Cosa visitare a Bassano del Grappa

Oggi vogliamo darvi dei consigli su cosa visitare a Bassano del Grappa, non fermandoci al famoso ponte degli Alpini, simbolo della cittadina, ma perdendoci nelle sue piazze e soprattutto conoscendo la sua, a tratti triste, ma pur sempre coraggiosa, storia. E soprattutto rispondendo alla più spinosa delle domande: è nata prima la grappa o Bassano del Grappa?

COSA VisitaRE A BASSANO del grappa

Bassano è piccolina e per visitarla è sufficiente mezza giornata. Vi consigliamo però di prendervi del tempo anche per assaggiare alcune specialità tra cui la grappa Bassanina e lo spritz.
Il tour di cosa visitare a Bassano del Grappa non può che iniziare dal Tempio Ossario, il sacrario militare che si trova sul limitare del centro storico. Qui sono sepolti 5.405 soldati, ognuno col proprio nome. Non si tratta dei soldati morti sul monte Grappa, ma di coloro che perirono negli ospedali di Bassano a seguito delle ferite riportate. Numeri che fanno accapponare la pelle, se questi sono solo i feriti dell’ospedale…
La visita prosegue con Porta Dieda che è ciò che resta di un castello eretto nel Trecento. Oggi sulla porta resta un leone di San Marco, segno di fedeltà alla Repubblica di Venezia.
Ma anche in un altro luogo di Bassano è possibile notare la fedeltà della cittadina alla Repubblica di Venezia. Si tratta di Piazza della Libertà, un tempo chiamata Piazza dei Signori e su cui è presente una colonna con il leone di San Marco. Tutte le città che erano assoggettate alla Repubblica di Venezia avevano una piazza dei Signori con il simbolo della Serenissima.
Piazza Garibaldi è molto vicina a Piazza Libertà e qui si teneva anticamente il mercato della frutta e della verdura, ciò le diede per molto tempo il nome di Piazza delle Erbe.

IL PONTE DEGLI ALPINI

Non ha bisogno di presentazioni il ponte degli Alpini di Bassano, noto per la celebre canzone degli alpini “sul ponte di Bassano là ci darem la mano e un bacin d’amor”. Ditemi che la conoscete anche voi!
E un articolo che parla di cosa visitare a Bassano del Grappa non può non citarlo! È chiamato anche Ponte Vecchio (per la sua età, pensate che risale al 1209!) o ponte degli Alpini perché lo attraversavano gli alpini prima di recarsi a combattere sul massiccio del Grappa.
Il ponte è stato da poco restaurato, noi siamo partiti carichi di entusiasmo: wow, lo vedremo appena rinnovato! Ma siamo sfigati forever e abbiamo beccato l’unico giorno in cui il ponte era chiuso al passaggio del pubblico, a causa di un concerto.
Ma partiamo con un po’ di storia: il ponte originale del 1209 è stato distrutto più volte da guerre e piene del fiume Brenta. Nel corso del Cinquecento il famoso architetto veneto Andrea Palladio (quello delle ville venete) progettò un nuovo ponte che restò fedele alla struttura originale, seppur con qualche innovazione. Il ponte crollò nuovamente, sempre per cause belliche o piene del Brenta. Il ponte di Bassano che vediamo oggi risale al 1948 ma è stato rimaneggiato più volte in questi anni (l’ultima nel periodo 2019-21) per garantirne stabilità e sicurezza.

