#nonèunpaeseperpoveri

I #poracciintour iniziano a raccontarci il loro recente viaggio in Svizzera, viaggio che ha permesso loro di lanciare l’hashtag #nonèunpaeseperpoveri.

La preparazione

Un viaggio in Svizzera non ha necessità di chissà quale organizzazione, ma noi (soprattutto la fanatica delle guide turistiche) siamo metodici e ci prepariamo per tempo.
Occorre informarsi su come e dove conviene cambiare la valuta, sul percorso da fare, sul prezzo delle autostrade (circa 38€ e si viaggia un anno solare intero, da gennaio a dicembre) e ovviamente sui must del Paese.
Anche stavolta ci siamo affidati alla guida della Feltrinelli, completa e aggiornata ma con un difetto: l’autore non riesce a fare a meno di dire la sua opinione personale su tutto.

Lugano

Dopo aver superato il confine a Chiasso, siamo arrivati nell’elegantissima Lugano. Qui abbiamo visto abbastanza bene cosa sia il lusso, ma quello elegante, non quello pacchiano.
Tra palazzi ottocenteschi e un’incantevole passeggiata sul lungolago ci siamo goduti il nostro primo approccio alla Svizzera.

Il tempo era soleggiato, abbastanza caldo da farci credere che saremo stati fortunati anche il resto della vacanza.

Abbiamo trovato un bar con lo stesso adesivo da parete che abbiamo noi a casa, così siamo entrati. L’adesivo era come quello dei poracci, i prezzi un po’ meno: cappuccino e birra piccola a “soli” 8,95€.

A Lugano abbiamo sicuramente trovato il cambio più conveniente della vacanza! In gioielleria infatti abbiamo cambiato i nostri miseri euro in franchi svizzeri praticamente senza nessuna commissione, ci hanno dato l’equivalente esatto. Abbiamo cercato gioiellerie per il resto del nostro viaggio, con scarso successo.

AL PASSO DEL SAN BERNARDINO

Nel nostro programma, il primo giorno aveva come tappa anche il Liechtenstein, perciò non ci siamo fermati molto a Lugano e abbiamo proseguito il nostro percorso attraverso le Alpi.
Tra tornanti e neve siamo arrivati al passo del San Bernardino dove il sole ha lasciato spazio a una leggera nevicata e -3 gradi.

Con la leggera nevicata subito si è piazzato davanti a noi lo spargisale, quanta efficienza! D’altronde se non sono attrezzati gli svizzeri chi lo è?

Per pranzo ci siamo fermati in autogrill prima di Coira. Tutto costava un sacco di soldi (per tutta la settimana tutto costerà sempre un sacco di soldi).
Soluzione da poracci: un panino, un pacco di prosciutto e si mangia in auto!

Festival dell’Oriente – Padova

Ieri i #poracciintour sono stati al Festival dell’Oriente a Padova. Cos’è? Un festival in cui si trova di tutto e di più riguardo all’Oriente (vicino e lontano) ma anche su arti marziali, spiritualità, yoga, medicine alternative.

Cosa si trova

Innanzitutto precisiamo che l’Oriente di questo festival è piuttosto ampio: si va dall’Egitto e il Medio Oriente fino al Giappone, passando per Cina, Tibet, India, Cambogia, Vietnam e infiniti altri Paesi nel mezzo.
Di questi Paesi è rappresentata la cultura sotto diversi aspetti. Si parte dall’artigianato, si prosegue con l’abbigliamento e si finisce come sempre a mangiare!
Numerosessime sono le bancarelle che vendono ogni tipo di manufatto locale, dai gioielli alle ciotole. Ovviamente noi abbiamo comprato le ciotoline per la salsa di soia, visto che immancabilmente ci cadono in mille pezzi…

L’abbigliamento è stato forse un po’ deludente, soprattutto perchè un paio di anni fa ci sembrava offrisse una scelta più vasta e di più qualità. C’erano numerossissimi kimono anche molto belli, peccato che il “pura seta” e “solo 20 euro” stonassero insieme.

Le scenografie

Al Festival dell’Oriente l’atmosfera è data anche dalle scenografie che aiutano a immaginare di essere chissà dove. Poi ti guardi attorno e…niente, sei sempre alla fiera di Padova! C’era il paesaggio giapponese con la casetta tra i fiori di ciliegio e i templi buddhisti e induisti “ricreati” per l’occasione, dove si tenevano corsi di meditazione.

Riproduzione di un giardino giapponese all’interno del padiglione del festival. Nella casa, si puo intravvedere un futon, tipico letto giapponese.

Gli spettacoli e le conferenze

Ogni padiglione dei 4, su cui si sviluppa il festival, ha il suo palco per le esibizioni che si susseguono senza sosta. A qualsiasi ora passiate davanti al palco troverete qualcosa. Ci sono le danze tradizionali, le esibizioni di arti marziali, musica folkloristica, la danza dei “leoni sui pali”, canto cinese e mille altre cose tra cui la cerimonia del tè ma versione kung fu.

Inoltre il calendario delle conferenze è molto ricco, bisognerebbe solo avere il tempo di ascoltare tutto…

Cosa non si trova

Non abbiamo trovato riferimenti al mondo dei fumetti e degli anime, pilastri della cultura giapponese. Ma d’altronde c’erano mille altre cose da mostrare! Non abbiamo trovato i vestiti da maid o da Sailor Moon che avevamo visto un paio di anni fa, inoltre pare sia scomparsa anche la bancarella di accessori kawaii 🙁
Per fortuna non abbiamo più trovato nemmeno la dimostrazione di yoga della risata, che è una cosa tanto strana quanto inquietante. Non abbiamo visto nemmeno la famosa cerimonia del thè.

