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A spasso per Tokyo

Come concludere il nostro giapporacconto? Of course con un giro a spasso per Tokyo!
Ma, se ci permettete un consiglio, perdetevi per la città. Tra i vicoletti e le strade a 6 corsie, tra le casette e i grattacieli.

Asakusa

Ad Asakusa si trova il tempio principale di Tokyo, il Senso-ji. Attraverso una grande porta si arriva al tempio e soprattutto agli incensieri che si dice guariscano da ogni malattia. C’erano infatti delle persone che “spingevano” il fumo dell’incenso verso la schiena, la testa o le spalle.
Noi invece abbiamo tentato la fortuna, investendo 100yen a testa in un bigliettino della fortuna. Se ne trovano in ogni santuario giapponese e “predicono” il futuro. Peccato che fosse stato scritto solo in giappo e non abbiamo capito niente.

Una volta usciti dal tempio abbiamo proseguito dritto, verso un quartiere molto turistico e perciò ricco di bancarelle, negozi, alimentari. Le stradine continuavano a rispecchiare (sempre più a grandi linee man mano che procedevamo) lo stile del tempio, quindi erano per lo più case basse, con i tetti verdi.
E’ una delle zone più piacevoli di Tokyo per una passeggiata, fino alla famosa Asahi Tower, dello stesso colore della  birra :p

Pokemon Center

La gioia di tutti quelli cresciuti negli anni ’90! In Giappone c’è ovviamente più di un Pokemon Store! Noi siamo stati a quello di Ikebukuro, all’interno di un grattacielo chiamato Sunshine.
Daniele è stato dentro un tempo infinito, Emily ha guardato i giochi d’acqua della fontana 5 volte prima di recuperarlo.
All’interno del negozio si trova di tutto e di più: statuine, carte, pupazzi, tutto ovviamente a tema Pokemon.
Dal 60esimo piano del grattacielo si può assistere (gratis) al tramonto su Tokyo. O al massimo investite qualche soldino in un drink per poter stare al bar un tempo più lungo, ne vale la pena:

Ikebukuro

Il Pokemon Center e la Sunshine Tower si trovano nel quartiere di Ikeburo, dove abbiamo visto tanti negozietti di accessori molto kawaii! Avete presente quelle cose colorate e pucciose che indossano solo le giapponesi? Fiocchi, Hello Kitty, nastini, pelouches e vestitini frou frou riempivano i negozi della zona. Per Emily un paradiso!

Akihabara

Akihabara è il grande quartiere per i nerd! Ovunque negozi di fumetti, videogiochi, aggeggi tecnologici e soprattutto il…Gundam Cafe!
Si tratta di un bar (ma serve anche pasti completi) in cui tutto ma proprio tutto è a tema Gundam. Anche le cameriere sono un po’ dei robot… Esperienza assolutamente da provare!
Come il Baratie non si distingue per la qualità del cibo ma per l’originalità dell’idea, #poracciintour approved!

In questo quartiere Daniele era gasato a mille! Emily si è un po’ annoiata, fino a quando ha visto un negozio tutto rosa e ha pensato bene di entrare. Peccato fosse un negozio di porno-manga (hentai per i più esperti) e sia uscita con gli occhi spalancati. SPQG: Sono pazzi questi giappi!

Shinjuku

Situato vicino a Shibuya, Shinjuku è un quartiere moderno, ricco di palazzi strani e di love hotel. Cosa sono? Sono i nostri alberghi a ore, dove i giappi si trovano per fare le loro cose.
Ecco chi abbiamo incontrato a Shinjuku:

La conclusione

Le due settimane in Giappone sono trascorse come un sogno!
Il Giappone è un posto strano, ricco di contraddizioni. Molto moderni e molto tradizionali. Molto caldo e molta pioggia. Molte persone ma molta solitudine. Molti grattacieli e molti templi.
Visitare il Giappone è un’esperienza che vi consigliamo di vero cuore! Ma non limitatevi a visitare solo i luoghi principali, cercate di perdervi tra le strade, i vicoli. Cercate di mangiare cibo locale, anche se subito non vi ispira. Provate a parlare con le persone anche se non vi capite e a osservarne i comportamenti.
Non da ultimo, rileggetevi i nostri consigli 🙂

Con questo post finisce il nostro giapporacconto, speriamo di non avervi tediato!
Ci vediamo presto, sempre qui, sempre #poracciintour

LUI A TOKYO

LEI A TOKYO

Giappocibo

Tre piccole premesse riguardo il nostro post sul giappocibo:

1-Non leggete se siete a stomaco vuoto! Chiudete, andate a farvi uno spuntino, e poi tornate. Noi riusciamo ad affrontare l’argomento solo perchè recentemente abbiamo mangiato sei quintali di sushi.

2-Attenzione. Immagini ad alto contenuto di birra Asahi.

3-Fondamento base della cucina giapponese è che il piatto deve essere bello. Certamente anche buono, ma deve colpire immediatamente la vista, e poi le papille.

Come capire i giappomenu?

Non temente, oh voi futuri giappoviaggiatori, capire i giappomenu è abbastanza facile. Perchè sono “sottotitolati” in inglese? No. Ancora meglio: hanno le immagini vicino ad ogni piatto! Spessissimo fuori dai ristoranti si trova una vetrinetta con i piatti offerti creati in plastica e il prezzo scritto sotto. Ottimo sistema per capire se entrare o meno in un locale.

Il Bento

Avete presente quando nei cartoni animati mangiano da una scatolina colorata piena di riso, carne o pesce, e altre cose rigorosamente colorate? Quello è il bento.
Se ne trovano con dentro di tutto, anche se le costanti sono riso, carne o pesce, verdure e spesso una frittata.
Essendo sempre in movimento compravamo il bento in stazione (o dal nostro amico 7-eleven) e poi mangiavamo sul treno.
Spesso ci abbiamo trovato radici e verdure che non abbiamo saputo identificare. Con alcune ci è andata bene, con altre meno.
Ecco qualche buonissimo bento:

Come potete vedere abbiamo assaggiato pure la birra all’ananas. Ecco, quella potete fare tranquillamente a meno di provarla.

