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Cosa fare due giorni in Val di Non

Bentornati sul nostro blog, oggi partiamo per una delle valli più belle d’Italia. Vi raccontiamo cosa potete fare due giorni in Val di Non, nota soprattutto per le mele ma ricca di sentieri nella natura e di storia.
Tra santuari, castelli e una natura travolgente, partiamo per questa avventura in Val di Non!

IL SENTIERO DI SAN ROMEDIO

Per arrivare al santuario di San Romedio si affronta un sentiero panoramico abbastanza semplice ma da affrontare con la dovuta attrezzatura (niente infradito ma scarpe da trekking).
Si parte dal paese di Sanzeno dove è abbastanza facile trovare un posto dove lasciare l’automobile (parcheggiate nei parcheggi prima della piazza e un po’ defilati: è gratis!). Nella piazza centrale troverete i primi cartelli che indicano il sentiero.
La prima parte si snoda tra meleti (siamo pur sempre in Val di Non!) e boschi, mentre poi si arriva alla parte più caratteristica: il percorso nella roccia. Qui prestate attenzione alla testa se siete alti ma non dimenticate di sporgervi (non troppo!) per ammirare il panorama del canyon.
Pensate che questo sentiero, forse il più celebre della Val di Non, era un antico canale di irrigazione per i campi della valle. Molti sentieri in Val di Non si chiamano “lez” ed erano proprio antichi canali che dalle montagne portavano l’acqua a valle.
Qualche informazione tecnica: il sentiero è lungo 2,7km e il dislivello è di soli 70m, quasi tutti nella salita finale prima del santuario. In inverno il sentiero è chiuso. Se siete amanti dell’arrampicata a metà sentiero troverete una parete attrezzata.

IL SANTUARIO DI SAN ROMEDIO

Una volta in cima si arriva al santuario di San Romedio dove potete vedere addirittura un orso!
Questo santuario risale all’anno Mille ed è composto da 5 chiese costruite una a ridosso dell’altra, tutte di epoche diverse, collegate da una lunghissima scala (molto ripida, state attenti). La sua grande particolarità è di trovarsi in cima a uno sperone roccioso.
Cosa c’entra un orso? La leggenda narra che San Romedio doveva recarsi dalla Val di Non a Trento, per omaggiare il vescovo della città. Diede ordine di sellare il cavallo ma il cavallo venne sbranato da un orso. Romedio non si scompose e chiese di sellare l’orso. Miracolosamente l’orso accettò e divenne mansueto. Nacque così la leggenda che portò i frati del santuario a prendersi cura degli orsi in difficoltà e che non possono essere inseriti nel loro habitat naturale a causa di esperienze passate.
Oggi troviamo infatti Bruno, un orso che veniva sfruttato come fenomeno da baraccone e che ha sempre vissuto la sua vita in cattività. I frati francescani di questa oasi di pace della Val di Non hanno accettato di prendersene cura e oggi Bruno ha spazio per le sue necessità e qualcuno che si prende sempre cura di lui.

CASTEL THUN

Per un’ultima sosta in Val di Non prima di rientrare in autostrada, vi consigliamo Castel Thun, situato nei pressi di Vigo di Ton. Dal Medioevo questo castello fu la residenza della famiglia Thun, in origine di cognome però facevano Tono (da cui il nome Vigo di Ton), tedeschizzarono poi il cognome in Thunn che rimase con due N fino al 1926.
Il castello nacque inizialmente come fortezza militare, grazie alla sua  posizione dominante sulla valle: prima una torre, poi degli edifici per i soldati, poi altri edifici, poi le mura, poi le torrette, poi il castello in una serie di aggiunte che danno a castel Thun quella sua aria fiera e imponente.
Un brevissimo sentiero vi accompagna dal parcheggio all’entrata attraverso la cinta muraria. Un consiglio: seguite la cinta muraria e affacciatevi perché a ogni angolo il panorama sulla Val di Non è semplicemente mozzafiato.
Entrate nel castello (attenzione: per il biglietto serve la prenotazione online tramite il sito, biglietto intero 8 euro) e camminate tra le sue stanze dove ancora oggi si percepisce la presenza della famiglia. No, non stiamo parlando di fantasmi! Semplicemente le sale sono allestite come se i membri della famiglia Thun dovessero tornare da un momento all’altro: cucina pronta, tavola apparecchiata, letto in ordine. È un castello vivo, da scoprire, fatto in modo che si possa percepire come si svolgeva qui la vita di questa ricca famiglia.
Pensate che i Thun possedevano così tante terre che si vantavano di poter viaggiare dalla Val di Non fino a Trento senza mai uscire dai propri possedimenti.

IL LAGO SMERALDO

Non vi piace visitare castelli né camminare lungo i sentieri? Ecco un’altra idea di cosa fare in Val di Non in due giorni: andate a fare una passeggiata al Lago Smeraldo.
Non servono presentazioni al colore di queste acque e, seppure il lago sia veramente piccolo e si giri facilmente in meno di mezz’ora, da qui si snodano numerosi sentieri. Vi consigliamo di seguire il rumore dell’acqua che vi porterà a una cascata.
Da qui scendete lungo lo stretto canyon del Rio Sass e gustatevi una fresca passeggiata nei boschi durante la quale incontrerete anche un pittoresco mulino.
Un altro mulino lo troverete anche alla fine del sentiero, nel piccolo borgo di Fondo.
Tornate poi al lago e gustatevi un buon piatto al ristorante proprio a ridosso del lago.

lago smeraldo val di non

DOVE DORMIRE

Per una notte da sogno in Val di Non dovete assolutamente andare all’hotel Panorama di Malosco! Sarete accolti con gentilezza e le camere, in perfetto stile trentino, sono grandi e confortevoli.
Inoltre a diposizione trovate una piscina, un idromassaggio, una palestra e un centro benessere.
Ma il vero fiore all’occhiello di questo posto per noi è stata la cena e soprattutto la torta di mele! Per cena ci siamo trovati un menu trentino doc: canederli, stinco, polenta di Storo, contorno di verdure a buffet e per concludere la torta di mele più soffice e gustosa che si possa immaginare!

val di non

IL CONSIGLIO DI LUI

Portatevi una coperta per un pic nic attorno al Lago Smeraldo!

IL CONSIGLIO DI LEI

Portatevi il costume e la cuffia per utilizzare la piscina dell’hotel e rilassarvi nell’acqua bollente dell’idromassaggio.

Chi sono i #poracciintour

Buongiorno e benvenuti! Vi starete chiedendo chi sono i #poracciintour e se anche voi rientrate nella categoria?
Andiamo a scoprirlo!

In questo ultimo anno abbiamo ripreso in mano in modo più serio Instagram e ci siamo subito sentiti dei pesci fuor d’acqua tra tanti travel blogger che fanno delle foto spaziali accompagnate da testi super emozionali!
Ma la prima caratteristica dei #poracciintour è “mai mollare”. Le tue foto non sono scattate con i migliori strumenti? Le tue caption non danno la miriade di informazioni che vorresti? Non importa, si può sempre studiare per migliorare ma niente potrà cambiare ciò che sei e il tuo stile. Migliorarsi sempre, omologarsi perchè “questo è quello che piace” mai!