Cosa (purtroppo) si trova

Ebbene si, anche in manifestazioni culturali come questa, si trovano gli stand “Mediashopping”, ossia cose di dubbio gusto e soprattutto che non c’entrano nulla conil contesto del festival.
Abbiamo trovato stand di apparecchiature massaggianti (bello, ma non c’entra niente), a materassi fino ai classici pela verdura, occhiali da riposo, cosmetici.
La manifestazione è interessante e strutturata abbastanza bene, ma tutte queste cose la “abbassano” un po’ di livelllo. E’ come dire “metti pure lì le spade laser, tanto vendono lo stesso anche se è la fiera delle margherite”.

Le prossime tappe

Il Festival dell’Oriente lo trovate anche dal 15 al 17 dicembre sempre a Padova. Prosegue poi il suo “tour” a Milano, Bologna e Torino. Noi vi consigliamo di fare un giro, per vedere qualcosa di diverso e conoscere qualcosa di culture di cui di solito non ci interessiamo e sopratutto di provare il loro cibo almeno una volta.

Qui in basso vi mettimo il link del sito cosi potete controllare voi stessi il calendario degli eventi.

http://festivaldelloriente.net/

L’OUTIFIT PER LUI AL FESTIVAL DELL’ORIENTE

L’OUTFIT PER LEI AL FESTIVAL DELL’ORIENTE

Umbria, il cuore verde dell’Italia

Come sanno gli #instafollower, qualche tempo fa siamo stati in Umbria.
Due giorni, full immersion di amici, sole e cinghiale, e poi su di nuovo.

Essendo stati spesso in Umbria e avendo già visitato i “must” della regione, questa volta abbiamo optato per due località: una già visitata insieme e una no. Procediamo con la tappa n.1!

Spello

Ai piedi del monte Subasio è collocato questo paese che solo a vederlo dalla strada fa pensare a una cartolina. Fondato dagli antichi romani, Spello possiede ora tutto il fascino di una località medievale. Dopo essere appartenuta al Ducato di Spoleto passò sotto lo Stato Pontificio, per poi dichiararsi libero Comune ma venire poi ceduta a una famiglia perugina e per tornare poi al Papato.
A Spello non abbiamo propriamente seguito un itinerario, il bello è stato perdersi tra i vicoli, ricchi di fiori e di gatti.


Spello è infatti famosa per l’infiorata, che si svolge ogni anno il giorno del Corpus Domini, a inizio giugno. Praticamente realizzano dei “quadri” per le strade fatti solo con petali di fiori di ogni colore e forma
Spendete qualche minuto per cercare le immagini su Google, ne vale la pena 😉

Per questo motivo si trovano ad ogni angolo, via o davanzale dei curatissimi vasi di fiori, piante, rampicanti, erbe aromatiche. Qualche pigro gatto si aggira per il paese mentre qualche turista col cappello (la poraccia) segue i gatti che si aggirano per il paese.

E andiamo alla tappa n.2!

Gubbio

Per la domenica abbiamo optato per Gubbio, anche se non è stato facile decidere dove sfruttare il poco tempo a nostra disposizione. Assisi, Perugia, Spoleto, Foligno: tutti posti bellissimi in cui ci piacerebbe tornare, ma avevamo voglia di qualcosa di nuovo! In realtà ci sarebbe piaciuto andare a Norcia, a portare qualche soldino con il nostro (seppur povero) turismo. Ma era troppo in giù, il tempo era poco e a malincuore abbiamo rinunciato.

Le vicende storiche di Gubbio assomigliano a quelle di Spello: prima città romana, poi libero Comune, poi il Papa, poi i Malatesta e poi di nuovo il Papa.
Appena arrivati ci siamo imbattuti nel teatro romano. Ma lo sapevate che ce n’è uno anche lì?! Noi no, è stata una sorpresa. Un sito di indubbia importanza archeologica, ma l’abbiamo trovato un po’ “abbandonato”, potrebbe essere conservato meglio.


Anche qui ci siamo persi per i vicoli, tra chiese e scorci che ti riportano al Medioevo in due secondi. Dopo una sudatissima salita (faceva abbastanza caldo), siamo arrivati al cuore di Gubbio, ossia la famosa piazza della Signoria. Qui sorge il celeberrimo palazzo dei Consoli e il palazzo Pretorio. Era il cuore della città medievale.


Si trova anche il bar di Don Matteo, la fiction di rai1 è stata infatti girata in questo meraviglioso angolino di Umbria, voilà il nostro amico Terence:

Il vino e l’acqua santa

Salendo per la città (tutta in salita!) siamo arrivati alla Cattedrale (inagibile causa terremoto) e al palazzo Ducale. Ma Gubbio ci ha sorpresi per un’attrazione turistica diversa dalle solite: la Botte dei Canonici. Si tratta di una botte in legno da 200 ettolitri, costruita nel XV secolo e utilizzata per l’ultima volta attorno agli anni ’20 del Novecento. Si trova nella sala adiacente a un piccolo negozietto, gestito da un ragazzo molto simpatico che ci ha spiegato la storia della botte e dei musei diocesani adiacenti.

Naturalmente un altro motivo rende celebre Gubbio: San Francesco. In sintesissima: si narra che un lupo terrorizzava la città di Gubbio. Un giorno San Francesco andò nella foresta, persuase il lupo a smetterla di far del male agli uomini e chiese agli abitanti di Gubbio di accoglierlo e di procurargli del cibo. Lupo e uomini vissero felici e contenti.

In Umbria non puoi essere vegano

In due giorni abbiamo mangiato per una settimana. Ma d’altronde l’Umbria è così: ti accoglie col cuore e con la cucina. A Spello abbiamo trovato credo l’unico posto in Italia ad avere piadine esclusivamente senza glutine. Ma noi, poco salutisti e molto carnivori, siamo andati a mangiarci gli arrosticini. Tra grigliate in compagnia e tagliatelle al cinghiale siamo tornati a casa cicci ma soddisfatti.

