Crea sito

Chi sono i #poracciintour

Buongiorno e benvenuti! Vi starete chiedendo chi sono i #poracciintour e se anche voi rientrate nella categoria?
Andiamo a scoprirlo!

In questo ultimo anno abbiamo ripreso in mano in modo più serio Instagram e ci siamo subito sentiti dei pesci fuor d’acqua tra tanti travel blogger che fanno delle foto spaziali accompagnate da testi super emozionali!
Ma la prima caratteristica dei #poracciintour è “mai mollare”. Le tue foto non sono scattate con i migliori strumenti? Le tue caption non danno la miriade di informazioni che vorresti? Non importa, si può sempre studiare per migliorare ma niente potrà cambiare ciò che sei e il tuo stile. Migliorarsi sempre, omologarsi perchè “questo è quello che piace” mai!

Noi oggi vi raccontiamo le differenze tra travel blogger e #poracciintour. Queste sono solo quelle che ci hanno sorpreso di più, se ne avete altre segnalatecele nei commenti.


Ma attenzione: prendete appunti per scoprire se anche voi siete dei #poracciintour oppure dei travel blogger.
Segnatevi a quante affermazioni rispondete “oddio, ma sono proprio come i #poracciintour!” e ci vediamo in fondo all’articolo per scoprire chi sono i #poracciintour e se lo siete anche voi!

Iniziamo?

i travel blogger sono sempre vestiti bene, meglio se degli stessi colori del tramonto o del deserto che funge da scenografia
i #poracciintour sono vestiti con la prima cosa che hanno trovato, solitamente di colori che non si abbinano a niente, nemmeno tra di loro

i travel blogger si trovano sempre “on top” di qualche grattacielo
i #poracciintour soffrono di vertigini

i travel blogger hanno i capelli curati e in ordine, al massimo mossi da una leggera brezza
i #poracciintour hanno i capelli in faccia per colpa del vento, ogni tanto mangiano una ciocca, solitamente quando la macchina fotografica fa click

i travel blogger appaiono sempre sorridenti e felici
i #poracciintour no

i travel blogger vestsono fashion dalla testa ai piedi
i #poracciintour sono Sfashion, dalla testa ai piedi

il trekking dei travel blogger è fatto di abbigliamento tecnico e pranzo in baita con piatti instagrammabili
il trekking dei #poracciintour è marchiato Decathlon e per pranzo hanno un panino portato da casa

i travel blogger viaggiano in business
i #poracciintour viaggiano in economy ed è già anche troppo

i travel blogger scrivono in english
i #poracciintour scrivono in italiano e pure male

i travel blogger trovano sempre la luce perfetta per la foto perfetta
i #poracciintour si dimenticano di fare le foto

i travel blogger aspettano il tramonto in posti fighi per fare foto super
i #poracciintour all’ora del tramonto solitamente fanno aperitivo al bar

i travel blogger sono alti e magri, col fisico scolpito o se non rispettano questo canone sono curvy ma sempre belli
i #poracciintour sono cicciottini

i travel blogger indossano i tacchi quando vanno a cena
i #poracciintour si portano solo un paio di scarpe che va bene dalla camminata nella giungla alla cena

i travel blogger mangiano piatti fashion in posti fashion
i #poracciintour mangiano qualsiasi cosa gli capiti a tiro, meglio se low cost e street food

i travel blogger viaggiano con le compagnie di bandiera
i #poracciintour viaggiano con Ryanair e Flixbus

i travel blogger dormono in fashion-hotel tra lenzuola immacolate
i #poracciintour dormono in ostello nel sacco a pelo

i travel blogger fanno #instastories a ogni angolo
i #poracciintour si dimenticano di avere un telefono

i travel blogger hanno la pelle idratata e perfetta anche durante i safari nel deserto
i #poracciintour hanno la pelle da Nonna Salice dopo 5 minuti al sole

i travel blogger viaggiano con set di macchine fotografiche e cavalletti per foto super
i #poracciintour chiedono “oh ma hai una foto di quel posto che sto scrivendo un articolo per il blog?” – “no, non l’ho fotografato!”

i travel blogger hanno l’outfit perfetto per ogni occasione
i #poracciintour hanno dei vestiti che si fanno andare bene per le quattro stagioni

i travel blogger fanno #adv, #suppliedby. #gifted
i #poracciintour possono usare solo #paghedbyme

i travel blogger frequentano i glamping di un certo livello
i #poracciintour frequentano campeggi o al massimo agricampeggi se vogliono l’upgrade

i travel blogger nei glamping si trovano le tende già montate e arredate
i #poracciintour si devono costruire la tenda e gonfiare i materassini

i travel blogger bevono il cocktail giusto per la foto sul rooftop
i #poracciintour bevono una birretta nel peggiori bar

i travel blogger viaggiano in posti esotici almeno 4 volte l’anno
i #poracciintour viaggiano in posti esotici almeno una volta nella vita

i travel blogger viaggiano tutto l’anno
i #poracciintour viaggiano quando chiude l’azienda

i travel blogger hanno i bambini sempre in ordine
i #poracciintour non hanno bambini, ma se li avessero avrebbero il moccio in ogni foto

i travel blogger hanno le case sempre in ordine e instagrammabili
i #poracciintour devono cercare l’unico angolo in ordine se vogliono fare una foto

i travel blogger hanno la foto giusta per la caption giusta
i #poracciintour hanno un tot di foto buone e quando finiscono “oddio, e adesso? Mettiamoci un paesaggio a caso!”

i travel blogger guadagnano dal loro blog
i #poracciintour non guadagnano in generale

i travel blogger si fanno mille foto insieme
i #poracciintour si fanno le foto a vicenda perchè non hanno la pazienza di montare cavalletti

Hai scoperto chi sono i #poracciintour?
E tu chi sei? Travel blogger o poraccio in tour?
Ecco le risposte al quiz:

30-20 risopste “#poracciintour”: complimenti! Sei un poraccio come noi, benvenuto nel club! Vorremmo offrirti un cocktail per brindare ma…va bene lo stesso la birretta del Lidl?!

19-10 risposte “#poracciintour”: sei un poraccio fashion, potremmo definirti un travel poraccio! Forse vesti Decathlon e mangi nei peggiori bar di Caracas, ma nel profondo sei elegante e raffinato

9-0 risposte “#poracciintour”: sei un vero travel blogger, sei uno dei nostri modelli, una figura mitologica per noi! Continua però a seguirci e a studiare i poracci come fossero curiosi animaletti!

A proposito, ci segui già su instagram? Clicca qui per non perderti niente, ma proprio niente, anche quello che sarebbe meglio perdersi, dei #poracciintour!

PS: questo è solo un giochetto divertente, speriamo di non aver offeso nessuno e in quel caso scusateci, non era nostra intenzione. Sapete che a noi piacciono le foto patinate dei travel blogger quanto quelle più “casalinghe”, l’importante è sempre la sostanza.

