L’ultima tappa – da Desenzano a Peschiera

Eccoci qui al racconto dell’ultima tappa del nostro giro del lago di Garda a piedi.
Una tappa completamente pianeggiante, quasi del tutto sul lungolago e ricca di atmosfere suggestive.
Quante volte abbiamo pensato “non ce la faremo…” e invece, quasi sul gong di un nuovo semi-lockdown siamo riusciti a concludere il nostro giro.
Vi raccontiamo l’ultima tappa del nostro #poracciingardatour dandovi però un arrivederci a presto con altre curiosità e informazioni utili (e nuovi post su altri luoghi!)

Tappa n.11: Desenzano-Peschiera del Garda
Km: 23.5
Difficoltà: molto facile

SIRMIONE E IL SUO CASTELLO

Avete presente la penisola a sud del lago di Garda? Proprio quella che si getta nel lago con un gran castello all’ingresso.
Quella è Sirmione e nel corso dei secoli fu usata da romani, longobardi, scaligeri, veneziani, francesi e austriaci come avamposto di vedetta.
Da qui infatti si possono controllare con estrema facilità sia la sponda veronese che quella bresciana del lago di Garda.
Sirmione deve il suo nome alla parola greca Syrma, strascico, infatti si protende nel lago come uno strascico.
Il suo simbolo è indubbiamente il castello scaligero e, se si vuole visistare il paese, è inevitabile incontrarlo in quanto è necessario attraversarlo per entrare tra i vicoli pittoreschi di Sirmione. E anche noi durante la nostra ultima tappa siamo passati da questo meraviglioso castello.
Oltre al castello, Sirmione è famosa per altre due cose: le terme e le grotte di Catullo.

LE TERME DI SIRMIONE E LE GROTTE DI CATULLO

Le terme di Sirmione sono state scoperte solo poco più di un secolo fa. Pensate che fin dal Rinascimento si ipotizzava che ci fosse una sorgente di acqua termale, ma solo nel 1889 un palombaro di nome Procopio riuscì a individuarla.
Da lì in poi Sirmione divenne un rinomato ed elegante centro termale, dove ancora oggi potete rilassarvi e godervi qualche ora di relax vista lago (ok, DPCM a parte…)
Proseguendo fino all’estremità della penisola si incontrano le grotte di Catullo.
Si tratta dei resti di una villa romana che pare fosse stata residenza del poeta latino Catullo. I resti della villa furono definiti “grotte di Catullo” perchè, al momento della loro scoperta in epoca rinascimentale, erano solo rovine ricoperte da rovi. Non si sa se quella fu veramente la dimora di Catullo o se vivesse in un altro luogo a Sirmione, certo è che per un periodo fu stabile in questa zona del lago, dedicando proprio al paese di Sirmione parole innamorate (e non amo et odi, qui solo amo!):

Perla delle penisole e delle isole,
o Sirmione, di tutte quelle che Nettuno sostiene,
nel mezzo di laghi cristallini e mare aperto,
entrambi, con quale entusiasmo,
con quale impazienza e felicità ti incontro nuovamente!
Quasi non credevo a me stesso, spostandomi
dai campi della Tinia e della Bitinia,
e rivedendoti, infine, senza alcun timore.
Oh cosa rende più beati,
che trovarsi spogli dalle preoccupazioni, quando l’anima
mette da parte il peso stanco del viaggio,
e ritorna a casa propria, e riposa
nel letto, tanto desiderato?
È questa, dopo immense fatiche, l’unica nostra ricompensa.
Salve, Sirmione bel mondo, tu felice
per il tuo padrone, e voi pure,
onde del lago lidio; si rida in casa,
qualsiasi cosa ci sia per cui ridere.

PUNTA GRO E IL FOLIAGE

Dopo aver lasciato Sirmione si prosegue con la nostra ultima tappa! Si segue per un tratto sul lungolago, presso Le Colombare. Qui i colori del foliage si fanno più intensi: giallo, rosso, ambra, arancio, marrone, ocra, oro, mattone. E’ una passeggiata rilassante e perfetta per ricaricare le pile immersi nella natura.
Poi inevitabilmente si deve percorrere la ciclabile lungo la statale, fino a ricongiungersi al lungolago nei pressi di punta Gro.
Qui eravamo stati altre volte in estate, siamo restati stupiti nel vedere come il luogo sia completamente diverso con i colori autunnali.
Questi prati sul lungolago sono affollatissimi in estate, quando gli abitanti di Verona e i turisti si rifugiano qui in cerca di frescura, servizi e spiagge attrezzate, sebbene le acque del lago in questa zona non siano le migliori…