On the road

In Giappone si mangia in fretta, ma mai per strada. Noi abbiamo sgarrato, mangiandoci degli onigiri.

Abbiamo mangiato dei buonissimi Takoyaki (polpo fritto) davanti al castello di Osaka. Deliziosi!

Il nostro compagno di viaggio è stato il 7-eleven, voilà un piatto di sushi al volo in pieno centro a Osaka:

Sushi & Sashimi

Dimenticatevi il sushi col Philadelphia o con la maionese.
Date invece il benvenuto al sushi fatto esclusivamente di riso, pesce, alga e wasabi!
In Giappone infatti il wasabi è il “collante” tra il riso e il pesce, lo mettono sempre. Quindi, se come noi non siete amanti dei gusti forti, imparatevi la frasetta “wasabi ja arimasen” (=wasabi NO). La frase prende ancora più enfasi se negate con gli occhi sbarrati, la faccia schifata e sventolando le bacchette.

…E risolviamo tutto con un RAMEN!

Nonostante il caldo afoso, abbiamo mangiato ramen e soba/udon in brodo quasi ogni giorno. Il ramen può avere dentro di tutto: carne, alghe, uovo, verdure, soia, anche se la base rimane sempre la stessa, cioè pasta e brodo (di pesce, di carne o di miso).
Ultimamente ci siamo specalizzati a farlo anche a casa, non è difficile, serve solo coordinazione nella cottura dei vari ingredienti.

Giusto 2-3 cipolle fritte…

Il dessert

La giappocucina offre numerosi dessert diciamo particolari.
I mochi sono fatti con una specie di pasta di riso e possono essere di tantissimi aromi (e colori). Peccato che per noi avessero la consistenza di una gomma da masticare.
I dorayaki (che ora sono diventati la specialità di Daniele!) assomigliano molto ai pancake.
Fatti con farina, uovo, zucchero a velo, miele e lievito, in Giappone li abbiamo quasi sempre trovati con la salsa di fagioli dolci (i famosi azuki).  A casa ora li mangiamo con la nocciolata :p
Ad Harajuku Daniele ha mangiato questo dolce gigante:

Al tempio d’Oro a Kyoto Emily invece ha mangiato il gelato al tè verde con i “ravioli”:

Le bevande

Utilissimi sono stati i distributori di bevande. L’acqua era praticamente inesistente, ma si trovavano validi sostituti ai più svariati aromi.

Per quel che riguarda gli alcolici, abbiamo provato le classiche birre Asahi, Kirin e Sapporo.
Ma anche col sakè i giapponesi non scherzano! Ci hanno dato un bicchiere (di quelli normali, da pasto) pieno fino all’orlo!

Comunque, per scaldarci il corpo e l’anima, c’era sempre il tè:

 Non solo giappocibo

Vi avevamo già parlato del Baratie, il ristorante a tema One Piece di Odaiba. Ebbene, ora vi parliamo della cena che abbiamo fatto (più che una cena era un’aperitivo visto che erano le 19 :P)
Questo ristorante pseudo-francese non ha nulla a che vedere con un pasto tipico giapponese, ma e una visita obbligatoria se siete a Tokyo (e siete fan della saga)

IL PIATTO DI EMILY


IL PIATTO DI DANIELE

Non è tutto oro quel che luccica…

Provare cibi nuovi senza capire bene di cosa si trattasse solitamente ci piace, anche se Emily ha avuto una spiacevole esperienza. A Nara ha ordinato un piatto di cui aveva capito solo “farina di soia” e “tè verde”.
Ecco cos’ha ricevuto:

Una specie di impasto gommoso con sopra della polverina non identificata e tagliatelle viscidissime e trasparenti che galleggiavano nella salsa di soia. Per fortuna il tè era normale!

Bisogna fare come Daniele che per andare sul sicuro prende un classico riso al curry:

Dove trovare il giappocibo in Italia

Una volta tornati dal viaggio in Giappone abbiamo visto i ristoranti di sushi con occhi diversi.
Perchè in Giappone ci bastava un piatto di 10 nigiri per essere sazi mentre qui dobbiamo mangiare molto di più? Intanto le dimensioni del pesce sono diverse (guardate dalle foto sopra che bisteccone!) e poi anche le dimensioni del riso erano maggiori.

Abbiamo per ora 3 consigli da darvi:
-Ristorante Sumire a Milano: piccolo, defilato, per mangiare non solo sushi ma anche riso al curry, riso e tonkatsu (la cotoletta di maiale) e altre specialità. Purtroppo non fa il ramen.
-Esselunga, nel reparto pesce fresco, ha gli onigiri! Come gusto sono zero in paragone ai giappoonigiri, ma è l’unico posto in Italia dove li abbiamo trovati
-Non fermatevi nella ricerca del giapporisto per voi. Non fermatevi al primo cinese che si spaccia per giapponese! Abbiamo un po’ di indirizzi da provare (purtroppo nessuno nelle immediate vicinanze di Verona), accettiamo compagni di assaggi 😉

Poracci sul Monte Fuji

Come non andare sul monte Fuji una volta in Giappone?
Non eravamo attrezzati al punto da fare la scalata fino alla cima (dev’essere un’esperienza spettacolare, soprattutto in notturna) ma comunque non ci abbiamo rinunciato.
Una mattina, molto presto, siamo partiti da Tokyo e siamo arrivati a Kawaguchi-ko in circa 2 ore (di cui una solo per uscire dall’area metropolitana!) e da lì abbiamo preso un autobus che in un’altra ora ci ha portato alla 5a stazione (l’ultima raggiungibile con i mezzi di trasporto).
Da dove siamo arrivati noi ci sarebbero volute circa 6 ore per arrivare in cima, più altre 6 per scendere, più un’altra ora per fare il giro del cratere.
Va da sè che di tempo non ne avevamo abbastanza, oltre all’attrezzatura da #poracciintour.

Chi è il Fuji

Chiunque sia stato almeno una volta in un ristorante giapponese ha visto un’immagine del Fuji.
Alto 3.776m, è la montagna più alta del Giappone, ma soprattutto è un vulcano ancora attivo.
In realtà è dall’inizio del Settecento che non erutta, ma per i tempi dei vulcani non è abbastanza per dichiararlo “spento”. Speriamo che stia buono e calmo ancora un pochino.