Noi oggi vi raccontiamo le differenze tra travel blogger e #poracciintour. Queste sono solo quelle che ci hanno sorpreso di più, se ne avete altre segnalatecele nei commenti.


Ma attenzione: prendete appunti per scoprire se anche voi siete dei #poracciintour oppure dei travel blogger.
Segnatevi a quante affermazioni rispondete “oddio, ma sono proprio come i #poracciintour!” e ci vediamo in fondo all’articolo per scoprire chi sono i #poracciintour e se lo siete anche voi!

Iniziamo?

i travel blogger sono sempre vestiti bene, meglio se degli stessi colori del tramonto o del deserto che funge da scenografia
i #poracciintour sono vestiti con la prima cosa che hanno trovato, solitamente di colori che non si abbinano a niente, nemmeno tra di loro

i travel blogger si trovano sempre “on top” di qualche grattacielo
i #poracciintour soffrono di vertigini

i travel blogger hanno i capelli curati e in ordine, al massimo mossi da una leggera brezza
i #poracciintour hanno i capelli in faccia per colpa del vento, ogni tanto mangiano una ciocca, solitamente quando la macchina fotografica fa click

i travel blogger appaiono sempre sorridenti e felici
i #poracciintour no

i travel blogger vestsono fashion dalla testa ai piedi
i #poracciintour sono Sfashion, dalla testa ai piedi

il trekking dei travel blogger è fatto di abbigliamento tecnico e pranzo in baita con piatti instagrammabili
il trekking dei #poracciintour è marchiato Decathlon e per pranzo hanno un panino portato da casa

i travel blogger viaggiano in business
i #poracciintour viaggiano in economy ed è già anche troppo

i travel blogger scrivono in english
i #poracciintour scrivono in italiano e pure male

i travel blogger trovano sempre la luce perfetta per la foto perfetta
i #poracciintour si dimenticano di fare le foto

i travel blogger aspettano il tramonto in posti fighi per fare foto super
i #poracciintour all’ora del tramonto solitamente fanno aperitivo al bar

i travel blogger sono alti e magri, col fisico scolpito o se non rispettano questo canone sono curvy ma sempre belli
i #poracciintour sono cicciottini

i travel blogger indossano i tacchi quando vanno a cena
i #poracciintour si portano solo un paio di scarpe che va bene dalla camminata nella giungla alla cena

i travel blogger mangiano piatti fashion in posti fashion
i #poracciintour mangiano qualsiasi cosa gli capiti a tiro, meglio se low cost e street food

i travel blogger viaggiano con le compagnie di bandiera
i #poracciintour viaggiano con Ryanair e Flixbus

i travel blogger dormono in fashion-hotel tra lenzuola immacolate
i #poracciintour dormono in ostello nel sacco a pelo

i travel blogger fanno #instastories a ogni angolo
i #poracciintour si dimenticano di avere un telefono

i travel blogger hanno la pelle idratata e perfetta anche durante i safari nel deserto
i #poracciintour hanno la pelle da Nonna Salice dopo 5 minuti al sole

i travel blogger viaggiano con set di macchine fotografiche e cavalletti per foto super
i #poracciintour chiedono “oh ma hai una foto di quel posto che sto scrivendo un articolo per il blog?” – “no, non l’ho fotografato!”

i travel blogger hanno l’outfit perfetto per ogni occasione
i #poracciintour hanno dei vestiti che si fanno andare bene per le quattro stagioni

i travel blogger fanno #adv, #suppliedby. #gifted
i #poracciintour possono usare solo #paghedbyme

i travel blogger frequentano i glamping di un certo livello
i #poracciintour frequentano campeggi o al massimo agricampeggi se vogliono l’upgrade

i travel blogger nei glamping si trovano le tende già montate e arredate
i #poracciintour si devono costruire la tenda e gonfiare i materassini

i travel blogger bevono il cocktail giusto per la foto sul rooftop
i #poracciintour bevono una birretta nel peggiori bar

i travel blogger viaggiano in posti esotici almeno 4 volte l’anno
i #poracciintour viaggiano in posti esotici almeno una volta nella vita

i travel blogger viaggiano tutto l’anno
i #poracciintour viaggiano quando chiude l’azienda

i travel blogger hanno i bambini sempre in ordine
i #poracciintour non hanno bambini, ma se li avessero avrebbero il moccio in ogni foto

i travel blogger hanno le case sempre in ordine e instagrammabili
i #poracciintour devono cercare l’unico angolo in ordine se vogliono fare una foto

i travel blogger hanno la foto giusta per la caption giusta
i #poracciintour hanno un tot di foto buone e quando finiscono “oddio, e adesso? Mettiamoci un paesaggio a caso!”

i travel blogger guadagnano dal loro blog
i #poracciintour non guadagnano in generale

i travel blogger si fanno mille foto insieme
i #poracciintour si fanno le foto a vicenda perchè non hanno la pazienza di montare cavalletti

Hai scoperto chi sono i #poracciintour?
E tu chi sei? Travel blogger o poraccio in tour?
Ecco le risposte al quiz:

30-20 risopste “#poracciintour”: complimenti! Sei un poraccio come noi, benvenuto nel club! Vorremmo offrirti un cocktail per brindare ma…va bene lo stesso la birretta del Lidl?!

19-10 risposte “#poracciintour”: sei un poraccio fashion, potremmo definirti un travel poraccio! Forse vesti Decathlon e mangi nei peggiori bar di Caracas, ma nel profondo sei elegante e raffinato

9-0 risposte “#poracciintour”: sei un vero travel blogger, sei uno dei nostri modelli, una figura mitologica per noi! Continua però a seguirci e a studiare i poracci come fossero curiosi animaletti!

A proposito, ci segui già su instagram? Clicca qui per non perderti niente, ma proprio niente, anche quello che sarebbe meglio perdersi, dei #poracciintour!

PS: questo è solo un giochetto divertente, speriamo di non aver offeso nessuno e in quel caso scusateci, non era nostra intenzione. Sapete che a noi piacciono le foto patinate dei travel blogger quanto quelle più “casalinghe”, l’importante è sempre la sostanza.

Cosa mangiare e bere a Napoli

Napoli è una città affascinante ricca di storia e tradizioni.
Ne abbiamo già parlato abbondantemente qui ma oggi parleremo del fiore all’occhiello di Napoli: la cucina.
Cosa mangiare e bere a Napoli? Tra pizza, dolci e bevande c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Golfo di Napoli

Caffè Gambrinus

Benvenuti nel caffè storico di Napoli, dove fermarvi per gustare una deliziosa tazzuriella.
Il nome di questo locale devira dal leggendario re delle Fiandre Fiandre Joannus Primus. L’interno è riccho di statue e quadri di artisti napoletani di fine ‘800. Fu infatti aperto ufficialmente nel 1890 e da subito il successo fu strepitoso.
Il prefetto di Napoli però ne ordinò la chiusura nel 1938, con un’ordinanza nella quale dichiarava il caffè Gambrinus covo di antifascisti. Il locale fu riaperto nel 1952 ed è uno dei locali più famosi d’Italia, nonchè membro Associazione Culturale Locali Storici d’Italia.
Se siete curiosi sul loro sito ci sono un sacco di indicazioni sulle prelibatezze partenopee.
Ideale per una tappa a colazione!