GLI ALPINI E BASSANO

Bassano e gli alpini sono legati a doppio filo sin dai tempi della Prima Guerra Mondiale. Già dal 1915 infatti, Bassano era il punto di partenza per gli alpini che andavano a combattere sul massiccio del Grappa, era l’ultima città che salutavano, l’ultimo avamposto prima della battaglia. La città si organizzò già all’inizio della guerra e accolse con fierezza il suo ruolo di primo avamposto nelle retrovie: molte donne iniziarono a creare abiti per i soldati, vennero istituiti ospedali e tutto quanto fosse necessario per i combattenti aiutare i combattenti al fronte.
Tutto ciò si nota ancora oggi a Bassano poichè molte vie, piazze e monumenti hanno dei nomi che evocano la Prima Guerra Mondiale: viale Diaz, piazzale Cadorna, piazza Libertà, il monumento al generale Giardino, il Tempio Ossario e il parco ragazzi del 99. I ragazzi del (18)99 sono stata l’ultima annata chiamata alle armi durante questa sanguinosa guerra, quando nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, mancarono all’appello 300.000 soldati che dovevano essere assolutamente sostituiti.

UN CONSIGLIO DI LETTURA

La storia per come la insegnano a scuola a tratti può risultare un elenco di date da memorizzare senza però comprendere quando la storia si sia poi riflettuta nella vita di tutti noi. Per questo amiamo leggere libri che parlano di storia, ma raccontata dal punto di vista delle persone comuni, dei poracci come noi. A proposito della Prima Guerra Mondiale e del massiccio del Grappa ci sentiamo di consigliarvi il libro “La guerra dei nostri nonni”, di Aldo Cazzullo. Si tratta di una serie di racconti di persone comuni, sia soldati sia abitanti delle retrovie, sia uomini che donne, sia vincitori che sconfitti. È un libro crudo che racconta la guerra a 360 gradi, un libro forte e basato esclusivamente su testimonianze reali, per questo secondo noi è assolutamente da leggere (anche per capire quanto siamo fortunati oggi, nonostante tutti i limiti del nostro tempo).

È NATA PRIMA LA GRAPPA O IL MONTE GRAPPA?

Alleggeriamo questa cupa atmosfera con una domanda in perfetto stile #poracciintour : è nata prima la grappa o il monte Grappa?
Bassano del Grappa deve il suo nome al monte Grappa che si trova proprio alle sue spalle, ma da cosa deriva il monte Grappa?
Probabilmente l’origine del nome del monte Grappa è dovuta al termine prelatino krapp che significava roccia.
Quindi anche l’etimologia della grappa, la celebre acquavite, deriva dalla roccia? Ebbene no, sorpresa! E doppia sorpresa: la grappa non è nata a Bassano del Grappa o in Veneto, bensì a Salerno! La grappa si chiama così da graspo (grappolo) di uva, dal cui distillato di vinacce (le bucce dell’uva) si ricava l’acquavite.

IL CONSIGLIO DI LUI

Per ammirare da lontano cosa visitare a Bassano del Grappa recatevi sul ponte Diaz per una visione panoramica della città. Da qui seguite il corso del Brenta fino al celebre ponte di Bassano. Poi fermatevi per qualche scatto nel punto panoramico a ridosso del ponte.

IL CONSIGLIO DI LEI

Per un tuffo nella storia visitate il Tempio Ossario. Funge da Sacrario Militare durante la settimana, mentre la domenica diventa a tutti gli effetti una parrocchia. È visitabile gratuitamente quindi una visita è più che raccomandata!

Cosa vedere a Marostica

Siamo pronti per fare un giro in provincia di Vicenza? Oggi vi portiamo a scoprire cosa vedere a Marostica, un piccolo borgo famoso per avere una scacchiera al centro della sua piazza principale. E questa scacchiera è tutt’oggi utilizzata per una partita di scacchi viventi! Ma in che senso? Continua a leggere per scoprirlo!

COSA VEDERE A MAROSTICA IN UN GIORNO

Un tour di Marostica non può che iniziare dalla piazza principale e dalla famosa scacchiera che conferisce alla città il nome di “città degli scacchi”.
In un giorno si può girare tranquillamente tutta la cittadina, salendo addirittura lungo le mura che costeggiano la collina per godere del panorama dall’alto.
Vi consigliamo anche di fermarvi a sorseggiare un aperitivo nella piazza principale e poi cercare il ristorante più adatto ai vostri gusti, ma sappiate che il prodotto tipico della zona è la famosa ciliegia di Marostica.
Il periodo migliore per visitarla è quindi maggio-giugno!