La natura

La natura sul monte Fuji è particolare. Diciamo diversa da ciò a cui noi siamo abituati. E’ come se fosse una natura amica-nemica, che ti respinge e ti trattiene.

Il contrasto tra la terra nera (dovuta al magma ed alle ceneri vulcaniche) e la natura che cresce rigliosa, crea uno spettacolo che lascia tutti sanza fiato.

Anche il clima ci ha lasciati spiazzati: prima caldo e poi freddo. Poi freddo e poi caldo. In un momento si è circondati dalle nubi e subito dopo appare un sole accecante. Tutti questi cambiamenti improvvisi ci hanno lasciati increduli e un po’ disorientati.
Comunque sempre meglio andarci in estate, quando si può salire tranquillamente senza neve, che non in inverno con temperature ben più rigide.

Il Monte Fuji è famoso anche per la zona dei Cinque Laghi, in cui purtroppo non siamo andati.
I laghi li abbiamo intravisti dalle pendici del monte, conserviamo anche quelli per il prossimo viaggio! Dicono sia una zona molto bella e soprattutto rilassante, un’alternativa alla frenetica vita delle giappometropoli.

La spiritualità

Un momento magico è stato quando, mentre salivamo, abbiamo sentito un gong. Ci siamo “affacciati” e poco sotto di noi c’era un tempietto da cui proveniva questo suono, come un richiamo.
Sul Fuji ci sono infatti numerosi tempietti (almeno nella parte bassa, sotto i 2.000m, più in alto ci sono solo torii), poichè è una meta anche di pellegrinaggio spirituale. Infatti gli dei shintoisti sono strettamente legati alla natura e spesso elementi naturali sono considerati divini.
Pensate ci sia luogo piu appropriato di questo dove percepire la differenza tra vita (piante e fiori) e morte (lava vulcanica)?

Questi templi servono sia a venerare la divinità della montagna, sia a chiedere loro protezione durante l’ascesa.
Noi non siamo saliti fino alla cima e ci siamo fermati a 2.390 metri, come le schiappe. D’altronde non eravamo attrezzati, il tempo era troppo mutevole e non avevamo abbastanza tempo.
La breve camminata è stata comunque ricca di sorprese e di scoperte.

LUI SUL MONTE FUJI

LEI SUL MONTE FUJI

Odaiba – la giappospiaggia

La nostra prima serata a Tokyo l’abbiamo trascorsa sull’isola di Odaiba. Poi ci siamo tornati di nuovo un’altra sera e l’ultimo giorno. E’ stata una calamita!

Si tratta di un’isola nella baia di Tokyo, raggiungibile comodamente con una monorotaia (non compresa nel Japan Rail Pass) dalla stazione di Shimbashi, da cui passa la linea Yamanote.
L’isola si può raggiungere anche in traghetto, dev’essere bellissimo, ma ce lo riserviamo per il prossimo viaggio.
La monorotaia è senza pilota, silenziosa e pulita. Ovviamente ci siamo seduti davanti per amminare il panorama in pole position! Seguiteci!

A spasso per Odaiba

Il suo nome significa “postazione dei cannoni”, perchè è da qui che i giapponesi difesero il loro territorio verso la metà del XIX secolo, quando gli americani provarono a ficcare il naso nei loro affari. L’isola, con gli occhi di due turisti, è un grande parco di divertimenti. In effetti qui si trova un parco a tema Hello Kitty e non lontano c’è anche Disneyland Tokyo.


Siamo scesi alla stazione davanti al palazzo della Fuji TV. La Fuji TV ha prodotto anime di importanza fondamentale tra cui Dragon Ball, One Piece, Pollon, Arale, Ufo Robot, Ranma e molti altri.
Tutto il palazzo è ricoperto da pannelli che si illuminano per formare i disegni più disparati ma quando siamo andati noi erano in fase pubblicità per le Olimpiadi di Tokyo 2020:

Odaiba è un posto bellissimo, una vacanza nella vacanza! Per certi aspetti sembra di essere alle Hawaii: i ristoranti hawaiani, i surfisti nella baia, è un viaggio nel viaggio. E pure un viaggio nel tempo visto che in pieno agosto abbiamo trovato questo:

Il Gundam

Per tutti i nerd una tappa fondamentale è il Gundam! E’ una riproduzione del celebre robot che, in determinati orari, offre il suo spettacolino. Incomincia con dei video tratti dall’anime che vengono proiettati su un palazzo alle sue spale. Poi il robot si muove, si illumina, ci sono giochi d’acqua dalle fontane che lo circondano e una marea di turisti si pianta là sotto e non si schioda più.

Il Baratie

Su quest’isola, sempre per somma gioia dei nerd come il poraccio Daniele, si trova un ristorante particolare.
Si chiama “Baratie” ed è completamente a tema One Piece. Tutto ma proprio tutto, dall’ambientazione, ai piatti, ai camerieri, alla musica, è a tema.

Unica pecca? Chiudono alle 19! La prima volta siamo arrivati (ovviamente!) troppo tardi, ma la seconda ci siamo riusciti a farci dare da mangiare!
La cucina si spaccia per “francese”, perchè a quanto pare per i giapponesi ciò è sinonimo di chic e buona qualità. In realtà il cibo non era particolarmente gustoso, più che altro era carino da vedere. Ulteriori informazioni seguiranno nel post sul cibo :p
Intanto…kanpai:

Un po’ di America

A Odaiba vi abbiamo detto che sembra quasi di essere al mare. Sì, ok, lo sappiamo bene che Tokyo si trova sul mare, ma qui la città è come se perdesse la sua dimensione di metropoli e diventasse una gigantesca Rimini. Con dei palazzi molto più alti. Con molte più luci. Con meno spiagge. Con più persone. Con più trenini. Con la Statua della Libertà e il Ponte di Brooklyn (che qui si chiama Rainbow Bridge). Ok, non proprio come Rimini.