Cosa mangiare e bere a Napoli

Napoli è una città affascinante ricca di storia e tradizioni.
Ne abbiamo già parlato abbondantemente qui ma oggi parleremo del fiore all’occhiello di Napoli: la cucina.
Cosa mangiare e bere a Napoli? Tra pizza, dolci e bevande c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Golfo di Napoli

Caffè Gambrinus

Benvenuti nel caffè storico di Napoli, dove fermarvi per gustare una deliziosa tazzuriella.
Il nome di questo locale devira dal leggendario re delle Fiandre Fiandre Joannus Primus. L’interno è riccho di statue e quadri di artisti napoletani di fine ‘800. Fu infatti aperto ufficialmente nel 1890 e da subito il successo fu strepitoso.
Il prefetto di Napoli però ne ordinò la chiusura nel 1938, con un’ordinanza nella quale dichiarava il caffè Gambrinus covo di antifascisti. Il locale fu riaperto nel 1952 ed è uno dei locali più famosi d’Italia, nonchè membro Associazione Culturale Locali Storici d’Italia.
Se siete curiosi sul loro sito ci sono un sacco di indicazioni sulle prelibatezze partenopee.
Ideale per una tappa a colazione!

Pizza, pizza fritta e montanara

Partiamo da un must per il pranzo:  la vera pizza napoletana.
Pensate che le prime notizie riguardo il consumo di pizza a Napoli risalgo addirittura all’inizio del Settecento. Ma le sue origini sono ben più antiche, pensate che già gli antichi greci usavano mangiare un “pane appiattito”.
La più famosa è sicuramente la pizza margherita, creata nel 1889 da un pizzaoiolo che la dedicò alla regina Margherita di Savoia.
E a Napoli la pizza fu da sempre cibo del popolo. Andava bene per i poracci come noi perchè era un piatto veloce, economico e facilmente mangiabile per strada nelle pause del lavoro.
Oggi la troviamo anche fritta o col cornicione ripieno. Il nostro consiglio è di provarle tutte, non si può scegliere la più buona!
Noi non possiamo che consigliarvi la pizzeria 400 Gradi, poco dopo essere entrati nei Quartieri Spagnoli.

Pizza fritta

 

Pizza Margherita

 

Cuoppo e fritti (e la mitica frittatina di pasta)

Restiamo nell’ambito del cibo di strada, tanto caro ai napoletani e con una lunga storia alle spalle. Infatti i lavoratori, i popolani, i poracci insomma, non avevano molto tempo  per mangiare tr un lavoro e l’altro, nè molta disponibilità economica.
Nacquero così i primi cuoppi, ossia un cartoccio con dentro fritti di diverso tipo. A Napoli avete solo che l’imbarazzo della scelta per quel che riguarda il cuoppo. Lo potete infatti chiedere di mare o di terra, ogni locale ha però degli ingredienti diversi per i vari cuoppi. I più comuni sono calamari, pesce azzurro, crocchette, arancini ma il nostro consiglio è: pescate a caso e cercate di scoprire cosa si cela sotto la pastella. A Napoli il fritto è così buono che non copre il gusto dell’ingrediente principale, almeno nei posti che abbiamo provato noi.
Tra questi fritti particolare è la frittatina di pasta, anche questo è un piatto di origine popolare. Ricetta: prendi la pasta del giorno prima, raccogli gli avanzi del frigo, ricopri di pastella e friggi tutto. Spaziale!

Cuoppo

 

Pesce

Come ogni città di mare che si rispetti, a Napoli si può mangiare un pesce che è la fine del mondo!
Gustoso, succoso, polposo: a Napoli il pesce può essere mangiato in tutti i modi.
Che lo preferiate grigliato o con la pasta, che siate fan dei crostacei o dell’orata sarete comunque soddisfatti dalla incredibile qualità e dalla maestria dei napoletani nel preparare dei piatti deliziosi.
Il nostro consiglio? Affidatevi al pescato del giorno, sia per un effetto sorpresa sia perchè avrete la certezza della freschezza

Babà e sfogliatelle (riccia/frolla)

Vogliamo passare al dolce? Noi abbiamo avuto un incontro molto impegnativo durante la prima colazione a Napoli. Prendiamo una sfogliatella che sembrava un pasticcino mignon. Appena la prendiamo in mano ci rendiamo conto che pesa come il ferro, ha un peso specifico elevatissimo! Secondo voi quanta crema c’era dentro? Tantissima e ben compatta. Ma prima di averla ci hanno fatto una domanda a cui non eravamo preparati: riccia o frolla?
Dovete sapere che le sfogliatelle si dividono in queste due categorie. Le ricce si preparano con pasta sfoglia, le frolle con, ovviamente, pasta frolla.
La sfogliatella nacque in un convento nei pressi di Amalfi: era avanzata della pasta e, non sapendo cosa farne, fecero un ripieno con zucchero e frutta secca.
Ma se la sfogliatella è la regina dei dolci partenopei il suo re è indubbiamente il babà.
Il babà nacque in Polonia per colpa di un monarca un po’…sdentato. Infatti, non riuscendo a mangiare bene fece imbebere il babà nel tokaji, creando il tipico dolce immerso nel liquore che conosciamo oggi (anche se ora il liquore è il rum).
Facendo il giro dalla Polonia alla Francia, giunse a Napoli nel XIX secolo e divenne un dolce tradizionale della città.

 

Sfogliatella

Sprizt limoncello e limoncello

Come sapete noi siamo fan dello spritz ma quando siamo in viaggio ci adattiamo al 100% alle abitudini alimentari locali. E a Napoli è stato facile farlo!
Ma con lo spritz? Abbiamo trovato lo spritz al limoncello fatto con limoncello prosecco e soda. È ideale come aperitivo soprattutto nelle giornate calde perchè rinfresca con il limone ma al contempo ha quel brio giusto da aperitivo. L’abbinamento ideale per lo spritz al limoncello? Sicuramente un buon cuoppo di fritti misti.
E per concludere gli abbondanti pasti napoletani vi consigliamo un bicchierino di limoncello, fresco e digestivo.

Sprizt limoncello

IL CONSIGLIO DEI PORACCIINTOUR

Attenzione alle porzioni! A Napoli si mangia bene ma soprattutto tanto!
Le porzioni che abbiamo trovato noi erano sempre ottime e abbondanti, come si usa dire. Tenetene conto al momento dell’ordinazione per non rischiare di avanzare prelibatezze, sarebbe uno spreco…

 

Ci siamo dimenticati qualche piatto? Scrivicelo nei commenti!

A presto, sempre su questi schermi!

 

Quante sono le isole del Garda?

Vi fa di fare il giro delle isole del lago di Garda?
Lo so, lo so, come offerta non è allettante come un giro delle isole alle Maldive ma è tutto ciò che noi poracci possiamo offrirvi.
Di alcune vi abbiamo già parlato, altre le sentirete oggi per la prima volta.

Salite a bordo, si parte!

LE ISOLE DEL LAGO DI GARDA

Partiamo dalle basi: quante sono le isole del lago di Garda? Sono 5, sebbene un paio siano poco più di un isolotto. Non sono grandi, non sono abitate (tranne una e poi scopriremo quale), ma ognuna ha la sua storia che la caratterizza e differenzia dalle altre. Abbiamo l’isola elegante, quella vivace, quella esplosiva, quella delle fiabe e quella brulla. Curiosi di scoprirle una per una?