MAROSTICA

La storia della città di Marostica segue le vicende dell’area veneta passando nel corso dei secoli sotto varie dominazioni (romani, ostrogoti, bizantini, longobardi, repubblica di Venezia, Francia, Austria, Francia, Austria – ripetizione voluta) fino all’ingresso nel Regno d’Italia a partire dal 1866. Il Veneto infatti entrò nel Regno d’Italia tra le ultime regioni, dopo la III Guerra d’Indipendenza.
La città di Marostica si riconosce a distanza, grazie alla sua collina su cui si inerpicano le mura scaligere, dove si può salire per scorgere in lontananza l’altopiano di Asiago.
Sulla piazza, opposto al castello, si trova il palazzo del Doglione. Una volta era la sede dove si raccoglievano i dazi dei mercanti di passaggio, oggi è la sede di una banca.
Il castello di Marostica è diviso in due: castello superiore e inferiore.
Quello superiore è quello che si trova sulla collina, raggiungibile percorrendo le scalinate della cinta muraria. Il castello inferiore si trova nella piazza degli scacchi ed è da qui che consigliamo di iniziare la visita, per avventurarsi nella storia.

IL CASTELLO

Il castello scaligero è uno dei must tra le cose da vedere a Marostica! La sua struttura ricorda altri castelli scaligeri presenti nell’area compresa tra Verona e Vicenza, come il castello di Soave, borgo noto per la produzione dell’omonimo vino.
Fu fatto edificare nel XIV secolo e nel corso del tempo le sue funzioni erano principalmente commerciali ma non difensive, come l’imponente cinta muraria potrebbe far pensare.
Appena si entra ci si trova nella corte d’armi da cui una scala permette di accedere al piano superiore. Qui il mastio, alto 34m, è il protagonista della scena e con la sua imponenza mette un po’ di soggezione. D’altronde fino a quasi 100 anni fa veniva utilizzato come carcere.
All’interno vanno assolutamente visitate la sala del Consiglio con i suoi affreschi trecenteschi e la sala del Camino, dove poter avere un assaggio di com’era la vita nel castello in epoca veneziana e successivamente palladiana.
Vale la pena poi salire fino al cammino di ronda per godere del panorama sulla cittadina.
Infine scendendo si incontra la sala della partita a scacchi, oggi adibita a museo di questa importante rievocazione storica.

GLI SCACCHI VIVENTI

Ma veniamo ora alla tradizione per cui Marostica è famosa nel mondo: la sua tradizionale partita degli scacchi viventi.
Leggenda narra che nel 1454 due baldi giovani, Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara, fossero entrambi innamorati della bella Lionora, figlia del Castellano di Marostica. Il Castellano decise di concedere la mano di Lionora a chi avesse vinto una partita a scacchi. La partita si svolse nella piazza principale e ancora oggi circa 600 figuranti in costume rievocano la partita a scacchi.
Tra re e regine, cavalli e pedoni, torri e alfieri, non ci si risparmia una mossa. Allo sconfitto comunque non andò malissimo: prese in sposa Oldrada, la sorella minore di Lionora.

Assistere alla rievocazione non è particolarmente economico ma sicuramente suggestivo: i prezzi dei biglietti variano dagli 80 ai 40€, dipende dal posto a sedere e dallo spettacolo a cui volete assistere.
L’evento si svolge tradizionalmente il secondo fine settimana di settembre degli anni pari, ovviamente con il covid la pianificazione è stata eccezionalmente rivista. Ci auguriamo che dal 2022 tutto torni alla normalità!

