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L’ipogeo di Santa Maria in Stelle

Benvenuti all’ipogeo di Santa Maria in Stelle!
Oggi vi portiamo alla scoperta di un luogo davvero particolare a pochi km dal centro di Verona, un pantheon che testimonia il passato della Valpantena e la cui storia è strettamente collegata all’acqua.

Ma partiamo dall’inizio…

La Valpantena: zona di acqua (e di vino!)

L’ipogeo si trova a Santa Maria in Stelle, a 10km a nord di Verona. In questa zona si apre la Valpantena, terra conosciuta dai tempi degli antichi romani per le numerose sorgenti di acqua che hanno reso possibile sin dalla Preistoria l’insediamento umano. Gli antichi romani hanno canalizzato l’acqua per irrigare i campi, soprattutto vigneti, da cui sono nati i celebri vini della zona. Pare infatti che i vini inviati a Giulio Cesare provenissero proprio dalla Valpantena.
Nel I secolo d.C. l’imperatore incarica la famiglia Pomponia di seguire i lavori per l’acquedotto, vista la ricchezza idrica della zona. Decisero di incanalare la sorgente che sgorga a 11 metri di profondità, ma è nel III secolo d.C. che inizia la storia del nostro ipogeo.

In quel secolo Publio Pomponio Corneliano prese in mano i lavori dell’acquedotto. Fece interrare l’acquedotto e creò un ninfeo per venerare e ringraziare di tanta abbondanza le ninfe, dee dell’acqua.
L’acqua ha creato però non pochi problemi al pantheon di Santa Maria in Stelle. Nel corso dei secoli la pioggia e i detriti hanno invaso più volte lo spazio sotterraneo e fu solo don Vincenzo Stevanelli che nell’Ottocento decise di girare l’ingresso dell’ipogeo. In questo modo i detriti scendendo dal monte non entravano più direttamente nel tunnel, preservando i capolavori storici e artistici nascosti sotto al terreno.

Siamo pronti a scendere dalle scalette a destra della chiesa di Santa Maria in Stelle e avventurarci nell’ipogeo?

Scalinata di ingresso all'ipogeo di Santa Maria in Stelle

L’IPOGEO di santa maria in stelle

Si scendono gli scalini e ci dà il benvenuto un personaggio togato: lo ha piazzato qui don Vincenzo Stevanelli per ricordare Publio Pomponio Corneliano. Se si osserva la statua si nota subito che le mancano i piedi. Per trovarli occorre proseguire e nella prima stanza si trovano a sinistra. In questa piccola sala si nota anche la porticcina che guida alla sorgente e, facendo silenzio, si sente distintamente il rumore dell’acqua poco distante da noi.

Si segue un tunnel lungo 18mt dove proprio a metà troviamo un Chrismòn, una croce paleocristiana che sancisce il passaggio da ninfeo pagano a luogo di culto paleocristiano.
Sempre grazie all’abbondanza di acqua questo luogo fu usato come battistero e pare che anche il santo patrono di Verona, San Zeno, si recò in queste zone per visitare l’ipogeo di Santa Maria in Stelle.
Alla fine del tunnel si apre la sala dove si celebravano i battesimi, mentre ai lati si trovano due sale laterali che furono usate per il catechismo.
Queste sale infatti sono ricche di racconti biblici, utilizzati per educare al cristianesimo persone analfabete che qui si riunivano per pregare e studiare, prima di ricevere il sacramento del battesimo.
Già nella sala centrale vediamo i primi affreschi: San Daniele nella fossa dei leoni e un Cristo benedicente.

Purtroppo anche qui sotto l’acqua nel corso del tempo ha fatto i suoi danni: l’umidità ha rovinato gli affreschi e solo con un restauro accurato negli anni Sessanta si sono recuperati i colori degli affreschi.

affresco Cristo benedicente ipogeo di Santa Maria in Stelle

LA CELLA SUD

Entrando nella sala di destra, la cella sud, troviamo una stele di epoca romana, recuperata da un vicino cimitero che sorgeva nella valle.
Questo ceppo ricorda la figlia adottiva di Publio Pomponio, morta prematuramente e nel corso del tempo la stele svolse la funzione di altare. Nel 1317 la stele è stata rovesciata per farle perdere le origini pagane ed fu benedetta per diventare cristiana. Venne inoltre inciso che chiunque si occupi della manutenzione del sito avrebbe avuto l’indulgenza plenaria. Più sotto si notano scritte di epoca carolingia, a testimonianza che qui ogni epoca ha lasciato il proprio segno.

Dietro la stele è rappresentato un affresco della Natività, ma ora concentriamoci un attimo sui muri di questa sala, oltre gli affreschi che la adornano.
Ci sono alcuni piccoli buchi scavati nella roccia, come dei piccoli buchi nel muro. Questi sono stati creati per appoggiare le candele e illuminare il luogo. Se oggi la guida ha un tablet per regolare l’illuminazione moderna, non era così nei secoli passati.

Se osserviamo più da vicino il muro possiamo notare numerosissimi graffiti: qui i pellegrini nel corso dei secoli hanno lasciato la loro traccia. Pensate che c’è addirittura la firma di un pellegrino inglese!

stele romana ipogeo di Santa Maria in Stelle

la cella nord

Spostandoci ora nella cella nord possiamo vedere numerose scene tratte dall’Antico Testamento, tra cui la strage degli innocenti, Gesù che si reca a Gerusalemme a dorso di un asino e Gesù che dona i rotoli della legge. Questi rotoli sono rappresentati anche sulla volta, creando un effetto prospettico di rara bellezza. Così raro che non si conoscono motivi simili in altri luoghi, una decorazione unica dell’ipogeo di Santa Maria in Stelle!
Tutti questi affreschi e le decorazioni sono state fatte da pittori diversi in epoche diverse, rendendo il luogo un concentrato di arte e di storia.

