La tradizione di Santa Lucia

La tradizione più importante per la città di Verona è sicuramente la tradizione di Santa Lucia.
Questa santa, protettrice della vista, porta i regali ai bambini buoni, la notte tra il 12 e il 13 dicembre.
A Verona è più importante di Babbo Natale e della Befana! Siete curiosi di scoprire l’origine di questa tradizione?
Oggi vi raccontiamo brevemente come è nata la tradizione di Santa Lucia nella nostra città.

Le origini

Si dice che attorno al XIII secolo ci fu un’epidemia di una malattia agli occhi che colpiva soprattutto i bambini.
Per pregare contro la malattia i genitori fecero il voto di portare i bambini in pellegrinaggio alla chiesa di Santa Agnese proprio il 13 dicembre, giorno in cui si celebra santa Lucia protettrice della vista.
La chiesa di Santa Agnese, ormai demolita e scomparsa da un po’, si trovava in piazza Bra, il cuore vivo e pulsante di Verona.
I bambini però, mica erano tanto contenti di andare in pellegrinaggio, si annoiavano e facevano i capricci. Così i genitori promettevano che santa Lucia avrebbe portato loro giocattoli e dolci se fossero andati e se fossero stati bravi durante l’anno.
Di conseguenza si organizzarono anche i commercianti e da allora, nei giorni che precendono l’arrivo della santa, piazza Bra è invasa dalle vivaci bancarelle “de santa Lussia”.
I pasticceri, invece, si sono organizzati con la produzione delle tradizionali paste frolle.

 

LE BANCARELLE

Per Santa Lucia in piazza Bra ci sono le tradizionali bancarelle. Quest’anno purtroppo non ci saranno, ma vi invitiamo a prenderne nota per l’anno prossimo.
Potrete acquistare calde sciarpe, guanti di ogni colore, buffi cappelli e dolciumi. Tanti dolciumi.
I banchetti infatti sono caratterizzati da un odore di mandorle caramellate e ciambelle. Cercate di andare in un giorno feriale per evitare la folla e magari scambiare due chiacchiere con gli ambulanti, sono quelli i  momenti in cui si gode di più dell’atmosfera speciale che la tradizione di Santa Lucia porta a Verona.

PIAZZA BRA

Piazza Bra è il cuore delle bancarelle, che però si allungano anche nella vicina via Roma che vi porta dritti dritti al medievale Castelvecchio.
Questa piazza, centro e cuore pulsante di Verona, si chiama così perchè deriva dal tedesco “breit”, ossia “largo”. In effetti la piazza è grande, spaziosa e larga.
Qui potete passeggiare tra le bancarelle, fare shopping, visitare l’Arena e poi partire alla scoperta del centro storico di Verona, di cui vi parleremo un’altra volta.
Ogni anno per il periodo natalizio in piazza Bra trovate la stella che fa capolino dall’Arena. Si tratta di una struttura di metallo verniciata di banco che è altra 70 metri e pesa ben 78 tonnellate. La prima volta fu installata nel 1984 e da allora ogni anno i bambini della città si arrampicano sulle punte della stella e poi le usano come scivolo.
Anche i bambini che si arrampicano sulla stella appartengono a quell’immagine pittoresca che è piazza Bra nel periodo di Santa Lucia.
Pensate che inizialmente la stella doveva essere esposta solo un anno, in occasione della mostra dei presepi all’interno dell’Arena.

 

Santa Lucia e i bambini bravi

Ecco gli step per una perfetta santa Lucia!
1-Lasciare la letterina sul tavolo qualche settimana prima del 12 dicembre
2-Ricevere caramelle “volanti” da santa Lucia che preannunciano il suo arrivo, significa che siete stati bravi e probabilmente passerà a portarvi i regali
3-La sera del 12 dicembre lasciare un piatto di biscotti per santa Lucia, un bicchiere di vino per Castaldo (il suo accompagnatore, perchè la santa è cieca) e un bicchiere di latte o la carota per l’asinello
4-Andare a letto presto e tenere gli occhi ben chiusi. Ai bambini ancora svegli o che cercano di spiarla santa Lucia tira la sabbia negli occhi!
5-Alzarsi, trovare i regali, mangiare i dolci e stare in famiglia 🙂

IL regalo memorabile DI LUI

La prima console per videogame: Sega Mega Drive 2. Sonic mi ha fatto impazzire!

IL regalo memorabile DI LEI

La mountainbike e montagne di Barbie! E il classico piatto con paste frolle, cioccolatini, ovetti kinder, mandarini e noci, super tradizionale!

Arashiyama – La foresta di bambù

Arashiyama è uno dei posti più fighi in cui siamo stati.
Una foresta di bambù così fitta che non sappiamo descrivere, davvero…

Dopo la visita al castello Himeji (se non ci avete seguito abbastanza, leggete il post precedente), abbiamo preso uno Shinkansen per Kyoto. Da lì ci siamo poi spostati con un treno regionale.

Menzione a parte per il pranzo

Ci siamo fermati a comprare un bento ad Himeji. Cos’è un bento? E’ il pranzo confezionato in scatoline di plastica, quello che si vede nei cartoni animati e in ogni angolo di Giappone. Si trovano ovunque, dalle stazioni ai baracchini ai 7eleven. Il classico bento ha ovviamente del riso accompagnato con vari ingredienti: pesce, cotolette, maiale, pollo fritto, frittate, verdure, radici varie ecc. Gli ingredienti vengono composti in maniera che il cibo sia bello da vedere, oltre che buono.

Il cuoco gentile

Dicevamo? Ci siamo fermati in un baracchino da cui ci sorrideva un cuoco cicciottello e che non capiva una parola di inglese. Ci siamo spiegati indicandogli i piatti (di plastica) esposti e, nel giro di 10 minuti, avevamo il nostro bento in mano.
Il nostro amico cicciottello stava mettendo i nostri bento, ben riscaldati e chiusi, in un sacchetto di plastica, che però gli è scivolato di man. Il sacchettino ha sfiorato appena il pavimento. Non credevamo ai nostri occhi quando, scuotendo la testa, ce l’ha cambiato! Abbiamo pensato che in Italia poteva cadere, potevano pestarci sopra, che ci avrebbero insacchettato tutto lo stesso. Qua no. E con un profondo inchino ci ha dato il nostro pranzo (che ci siamo sbafati in treno).