ISOLA DEL GARDA

E partiamo subito con l’isola più elegante del lago, nonché la più grande. L’isola del Garda si trova sulla sponda bresciana del lago di Garda, quasi di fronte alla cittadina di Salò.
Il luogo era noto sin dai tempi dei romani e Federico Barbarossa la chiamò “isola di Svevia”.
Ma su quest’isola fu San Francesco a costruire il primo insediamento, affascinato dal luogo di pace immerso nella natura. Per questo una volta l’isola era chiamata anche “isola dei frati”.
In seguito Napoleone si impadronì dell’isola scacciando i francescani ma non fece in tempo a convertirla in base militare, arsenale o qualunque fossero i suoi piani bellici. Nell’Ottocento infatti l’isola fu acquisita da una ricca famiglia che iniziò la costruzione di una splendida villa che sostituì il sobrio convento francescano. Tutt’oggi la villa è abitata (mica da poracci!) anche se è visitabile e addirittura può essere utilizzata come location per matrimoni ed eventi.

ISOLA DI SAN BIAGIO

Spostiamoci ora verso l’isola più simpatica e vivace: l’isola di San Biagio. Anche questa si trova sulla sponda bresciana del lago di Garda ma è situata di fronte alla rocca di Manerba.
È conosciuta anche come “isola dei conigli” per la presenza di simpatici coniglietti che saltellano (attenzione però: escono verso sera, non durante il giorno), anche se negli ultimi tempi nessuno è riuscito ad avvistarli. Cos’è successo ai conigli dell’Isola di San Biagio? Non siamo riusciti a scoprirlo, se qualcuno sa qualcosa ci scriva!
L’isola è raggiungibile a piedi con la bassa marea ma se siete pigri potete prendere anche un taxi boat per la modica cifra di 2,50€ (5€ se fate andata e ritorno). Accedere all’isola ha un costo di 5€, ma se soggiornate al camping San Biagio per voi è gratis.
Nel camping trovate una villa seicentesca, i suoi abitanti utilizzavano quest’isola del lago di Garda come riserva di caccia.
Sull’isola di San Biagio potete fermarvi per una giornata di completo relax sul lago, sorseggiando un drink al bar e aguzzando la vista per scovare i conigli!

ISOLA DEL SOGNO

Questa è l’isola delle fiabe, già a partire dal nome. Si chiama così perché è esattamente davanti alla val di Sogno, tra Brenzone e Malcesine. Quest’isola del lago di Garda è piccola e facilmente raggiungibile anche a piedi data la sua vicinanza alla riva.
Potete scoprirla nuotandoci attorno o immergendovi alla scoperta di un relitto affondato nel 1987.

ISOLA DELL’ULIVO

E ora andiamo sull’isola più brulla. Si trova subito dopo l’isola del Sogno, sono vicine ma separate da un piccolo promontorio.
Qui potrete attraccare con la vostra barca (o nuotare dalla riva se siete ben allenati) e mettervi sull’isolotto a prendere il sole. Se siete invece attrezzati con bombole e amate le immersioni, in questa zona si apre una grotta sotterranea che scende fino a 30metri, il luogo ideale per conoscere la fauna tipica lacustre.
Di fronte all’isola dell’Ulivo inizia la passeggiata sul lungolago verso Malcesine. In questo periodo dove si consigliano le passeggiate fuori dalle città e dai centri storici questo è il miglior lungolago che possiamo suggerirvi, essendo uno dei meno affollati che abbiamo incontrato. Parcheggiate in Val di Sogno e seguite il lungolago fino a Malcesine.
Non solo farete una passeggiata in una delle zone più belle del lago di Garda in piena sicurezza (quando siamo andati noi, in una domenica di sole, non c’era quasi nessuno), ma potrete ammirare Malcesine da lontano, bella come una cartolina.

ISOLA DEL TRIMELONE

Concludiamo con l’ultima isola del lago di Garda, quella con una storia esplosiva! Stiamo parlando dell’isola del Trimelone, di fronte ad Assenza di Brenzone.
Qui già durante la Prima Guerra Mondiale correva il confine tra Regno d’Italia e Impero Austro-ungarico e proprio da qui gli italiani bombardarono Riva del Garda, all’epoca avamposto austriaco.
In seguito l’isola divenne zona di stoccaggio di materiale bellico e fu utilizzata come arsenale anche durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui Mussolini, di base a Salò, venne a concedere l’ultima intervista prima della fine della guerra e di piazzale Loreto.
Alla fine della guerra venne abbandonata a se stessa e gran parte dell’attrezzatura militare venne gettata in acqua.
Nel 1954 ci fu una violenta esplosione che distrusse una parte dell’isola e accese i riflettori su quest’isola del lago di Garda: era necessaria un’opera di bonifica
L’isola fu bonificata solo nel 2006 ma ancora oggi è inaccessibile: non potete attraccare né visitare l’isola per pericolo di bombe inesplose.
Che ne sarà del suo futuro? Una volta che l’isola sarà completamente sistemata e messa in sicurezza le ipotesi sono 2: un museo sulla Grande Guerra o un’area di tutela faunistica.

Finisce così, con una panoramica sulle 5 isole del lago di Garda il nostro tour del lago a piedi.
Ma restate sintonizzati perché ci saranno altre novità su questo tour e nuovi contenuti.

Quale tra queste isole vi incuriosisce di più?

L’ISOLA PREFERITA DI LEI E DI LUI (PER UNA VOLTA SIAMO D’ACCORDO SU QUALCOSA, MIRACOLO!)

L’isola del Trimelone, per la sua storia particolare, per il fatto di essere inaccessibile e per la sua diversità rispetto alle altre isole.

 

Una gita al parco delle cascate di Molina

Poco fuori Verona, tra la Valpolicella e la Lessinia, troviamo il parco delle cascate di Molina.
Ideale per una gita domenicale, per grandi e piccini, per una lunga camminata o una breve incursione nella natura.

IL PARCO DELLE CASCATE DI MOLINA

Il parco è situato in una gola ricca di vegetazione e, come dice il nome, di cascate. È una zona particolarmente ricca di torrenti e ruscelli che scorrendo hanno plasmato le rocce nel corso dei millenni.
Questa area era già nota e abitata fino dalla preistoria, quando l’uomo viveva nelle caverne e per vivere necessitava di ripari naturali, cibo, acqua, pietre con cui armarsi.
E a Molina c’era tutto ciò di cui i nostri antenati avavano bisogno. Nel parco delle cascate di Molina è anche possibile visitare una grotta preistorica (ovviamente ricreata in anni recenti). Vediamo così che i nostri bis bis bis bis ecc nonni dormivano su giacigli di fieno e coperti da pellicce, cacciavano con le selci e usavano il fuoco sia per scaldarsi che per cucinare.

COSA VEDERE

All’interno del parco potete, ovviamente, vedere numerose cascate, gole, torrenti e tanto tanto verde. Attenzione però: non è possibile rinfrescarsi nei torrenti nè entrare in acqua. Qui l’ecosistema è molto fragile, i piccoli anfibi e pesci che si vedono nuotare sotto il filo dell’acqua non devono in nessun modo essere danneggiati dalla presenza umana.
Le cascate che potete ammirare hanno una storia millenaria e nel corso del tempo hanno plasmato le rocce dando loro le forme particolari che si possono vedere oggi.
Non dimenticate però di osservare la natura che vi circonda, resterete sorpresi nello scoprire la varietà della flora in questo piccolo angolo di paradiso!