PESCHIERA DEL GARDA

Vi ricordate che di Peschiera del Garda vi avevamo già parlato nella prima tappa? Vi riportiamo qui anche nell’ultima tappa perchè è stato il nostro punto di partenza e *rullo di tamburi* anche di arrivo!
Ricordate che fu citata da Dante? Che da qui esce l’emissario del lago di Garda? Che fu una delle fortezze del Quadrilatero?
Se non lo ricordate vi suggeriamo di tornare a leggere la nostra prima tappa qui.
Quando pensavamo che tutto sarebbe stato facile, le montagne non ci sembravano così alte e il numero dei km era offuscato dall’entusiamo.
195km dopo possiamo dire: ce l’abbiamo fatta!

COSA HA IMPARATO LEI DAL GIRO DEL LAGO DI GARDA A PIEDI

A superare la stanchezza, ad affrontare 1km alla volta, a scoprire tradizioni e segni di un passato che si riflette nel presente, a non aver paura nei boschi, ad accettare che della montagna a volte bisogna aver timore, a cantare per scacciare la paura.

COSA HA IMPARATO LUI DAL GIRO DEL LAGO DI GARDA A PIEDI

A non fidarsi sempre e solo del GPS, a cogliere la bellezza di un fiore che spunta tra le rocce, ad affrontare le salite perchè poi c’è sempre la discesa, che ci sono più sentieri di quanti riusciremo a farne nella nostra vita.

Fino a Desenzano attraverso la Rocca di Manerba

Pronti per un’altra entusiasmante tappa dei #poracciingardatour ?
In realtà dovete sapere che questa tappa non è stata poi così entusiasmante: abbiamo spesso costeggiato la statale e i panorami non sono stati entusiasmanti come in altre zone. Con una sola eccezione: la Rocca di Manerba.

Tappa n.10: Salò-Desenzano
Km: 26.5
Difficoltà: facile

LA ROCCA DI MANERBA

Da Salò si esce dal paese e ci incammina lungo la pista ciclabile che costeggia la statale, fino al punto in cui ci si addentra nei campi e l’atmosfera si fa decisamente più bucolica e rilassante. Attraverso vigneti e uliveti, le coltivazioni principali del basso Garda, si possono ammirare paesini in lontananza e camminare in mezzo alla natura. Si arriva così alle pendici della Rocca di Manerba.
La Rocca di Manerba era popolata fin dalla preistoria, ma nei secoli è sempre stata utilizzata con funzioni difensive e di avvistamento da parte di Etruschi, Romani, Longobardi… Anche oggi sono visibili i resti delle fortificazioni. La Rocca di Manerba fu però anche covo di banditi e fuorilegge, per questo motivo i Veneziani la distrussero nel 1574 e da allora restò disabitata.
La salita per la Rocca è molto semplice, mentre è più ripida la discesa fino a Punta Sasso, un altopiano da cui godere un panorama mozzafiato sul lago di Garda.

L’ISOLA DI SAN BIAGIO

Da Punta Sasso e dalla Rocca di Manerba si vedono molto bene due isole del lago di Garda.
La prima è l’isola di San Biagio, popolata fino a poco tempo fa solo da coniglietti, infatti è chiamata anche “Isola dei conigli”. Non si sa che fine abbiano fatto, forse qualcuno li ha fatti con la polenta?! Se avete una risposta aiutateci!
L’isola è oggi visitabile da maggio a settembre e per accedervi si paga un ticket di 5€ (mentre l’entrata è omaggio per i clienti del camping San Biagio). La particolarità dell’Isola di San Biagio è di essere raggiungibile a piedi dalla terraferma! Se invece preferite c’è un taxi boat che per 2.50€ vi porta sull’isola (per altri 2.50 vi riporta indietro).
Una volta quest’isola ai piedi della Rocca di Manerba era la riserva di caccia per i residenti nella villa del Seicento situata al centro del campeggio, ora è oasi di pace e relax estivo.

L’ISOLA DEL GARDA

Sempre in questa zona, seppur meno visibile dalla Rocca di Manerba, è l’Isola del Garda, probabilmente la più famosa delle isole del lago di Garda.
Quest’isola ebbe diversi nomi nel corso del tempo. Ai tempi di Federico Barbarossa era chiamata Isola di Svevia.
Fu chiamata Isola dei Frati perché qui San Francesco si fermò e, incantato dalla natura e dalla calma del luogo, fece costruire un monastero francescano.
Dopo anni di prosperità con i frati, Napoleone decise di chiudere il monastero ma non riuscì a trasformare l’isola in un luogo militare.
Nell’Ottocento iniziarono i lavori per la costruzione dell’imponente villa che si vede ancora oggi. La villa è di proprietà privata ma è visitabile e può anche essere una pittoresca location per matrimoni.