Possiamo anche ammirare delle signore vestite in fogge orientaleggianti, segno che c’era già stato qualche contatto con civiltà extra europee! E altri contatti li ritroveremo poi nella chiesa.
Se osserviamo la volta dipinta davanti ai rotoli della legge di vari colori, possiamo ammirare una volta celeste con stelle bianche e gialle. Ricordatevelo perchè tra poco vediamo cosa significa…

Il pavimento di queste sale una volta era tutto decorato a mosaico, ben visibile nella cella nord, un po’ meno in quella sud.

cella nord ipogeo di Santa Maria in Stelle

LA CHIESA

L’ipogeo si trova sotto la chiesa di Santa Maria in Stelle, dedicata a Maria Assunta. Nel pavimento della chiesa ci sono 3 fori: potete provare a sbirciare ma riuscirete solo ad intuire la struttura del pantehon sottostante. La prima struttura della chiesa risale al IX secolo ma nel corso del tempo fu ricostruita due volte, a causa di violenti terremoti.

Entrando si nota un affresco con dei limoni: i limoni sono un elemento spesso presente nelle decorazioni delle chiese di campagna.
Si possono vedere altri affreschi, tutti di artisti diversi, e sotto lo strato attuale ci sono ancora affreschi di epoche passate.
Ma l’affresco più interessante si trova sul soffitto del coro e rappresenta dei personaggi con dei copricapi precolombiani, segno che l’America era stata scoperta da poco quando fu affrescata questa porzione della chiesa nel 1532.

Vi consigliamo di fermarvi a visitare la chiesa prima o dopo la vostra visita all’ipogeo.

chiesa di Santa Maria in Stelle

I DINTORNI

Attorno al piccolo borgo di Santa Maria in Stelle si snodano numerosi sentieri panoramici.
Pensate che proprio qui in Valpantena c’era anche una big bench (avete presente le panchine giganti?), poi rimossa a causa di atti vandalici.
Scegliete il percorso che preferite (facile, medio o difficile), valutate il tempo a vostra disposizione e le vostre passioni (preferite attraversare piccoli borghi o perdervi nei campi di lavanda?) e partite per una giornata all’aria aperta. E poi fermatevi per una visita all’ipogeo di Santa Maria in Stelle.
A proposito di questo borgo, ricordate la volta celeste della cella nord dell’ipogeo di Santa Maria in Stelle? Pare che sia proprio quella a dare il nome al paese, mentre altri sostengono che derivi da “stele”, per il vicino cimitero romano di cui abbiamo parlato qualche paragrafo più su.
campanile di Santa Maria in Stelle

COME VISITARE L’IPOGEO

L’ipogeo di Santa Maria in Stelle si può visitare solo tramite visita guidata. Vi consigliamo di visitare il sito dell’ipogeo per avere tutti i contatti e le informazioni per pianificare al meglio la vostra visita.
Attenzione: possono entrare massimo 4 visitatori contemporaneamente, quindi se andate in gruppi numerosi dovrete organizzarvi di conseguenza.
Ah, non dimenticate una felpa: sottoterra fa freschino…
L’ingresso è gratuito ma è richiesto un piccolo contributo volontario destinato al mantenimento dell’ipogeo di Santa Maria in Stelle.
È un luogo pregno di storia e spiritualità, un ambiente così non l’avevamo mai visto, vale assolutamente la pena organizzare una visita quaggiù!
Ringraziamo la nostra guida Elisabetta e il gruppo GVI – Giovani Volontari Ipogeo per la disponibilità, grazie!

La fontana di Sommavalle

Siete alla ricerca di una passeggiata domenicale facile, vicino al centro di Verona e, considerato il periodo, anche non troppo affollata? Oggi vi portiamo sulle Torricelle, le colline appena fuori Verona. Faremo una passeggiata fino alla fontana di Sommavalle, tra storia, natura e meravigliosi panorami sulla città.

LE TORRICELLE

Le colline appena a nord del centro storico di Verona si chiamano Torricelle perché qui passava la cinta muraria della città ai tempi degli austriaci che costruirono delle piccole torri di guarda. Le torricelle appunto.
Dalle Torricelle ci sono due punti particolarmente panoramici da cui è possibile ammirare Verona dall’alto.
Il primo è sicuramente il terrazzo più noto di Verona: Castel San Pietro. Da qui, proprio sopra al Teatro Romano, il panorama spazia fino ad abbracciare completamente la città e perdendosi nella pianura padana. Dicono che quando non c’è foschia si possano vedere addirittura gli Appennini, ma noi non siamo mai riusciti a scorgerli quindi non ve la vendiamo per buona.
Il secondo luogo dove recarvi per un panorama forse meno scenografico ma altrettanto suggestivo è il santuario della Madonna di Lourdes. Qui il grande vantaggio è di avere pochissime persone intorno, è il luogo ideale per un tramonto a due e poi un aperitivo nel vicino bar!

LA VITA DI UNA VOLTA SULLE TORRICELLE

Ma vediamo come andare sulle Torricelle a piedi per godersi il panorama anche da altre angolazioni più naturalistiche e meno cittadine.
Dovete sapere che alle Torricelle si può accedere da numerose stradine ricoperte di sanpietrini. Come mai queste strade sono così numerose? Beh, una volta queste colline erano abitate principalmente da contadini, da persone che coltivavano frutta e verdura e poi scendevano per venderle nei mercati cittadini. Le strade in passato erano quindi usate per scopi pratici, non per una sana camminata come facciamo oggi.
A partire dagli anni Sessanta molti contadini delle Torricelle si sono trasferiti in città (erano i tempi dei ragazzi della via Gluck), oggi la maggior parte dei campi non è più coltivata, a parte qualche uliveto e piccoli orti privati.
Al giorno d’oggi sulle Torricelle abita la Verona bene, non è raro trovare ville che potrebbero far invidia a quelle dei vip!

LA PASSEGGIATA SULLE TORRICELLE

Noi siamo saliti da borgo Trento, attraverso via Sbusa (che in dialetto vorrebbe dire “bucata”, chissà come mai si chiama così!).
Poco dopo l’inizio della salita si gira a sinistra, seguendo un sentierino che si fa sempre più stretto man mano che si sale. Si giunge così a San Mattia, dove incontriamo un bar-pizzeria-ristorante con una vista spettacolare. Ma noi proseguiamo lungo la strada principale senza farci troppo distrarre, fino ad arrivare alla vicina e pittoresca chiesetta di San Mattia.
Proseguiamo ancora lungo la strada principale, ormai la città è alle nostre spalle e davanti a noi si vedono le colline che anticipano la Valpolicella e, in lontananza, il monte Baldo. Una volta superato l’ospedale di Santa Giuliana si svolta in via Sommavalle e si segue il sentiero sulla destra che si avventura nel bosco.
Sulla sinistra invece possiamo intravedere un agriturismo che, in passato, era una struttura specializzata in punto nascita. Qui venivano a partorire le donne che abitavano sulle Torricelle, possiamo garantire che la loro vita fosse tutt’altro che comoda. Non avevano soldi, spesso non possedevano nemmeno la terra che coltivavano, ma sicuramente avevano dei panorami dal valore inestimabile.