COSA FARE

Il parco è diviso in 3 sentieri ad anello, molto ben segnalati. Il percorso facile dura mezz’ora ed è lungo 1,2k, il percorso medio dura 1 ora ed è lungo 2,3km, il percorso lungo dura 2 ore ed è lungo 3,6km. Il dislivello non è assolutamente impegnativo e il percorso è divertente e istruttivo anche per i bambini!
Nei pressi della cascata Nera potete provare l’ebrezza di salire su un’altalena e farvi lanciare dritti dritti verso la cascata, tenetevi forte!
Oltre a camminare potete provare anche ad arrampicarvi su una piccola parete e per finire sorseggiare una bibita fresca presso il piccolo bar.

IL PAESE DI MOLINA

Molina è così chiamato perchè sorge in una valle detta valle dei Mulini. Ovviamente la presenza di una rete idrica così estesa ha favorito lo sviluppo di questa attività e visitare Molina è come fare un salto nel passato. Spostandosi tra i suoi stretti vicoli e le case con i tetti tipici in marmo della Lessinia, sembra di tuffarsi direttamente nel Medioevo.
A Molina però non mancano i prodotti tipici: vino, birre artigianali, miele, formaggi, affettati e prodotti della montagna.

Per noi questo è il posto ideale per una gita la domenica: esplorazione del parco delle cascate e immersione nella natura, pranzo al sacco in riva a un ruscello, scoperta di un piccolo borgo e per concludere aperitivo con prodotti locali. Cosa si può desiderare di più da una domenica di fine estate?

Vuoi avere altre informazioni sul parco delle cascate di Molina? Dai un’occhiata al sito qui.

Fino a Desenzano attraverso la Rocca di Manerba

Pronti per un’altra entusiasmante tappa dei #poracciingardatour ?
In realtà dovete sapere che questa tappa non è stata poi così entusiasmante: abbiamo spesso costeggiato la statale e i panorami non sono stati entusiasmanti come in altre zone. Con una sola eccezione: la Rocca di Manerba.

Tappa n.10: Salò-Desenzano
Km: 26.5
Difficoltà: facile

LA ROCCA DI MANERBA

Da Salò si esce dal paese e ci incammina lungo la pista ciclabile che costeggia la statale, fino al punto in cui ci si addentra nei campi e l’atmosfera si fa decisamente più bucolica e rilassante. Attraverso vigneti e uliveti, le coltivazioni principali del basso Garda, si possono ammirare paesini in lontananza e camminare in mezzo alla natura. Si arriva così alle pendici della Rocca di Manerba.
La Rocca di Manerba era popolata fin dalla preistoria, ma nei secoli è sempre stata utilizzata con funzioni difensive e di avvistamento da parte di Etruschi, Romani, Longobardi… Anche oggi sono visibili i resti delle fortificazioni. La Rocca di Manerba fu però anche covo di banditi e fuorilegge, per questo motivo i Veneziani la distrussero nel 1574 e da allora restò disabitata.
La salita per la Rocca è molto semplice, mentre è più ripida la discesa fino a Punta Sasso, un altopiano da cui godere un panorama mozzafiato sul lago di Garda.

L’ISOLA DI SAN BIAGIO

Da Punta Sasso e dalla Rocca di Manerba si vedono molto bene due isole del lago di Garda.
La prima è l’isola di San Biagio, popolata fino a poco tempo fa solo da coniglietti, infatti è chiamata anche “Isola dei conigli”. Non si sa che fine abbiano fatto, forse qualcuno li ha fatti con la polenta?! Se avete una risposta aiutateci!
L’isola è oggi visitabile da maggio a settembre e per accedervi si paga un ticket di 5€ (mentre l’entrata è omaggio per i clienti del camping San Biagio). La particolarità dell’Isola di San Biagio è di essere raggiungibile a piedi dalla terraferma! Se invece preferite c’è un taxi boat che per 2.50€ vi porta sull’isola (per altri 2.50 vi riporta indietro).
Una volta quest’isola ai piedi della Rocca di Manerba era la riserva di caccia per i residenti nella villa del Seicento situata al centro del campeggio, ora è oasi di pace e relax estivo.

L’ISOLA DEL GARDA

Sempre in questa zona, seppur meno visibile dalla Rocca di Manerba, è l’Isola del Garda, probabilmente la più famosa delle isole del lago di Garda.
Quest’isola ebbe diversi nomi nel corso del tempo. Ai tempi di Federico Barbarossa era chiamata Isola di Svevia.
Fu chiamata Isola dei Frati perché qui San Francesco si fermò e, incantato dalla natura e dalla calma del luogo, fece costruire un monastero francescano.
Dopo anni di prosperità con i frati, Napoleone decise di chiudere il monastero ma non riuscì a trasformare l’isola in un luogo militare.
Nell’Ottocento iniziarono i lavori per la costruzione dell’imponente villa che si vede ancora oggi. La villa è di proprietà privata ma è visitabile e può anche essere una pittoresca location per matrimoni.

DESENZANO

Scendendo dalla Rocca di Manerba si prosegue per un breve tratto nella natura ma, dal porto di Dusano in poi, si cammina sempre sul lungolago asfaltato.
Desenzano è il paese più popoloso del lago di Garda nonché ombelico del mondo della nightlife e dello shopping! E’ il paese fashion del lago di Garda.
Purtroppo eravamo così distrutti da tutti quei km a piedi che non l’abbiamo visitato come merita, anche perché, purtroppo, le giornate iniziano ad accorciarsi…
Ci sono due teorie sull’origine del nome di Desenzano: la prima è che derivi dal nome di Decentius un ricco romano che governava la zona, la seconda è che debba il suo nome al fatto di essere in leggera discesa verso le rive del lago di Garda.
In epoche passate Desenzano era il luogo più importante della Lombardia per lo scambio del grano e smerciava anche prodotti provenienti dal nord del lago e dalle campagne circostanti: limoni, olive, uva, pesce.
Attorno al suo porticciolo ancora oggi si vedono edifici che in passato sono stati adibiti a magazzini.
Anche i Veneziani ne fecero un avamposto mercantile e militare, mentre il castello che sovrasta il paese non ha mai abbandonato la sua funzione militare. Si sono avvicendate diverse dominazioni, ma tutti lo utilizzarono come base militare, mai come residenza.

Speriamo che questo racconto vi sia piaciuto e ci vediamo prossimamente con il racconto dell’ultima ultimissima tappa dei #poracciingardatour !

IL CONSIGLIO DI LEI

Le calze sono importanti. Soprattutto per il trekking: scegliete sempre un modello rinforzato nei punti principali e, ancora meglio, investite qualche soldino in calze antivesciche.

IL CONSIGLIO DI LUI

Per camminate così lunghe e quasi sempre su percorsi asfaltati procuratevi delle solette in gel, quelle più morbide che trovate!

Storie di viaggi alla Biblioteca Capitolare di Verona

Come promesso oggi vi portiamo alla Biblioteca Capitolare di Verona.
Si tratta della biblioteca ancora funzionante più antica al mondo.
A quando risale? Che mostra abbiamo visto? Cosa abbiamo imparato? Scopritelo qui, buona lettura!