Pizza, pizza fritta e montanara

Partiamo da un must per il pranzo:  la vera pizza napoletana.
Pensate che le prime notizie riguardo il consumo di pizza a Napoli risalgo addirittura all’inizio del Settecento. Ma le sue origini sono ben più antiche, pensate che già gli antichi greci usavano mangiare un “pane appiattito”.
La più famosa è sicuramente la pizza margherita, creata nel 1889 da un pizzaoiolo che la dedicò alla regina Margherita di Savoia.
E a Napoli la pizza fu da sempre cibo del popolo. Andava bene per i poracci come noi perchè era un piatto veloce, economico e facilmente mangiabile per strada nelle pause del lavoro.
Oggi la troviamo anche fritta o col cornicione ripieno. Il nostro consiglio è di provarle tutte, non si può scegliere la più buona!
Noi non possiamo che consigliarvi la pizzeria 400 Gradi, poco dopo essere entrati nei Quartieri Spagnoli.

Pizza fritta

 

Pizza Margherita

 

Cuoppo e fritti (e la mitica frittatina di pasta)

Restiamo nell’ambito del cibo di strada, tanto caro ai napoletani e con una lunga storia alle spalle. Infatti i lavoratori, i popolani, i poracci insomma, non avevano molto tempo  per mangiare tr un lavoro e l’altro, nè molta disponibilità economica.
Nacquero così i primi cuoppi, ossia un cartoccio con dentro fritti di diverso tipo. A Napoli avete solo che l’imbarazzo della scelta per quel che riguarda il cuoppo. Lo potete infatti chiedere di mare o di terra, ogni locale ha però degli ingredienti diversi per i vari cuoppi. I più comuni sono calamari, pesce azzurro, crocchette, arancini ma il nostro consiglio è: pescate a caso e cercate di scoprire cosa si cela sotto la pastella. A Napoli il fritto è così buono che non copre il gusto dell’ingrediente principale, almeno nei posti che abbiamo provato noi.
Tra questi fritti particolare è la frittatina di pasta, anche questo è un piatto di origine popolare. Ricetta: prendi la pasta del giorno prima, raccogli gli avanzi del frigo, ricopri di pastella e friggi tutto. Spaziale!

Cuoppo

 

Pesce

Come ogni città di mare che si rispetti, a Napoli si può mangiare un pesce che è la fine del mondo!
Gustoso, succoso, polposo: a Napoli il pesce può essere mangiato in tutti i modi.
Che lo preferiate grigliato o con la pasta, che siate fan dei crostacei o dell’orata sarete comunque soddisfatti dalla incredibile qualità e dalla maestria dei napoletani nel preparare dei piatti deliziosi.
Il nostro consiglio? Affidatevi al pescato del giorno, sia per un effetto sorpresa sia perchè avrete la certezza della freschezza

Babà e sfogliatelle (riccia/frolla)

Vogliamo passare al dolce? Noi abbiamo avuto un incontro molto impegnativo durante la prima colazione a Napoli. Prendiamo una sfogliatella che sembrava un pasticcino mignon. Appena la prendiamo in mano ci rendiamo conto che pesa come il ferro, ha un peso specifico elevatissimo! Secondo voi quanta crema c’era dentro? Tantissima e ben compatta. Ma prima di averla ci hanno fatto una domanda a cui non eravamo preparati: riccia o frolla?
Dovete sapere che le sfogliatelle si dividono in queste due categorie. Le ricce si preparano con pasta sfoglia, le frolle con, ovviamente, pasta frolla.
La sfogliatella nacque in un convento nei pressi di Amalfi: era avanzata della pasta e, non sapendo cosa farne, fecero un ripieno con zucchero e frutta secca.
Ma se la sfogliatella è la regina dei dolci partenopei il suo re è indubbiamente il babà.
Il babà nacque in Polonia per colpa di un monarca un po’…sdentato. Infatti, non riuscendo a mangiare bene fece imbebere il babà nel tokaji, creando il tipico dolce immerso nel liquore che conosciamo oggi (anche se ora il liquore è il rum).
Facendo il giro dalla Polonia alla Francia, giunse a Napoli nel XIX secolo e divenne un dolce tradizionale della città.

 

Sfogliatella

Sprizt limoncello e limoncello

Come sapete noi siamo fan dello spritz ma quando siamo in viaggio ci adattiamo al 100% alle abitudini alimentari locali. E a Napoli è stato facile farlo!
Ma con lo spritz? Abbiamo trovato lo spritz al limoncello fatto con limoncello prosecco e soda. È ideale come aperitivo soprattutto nelle giornate calde perchè rinfresca con il limone ma al contempo ha quel brio giusto da aperitivo. L’abbinamento ideale per lo spritz al limoncello? Sicuramente un buon cuoppo di fritti misti.
E per concludere gli abbondanti pasti napoletani vi consigliamo un bicchierino di limoncello, fresco e digestivo.

Sprizt limoncello

IL CONSIGLIO DEI PORACCIINTOUR

Attenzione alle porzioni! A Napoli si mangia bene ma soprattutto tanto!
Le porzioni che abbiamo trovato noi erano sempre ottime e abbondanti, come si usa dire. Tenetene conto al momento dell’ordinazione per non rischiare di avanzare prelibatezze, sarebbe uno spreco…

 

Ci siamo dimenticati qualche piatto? Scrivicelo nei commenti!

A presto, sempre su questi schermi!

 

Quante sono le isole del Garda?

Vi fa di fare il giro delle isole del lago di Garda?
Lo so, lo so, come offerta non è allettante come un giro delle isole alle Maldive ma è tutto ciò che noi poracci possiamo offrirvi.
Di alcune vi abbiamo già parlato, altre le sentirete oggi per la prima volta.

Salite a bordo, si parte!

LE ISOLE DEL LAGO DI GARDA

Partiamo dalle basi: quante sono le isole del lago di Garda? Sono 5, sebbene un paio siano poco più di un isolotto. Non sono grandi, non sono abitate (tranne una e poi scopriremo quale), ma ognuna ha la sua storia che la caratterizza e differenzia dalle altre. Abbiamo l’isola elegante, quella vivace, quella esplosiva, quella delle fiabe e quella brulla. Curiosi di scoprirle una per una?

ISOLA DEL GARDA

E partiamo subito con l’isola più elegante del lago, nonché la più grande. L’isola del Garda si trova sulla sponda bresciana del lago di Garda, quasi di fronte alla cittadina di Salò.
Il luogo era noto sin dai tempi dei romani e Federico Barbarossa la chiamò “isola di Svevia”.
Ma su quest’isola fu San Francesco a costruire il primo insediamento, affascinato dal luogo di pace immerso nella natura. Per questo una volta l’isola era chiamata anche “isola dei frati”.
In seguito Napoleone si impadronì dell’isola scacciando i francescani ma non fece in tempo a convertirla in base militare, arsenale o qualunque fossero i suoi piani bellici. Nell’Ottocento infatti l’isola fu acquisita da una ricca famiglia che iniziò la costruzione di una splendida villa che sostituì il sobrio convento francescano. Tutt’oggi la villa è abitata (mica da poracci!) anche se è visitabile e addirittura può essere utilizzata come location per matrimoni ed eventi.