DOVE MANGIARE

I principali ristoranti e bar di Marostica si affacciano sulla centralissima piazza degli scacchi.
L’osteria Madonnetta offre piatti tipici della tradizione tra cui bigoli, trippe, polenta, coniglio e l’immancabile baccalà alla vicentina.
Per un pasto più rapido e leggero vi consigliamo il PiBi Cafè dove gustare specialità locali. Essendo stagione di ciliegie abbiamo mangiato un hamburger con pane alle ciliegie e una fresca birra sempre al gusto di ciliegie.

IL CONSIGLIO DI LUI

Non fatevi spaventare dai 7 piani per salire all’interno del mastio. A ogni piano scoprirete nuove informazioni sul castello, tra storia e leggende sarà interessante!

IL CONSIGLIO DI LEI

Non fate i pigri come abbiamo fatto noi dando la colpa ai 33 gradi: salite anche al castello superiore!

Alla scoperta del lago di Garda – da Pai a Malcesine

Siete pronti per un’altra passeggiata sulla sponda veronese del lago di Garda, fino a Malcesine?
Ecco qui la terza tappa dei #poracciingardatour , la più panoramica in assoluto della sponda veronese!

Tappa n.3: Pai-Malcesine
Km: 16
Difficoltà: media

Pai di sopra e di sotto

Pai di sotto è un piccolo paesino, anzi no, è un pezzo di lungolago con qualche edificio a bordo statale.
Ma per il relax sulle rive del lago di Garda è top, qui l’acqua è trasparente, non troppo fredda e la spiaggia non troppo affollata (o meno rispetto ad altri posti…)
Pai di sopra a noi era sconosciuto fino al momento della tappa e l’abbiamo scoperto dopo una salita breve ma intensa.
E’ un piccolo gioiellino, un borgo affascinante in cui si respira proprio l’odore di stili di vita passati, in completa simbiosi con il ciclo delle stagioni.
Ma non è l’unico borgo che abbiamo incontrato in questa tappa!

Campo

Seguendo il sentiero del pellegrino, attraverso ulivi e sentieri a tratti ripidi e a tratti pianeggianti, siamo arrivati al borgo di Campo.
Ve ne avevamo già parlato qui, quindi non ci dilungheremo molto.
Campo era, come molti altri borghi simili, abitato da persone che si occupavano principalmente della coltivazione degli ulivi.
Nel corso del Novecento, essendo raggiungibile solo a piedi ed avendo in molti abbandonato l’agricoltura, si è spopolato completamente.
Resta però uno dei posti più particolari sul lago di Garda, nel quale il tempo pare essersi fermato.

Isola del Trimelone

Proseguendo col sentiero del pellegrino, si possono ammirare dall’alto altri paesini del lago: Marniga, Magugnano, Brenzone, Castelletto di Brenzone, Assenza.
Si può ammirare dall’alto anche l’isola del Trimelone, un’isola a cui è vietato attraccare con le barche e non è assolutamente visitabile. Perchè?
L’isola fungeva da arsenale e punto di attacco durante le due Guerre Mondiali. Durante la prima si trovava proprio sul fronte da cui l’Italia attaccava l’impero austro-ungarico, mentre alla fine della seconda le bombe e le munizioni furono abbandonate nelle acque del lago.
Qui Mussolini rilasciò l’ultima intervista prima di piazzale Loreto.
Più tardi, nel 1954, ci fu una violenta esplosione di materiale bellico. Una parte dell’isola andò così distrutta e si decise di fare qualcosa per bonificare l’area.
Nel 2006 terminarono i lavori ma l’area non è ancora considerata sicura.
Pare che in futuro qui potrebbe sorgere un museo dedicato alla Grande Guerra e un’oasi naturalistica.