LA BIBLIOTECA

La biblioteca si trovava probabilmente di fronte all’edificio in cui è situata ora e fu costruita in concomitanza con la prima basilica cristiana di Verona nel IV sec.
Oggi è situata di fianco al duomo di Verona, ma questo fu costruito solo quattro secoli più tardi, prima la cattedrale era la piccola chiesa di S.Elena.
La biblioteca Capitolare di Verona era uno scriptorium funzionante già prima del 517d.C, anno in cui un amanuense dal nome Ursicino ci racconta di lavorare in questo luogo.
Perché si chiama così? Perché era gestita dai monaci appartenenti al Capitolo.
Attualmente si trovano oltre 100.000 volumi di cui 12.000 sono manoscritti e 300 incunaboli, ossia i primi testi stampati.

COME LAVORAVANO GLI AMANUENSI

Immaginate delle stanze con lunghi tavoloni in legno massiccio. Immaginate un’atmosfera in pieno stile “Il nome della rosa”. Immaginatevi il rumore di una piuma che graffia la carta. Benvenuti nel magico mondo degli amanuensi della Biblioteca Capitolare!
Scrivevano tutto molto abbreviato, immaginatevi infatti la fatica di scrivere interi tomi a mano. L’abbreviazione era segnalata con un trattino sulle sillabe.
Gli amanuensi utilizzavano come inchiostro la noce di galla. Come mai una noce? Perché queste noci venivano utilizzate da alcuni insetti per deporvi le uova, quindi non erano buone da mangiare. Venivano quindi tritate e, con il tannino in esse contenuto, veniva prodotto l’inchiostro.
La pergamena invece era ricavata da pelli di animali, fino a quando nel Basso Medioevo non venne importata la carta dalla Cina, attraverso gli arabi.
La pergamena pare chiamarsi così perché originaria della città di Pergamo, in Turchia. Qui, nei periodi di carenza di papiro (originario dell’Egitto), veniva usata la pelle di animali conciata e levigata.

LA BIBLIOTECA NELL’ULTIMO SECOLO

Il 4 gennaio 1945 la biblioteca è stata completamente distrutta da un bombardamento americano. I libri per fortuna erano stati messi in salvo qualche anno prima: una parte venne nascosta nel duomo adiacente alla Biblioteca Capitolare, mentre altri libri vennero nascosti nella parrocchia di Erbezzo, in Lessinia. Furono nascosti i libri più preziosi, quelli più antichi, tra cui il famoso Indovinello Veronese. Si tratta del primo testo scritto in volgare italiano di cui ci sia arrivata testimonianza.
Alcuni libri a brandelli è possibile vederli esposti nell’attuale biblioteca, ricostruita nel 1948.

PELLEGRINI COME TRAVEL BLOGGER

Attualmente si può visitare la mostra “Storie di viaggi”, che offre un’interessante spunto sulla storia della letteratura di viaggio e della cartografia.
I primi viaggiatori erano pellegrini e il pellegrinaggio ha radici molto antiche, pensate che andavano in pellegrinaggio anche gli antichi greci.
Accomuna trasversalmente le religioni (per gli islamici il pellegrinaggio a La Mecca è uno dei pilastri), ma inizialmente non era ben visto dalla chiesa cattolica. I padri della Chiesa pensavano infatti che il vero pellegrinaggio dovesse essere spirituale.
Nonostante questo i pellegrini iniziarono a spostarsi già nei primi secoli dopo Cristo, prima a Roma e successivamente in Terra Santa.
Va da sé che non era facile come oggi e gli itinerari duravano anche anni, quindi spesso i pellegrini facevano testamento prima di partire e, in un’ottica di mutuo aiuto, scrissero le prime guide turistiche.

LE PRIME GUIDE TURISTICHE

La prima guida turistica di cui abbiamo traccia è un libro del 333d.C. chiamato “Itinerarium Burdigalense” e racconta le tappe da Bordeaux a Gerusalemme.
Indica per ogni tappa da dove parte, dove arriva e le miglia. Inoltre, visto che si viaggiava a cavallo, l’autore anonimo indica dove si possono scambiare i cavalli (“mutatio”), dove si trova un ostello (“mansio”) e le città (“civitat”).
Pensate che questa piccola guida era già in formato tascabile! E l’abbiamo potuta vedere con i nostri occhi alla Biblioteca Capitolare!
Addirittura Dante Alighieri nel “Vita Nuova” parla dei pellegrini. Per lui i pellegrini doc sono quelli che vanno a Santiago de Compostela e portano al ritorno una conchiglia. Chiama invece romei quelli che si recano a Roma e portano la medaglietta di S.Pietro e Paolo, mentre chi va a Gerusalemme sono i palmieri, che portano a casa un ramoscello di palma.
Alla Biblioteca Capitolare potrete vedere numerose altre guide turistiche del Cinquecento, addirittura con le immagini stampate grazie alla tecnica della xilografia. Consisteva nell’incidere in rilievo l’immagine che si voleva rappresentare. L’incisione veniva immersa nell’inchiostro e poi stampata sul foglio.

LA SCOPERTA DELL’ORIENTE E DELL’AMERICA

Col tempo i pellegrini iniziano a recarsi a Gerusalemme anche in nave, per velocizzare il tragitto. In questo periodo inizia a viaggiare anche Marco Polo, il noto mercante veneziano che scrisse il Milione.
Perché si chiama proprio così? Perché Emilione era il soprannome della famiglia Polo.
Un paio di secoli dopo un certo Cristoforo Colombo si ispirò a “Il Milione” per partire alla ricerca delle Indie. Fernando Colombo, il secondogenito di Cristoforo, scrisse le memorie di suo padre quando lo accompagnò durante il 4° viaggio nelle Americhe, anche se non si chiamavano ancora Americhe. Alla Biblioteca Capitolare di Verona si può vederne la prima edizione.
Ma sapete perché l’America si chiama America? Perché Amerigo Vespucci fu il primo a capire che si trattava di un nuovo continente, da Amerigo ad America il passo è stato molto breve!

LA CARTOGRAFIA

E poi si è parlato di cartografia e matematica, le cose che piacciono a Daniele!
Pensate che già gli antichi greci studiavano l’astronomia per poter disegnare mappe geografiche, ma il vero sviluppo lo ebbero nel Cinquecento.
Una volta erano orientate verso Oriente, non verso il Nord come è uso comune ai giorni d’oggi. Sapete che il verbo “orientare” deriva proprio dal fatto che le cartine geografiche avevano l’Oriente in alto? Chissà, magari se fossero state orientate verso il nord oggi potremmo avere il verbo settentrionare.

INFORMAZIONI PRATICHE

La mostra è visitabile solo tramite visita guidata. Si assiste a una presentazione di circa un’ora e poi si può avvicinarsi alle teche per vedere i testi.
Si può prenotare telefonicamente o per email, il costo è di 10€ a persona.
Per maggiori informazioni visitate il sito della Biblioteca Capitolare di Verona.

