Come e perchè visitare Auschwitz

Durante il nostro viaggio in Polonia abbiamo visitato il campo di sterminio di Auschwitz e qui vogliamo raccontarvi come e perchè visitare Auschwitz almeno una volta nella vita.
Non è una passeggiata entrare in uno dei luoghi più oscuri della storia recente, ma chiudere gli occhi non serve a niente. Quindi oggi apriamo bene gli occhi su questo luogo terribile.

COME VISITARE AUSCHWITZ

Il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau si trova nella cittadina polacca di Oswiecim, nel sud ovest del Paese.
Si può raggiungere in automobile, in treno (sconsigliato perchè la stazione non è vicina al campo) o con uno dei numerosissimi tour guidati in partenza da Cracovia.
L’importante è che prenotiate il vostro posto per un tour guidato in anticipo, soprattutto in alta stagione, altrimenti potreste avere difficoltà a entrare. I tour in inglese sono quelli che vanno sold out per primi quindi non dimenticate di riservare il vostro posto sul sito https://visit.auschwitz.org/.
L’ingresso costa l’equivalente di circa 18€ (85 zloty), non è possibile visitare il campo senza una guida.
Da Cracovia ad Oswiecim ci si impiega mediamente un’ora e mezza.
Nel campo si possono fare foto ovunque tranne in due sale che vi indicherà la guida e nelle quali proverete delle emozioni così forti he il vostro ultimo pensiero sarà quello di scattare foto.

L’inizio di Auschwitz

Quando la Polonia fu occupata dalla Germania nel 1939 è stato subito chiaro che il suo ruolo sarebbe stato chiave: era uno Stato cuscinetto tra la Germania e l’Unione Sovietica.
Era chiaro a tutti che in caso di guerra tra i due Stati la Polonia sarebbe diventata il campo di battaglia principale.
Ma nel 1939 vigeva ancora il patto Von Ribbentrop-Molotov, con cui la Germania e la Russia promettevano di non attacarsi a vicenda.
La Germania quindi occupò la Polonia e iniziò a imprigionare nemici politici e prigionieri di guerra, oltre agli ebrei. Le prigioni erano sature, così decisero di costruire qui un campo di prigionia.

PERCHÈ proprio qui

A darci il benvenuto nel campo è la tristemente nota scritta “Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi.
Qui una volta sorgeva una banalissima caserma dell’esercito polacco, uno di quegli edifici di paese, in questa pianura dove Oswiecim contava meno di 40.000 abitanti.
Si scelse Oswiecim, in tedesco Auschwitz, per la sua posizione tattica nell’Europa centrale, per i buoni collegamenti con gli altri Stati dove vivevano numerose comunità ebraiche (Repubblica Ceca, Ungheria…). Inoltre qui il clima è particolarmente ostile: caldo afoso in estate e freddo polare in inverno.
Inizialmente qui c’erano pochi ebrei: la maggior parte era già imprigionata nei primi campi di Dachau, Sachsenhausen e Mathausen.
I primi prigionieri arrivarono ad Auschwitz il 14 giugno del 1940. Erano 728 cittadini polacchi che si erano opposti all’occupazione nazista, tra cui erano presenti anche dei monaci.

PERCHÈ NESSUNO DISSE NULLA

Qui vicino sorgeva una fabbrica di gomma sintetica, il paese era popolato dai polacchi, non era deserto: perchè nessuno disse niente e nessuno si oppose?
Oltre alla banale risposta che provaci tu a metterti contro i nazisti che non si fanno problemi a fucilarti così su due piedi, c’è un’altra ragione più inquietante.
All’entrata, nei pressi del cancello “Arbeit macht frei”, i prigionieri che erano in grado di suonare uno strumento erano costretti suonare marce militari o canzoncine tedesche.
Veniva così fatto credere a chi era fuori dal campo che qui si stesse bene, che gli ebrei fossero venuti in un luogo dove veniva data loro una casa e un lavoro. E proprio con queste promesse annunciate dalla stampa tedesca, molti ebrei partirono volontariamente dai ghetti in cui erano confinati per recarsi nei campi di concentramento. Questa era la propaganda nazista.
Per rendere la situazione ancora più invisibile all’esterno, gli edifici all’ingresso erano puramente amministrativi, da fuori non si doveva sospettare nulla.