ISOLA DI SAN BIAGIO

Spostiamoci ora verso l’isola più simpatica e vivace: l’isola di San Biagio. Anche questa si trova sulla sponda bresciana del lago di Garda ma è situata di fronte alla rocca di Manerba.
È conosciuta anche come “isola dei conigli” per la presenza di simpatici coniglietti che saltellano (attenzione però: escono verso sera, non durante il giorno), anche se negli ultimi tempi nessuno è riuscito ad avvistarli. Cos’è successo ai conigli dell’Isola di San Biagio? Non siamo riusciti a scoprirlo, se qualcuno sa qualcosa ci scriva!
L’isola è raggiungibile a piedi con la bassa marea ma se siete pigri potete prendere anche un taxi boat per la modica cifra di 2,50€ (5€ se fate andata e ritorno). Accedere all’isola ha un costo di 5€, ma se soggiornate al camping San Biagio per voi è gratis.
Nel camping trovate una villa seicentesca, i suoi abitanti utilizzavano quest’isola del lago di Garda come riserva di caccia.
Sull’isola di San Biagio potete fermarvi per una giornata di completo relax sul lago, sorseggiando un drink al bar e aguzzando la vista per scovare i conigli!

ISOLA DEL SOGNO

Questa è l’isola delle fiabe, già a partire dal nome. Si chiama così perché è esattamente davanti alla val di Sogno, tra Brenzone e Malcesine. Quest’isola del lago di Garda è piccola e facilmente raggiungibile anche a piedi data la sua vicinanza alla riva.
Potete scoprirla nuotandoci attorno o immergendovi alla scoperta di un relitto affondato nel 1987.

ISOLA DELL’ULIVO

E ora andiamo sull’isola più brulla. Si trova subito dopo l’isola del Sogno, sono vicine ma separate da un piccolo promontorio.
Qui potrete attraccare con la vostra barca (o nuotare dalla riva se siete ben allenati) e mettervi sull’isolotto a prendere il sole. Se siete invece attrezzati con bombole e amate le immersioni, in questa zona si apre una grotta sotterranea che scende fino a 30metri, il luogo ideale per conoscere la fauna tipica lacustre.
Di fronte all’isola dell’Ulivo inizia la passeggiata sul lungolago verso Malcesine. In questo periodo dove si consigliano le passeggiate fuori dalle città e dai centri storici questo è il miglior lungolago che possiamo suggerirvi, essendo uno dei meno affollati che abbiamo incontrato. Parcheggiate in Val di Sogno e seguite il lungolago fino a Malcesine.
Non solo farete una passeggiata in una delle zone più belle del lago di Garda in piena sicurezza (quando siamo andati noi, in una domenica di sole, non c’era quasi nessuno), ma potrete ammirare Malcesine da lontano, bella come una cartolina.

ISOLA DEL TRIMELONE

Concludiamo con l’ultima isola del lago di Garda, quella con una storia esplosiva! Stiamo parlando dell’isola del Trimelone, di fronte ad Assenza di Brenzone.
Qui già durante la Prima Guerra Mondiale correva il confine tra Regno d’Italia e Impero Austro-ungarico e proprio da qui gli italiani bombardarono Riva del Garda, all’epoca avamposto austriaco.
In seguito l’isola divenne zona di stoccaggio di materiale bellico e fu utilizzata come arsenale anche durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui Mussolini, di base a Salò, venne a concedere l’ultima intervista prima della fine della guerra e di piazzale Loreto.
Alla fine della guerra venne abbandonata a se stessa e gran parte dell’attrezzatura militare venne gettata in acqua.
Nel 1954 ci fu una violenta esplosione che distrusse una parte dell’isola e accese i riflettori su quest’isola del lago di Garda: era necessaria un’opera di bonifica
L’isola fu bonificata solo nel 2006 ma ancora oggi è inaccessibile: non potete attraccare né visitare l’isola per pericolo di bombe inesplose.
Che ne sarà del suo futuro? Una volta che l’isola sarà completamente sistemata e messa in sicurezza le ipotesi sono 2: un museo sulla Grande Guerra o un’area di tutela faunistica.

Finisce così, con una panoramica sulle 5 isole del lago di Garda il nostro tour del lago a piedi.
Ma restate sintonizzati perché ci saranno altre novità su questo tour e nuovi contenuti.

Quale tra queste isole vi incuriosisce di più?

L’ISOLA PREFERITA DI LEI E DI LUI (PER UNA VOLTA SIAMO D’ACCORDO SU QUALCOSA, MIRACOLO!)

L’isola del Trimelone, per la sua storia particolare, per il fatto di essere inaccessibile e per la sua diversità rispetto alle altre isole.

 

L’ultima tappa – da Desenzano a Peschiera

Eccoci qui al racconto dell’ultima tappa del nostro giro del lago di Garda a piedi.
Una tappa completamente pianeggiante, quasi del tutto sul lungolago e ricca di atmosfere suggestive.
Quante volte abbiamo pensato “non ce la faremo…” e invece, quasi sul gong di un nuovo semi-lockdown siamo riusciti a concludere il nostro giro.
Vi raccontiamo l’ultima tappa del nostro #poracciingardatour dandovi però un arrivederci a presto con altre curiosità e informazioni utili (e nuovi post su altri luoghi!)

Tappa n.11: Desenzano-Peschiera del Garda
Km: 23.5
Difficoltà: molto facile

 

SIRMIONE E IL SUO CASTELLO

Avete presente la penisola a sud del lago di Garda? Proprio quella che si getta nel lago con un gran castello all’ingresso.
Quella è Sirmione e nel corso dei secoli fu usata da romani, longobardi, scaligeri, veneziani, francesi e austriaci come avamposto di vedetta.
Da qui infatti si possono controllare con estrema facilità sia la sponda veronese che quella bresciana del lago di Garda.
Sirmione deve il suo nome alla parola greca Syrma, strascico, infatti si protende nel lago come uno strascico.
Il suo simbolo è indubbiamente il castello scaligero e, se si vuole visistare il paese, è inevitabile incontrarlo in quanto è necessario attraversarlo per entrare tra i vicoli pittoreschi di Sirmione. E anche noi durante la nostra ultima tappa siamo passati da questo meraviglioso castello.
Oltre al castello, Sirmione è famosa per altre due cose: le terme e le grotte di Catullo.