DESENZANO

Scendendo dalla Rocca di Manerba si prosegue per un breve tratto nella natura ma, dal porto di Dusano in poi, si cammina sempre sul lungolago asfaltato.
Desenzano è il paese più popoloso del lago di Garda nonché ombelico del mondo della nightlife e dello shopping! E’ il paese fashion del lago di Garda.
Purtroppo eravamo così distrutti da tutti quei km a piedi che non l’abbiamo visitato come merita, anche perché, purtroppo, le giornate iniziano ad accorciarsi…
Ci sono due teorie sull’origine del nome di Desenzano: la prima è che derivi dal nome di Decentius un ricco romano che governava la zona, la seconda è che debba il suo nome al fatto di essere in leggera discesa verso le rive del lago di Garda.
In epoche passate Desenzano era il luogo più importante della Lombardia per lo scambio del grano e smerciava anche prodotti provenienti dal nord del lago e dalle campagne circostanti: limoni, olive, uva, pesce.
Attorno al suo porticciolo ancora oggi si vedono edifici che in passato sono stati adibiti a magazzini.
Anche i Veneziani ne fecero un avamposto mercantile e militare, mentre il castello che sovrasta il paese non ha mai abbandonato la sua funzione militare. Si sono avvicendate diverse dominazioni, ma tutti lo utilizzarono come base militare, mai come residenza.

Speriamo che questo racconto vi sia piaciuto e ci vediamo prossimamente con il racconto dell’ultima ultimissima tappa dei #poracciingardatour !

IL CONSIGLIO DI LEI

Le calze sono importanti. Soprattutto per il trekking: scegliete sempre un modello rinforzato nei punti principali e, ancora meglio, investite qualche soldino in calze antivesciche.

IL CONSIGLIO DI LUI

Per camminate così lunghe e quasi sempre su percorsi asfaltati procuratevi delle solette in gel, quelle più morbide che trovate!

Alla scoperta del lago di Garda – da Gargnano a Salò

Finalmente dopo una lunga pausa siamo riusciti a continuare il giro del lago di Garda.
Per una volta abbiamo deciso di non seguire la nostra amatissima app ma di seguire il lungolago.
Curiosi di sapere come è andata?

Tappa n.9: Gargnano-Salò
Km:
20km
Difficoltà:
facile (quasi tutta pianeggiante)

BOGLIACO E CECINA

Partendo a piedi da Gargnano vi suggeriamo di seguire le indicazioni per il piccolo borgo di Bogliaco. Si tratta di un paese veramente minuscolo: una piazza col porticciolo, poche case e un paio di bar. Ma per una pausa colazione o un caffè con vista lago è una chicca che vi consigliamo di non perdervi se siete in zona.
Qui si trova villa Bettoni, che fu la sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri durante la Repubblica Sociale Italiana. Non siamo entrati ma già da fuori si possono scorgere i giardini affacciati sul lago e una piccola collezione di carrozze. La villa è oggi una location per eventi, soprattutto matrimoni.
Da Bogliaco si risale sulla collina per evitare la statale, qui occorre invece seguire le indicazioni per Cecina. No, non occorre che andiate fino in Toscana, Cecina è un piccolo borgo sopra Toscolano Maderno, ancora più piccolo di Bogliaco.
Qui infatti abbiamo trovato una chiesa addirittura senza piazza. Ma anche questo posto ha il suo fascino, tra boschi e panorami sul lago.

Toscolano Maderno

Dopo essere scesi dalla collina ci si imbatte subito nel promontorio di Toscolano Maderno. Questo comune deve la sua prosperità ai monaci che nel Medioevo lo governavano.
Infatti i monaci detenevano un grande potere politico, oltre che religioso, e svilupparono la coltivazione di vitigni e uliveti i cui prodotti diedero origine a una forte espansione commerciale. Ovviamente, essendo sulle rive del lago di Garda, anche la pesca ebbe un ruolo cruciale nello sviluppo di questi paesi.
Un’altra importante industria che si è sviluppata nella zona a partire dal XIV sec. è quella della carta. Ancora oggi è possibile seguire la valle delle Cartiere, per un’escursione tra natura e storia.
Toscolano e Maderno appartengono allo stesso comune dal 1928 ma in passato sono stati due comuni separati. I paesi sono tutt’oggi separati anche se così vicini che distinguerli è difficile.