AUSCHWITZ I

Il giro inizia dal campo di Auschwitz I, il campo più piccolo e che oggi funge principalmente da museo di ciò che è successo.
Troviamo qui 28 edifici, alcuni appartenenti alla vecchia caserma e altri costruiti direttamente dai prigionieri del campo e oggi utilizzati (alcuni) come museo.
Nel blocco 7 ci viene mostrata attraverso una mappa la provenienza degli ebrei approdati qui, moltissimi venivano dall’Ungheria (mezzo milione), dalla Repubblica Ceca, Ucraina, Olanda, Germania, Italia, Austria. Non si sa esattamente quanti convogli siano arrivati qui. Nei convogli le persone erano trattate come animali: in 100 in un vagone con tutti i loro bagagli, viaggiavano per giorni senza poter mai scendere.
Sempre nel blocco 7 è esposta un’urna gigantesca con le ceneri che sono state raccolte. Da pelle d’oca.

IL BLOCCO N.5

Il blocco n.5 è il posto che ci ha impressionati di più perchè qui si può avere un’idea del numero di persone che sono morte in questo luogo.
Qui sono esposti infatti tutti i beni confiscati ai prigionieri: montagne di occhiali, montagne di scarpe da adulti, montagne di scarpette da bambini, montagne di valigie, montagne di oggetti personali (ricordate che pensavano di iniziare qui una nuova vita?) e soprattutto la montagna di capelli tagliati ai prigionieri.
I nazisti erano feroci e usavano i capelli degli ebrei per imbottire i materassi. Gli oggetti confiscati erano inviati in Germania alla popolazione provata dalla guerra.
E i bambini? Non erano utili, non lavoravano, perciò venivano inviati direttamente nelle camere a gas, strappandoli dalle loro madri. Solo i gemelli si salvavano, ma nel campo di Auschwitz erano vittime dei terribili esperimenti del dottor Mengele. Difficile dire a chi toccava la sorte peggiore.
Sapete perchè si tatuava un numero sul braccio dei prigionieri? Inizialmente il numero era semplicemente stampato sul pigiama ma, quando qualcuno moriva, il suo pigiama poteva essere rubato da qualcun altro. Per evitare quindi scambi di identità venne creata la pratica barbara di tatuare un numero identificativo sul braccio dei prigionieri.

GLI EBREI POLACCHI

Sono numerossisimi gli ebrei polacchi internati nel campo di Auschwitz. Ma non solo ebrei, qui trovarono la morte anche prigionieri politici ed oppositori del nazismo.
Nel blocco n. 11 c’è la stanza dove i nazisti punivano i ribelli del campo. Si tratta di una prigione sotterranea dove si gettavano contemporaneamente fino a 40 persone, senza cibo nè acqua. Se sopravvivevano per un certo periodo di tempo li liberavano. Nessuno ci è riuscito.
Fuori dal blocco n. 11 si trova il muro delle esecuzioni. È stato eretto l’11 novembre 1941, nella data dell’indipendenza polacca. Davanti a questo muro i nazisti fucilavano i prigionieri polacchi, la data di costruizione era una terribile beffa per far capire chi comandava.

LE CAMERE A GAS

Sia Auschwitz I che Birkenau erano muniti ti camere a gas. Queste sono nate a partire dal 1942, quando con la conferenza di Wannsee si elaborò la “soluzione finale”. Cosa si voleva risolvere? La questione ebraica. Ci fu una conferenza che ebbe come tema principale come uccidire quanti più ebrei nel minor tempo possibile e nel modo più efficiente.
Inizialmente gli ebrei erano emerginati nei ghetti e isolati. Già qui molti morirono di fame o per il freddo. Per questo credettero alla storia “venite con noi, vi daremo una casa e un lavoro”. Erano disperati.
Quando arrivavano con i treni venivano smistati: i giovani e forti andavano ai lavori forzati, mentre si separavano dal resto del gruppo donne, bambini e anziani.
Andavano “a fare la doccia”. A volte si dava loro anche del sapone per lavarsi. La “doccia” in realtà altro non era che la camera a gas.
Nella prima stanza si spogliavano, nella seconda il gas zyklon-b (un pesticida) era in grado di uccidere fino a 2.000 persone al minuto. Infine si trovava il crematorio, dove venivano cremati i corpi delle vittime. Chi faceva questo lavoro erano gli stessi prigionieri che però, dopo qualche tempo, finivano anche loro nelle camere a gas. Non dovevano esserci testimoni dell’orrore.
Pensate che addirittura c’erano dei momenti in cui non si poteva cremare tutti, così si scavavano delle fosse comuni per eliminare i corpi. Le ceneri umane si riciclavano poi come fertilizzante.
Vittime delle camere a gas furono anche prigionieri di guerra e gli stessi cittadini polacchi.
Ad Auschwitz I c’è un crematorio che poteva contenere 700 persone. Di fianco si trova la casa dove vivevano gli ufficiali, una graziosa villetta con un giardino curato. Orrore e quotidinità convivevano a pochissimi metri di distanza. A Birkenau si trovano oggi 2 crematori, ma in origine erano addirittura 4. Comparateli con in numeri scritti sopra. 2.000 persone al minuto. 4 crematori.
Non vi si sta stringendo lo stomaco?