LA FONTANA DI SOMMAVALLE

La discesa fino alla fontana di Sommavalle non è comodissima ma nemmeno difficile. State attenti a dove mettete i piedi, soprattutto se il terreno è bagnato, ma a parte questa accortezza non serve altro. Si giunge così alla fontana di Sommavalle, dove una volta gli abitanti del luogo andavano a prendere l’acqua. La mia bisnonna andava lì con il serlo (il bastone a cui appendere i secchi e che si caricava sulla spalle) e si portava poi l’acqua fino a casa, risalendo parte della collina. Non è una vera e propria fontana, è semplicemente una sorgente.
Pare che la sorgente di Sommavalle fosse conosciuta già in epoca romana, essendo situata a pochi km dal centro cittadino. Qui l’acqua sgorga da una piccola grotta, protetta da grosse grate in ferro. Scorre poi in un rivolo e prosegue la sua discesa verso la valle. Un pittoresco ponte in legno permette di attraversare il torrente, ma in realtà si può affrontare tranquillamente anche a piedi con un passo bello lungo. Non è un vero e proprio torrente, è più che altro un rivolo d’acqua.

LA DISCESA

Se volete tornare direttamente nel cuore di Verona, dopo la fontana di Sommavalle prendete il sentiero a sinistra, dopo aver superato il piccolissimo ponticello. Poco dopo svoltate a destra e seguite il sentiero in discesa tra i boschi. Anche questa discesa è piuttosto facile, seppur con un minimo di attenzione.
Seguendo il sentiero si giunge alla fine di via Marsala, nel cuore del quartiere Valdonega. Proseguendo sempre dritto arriverete a ponte Pietra, che vi farà accedere direttamente al cuore della bella Verona.
Abbiamo percorso il sentiero in autunno e i colori sono bellissimi, seppur con molte foglie ancora verdi. Il sentiero, secondo la nostra opinione, è affrontabile senza nessun problema in tutte le stagioni: in estate per sfuggire alla calura, in autunno per i colori, in inverno per fare una passeggiata senza troppo impegno e in primavera per assistere alla rinascita della natura.

IL CONSIGLIO DI LUI

Il sentiero è molto bello e fattibile anche con poco fiato, regala panorami emozionanti e un tuffo nella natura. Se siete in zona concedetevi una passeggiata diversa dalle solite.

I RINGRAZIAMENTI DI LEI

Si ringrazia per i consigli e le dritte il mio papà che mi fa sempre scoprire cose nuove e, con l’occasione, mi ha raccontato anche storie sconosciute sulla vita quotidiana dei miei antenati.

Una gita al parco delle cascate di Molina

Poco fuori Verona, tra la Valpolicella e la Lessinia, troviamo il parco delle cascate di Molina.
Ideale per una gita domenicale, per grandi e piccini, per una lunga camminata o una breve incursione nella natura.

IL PARCO DELLE CASCATE DI MOLINA

Il parco è situato in una gola ricca di vegetazione e, come dice il nome, di cascate. È una zona particolarmente ricca di torrenti e ruscelli che scorrendo hanno plasmato le rocce nel corso dei millenni.
Questa area era già nota e abitata fino dalla preistoria, quando l’uomo viveva nelle caverne e per vivere necessitava di ripari naturali, cibo, acqua, pietre con cui armarsi.
E a Molina c’era tutto ciò di cui i nostri antenati avavano bisogno. Nel parco delle cascate di Molina è anche possibile visitare una grotta preistorica (ovviamente ricreata in anni recenti). Vediamo così che i nostri bis bis bis bis ecc nonni dormivano su giacigli di fieno e coperti da pellicce, cacciavano con le selci e usavano il fuoco sia per scaldarsi che per cucinare.

COSA VEDERE

All’interno del parco potete, ovviamente, vedere numerose cascate, gole, torrenti e tanto tanto verde. Attenzione però: non è possibile rinfrescarsi nei torrenti nè entrare in acqua. Qui l’ecosistema è molto fragile, i piccoli anfibi e pesci che si vedono nuotare sotto il filo dell’acqua non devono in nessun modo essere danneggiati dalla presenza umana.
Le cascate che potete ammirare hanno una storia millenaria e nel corso del tempo hanno plasmato le rocce dando loro le forme particolari che si possono vedere oggi.
Non dimenticate però di osservare la natura che vi circonda, resterete sorpresi nello scoprire la varietà della flora in questo piccolo angolo di paradiso!

COSA FARE

Il parco è diviso in 3 sentieri ad anello, molto ben segnalati. Il percorso facile dura mezz’ora ed è lungo 1,2k, il percorso medio dura 1 ora ed è lungo 2,3km, il percorso lungo dura 2 ore ed è lungo 3,6km. Il dislivello non è assolutamente impegnativo e il percorso è divertente e istruttivo anche per i bambini!
Nei pressi della cascata Nera potete provare l’ebrezza di salire su un’altalena e farvi lanciare dritti dritti verso la cascata, tenetevi forte!
Oltre a camminare potete provare anche ad arrampicarvi su una piccola parete e per finire sorseggiare una bibita fresca presso il piccolo bar.

IL PAESE DI MOLINA

Molina è così chiamato perchè sorge in una valle detta valle dei Mulini. Ovviamente la presenza di una rete idrica così estesa ha favorito lo sviluppo di questa attività e visitare Molina è come fare un salto nel passato. Spostandosi tra i suoi stretti vicoli e le case con i tetti tipici in marmo della Lessinia, sembra di tuffarsi direttamente nel Medioevo.
A Molina però non mancano i prodotti tipici: vino, birre artigianali, miele, formaggi, affettati e prodotti della montagna.

Per noi questo è il posto ideale per una gita la domenica: esplorazione del parco delle cascate e immersione nella natura, pranzo al sacco in riva a un ruscello, scoperta di un piccolo borgo e per concludere aperitivo con prodotti locali. Cosa si può desiderare di più da una domenica di fine estate?