Tenryu-ji

Prima di arrivare ad Arashiyama ci siamo persi. Emily si è addormentata sul treno. Daniele ha perso la fermata e ha svegliato Emily scuotendola e ripetendo:”Oddio, abbiamo sbagliato strada!!!”. Anni di vita persi: 3 a testa.
Ma perdersi non è poi male se il panorama è questo:

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Abbiamo preso un trenino nella direzione opposta e stavolta siamo stati ben attenti a scendere alla fermata giusta.

Tenryu-ji è uno dei grandi templi del buddhismo rinzai, famoso soprattutto per il giardino. Ci ha accolto un cartello che indicava il divieto di cacciare Pokemon nell’area.
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Pagato il biglietto ci avventuriamo per il tempio e i suoi tatami (ovviamente anche qui si entra scalzi), e da qui iniziamo a godere del panorama del giardino zen e del suo laghetto. Dicono che sia uno dei giardini più antichi del Giappone, di sicuro Arashiyama è un must per i visitatori del Sol Levante. E soprattutto per gli appassionati di piante e giardini.
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Una delle cose che ci ha colpito maggiormente dei templi è l’area attorno, con tante “casette” singole ognuna col suo giardino e il suo altare. E soprattutto ci è piaciuta l’atmosfera di calma che si respira in questi luoghi.
Certo, ce ne sono di iper turistici in cui regna il caos, ma in generale sono luoghi che danno pace e serenità.
Ci è piaciuto anche vedere come pregano, la devozione verso la natura, l’acqua e le piante come simboli religiosi, la cura del terreno come cura della propria spiritualità.
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La foresta di bambù

La foresta di bambù di Arashiyama è già emozionante di per sè. Immaginatevela popolata da giapponesini in abiti tradizionali e con il rumore dei geta (le ciabatte di legno che si vedono nei cartoni, per intenderci) come colonna sonora. Un’iniezione di felicità e pace che solo certi paesaggi naturali sanno dare. Un balsamo per il cuore essere all’interno di quella meraviglia.
Non abbiamo parole per descrivere quella foresta, bisogna solo andarci. Magari verso sera quando la maggior parte dei turisti rientra. Ci scusiamo di nuovo per la qualità delle foto, ma nemmeno con una Reflex da 2.000€ si sarebbe potuta ricreare quell’atmosfera.
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I dintorni

Abbiamo poi fatto un giro nelle vicinanze, ci siamo arrampicati sulla collina verso il “parco delle scimmie” ma, a parte noi, di scimmie non se ne sono viste.
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Trascinandoci verso la stazione con i piedi distrutti dal gran camminare, abbiamo costeggiato il fiume e una serie di negozi di souvenir e artigianato locale. E niente, ci siamo trattenuti perchè siamo #poracciintour
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LO SPUNTINO DI LUI
Un gigantesco raviolo ripieno al maiale (che aveva una consistenza “particolare”)

LO SPUNTINO DI LEI
Un ghiacciolo con dei pezzi di mango enormi

Il castello Himeji

Ritornando al nostro giappotour, oggi vi raccontiamo del castello Himeji.
Situato a sud di Osaka, è uno dei monumenti più famosi e visitati del Giappone.
Visto da una prospettiva europea possiamo dire che è la versione orientale del castello di Neuschweinstein:
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Come arrivare

Per raggiungerlo siamo partiti la mattina presto da Kyoto a bordo di uno shinkansen rapido e puntualissimo.
Da Kyoto ci vuole poco più di un’ora di treno con cambio a Shin-Osaka.
Una volta arrivati alla stazione di Himejji già si vede il castello, alla fine di un viale molto largo sembra una miniatura su una rocca. Poi ci si avvicina e si nota che tanto piccolo proprio non è.
Sulla strada per il castello state comunque attenti alle distrazioni: Daniele si è dovuto tuffare in una gigantesca sala giochi con musiche assordanti e luci stroboscopiche! Le visite alle sale giochi sono state una costante di 2 settimane di viaggio in Giappone…
In questa sala giochi abbiamo però scoperto da dove arrivava la musica di sottofondo (che per buona parte era coperta dalle voci e dai suoni dei videogiochi): da una radiolina appoggiata per terra. Ci sono cose per cui i giapponesi sono proprio fermi agli anni ’90, e altre per cui sono già negli anni ’90 del 2000. Un Paese proprio strano…

Il castello

Man mano che ci siamo avvicinati il castello diventava sempre più grande e imponente, con le mura “a ventaglio” per rendere più difficili gli assalti nemici.

Breve storia: è stato iniziato nel XIV secolo, successive aggiunte l’hanno portato alla forma attuale nel XVII secolo. Si sono qui succeduti shogun e altri personaggi dell’ambiente militare e diplomatico collegati all’imperatore. Nel ’45, a seguito dei bombardamenti, fu l’unico edificio di Himeji a restare in piedi e oggi è considerato patrimonio dell’UNESCO.

Il castello si può visitare solo scalzi, ce l’ha indicato un cartello: “Shoes strictly prohibited”. Proprio “strictly”. Ma, come abbiamo già detto, poco male, ci siamo rilassati i piedi e le calze ne sono uscite ancora immacolate. La pulizia dei giapponesi è invidiabile.