COSA È PIACIUTO A LEI

Un mappamondo risalente al 1728, donato da un ricco viaggiatore veronese alla Biblioteca Capitolare. Al posto dell’Australia sono disegnati i volti dei principali esploratori: Magellano, Vespucci, Colombo, Drake…

COSA È PIACIUTO A LUI

Il primo atlante, disegnato dal fiammingo Abramo Ortelio nel 1570. Fu chiamato “Teatro del mondo”.

Alla scoperta del lago di Garda – da Gargnano a Salò

Finalmente dopo una lunga pausa siamo riusciti a continuare il giro del lago di Garda.
Per una volta abbiamo deciso di non seguire la nostra amatissima app ma di seguire il lungolago.
Curiosi di sapere come è andata?

Tappa n.9: Gargnano-Salò
Km:
20km
Difficoltà:
facile (quasi tutta pianeggiante)

BOGLIACO E CECINA

Partendo a piedi da Gargnano vi suggeriamo di seguire le indicazioni per il piccolo borgo di Bogliaco. Si tratta di un paese veramente minuscolo: una piazza col porticciolo, poche case e un paio di bar. Ma per una pausa colazione o un caffè con vista lago è una chicca che vi consigliamo di non perdervi se siete in zona.
Qui si trova villa Bettoni, che fu la sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri durante la Repubblica Sociale Italiana. Non siamo entrati ma già da fuori si possono scorgere i giardini affacciati sul lago e una piccola collezione di carrozze. La villa è oggi una location per eventi, soprattutto matrimoni.
Da Bogliaco si risale sulla collina per evitare la statale, qui occorre invece seguire le indicazioni per Cecina. No, non occorre che andiate fino in Toscana, Cecina è un piccolo borgo sopra Toscolano Maderno, ancora più piccolo di Bogliaco.
Qui infatti abbiamo trovato una chiesa addirittura senza piazza. Ma anche questo posto ha il suo fascino, tra boschi e panorami sul lago.

Toscolano Maderno

Dopo essere scesi dalla collina ci si imbatte subito nel promontorio di Toscolano Maderno. Questo comune deve la sua prosperità ai monaci che nel Medioevo lo governavano.
Infatti i monaci detenevano un grande potere politico, oltre che religioso, e svilupparono la coltivazione di vitigni e uliveti i cui prodotti diedero origine a una forte espansione commerciale. Ovviamente, essendo sulle rive del lago di Garda, anche la pesca ebbe un ruolo cruciale nello sviluppo di questi paesi.
Un’altra importante industria che si è sviluppata nella zona a partire dal XIV sec. è quella della carta. Ancora oggi è possibile seguire la valle delle Cartiere, per un’escursione tra natura e storia.
Toscolano e Maderno appartengono allo stesso comune dal 1928 ma in passato sono stati due comuni separati. I paesi sono tutt’oggi separati anche se così vicini che distinguerli è difficile.

Gardone Riviera

Proseguendo sempre sul lungolago si arriva al famoso paese di Gardone Riviera. Questo luogo ha origini veramente preistoriche! Sulle sue colline sono stati trovati molti reperti dell’età del bronzo, segno che la zona era abitata fin dalla notte dei tempi.
Gardone nel 1797 entrò a far parte della Repubblica Cisalpina ma dopo pochi anni venne annesso al Regno Lombardo Veneto.
Da qui in poi si fece sempre piu intensa la coltivazione degli agrumi, che abbiamo visto già ben sviluppata più a nord della riva bresciana del lago di Garda.
Fu solo nel 1859 che Gardone divenne a tutti gli effetti territorio italiano anche se l’influenza austriaca si mantenne molto forte.
A Gardone, nella seconda metà dell’Ottocento, molti ricchi austriaci costruirono qui le loro ville per la villeggiatura estiva, rendendo Gardone un paese elegante e frequentato dalla nobiltà e dagli intellettuali dell’epoca. Questa tendenza andò sempre di più intensificandosi fin quando, attorno al 1920, anche lo scrittore Gabriele D’Annunzio fece costruire qui il suo Vittoriale degli Italiani. E pensate che pure il Vittoriale in origine era la villa di un ricco tedesco.
Perchè venivano tutti a Gardone? Per il clima mite, per il panorama, per la comodità nel raggiungerlo scendendo dal Brennero e perchè qui le ville, all’epoca, avevano dei prezzi molto bassi.

LE VILLE TRA GARDONE RIVIERA E SALò

Da Gardone Riviera si segue la statale e si incontrano numerose ville.
Come dicevamo molte sono state costruite da facoltosi austriaci e tedeschi a fine Ottocento, ma vennero poi confiscate e usate per scopi militari negli anni della RSI.
Alcune divennero mense, altre centri ricreativi, molte ospedali e strutture per la lungodegenza dei feriti in guerra. Villa Alba invece era il centro delle comunicazioni radiofoniche, mentre Claretta Petacci abitava presso la torre di S.Marco, dove Mussolini la raggiungeva clandestinamente.
Oggi invece queste ville vengono usate come centri culturali e location per eventi.

Vittoriale degli Italiani

SALò

Infine, sempre seguendo la statale si raggiunge Salò.
Anche il centro abitato di Salò non è grandissimo ma è famoso per essere stato la sede della RSI, dal 1943 al 1945. La RSI è infatti nota anche come Repubblica di Salò.
La storia la conosciamo tutti: dopo essere fuggito dalla prigionia sul Gran Sasso, grazie all’aiuto dei tedeschi, Mussolini fondò qui la Repubblica Sociale Italiana, sempre con l’aiuto dei tedeschi.
Questa zona non fu scelta a caso. I motivi erano principalmente due: uno geografico e uno economico.
Da Salò era infatti comodo raggiungere la Germania nazista e i principali ministeri fascisti erano qui instaurati (quello della propaganda e degli esteri). Altri ministeri si trovavano nelle vicine Brescia, Bergamo e Verona. Inoltre Salò era vicina a una zona di produzione di armi e materiale siderurgico, distante dalle zone dove si concentravano i bombardamenti degli Alleati. Inoltre, come abbiamo visto, le numerose ville offrivano spazi sufficienti per ospitare le truppe.
A Salò oggi non perdetevi la passeggiata sul lungolago e l’atmosfera rilassata di questa cittadina che ha saputo affrontare il suo duro passato e presentarsi oggi vivace ed elegante.

IL CONSIGLIO DI LEI

Prendetevi del tempo per visitare le ville o, se non avete tempo, appuntatevele per tornare con calma a scoprirle.

IL CONSIGLIO DI LUI

A Salò hanno creato dei percorsi pedonali per evitare assembramenti, seguite le frecce sull’asfalto, se non volete farvi sgridare dalla polizia!

Napoli non è solo una città, è un’atmosfera

Oggi vi portiamo con noi a fare il tour di Napoli!
Siete pronti per partire? Allacciate le cinture perchè ora ci addentriamo tra chiese e castelli, per poi scendere nella città sotterranea.