Vuoi avere altre informazioni sul parco delle cascate di Molina? Dai un’occhiata al sito qui.

Storie di viaggi alla Biblioteca Capitolare di Verona

Come promesso oggi vi portiamo alla Biblioteca Capitolare di Verona.
Si tratta della biblioteca ancora funzionante più antica al mondo.
A quando risale? Che mostra abbiamo visto? Cosa abbiamo imparato? Scopritelo qui, buona lettura!

LA BIBLIOTECA

La biblioteca si trovava probabilmente di fronte all’edificio in cui è situata ora e fu costruita in concomitanza con la prima basilica cristiana di Verona nel IV sec.
Oggi è situata di fianco al duomo di Verona, ma questo fu costruito solo quattro secoli più tardi, prima la cattedrale era la piccola chiesa di S.Elena.
La biblioteca Capitolare di Verona era uno scriptorium funzionante già prima del 517d.C, anno in cui un amanuense dal nome Ursicino ci racconta di lavorare in questo luogo.
Perché si chiama così? Perché era gestita dai monaci appartenenti al Capitolo.
Attualmente si trovano oltre 100.000 volumi di cui 12.000 sono manoscritti e 300 incunaboli, ossia i primi testi stampati.

COME LAVORAVANO GLI AMANUENSI

Immaginate delle stanze con lunghi tavoloni in legno massiccio. Immaginate un’atmosfera in pieno stile “Il nome della rosa”. Immaginatevi il rumore di una piuma che graffia la carta. Benvenuti nel magico mondo degli amanuensi della Biblioteca Capitolare!
Scrivevano tutto molto abbreviato, immaginatevi infatti la fatica di scrivere interi tomi a mano. L’abbreviazione era segnalata con un trattino sulle sillabe.
Gli amanuensi utilizzavano come inchiostro la noce di galla. Come mai una noce? Perché queste noci venivano utilizzate da alcuni insetti per deporvi le uova, quindi non erano buone da mangiare. Venivano quindi tritate e, con il tannino in esse contenuto, veniva prodotto l’inchiostro.
La pergamena invece era ricavata da pelli di animali, fino a quando nel Basso Medioevo non venne importata la carta dalla Cina, attraverso gli arabi.
La pergamena pare chiamarsi così perché originaria della città di Pergamo, in Turchia. Qui, nei periodi di carenza di papiro (originario dell’Egitto), veniva usata la pelle di animali conciata e levigata.

LA BIBLIOTECA NELL’ULTIMO SECOLO

Il 4 gennaio 1945 la biblioteca è stata completamente distrutta da un bombardamento americano. I libri per fortuna erano stati messi in salvo qualche anno prima: una parte venne nascosta nel duomo adiacente alla Biblioteca Capitolare, mentre altri libri vennero nascosti nella parrocchia di Erbezzo, in Lessinia. Furono nascosti i libri più preziosi, quelli più antichi, tra cui il famoso Indovinello Veronese. Si tratta del primo testo scritto in volgare italiano di cui ci sia arrivata testimonianza.
Alcuni libri a brandelli è possibile vederli esposti nell’attuale biblioteca, ricostruita nel 1948.

PELLEGRINI COME TRAVEL BLOGGER

Attualmente si può visitare la mostra “Storie di viaggi”, che offre un’interessante spunto sulla storia della letteratura di viaggio e della cartografia.
I primi viaggiatori erano pellegrini e il pellegrinaggio ha radici molto antiche, pensate che andavano in pellegrinaggio anche gli antichi greci.
Accomuna trasversalmente le religioni (per gli islamici il pellegrinaggio a La Mecca è uno dei pilastri), ma inizialmente non era ben visto dalla chiesa cattolica. I padri della Chiesa pensavano infatti che il vero pellegrinaggio dovesse essere spirituale.
Nonostante questo i pellegrini iniziarono a spostarsi già nei primi secoli dopo Cristo, prima a Roma e successivamente in Terra Santa.
Va da sé che non era facile come oggi e gli itinerari duravano anche anni, quindi spesso i pellegrini facevano testamento prima di partire e, in un’ottica di mutuo aiuto, scrissero le prime guide turistiche.

LE PRIME GUIDE TURISTICHE

La prima guida turistica di cui abbiamo traccia è un libro del 333d.C. chiamato “Itinerarium Burdigalense” e racconta le tappe da Bordeaux a Gerusalemme.
Indica per ogni tappa da dove parte, dove arriva e le miglia. Inoltre, visto che si viaggiava a cavallo, l’autore anonimo indica dove si possono scambiare i cavalli (“mutatio”), dove si trova un ostello (“mansio”) e le città (“civitat”).
Pensate che questa piccola guida era già in formato tascabile! E l’abbiamo potuta vedere con i nostri occhi alla Biblioteca Capitolare!
Addirittura Dante Alighieri nel “Vita Nuova” parla dei pellegrini. Per lui i pellegrini doc sono quelli che vanno a Santiago de Compostela e portano al ritorno una conchiglia. Chiama invece romei quelli che si recano a Roma e portano la medaglietta di S.Pietro e Paolo, mentre chi va a Gerusalemme sono i palmieri, che portano a casa un ramoscello di palma.
Alla Biblioteca Capitolare potrete vedere numerose altre guide turistiche del Cinquecento, addirittura con le immagini stampate grazie alla tecnica della xilografia. Consisteva nell’incidere in rilievo l’immagine che si voleva rappresentare. L’incisione veniva immersa nell’inchiostro e poi stampata sul foglio.

LA SCOPERTA DELL’ORIENTE E DELL’AMERICA

Col tempo i pellegrini iniziano a recarsi a Gerusalemme anche in nave, per velocizzare il tragitto. In questo periodo inizia a viaggiare anche Marco Polo, il noto mercante veneziano che scrisse il Milione.
Perché si chiama proprio così? Perché Emilione era il soprannome della famiglia Polo.
Un paio di secoli dopo un certo Cristoforo Colombo si ispirò a “Il Milione” per partire alla ricerca delle Indie. Fernando Colombo, il secondogenito di Cristoforo, scrisse le memorie di suo padre quando lo accompagnò durante il 4° viaggio nelle Americhe, anche se non si chiamavano ancora Americhe. Alla Biblioteca Capitolare di Verona si può vederne la prima edizione.
Ma sapete perché l’America si chiama America? Perché Amerigo Vespucci fu il primo a capire che si trattava di un nuovo continente, da Amerigo ad America il passo è stato molto breve!