L’interno ci ha ricordato un posto da samurai, di quelli che si vedono nei film (e qui ne hano girati un po’…). La struttura è in legno, si va da un piano all’altro attraverso scale molto ripide e strette (proprio a misura di piede giapponese). Le stanze erano principalmente adibite ad arsenale e scopi difensivi, mentre al quinto piano c’era un piccolo altare e delle finestre per gustarsi il panorama.
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I giardini

Il castello è circondato da giardini con numerosi ciliegi che ci hanno fatto solo immaginare quale spettacolo possa essere questo posto in primavera. Nei giardini c’è un edificio costruito nello stesso stile del castello ma a un piano solo. Si chiama Torre del Trucco ed era il luogo dove vivevano le donne, si dedicavano alla cura del corpo e alla cerimonia del tè. Molti pannelli e oggetti d’epoca raccontano la quotidianità di queste donne.
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Ci è restato inoltre impresso che i giapponesi avessero anche un luogo dove ricordare il corpo del nemico sconfitto. Ci ha fatto capire il grande rispetto che hanno per i defunti, a prescindere che siano amici o nemici sconfitti in battaglia.

Ci siamo incamminati di nuovo verso la stazione per andare a…

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Ve lo raccontiamo nel prossimo post! (chè oggi è domenica e anche i poracci non hanno tempo di stare al pc :p )

LEI A HIMEJI
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LUI A HIMEJI
daniele

 

Cascate del Varone & Lago di Tenno

Domenica siamo stati in gita alle Cascate del Varone, con puntatina pomeridiana al Lago di Tenno.
Con tutta la calma del mondo siamo partiti per le 11 e dopo un’oretta eravamo già alle cascate, che per i meno informati si trovano sopra Riva del Garda.

Le cascate del Varone

Rese visitabili al pubblico alla fine del XIX secolo, sono state meta di visitatori illustri tra cui il principe Umberto II e l’imperatore d’Austria e Ungheria Franz Joseph (senza Sissi). Alle pareti dell’edificio d’entrata ci sono indicati i prezzi di inizio Novecento:Lira italiana, Corona austro-ungarica o Marco tedesco (Repubblica di Weimar e quel che era allora la Germania). A parte la scelta del conio si poteva entrare con o senza corrente elettrica, ovviamente a un prezzo diverso. Ci fa ridere immaginare questi signori baffuti avventurarsi per le cascate con il lanternino!

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Il giro del Parco delle Cascate del Varone si articola in 2 grotte principali, collegate tra loro da un giardino ricco di piante e di musica classica. Nelle grotte i valzer e le sinfonie vengono invece coperti dal rumore assordante e maestoso dell’acqua.

Le grotte

La grotta inferiore è dove arriva la parte finale della cascata. Il torrente nasce dal Lago di Tenno, si chiama prima Magnone e poi Varone. Per concludere il percorso, le sue acque finalmente tranquille si gettano nel Lago di Garda, dopo aver attraversato una stretta gola. Di questa grotta ci ha impressionato la forza dell’acqua e le meraviglie che crea solo con la forza della costanza dell’erosione. La natura è sempre in grado di sorprenderci e regalarci spettacoli emozionanti come questi.

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La grotta superiore è la più grande ma era come una calamita, più ci bagnavamo e più osservavamo estasiati quella massa di acqua che si buttava e che nei secoli (macchè, nei millenni!) ha creato delle figure davvero particolari nella roccia. Impressionante è quella che sembra il muso di un cavallo, con tanto di orecchie.

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Nel giardino che collega le due grotte è interessante osservare come le piante siano corredate da un cartello con il loro nome in latino e in italiano. Emily, che ha proprio il pollice nero, ha serie difficoltà a ricordare i nomi delle piante, un ripasso non poteva farle che bene!

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Il lago di Tenno

Dopo la visita alle cascate e il dovuto shopping nel negozio di souvenir, ci siamo trasferiti al lago di Tenno. Situato a pochi km (8 se vogliamo essere precisi) da Varone, è un laghetto piccolo ma delizioso, un gioiellino tra i monti. Ci siamo fatti tuuuuutto il giro. Che non è poi così lungo se pensate che, andando davvero con calma, ci abbiamo messo un’ora.

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Non c’era praticamente nessuno nonstante fosse domenica, ci siamo persi nella natura e abbiamo affrontato sfide in stile “Ninja Warrior”

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I dintorni

Merita una visita (o una tappa aperitivo!) la cittadina di Riva del Garda.
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Informazioni utili:

Le Cascate del Varone da novembre in poi sono aperte solo la domenica con orario 10-17. In alta stagione ovviamente aprono tutti i giorni, dalle 9 alle 18. Il prezzo ce lo siamo potuto permettere anche noi poracci: 5,50€.
Il Lago di Tenno invece è sempre aperto e ha un prezzo che fa proprio la felicità dei poracci: GRATIS 🙂

Il consiglio di lui

Munitevi di una macchina fotografica seria, con la nostra poracci-camera le foto nelle cascate sono venute troppo buie per mostrarvele.

Il consiglio di lei

Prima di affrontare qualsiasi passeggiata ricordatevi di fare colazione, non fate come me che a momenti cado per terra!

Per altre foto ricordiamo che abbiamo un account instagram: @ilmondoinunatenda 😀

Il Lucca Comics (visto da lui)

Emily mi definisce un nerd perchè gioco sempre. E diciamo che ha ragione.

E’ stata la mia prima volta al Lucca Comics e posso confermare la FIGATA assurda della fiera.
Tra cosplay, stand e padiglioni, gli interessati a questo mondo trovano pane per i loro denti.

Come gia detto da Emily il Lucca Comics and Games è la seconda manifestazione a livello mondiale e, per chi riesce ad andarci, non ci vuole molto a capirne il motivo.
Tutto il centro storico era bloccato, solo nella giornata di domenica più di 73.000 biglietti venduti. Ma ci si spostava bene visto che la fiera ha le dimensioni della città!
Nonostante la marea di gente l’organizzazione è stata perfetta, dalle mappe (non proprio fatte bene ma comprensibili) ai cartelli per indicare i percorsi.

Fortunatamente il padiglione “youtubers” era lontano dal centro, cosi da non creare resse  e per evitare alcuni spiacevoli disguidi successi poco tempo prima al Romix.

Al contrario di Emily (estranea alla materia) io parlerò, da un punto di vista critico, dei contenuti sia videoludici che di lettura, di quello che ho potuto vedere.