LE TERME DI SIRMIONE E LE GROTTE DI CATULLO

Le terme di Sirmione sono state scoperte solo poco più di un secolo fa. Pensate che fin dal Rinascimento si ipotizzava che ci fosse una sorgente di acqua termale, ma solo nel 1889 un palombaro di nome Procopio riuscì a individuarla.
Da lì in poi Sirmione divenne un rinomato ed elegante centro termale, dove ancora oggi potete rilassarvi e godervi qualche ora di relax vista lago (ok, DPCM a parte…)
Proseguendo fino all’estremità della penisola si incontrano le grotte di Catullo.
Si tratta dei resti di una villa romana che pare fosse stata residenza del poeta latino Catullo. I resti della villa furono definiti “grotte di Catullo” perchè, al momento della loro scoperta in epoca rinascimentale, erano solo rovine ricoperte da rovi. Non si sa se quella fu veramente la dimora di Catullo o se vivesse in un altro luogo a Sirmione, certo è che per un periodo fu stabile in questa zona del lago, dedicando proprio al paese di Sirmione parole innamorate (e non amo et odi, qui solo amo!):

Perla delle penisole e delle isole,
o Sirmione, di tutte quelle che Nettuno sostiene,
nel mezzo di laghi cristallini e mare aperto,
entrambi, con quale entusiasmo,
con quale impazienza e felicità ti incontro nuovamente!
Quasi non credevo a me stesso, spostandomi
dai campi della Tinia e della Bitinia,
e rivedendoti, infine, senza alcun timore.
Oh cosa rende più beati,
che trovarsi spogli dalle preoccupazioni, quando l’anima
mette da parte il peso stanco del viaggio,
e ritorna a casa propria, e riposa
nel letto, tanto desiderato?
È questa, dopo immense fatiche, l’unica nostra ricompensa.
Salve, Sirmione bel mondo, tu felice
per il tuo padrone, e voi pure,
onde del lago lidio; si rida in casa,
qualsiasi cosa ci sia per cui ridere.

 

PUNTA GRO E IL FOLIAGE

Dopo aver lasciato Sirmione si prosegue con la nostra ultima tappa! Si segue per un tratto sul lungolago, presso Le Colombare. Qui i colori del foliage si fanno più intensi: giallo, rosso, ambra, arancio, marrone, ocra, oro, mattone. E’ una passeggiata rilassante e perfetta per ricaricare le pile immersi nella natura.
Poi inevitabilmente si deve percorrere la ciclabile lungo la statale, fino a ricongiungersi al lungolago nei pressi di punta Gro.
Qui eravamo stati altre volte in estate, siamo restati stupiti nel vedere come il luogo sia completamente diverso con i colori autunnali.
Questi prati sul lungolago sono affollatissimi in estate, quando gli abitanti di Verona e i turisti si rifugiano qui in cerca di frescura, servizi e spiagge attrezzate, sebbene le acque del lago in questa zona non siano le migliori…

PESCHIERA DEL GARDA

Vi ricordate che di Peschiera del Garda vi avevamo già parlato nella prima tappa? Vi riportiamo qui anche nell’ultima tappa perchè è stato il nostro punto di partenza e *rullo di tamburi* anche di arrivo!
Ricordate che fu citata da Dante? Che da qui esce l’emissario del lago di Garda? Che fu una delle fortezze del Quadrilatero?
Se non lo ricordate vi suggeriamo di tornare a leggere la nostra prima tappa qui.
Quando pensavamo che tutto sarebbe stato facile, le montagne non ci sembravano così alte e il numero dei km era offuscato dall’entusiamo.
195km dopo possiamo dire: ce l’abbiamo fatta!

COSA HA IMPARATO LEI DAL GIRO DEL LAGO DI GARDA A PIEDI

A superare la stanchezza, ad affrontare 1km alla volta, a scoprire tradizioni e segni di un passato che si riflette nel presente, a non aver paura nei boschi, ad accettare che della montagna a volte bisogna aver timore, a cantare per scacciare la paura.

COSA HA IMPARATO LUI DAL GIRO DEL LAGO DI GARDA A PIEDI

A non fidarsi sempre e solo del GPS, a cogliere la bellezza di un fiore che spunta tra le rocce, ad affrontare le salite perchè poi c’è sempre la discesa, che ci sono più sentieri di quanti riusciremo a farne nella nostra vita.

Fino a Desenzano attraverso la Rocca di Manerba

Pronti per un’altra entusiasmante tappa dei #poracciingardatour ?
In realtà dovete sapere che questa tappa non è stata poi così entusiasmante: abbiamo spesso costeggiato la statale e i panorami non sono stati entusiasmanti come in altre zone. Con una sola eccezione: la Rocca di Manerba.

Tappa n.10: Salò-Desenzano
Km: 26.5
Difficoltà: facile

LA ROCCA DI MANERBA

Da Salò si esce dal paese e ci incammina lungo la pista ciclabile che costeggia la statale, fino al punto in cui ci si addentra nei campi e l’atmosfera si fa decisamente più bucolica e rilassante. Attraverso vigneti e uliveti, le coltivazioni principali del basso Garda, si possono ammirare paesini in lontananza e camminare in mezzo alla natura. Si arriva così alle pendici della Rocca di Manerba.
La Rocca di Manerba era popolata fin dalla preistoria, ma nei secoli è sempre stata utilizzata con funzioni difensive e di avvistamento da parte di Etruschi, Romani, Longobardi… Anche oggi sono visibili i resti delle fortificazioni. La Rocca di Manerba fu però anche covo di banditi e fuorilegge, per questo motivo i Veneziani la distrussero nel 1574 e da allora restò disabitata.
La salita per la Rocca è molto semplice, mentre è più ripida la discesa fino a Punta Sasso, un altopiano da cui godere un panorama mozzafiato sul lago di Garda.

L’ISOLA DI SAN BIAGIO

Da Punta Sasso e dalla Rocca di Manerba si vedono molto bene due isole del lago di Garda.
La prima è l’isola di San Biagio, popolata fino a poco tempo fa solo da coniglietti, infatti è chiamata anche “Isola dei conigli”. Non si sa che fine abbiano fatto, forse qualcuno li ha fatti con la polenta?! Se avete una risposta aiutateci!
L’isola è oggi visitabile da maggio a settembre e per accedervi si paga un ticket di 5€ (mentre l’entrata è omaggio per i clienti del camping San Biagio). La particolarità dell’Isola di San Biagio è di essere raggiungibile a piedi dalla terraferma! Se invece preferite c’è un taxi boat che per 2.50€ vi porta sull’isola (per altri 2.50 vi riporta indietro).
Una volta quest’isola ai piedi della Rocca di Manerba era la riserva di caccia per i residenti nella villa del Seicento situata al centro del campeggio, ora è oasi di pace e relax estivo.

L’ISOLA DEL GARDA

Sempre in questa zona, seppur meno visibile dalla Rocca di Manerba, è l’Isola del Garda, probabilmente la più famosa delle isole del lago di Garda.
Quest’isola ebbe diversi nomi nel corso del tempo. Ai tempi di Federico Barbarossa era chiamata Isola di Svevia.
Fu chiamata Isola dei Frati perché qui San Francesco si fermò e, incantato dalla natura e dalla calma del luogo, fece costruire un monastero francescano.
Dopo anni di prosperità con i frati, Napoleone decise di chiudere il monastero ma non riuscì a trasformare l’isola in un luogo militare.
Nell’Ottocento iniziarono i lavori per la costruzione dell’imponente villa che si vede ancora oggi. La villa è di proprietà privata ma è visitabile e può anche essere una pittoresca location per matrimoni.