LA CARTOGRAFIA

E poi si è parlato di cartografia e matematica, le cose che piacciono a Daniele!
Pensate che già gli antichi greci studiavano l’astronomia per poter disegnare mappe geografiche, ma il vero sviluppo lo ebbero nel Cinquecento.
Una volta erano orientate verso Oriente, non verso il Nord come è uso comune ai giorni d’oggi. Sapete che il verbo “orientare” deriva proprio dal fatto che le cartine geografiche avevano l’Oriente in alto? Chissà, magari se fossero state orientate verso il nord oggi potremmo avere il verbo settentrionare.

INFORMAZIONI PRATICHE

La mostra è visitabile solo tramite visita guidata. Si assiste a una presentazione di circa un’ora e poi si può avvicinarsi alle teche per vedere i testi.
Si può prenotare telefonicamente o per email, il costo è di 10€ a persona.
Per maggiori informazioni visitate il sito della Biblioteca Capitolare di Verona.

COSA È PIACIUTO A LEI

Un mappamondo risalente al 1728, donato da un ricco viaggiatore veronese alla Biblioteca Capitolare. Al posto dell’Australia sono disegnati i volti dei principali esploratori: Magellano, Vespucci, Colombo, Drake…

COSA È PIACIUTO A LUI

Il primo atlante, disegnato dal fiammingo Abramo Ortelio nel 1570. Fu chiamato “Teatro del mondo”.

Da Campione del Garda a Gargnano

Altra tappa dei #poracciingardatour, oggi da Campione a Gargnano lungo 17km di piccoli borghi e foreste.
Tenete presente che tutte le percezioni di questa tappa sono state alterate dalla temperatura: 30 gradi pure dentro ai boschi!
Insomma, non è stata una tappa particolarmente difficile, seppur lunghetta, ma il caldo non ce l’ha fatta vivere come avrebbe meritato.

Tappa n.8: Campione del Garda-Gargnano
Km:
17km
Difficoltà:
media (solo per la salita iniziale, il resto è facile)

La salita e il santuario di montecastello

Salendo da Campione ci si inerpica subito su per il monte, la salita non è lunghissima ma sicuramente impegnativa.
Una chicca: a metà salita si vede una cascata, dove è possibile fare il bagno. Seguite il sentierino sulla destra per arrivarci.
Noi non ci siamo fermati perchè avevamo davanti a noi 6 ore di cammino (che ai nostri ritmi diventano sempre 7-8…)
Dopo la salita si scende verso l’abitato di Prabione e qui si hanno due opzioni: salire al santuario di Montecastello oppure seguire la strada fino a Tignale senza grandi dislivelli.
Visto il caldo afoso abbiamo preferito la seconda opzione, anche se ci hanno riferito che il panorama dal santuario vale la fatica della salita al monte Cas.

 

aer, piovere, tignale

In questa tappa si incontrano numerosi borghi sulle colline adiacenti il lago di Garda. Si nota che la montagna non è più impervia come lo è stata da Riva fino a Campione. Qui pian piano si inizia a scendere di altitudine, siamo nella fase in cui le montagne lasciano spazio alle colline.
In questi borghi il tempo pare essersi fermato. Complice anche la scarsissima presenza di turisti (e l’ora di punta sotto al sole cocente) i paesi erano completamente deserti.
Sembrava di essere in una fiaba tra viuzze e scorci sul lago di Garda.
Abbiamo preso delle vecchie stradine in mezzo ai campi, a un certo punto il sentiero per Gargnano era così ben segnalato che abbiamo rinunciato a consultare la app.

gargnano

Scendendo attraverso la vecchia strada gardesana siamo arrivati in centro a Gargnano.
La prima impressione è quella di un posto molto chic ed elegante ma con una grande pecca: ci sono veramente troppe auto.
Abbiamo pensato che forse nel centro del paese ne avremmo trovate di meno e invece no, il centro del paese ha macchine parcheggiate ovunque, mentre sorseggi una birra sul lungolago passano in continuazione macchine dietro la schiena.
Gargnano, facciamo qualcosa per favore? Sei un posto incantevole, preservati!
A Gargnano, presso l’imponente villa Feltrinelli, viveva Mussolini all’epoca della Repubblica Sociale di Salò.
Salò sarà la nostra prossima tappa, pronti a seguirci anche lì?

Il consiglio dei #poracciintour

Se vi muovete in autobus in queste zone procuratevi i biglietti prima di salire in bus, al momento non si possono fare a bordo. E non fidatevi delle tabaccherie che vi dicono di farli in autobus: l’autista non ve li farà.

Da Limone sul Garda a Campione del Garda

Del Garda, sul Garda…quanti Garda in questi nomi!
I #poracciingardatour oggi vi portano alla scoperta del lago di Garda, da Limone a Campione, passando per il suggestivo borgo di Tremosine.
Siete pronti a partire?

Tappa n.7: Limone sul Garda-Campione del Garda
Km: 13km
Difficoltà: media (facile la salita-difficile la discesa)

Tremosine

Quando dal 18 maggio hanno dato la possibilità di spostarsi all’interno della propria regione gli igers lombardi si sono concentrati in due luoghi: Limone sul Garda e Tremosine!
Noi che fino al giorno prima nemmeno sapevamo dell’esistenza di questo posto siamo restati affascinati dalle foto che mettevano di questo piccolo borgo a picco sul lago di Garda.
E ci siamo passati in questa tappa! Tremosine in realtà è il comune, il piccolo paese degli instagrammers si chiama Pieve ed è considerato uno dei borghi più belli d’Italia.
Direi che il titolo è meritatissimo e pensate che nel XIII secono Brescia e Trento fecero addirittura una lotta per il possesso di questi luoghi.
Ma ovviamente era per motivi commerciali ed economici, non certo per fare la gara a chi si godeva il panorama migliore sul lago di Garda…
A Tremosine si può ammirare un panorama mozzafiato dalla Terrazza del Brivido, ma a ogni angolo questo borgo regala viste inaspettate.