I viedogiochi

Sì, ovviamente c’erano pure loro e, se devo dire la verità, le anteprime che ho potuto vedere e provare, mi hanno lasciato una voglia di acquisto sfrenato.
Ce n’erano di tutti i gusti, da quelli più famosi a quelli indie, dai classici picchiaduro ai rpg (spiegherò piu tardi nell’articolo il significato di questi termini, tranquilli).

Alcuni li ho potuti provare, mentre altri no, a causa della mancanza di tempo e/o della coda di appassionati 🙁

Intanto cominciamo con la definizione di indie.
Questo termine è l’abbreviazione di independent, ossia giochi pensati, creati, sviluppati e distribuiti senza l’aiuto economico di case produttrici. Detto in parole povere, si tratta di un videogioco creato da persone normalissime, che spendono i loro soldi loro senza finanziamenti, solo per il gusto di far giocare ad altre persone.
Sciocchi o geni? Secondo me la seconda perchè di solito queste persono tirano furi perle di rara bellezza o divertimento.

Una di queste è proprio CALL OF SALVEENE:

Trash è a dir poco riduttivo, questo gioco è l’apoteosi del trash.
E visto che merita voglio parlarne un pò di più rispetto agli altri che ho provato.
Scopo del gioco? Aiutare Matteo Salvini a conquistare l’adorazione popolare picchiando rom, zingarelli e terroni a suon di…RUSPE! Si esatto proprio così!!!
Oltre al nostro Matteo nazionale saranno presenti come personaggi giocabili pure Grillo, Berlusconi, Sgarbi e Renzi. Ovviamente è tutto a scopo satirico, non si tratta di un gioco di politica ma di presa in giro della politica.
Grillo lancia vaffanculo, Salvini ruspe, Berlusconi comunisti e Sgarbi? Capre!
Provandolo devo ammetere che è fatto molto bene, grafica non eccezionale ma piacevole, l’unica pecca forse i tasti per le azioni un po’ scomodi ma ci si fa subito l’abitudine. Diciamo che il gioco si può migliorare sotto alcuni aspetti ma e FOTTUTAMENTE divertente, probabilmete l’acquisterò per Natale 🙂

Per Emily lascio un link di promemoria: http://callofsalveenee.it

Tra gli altri videogiochi che ho potuto vedere c’erano anche:

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Un gioco di wrestling, grafica ottima, fluidità dei personaggi eccellente ma onestamente non mi ha molto entusiasmato, più che altro per la lentezza delle azioni da compiere. Ma capisco anche perfettamente l’impossibilità di accellerare l’azione, altrimenti sarebbe quasi ingiocabile.

Tekken 7
Inutile dirlo, un’altro Tekken, un’alro gioco di quell’immortale di Heihachi Mishima (la sua età doverebbe essere 85 anni più o meno). Ma nonostante questo dovrebbe essere l’ennesima opera strabiliante creata dalla Bandai.

Ora piccola premessa sugli gli rpg (role-playing game).
Sono una tipologia di videogame dove il giocatore interpreta il ruolo di uno o più personaggi della storia.
Immaginate di leggere un romanzo, immedesimatevi nei personaggi, fateli vostri e ora trasportate tutto in videogioco… Un po’ incasinato eh???
Benvenuti nel mio mondo, dove affronto questo universo tutti i giorni (si è il mio genere preferito).

Ok, parlerò solo di altri 2 giochi che mi hanno impressionato, altrimenti sto qui a scrivere giorni interi.

Tales of Berseria
Un gioco che mi incuriosisce davvero molto, ambientazione bellissima, combat-sistem intuitivo e molto fluido. Completa il quadro una storia affascinante, ma prima di gennaio non si saprà nulla di più.

Final fantasy 15
15^ capitolo di questa Fantasia. Devo dire che a prima vista mi lascia un punto di domanda.
Le premesse ci sono per reputarlo un gioco infinito, come tutti i suoi predecessori, ma ho qualche dubbio. Devo aspettare fine mese prima di mettere veramente mano al gioco e solo all’ora mi farò un’idea.

I fumetti

Onestamente mi aspettavo qualcosa di più numericamente parlando, pochi stand e padiglioni nei quali poter vedere qualche raccolta interessante. Ma di quelli che c’erano tra “One piece”, “Bleach”, “Naruto” (solo per citare quelli più famosi) i pochi che ho visto erano molto ben forniti.

Ho trovato anche moltissimi fumetti non proprio famosissimi, ovviamente i titoli non posso metterli tutti anche perchè gli argomenti trattati erano veramente infiniti, tra Shōnen, Scolastici, d’amore… veramente ci si metterebbe una vita. Se volete saperne di più lasciate un commento :p

 I cosplay

La parte più divertente di queste fiere.
Tra Dragonball, Naruto, Sailor Moon… cosa devo aggiungere?
Ne ho visti di tutti i tipi e dai costumi piu disparati ma belli o brutti che siano, la verità è che erano perfetti.Nonostante la critiche del tipo “non hai più 15 anni” oppure “non sei a carnavale”  non riesco a non complimentarmi per la passione che alcuni ci mettono per interpretare sia fisicamente che caratterialmente i personaggi ai quali si ispirano.
Finisco questa parte con una piccola provocazione, che serva a far riflettere:
Cosa c’è di male nel voler, anche se per un giorno, emulare dei personaggi di videogiochi o fumetti???
In fondo anche quando si ha 90 anni, nel più profondo del cuore, si è ancora un po’ bambini.

La città
Mi ha colpito particolarmente la Torre con le piante in cima (che Emily suggerisce essere la Torre Guinigi) e la bellezza del Duomo al tramonto.
Lucca è una città medievale e perdersi tra i suoi vicoli (seppur affollati) è stato molto affascinante.
Dettaglio da non trascurare: i toscani sono fenomenali, davvero sempre disponibili e accoglienti!

Duomo di Lucca

Una conclusione?

E’ stata una sfaticata per tutte le ore di pullman che ci siamo fatti, ma su una cosa non ho dubbi: torneremo anche l’anno prossimo.

