorazione popolare picchiando rom, zingarelli e terroni a suon di…RUSPE! Si esatto proprio così!!!
Oltre al nostro Matteo nazionale saranno presenti come personaggi giocabili pure Grillo, Berlusconi, Sgarbi e Renzi. Ovviamente è tutto a scopo satirico, non si tratta di un gioco di politica ma di presa in giro della politica.
Grillo lancia vaffanculo, Salvini ruspe, Berlusconi comunisti e Sgarbi? Capre!
Provandolo devo ammetere che è fatto molto bene, grafica non eccezionale ma piacevole, l’unica pecca forse i tasti per le azioni un po’ scomodi ma ci si fa subito l’abitudine. Diciamo che il gioco si può migliorare sotto alcuni aspetti ma e FOTTUTAMENTE divertente, probabilmete l’acquisterò per Natale 🙂

Per Emily lascio un link di promemoria: http://callofsalveenee.it

Tra gli altri videogiochi che ho potuto vedere c’erano anche:

wwe 2k17
Un gioco di wrestling, grafica ottima, fluidità dei personaggi eccellente ma onestamente non mi ha molto entusiasmato, più che altro per la lentezza delle azioni da compiere. Ma capisco anche perfettamente l’impossibilità di accellerare l’azione, altrimenti sarebbe quasi ingiocabile.

Tekken 7
Inutile dirlo, un’altro Tekken, un’alro gioco di quell’immortale di Heihachi Mishima (la sua età doverebbe essere 85 anni più o meno). Ma nonostante questo dovrebbe essere l’ennesima opera strabiliante creata dalla Bandai.

Ora piccola premessa sugli gli rpg (role-playing game).
Sono una tipologia di videogame dove il giocatore interpreta il ruolo di uno o più personaggi della storia.
Immaginate di leggere un romanzo, immedesimatevi nei personaggi, fateli vostri e ora trasportate tutto in videogioco… Un po’ incasinato eh???
Benvenuti nel mio mondo, dove affronto questo universo tutti i giorni (si è il mio genere preferito).

Ok, parlerò solo di altri 2 giochi che mi hanno impressionato, altrimenti sto qui a scrivere giorni interi.

Tales of Berseria
Un gioco che mi incuriosisce davvero molto, ambientazione bellissima, combat-sistem intuitivo e molto fluido. Completa il quadro una storia affascinante, ma prima di gennaio non si saprà nulla di più.

Final fantasy 15
15^ capitolo di questa Fantasia. Devo dire che a prima vista mi lascia un punto di domanda.
Le premesse ci sono per reputarlo un gioco infinito, come tutti i suoi predecessori, ma ho qualche dubbio. Devo aspettare fine mese prima di mettere veramente mano al gioco e solo all’ora mi farò un’idea.

I fumetti

Onestamente mi aspettavo qualcosa di più numericamente parlando, pochi stand e padiglioni nei quali poter vedere qualche raccolta interessante. Ma di quelli che c’erano tra “One piece”, “Bleach”, “Naruto” (solo per citare quelli più famosi) i pochi che ho visto erano molto ben forniti.

Ho trovato anche moltissimi fumetti non proprio famosissimi, ovviamente i titoli non posso metterli tutti anche perchè gli argomenti trattati erano veramente infiniti, tra Shōnen, Scolastici, d’amore… veramente ci si metterebbe una vita. Se volete saperne di più lasciate un commento :p

 I cosplay

La parte più divertente di queste fiere.
Tra Dragonball, Naruto, Sailor Moon… cosa devo aggiungere?
Ne ho visti di tutti i tipi e dai costumi piu disparati ma belli o brutti che siano, la verità è che erano perfetti.Nonostante la critiche del tipo “non hai più 15 anni” oppure “non sei a carnavale”  non riesco a non complimentarmi per la passione che alcuni ci mettono per interpretare sia fisicamente che caratterialmente i personaggi ai quali si ispirano.
Finisco questa parte con una piccola provocazione, che serva a far riflettere:
Cosa c’è di male nel voler, anche se per un giorno, emulare dei personaggi di videogiochi o fumetti???
In fondo anche quando si ha 90 anni, nel più profondo del cuore, si è ancora un po’ bambini.