il sentiero

Per raggiungere Tremosine da Limone sul Garda abbiamo seguito la strada asfaltata, non è stato il massimo come prima parte del percorso.
Bellissimi i panorami sul lago di Garda, ma camminare con le cabrio dei turisti che ti sfrecciano di fianco non è stato rilassante…
Molto meglio la seconda parte del sentiero, da Tremosine in poi, dove ci si addentra finalmente nei boschi.
Da Tremosine il sentiero è piacevole e quasi pianeggiante. Si attraversano prima uliveti e poi si entra decisamente nel bosco.
La discesa invece è molto impegnativa, richiede particolare attenzione perchè il sentiero è a strapiombo. E no, non ci sono altri modi per raggiungere Campione (a meno che non vogliate provare a lanciarvi col parapendio…).
Per fortuna delle corde permettono di aggrapparsi e fare in modo che non voliate direttamente giù nel lago di Garda!
Ma con la dovuta cautela…se ce l’hanno fatta i #poracciintour potete farcela benissimo anche voi!

campione del Garda

Campione è ancora più isolato di Limone sul Garda. Per secoli (fino a inizio Novecento) la sua unica via di comunicazione era il lago di Garda.
Il paese è racchiuso all’interno di alte montagne, se vi guardate indietro dal centro del paese fa impressione e si prova quasi un senso di claustrofobia.
Per secoli Campione basò la sua economia sulle cartiere e una filanda, ma da metà Ottocento l’intera economia della zona entrò in crisi. Intervenne Giacomo Feltrinelli a rilanciare l’economia e diede a Campione quell’aspetto di villaggio operaio che tutt’oggi la contraddistingue.
Oggi però Campione è una località ideale per gli amanti del kitesurf e della vela.
Se Torbole, sulla riva opposta, è il luogo chic dove praticare questi sport, Campione è il luogo hippie.
Basti pensare che pure due come noi sono riusciti a bersi una birretta al club della vela senza essere guardati come alieni!

Ma perchè Campione si chiama così? Pare che derivi da “campestris”, ossia “piano arabile”. Forse perchè era l’unico punto piano in mezzo a queste impressionanti pareti di roccia.

Il racconto della prossima tappa arriverà tra un paio di settimane, la settimana di Ferragosto anche noi chiudiamo per ferie.
A presto!

IL CONSIGLIO DEI #PORACCIINTOUR

Attrezzatevi con bastoncini da trekking, in discesa ci hanno letteralmente salvato le ginocchia!

Lago di Garda per tutti

Siete alla ricerca di idee per le vostre vacanze in Italia? Stanchi dei soliti posti? Cercate un luogo che sia a misura di famiglia, avventurieri, coppie romantiche, tipi da spiaggia o gruppi di amici? Il lago di Garda è assolutamente ciò che fa per voi!
Vi portiamo alla scoperta della riva veronese, cercando di soddisfare ogni esigenza e ogni aspettativa.
Passeremo tra piccoli borghi, incantevoli spiaggette e cammineremo nella natura.
Una cosa siamo in grado di promettervela: sul lago di Garda non ci si può annoiare!

Lago di Garda per famiglie

Le famiglie sul lago di Garda possono muoversi in assoluta tranquillità con bimbi di ogni età. E quale modo migliore per far svagare i bambini tra una visita culturale e una giornata in spiaggia se non portandoli a Gardaland? Il parco dei divertimenti n.1 in Italia si trova proprio qui, a Castelnuovo sul Garda. Ma non è finita in quanto a divertimenti: qui si trovano anche Canevaworld, un grandissimo parco acquatico, Movieland, un parco divertimenti a tema cinema e Sealife, dove ammirare delfini e incontrare Nemo (al momento purtroppo ancora chiuso).

Lago di Garda per escursionisti

La sponda veronese del lago di Garda offre dei percorsi per gli escursionisti di tutti i livelli. Si possono seguire antiche mulattiere alla scoperta di borghi antichi oppure inerpicarsi sul monte Baldo, ricco di sentieri di ogni difficoltà. Dal monte Baldo il panorama che si apre sul lago di Garda è semplicemente impagabile. Da lassù il lago sarà completamente ai vostri piedi.
Se per qualsiasi motivo non ve la sentite di affrontare le lunghe salite sul monte Baldo potete optare per la funivia che sale dal pittoresco borgo di Malcesine e vi porta fino a 1,800mt di quota.

Lago di Garda per coppie

Il lago di Garda è ovviamente ricco di angoli romantici.

Se amate le terme non potete perdervi Villa dei Cedri, a Colà di Lazise immersa in un grande e rilassante parco.

Ma anche passeggiare per i numerosi piccoli borghi mano nella mano è un’esperienza da non perdere. Potete partire dalla graziosa Peschiera del Garda per poi risalire fino a Lazise e alle mura che circondano il paese. Ancora più su si trovano Bardolino e Garda, due paesi che sembrano usciti da una cartolina. E poi si sale fino a Torri del Benaco e al suo castello, per arrivare infine a Malcesine, il punto più a nord della provincia di Verona. Poco prima di Malcesine fermatevi a Cassone, un piccolo borgo che saprà stupirvi col suo porticciolo e i suoi colori. Pensate che è stato addirittura oggetto di un quadro di Klimt.

Lago di Garda: a caccia di spiagge

Amate il sole e per voi la vacanza deve essere in completo relax? Sul lago di Garda potete sbizzarrirvi!
Non aspettatevi grandi distese di sabbia, si tratta per lo più di spiagge strette e sassose. Ma proprio questa loro caratteristica le rende insolite e romantiche.
Noi vi consigliamo di fare il bagno dal paese di Pai in su, dove l’acqua è generalmente più pulita e trovate meno turisti.

Molto bella, ma a pagamento, è la baia delle Sirene, appena dopo il paese di Garda.
E se invece viaggiate con il vostro amico a quattro zampe non potete perdervi la spiaggia attrezzata Braccobaldo a Peschiera del Garda.

Lago di Garda by night

Cercate invece movida e fiesta loca? Usate Bardolino come base.