Il Lucca Comics (visto da lei)

Come rafforzare un rapporto di coppia?
Semplice (ma mica tanto): cercare di conoscere gli interessi dell’altra persona e provare a farli diventare anche un po’ nostri.
Per questo, volendo capire meglio cosa ci trovi Daniele di così affascinante in fumetti e videogiochi, Emily ha prenotato la gita al Lucca Comics 2016.

Cos’è?
E’ la 2a fiera a livello mondiale di videogiochi, fumetti, giochi da tavolo e nerdologia varia (seconda solo a Tokyo!) in cui scorrono fiumi di persone vestite nei modi più disparati.

La cosa che mi ha subito colpita è il numero di persone vestite da personaggi di videogiochi, cartoni animati, personaggi di serie tv e altri tizi assurdi.
C’erano anche quelle vestite più da pornostar che altro, ma vabbè, c’era spazio anche per loro.
Di solito ho una grande specialità: essere l’unica a vestirsi a tema alla maggior parte delle feste a tema.
Proprio come Bridget Jones vestita da coniglietta, solo che i miei travestimenti di solito sono più trash. Invece al Lucca Comics mi sono sentita finalmente in compagnia!!!

Da cosa ci siamo vestiti noi?
Da Masha&Orso! Abbiamo lavorato tutte le sere per cucire il vestito di Orso, ho ricoperto Daniele di spillini e, punto dopo punto, abbiamo creato un abito ad hoc che, contro ogni previsione, ha resistito tutta la giornata!
Per me invece vestito tirolese color ciclamino e foulard in testa.
Abbiamo fatto un sacco di foto con i bambini e spesso anche con i genitori, siamo stati abbastanza orgogliosi del nostro “cosplay” e le lunghe serate di cucito hanno dato i risultati sperati.
Voilà una foto:
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I videogiochi

Quando siamo entrati nel padiglione dei videogiochi ho capito che da lì non ci saremo mossi per un bel po’.
C’erano videogiochi di tutti i generi, per tutte le console e per tutte le tasche. C’erano anche demo di novità assolute e cose così. Ma che ve lo dico a fa’?
Daniele si è fermato a provare un videogioco troppo divertente che si chiama “Call of Salveenee”. “Scegli il tuo populista preferito”: Sgarbi lancia capre, Salvini lancia ruspe e Grillo uccide a suon di vaffa. I nemici da colpire sono Zingherello, Azziz e altri nomi del genere.
Nello stesso padiglione c’erano una serie di tavoli per giocare, associazioni ludiche, gare di giochi di ruolo o da tavolo. Non pensavo che i “giochi dei grandi” avessero un così largo seguito!

I fumetti

Alle bancarelle dei fumetti c’era troppa gente, ci ho rinunciato. Comunque ho intravisto montagne di libretti, alcuni parlavano di comprarsi l’ultima edizione, l’episodio rarissimo, il cofanetto…
Credo che per gli appassionati ci sia molto.

I cosplay

Ah, la parte più bella in assoluto! Gente di tutte le età vestita da Assassin’s Creed, Mario e Luigi, Elsa e Anna, elfetti fantascientifici vari, omini di Minecraft, Pocahontas, Banda Bassotti, Mago Merlino e infiniti altri!
Sembrava il carnevale dei cartoni animati e nella mia testa risuonava la canzone degli Aqua “Cartoon Heroes”. Uno spettacolo di personaggi e colori. Alcuni davvero ci avranno lavorato mesi ai costumi e ore al trucco e parrucco (e ore la sera allo strucco).
Poco prima che ripartisse il nostro pullman siamo passati dal palco con la gara dei cosplay. Magari non erano particolarmente espressivi ma in ogni caso fatti a regola d’arte.

La città

Cosa volete che vi dica, io ero andata anche per visitare la città ma è stato come andare a Venezia per il Carnevale: gente ovunque, salta da un padiglione a un’aera espositiva, corri di qua, fermati di là.
Ho visto solo il Duomo il tempo di una foto e la famosa piazza Anfiteatro per meno del tempo di una foto (che comunque non avrebbe reso l’idea visto che c’era un padiglione enorme al centro).
Sembra una città sullo stile di Firenze e Siena, una bella cittadina medievale-rinascimentale della Toscana, tra le colline e il mare. Ma anche qui, che ve lo dico a fa’?
La Toscana è tutta un gioiellino.

Menzione a parte per l’area Japan Town.

C’erano accademie di manga, scuole di giapponese, il padiglione di Bandai e mille bancarelle in vero Harajuku Style!
Ero tentata dal comprare i trucchi di Sailor Moon ma erano troppo cari. 40€ per un rossetto? Sarà anche nel cristallo di luna ma 40€ non li costa nemmeno Chanel!
Comunque bellissimo, è stato come tornare per mezz’ora in Giappone, con Daniele affascinato dalle statuine dei Pokemon e io che sbavo sopra quelle cose super kawaii super tenere!

Tutto sommato non ho ancora capito cosa ci trovi Daniele di così interessante nel suo mondo nerd costellato di Minecraft e One Piece, però ammetto di essermi divertita tanto!

Cosiglio: fate 2 giorni se potete, uno solo non è sufficiente per vedere tutto.

Campo, l’antico borgo disabitato

I poracci non sono scomparsi, non sono andati in vacanza, semplicemente in questi giorni sono stati solo molto impegnati a preparare i costumi per il Lucca Comics :p
Oggi però vi parlano di Campo di Brenzone.

UNA GITA POMERIDIANA COL PAPA’

Ieri Emily ha trovato un po’ di tempo e, insieme al suo super papà, si è avventurata sulle pendici del Monte Baldo, all’altezza di Brenzone.Siamo stati alla scoperta dell’antico borgo di Campo, quasi totalmente disabitato e che cerca di aprirsi nuove strade attraverso eventi, restauri e valorizzazione del territorio al fine di tornare agli antichi splendori con un occhio sempre al passato.
I temi ricorrenti di questa passeggiata sono stati infatti i mestieri e le tradizioni “de ‘na ‘olta”, quelli dei nostri nonni. Mi sono immaginata la faccia di mia nonna al pensiero di una mostra sugli utensili che utilizzava quotidianamente nei campi: si sarebbe messa le mani nei capelli biondi scuotendo la testa.
Ma andiamo con ordine.