Napoli

Napoli non è solo una città, Napoli è un’atmosfera.
Abbiamo avuto la fortuna di girare abbastanza per la nostra bella Italia, ma una città come Napoli è unica, non la riusciamo a paragonare a nessun’altra città.
Napoli è rumore, confusione, motorini che sfrecciano e venditori che ti fermano a ogni passo.
Ma è anche tanto colore, panni stesi anche in pieno centro storico, le signore che giocano a tombola e gli uomini che giocano a carte.
Napoli sono i cornetti della fortuna collaudati (che poi chissà cosa vorrà mai dire), la loquacità delle persone, lo spirito con cui ti accolgono in bar e ristoranti.
Ciò che caratterizza la citta di Napoli è una magnifica decadenza, una città che sembra raccontarti tradizioni secolari con ogni facciata.
Napoli è castelli, chiese, angoli sotterranei che raccontano storie di un passato ricco e intenso.
Ma è anche passeggiare per la galleria Umberto I dopo essere stati nell’ariosa piazza del Plebiscito e percepirne l’eleganza.

I castelli di Napoli

A Napoli abbiamo visto ben 3 castelli, i principali. Essendo stata la città di Napoli soggetta a numerose conquiste nel corso del tempo, questi castelli sono passati di mano in mano tra le diverse dinastie, ma hanno mantenuto intatto il loro aspetto imponente e fiero.
Il primo è stato Castel dell’Ovo, di cui, sulla nostra pagina instagram, potete trovare la leggenda sul perchè ha questo buffo nome.
Il secondo è Castel Nuovo, il famoso Maschio Angioino. Si chiama così perchè il mastio (o maschio) era la torre principale del castello, mentre la casata D’Angiò è quella che lo ha eretto nel 1266. Attualmente il castello è sede del museo civico di Napoli.
Il terzo castello è Castel dell’Elmo, a cui vi raccomandiamo una visita per poter ammirare il panorama a 360 gradi sulla città partenopea. Negli anni è stato sia una fortezza che una prigione, al suo centro si trova una grande piazza d’armi e il suo nome si deve al monte su cui è stato costruito: monte S. Erasmo. Da Erasmo a Elmo il passo è stato breve, o no?

IL MIRACOLO DI SAN GENNARO

Napoli è la città delle chiese, se ne trovano ad ogni angolo. Non abbiamo capito se ci sono più chiese a Napoli o a Roma!
Abbiamo ovviamente visitato la chiesa di S. Maria Assunta, nota in tutto il mondo per il miracolo del sangue di S. Gennaro.
Ma cosa succede davvero al sangue di San Gennaro? Intanto gli studi confermano che nell’ampolla c’è effettivamente del sangue. Se di S. Gennaro o di qualcun altro ovviamente non si può sapere… Il sangue, all’interno di un’ampolla sigillata come quella, si può fluidificare e coagulare. Puoi diventare completamente liquido oppure no, può farlo con più o meno frequenza in certi periodi, non ci sono regole fisse al contrario di ciò che succede al sangue nelle provette in vitro, dove la coagulazione e l’eventuale fluidificazione sono regolari. Quindi, è vero che il miracolo della fluidificazione si ripete? Sì, ma dietro a questo miracolo pare esserci qualcosa di scientifico. Ciò che non è scientifico è l’irregolarità e l’imprevedibilità di questo fenomeno.

LE CHIESE DI NAPOLI

Un’altra chiesa importante per Napoli è indubbiamente quella di Santa Chiara, la più grande basilica gotica della città e monastero. È nota per i suoi chiostri maiolicati che però non abbiamo visitato (scusateci, eravamo distrutti dopo una marea di km a piedi!).
Famosissima è anche la chiesa del Gesù Nuovo per la sua particolare facciata, ma fidatevi di noi: divertitevi a scorgere chiese e cappelle in ogni angolo!

 

Napoli sotterranea

A Napoli non ci siamo fatti scappare l’occasione di visitare la famosa Napoli sotterranea. Abbiamo visitato quello che una volta era un mercato, poi sepolto da una frana, nei pressi della basilica di San Paolo Maggiore. Un tour veramente avvincente in cui abbiamo potuto toccare con mano com’era la vita mercantile in epoca romana.
Per arrivare fino alla Napoli Sotterranea abbiamo passeggiato tra i vicoli di Spaccanapoli e San Gregorio Armeno, tra statuine del presepe che fondono attualità e tradizione, tra pulcinella e cornetti della fortuna. Questa per noi è stata la parte più caratteristica della città, il cuore delle tradizioni napoletane.
Vincitore del premio statuina più divertente secondo i #poracciintour: De Luca col lanciafiamme!

 

Cosa non ci è piaciuto

Ma Napoli non è solo rose e fiori, ci sono un paio di cose che non ci sono piaciute e vogliamo condividerle con voi.
La prima è l’insistenza con cui ti approcciano per strada per venderti qualcosa. Se dico no, è no.
La seconda è la gente in motorino senza casco. A Napoli la presenza della polizia è massiccia, ma se passa qualcuno senza casco si girano dall’altra parte. Non lo capiremo mai…
La terza è, in alcuni luoghi, la sporcizia. Ma questo purtroppo è un problema di tantissime grandi città (anche della nostra Verona!)
La quarta è stata tutto quel “se vuoi ho un taxi abusivo”, “se vuoi ho un gommone abusivo”… Sul momento ci abbiamo riso su ma siamo un po’ pesanti su questo argomento e, che piaccia o no, le tasse vanno pagate. Da tutti.

 

Vi aspettiamo prossimamente per raccontarvi una cosa importantissima di Napoli: cosa si mangia!
E, in quell’occasione, andiamo ad assaggiare anche un po’ di pesce a Procida. Alla prossima!

IL CONSIGLIO DI LEI

Mettetevi delle scarpe da trekking comode, non pensate “ma se porto queste sono carine e stanno bene anche con i vestitini”. NO. Napoli è grande, si cammina molto e in questi casi è meglio essere comodi piuttosto che carini.

IL CONSIGLIO DI LUI

Quando vi fermano per strada cercando di vendere qualcosa tenete sempre la mano sul portafoglio. Fidarsi è bene, ma in certi casi non fidarsi è meglio.

Da Campione del Garda a Gargnano

Altra tappa dei #poracciingardatour, oggi da Campione a Gargnano lungo 17km di piccoli borghi e foreste.
Tenete presente che tutte le percezioni di questa tappa sono state alterate dalla temperatura: 30 gradi pure dentro ai boschi!
Insomma, non è stata una tappa particolarmente difficile, seppur lunghetta, ma il caldo non ce l’ha fatta vivere come avrebbe meritato.

Tappa n.8: Campione del Garda-Gargnano
Km:
17km
Difficoltà:
media (solo per la salita iniziale, il resto è facile)

La salita e il santuario di montecastello

Salendo da Campione ci si inerpica subito su per il monte, la salita non è lunghissima ma sicuramente impegnativa.
Una chicca: a metà salita si vede una cascata, dove è possibile fare il bagno. Seguite il sentierino sulla destra per arrivarci.
Noi non ci siamo fermati perchè avevamo davanti a noi 6 ore di cammino (che ai nostri ritmi diventano sempre 7-8…)
Dopo la salita si scende verso l’abitato di Prabione e qui si hanno due opzioni: salire al santuario di Montecastello oppure seguire la strada fino a Tignale senza grandi dislivelli.
Visto il caldo afoso abbiamo preferito la seconda opzione, anche se ci hanno riferito che il panorama dal santuario vale la fatica della salita al monte Cas.