La statua della Libertà era stata un regalo-prestito della Francia al Giappone, per celebrare i loro buoni affari commerciali. Ma ha avuto così tanto successo che, allo scadere del prestito, i giapponesi ne hanno fatto una copia che oggi domina la baia di Tokyo.

Comunque Odaiba è bella di giorno, ma la sera è spettacolare. Con le barche illuminate che scivolano lente nella baia, le luci della città che mozzano il fiato, quel tocco di America, la gente che qui sembra più rilassata che dall’altro lato del fiume, i treni che scorrono imperterriti sul Rainbow Bridge.
Questo è il motivo per andarci la sera:

Odaiba e i Pokemon

Un pomeriggio, passeggiando per Odaiba, abbiamo avuto un’esperienza che ci ha fatto ben capire quanto i giapponesi siano fissati con i Pokemon. Siamo stati in Giappone l’estate in cui spopolava Pokemon Go.
Ci giocava chiunque, qualcuno addirittura su 2-3 telefoni contemporaneamente! Come fossero impazziti!
Ebbene, abbiamo visto un centinaio di persone correre nella nostra direzione.
Sul momento ci siamo spaventati (un attentato? uno tsunami?) ma ben presto abbiamo visto che tutti correvano guardando il telefono. Gente che si è lanciata in mezzo alla strada anche senza strisce pedonali e al semaforo rosso. Robe da uccidersi.
Fino ad arrivare al Pokemon raro, da catturare prima che scappasse.
Naturalmente anche Daniele ha voluto correre, Emily se l’è presa con calma seguendo la folla a debita distanza.

LA GIOIA DI LUI A ODAIBA: LAPRAS

LA GIOIA DI LEI A ODAIBA: BIRU

Nara – Spiritualità, arte e natura

Ripartiamo coi giapporacconti da Nara!
Ormai è passato un anno dal nostro viaggio e con questo “memoriale” abbiamo deciso di finire anche i giapporacconti. Non sarà questo l’ultimo, ma entro breve sarete tempestati di storie. Di cui non ve ne fregherà niente, ma a noi sì.

Problema enorme: il diario di viaggio di Emily era salvato sul telefono, quello che è restato in piazza S. Carlo a Torino il famoso 3 giugno. Quindi, andiamo a braccio, a foto, a memoria e a cuoricino.

Nara – Chi, cosa, dove

Nara è la località giapponese che più è piaciuta a Emily! Situata nell’omonima prefettura, a sud di Kyoto e a est di Osaka, si trova a meno di un’ora da Kyoto. Abbiamo dovuto cambiare il treno e chiedere informazioni. Udite udite, abbiamo trovato l’unico giapponese che parlava (e pure abbastanza bene) l’italiano! Questo è stato l’unico miracolo, il resto del nostro viaggio è stato a gesti e poche giappoparole…
Il treno comunque aveva un’aria condizionata all’avanguardia:

Nara è stata l’antica capitale del Giappone, e la sua ricchezza di monumenti lo dimostra bene.
Numerosi sono partimonio dell’UNESCO e si trovano all’interno di una grande area, ricca di templi buddisti e di verde. Particolarità di questo posto sono i cervi, che girano liberamente chiedendo cibo ai turisti senza nessuna remora. Infatti prospera anche il commercio di “cracker per cervi” (shika sembei).
Per altre informazioni riguardo i giappocervi andatevi a rileggere il nostro articolo su Miyajima.

Il Grande Buddha

Appena arrivati alla stazione di Nara abbiamo dovuto camminare nemmeno un km per arrivare alla zona con i templi principali. Nara ne è ricchissima.

Il primo che si incontra è il Kofuku-ji: si estende su un’ampia piazza, tra il tempio e la pagoda a 5 piani. Quando siamo stati noi (nel 2016) una buona parte di questo edificio era in fase di restauro. La nostra guida assicura che entro il 2018 i lavori saranno finiti. Organizzatevi!

Proseguendo nel grande parco di Nara, facendo lo slalom tra i cervi e i distributori di bevande, si arriva al Todai-ji, il luogo più affollato di tutta la città. Guardate che spettacolo:

Al suo interno si trova una statua di Buddha E N O R M E. Venne fondato nel 745 per mostrare la potenza della capitale e dell’imperatore ed è ancora oggi l’edificio ligneo più grande al mondo.
Entrando da un maestoso portale si arriva alla Padiglione di Buddha (Daibutsu-den):

All’interno di questo tempio si trova anche una curiosa attrazione turistica: un buco in una colonna.
Leggenda narra che chiunque riesca a passare avrà una vita fortunata. Non abbiamo osato provarci per due motivi: la quantità di turisti che osservava chiunque tentasse e il timore di restare incastrati!

Tra lanterne e monaci

Nara emana una forte spiritualità, soprattutto se ci si allontana dai templi principali e dalla folla di turisti. A Nara è bello perdersi nei boschi ricchi di cervi e di piccoli templi perfettamente inseriti nella natura.


Perdendoci siamo finiti al tempio dove un monaco si accingeva a pregare. Dopo aver deposto davanti all’altare una cesta con frutta e verdura, si è inginocchiato e ha iniziato un canto.
Eravamo estasiati, era un canto soave e implorante insieme, in un’atmosfera magica.

Proseguendo abbiamo raggiunto un tempio conosciuto per il suo numero di lanterne: il Kasuga Taisha.
In ogni angolo di questo tempio ci sono lanterne, di diverse forme e dimensioni, tutte decorate in maniera unica. Sarebbe stato bello essere lì la sera, quando i monaci le accendono, ma siamo #poracciintour e quindi l’abbiamo visitato di giorno.
All’interno di una stanza buia c’erano tante di quelle lanterne da farci desiderare di stare lì per un tempo infinito (anche per la frescura :p )

Nara & gli incontri strani

A Nara abbiamo incontrato i cervi, i bagni western style e una specie di Nonna Salice.
Facciamo un appello ai lettori del nostro blog: sapete chi  è questa strana personaggia? La nostra Lonely Planet non ha saputo fornirci informazioni al riguardo.

Nara è un posto magico, ricco di spiritualità, arte e natura. Una perfetta commistione di tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici.