Qui si trova la storica discoteca Hollywood (che quest’anno però, a causa del Covid, non ha per ora riaperto) e numerosi altri locali in cui fare serata in compagnia. C’è anche un minigolf e a due passi si trova Garda, altro paese ricco di localini dove fermarsi per un aperitivo, un cocktail o ascoltare buona musica dal vivo.
Per gli aperitivi però vi consigliamo i bar in spiaggia, di solito sono quelli con la clientela più giovane e la movida più “giusta”.

I consigli dei #poracciintour

Quando andate sulle spiagge libere del lago seguite questi semplici consigli e vivrete la giornata perfetta: andate la mattina presto per prendere i posti migliori e portatevi un paio di scarpette per camminare sui sassi.
Provate i vini della zona del lago di Garda: Bardolino, Lugana e Custoza. Sorseggiate uno spritz in uno dei numerosi bar sul lungolago, meglio se all’orario del tramonto.
E per cena perché non provare un gustoso piatto di pesce di lago?
Il lago di Garda è raggiungibile in treno fino alla stazione di Peschiera del Garda o in autobus da Verona.
Noi consigliamo però di venire in macchina o di noleggiarne una, vi darà sicuramente maggior libertà di movimento. Purtroppo i mezzi di trasporto pubblici non sono frequenti.
Così come sa soddisfare ogni tipo di esigenza riguardo la tipologia di viaggio, il lago di Garda offre diverse tipologie di alloggi. Campeggi, B&B, hotel, agriturismi, strutture di lusso, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Il nostro consiglio però è quello di cercare una struttura in centro al paese, o nelle immediate vicinanze e che abbia il parcheggio incluso (purtroppo i parcheggi scarseggiano e sono quasi sempre a pagamento).

Quinzano

Ci prendiamo un attimo di pausa dal nostro tour del lago di Garda per raccontarvi di Quinzano.

Dov’è? Che storia ha?

Adagiato sulle colline a nord di Verona, Quinzano è un piccolo borgo ricco di storia e tradizioni.
Qui vennero scoperti resti di uomo preistorico, testimonianza che queste colline erano abitate fin dai tempi del Paleolitico.
Successivamente su queste colline si accamparono diverse tribù barbare per poter sconfinare nella città e saccheggiarla. Nel corso del Medioevo il paese si sviluppò principalmente grazie all’agricoltura e alle adiacenti cave di tufo, ma nell’Ottocento divenne anche ambita meta dei nobili per poter costruire le loro ville fuori città.
Quinzano è un ottimo punto di partenza per esplorare le colline da cui si gode un magnifico panorama su Verona. Dalla piazza principale si può salire sul Monte Cavro e all’eremo di San Rocchetto. Questo monte fu scelto come luogo per un eremo proprio per la somiglianza con Monte Calvario in Terra Santa, brullo e fuori città.

Prova a rispondere a queste domande!

Ma perchè Quinzano si chiama così?
E cosa c’entra Attila con questo piccolo borgo?
Il suo castello è davvero un castello?
Cos’hanno inventato qui?
E cos’è la “casa de le bogonele”?

Come fare per avere le risposte?

Vai sul nostro profilo instagram e segui le istruzioni dell’ultimo post!
E non dimenticare di fare un salto nel blog di esperienzeinviaggio.it che ha coordinato a meraviglia la prima guida #paesiditalia 🙂

 

Da Malcesine a Torbole passando per il monte Baldo

Siete pronti per partire per un nuovo percorso alla scoperta del lago di Garda? Attraverso il monte Baldo abbiamo superato il confine con il Trentino, siamo arrivati a Torbole!
Ma stavolta è stata veramente impegnativa!

Tappa n.4: Malcesine-Torbole
Km: 21
Difficoltà: molto difficile

NAVENE

Da Malcesine si segue la strada da cui parte la funivia, ci si immerge tra gli ulivi e si segue un percorso pianeggiante.
Si arriva così a Navene, importante punto di partenza per gli appassionati degli sport all’aria aperta. Da qui potete partire per seguire sentieri escursionistici sul Monte Baldo, pareti per l’arrampicata e frequentare una scuola di kite surf. C’è addirittura la possibilità di fare parapendio lanciandosi dal monte Baldo, atterrando poi sul lungolago di Navene, una vera oasi di pace.
Un posto così tranquillo che, durante il tragitto tra l’Africa e i Paesi del nord Europa, gli uccelli migratori sostano in queste zone dell’alto lago di Garda.

gli ulivi del garda

A Navene, come in generale lungo tutta la sponda veronese del lago di Garda, si trovano numerosi campi di ulivi.
L’ulivo è una pianta che sta bene a tempertaure mediterranee, in una latitudine a nord non sopravvive. Eppure il microclima del lago di Garda lo fa crescere e prosperare, è la latitudine più a nord in cui troviamo questa pianta! Qui è infatti coltivato dal IX sec a.C.
Da sempre il ramo di ulivo e l’olio sono dei simboli cristiani (cosa tiene nel becco la colomba della pace?) quindi i monasteri della zona incentivarono la coltivazione di questa pianta. Ma il motivo era anche profano: avere l’olio per alimentare le lampade.
Il paesaggio della sponda veronese è caratterizzato da muretti a secco e terrazzamenti. Si può notare che le pietre grosse sono sempre in basso nei muretti perchè è importante per gli ulivi che non ristagni l’umidità.
Ancora oggi sul Garda gli ulivi sono coltivati con metodi tradizionali.
Ogni 3 anni si pota la pianta e si “cava el mars”, si toglie il marciume dal tronco. L’attrezzo che si utilizza si chiama proprio “cavamars”.
Da novembre a marzo le olive si raccolgono a mano e vengono fatte scivolare sui teli posti sul terreno. In alternativa vengono messe nel “gremal”, il grembiule.

il monte baldo

Da Navene abbiamo preso una ripida salita per iniziare la nostra ascensione sul monte Baldo. Il sentiero che abbiamo percorso è uno dei meno turistici del monte Baldo, basti pensare che gli unici escursionisti a piedi eravamo noi!
Le persone che abbiamo incontrato erano tutte in mountain bike e scendevano dal monte Altissimo.
Siamo saliti per 1.160mt di dislivello. Il sentiero è prevalentemente nei boschi che ogni tanto si aprono per offrire scorci meravigliosi sul lago sottostante.