DESENZANO

Scendendo dalla Rocca di Manerba si prosegue per un breve tratto nella natura ma, dal porto di Dusano in poi, si cammina sempre sul lungolago asfaltato.
Desenzano è il paese più popoloso del lago di Garda nonché ombelico del mondo della nightlife e dello shopping! E’ il paese fashion del lago di Garda.
Purtroppo eravamo così distrutti da tutti quei km a piedi che non l’abbiamo visitato come merita, anche perché, purtroppo, le giornate iniziano ad accorciarsi…
Ci sono due teorie sull’origine del nome di Desenzano: la prima è che derivi dal nome di Decentius un ricco romano che governava la zona, la seconda è che debba il suo nome al fatto di essere in leggera discesa verso le rive del lago di Garda.
In epoche passate Desenzano era il luogo più importante della Lombardia per lo scambio del grano e smerciava anche prodotti provenienti dal nord del lago e dalle campagne circostanti: limoni, olive, uva, pesce.
Attorno al suo porticciolo ancora oggi si vedono edifici che in passato sono stati adibiti a magazzini.
Anche i Veneziani ne fecero un avamposto mercantile e militare, mentre il castello che sovrasta il paese non ha mai abbandonato la sua funzione militare. Si sono avvicendate diverse dominazioni, ma tutti lo utilizzarono come base militare, mai come residenza.

Speriamo che questo racconto vi sia piaciuto e ci vediamo prossimamente con il racconto dell’ultima ultimissima tappa dei #poracciingardatour !

IL CONSIGLIO DI LEI

Le calze sono importanti. Soprattutto per il trekking: scegliete sempre un modello rinforzato nei punti principali e, ancora meglio, investite qualche soldino in calze antivesciche.

IL CONSIGLIO DI LUI

Per camminate così lunghe e quasi sempre su percorsi asfaltati procuratevi delle solette in gel, quelle più morbide che trovate!

Alla scoperta del lago di Garda – da Gargnano a Salò

Finalmente dopo una lunga pausa siamo riusciti a continuare il giro del lago di Garda.
Per una volta abbiamo deciso di non seguire la nostra amatissima app ma di seguire il lungolago.
Curiosi di sapere come è andata?

Tappa n.9: Gargnano-Salò
Km:
20km
Difficoltà:
facile (quasi tutta pianeggiante)

BOGLIACO E CECINA

Partendo a piedi da Gargnano vi suggeriamo di seguire le indicazioni per il piccolo borgo di Bogliaco. Si tratta di un paese veramente minuscolo: una piazza col porticciolo, poche case e un paio di bar. Ma per una pausa colazione o un caffè con vista lago è una chicca che vi consigliamo di non perdervi se siete in zona.
Qui si trova villa Bettoni, che fu la sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri durante la Repubblica Sociale Italiana. Non siamo entrati ma già da fuori si possono scorgere i giardini affacciati sul lago e una piccola collezione di carrozze. La villa è oggi una location per eventi, soprattutto matrimoni.
Da Bogliaco si risale sulla collina per evitare la statale, qui occorre invece seguire le indicazioni per Cecina. No, non occorre che andiate fino in Toscana, Cecina è un piccolo borgo sopra Toscolano Maderno, ancora più piccolo di Bogliaco.
Qui infatti abbiamo trovato una chiesa addirittura senza piazza. Ma anche questo posto ha il suo fascino, tra boschi e panorami sul lago.

Toscolano Maderno

Dopo essere scesi dalla collina ci si imbatte subito nel promontorio di Toscolano Maderno. Questo comune deve la sua prosperità ai monaci che nel Medioevo lo governavano.
Infatti i monaci detenevano un grande potere politico, oltre che religioso, e svilupparono la coltivazione di vitigni e uliveti i cui prodotti diedero origine a una forte espansione commerciale. Ovviamente, essendo sulle rive del lago di Garda, anche la pesca ebbe un ruolo cruciale nello sviluppo di questi paesi.
Un’altra importante industria che si è sviluppata nella zona a partire dal XIV sec. è quella della carta. Ancora oggi è possibile seguire la valle delle Cartiere, per un’escursione tra natura e storia.
Toscolano e Maderno appartengono allo stesso comune dal 1928 ma in passato sono stati due comuni separati. I paesi sono tutt’oggi separati anche se così vicini che distinguerli è difficile.

Gardone Riviera

Proseguendo sempre sul lungolago si arriva al famoso paese di Gardone Riviera. Questo luogo ha origini veramente preistoriche! Sulle sue colline sono stati trovati molti reperti dell’età del bronzo, segno che la zona era abitata fin dalla notte dei tempi.
Gardone nel 1797 entrò a far parte della Repubblica Cisalpina ma dopo pochi anni venne annesso al Regno Lombardo Veneto.
Da qui in poi si fece sempre piu intensa la coltivazione degli agrumi, che abbiamo visto già ben sviluppata più a nord della riva bresciana del lago di Garda.
Fu solo nel 1859 che Gardone divenne a tutti gli effetti territorio italiano anche se l’influenza austriaca si mantenne molto forte.
A Gardone, nella seconda metà dell’Ottocento, molti ricchi austriaci costruirono qui le loro ville per la villeggiatura estiva, rendendo Gardone un paese elegante e frequentato dalla nobiltà e dagli intellettuali dell’epoca. Questa tendenza andò sempre di più intensificandosi fin quando, attorno al 1920, anche lo scrittore Gabriele D’Annunzio fece costruire qui il suo Vittoriale degli Italiani. E pensate che pure il Vittoriale in origine era la villa di un ricco tedesco.
Perchè venivano tutti a Gardone? Per il clima mite, per il panorama, per la comodità nel raggiungerlo scendendo dal Brennero e perchè qui le ville, all’epoca, avevano dei prezzi molto bassi.

LE VILLE TRA GARDONE RIVIERA E SALò

Da Gardone Riviera si segue la statale e si incontrano numerose ville.
Come dicevamo molte sono state costruite da facoltosi austriaci e tedeschi a fine Ottocento, ma vennero poi confiscate e usate per scopi militari negli anni della RSI.
Alcune divennero mense, altre centri ricreativi, molte ospedali e strutture per la lungodegenza dei feriti in guerra. Villa Alba invece era il centro delle comunicazioni radiofoniche, mentre Claretta Petacci abitava presso la torre di S.Marco, dove Mussolini la raggiungeva clandestinamente.
Oggi invece queste ville vengono usate come centri culturali e location per eventi.

Vittoriale degli Italiani

SALò

Infine, sempre seguendo la statale si raggiunge Salò.
Anche il centro abitato di Salò non è grandissimo ma è famoso per essere stato la sede della RSI, dal 1943 al 1945. La RSI è infatti nota anche come Repubblica di Salò.
La storia la conosciamo tutti: dopo essere fuggito dalla prigionia sul Gran Sasso, grazie all’aiuto dei tedeschi, Mussolini fondò qui la Repubblica Sociale Italiana, sempre con l’aiuto dei tedeschi.
Questa zona non fu scelta a caso. I motivi erano principalmente due: uno geografico e uno economico.
Da Salò era infatti comodo raggiungere la Germania nazista e i principali ministeri fascisti erano qui instaurati (quello della propaganda e degli esteri). Altri ministeri si trovavano nelle vicine Brescia, Bergamo e Verona. Inoltre Salò era vicina a una zona di produzione di armi e materiale siderurgico, distante dalle zone dove si concentravano i bombardamenti degli Alleati. Inoltre, come abbiamo visto, le numerose ville offrivano spazi sufficienti per ospitare le truppe.
A Salò oggi non perdetevi la passeggiata sul lungolago e l’atmosfera rilassata di questa cittadina che ha saputo affrontare il suo duro passato e presentarsi oggi vivace ed elegante.