LUI SOCIALIZZA COI CERVI A NARA

LEI SOCIALIZZA COI CERVI A NARA

Tokyo & il fashion

Tokyo è una città che travolge e coinvolge. E’ un fiume di luci e una marea di persone. E’ confusione e silenzio, è tradizione e futuro.
Un attimo sei in un vicolo stretto con case in legno che ti aspetti di veder uscire un samurai, un attimo dopo ti trovi catapultato nel futuro tra palazzi altissimi e sottilissimi che ti chiedi per quale strano miracolo riescano a stare su.
Un momento ti passa vicino una ragazza vestita in abiti tradizionali e un secondo dopo un’altra ragazza gira vestita come in un videogioco.
In questo articolo una breve panoramica (poracccia) sui quartieri fashion di Tokyo. Perchè Tokyo è fashion!

Ginza

Come non iniziare con Ginza? Il quartiere del lusso per eccellenza. Qui Dior, Hermes, Chanel e altri marchi dello stesso tenore hanno dei negozi magnifici. Più che boutique sono vere e proprie architetture di alta moda, uno spettacolo per gli occhi (e un po’ meno per il portafoglio). Un lusso vero, non quello ostentato, solo esclusività e bellezza.

Sony Building

A Ginza si trova anche il Sony Building, il cuore dell’innovazione tecnologica. Abbiamo visto cose che non pensavamo fossero possibili, lì dentro è come toccare con mano il futuro. E com’è fatto il futuro?
Si parte da fotocamere con  presatazioni quasi da microscopio e, passsando dalla nuova Playstation VR, si arriva ai tessuti che cambiano colore. Osservate la foto:

Sono gli stessi orologi, fotografati a distanza di pochi secondi. Il loro colore cambia. Pannelli informativi raccontavano che si tratta di particolari tessuti che possono cambiare colore e motivo tramite una programmazione al pc. Chi li acquisterà potrà decidere i colori e dopo quanto tempo farli cambiare. E’ una tecnologia che abbiamo potuto vedere applicata non solo agli orologi, ma persino a occhiali, borse, magliette, pizzo e tulle! Incredibile!
Ovviamente questi accessori hanno già vinto dei premi alla Tokyo Fashion Week ma ahinoi pare non saranno in commercio in tempi brevi.
Emily non dovrà più comprare 2 vestiti uguali perchè non sa decidersi sul colore! Finalmente!
Altra cosa interessante al Sony Building sono state le case del futuro. Pare che in futuro avremo case ipertecnologiche, con finestre “disegnate” sul muro e panorami cangianti, caminetti di luce e tavoli-tablet.
Siamo usciti e ci è sembrato di essere davvero stati a vedere cosa ci sarà tra qualche anno! Eravamo un po’ tanto esaltati!

Harajuku

E come non parlarvi di Harajuku? La via della giappomoda!

Dove moderne geishe convivono con ragazze-robot e omini-piercing. Qui ci siamo seduti in un bar, giusti alla finestra, per osservare la gente, chè ad Harajuku è la gente la vera attrazione turistica!
Ce n’era di tutti i tipi: amichette vestite uguali fino all’ultimo braccialettino, geishe, ragazzi e ragazze con i capelli di ogni colore, forma e dimensione, sailor moon, mercury, mars e sailor in tutte le salse, ragazze vestite da bomboniere, gente con anche 5-6 piercing solo intorno alla bocca, ragazzi agghindati da emo, emo vestiti fluo ed emo super dark con un tocco gothic, oltre agli onnipresenti cosplayer. Abbiamo incontrato anche queste mademoiselles:

E che negozietti! Cercate qualcosa di davvero particolare? Qui lo trovate! Cercate abiti che pensavate non esistessero? Qui ci sono. Abbiamo visto addirittura degli stivali in pelo rosa con la zeppa e le stelline. E l’estate scorsa a Tokyo andavano di gran moda i sandali con il pelo a mo’ di pantofole da casalinga porno.
Ovviamente ad Harajuku la musica jpop risuona ovunque. Ma forse è l’unico posto di Tokyo dove abbiamo sentito gente fare “casino” da sovrastare quasi la musica.

Shibuya

Terminiamo questa carrellata fashion-poor con Shibuya, dove gli schermi riempiono i palazzi, la musica risuona in ogni via e la gente (tanta gente) si muove a ritmo frenetico ma mai caotico.
A Shibuya, una delle stazioni principali di Tokyo, abbiamo subito incontrato un amico: Hachiko. La storia la sappiamo tutti, ha spettato per anni che tornasse il padrone, recandosi ogni giorno alla stazione. E’ il simbolo di fedeltà. La statua è solo una copia dell’originale (scomparsa durante la seconda guerra mondiale):

Anche a Shibuya la fashion-popolazione la fa da padrona, tantissime ragazze sembrano appena uscite dai video jpop, le maid ti fermano per strada, i negozi vendono tantissime cose kawaii.
E’ un quartiere affollatissimo, tra residenti, turisti, lavoratori e ragazzi che escono per un drink o per lo shopping. Pensate che qui abbiamo visto un’ambulanza a sirene spiegate aspettare che passasse la folla che continuava imperterrita ad attraversare l’incrocio. Ma vedendo come andavano in generale le ambulanze abbiamo pensato che non sia tanto conveniente sentirsi male a Tokyo.
L’incrocio di Shibuya è il più affollato al mondo. Eccolo qui, in una normale sera infrasettimanale:

Il nostro viaggio nel mondo del fashion giapponese termina qui. Vi lasciamo con una foto della nostra personale interpretazione del giappo-style:

Tokyo e 15 milioni di giapponesi

Tokyo, Tokyo… Una città a dir poco sconvolgente! Tokyo e 15 milioni di abitanti… Mai visto niente di simile nella vecchia Europa!

Da Kyoto con 2 ore e mezza di shinkansen siamo comodamente arrivati alla stazione centrale di Tokyo. 2 ore e mezzo per 450km.
E’ incredibile la densità del Giappone: pochissimi spazi verdi separano le città, tutte così vicine da essere quasi un’unica massa urbana. Vicino a noi però, una turista francese era pronta per la scalata del Fuji, lì davvero la natura regna sovrana. Ma della nostra personale “scalata” del monte Fuji vi racconteremo in un altro momento.