Un aiuto per Norcia

Per concludere abbiamo comprato dei salumi e dei legumi prodotti a Norcia. Non siamo riusciti ad andare, ma speriamo di aver dato un piccolo contributo. Ahinoi ci sentiamo impotenti davanti a certe cose. Non possiamo fare chissà quali donazioni, non possiamo aiutare materialmente… Allora ci sembra una buona cosa aiutare quelle persone a lavorare e mantenere le loro attività sul territorio. E comprare i loro prodotti può già essere d’aiuto. Forza, compratelo anche voi un salamino al tartufo che fa bene alla pancia, al produttore, a Norcia e al cuore!

Altre foto sono in arrivo sulla nostra pagina fb: https://www.facebook.com/ilmondoinunatenda/

LUI IN UMBRIA

LEI IN UMBRIA

Torino, tra faraoni e re

I #poracciintour tornano per raccontarvi il loro weekend a Torino, ormai si parla di più di un mese fa…Ma d’altronde fare i “blogger” è un “lavoro” che richiede tempo, non è così facile come si pensa. Scrivi, riordina, rileggi, seleziona le foto, controlla le informazioni, aggiungi le foto. Fai rileggere all’altro poraccio, versione editore di bozze. Rileggi. Poi ok, pubblichiamo. E pensare che è un blog da poracci, pensate quelli che hanno i blog da super ricconi!

Comunque siamo un po’ più attivi su istagram solitamente. Ci trovate qui: @ilmondoinunatenda

Ma bando alle ciance, continuiamo col nostro racconto torinese!

Dopo la nostra visita a Venaria Reale a una “fantastica notte” (si moriva dal caldo e non avevamo il climatizzatore), abbiamo continuato il nostro tour della città.

La Mole Antonelliana

Senza dubbio il simbolo di Torino. E anche uno dei principali monumenti d’Italia visto che ce la troviamo sulle monetine!
La storia in breve: nel XVIII secolo la città di Torino concesse l’area dove sorge la Mole alla comunità ebraica, al fine di costruire un tempio. I lavori furono guidati dall’architetto Antonelli (ecco perchè Antonelliana), ma il poverino ebbe da subito problemi. La struttura sorgeva su un’area diciamo non ben “piantata”, il peso era forse troppo per la base, i lavori ritardavano… Così la sinagoga fu costruita da un’altra parte e la Mole fu acquistata dal comune di Torino che terminò i lavori.
Per anni la Mole è stata l’edificio più alto di Torino e dal 2000 ospita il Museo Nazionale del Cinema.
Ci sarebbe piaciuto salire per vedere il panorama, ma c’era una coda infinita per entrare.
Abbiamo rinunciato ma la prossima volta ci ricorderemo (speriamo :p) di comprare i biglietti online!

Il parco del Valentino

Siamo stati al parco del Valentino la sera. Purtroppo per la scarsa illuminazione (e il poco tempo a disposizione) non lo abbiamo gustato tanto ma appena arrivati abbiamo pensato subito alla canzone “Piemontesina bella” e, fidatevi, è il postro ideale per passare una serata romantica.
Ci si arrriva tranquillamente a piedi da piazza Castello, passando per Via Po che si congiunge con piazza Vittorio Veneto. Questa piazza è uno di quei posti che ti fa pensare di essere davvero finito nell’Ottocento! Una piazza piena di locali, gente seduta, gente a passeggio e, appena oltre il fiume Po, la Chiesa della Gran Madre di Dio. Nelle vicinanze si può vedere la Chiesa di Santa Maria del Monte dei Cappuccini, e un po’ più lontano, la basilica di Superga. Torino è una città bellissima la sera (e di giorno).

In Piemonte se magna!

Menzione a parte per il cibo del Piemonte: carne buonissima e vino rosso per una combo perfetta. Tra battuta di fassona, grissini, stinco e bistecche non ci siamo certo tirati indietro. Le foto dei piatti le aveva Emily sul cellulare, “perso” a Torino la famosa sera di piazza San Carlo…

Avanti Savoia!

Prima impressione di una visita a Torino? Quella di essere finiti nel libro “Cuore”.
Emily da piccola era particolarmente affezionata al romanzo di Edmondo de Amicis, soprattutto alla versione tascabile che le aveva dato il nonno. Così fissata che, quando avevano fatto la serie tv, si era registrata tutti gli episodi.
Essere a Torino è come fare un tuffo nell’Ottocento e nella storia dell’Unità d’Italia. Targhe a memoria di re, regine, conti e personaggi vari si trovano ad ogni angolo.

E’ meravigliosa piazza Castello, con Palazzo Reale, Palazzo Madama e la sua imponenza ottocentesca.

Il Museo Egizio

Dopo Venaria e il giro tra re e regine, abbiamo visitato un altro pilastro torinese: il Museo Egizio.
Breve storia che riportiamo dal sito ufficiale del museo:

Il primo oggetto giunto a Torino è la Mensa Isiaca, una tavola d’altare in stile egizittizzante, realizzata probabilmente a Roma nel I secolo d.C. per un tempio di Iside e acquistata da Carlo Emanuele I di Savoia nel 1630. Nel 1724 Vittorio Amedeo II di Savoia fonda il Museo della Regia Università di Torino, presso il palazzo dell’Università in Via Po, cui dona una piccola collezione di antichità provenienti dal Piemonte. Nel 1757, Carlo Emanuele III di Savoia, per arricchire il Museo dell’Università, incarica Vitaliano Donati, professore di botanica, di compiere un viaggio in Oriente e di acquistare in Egitto oggetti antichi, mummie e manoscritti che potessero illustrare il significato della tavola stessa.