La città
Mi ha colpito particolarmente la Torre con le piante in cima (che Emily suggerisce essere la Torre Guinigi) e la bellezza del Duomo al tramonto.
Lucca è una città medievale e perdersi tra i suoi vicoli (seppur affollati) è stato molto affascinante.
Dettaglio da non trascurare: i toscani sono fenomenali, davvero sempre disponibili e accoglienti!

Duomo di Lucca

Una conclusione?

E’ stata una sfaticata per tutte le ore di pullman che ci siamo fatti, ma su una cosa non ho dubbi: torneremo anche l’anno prossimo.

Il Lucca Comics (visto da lei)

Come rafforzare un rapporto di coppia?
Semplice (ma mica tanto): cercare di conoscere gli interessi dell’altra persona e provare a farli diventare anche un po’ nostri.
Per questo, volendo capire meglio cosa ci trovi Daniele di così affascinante in fumetti e videogiochi, Emily ha prenotato la gita al Lucca Comics 2016.

Cos’è?
E’ la 2a fiera a livello mondiale di videogiochi, fumetti, giochi da tavolo e nerdologia varia (seconda solo a Tokyo!) in cui scorrono fiumi di persone vestite nei modi più disparati.

La cosa che mi ha subito colpita è il numero di persone vestite da personaggi di videogiochi, cartoni animati, personaggi di serie tv e altri tizi assurdi.
C’erano anche quelle vestite più da pornostar che altro, ma vabbè, c’era spazio anche per loro.
Di solito ho una grande specialità: essere l’unica a vestirsi a tema alla maggior parte delle feste a tema.
Proprio come Bridget Jones vestita da coniglietta, solo che i miei travestimenti di solito sono più trash. Invece al Lucca Comics mi sono sentita finalmente in compagnia!!!

Da cosa ci siamo vestiti noi?
Da Masha&Orso! Abbiamo lavorato tutte le sere per cucire il vestito di Orso, ho ricoperto Daniele di spillini e, punto dopo punto, abbiamo creato un abito ad hoc che, contro ogni previsione, ha resistito tutta la giornata!
Per me invece vestito tirolese color ciclamino e foulard in testa.
Abbiamo fatto un sacco di foto con i bambini e spesso anche con i genitori, siamo stati abbastanza orgogliosi del nostro “cosplay” e le lunghe serate di cucito hanno dato i risultati sperati.
Voilà una foto:
masha e orso

I videogiochi

Quando siamo entrati nel padiglione dei videogiochi ho capito che da lì non ci saremo mossi per un bel po’.
C’erano videogiochi di tutti i generi, per tutte le console e per tutte le tasche. C’erano anche demo di novità assolute e cose così. Ma che ve lo dico a fa’?
Daniele si è fermato a provare un videogioco troppo divertente che si chiama “Call of Salveenee”. “Scegli il tuo populista preferito”: Sgarbi lancia capre, Salvini lancia ruspe e Grillo uccide a suon di vaffa. I nemici da colpire sono Zingherello, Azziz e altri nomi del genere.
Nello stesso padiglione c’erano una serie di tavoli per giocare, associazioni ludiche, gare di giochi di ruolo o da tavolo. Non pensavo che i “giochi dei grandi” avessero un così largo seguito!

I fumetti

Alle bancarelle dei fumetti c’era troppa gente, ci ho rinunciato. Comunque ho intravisto montagne di libretti, alcuni parlavano di comprarsi l’ultima edizione, l’episodio rarissimo, il cofanetto…
Credo che per gli appassionati ci sia molto.