 

BIRKENAU

Dopo la visita di Auschwitz I ci si sposta a Birkenau, dove quello che sorprende maggiormente è la vastità del campo. Oggi è quasi tutto raso al suolo, ma si vedono i resti delle baracche a perdita d’occhio.
Quando ci si trova davanti alla torretta attraverso la quale entrano i binari, si sente un nodo che chiude la gola. Auschwitz non fa piangere, ad Auschwitz non si riesce a versare lacrime. Auschwitz annienta i sentimenti, il cuore diventa di gelo, l’orrire supera la tristezza, le emozioni sono così aggrovigliate l’una sull’altra che non si capisce quale far uscire per prima. E così restano tutte dentro.
Le camere a gas di Birkenau non erano posizionate a caso: due si trovavano alla fine del binario, dove scendevano i prigionieri. Venivano selezionati rapidamente tu sì-tu no e il crematorio era lì a due passi, queste persone non avrebbero mai visto il campo. Gli altri due crematori erano situati nella foresta.

le baracche

A Birkenau è possibile ancora oggi visitare delle baracche. Forse perchè mio nonno è stato per 2 anni in una di queste baracche (in un altro campo), ma qui le emozioni si sono aggrovigliate ancora di più.
Abbiamo visitato Auschwitz in una giornata particolarmente calda, non si respirava, i “letti” sono solo delle assi di legno fissate con chiodi arrugginiti, il soffitto è basso, i corridoi strettissimi, le finestre così piccole che passa a malapena la luce.
Qui, in una sola baracca, vivevano dalle 700 alle 1000 persone.
La baracca ha due stanze all’entrata: una si usava per servire il cibo e una era riservata al Block Meister, un prigioniero col compito di sorvegliare gli altri. Qualsiasi infrazione da parte di qualcuno della sua baracca lo avrebbe fatto uccidere. Con questo sistema che non è stato possibile organizzare rivolte interne, i nazisti non lasciavano niente al caso.
Inizialmente nelle baracche non c’erano nemmeno le assi per dormire, si dormiva per terra sulla paglia. Le prime baracche erano in legno e ci stavano 400 persone. Di queste oggi restano visibili solo i camini.
Le baracche che vediamo oggi sono parzialmente ricostruite, non hanno fondamenta e furono costruite dai prigionieri.
Lavoravano 11 ore al giorno, per una porzione di pane fatto con cibo per animali e la sera dormivano nelle baracche da loro costruite. Molti sono morti prima di arrivare alle camere a gas.

PERCHÈ VISITARE AUSCHWITZ

Qui trovarono la morte 6 milioni di ebrei (su 11 milioni in Europa). Non si sa il numero esatto, si tratta di stime.
Quante persone sono riuscite a fuggire da Auschwitz? Un centinaio ce l’ha fatta a scappare, mentre altri 300 ci provarono ma vennero presi e, inevitabilmente, uccisi. Non un gran numero tentò la fuga, comparato con il numero di prigionieri presenti. La fuga era praticamente morte certa.
Oggi a Birkenau si trova un vagone di un treno originale di quel periodo. È stato un regalo del governo tedesco. La Germania negli anni ha più volte chiesto scusa per i suoi crimini. Noi stessi abbiamo assistito a un discorso di Angela Merkel a Dachau. Non giudichiamo nessuno, pensiamo solo che sia importantissimo ricordare per fare in modo che non succeda mai più.
Quante volte anche oggi si sente di persone che partono da Paesi dove non c’è niente per cercare una vita migliore e trovano solo miseria e sfruttamento?

Auschwitz non fa riflettere solo sul passato, ma anche sul nostro presente.

La fine di Auschwitz

I tedeschi stessi distrussero i crematori e i documenti, quando capirono che non c’era più niente da fare. I prigionieri furono trasferiti con lunghe marce chiamate “marce della morte” perchè, denutriti e malvestiti, molti di loro morirono lungo il tragitto. Non c’era più tempo per ucciderli, si cercava di trasferirli in fretta e furia in Germania.
L’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz il 27 gennaio 1945. Auschwitz diventò un museo nel 1947.

A mio nonno

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