Gardone Riviera

Proseguendo sempre sul lungolago si arriva al famoso paese di Gardone Riviera. Questo luogo ha origini veramente preistoriche! Sulle sue colline sono stati trovati molti reperti dell’età del bronzo, segno che la zona era abitata fin dalla notte dei tempi.
Gardone nel 1797 entrò a far parte della Repubblica Cisalpina ma dopo pochi anni venne annesso al Regno Lombardo Veneto.
Da qui in poi si fece sempre piu intensa la coltivazione degli agrumi, che abbiamo visto già ben sviluppata più a nord della riva bresciana del lago di Garda.
Fu solo nel 1859 che Gardone divenne a tutti gli effetti territorio italiano anche se l’influenza austriaca si mantenne molto forte.
A Gardone, nella seconda metà dell’Ottocento, molti ricchi austriaci costruirono qui le loro ville per la villeggiatura estiva, rendendo Gardone un paese elegante e frequentato dalla nobiltà e dagli intellettuali dell’epoca. Questa tendenza andò sempre di più intensificandosi fin quando, attorno al 1920, anche lo scrittore Gabriele D’Annunzio fece costruire qui il suo Vittoriale degli Italiani. E pensate che pure il Vittoriale in origine era la villa di un ricco tedesco.
Perchè venivano tutti a Gardone? Per il clima mite, per il panorama, per la comodità nel raggiungerlo scendendo dal Brennero e perchè qui le ville, all’epoca, avevano dei prezzi molto bassi.

LE VILLE TRA GARDONE RIVIERA E SALò

Da Gardone Riviera si segue la statale e si incontrano numerose ville.
Come dicevamo molte sono state costruite da facoltosi austriaci e tedeschi a fine Ottocento, ma vennero poi confiscate e usate per scopi militari negli anni della RSI.
Alcune divennero mense, altre centri ricreativi, molte ospedali e strutture per la lungodegenza dei feriti in guerra. Villa Alba invece era il centro delle comunicazioni radiofoniche, mentre Claretta Petacci abitava presso la torre di S.Marco, dove Mussolini la raggiungeva clandestinamente.
Oggi invece queste ville vengono usate come centri culturali e location per eventi.

Vittoriale degli Italiani

SALò

Infine, sempre seguendo la statale si raggiunge Salò.
Anche il centro abitato di Salò non è grandissimo ma è famoso per essere stato la sede della RSI, dal 1943 al 1945. La RSI è infatti nota anche come Repubblica di Salò.
La storia la conosciamo tutti: dopo essere fuggito dalla prigionia sul Gran Sasso, grazie all’aiuto dei tedeschi, Mussolini fondò qui la Repubblica Sociale Italiana, sempre con l’aiuto dei tedeschi.
Questa zona non fu scelta a caso. I motivi erano principalmente due: uno geografico e uno economico.
Da Salò era infatti comodo raggiungere la Germania nazista e i principali ministeri fascisti erano qui instaurati (quello della propaganda e degli esteri). Altri ministeri si trovavano nelle vicine Brescia, Bergamo e Verona. Inoltre Salò era vicina a una zona di produzione di armi e materiale siderurgico, distante dalle zone dove si concentravano i bombardamenti degli Alleati. Inoltre, come abbiamo visto, le numerose ville offrivano spazi sufficienti per ospitare le truppe.
A Salò oggi non perdetevi la passeggiata sul lungolago e l’atmosfera rilassata di questa cittadina che ha saputo affrontare il suo duro passato e presentarsi oggi vivace ed elegante.

IL CONSIGLIO DI LEI

Prendetevi del tempo per visitare le ville o, se non avete tempo, appuntatevele per tornare con calma a scoprirle.

IL CONSIGLIO DI LUI

A Salò hanno creato dei percorsi pedonali per evitare assembramenti, seguite le frecce sull’asfalto, se non volete farvi sgridare dalla polizia!

Da Campione del Garda a Gargnano

Altra tappa dei #poracciingardatour, oggi da Campione a Gargnano lungo 17km di piccoli borghi e foreste.
Tenete presente che tutte le percezioni di questa tappa sono state alterate dalla temperatura: 30 gradi pure dentro ai boschi!
Insomma, non è stata una tappa particolarmente difficile, seppur lunghetta, ma il caldo non ce l’ha fatta vivere come avrebbe meritato.