Nonostante la bellezza del panorama è un percorso veramente impegnativo, ripido, erto e senza ristori.
Per 21km non troverete una fontana, un bar, una panchina, nulla.
A un certo punto abbiamo deciso di fermarci a mangiare seduti per terra, al centro del sentiero.

E poi abbiamo ricominciato la salita che è durata ben 5 ore. Non è lunghissima in termini di km ma è tosta!
Ciò ci ha permesso di attraversare diverse fasce climatiche del monte Baldo: dagli ulivi in riva al lago, alle foreste, alla vegetazione più bassa fino a quasi la totale assenza di piante.
Per la sua posizione montana ma in riva ad un microclima particolare come quello del Garda, il monte Baldo è un ecosistema prezioso e irripetibile.
Per questo non ci stancheremo mai di dirvi di tutelare la natura.

torbole

Nonostante i km di salita e discesa siano pressochè simili, per scendere ci abbiamo impiegato solamente 2 ore. Come mai? Era una discesa così ripida che abbiamo praticamente surfato sui canaloni di sassi! Ogni tanto si incrociava la strada asfaltata, sono spuntate di nuovo le conifere e poi di nuovo…gli ulivi!
Siamo così scesi dal monte Baldo fino a Torbole, il cui uliveto fu decantato anche da Goethe nel suo libro “Viaggio in Italia”.
Torbole è un paesino veramente grazioso, affollato di turisti e amanti del windsurf. In questa zona del lago di Garda i venti sono particolarmente forti e costanti più o meno tutto l’anno. Inoltre la zona è abbastanza protetta, rendendola ideale per imparare windsurf, kitesurf, vela e qualcuno prova anche le immersioni.
Torbole fa comune con Nago, di cui però vi parleremo nella prossima tappa.

Continuate a seguire i #poracciingardatour!

IL CONSIGLIO DI LUI

Preparatevi alla salita, non potrete evitarla. Andate con calma, con il vostro passo, fermatevi a prendere fiato se necessario, possibilmente nei punti panoramici per motivarvi!

Alla scoperta del lago di Garda – da Pai a Malcesine

Siete pronti per un’altra passeggiata sulla sponda veronese del lago di Garda, fino a Malcesine?
Ecco qui la terza tappa dei #poracciingardatour , la più panoramica in assoluto della sponda veronese!

Tappa n.3: Pai-Malcesine
Km: 16
Difficoltà: media

Pai di sopra e di sotto

Pai di sotto è un piccolo paesino, anzi no, è un pezzo di lungolago con qualche edificio a bordo statale.
Ma per il relax sulle rive del lago di Garda è top, qui l’acqua è trasparente, non troppo fredda e la spiaggia non troppo affollata (o meno rispetto ad altri posti…)
Pai di sopra a noi era sconosciuto fino al momento della tappa e l’abbiamo scoperto dopo una salita breve ma intensa.
E’ un piccolo gioiellino, un borgo affascinante in cui si respira proprio l’odore di stili di vita passati, in completa simbiosi con il ciclo delle stagioni.
Ma non è l’unico borgo che abbiamo incontrato in questa tappa!

Campo

Seguendo il sentiero del pellegrino, attraverso ulivi e sentieri a tratti ripidi e a tratti pianeggianti, siamo arrivati al borgo di Campo.
Ve ne avevamo già parlato qui, quindi non ci dilungheremo molto.
Campo era, come molti altri borghi simili, abitato da persone che si occupavano principalmente della coltivazione degli ulivi.
Nel corso del Novecento, essendo raggiungibile solo a piedi ed avendo in molti abbandonato l’agricoltura, si è spopolato completamente.
Resta però uno dei posti più particolari sul lago di Garda, nel quale il tempo pare essersi fermato.

Isola del Trimelone

Proseguendo col sentiero del pellegrino, si possono ammirare dall’alto altri paesini del lago: Marniga, Magugnano, Brenzone, Castelletto di Brenzone, Assenza.
Si può ammirare dall’alto anche l’isola del Trimelone, un’isola a cui è vietato attraccare con le barche e non è assolutamente visitabile. Perchè?
L’isola fungeva da arsenale e punto di attacco durante le due Guerre Mondiali. Durante la prima si trovava proprio sul fronte da cui l’Italia attaccava l’impero austro-ungarico, mentre alla fine della seconda le bombe e le munizioni furono abbandonate nelle acque del lago.
Qui Mussolini rilasciò l’ultima intervista prima di piazzale Loreto.
Più tardi, nel 1954, ci fu una violenta esplosione di materiale bellico. Una parte dell’isola andò così distrutta e si decise di fare qualcosa per bonificare l’area.
Nel 2006 terminarono i lavori ma l’area non è ancora considerata sicura.
Pare che in futuro qui potrebbe sorgere un museo dedicato alla Grande Guerra e un’oasi naturalistica.

Cassone

Pian piano si scende dalle pendici del monte Baldo e ci si ricongiunge al lungolago nei pressi di Cassone. Qui si trova il fiume Aril, il più corto d’Italia! Misura solamente 175m di lunghezza, ma prima di gettarsi nel lago di Garda è attraversato da ben 3 ponti.
Cassone è un borgo molto pittoresco, così pittoresco che divenne il soggetto di un quadro di Gustav Klimt, Kirche in Cassone am Gardasee.
Da Cassone la passeggiata e completamente pianeggiante, sul lungolago affollato di bagnanti.

Malcesine

Malcesine si riconosce da lontano per il suo imponente castello scaligero, costruito nel XIII secolo dai signori di Verona.
Vi ricordate che Torri del Benaco era la sede della Gardesana dell’Acqua? A Malcesine vi risiedeva il suo capitano, incaricato di controllare l’area orientale del lago di Garda e far prosperare l’unione dei comuni.
A Malcesine perdetevi per i vicoletti, ammirate i gerani sui balconi e sorseggiate uno spritz in uno dei numerosi bar.
Passeggiate fino al castello e godetevi il panorama sul lago.
Se invece avete più tempo a disposizione utilizzate una giornata per andare in cima al monte Baldo con la funivia che parte proprio da Malcesine.
Avrete la possibilià di vedere il lago pian piano diventare sempre più piccolo ma sempre più maestoso.

IL CONSIGLIO DI LUI

Portatevi una macchina fotografica buona, durante il tragitto potrete fare delle foto meravigliose. Ma non dimenticate di vivere anche il momento “dal vivo”!