I cosplay

Ah, la parte più bella in assoluto! Gente di tutte le età vestita da Assassin’s Creed, Mario e Luigi, Elsa e Anna, elfetti fantascientifici vari, omini di Minecraft, Pocahontas, Banda Bassotti, Mago Merlino e infiniti altri!
Sembrava il carnevale dei cartoni animati e nella mia testa risuonava la canzone degli Aqua “Cartoon Heroes”. Uno spettacolo di personaggi e colori. Alcuni davvero ci avranno lavorato mesi ai costumi e ore al trucco e parrucco (e ore la sera allo strucco).
Poco prima che ripartisse il nostro pullman siamo passati dal palco con la gara dei cosplay. Magari non erano particolarmente espressivi ma in ogni caso fatti a regola d’arte.

La città

Cosa volete che vi dica, io ero andata anche per visitare la città ma è stato come andare a Venezia per il Carnevale: gente ovunque, salta da un padiglione a un’aera espositiva, corri di qua, fermati di là.
Ho visto solo il Duomo il tempo di una foto e la famosa piazza Anfiteatro per meno del tempo di una foto (che comunque non avrebbe reso l’idea visto che c’era un padiglione enorme al centro).
Sembra una città sullo stile di Firenze e Siena, una bella cittadina medievale-rinascimentale della Toscana, tra le colline e il mare. Ma anche qui, che ve lo dico a fa’?
La Toscana è tutta un gioiellino.

Menzione a parte per l’area Japan Town.

C’erano accademie di manga, scuole di giapponese, il padiglione di Bandai e mille bancarelle in vero Harajuku Style!
Ero tentata dal comprare i trucchi di Sailor Moon ma erano troppo cari. 40€ per un rossetto? Sarà anche nel cristallo di luna ma 40€ non li costa nemmeno Chanel!
Comunque bellissimo, è stato come tornare per mezz’ora in Giappone, con Daniele affascinato dalle statuine dei Pokemon e io che sbavo sopra quelle cose super kawaii super tenere!

Tutto sommato non ho ancora capito cosa ci trovi Daniele di così interessante nel suo mondo nerd costellato di Minecraft e One Piece, però ammetto di essermi divertita tanto!

Cosiglio: fate 2 giorni se potete, uno solo non è sufficiente per vedere tutto.

Campo, l’antico borgo disabitato

I poracci non sono scomparsi, non sono andati in vacanza, semplicemente in questi giorni sono stati solo molto impegnati a preparare i costumi per il Lucca Comics :p
Oggi però vi parlano di Campo di Brenzone.

UNA GITA POMERIDIANA COL PAPA’

Ieri Emily ha trovato un po’ di tempo e, insieme al suo super papà, si è avventurata sulle pendici del Monte Baldo, all’altezza di Brenzone.Siamo stati alla scoperta dell’antico borgo di Campo, quasi totalmente disabitato e che cerca di aprirsi nuove strade attraverso eventi, restauri e valorizzazione del territorio al fine di tornare agli antichi splendori con un occhio sempre al passato.
I temi ricorrenti di questa passeggiata sono stati infatti i mestieri e le tradizioni “de ‘na ‘olta”, quelli dei nostri nonni. Mi sono immaginata la faccia di mia nonna al pensiero di una mostra sugli utensili che utilizzava quotidianamente nei campi: si sarebbe messa le mani nei capelli biondi scuotendo la testa.
Ma andiamo con ordine.

L’ITINERARIO

La partenza è stata da Magugnano, frazione di Brenzone, e da lì un sentiero molto semplice sebbene in salita ci ha portati attraverso gli ulivi fino al paese di Campo. Lì abbiamo dato un’occhiata alle case diroccate e all’unico bar presente in paese, che in realtà mi è sembrato più simile ad un’abitazione privata dove ti offrono un caffè o un bicchier d’acqua. Proseguendo abbiamo costeggiato il Monte Baldo fino ai borghi di Fasor e Biaza, per poi arrivare a Castelletto di Brenzone, che definire pittoresco sarebbe riduttivo.
castelletto di brenzone

Da lì, costeggiando il lago in compagnia solo di qualche pescatore e di un magnifico tramonto, si torna a Magugnano. Il Monte Baldo mi è sempre piaciuto immaginarlo come una corona sul lago, come una testa coronata, ma forse è il caso che la smetta con gli aperitivi :p
campo di brenzone

 

CAMPO DI BRENZONE

Ieri non c’era nessuno ad aggirarsi nel paese se non un altro paio di turisti e qualcuno che si occupava dell’orto vicino al “bar”. Il paese è nascosto dagli alberi, non si vede dal lago nè si può scorgere una volta che ci si è allontanati sul sentiero. Sono in atto diverse azioni per preservarlo e restaurarlo, tra cui mostre di artisti locali che lavorano materiali del territorio. C’erano sculture di legno bellissime, molto semplici nelle forme ma dalle linee emozionanti.