IL CONSIGLIO DI LEI

Prendetevi del tempo per visitare le ville o, se non avete tempo, appuntatevele per tornare con calma a scoprirle.

IL CONSIGLIO DI LUI

A Salò hanno creato dei percorsi pedonali per evitare assembramenti, seguite le frecce sull’asfalto, se non volete farvi sgridare dalla polizia!

Napoli non è solo una città, è un’atmosfera

Oggi vi portiamo con noi a fare il tour di Napoli!
Siete pronti per partire? Allacciate le cinture perchè ora ci addentriamo tra chiese e castelli, per poi scendere nella città sotterranea.

Napoli

Napoli non è solo una città, Napoli è un’atmosfera.
Abbiamo avuto la fortuna di girare abbastanza per la nostra bella Italia, ma una città come Napoli è unica, non la riusciamo a paragonare a nessun’altra città.
Napoli è rumore, confusione, motorini che sfrecciano e venditori che ti fermano a ogni passo.
Ma è anche tanto colore, panni stesi anche in pieno centro storico, le signore che giocano a tombola e gli uomini che giocano a carte.
Napoli sono i cornetti della fortuna collaudati (che poi chissà cosa vorrà mai dire), la loquacità delle persone, lo spirito con cui ti accolgono in bar e ristoranti.
Ciò che caratterizza la citta di Napoli è una magnifica decadenza, una città che sembra raccontarti tradizioni secolari con ogni facciata.
Napoli è castelli, chiese, angoli sotterranei che raccontano storie di un passato ricco e intenso.
Ma è anche passeggiare per la galleria Umberto I dopo essere stati nell’ariosa piazza del Plebiscito e percepirne l’eleganza.

I castelli di Napoli

A Napoli abbiamo visto ben 3 castelli, i principali. Essendo stata la città di Napoli soggetta a numerose conquiste nel corso del tempo, questi castelli sono passati di mano in mano tra le diverse dinastie, ma hanno mantenuto intatto il loro aspetto imponente e fiero.
Il primo è stato Castel dell’Ovo, di cui, sulla nostra pagina instagram, potete trovare la leggenda sul perchè ha questo buffo nome.
Il secondo è Castel Nuovo, il famoso Maschio Angioino. Si chiama così perchè il mastio (o maschio) era la torre principale del castello, mentre la casata D’Angiò è quella che lo ha eretto nel 1266. Attualmente il castello è sede del museo civico di Napoli.
Il terzo castello è Castel dell’Elmo, a cui vi raccomandiamo una visita per poter ammirare il panorama a 360 gradi sulla città partenopea. Negli anni è stato sia una fortezza che una prigione, al suo centro si trova una grande piazza d’armi e il suo nome si deve al monte su cui è stato costruito: monte S. Erasmo. Da Erasmo a Elmo il passo è stato breve, o no?

IL MIRACOLO DI SAN GENNARO

Napoli è la città delle chiese, se ne trovano ad ogni angolo. Non abbiamo capito se ci sono più chiese a Napoli o a Roma!
Abbiamo ovviamente visitato la chiesa di S. Maria Assunta, nota in tutto il mondo per il miracolo del sangue di S. Gennaro.
Ma cosa succede davvero al sangue di San Gennaro? Intanto gli studi confermano che nell’ampolla c’è effettivamente del sangue. Se di S. Gennaro o di qualcun altro ovviamente non si può sapere… Il sangue, all’interno di un’ampolla sigillata come quella, si può fluidificare e coagulare. Puoi diventare completamente liquido oppure no, può farlo con più o meno frequenza in certi periodi, non ci sono regole fisse al contrario di ciò che succede al sangue nelle provette in vitro, dove la coagulazione e l’eventuale fluidificazione sono regolari. Quindi, è vero che il miracolo della fluidificazione si ripete? Sì, ma dietro a questo miracolo pare esserci qualcosa di scientifico. Ciò che non è scientifico è l’irregolarità e l’imprevedibilità di questo fenomeno.

LE CHIESE DI NAPOLI

Un’altra chiesa importante per Napoli è indubbiamente quella di Santa Chiara, la più grande basilica gotica della città e monastero. È nota per i suoi chiostri maiolicati che però non abbiamo visitato (scusateci, eravamo distrutti dopo una marea di km a piedi!).
Famosissima è anche la chiesa del Gesù Nuovo per la sua particolare facciata, ma fidatevi di noi: divertitevi a scorgere chiese e cappelle in ogni angolo!

 

Napoli sotterranea

A Napoli non ci siamo fatti scappare l’occasione di visitare la famosa Napoli sotterranea. Abbiamo visitato quello che una volta era un mercato, poi sepolto da una frana, nei pressi della basilica di San Paolo Maggiore. Un tour veramente avvincente in cui abbiamo potuto toccare con mano com’era la vita mercantile in epoca romana.
Per arrivare fino alla Napoli Sotterranea abbiamo passeggiato tra i vicoli di Spaccanapoli e San Gregorio Armeno, tra statuine del presepe che fondono attualità e tradizione, tra pulcinella e cornetti della fortuna. Questa per noi è stata la parte più caratteristica della città, il cuore delle tradizioni napoletane.
Vincitore del premio statuina più divertente secondo i #poracciintour: De Luca col lanciafiamme!

 

Cosa non ci è piaciuto

Ma Napoli non è solo rose e fiori, ci sono un paio di cose che non ci sono piaciute e vogliamo condividerle con voi.
La prima è l’insistenza con cui ti approcciano per strada per venderti qualcosa. Se dico no, è no.
La seconda è la gente in motorino senza casco. A Napoli la presenza della polizia è massiccia, ma se passa qualcuno senza casco si girano dall’altra parte. Non lo capiremo mai…
La terza è, in alcuni luoghi, la sporcizia. Ma questo purtroppo è un problema di tantissime grandi città (anche della nostra Verona!)
La quarta è stata tutto quel “se vuoi ho un taxi abusivo”, “se vuoi ho un gommone abusivo”… Sul momento ci abbiamo riso su ma siamo un po’ pesanti su questo argomento e, che piaccia o no, le tasse vanno pagate. Da tutti.

 

Vi aspettiamo prossimamente per raccontarvi una cosa importantissima di Napoli: cosa si mangia!
E, in quell’occasione, andiamo ad assaggiare anche un po’ di pesce a Procida. Alla prossima!

IL CONSIGLIO DI LEI

Mettetevi delle scarpe da trekking comode, non pensate “ma se porto queste sono carine e stanno bene anche con i vestitini”. NO. Napoli è grande, si cammina molto e in questi casi è meglio essere comodi piuttosto che carini.