L’ITINERARIO

La partenza è stata da Magugnano, frazione di Brenzone, e da lì un sentiero molto semplice sebbene in salita ci ha portati attraverso gli ulivi fino al paese di Campo. Lì abbiamo dato un’occhiata alle case diroccate e all’unico bar presente in paese, che in realtà mi è sembrato più simile ad un’abitazione privata dove ti offrono un caffè o un bicchier d’acqua. Proseguendo abbiamo costeggiato il Monte Baldo fino ai borghi di Fasor e Biaza, per poi arrivare a Castelletto di Brenzone, che definire pittoresco sarebbe riduttivo.
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Da lì, costeggiando il lago in compagnia solo di qualche pescatore e di un magnifico tramonto, si torna a Magugnano. Il Monte Baldo mi è sempre piaciuto immaginarlo come una corona sul lago, come una testa coronata, ma forse è il caso che la smetta con gli aperitivi :p
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CAMPO DI BRENZONE

Ieri non c’era nessuno ad aggirarsi nel paese se non un altro paio di turisti e qualcuno che si occupava dell’orto vicino al “bar”. Il paese è nascosto dagli alberi, non si vede dal lago nè si può scorgere una volta che ci si è allontanati sul sentiero. Sono in atto diverse azioni per preservarlo e restaurarlo, tra cui mostre di artisti locali che lavorano materiali del territorio. C’erano sculture di legno bellissime, molto semplici nelle forme ma dalle linee emozionanti.

Dal 26 novembre ci sarà anche una mostra di presepi che credo andrò a vedere perchè la cornice in cui la allestiranno già da sola è un piccolo presepe. Delicatissima nel paesaggio è la presenza della chiesetta di San Pietro in Vincoli, risalente (pensate!) al 1023. Quasi mille anni che quella chiesetta conserva sotto la volta in legno dei meravigliosi affreschi e funge da tappa per i pellegrini e, una volta, dev’essere stato il fulcro della vita del paese.
campo di brenzone

In una stanza è presente una piccola area commemorativa per i caduti della Prima Guerra Mondiale, un’esposizione molto semplice ma anche particolarmente toccante.
campo di brenzone

 

GLI ULIVI E LA VITA CONTADINA

Il cuore dell’economia di Campo e delle sue vicinanze è stata ed è tuttora la coltivazione dell’ulivo.
I muretti a secco creano i tipici terrazzamenti delle pendici del Baldo verso il Garda e offrono una superficie stabile in cui coltivare il prezioso olio. E’ stato interessante leggere i cartelli presenti sul sentiero che illustravano il rapporto quasi simbiotico tra l’uomo e gli ulivi e spiegavano l’utilizzo di strumenti antichi ma non troppo visto che molti sono ancora utilizzati. Inoltre si raccontava del significato profondamente simbolico dell’olio, dai tempi della Bibbia ad oggi. Come molti sapranno, il lago di Garda è il luogo più a nord dove viene coltivato l’ulivo, vi consigliamo un giro tra i numerosi frantoi della zona a scegliere il migliore per la vostra tavola. Sono presenti anche numerose piante officinali, ma d’altronde il Monte Baldo era chiamato nei secoli passati Hortus Europae.
biaza

 

NEI DINTORNI

Per gli appassionati di montagna e camminate il borgo di Campo si inserisce in una rete di sentieri che dal lago si inerpicano su per il monte Baldo. In poco più di 2 ore si può raggiungere la località di Prada (ma attenzione che ci sono circa 800m di dislivello da affrontare!), oppure avventurarsi lungo le antiche mulattiere, strade di montagna che una volta erano l’unica via di comunicazione per i commerci e lo svago. Pensate quanto camminavano i nostri nonni, noi siamo diventati un po’ rammolliti, eh? :p
Oppure si può costeggiare il lago tra i bellissimi paesi di Castelletto di Brenzone, Marniga, Assenza.

 

lago di gardacastelletto di brenzone

 

QUALCHE LINK

Consigliamo di consultare il sito www.brenzonetrekking.eu per avere le mappe dei percorsi e numerose informazioni utili.
Se invece volete fare una donazione per aiutare la conservazione di Campo di Brenzone visitate il sito www.campobrenzone.it

Sono luoghi dimenticati e testimoni di una storia contadina che affonda le proprie radici nella notte dei tempi e si è sviluppata fino al qualche decennio fa per poi venire quasi abbandonata in nome della modernità e della tecnologia. In questi luoghi è palpabile la presenza del passato e della civiltà contadina, in questi luoghi riesco a immaginare meglio la vita dei miei nonni che d’altronde altro non è che la vita delle mie radici.
tramonto sul lago di garda

 

LA PORACCIATA DI LEI

Da vera poraccia prima di scrivere mi sono documentata per sapere se si scrive “olivo” o “ulivo”. L’Accademia della Crusca li accetta entrambi, pur sostenendo che “olivo” si diffonderà maggiormente in futuro. Ma siccome in questo articolo si parla più di passato che di futuro, ho preferito “ulivo”.

Kyoto – Oro e Shogun

Il giorno seguente…

Come promesso ecco il secondo racconto del nostro soggiorno a Kyoto.

Se avete letto con attenzione vi ricorderete che al castello Nijo non siamo riusciti ad entrare. Se non avete letto con attenzione tornate a ripassare all’articolo precedente.