Cassone

Pian piano si scende dalle pendici del monte Baldo e ci si ricongiunge al lungolago nei pressi di Cassone. Qui si trova il fiume Aril, il più corto d’Italia! Misura solamente 175m di lunghezza, ma prima di gettarsi nel lago di Garda è attraversato da ben 3 ponti.
Cassone è un borgo molto pittoresco, così pittoresco che divenne il soggetto di un quadro di Gustav Klimt, Kirche in Cassone am Gardasee.
Da Cassone la passeggiata e completamente pianeggiante, sul lungolago affollato di bagnanti.

Malcesine

Malcesine si riconosce da lontano per il suo imponente castello scaligero, costruito nel XIII secolo dai signori di Verona.
Vi ricordate che Torri del Benaco era la sede della Gardesana dell’Acqua? A Malcesine vi risiedeva il suo capitano, incaricato di controllare l’area orientale del lago di Garda e far prosperare l’unione dei comuni.
A Malcesine perdetevi per i vicoletti, ammirate i gerani sui balconi e sorseggiate uno spritz in uno dei numerosi bar.
Passeggiate fino al castello e godetevi il panorama sul lago.
Se invece avete più tempo a disposizione utilizzate una giornata per andare in cima al monte Baldo con la funivia che parte proprio da Malcesine.
Avrete la possibilià di vedere il lago pian piano diventare sempre più piccolo ma sempre più maestoso.

IL CONSIGLIO DI LUI

Portatevi una macchina fotografica buona, durante il tragitto potrete fare delle foto meravigliose. Ma non dimenticate di vivere anche il momento “dal vivo”!

Alla scoperta del lago di Garda – da Garda a Pai

Eccoci qui, pronti a raccontarvi la nostra seconda tappa del giro del lago di Garda.
Siete pronti a seguire i #poracciingardatour ancora un pochino? Partiamo da Garda, dopo un potente caffè sul lungolago!

Tappa n.2: Garda-Pai
Km: 15
Difficoltà: abbastanza facile

Punta San Vigilio

Da Garda si costeggia il lago di Garda per una mezz’oretta, tra canneti, spiaggette e ogni tanto qualche villa.
Ad un certo punto il percorso sterrato termina: e quindi?
Si risale fino alla statale, la si costeggia per un po’ (mi raccomando, state attenti!) fino a qunado a destra, dal lato opposto della strada rispetto al lago, non trovate un sentiero che indica i graffiti di Crero e il sentiero del pellegrino. Il sentiero del Pellegrino sarà il vostro faro fino a Malcesine, se lo seguite non potete sbagliarvi!
Si chiama così perchè era percorso dai pellegrini che dal nord Europa raggiungevano Verona e da lì Venezia per poi andare in Terra Santa.
Seguendo il percorso si ammirano panorami sempre più ariosi sul lago di Garda, a partire dalla Rocca di Garda fino alla piccola ma pittoresca punta S.Vigilio.


Qui si trova la cinquecentesca villa Guarienti che pare essere stata costruita da Sammicheli, affincata da una  piccola chiesetta e da un grazioso porticciolo. A pochi passi si apre la baia delle sirene, una spiaggia molto “vip” in cui fare il bagno nelle acque del lago di Garda.
La location è così vip che ha ospitato, tra gli altri, Churchill, Goethe e il principe Carlo. Sicuramente non dei #poracciintour !

Torri del Benaco

Dopo salite, discese, salite, discese, salite, discese con la costante di meravigliosi panorami alla nostra sinistra, siamo arrivati ad Albisano, piccola frazione alle pendici del Monte Baldo.
Da qui siamo scesi a Torri del Benaco per una birretta fresca. Ormai il nostro giro del lago di Garda è costellato di colazioni, aperitivi, pre-aperitivi, post-aperitivi!
Proprio in questa località del lago di Garda furono scoperti resti preistorici, a dimostrazione che la zona era abitata da epoche molto remote.
Per la sua posizione strategica, qui i romani costruirono un castrum, poi si insediarono i longobardi e infine gli scaligeri vi costruirono il castello. Ancora oggi questo castello è il simbolo del paese.
Quando la zona del lago di Garda passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, Torri assunse un ruolo di comando per l’area. Fu istituita la Gardesana dell’Acqua, un’associazione con finalità di proteggere 10 comuni del lago di Garda e farli prosperare. Torri del Benaco venne nominata sede di questa unione.
E dopo questa pausa, via di nuovo su per il monte!