In seguito i Savoia inviarono numerosi archeologi in Egitto, i quali tornarono con grandi bottini, spesso con la complicità di Napoleone nella sua Campagna d’Egitto o delle autorità egiziane. Troviamo ora circa 3.000 pezzi esposti al Museo Egizio di Torino, mentre 26.000 pezzi sono conservati in magazzini per essere restaurati o studiati.

L’epilogo

Sabato 3 giugno abbiamo assistito alla finale di Champions League in piazza S. Carlo. Come è andata lo sanno tutti e non vogliamo rivangare tristi vicende (soprattutto per il risultato della partita :p).
Ci dispiace di non aver potuto visitare Palazzo Reale la domenica mattina, come da programma. Abbiamo ritenuto prioritario andare alla ricerca dello zainetto perduto con tutti i documenti e i soldi della poraccia.
Torneremo a Torino (perchè lo faremo!) e visiteremo Palazzo Reale e tutto quel che avremmo potuto vedere la domenica.

LUI A TORINO

LEI A TORINO

Venaria Reale

Una settimana fa siamo stati a Torino, iniziamo il racconto con la visita della Reggia di Venaria Reale.
Appena arrivati in città, dopo 4 interminabili ore di treno, siamo subito ripartiti alla volta di Venaria.
Raggiungibile in un’ora di autobus dal centro di Torino, è patrimonio dell’UNESCO dal 1997 nonchè una delle più famose residenze dei Savoia. Mettete un po’ di musica classica e immergetevi con noi nell’atmosfera delle corti del Settecento.

La storia

La Reggia di Venaria è stata commissionata da Carlo Emanuele II di Savoia alla fine del XVII secolo. Alla sua realizzazione hanno preso parte i maggiori architetti dell’epoca (tra cui il famoso Juvarra, citato in ogni cartello esplicativo). Inizialmente si trattava di una residenza dove rilassarsi con la caccia e i piaceri mondani. Venaria è infatti famosa per i suoi enormi giardini, nonchè per la maestosa Galleria Grande.

Insieme alla Reggia si sviluppò anche il paese di Venaria Reale, e fu nel XVIII secolo che il luogo conobbe il suo maggior splendore. Stucchi, soffitti affrescati, tendaggi, ampie vetrate e oggetti quotidiani di squisita fattura (ma come scriviamo?!) arredavano maestosamente questo enorme palazzo, mentre i Re si susseguivano.
Fino a quando arrivò Napoleone. Il Re rassegnò le sue dimissioni (e in ogni caso aveva iniziato a frequentare la sua nuova casa a Stupinigi) e il palazzo divenne in pratica una caserma. Addirittura i giardini divennero una gigantesca piazza d’armi. Qui si susseguirono i soldati delle guerre d’Indipendenza, della Prima e della Seconda guerra mondiale. Dopo di loro ci fu l’abbandono.
Fino a quando, un bel giorno del 1999 iniziarono i lavori di restauro. Riportiamo quanto dice il sito www.lavenaria.it :

“È la più grande opera di conservazione di un bene culturale mai realizzata in Europa. 100.000 metri quadrati della superficie dell’intero complesso sono stati restaurati, 9.500 metri quadrati di stucchi recuperati, 1.000 di affreschi riportati alla luce. Gli ettari di Giardini già visitabili sono 50, 200.000 le nuove piantumazioni, 11 i milioni di litri d’acqua nella Peschiera, 4.500 i metri quadrati delle Scuderie Juvarriane.”

La visita

La visita inizia già dal pese di Venaria Reale, con un gelataio un po’ particolare:

Nella piazza all’esterno della Reggia troviamo la chiesa di S. Uberto, anche questa completata dall’architetto Juvarra:

Si inizia la visita a partire dal basso, dall’area destinata alle cucine e alla servitù. Qui ci siamo subito accodati ad una guida (come dei veri poracci). Nella prima sala, dove sono esposti i ritratti dei Savoia dagli avi più antichi a Carlo Alberto, si conservavano al fresco gli agrumi e il cibo.

Proseguendo si entra nelle cucine, dove la voce di un cuoco grida degli ordini e numerosi schermi ricreano l’effetto del vapore che sale dai pentoloni.
In ogni sala della Reggia la musica e le luci creano l’ambientazione perfetta.
Dopo una serie di sale in cui viene spiegata la storia della famiglia Savoia e della Reggia, si accede al piano superiore. Qui si trovano le stanze da letto, le sale per i ricevimenti e la già citata Galleria Grande.

Per finire il tuor ci siamo fatti una brevissima passeggiata nel giardino. Ormai era quasi ora di chiusura, eravamo già stati ripresi per voler entrare nei giardini così tardi e quindi non li abbiamo visitati come meriterebbero.

LUI A VENARIA

LEI A VENARIA

10 idee per viaggiare low cost

Come diventare dei veri #poracciintour ???

Ecco una lista di idee per viaggiare low cost, risparmiare qualche soldino senza risparmiarsi il piacere di viaggiare.

Quando andare

1-I veri poracci lavorano, non hanno ferie, fanno solo i weekend ed eventualmente i ponti. Dal venerdì sera alla domenica si può comunque vedere tanto Basta essere disposti a muoversi, a sgambettare e ad arrivare in ufficio il lunedì con le occhiaie. Ma con gli occhi pieni di nuove meraviglie. Aiuta anche vivere in una città ben collegata sia con mezzi pubblici che con autostrade. L’ideale sarebbe avere un camper, ma qui passiamo già al livello “piccola borghesia” e perdiamo di vista il nostro tema “poracci” :p

Come spostarsi

2-Valutate le offerte per spostarsi: treno o auto? C’è qualche offerta in corso con Italo o con i Freccia? Tenete conto che con il treno raggiungete un luogo e da lì dovrete poi spostarvi a piedi. E’ quindi ideale per un viaggio in centro città, il classico weekend culturale. Tuttavia i veri poracci posseggono un’automobile a metano (Emily ce l’ha), ma per i viaggi lunghi forse è meglio il diesel (Daniele ce l’ha). Che coppia poracciamente equipaggiata che siamo! L’automobile va bene per raggiungere città non ben servite dai mezzi, o che richiedono troppi cambi o per spostarvi tra la vostra meta principale e i dintorni, per un weekend itinerante.