 

aer, piovere, tignale

In questa tappa si incontrano numerosi borghi sulle colline adiacenti il lago di Garda. Si nota che la montagna non è più impervia come lo è stata da Riva fino a Campione. Qui pian piano si inizia a scendere di altitudine, siamo nella fase in cui le montagne lasciano spazio alle colline.
In questi borghi il tempo pare essersi fermato. Complice anche la scarsissima presenza di turisti (e l’ora di punta sotto al sole cocente) i paesi erano completamente deserti.
Sembrava di essere in una fiaba tra viuzze e scorci sul lago di Garda.
Abbiamo preso delle vecchie stradine in mezzo ai campi, a un certo punto il sentiero per Gargnano era così ben segnalato che abbiamo rinunciato a consultare la app.

gargnano

Scendendo attraverso la vecchia strada gardesana siamo arrivati in centro a Gargnano.
La prima impressione è quella di un posto molto chic ed elegante ma con una grande pecca: ci sono veramente troppe auto.
Abbiamo pensato che forse nel centro del paese ne avremmo trovate di meno e invece no, il centro del paese ha macchine parcheggiate ovunque, mentre sorseggi una birra sul lungolago passano in continuazione macchine dietro la schiena.
Gargnano, facciamo qualcosa per favore? Sei un posto incantevole, preservati!
A Gargnano, presso l’imponente villa Feltrinelli, viveva Mussolini all’epoca della Repubblica Sociale di Salò.
Salò sarà la nostra prossima tappa, pronti a seguirci anche lì?

Il consiglio dei #poracciintour

Se vi muovete in autobus in queste zone procuratevi i biglietti prima di salire in bus, al momento non si possono fare a bordo. E non fidatevi delle tabaccherie che vi dicono di farli in autobus: l’autista non ve li farà.

Una tenda sospesa nel Casentino

Oggi vi portiamo alla scoperta di un angolo di Italia abbastanza sconosciuto al grande pubblico: il Casentino. Tra foreste, eremi e salumi abbiamo trascorso due giorni di totale immersione nella natura. E mentre tutti provano il glamping noi restiamo poracci e proviamo le tende sospese!

Podere Pallereto Di Sopra

IL PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI

Il parco nazionale delle foreste casentinesi si trova sugli Appennini a cavallo tra la Toscana (provincia di Arezzo) e l’Emilia Romagna (provincia di Forlì Cesena).
E solo la localizzazione geografica dovrebbe farvi capire quanto bene si mangia da queste parti!
Il Casentino è ricco di foreste e montagne costellate di piccoli borghi. Potrete fare trekking, visitare castelli medievali oppure fare come noi e visitare i principali eremi della zona, La Verna e Camaldoli. Assicuriamo che troverete tanta pace e tranquillità!
PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI

EREMO DI LA VERNA

In mezzo alle foreste casentinesi, nei pressi di Chiusi della Verna sorge questo eremo, noto perché qui San Francesco ricevette le stimmate.
L’atmosfera qui è veramente francescana: spoglia ma ricca. Questo eremo del Casentino è composto da una serie di edifici in pietra che convergono verso la chiesa; c’è un senso di pace, condivisione, serenità che arricchisce il luogo. Qui si apre un magnifico terrazzo da cui si gode una bellissima vista sul panorama circostante.
Pensate che questi boschi furono donati a San Francesco dal conte di Chiusi, tale Orlando Catani, che restò affascinato dalla missione del santo.
A La Verna è bellissimo passeggiare nella foresta attorno all’eremo, l’atmosfera è totalmente rilassante.

EREMO DI CAMALDOLI

A un’ora di macchina da La Verna si trova l’eremo di Camaldoli. Sorge nel cuore del Casentino ad un’altitudine di 1000mt ed è circondato da foreste che paiono uscite da una fiaba. Questo eremo fu fondato da San Romualdo, il quale proponeva ai suoi seguaci una vita di preghiera e studio. Ogni monaco ha infatti la sua celletta dove vive in solitudine studiando, pregando e coltivando l’orto (ogni monaco ha il proprio), mentre le orazioni scandiscono il ritmo della giornata.
La cella di San Romualdo al momento non è visitabile causa Covid, ma al suo esterno si trova un roseto in cui fiorisce ogni anno la stessa rosa da 1000 anni.
A Camaldoli potete visitare anche il monastero, dove c’è una antica farmacia.
EREMO DI CAMALDOLI

LA BIBLIOTECA

Presso l’eremo di Camaldoli potete visitare anche una biblioteca che si dice abbia inspirato Umberto Eco per “Il nome della rosa”.
Abbiamo avuto la fortuna di essere guidati da un prete che ci ha raccontato un sacco di cose!Inizialmente le biblioteche erano molte di più, con gli anni sono state distrutte e i loro beni sequestrati. Perchè? Perchè i monaci erano molto potenti anche dal punto di vista economico, quindi prima i Veneziani e poi Napoleone vollero appropriarsi dei loro beni.
I camaldolesi studiavano non solo teologia, ma anche fisica, filosofia, geografia, letteratura…Pensate che l’insegnate di fisica di Galileo Galilei è stato proprio un monaco camaldolese!
Qui è conservata la prima moneta coniata dal Regno d’Italia e vediamo se sapete quanto può costare una pagina di un manoscritto del Quattrocento? Ben 80.000€, solo una pagina. Avete idea del valore inestimabile di questa biblioteca?

LA TENDA SOSPESA

La nostra vacanza nel Casentino è stata improvvisata alle 11 della sera prima di partire. Airbnb ci ha offerto come prima opzione un posto che sembrava fatto su misura per noi: una tenda sospesa in cui svegliarsi con gli alberi sopra la testa! Così ci siamo trovati a Ortignano Raggiolo, a Podere Pallareto di Sopra, un’azienda agricola che offre anche alloggi particolari. Nemmeno cercandolo attentamente avremmo trovato un posto così!
Noi abbiamo dormito nella tenda sospesa ma se preferite un vero e proprio letto c’è anche una casetta col tetto completamente trasparente dove dormire sotto le stelle (e qui l’inquinamento luminoso non esiste, si vede addirittura la Via Lattea!).
Se siete spartani e avete una tenda potete piantarla qui, altrimenti c’è un piccollo carrello tenda dove dormire.
Per rilassarvi nel Casentino questo è il posto migliore: amache, natura, una piccola piscina, cibo genuino e ottima compagnia!
Curiosi? Contattate Marina su Facebook, siamo sicuri che non vede l’ora di farvi provare la tenda sospesa!
Ma com’è dormire in una tenda sospesa? Comodo, c’è solo qualche difficoltà se dormite con una persona che pesa di più (potreste rotolarle addosso tutta la notte!) ma lo spettacolo di svegliarsi immersi negli alberi, sopra, sotto e di lato, non ha prezzo! A proposito di prezzo: questa esperienza è sicuramente #poracciapproved !
tenda sospesa

IL CONSIGLIO DI LUI

Gustatevi una cena con Marina, Adriano e i ragazzi che lavorano qui: il cibo è veramente a km0 e soprattutto gustoso e genuino!

IL CONSIGLIO DI LEI

Approfittatene per comprare qualche loro prodotto prima di ripartire: dalle creme per il corpo alla birra alla canapa qui è tutto fatto in casa e con amore!