La stazione di Tokyo

Sapevamo già che fosse una metropoli, anche Kyoto e Osaka ci avevano già colpiti per la dimensione della città e il numero folle di abitanti. Ma Tokyo è una città da 15 milioni di abitanti. Credo che al momento del nostro arrivo una buona parte fossero alla stazione centrale. Con i nostri bagagli ci siamo persi, separati dal fiume umano.
ANSIA. Emily si gira e vede solo tantissimi giapponesini che corrono in ogni direzione (che poi come fanno in così tanti a non scontrarsi?). Nessuna ombra di Daniele. Per fortuna si è attaccata a un pilone e poi Daniele è ricomparso a raccoglierla, meno male! Osservate nella foto sotto quanta gente si trova oltre i tornelli. Ecco, noi ci siamo persi proprio lì.

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Dalla stazione siamo andati al nostro hotel (un ryokan con il futon per dormire, a noi le vacanze comode non piacciono) a Minami Senju.
Questa è una foto dalla stazione di Minami Senju, giusto per far capire quanta gente abiti in soli 3 palazzi giapponesi:

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Ueno

Siamo partiti per la visita al quartiere più vicino al nostro, Ueno. Essere a Ueno è come entrare contemporaneamente in un videogioco psichedelico e in un mercato di cianfrusaglie di ogni tipo. Ovviamente anche qui c’era tantissima gente!
A Ueno c’è anche un famoso zoo, che noi non abbiamo visitato sempre per il solito motivo di aver mille altre cose da vedere.

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Il parco imperiale

Tokyo è subentrata a Kyoto come capitale del Paese verso la seconda metà del XIX secolo, quando anche l’imperatore vi si trasferì.
Dopo la gita a Ueno e aver sistemato i bagagli, abbiamo deciso di partire proprio dalla parte storica di Tokyo, andando a portare i nostri omaggi all’imperatore nel quartiere Chyoda.
L’imperatore non si è affacciato, e allora abbiamo passeggiato per il parco, costellato di piante dalle forme particolari, fossati ed edifici più o meno storici.

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Le lezioni dei giapponesi

Prima di entrare nel parco imperiale abbiamo incontrato un gruppo di studenti universitari giapponesi che si sono proposti come guida turistica. A zero yen, da noi chiedevano solo aiuto per praticare il loro inglese. Accettiamo, per poi renderci conto che era il loro inglese ad aver più bisogno che noi della guida. Ma è stato interessante! Soporattutto da un punto di vista culturale.
Daniele ha dovuto spiegare cos’è la corruzione, l’hanno guardato con gli occhi più rotondi che riesca a fare un giapponese. Non credevano che gente con incarichi pubblici potesse fare certe cose. “E l’onore?” Vorremmo tanto essere come quei ragazzi…
Si sono fatti delle risate da matti quando abbiamo raccontato che in Italia si fa il sushi con Philadelphia o maionese! E su questo non possiamo che dar loro ragione.
Emily invece continuava a guardare i grattacieli e dire “So many buildings! Wow! Amazing!”. Sotto schock per la seconda volta nella giornata: la prima volta per il numero di abitanti, la seconda per la quantità di grattacieli ENORMI che stavano davanti a noi.
Ci siamo salutati con una foto di gruppo e di seguito vi lasciamo qualche foto dei grattacieli che sconvolgevano Emily:

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E questo è stato il nostro primo giorno a Tokyo, un calderone di luci, persone, emozioni. E organizzazione:

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LUI SI APPROCCIA A TOKYO

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LEI SI APPROCCIA A TOKYO

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Nikko e il tifone

Nikko è un posto meraviglioso. Almeno per quello che siamo riusciti a vedere oltre gli scrosci incessanti di pioggia.

Il viaggio

Da Tokyo, Nikko dista quasi 3 ore, si va verso nord ovest, verso le montagne dell’interno. Prima ci siamo spostati con uno shinkansen e poi con un trenino regionale. Sul trenino la nuvoletta di grigio che ci accompagnava da Tokyo si è trasformata in pioggia leggera, poi in pioggia un po’ più forte e poi in muro di pioggia. Vista la situazione, invece di farci una bucolica passeggiata per raggiungere la zona con i templi più importanti, ci siamo procurati un biglietto giornaliero del bus. E meno male perchè nel frattempo si era levato anche un vento caldo che ci portava via.

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Rinnoji

A Nikko abbiamo vistato 2 templi: Rinnoji alla mattina e Toshogu al pomeriggio. Si tratta di edifici risalenti all’ottavo secolo e che sono patrimonio mondiale dell’UNESCO.
I templi in realtà, come abbiamo già detto, non sono costituiti da un solo edificio come le nostre chiese. Si estendono su un’area ben più ampia, costellata da diversi edifici, religiosi ma anche funzionali per la vita monastica.
Rinnoji era in ristrutturazione, diciamo che l’abbiamo usato più che altro come riparo per fermarci a osservare la cartina e decidere le prossime mosse. Comunque è un tempio ricco di storia e di decorazioni preziose anche se la cosa che ci ha colpito di più è la fusione quasi naturale di questi templi con la natura che li circonda.

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La salvezza

Noi poveri illusi poracci in tour, continuavamo a ripeterci:”E’ da ore che piove, adesso vedrai che cala”. Sì, come no. Hello dai poracci e dalla pioggia che non cala:

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Dopo il primo tempio, visitato di fretta perchè ormai eravamo fradici, ci siamo incamminati, spinti dal vento, verso il paese alla ricerca di un pasto caldo. Deserto. Non si vedeva un’anima viva. Solo noi e qualche altro turista capitato nel posto giusto nel giorno sbagliato. Finalmente è spuntato il classico “accalappiaturisti” con i volantini per le offerte di un ristorante giusto dietro l’angolo. Di solito odiamo queste cose ed evitiamo accuratamente i ristoranti “accalappiatori”, ma in questo caso ci è sembrata una manna dal cielo!
Brodo caldo e tanto tè verde bollente ci hanno salvati!