3-Se viaggiate in aereo valutate l’idea di prendere voli a orari assurdi: i più convenienti partono la mattina presto o la sera tardissimo. Il volo la sera tardi è l’ideale per il ritorno dal weekend, considerate però che spesso l’arrivo è mooolto tardi e che quasi nessuno abita a pochi km da un aeroporto. Memorabile il ritorno da Berlino: arrivati a casa alle 4 del lunedì mattina. Indovinate come stava Daniele al lavoro 4 ore dopo?!

Dove alloggiare

4-Non fermatevi alla prima offerta, spulciate più che potete. Booking.com può essere un buon punto di partenza ma non dimenticate di consultare anche il sito diretto dell’hotel. Se non avete paura di provare cose nuove provate anche Airbnb, spesso ci sono case bellissime a un prezzo quasi ridicolo. Non fate come noi che litighiamo sempre al momento di prenotare. Finiamo così per scegliere il primo che capita giusto per dire “ok, abbiamo fatto”. Poi magari è un posto che non fa proprio per noi…

Dove mangiare

5-A pranzo non fermatevi a perdere troppo tempo in un ristorante. Un panino al volo in un bar, un piatto pronto al supermercato (nel nostro cuore è restato il 7-eleven e tutti i bento che ci hanno riscaldato). Si può mangiare bene anche senza fermarsi troppo, come quella volta in Toscana che ci siamo presi la piadina con dei salumi locali fenomenali: rapido, delizioso e a km 0.

6-Per la cena scegliete i menu completi che di solito costano meno. Non vi diremo di andare nelle bettole dove si spende poco, vi diremo anzi di andare nei locali che vi sembrano più caserecci, quelli “di una volta”. Il genere osteria nei vicoletti è l’ideale. Di solito si concentra lì il cibo migliore, quello della tradizione, e sono anche i posti dove il rapporto qualità prezzo è spesso buono. Consultate sempre il vostro amico Tripadvisor ma seguite anche l’istinto. E fermatevi a guardare sempre i prezzi fuori, non fate come Emily che si impunta e “si si, andiamo qui!” e poi ci sparano cifre folli per 3 pennette

Non rinunciate al piacere dello shopping!

7-Shopping si, ma di qualità. Volete un ricordino della vostra gita? Non fermatevi ai soliti negozi turistici che vendono le stesse cose in tutto il mondo cambiando solo l’immagine. Cercate qualcosa di locale, qualcosa di raro e particolare, prendete un ricordino in meno ma che sia speciale. Noi siamo molto a favore dei souvenir gastronomici, in Italia con quelli si va 100% sul sicuro. Permettono di risparmiare sulla spesa al ritorno e di fare una cena che ci riporti coi sapori in vacanza. Comunque ammettiamo di predicare bene e razzolare male: in ogni luogo in cui andiamo compriamo il classico bicchierino da turista con stampati i monumenti principali.

La valigia

8-Portatevi via i campionicini. Sì, quelli che vi danno sempre in profumeria, di cui vi riempite i cassetti e non sapete quando e come utilizzarli. La vacanza è il momento giusto: occupano pochissimo spazio e non dovrete comprarvi flaconi interi di shampoo, balsamo e lozioni solari.

Cosa visitare?

9-Informatevi sulle entrate gratis per i musei e monumenti principali. La prima domenica del mese? Le giornate del FAI? Benissimo, come weekend per spostarvi scegliete proprio quei giorni. Se invece siete fortunati da aver abbastanza tempo per un fine settimana all’estero, ricordate che in numerosi Stati i musei sono gratis sempre. Che invidia!

10-Seguite il blog dei #poracciintour

The Art of the Brick – I Lego a Milano

Siamo due blogger pessimi: domani finisce la mostra “The Art of the Brick” di cui oggi vi raccontiamo. D’altronde siamo poracci, non ci invitano alle inaugurazioni e non siamo sempre sul pezzo sulle mostre del momento. Perdonateci 🙂

The Art of the Brick

La mostra “The Art of the Brick” si è tenuta a Milano, presso la Fabbrica del Vapore. Si tratta di un’esibizione molto particolare: tutte le opere erano costruite con i Lego. Roba da bambini? Assolutamente no! Anzi, ci è parso che i bambini presenti fossero più impegnati a correre in giro che ad ammirare quelle che sono, a tutti gli effetti, delle opere d’arte. Non a caso è definita dalla CNN una delle 10 mostre d’arte imperdibili.
L’artista Nathan Sawaya era un avvocato di New York che la sera, per rilassarsi, dava una forma materica alle proprie emozioni, utilizzando i Lego. Ebbene, un giorno ha mollato il lavoro per dedicarsi completamente ai Lego e a questa nuova forma di arte, tanto legata all’infanzia ma certamente non infantile.
La parte che più ci ha sorpresi è la ricostruzione con i Lego di opere d’arte note a tutti. Di seguito ve ne mostriamo una carrellata. Riuscite a riconoscerle tutte?

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Tutto interamente realizzato con i Lego. Pazzesco, no? E Nathan Sawaya non si è fermato qui, si è cimentato pure con i ritratti!

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Incredibile cosa si possa fare con quei mattoncini! Per noi era già tanto costruire una sottospecie di castello…
E molte delle sue opere trasmettono messaggi sulla società di oggi e sulle emozioni degli esseri umani, è un’arte che veicola messaggi in modo non convenzionale. Un’arte che racconta dell’artista e di tutti noi.