Dal 26 novembre ci sarà anche una mostra di presepi che credo andrò a vedere perchè la cornice in cui la allestiranno già da sola è un piccolo presepe. Delicatissima nel paesaggio è la presenza della chiesetta di San Pietro in Vincoli, risalente (pensate!) al 1023. Quasi mille anni che quella chiesetta conserva sotto la volta in legno dei meravigliosi affreschi e funge da tappa per i pellegrini e, una volta, dev’essere stato il fulcro della vita del paese.
campo di brenzone

In una stanza è presente una piccola area commemorativa per i caduti della Prima Guerra Mondiale, un’esposizione molto semplice ma anche particolarmente toccante.
campo di brenzone

 

GLI ULIVI E LA VITA CONTADINA

Il cuore dell’economia di Campo e delle sue vicinanze è stata ed è tuttora la coltivazione dell’ulivo.
I muretti a secco creano i tipici terrazzamenti delle pendici del Baldo verso il Garda e offrono una superficie stabile in cui coltivare il prezioso olio. E’ stato interessante leggere i cartelli presenti sul sentiero che illustravano il rapporto quasi simbiotico tra l’uomo e gli ulivi e spiegavano l’utilizzo di strumenti antichi ma non troppo visto che molti sono ancora utilizzati. Inoltre si raccontava del significato profondamente simbolico dell’olio, dai tempi della Bibbia ad oggi. Come molti sapranno, il lago di Garda è il luogo più a nord dove viene coltivato l’ulivo, vi consigliamo un giro tra i numerosi frantoi della zona a scegliere il migliore per la vostra tavola. Sono presenti anche numerose piante officinali, ma d’altronde il Monte Baldo era chiamato nei secoli passati Hortus Europae.
biaza

 

NEI DINTORNI

Per gli appassionati di montagna e camminate il borgo di Campo si inserisce in una rete di sentieri che dal lago si inerpicano su per il monte Baldo. In poco più di 2 ore si può raggiungere la località di Prada (ma attenzione che ci sono circa 800m di dislivello da affrontare!), oppure avventurarsi lungo le antiche mulattiere, strade di montagna che una volta erano l’unica via di comunicazione per i commerci e lo svago. Pensate quanto camminavano i nostri nonni, noi siamo diventati un po’ rammolliti, eh? :p
Oppure si può costeggiare il lago tra i bellissimi paesi di Castelletto di Brenzone, Marniga, Assenza.

 

lago di gardacastelletto di brenzone

 

QUALCHE LINK

Consigliamo di consultare il sito www.brenzonetrekking.eu per avere le mappe dei percorsi e numerose informazioni utili.
Se invece volete fare una donazione per aiutare la conservazione di Campo di Brenzone visitate il sito www.campobrenzone.it

Sono luoghi dimenticati e testimoni di una storia contadina che affonda le proprie radici nella notte dei tempi e si è sviluppata fino al qualche decennio fa per poi venire quasi abbandonata in nome della modernità e della tecnologia. In questi luoghi è palpabile la presenza del passato e della civiltà contadina, in questi luoghi riesco a immaginare meglio la vita dei miei nonni che d’altronde altro non è che la vita delle mie radici.
tramonto sul lago di garda

 

LA PORACCIATA DI LEI

Da vera poraccia prima di scrivere mi sono documentata per sapere se si scrive “olivo” o “ulivo”. L’Accademia della Crusca li accetta entrambi, pur sostenendo che “olivo” si diffonderà maggiormente in futuro. Ma siccome in questo articolo si parla più di passato che di futuro, ho preferito “ulivo”.