Toshogu

Non potevamo restare al ristorante tutto il giorno, ci eravamo fatti un viaggio di quasi 3 ore e bisognava visitare! Così siamo usciti, sotto pioggia e vento, alla ricerca di un autobus per Toshogu.
Dalle foto che ci proponeva la nostra guida sembrava così bello spostarsi per Nikko a piedi, nella natura, tra un tempio e l’altro…
Toshogu è un tempio ricchissimo di oro, decorazioni, intarsi, oro e ancora oro. Ovunque statue di tigri, draghi ed elementi naturali. Anche questo bellissimo tempio non ce lo siamo goduti come avremmo voluto, purtroppo. Come sapete per visitare i luoghi sacri (o meno) in Giappone fanno togliere le scarpe, peccato che il pavimento fosse bagnato per la gran pioggia. Così quei pochi millimetri di calza che erano restati asciutti si sono bagnati. Che giornata sfigata…

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Il ponte rosso

Altro simbolo di Nikko è il ponte rosso (da noi purtroppo visto solo dal finestrino del bus e quindi ogni foto è venuta malissimo). Si dice che uno dei fondatori di questo centro monastico raggiunse l’area dal lato opposto del fiume, facendosi trasportare da due serpenti. In seguito poi venne costruito in memoria questo piccolo e fiabesco ponticello rosso, di cui vi invitiamo a cercarvi una foto su Google.

Vi consigliamo una visita a Nikko

In una giornata di sole! Con i raggi che riflettono l’oro dei templi accecandovi!
Noi comunque ci siamo divertiti, ci siamo fatti grasse risate pensando a quanto eravamo stati sfigati e a quanto dovevamo far ridere quelli che ci vedevano. Ah no, anche loro erano messi come noi :p

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Per tornare a Tokyo abbiamo avuto il primo ritardo al treno regionale, di un’ora. Arrivati alla stazione del cambio, già in area urbana a Tokyo, il secondo ritardo. Lo shinkansen è infatti partito con DUE minuti di ritardo, i giapponesi erano agitatissimi!
Tornati in città scopriamo che c’era stato un tifone che si era mosso verso nordo-ovest (dove eravamo stati noi tutto il giorno praticamente), l’hanno chiamato Mindulle. Ecco, Mindulle, ora sappiamo anche il tuo nome per ringraziarti per aver rovinato la visita in un luogo incantato! E grazie per le risate 🙂

A Nikko non abbiamo nemmeno fatto tante foto perchè anche la macchina fotografica ormai era fradicia.

Ma se volete un gossip, Masaru Ibuka (uno dei due fondatori della Sony) è nato a Nikko.

LUI A NIKKO

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LEI A NIKKO

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Miyajima e il Torii che spunta dal mare

Lo stesso giorno in cui siamo stati a Hiroshima siamo andati anche a Miyajima, poco più a sud (ma sempre vicinissimo grazie ai treni giapponesi!). Avete presente il torii rosso che spunta dal mare, una delle tante cartoline dal Paese del Sol Levante? Ecco, quella è l’isola di Miyajima.

Recarsi sull’isola è facile e rapido, con un Japan Rail Pass, in quanto anche i traghetti appertengono alla linea JR. Inutile dire che era il classico traghetto pieno di turisti, tutti accalcati per fotografare il torii. Adesso è a 800m, adesso a 750, adesso a 625, volete non fargli una foto per ogni metro di avvicinamento? Comunque è stata una piacevole gita in barca, soprattutto perchè in Giappone faceva un caldo indicibile (alle 9 della mattina eravamo già a 35 gradi!)

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L’isola

Dal traghetto si saliva e scendeva in modo rapido e ordinato, in vero stile giapponese. Nessuno che spinge, nessuno che corre, un paradiso!
Sull’isola ci hanno subito accolti un branco di dolci cerbiatti. Questi animali sono sacri per lo shintoismo e si aggirano liberamente per l’isola. Si fanno accarezzare, coccolare, si avvicinano alla ricerca di un biscottino o anche di una carezza. Li ritroveremo poi, ancora più numerosi, a Nara!

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Ootorii

Il simbolo di Miyajima è il torii rosso che spunta dal mare. Peccato che noi, sfigati come solo i poracci possono essere, siamo andati quando c’era la bassa marea. D’altronde l’alta marea era solo alle 9 di mattina o di sera, abbastanza impossibile da vedere per noi che eravamo di stanza a Kyoto. Nonostante la bassa marea, è una struttura  davvero imponente, di quello strano “rosso aranciato” tipico delle strutture shintoiste (ricordate Fushimi-Inari?). Incredibile era anche la calca di turisti che si affollavano sotto al torii, per una foto ricordo o per fare “toc toc” sui pilastri in legno di canfora.

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Il santuario di Itsukushima

Il grande torii appartiene alla più complessa struttura del santuario di Itsukushima. Costruito su un sistema di palafitte, quando c’è l’alta marea sembra che galleggi sull’acqua. Il santuario appartiene al patrimonio mondiale dell’UNESCO ed è composto da una serie di padiglioni, corridoi e pagode che si estendono per un’area ben più grande del solo “cuore spirituale”. Di quel santuario ricordiamo la sabbia, il colore rosso di ogni cosa e numerosissimi amuleti e portafortuna in vendita in ogni angolo. Con questo non vogliamo assolutamente dire che non ne vale la pena, anzi, l’architettura è molto particolare, si tratta di un santuario come non ne abbiamo visti altri, unico nel suo genere.

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La passeggiata

Miyajima è bella anche per una passeggiata, una sosta per bere la Hiroshima Cola (Daniele) o assaggiare delle freschissime ostriche con soia e limone (Emily). Oh, quelle ostriche! Resteranno per sempre tra i ricordi più buoni <3
Notevole è anche la pagoda a 5 piani e altre pagode minori che ogni tanto spuntano da dietro gli alberi.
Per i più coraggiosi c’è anche una funivia che porta in cima al monte, dove pare ci sia un parco con delle scimmie. Peccato non aver avuto il tempo di andare, sarebbe stato divertente.
Inoltre abbiamo letto alcuni depliant con gli eventi estivi a Miyajima: ci sarebbe da stare lì tutta l’estate ad assistere a canti dei monaci, spettacoli del teatro No, fuochi d’artificio, rievocazioni storiche e lanterne sulla spiaggia.