THE ART OF THE BRICK

THE ART OF THE BRICK

THE ART OF THE BRICK

Una mostra che, se domani siete dalle parti di Milano, vale davvero la pena vedere 😉
Altrimenti consultate il sito http://www.brickartist.com/upcoming.html per sapere quando sarà la prossima mostra vicino a voi.

Ma l’opera d’arte più maestosa della mostra deve ancora arrivare.
Solo per darvi qualche notizia: circa 2 metri di altezza per 6 metri di lunghezza, 80.020 mattoncini e più di tre mesi di lavoro… la foto dice tutto!

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Il ristorante giapponese

Comunque, diciamoci la verità, siamo andati a Milano anche per provare un ristorante davvero giapponese in Italia. E credeteci, è il primo che abbiamo mai visto, tra tutti quegli all-you-can-eat che si spacciano per giappo. Ogni tanto Emily prova ad ordinare il riso al curry in qualche ristorante che può sembrare giapponese ma il riso colorato di giallo non è il riso al curry che abbiamo mangiato il Giappone.
In questo ristorante (si chiama Sumire e si trova in zona Moscova per chi fosse interessato) abbiamo mangiato un vero riso al curry con tonkatsu (la cotoletta di maiale fritta). Il locale è molto piccolo ma molto giappo, con le seggioline al bancone e la zuppa di miso come contorno. Abbiamo mangiato bene, abbondante e speso poco!
Se ne avete altri da consigliarci siamo tutti orecchie!

 

Per oggi i poracci vi salutano. In questo post abbiamo messo per la prima volta foto realizzate dalla nostra nuova Canon (presa con gli sconti, ovviamente!), stiamo ancora studiando per usarla al 100%! Seguiteci su istagram per altre foto @ilmondoinunatenda
E soprattutto ricordate che:

THE ART OF THE BRICK

LEI ALLA MOSTRA DEI LEGO

THE ART OF THE BRICK

LUI ALLA MOSTRA DEI LEGO

THE ART OF THE BRICK

Buon Natale, poracci!

Evviva evviva, finalmente è Natale! E cosa fanno i poracci a Natale? Mangiano e bevono come non ci fosse un domani, mentre i ricchi si fanno la settimana alle Maldive. Per sognare un po’ con i nostri fan/follower/amici/seguaci abbiamo deciso di raccontarvi qualche tradizione natalizia. Un giro del mondo bislacco, col poraccio!

 

NORVEGIA

I preparativi per le festività natalizie iniziano ai primi di dicembre, con la cottura dei biscotti di Natale.
Mi viene già l’acquolina in bocca solo ad immaginare l’odore di biscotti uscire dalle case.

Il giorno clou, però, è la vigilia di Natale, con il cenone in famiglia solitamente a base di ribbe e pinnekjøtt (costolette di maiale e d’agnello).  Ma questa sera ha una piccola particolarità: le scope non possono essere tenute fuori. Perchè? Altrimenti gli spiriti maligni circonderanno la casa e lanceranno maledizioni. La nostra domanda è: ma dove le tengono le scope gli altri giorni dell’anno?? La cena di natale inveca non dura molto specialmente se ci sono dei bambini, infatti dopo aver mangiato… si aprono i regali sotto l’albero e si puo ricevere la visitadi “Julenisse” (Babbo Natale).

ISLANDA

Niente Babbo Natale qui,  ma bensì 13 allegri folletti di Natale. Nel corso dei tredici giorni che precedono Natale, questi orchetti scendono uno alla volta dalla Montagna Blu, situata nei dintorni di Reykjavik, per combinare dispetti alla popolazione. I simpatici 13 troll in abito tradizionale, visitano i bambini lasciando loro doni (o patate marce se sono stati cattivi).

GIAPPONE

Il Natale in Giappone è molto popolare, anche se ha assunto alcune caratteristiche diverse dal Natale nostro. Non si tratta di una festa nazionale ufficiale, qui si lavora pure il 25 dicembre.
Il 23 dicembre è invece festa nazionale, in quanto compleanno dell’attuale imperatore Akihito.
AUGURI VECCHIOOO!!!

Anche in Giappone c’è l’usanza di fare regali, soprattutto ai propri fidanzati. Il Natale infatti è un momento da passare con il proprio partner e non tanto in famiglia. C’è una tradizione particolare per il cenone : il pollo di KFC. La spiegazione sta in un’esemplare azione di marketing. Nel 1974, quando il Natale in Giappone era ancora una “novità”, quest’azienda lanciò un’incredibile campagna pubblicitaria per tutto il Paese che, assurdo ma vero, finì per dar vita ad una tradizione.

Vi lasciamo un video con una canzone natalizia giapponese, enjoy!

FILIPPINE

Essendo molto cattolici il giorno di Natale è molto sentito. Già dal mese di settembre si iniziano a intonare, per le strade, i canti di Natale (chissà cosa ne pensa Michael Bublè!)

I festeggiamenti veri e propri però, iniziano il 16 dicembre con la celebrazione della prima “misa de gallo”, cioè la “messa del gallo”. Si chiama così per via dell’ora: le 4 del mattino (mi sto immaginando la mia sveglia a quell’ora che fine può fare). Il culmine delle celebrazioni natalizie è il 24 dicembre.  In questo giorno viene messa in scena la  Panunuluyan (la nostra Sacra Famiglia) intenta a trovare un’alloggio per la notte. La processione termina in chiesa poco prima della santa messa dove Maria posa ai piedi dell’altare la satua di Gesù.