Crero

Poco fa vi abbiamo nominato i grafffiti di Crero, uno dei segni del passaggio dell’uomo preistorico da queste parti.
Purtroppo non li abbiamo trovati, abbiamo cercato di allonarci dal sentiero alla loro ricerca ma niente, non si sono fatti trovare.
Un po’ casualmente siamo arrivati al piccolo borgo di Crero. Popolato da 20 persone, regala degli scorci indimenticabili. Inoltre, come altri paesi alle pendici del monte Baldo, ha una antica storia come luogo di coltivazione dell’ulivo. Ma di questo parleremo nella prossima tappa.
A Crero si trovano inoltre una piccola chiesetta del Settecento e un ponte tibetano!

Ponte tibetano

Proseguendo per il sentiero si incontra il ponte tibetano, sospeso su un orrido a 45 metri di altezza.
Si tratta di una costruzione abbastanza recente e soprattutto abbastanza stabile. Tuttavia, camminandoci sopra in due, l’oscillazione ha generato qualche momento di panico!
Ma è un’esperienza che vi consigliamo di fare. Noi l’abbiamo dovuto fare…due volte!
Pochi metri dopo la fine del ponte il sentiero era infatti chiuso per lavori, così siamo dovuti tornare indietro e abbiamo imbroccato la prima discesa disponibile per arrivare sul lungolago. Dopo 2 km di camminata lungo la spiaggia sassosa abbiamo trovato il paese di Pai.
Qui bisogna risalire sul monte per proseguire col sentiero, a meno che non si voglia rischiare la vita costeggiando la statale.
Così abbiamo deciso di fermarci e concederci un po’ di meritato riposo prima del bus di ritorno.

Finisce così la nostra seconda tappa, ma continuate a seguirci perchè non è finita!

IL CONSIGLIO DI LEI

Il mio solito consiglio ripetitivo ma fondamentale: protezione solare 50+!

IL CONSIGLIO DI LUI

Portatevi uno zaino comodo, anche se è più grande della misura che vi serve, l’importante è che sia ergonomico

Alla scoperta del lago di Garda – Peschiera-Garda

Per l’estate 2020 ci siamo dati un obiettivo: percorrere tutta la costa del lago di Garda a piedi. Siete pronti a partire con noi?
Iniziamo subito con la…

Tappa n.1: Peschiera-Garda
Km: 18
Difficoltà: molto facile – si segue sempre il lungolago

Peschiera

Il nostro tour parte da Peschiera, il comune più occidentale del Veneto, a pochi km dal confine con la Lombardia.
Fu una delle 4 fortezze del Quadrilatero durante le Guerre d’Indipendenza e ancora oggi si incontrano vecchie caserme e mura ottocentesche.
Ma la storia di Peschiera è ben più antica, pensate che è stata citata anche da Dante nella Divina Commedia:

«Siede Peschiera, bello e forte arnese
da fronteggiar Bresciani e Bergamaschi,
ove la riva ’ntorno più discese.
Ivi convien che tutto quanto caschi
ciò che ’n grembo a Benaco star non può,
e fassi fiume giù per verdi paschi.
Tosto che l’acqua a correr mette co,
non più Benaco, ma Mencio si chiama
fino a Governol, dove cade in Po.»