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Eh già, ormai era tardi, la sera abbiamo dovuto correre per non perdere gli ultimi treni veloci per Kyoto. Il telefono non prendeva, immaginate l’ansia di non sapere dove andare nè con quale treno. E soprattutto non sapere se c’era effettivamente un treno. Ma se oggi siamo qui a parlarne vuol dire che è andato tutto bene!

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LUI E LEI A MIYAJIMA

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Hiroshima e il Grande Sole

I poracci non sono scomparsi, tranquilli! Sono solo stati un po’ impegnati ma sono sempre qui 🙂
Oggi, prima che arrivi la prossima vacanza (quale? quando?), abbiamo deciso di muoverci a finire i racconti del nostro Giappotour! Altrimenti rischiamo di fornirvi informazioni ormai superate e, per ovvie ragioni, non più utili.

E via che si parte alla volta di Hiroshima!

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Facilmente raggiungibile in meno di paio d’ore di Shinkansen da Kyoto (con scalo a Shin-Osaka), Hiroshima è tristemente famosa per la bomba atomica che la devastò il 6 agosto 1945.
In treno Emily ha iniziato a leggere “Uomini senza donne” di Murakami, convincendosi sempre di più che leggerlo in Giappone è proprio un’altra cosa. Daniele invece era concentrato sui Pokemon.
Prima di recarci sul luogo dove esplose il “Grande Sole” siamo andati a visitare il castello di Hiroshima, situato al centro di un parco. Hiroshima, come tutte le città giapponesi che abbiamo visitato, ha saputo fondere magistralmente edifici tradizionali e costruzioni moderne e futuristiche.

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La cupola della bomba atomica

Vicino al punto in cui scoppiò la bomba atomica si trovava un edificio commerciale, oggi conosciuto come “Genbaku Dome”, ossia “cupola della bomba atomica”. E’ stato l’unico edificio a restare in piedi nel raggio di 3km.
“Daniele, ma quanto è distante la stazione da qui?” “2km e qualcosa”.
Avevamo camminato per solo un tratto del raggio e l’avevamo trovato ricco, zeppo, di grattacieli di varie altezze. Incredibile come i giapponesi abbiano ricostruito tutto letteralmente dalle ceneri.
La cupola ci ha lasciati spiazzati. Non era un’edificio, come quelli che magari possiamo aver già conosciuto, bombardato “normalmente”, ossia con i mattoni crollati o polverizzati.
I mattoni lì sono fusi, non ci sono macerie, c’è solo lo scheletro di un palazzo senza crepe, piegato come un legno che si deforma nel focolare. Guradando le foto di quanto fosse grande questo palazzo prima della guerra ci si è stretto il cuore: la cupola, l’unica parte restata in piedi, è solo una piccola parte di ciò che era l’intera struttura.
Le didascalie sui pannelli spiegavano che, in un solo secondo, sono evaporate (EVAPORATE!!!) 80.000 persone nel raggio dei 3 famosi km di cui sopra.

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Eravamo ancora sotto shock quando ci si avvicina un giapponese di una certa età e inizia a parlarci. In un primo momento ci siamo preoccupati e abbiamo tirato lo zaino vicino a noi: se in Italia uno sconosciuto ti avvicina in un luogo turistico (e tu sei palesemente un turista con lo zainetto e la guida in mano) di solito non ha buone intenzioni. Dopo le prime 2-3 parole in un giapponese molto stentato (il nostro) e un inglese se possibile ancora peggio (il suo) è stato rotto il ghiaccio! Non sappiamo ancora bene in che lingua ci siamo capiti, ma quando ha capito che venivamo dall’Italia si è letteralmente illuminato. Ci ha raccontato che gli piacerebbe tanto venire nel nostro Paese, che però aveva al massimo una settimana di vacanza e che era stato solo in Asia. Gli abiamo raccontato qualcosa dell’Italia (era curiosissimo!) e gli abbiamo chiesto altre cose del Giappone. Ci piacerebbe incontrarti in Italia, amico giappo! E’ stata una bella chiacchierata (gesticolata, più che altro) che ha spezzato l’angoscia che ci aveva trasmesso la cupola della bomba atomica.

Il Parco della Pace

Non distante dalla cupola della bomba atomica si estende il Parco della Pace (Heiwa Kinen Koen), affollato di turisti e soprattutto di scolaresche.
Qui si trovano numerosi piccoli memoriali.
C’è il monumento a Sadako Sasaki, con una bambina che regge un origami. Sadako Sasaki era una bambina sopravvissuta alla bomba atomica che dopo qualche anno si ammalò di leucemia (come ahinoi capitò a moltissimi sopravvissuti). Secondo una tradizione giapponese, se si creano 1.000 origami a forma di gru si può esprimere un desiderio e questa bambina era convinta che, costruendo quanti più origami possibili, sarebbe guarita. Purtroppo così non è stato, ma oggi il suo memoriale pullula di origami, dono delle scolaresche che vengono qui in visita da tutto il Giappone.

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La “Fiamma della pace” è un altro simbolo di questo parco. Si tratta di una fiamma sempre accesa, brucerà fin quando non spariranno le armi nucleari dalla Terra. Speriamo che si spenga il prima possibile, ma in cuor nostro sappiamo che purtroppo arderà ancora a lungo.

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Il Museo della pace ospita numerosi cimeli e racconta del tragico evento che caratterizza la storia di questa città, non l’abbiamo potuto visitare per motivi di tempo.
Nel parco ci sono numerose statue di figure religiose, targhe commemorative, alberi e davvero tante persone, per la maggior parte con espressioni incredule (poi ci sono i cretini che si fanno selfie ovunque ma quella è un’altra triste storia).

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Tornando verso la stazione abbiamo fatto un incontro strano: in un parco un signore praticava qualche arte marziale, da noi identificata come Thai Chi. Ci siamo seduti su una panchina a mangiare un dolcetto mentre osservavamo quanto sono strani i giapponesi: praticano arti marziali in un parchetto tra i grattacieli. Spettacolari!

LUI A HIROSHIMA

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LEI A HIROSHIMA

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