Nella città di San Fernando, ogni hanno durante il sabato prima della vigilia di Natale, si svolge il festival delle Lanterne Giganti. Queste lanterne arrivano fino a 6 metri di grandezza e sono frutto di un lungo lavoro.ù

VENEZUELA

A Caracas, la notte di Natale, ci si reca in chiesa con i rollerblade! Figo, no? Quasi quasi lo facciamo anche noi, seppur dall’altro lato del mondo :p

VENETO

Si mangiano tortellini in brodo, lasagne, bollito con la pearà (cuoricino per il nostro piatto del cuore!) e per concludere pandoro con crema pasticcera. Si sta in famiglia e si ricevono taaaanti regali!

I poracci (per ora non in tour) augurano a tutti un felice e sereno Natale!!!

Cascate del Varone & Lago di Tenno

Domenica siamo stati in gita alle Cascate del Varone, con puntatina pomeridiana al Lago di Tenno.
Con tutta la calma del mondo siamo partiti per le 11 e dopo un’oretta eravamo già alle cascate, che per i meno informati si trovano sopra Riva del Garda.

Le cascate del Varone

Rese visitabili al pubblico alla fine del XIX secolo, sono state meta di visitatori illustri tra cui il principe Umberto II e l’imperatore d’Austria e Ungheria Franz Joseph (senza Sissi). Alle pareti dell’edificio d’entrata ci sono indicati i prezzi di inizio Novecento:Lira italiana, Corona austro-ungarica o Marco tedesco (Repubblica di Weimar e quel che era allora la Germania). A parte la scelta del conio si poteva entrare con o senza corrente elettrica, ovviamente a un prezzo diverso. Ci fa ridere immaginare questi signori baffuti avventurarsi per le cascate con il lanternino!

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Il giro del Parco delle Cascate del Varone si articola in 2 grotte principali, collegate tra loro da un giardino ricco di piante e di musica classica. Nelle grotte i valzer e le sinfonie vengono invece coperti dal rumore assordante e maestoso dell’acqua.

Le grotte

La grotta inferiore è dove arriva la parte finale della cascata. Il torrente nasce dal Lago di Tenno, si chiama prima Magnone e poi Varone. Per concludere il percorso, le sue acque finalmente tranquille si gettano nel Lago di Garda, dopo aver attraversato una stretta gola. Di questa grotta ci ha impressionato la forza dell’acqua e le meraviglie che crea solo con la forza della costanza dell’erosione. La natura è sempre in grado di sorprenderci e regalarci spettacoli emozionanti come questi.

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La grotta superiore è la più grande ma era come una calamita, più ci bagnavamo e più osservavamo estasiati quella massa di acqua che si buttava e che nei secoli (macchè, nei millenni!) ha creato delle figure davvero particolari nella roccia. Impressionante è quella che sembra il muso di un cavallo, con tanto di orecchie.

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Nel giardino che collega le due grotte è interessante osservare come le piante siano corredate da un cartello con il loro nome in latino e in italiano. Emily, che ha proprio il pollice nero, ha serie difficoltà a ricordare i nomi delle piante, un ripasso non poteva farle che bene!

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Il lago di Tenno

Dopo la visita alle cascate e il dovuto shopping nel negozio di souvenir, ci siamo trasferiti al lago di Tenno. Situato a pochi km (8 se vogliamo essere precisi) da Varone, è un laghetto piccolo ma delizioso, un gioiellino tra i monti. Ci siamo fatti tuuuuutto il giro. Che non è poi così lungo se pensate che, andando davvero con calma, ci abbiamo messo un’ora.

lago di tenno

Non c’era praticamente nessuno nonstante fosse domenica, ci siamo persi nella natura e abbiamo affrontato sfide in stile “Ninja Warrior”

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I dintorni

Merita una visita (o una tappa aperitivo!) la cittadina di Riva del Garda.
riva del garda

Informazioni utili:

Le Cascate del Varone da novembre in poi sono aperte solo la domenica con orario 10-17. In alta stagione ovviamente aprono tutti i giorni, dalle 9 alle 18. Il prezzo ce lo siamo potuto permettere anche noi poracci: 5,50€.
Il Lago di Tenno invece è sempre aperto e ha un prezzo che fa proprio la felicità dei poracci: GRATIS 🙂

Il consiglio di lui

Munitevi di una macchina fotografica seria, con la nostra poracci-camera le foto nelle cascate sono venute troppo buie per mostrarvele.

Il consiglio di lei

Prima di affrontare qualsiasi passeggiata ricordatevi di fare colazione, non fate come me che a momenti cado per terra!

Per altre foto ricordiamo che abbiamo un account instagram: @ilmondoinunatenda 😀

Il Lucca Comics (visto da lui)

Emily mi definisce un nerd perchè gioco sempre. E diciamo che ha ragione.

E’ stata la mia prima volta al Lucca Comics e posso confermare la FIGATA assurda della fiera.
Tra cosplay, stand e padiglioni, gli interessati a questo mondo trovano pane per i loro denti.

Come gia detto da Emily il Lucca Comics and Games è la seconda manifestazione a livello mondiale e, per chi riesce ad andarci, non ci vuole molto a capirne il motivo.
Tutto il centro storico era bloccato, solo nella giornata di domenica più di 73.000 biglietti venduti. Ma ci si spostava bene visto che la fiera ha le dimensioni della città!
Nonostante la marea di gente l’organizzazione è stata perfetta, dalle mappe (non proprio fatte bene ma comprensibili) ai cartelli per indicare i percorsi.

Fortunatamente il padiglione “youtubers” era lontano dal centro, cosi da non creare resse  e per evitare alcuni spiacevoli disguidi successi poco tempo prima al Romix.

Al contrario di Emily (estranea alla materia) io parlerò, da un punto di vista critico, dei contenuti sia videoludici che di lettura, di quello che ho potuto vedere.

I viedogiochi

Sì, ovviamente c’erano pure loro e, se devo dire la verità, le anteprime che ho potuto vedere e provare, mi hanno lasciato una voglia di acquisto sfrenato.
Ce n’erano di tutti i gusti, da quelli più famosi a quelli indie, dai classici picchiaduro ai rpg (spiegherò piu tardi nell’articolo il significato di questi termini, tranquilli).