Qui si parla del Mincio, emissario del lago di Garda. Se siete appassionati di bicicletta il corso del Mincio vi condurrà fino a Mantova.
Ma torniamo al nostro percorso, seguendo la sponda del lago con le sue piccole spiaggette sassose.
Tra canneti e campeggi, purtroppo ancora chiusi, si arriva fino a Lazise senza problemi.
E a volte si possono fare anche degli incontri molto teneri, come un cigno con i suoi cignetti:

Lazise

Lazise è il primo comune libero italiano. Ottone II, imperatore del Sacro Romano Impero, concesse molte liberà a questa cittdina sul lago di Garda già nel 983 d.C. e da quel momento inizò la prosperità di Lazise.
Più tardi gli Scaligeri fecero erigere il castello e la cinta muraria che ancora oggi conferiscono a Lazise un’aria austera ma nel contempo accogliente.
Nel centro del paesino, di fianco all’antico porto, si affaccia la Dogana Veneta. Un tempo usata effettivamente come dogana per le merci che venivano trasportate attraverso il lago, oggi è una location molto ambita per i matrimoni.
Lazise oggi è anche importante meta turistica, pensate che è la prima in assoluto per il turismo lacustre in Italia (prima ancora di posti ben più noti del lago Maggiore o di Como)! E tra le varie mete turistiche italiane è la dodicesima per numero di presenze. Applausi, sipario!

Bardolino

Seguendo di nuovo il lungolago, stavolta più asfaltato, si incontra il piccolo ma grazioso paese di Cisano.
Qui si trova il museo dell’olio d’oliva, in quanto sul lago di Garda è un prodotto doc! Ma non temete che dell’olio del lago di Garda parleremo più approfonditamente un giorno…
Arriviamo a Bardolino, capoluogo di un altro prodotto doc del lago di Garda: il vino!
Qui ogni anno si svolge il palio del Chiaretto e il lungolago viene completamente tappezzato di rosa in onore del vino.
E questo paesino è anche il capoluogo della movida estiva sulla sponda veronese del lago di Garda.
A Bardolino inoltre c’è una ruota panoramica da cui si può godere della vista sul lago.

Garda

Seguendo sempre le sponde del lago si arriva a Garda.
E qui è il momento di risolvere la domanda che vi abbiamo fatto su Instagram: è nato prima Garda o il lago di Garda?
In tempi antichi il lago di Garda era conosciuto come Benacus. Molti paesi ancora oggi riportano questa caratteristica nel loro nome, basti pensare a Torri del Benaco e a San Felice del Benaco. E noi non abbiamo ancora ben capito se si chiama Bénaco o Benàco, pare che entrambe le versioni siano abbastanza diffuse.
Garda fu così chiamato per la parola germanica “warda”, utilizzata per indicare un luogo sopraelevato, di guardia, come la Rocca che sovrasta Garda e che fungeva da bastione difensivo ai tempi delle invasioni barbariche. Molti altri peasi hanno nomi simili tra cui Gardone Riviera.
Dalla fama di Garda, come centro prospero del lago, e dalle varie “warda” presenti sulle sponde del lago è diventato di uso comune l’attuale nome di lago di Garda.
Quindi pare proprio che sia nato prima il paese e poi il lago!
E non come credeva qualcuna da piccola che Garda derivasse da Gardaland… #piccolaporaccia

IL CONSIGLIO DEI #PORACCIINGARDATOUR

Da Garda potete tornare indietro prendendo un traghetto fino a Peschiera, non è la soluzione più economica (il prezzo è sui 10€ a persona) ma rivedere il percorso fatto da un’altra prospettiva vale il costo del biglietto!

Festival dell’Oriente – Padova

Ieri i #poracciintour sono stati al Festival dell’Oriente a Padova. Cos’è? Un festival in cui si trova di tutto e di più riguardo all’Oriente (vicino e lontano) ma anche su arti marziali, spiritualità, yoga, medicine alternative.