Nijo-jo

Ebbene, finalmente ce l’abbiamo fatta a visitarlo e ce l’abbiamo fatta anche a farci un po’ furbi: biglietto giornaliero del bus e basta con i 15 km a piedi in un giorno. Anche perchè i nostri piedi ormai avevano più cerotti che pelle…

Il castello Nijo si trova in all’interno di un fossato, circondato da giardini e da edifici “di servizio”. Si tratta principalmente di armerie e stanze per i samurai che lavoravano per lo shogun. Chi è uno shogun? Ce lo siamo chiesti spesso durante il nostro viaggio, anche perchè abbiamo visitato più luoghi legati agli shogun che all’imperatore. Si tratta della più alta carica dell’esercito giapponese, signori della guerra che spesso erano anche signori feudali. Per vederla in termini europei, anche se di fatto erano feudali pure loro e pure fino a ben più tardi di noi. Leggevamo che il termine viene utilizzato tutt’oggi col significato di “tiranno, dittatore, persona che comanda anche dietro le quinte”.

Al Nijo-jo si sono svolte tantissime vicende spesso sanguinarie tra shogun, samurai e qualche donna. Ci ha colpito molto come una volta fosse quasi normale suicidarsi per l’onore. Praticamente sono stati più i guerrieri che si sono suicidati che non quelli morti in battaglia, mah…

Di questo castello ci ha colpito la spiegazione di come sia sopravvissuto ai numerosissimi terremoti giapponesi, alcuni notoriamente tragici. Praticamente, visto che i giapponesini devono convivere con questa natura spesso nemica, si sono attrezzati già dall’antichità. Ci sono strati di sabbia e di argilla alternati con sopra l’edificio, in modo che possa dondolare senza crollare. Anche le colonne in legno hanno uno spazio più largo del loro diametro in modo da avere “gioco” e potersi muovere senza danni. Geniale, no? Ovviamente al giorno d’oggi i grattacieli hanno strutture ben più complesse della sabbia ma i giapponesi restano senza dubbio maestri nelle strutture antisismiche.

Il castello è quasi interamente in legno, un po’ cupo. Lo caratterizzano i pavimenti definiti “dell’usignolo” perchè in grado di “cantare” al minimo rumore. Sistema antisismico e antifurto eccellente nel Giappone del 1600!

Il Padiglione d’Oro

Dopo la visita al castello e ai suoi verdissimi giardini ci siamo diretti, ancora in autobus, al Padiglione d’Oro, uno dei simboli del Giappone. Incredibile quanto corrano gli autisti dei bus a Kyoto, sono matti! Il nostro autista è stato soprannominato Mario, in onore al famoso Mario del videogioco. Ma Emily è stata in grado di addormentarsi anche con questa guida spericolata… La cosa furba è che il viaggiatore paga quando scende dall’autobus, se non paghi non scendi ahah, furboni i giappi!

Eccolo lo splendente Padiglione d’Oro, il Kinkaku-ji:14231336_10210271313796098_5444322817450954576_o

Si tratta di un tempio costruito nel XIV secolo da un potente shogun e poi diventato un monastero del buddhismo rinzai. Nonostante lo shintoismo sia la religione ufficiale, il Giappone pullula di declinazioni del buddhismo, ognuna più interessante dell’altra.
Al tempio c’era un numero impressionante di turisti. Purtroppo la maggior parte era più preoccupati di fare foto da condividere subito sui social che a guardarsi attorno. Il rispetto veniva ogni tanto richiamato dagli addetti alla sorveglianza ma con scarsi risultati. Peccato per il vociare, è un posto dove perdersi nei giardini o sedersi a osservare il tempio emergere dall’acqua sarebbe meraviglioso. Lo è con la confusione, figuriamoci senza, dev’èssere proprio paradisiaco! Nel giardino ci sono piante strane che in Europa non abbiamo, altri laghetti, ponti, una sala da tè e numerosi simboli religiosi.

Dopo un “gustoso” gelato al tè verde ornato da palline di farina di riso (gnochetti di riso sul gelato praticamente…) abbiamo ripreso l’autobus per un altro tempio. E abbiamo capito perchè Kyoto è chiamata “la città dei mille templi”: ce n’è uno ad ogni angolo!

I Mille Buddha

Il tempio dei Mille Buddha, ufficialmente Sanjusangen-do è un monastero del Buddhismo tendai anche se al suo interno sono presenti richiami all’induismo. L’edificio principale è lungo e basso: una grande stanza popolata da mille statue della dea Kannon, nonchè da altre statue di divinità induiste. La particolarità è che sono tutte statue a grandezza naturale, incutono rispetto e venerazione, una sacralità diversa dalla nostra e molto emozionante. Un fondersi tra templi e natura che emoziona e tocca le corde più intime del cuore.

Oramai era ora di chiusura per i visitatori e ci ha fatto sorridere vedere i giovani monaci con la testa rasata correre per non arrivare tardi all’ora di preghiera. Erano molto dolci e nello stesso tempo molto composti. Il suono del gong aveva un doppio significato: per i turisti era l’ora di lasciare il tempio, per i monaci era l’ora di recarvisi.

LA SFIGA GIORNALIERA DI LUI
Non trovare il Pokemon center, entrare e girare tutto il centro commerciale dove doveva essere e non vederne la minima traccia.

LA SFIGA GIORNALIERA DI LEI
Il sole continua a picchiare e la mia faccia dopo 2 giorni era già color gamberone.

Kyoto – Tradizione e sfiga

Kyoto, la città della tradizione

Kyoto è stata la seconda città del Giappone che abbiamo visitato dopo Osaka.
Inizialmente abbiamo avuto qualche difficoltà che banalmente si può riassumere con: non hai voluto il viaggio organizzato? E allora cammina!

Il ryokan che avevamo prenotato sembrava vicino alla stazione, ma ahinoi a quanto pare le città giapponesi hanno delle proporzioni un po’ diverse dalle nostre…e così lo abbiamo raggiunto dopo 1 ora trascinandoci mille valige sotto al sole cocente (35 gradi alle 9 della mattina, abbiamo detto tutto). Pure all’ufficio informazioni ci avevano consigliato di prendere l’autobus ma noi, perchè non avevamo la pazienza di aspettare in coda e perchè siamo poracci, abbiamo voluto fare di testa nostra. Ma una volta arrivati non è andata meglio: il ryokan era chiuso, un bel cartello ci avvisava che avrebbero aperto alle 14. Indovinate gli strepiti di Emily?? Come una pazza furiosa si attacca al campanello e, evviva evviva, ci apre un ragazzo e per di più italiano. L’eroe della giornata è stato senza dubbio lui. Ci accomodiamo nella nostra stanzetta (2 futon e un armadietto) e poi partiamo alla scoperta della città!