Alcuni li ho potuti provare, mentre altri no, a causa della mancanza di tempo e/o della coda di appassionati 🙁

Intanto cominciamo con la definizione di indie.
Questo termine è l’abbreviazione di independent, ossia giochi pensati, creati, sviluppati e distribuiti senza l’aiuto economico di case produttrici. Detto in parole povere, si tratta di un videogioco creato da persone normalissime, che spendono i loro soldi loro senza finanziamenti, solo per il gusto di far giocare ad altre persone.
Sciocchi o geni? Secondo me la seconda perchè di solito queste persono tirano furi perle di rara bellezza o divertimento.

Una di queste è proprio CALL OF SALVEENE:

Trash è a dir poco riduttivo, questo gioco è l’apoteosi del trash.
E visto che merita voglio parlarne un pò di più rispetto agli altri che ho provato.
Scopo del gioco? Aiutare Matteo Salvini a conquistare l’adorazione popolare picchiando rom, zingarelli e terroni a suon di…RUSPE! Si esatto proprio così!!!
Oltre al nostro Matteo nazionale saranno presenti come personaggi giocabili pure Grillo, Berlusconi, Sgarbi e Renzi. Ovviamente è tutto a scopo satirico, non si tratta di un gioco di politica ma di presa in giro della politica.
Grillo lancia vaffanculo, Salvini ruspe, Berlusconi comunisti e Sgarbi? Capre!
Provandolo devo ammetere che è fatto molto bene, grafica non eccezionale ma piacevole, l’unica pecca forse i tasti per le azioni un po’ scomodi ma ci si fa subito l’abitudine. Diciamo che il gioco si può migliorare sotto alcuni aspetti ma e FOTTUTAMENTE divertente, probabilmete l’acquisterò per Natale 🙂

Per Emily lascio un link di promemoria: http://callofsalveenee.it

Tra gli altri videogiochi che ho potuto vedere c’erano anche:

wwe 2k17
Un gioco di wrestling, grafica ottima, fluidità dei personaggi eccellente ma onestamente non mi ha molto entusiasmato, più che altro per la lentezza delle azioni da compiere. Ma capisco anche perfettamente l’impossibilità di accellerare l’azione, altrimenti sarebbe quasi ingiocabile.

Tekken 7
Inutile dirlo, un’altro Tekken, un’alro gioco di quell’immortale di Heihachi Mishima (la sua età doverebbe essere 85 anni più o meno). Ma nonostante questo dovrebbe essere l’ennesima opera strabiliante creata dalla Bandai.

Ora piccola premessa sugli gli rpg (role-playing game).
Sono una tipologia di videogame dove il giocatore interpreta il ruolo di uno o più personaggi della storia.
Immaginate di leggere un romanzo, immedesimatevi nei personaggi, fateli vostri e ora trasportate tutto in videogioco… Un po’ incasinato eh???
Benvenuti nel mio mondo, dove affronto questo universo tutti i giorni (si è il mio genere preferito).

Ok, parlerò solo di altri 2 giochi che mi hanno impressionato, altrimenti sto qui a scrivere giorni interi.

Tales of Berseria
Un gioco che mi incuriosisce davvero molto, ambientazione bellissima, combat-sistem intuitivo e molto fluido. Completa il quadro una storia affascinante, ma prima di gennaio non si saprà nulla di più.

Final fantasy 15
15^ capitolo di questa Fantasia. Devo dire che a prima vista mi lascia un punto di domanda.
Le premesse ci sono per reputarlo un gioco infinito, come tutti i suoi predecessori, ma ho qualche dubbio. Devo aspettare fine mese prima di mettere veramente mano al gioco e solo all’ora mi farò un’idea.

I fumetti

Onestamente mi aspettavo qualcosa di più numericamente parlando, pochi stand e padiglioni nei quali poter vedere qualche raccolta interessante. Ma di quelli che c’erano tra “One piece”, “Bleach”, “Naruto” (solo per citare quelli più famosi) i pochi che ho visto erano molto ben forniti.

Ho trovato anche moltissimi fumetti non proprio famosissimi, ovviamente i titoli non posso metterli tutti anche perchè gli argomenti trattati erano veramente infiniti, tra Shōnen, Scolastici, d’amore… veramente ci si metterebbe una vita. Se volete saperne di più lasciate un commento :p

 I cosplay

La parte più divertente di queste fiere.
Tra Dragonball, Naruto, Sailor Moon… cosa devo aggiungere?
Ne ho visti di tutti i tipi e dai costumi piu disparati ma belli o brutti che siano, la verità è che erano perfetti.Nonostante la critiche del tipo “non hai più 15 anni” oppure “non sei a carnavale”  non riesco a non complimentarmi per la passione che alcuni ci mettono per interpretare sia fisicamente che caratterialmente i personaggi ai quali si ispirano.
Finisco questa parte con una piccola provocazione, che serva a far riflettere:
Cosa c’è di male nel voler, anche se per un giorno, emulare dei personaggi di videogiochi o fumetti???
In fondo anche quando si ha 90 anni, nel più profondo del cuore, si è ancora un po’ bambini.

La città
Mi ha colpito particolarmente la Torre con le piante in cima (che Emily suggerisce essere la Torre Guinigi) e la bellezza del Duomo al tramonto.
Lucca è una città medievale e perdersi tra i suoi vicoli (seppur affollati) è stato molto affascinante.
Dettaglio da non trascurare: i toscani sono fenomenali, davvero sempre disponibili e accoglienti!

Duomo di Lucca

Una conclusione?

E’ stata una sfaticata per tutte le ore di pullman che ci siamo fatti, ma su una cosa non ho dubbi: torneremo anche l’anno prossimo.