IL CONSIGLIO DI LUI

Quando vi fermano per strada cercando di vendere qualcosa tenete sempre la mano sul portafoglio. Fidarsi è bene, ma in certi casi non fidarsi è meglio.

Una tenda sospesa nel Casentino

Oggi vi portiamo alla scoperta di un angolo di Italia abbastanza sconosciuto al grande pubblico: il Casentino. Tra foreste, eremi e salumi abbiamo trascorso due giorni di totale immersione nella natura. E mentre tutti provano il glamping noi restiamo poracci e proviamo le tende sospese!

Podere Pallereto Di Sopra

IL PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI

Il parco nazionale delle foreste casentinesi si trova sugli Appennini a cavallo tra la Toscana (provincia di Arezzo) e l’Emilia Romagna (provincia di Forlì Cesena).
E solo la localizzazione geografica dovrebbe farvi capire quanto bene si mangia da queste parti!
Il Casentino è ricco di foreste e montagne costellate di piccoli borghi. Potrete fare trekking, visitare castelli medievali oppure fare come noi e visitare i principali eremi della zona, La Verna e Camaldoli. Assicuriamo che troverete tanta pace e tranquillità!
PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI

EREMO DI LA VERNA

In mezzo alle foreste casentinesi, nei pressi di Chiusi della Verna sorge questo eremo, noto perché qui San Francesco ricevette le stimmate.
L’atmosfera qui è veramente francescana: spoglia ma ricca. Questo eremo del Casentino è composto da una serie di edifici in pietra che convergono verso la chiesa; c’è un senso di pace, condivisione, serenità che arricchisce il luogo. Qui si apre un magnifico terrazzo da cui si gode una bellissima vista sul panorama circostante.
Pensate che questi boschi furono donati a San Francesco dal conte di Chiusi, tale Orlando Catani, che restò affascinato dalla missione del santo.
A La Verna è bellissimo passeggiare nella foresta attorno all’eremo, l’atmosfera è totalmente rilassante.

EREMO DI CAMALDOLI

A un’ora di macchina da La Verna si trova l’eremo di Camaldoli. Sorge nel cuore del Casentino ad un’altitudine di 1000mt ed è circondato da foreste che paiono uscite da una fiaba. Questo eremo fu fondato da San Romualdo, il quale proponeva ai suoi seguaci una vita di preghiera e studio. Ogni monaco ha infatti la sua celletta dove vive in solitudine studiando, pregando e coltivando l’orto (ogni monaco ha il proprio), mentre le orazioni scandiscono il ritmo della giornata.
La cella di San Romualdo al momento non è visitabile causa Covid, ma al suo esterno si trova un roseto in cui fiorisce ogni anno la stessa rosa da 1000 anni.
A Camaldoli potete visitare anche il monastero, dove c’è una antica farmacia.
EREMO DI CAMALDOLI

LA BIBLIOTECA

Presso l’eremo di Camaldoli potete visitare anche una biblioteca che si dice abbia inspirato Umberto Eco per “Il nome della rosa”.
Abbiamo avuto la fortuna di essere guidati da un prete che ci ha raccontato un sacco di cose!Inizialmente le biblioteche erano molte di più, con gli anni sono state distrutte e i loro beni sequestrati. Perchè? Perchè i monaci erano molto potenti anche dal punto di vista economico, quindi prima i Veneziani e poi Napoleone vollero appropriarsi dei loro beni.
I camaldolesi studiavano non solo teologia, ma anche fisica, filosofia, geografia, letteratura…Pensate che l’insegnate di fisica di Galileo Galilei è stato proprio un monaco camaldolese!
Qui è conservata la prima moneta coniata dal Regno d’Italia e vediamo se sapete quanto può costare una pagina di un manoscritto del Quattrocento? Ben 80.000€, solo una pagina. Avete idea del valore inestimabile di questa biblioteca?

LA TENDA SOSPESA

La nostra vacanza nel Casentino è stata improvvisata alle 11 della sera prima di partire. Airbnb ci ha offerto come prima opzione un posto che sembrava fatto su misura per noi: una tenda sospesa in cui svegliarsi con gli alberi sopra la testa! Così ci siamo trovati a Ortignano Raggiolo, a Podere Pallareto di Sopra, un’azienda agricola che offre anche alloggi particolari. Nemmeno cercandolo attentamente avremmo trovato un posto così!
Noi abbiamo dormito nella tenda sospesa ma se preferite un vero e proprio letto c’è anche una casetta col tetto completamente trasparente dove dormire sotto le stelle (e qui l’inquinamento luminoso non esiste, si vede addirittura la Via Lattea!).
Se siete spartani e avete una tenda potete piantarla qui, altrimenti c’è un piccollo carrello tenda dove dormire.
Per rilassarvi nel Casentino questo è il posto migliore: amache, natura, una piccola piscina, cibo genuino e ottima compagnia!
Curiosi? Contattate Marina su Facebook, siamo sicuri che non vede l’ora di farvi provare la tenda sospesa!
Ma com’è dormire in una tenda sospesa? Comodo, c’è solo qualche difficoltà se dormite con una persona che pesa di più (potreste rotolarle addosso tutta la notte!) ma lo spettacolo di svegliarsi immersi negli alberi, sopra, sotto e di lato, non ha prezzo! A proposito di prezzo: questa esperienza è sicuramente #poracciapproved !
tenda sospesa

IL CONSIGLIO DI LUI

Gustatevi una cena con Marina, Adriano e i ragazzi che lavorano qui: il cibo è veramente a km0 e soprattutto gustoso e genuino!

IL CONSIGLIO DI LEI

Approfittatene per comprare qualche loro prodotto prima di ripartire: dalle creme per il corpo alla birra alla canapa qui è tutto fatto in casa e con amore!

Quinzano

Ci prendiamo un attimo di pausa dal nostro tour del lago di Garda per raccontarvi di Quinzano.

Dov’è? Che storia ha?

Adagiato sulle colline a nord di Verona, Quinzano è un piccolo borgo ricco di storia e tradizioni.
Qui vennero scoperti resti di uomo preistorico, testimonianza che queste colline erano abitate fin dai tempi del Paleolitico.
Successivamente su queste colline si accamparono diverse tribù barbare per poter sconfinare nella città e saccheggiarla. Nel corso del Medioevo il paese si sviluppò principalmente grazie all’agricoltura e alle adiacenti cave di tufo, ma nell’Ottocento divenne anche ambita meta dei nobili per poter costruire le loro ville fuori città.
Quinzano è un ottimo punto di partenza per esplorare le colline da cui si gode un magnifico panorama su Verona. Dalla piazza principale si può salire sul Monte Cavro e all’eremo di San Rocchetto. Questo monte fu scelto come luogo per un eremo proprio per la somiglianza con Monte Calvario in Terra Santa, brullo e fuori città.

Prova a rispondere a queste domande!

Ma perchè Quinzano si chiama così?
E cosa c’entra Attila con questo piccolo borgo?
Il suo castello è davvero un castello?
Cos’hanno inventato qui?
E cos’è la “casa de le bogonele”?

Come fare per avere le risposte?

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E non dimenticare di fare un salto nel blog di esperienzeinviaggio.it che ha coordinato a meraviglia la prima guida #paesiditalia 🙂