Cosa si trova

Innanzitutto precisiamo che l’Oriente di questo festival è piuttosto ampio: si va dall’Egitto e il Medio Oriente fino al Giappone, passando per Cina, Tibet, India, Cambogia, Vietnam e infiniti altri Paesi nel mezzo.
Di questi Paesi è rappresentata la cultura sotto diversi aspetti. Si parte dall’artigianato, si prosegue con l’abbigliamento e si finisce come sempre a mangiare!
Numerosessime sono le bancarelle che vendono ogni tipo di manufatto locale, dai gioielli alle ciotole. Ovviamente noi abbiamo comprato le ciotoline per la salsa di soia, visto che immancabilmente ci cadono in mille pezzi…

L’abbigliamento è stato forse un po’ deludente, soprattutto perchè un paio di anni fa ci sembrava offrisse una scelta più vasta e di più qualità. C’erano numerossissimi kimono anche molto belli, peccato che il “pura seta” e “solo 20 euro” stonassero insieme.

Le scenografie

Al Festival dell’Oriente l’atmosfera è data anche dalle scenografie che aiutano a immaginare di essere chissà dove. Poi ti guardi attorno e…niente, sei sempre alla fiera di Padova! C’era il paesaggio giapponese con la casetta tra i fiori di ciliegio e i templi buddhisti e induisti “ricreati” per l’occasione, dove si tenevano corsi di meditazione.

Riproduzione di un giardino giapponese all’interno del padiglione del festival. Nella casa, si puo intravvedere un futon, tipico letto giapponese.

Gli spettacoli e le conferenze

Ogni padiglione dei 4, su cui si sviluppa il festival, ha il suo palco per le esibizioni che si susseguono senza sosta. A qualsiasi ora passiate davanti al palco troverete qualcosa. Ci sono le danze tradizionali, le esibizioni di arti marziali, musica folkloristica, la danza dei “leoni sui pali”, canto cinese e mille altre cose tra cui la cerimonia del tè ma versione kung fu.

Inoltre il calendario delle conferenze è molto ricco, bisognerebbe solo avere il tempo di ascoltare tutto…

Cosa non si trova

Non abbiamo trovato riferimenti al mondo dei fumetti e degli anime, pilastri della cultura giapponese. Ma d’altronde c’erano mille altre cose da mostrare! Non abbiamo trovato i vestiti da maid o da Sailor Moon che avevamo visto un paio di anni fa, inoltre pare sia scomparsa anche la bancarella di accessori kawaii 🙁
Per fortuna non abbiamo più trovato nemmeno la dimostrazione di yoga della risata, che è una cosa tanto strana quanto inquietante. Non abbiamo visto nemmeno la famosa cerimonia del thè.

Cosa (purtroppo) si trova

Ebbene si, anche in manifestazioni culturali come questa, si trovano gli stand “Mediashopping”, ossia cose di dubbio gusto e soprattutto che non c’entrano nulla conil contesto del festival.
Abbiamo trovato stand di apparecchiature massaggianti (bello, ma non c’entra niente), a materassi fino ai classici pela verdura, occhiali da riposo, cosmetici.
La manifestazione è interessante e strutturata abbastanza bene, ma tutte queste cose la “abbassano” un po’ di livelllo. E’ come dire “metti pure lì le spade laser, tanto vendono lo stesso anche se è la fiera delle margherite”.

Le prossime tappe

Il Festival dell’Oriente lo trovate anche dal 15 al 17 dicembre sempre a Padova. Prosegue poi il suo “tour” a Milano, Bologna e Torino. Noi vi consigliamo di fare un giro, per vedere qualcosa di diverso e conoscere qualcosa di culture di cui di solito non ci interessiamo e sopratutto di provare il loro cibo almeno una volta.

Qui in basso vi mettimo il link del sito cosi potete controllare voi stessi il calendario degli eventi.

http://festivaldelloriente.net/

L’OUTIFIT PER LUI AL FESTIVAL DELL’ORIENTE

L’OUTFIT PER LEI AL FESTIVAL DELL’ORIENTE