Ci dirigiamo al castello Nijo-jo, il simbolo di Kyoto:
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Bellina la foto, vero? L’abbiamo scattata noi ma…non quel giorno! Perchè, visto che la giornata era già iniziata male, una volta arrivati abbiamo scoperto che era giorno di chiusura. Abbiamo per 2 volte attraversato la città a piedi senza combinare niente. Ah no, Daniele ha fatto schiudere un uovo di Pokemon da 10 km in una mattinata (coi 35 gradi che erano ormai diventati 38).

Procediamo verso un altro tempio, scoprendo ad ogni angolo tempietti e giardinetti zen. Ma siccome la giornata prevedeva per noi solo sfortune, dopo aver camminato un’oretta ed essere ormai quasi sulle colline, Daniele se ne esce con “Il navigatore ha sbagliato strada”. Avevamo davanti a noi 2 possibilità: sederci per terra e piangere oppure trovare qualcosa da vedere nelle vicinanze. “Andiamo al tempio Fushimi Inari-taisha che è vicino”. Così vicino che abbiamo camminato solo un’altra mezz’ora per arrivarci! E siccome le sfighe continuano ha iniziato a piovere. Ma il nostro compagno di viaggio 7-eleven ci è venuto in soccorso con 2 elegantissimi impermeabili bianchi che ci arrivavano ai piedi facendoci sembrare due giganteschi preservativi…

Fushimi Inari è chiamato il tempio delle volpi per le numerose statue rappresentanti questo animale ma è anche famoso per i suoi torii rossi. Ce ne sono ben 10.000, secondo la nostra guida, ognuno donato da un’azienda diversa. Inari rappresenta la divinità del riso, quindi del commercio, della ricchezza, della prosperità, degli affari. 14257469_10210263364997383_291853551216193229_o
Abbiamo seguito i torii rossi (arancione zen, in realtà) fino a quando la pioggia ce l’ha consentito, poi siamo tornati indietro. Se avete più fortuna di noi salire sul monte dev’essere bellissimo, ci sono tempietti in ogni angolo, pietre, statue, torii e alberi e giardini.

Al ritorno siamo passati da un quartiere che sembrava quello dei cartoni animati, ops, degli anime. C’era pure la scuola di Sailor Moon!

E per Kyoto by night?

Noi siamo andati nel quartiere di Gion, tra l’altro a pochi passi dal nostro ryokan.
Si tratta del quartiere delle geishe e della vita notturna, ci sono discoteche e luoghi “di perdizione” vicino a contesti più tradizionali come le case da tè e ristorantini in perfetto stile giappo. Un secondo sei in una via piena di luci e di persone, un attimo dopo ti trovi in un vicoletto con le case basse di legno.
Comunque la nostra nightlife è stata piuttosto soft, eravamo troppo occupati a tornare in ryokan presto per medicarci le ferite ai piedi…

Altri racconti sul castello Nijo-jo e sulle sfighe dei poracci arriveranno a breve, stay tuned!

IL MOMENTO PREFERITO DI LUI
Sempre grazie al nostro amico 7-eleven ci siamo comprati due birrette e delle patatine, ci siamo seduti in riva al fiume a Gion a fare aperitivo. Passavano molte coppie in abito tradizionale, è bello che in un Paese così moderno si mantengano vive le tradizioni.

IL MOMENTO PREFERITO DI LEI
Tornando a casa da Gion ci siamo persi e siamo capitati casualmente nel giardino di un tempio. Nel caos della città e grazie al buio quelle piante secolari emanavano una forza e una potenza mai provate prima, quasi da commuoversi.

Ode all’autogrill

Qual è la tappa fondamentale di ogni viaggio in autostrada? La nostra ancora di salvezza, il nostro caffettino, la nostra colazione, il nostro panino prima di arrivare a casa “che così non devo far la cena”? A lui abbiamo dedicato una poesia, frutto di una domenica mattina di noia assoluta.

Che sia estate o che sia inverno
resti sempre il nostro perno
Nel buio sei il nostro faro
ma anche di giorno sei molto caro
Tra la partenza e la meta
sei la nostra tappa consueta
Sui tuoi scalini troviamo di tutto
dalle “3 campanelle” ai “vendo tutto”
ma non ci fidiamo di tali impostori
e solo da te compriamo accessori
Troviamo mille cose tra i tuoi scaffali
libri, dvd e persino gli occhiali
Giocattoli, chincaglierie e auricolari
ma con i tuoi prezzi non facciamo di certo affari
Spesso offri souvenir e ricordini
da comprare all’ultimo per i più smemorini
Speriamo di arrivare prima del pullman di turisti
altrimenti dobbiamo aspettare per gli acquisti
Che tu voglia andare in bagno o bere un caffè
ti tocca aspettare un sacco, altrochè
Ci sostenti sempre con una Rustichella
e ai più golosi offri una ciambella
Panini con la cotoletta o col prosciutto
non ci lasci mai senza strutto
Offri calde colazioni e spremute
e le tue brioche ci son sempre piaciute
La tua presenza in autostrada è ormai una certezza
ed è per questo che noi ti si apprezza
Sei la tappa irrinunciabile dagli adulti ambita
ma sognano di te anche gli studenti in gita
Quando il viaggio e lungo e ci ha stancato
tra i tuoi scaffali troviamo un mondo incantato
Area di sosta è il tuo nome ufficiale
ma per noi poracci autogrill è il tuo nome confidenziale
Per te hanno scritto anche canzoni
ma belle come la nostra ode non ce ne sono di versioni

IL PANINO PREFERITO DI LUI
Rustichella tutta la vita

IL PANINO PREFERITO DI LEI
Panino con la cotoletta e l’insalata