Tappa n.8: Campione del Garda-Gargnano
Km:
17km
Difficoltà:
media (solo per la salita iniziale, il resto è facile)

La salita e il santuario di montecastello

Salendo da Campione ci si inerpica subito su per il monte, la salita non è lunghissima ma sicuramente impegnativa.
Una chicca: a metà salita si vede una cascata, dove è possibile fare il bagno. Seguite il sentierino sulla destra per arrivarci.
Noi non ci siamo fermati perchè avevamo davanti a noi 6 ore di cammino (che ai nostri ritmi diventano sempre 7-8…)
Dopo la salita si scende verso l’abitato di Prabione e qui si hanno due opzioni: salire al santuario di Montecastello oppure seguire la strada fino a Tignale senza grandi dislivelli.
Visto il caldo afoso abbiamo preferito la seconda opzione, anche se ci hanno riferito che il panorama dal santuario vale la fatica della salita al monte Cas.

aer, piovere, tignale

In questa tappa si incontrano numerosi borghi sulle colline adiacenti il lago di Garda. Si nota che la montagna non è più impervia come lo è stata da Riva fino a Campione. Qui pian piano si inizia a scendere di altitudine, siamo nella fase in cui le montagne lasciano spazio alle colline.
In questi borghi il tempo pare essersi fermato. Complice anche la scarsissima presenza di turisti (e l’ora di punta sotto al sole cocente) i paesi erano completamente deserti.
Sembrava di essere in una fiaba tra viuzze e scorci sul lago di Garda.
Abbiamo preso delle vecchie stradine in mezzo ai campi, a un certo punto il sentiero per Gargnano era così ben segnalato che abbiamo rinunciato a consultare la app.

gargnano

Scendendo attraverso la vecchia strada gardesana siamo arrivati in centro a Gargnano.
La prima impressione è quella di un posto molto chic ed elegante ma con una grande pecca: ci sono veramente troppe auto.
Abbiamo pensato che forse nel centro del paese ne avremmo trovate di meno e invece no, il centro del paese ha macchine parcheggiate ovunque, mentre sorseggi una birra sul lungolago passano in continuazione macchine dietro la schiena.
Gargnano, facciamo qualcosa per favore? Sei un posto incantevole, preservati!
A Gargnano, presso l’imponente villa Feltrinelli, viveva Mussolini all’epoca della Repubblica Sociale di Salò.
Salò sarà la nostra prossima tappa, pronti a seguirci anche lì?

Il consiglio dei #poracciintour

Se vi muovete in autobus in queste zone procuratevi i biglietti prima di salire in bus, al momento non si possono fare a bordo. E non fidatevi delle tabaccherie che vi dicono di farli in autobus: l’autista non ve li farà.

Da Limone sul Garda a Campione del Garda

Del Garda, sul Garda…quanti Garda in questi nomi!
I #poracciingardatour oggi vi portano alla scoperta del lago di Garda, da Limone a Campione, passando per il suggestivo borgo di Tremosine.
Siete pronti a partire?

Tappa n.7: Limone sul Garda-Campione del Garda
Km: 13km
Difficoltà: media (facile la salita-difficile la discesa)

Tremosine

Quando dal 18 maggio hanno dato la possibilità di spostarsi all’interno della propria regione gli igers lombardi si sono concentrati in due luoghi: Limone sul Garda e Tremosine!
Noi che fino al giorno prima nemmeno sapevamo dell’esistenza di questo posto siamo restati affascinati dalle foto che mettevano di questo piccolo borgo a picco sul lago di Garda.
E ci siamo passati in questa tappa! Tremosine in realtà è il comune, il piccolo paese degli instagrammers si chiama Pieve ed è considerato uno dei borghi più belli d’Italia.
Direi che il titolo è meritatissimo e pensate che nel XIII secono Brescia e Trento fecero addirittura una lotta per il possesso di questi luoghi.
Ma ovviamente era per motivi commerciali ed economici, non certo per fare la gara a chi si godeva il panorama migliore sul lago di Garda…
A Tremosine si può ammirare un panorama mozzafiato dalla Terrazza del Brivido, ma a ogni angolo questo borgo regala viste inaspettate.

il sentiero

Per raggiungere Tremosine da Limone sul Garda abbiamo seguito la strada asfaltata, non è stato il massimo come prima parte del percorso.
Bellissimi i panorami sul lago di Garda, ma camminare con le cabrio dei turisti che ti sfrecciano di fianco non è stato rilassante…
Molto meglio la seconda parte del sentiero, da Tremosine in poi, dove ci si addentra finalmente nei boschi.
Da Tremosine il sentiero è piacevole e quasi pianeggiante. Si attraversano prima uliveti e poi si entra decisamente nel bosco.
La discesa invece è molto impegnativa, richiede particolare attenzione perchè il sentiero è a strapiombo. E no, non ci sono altri modi per raggiungere Campione (a meno che non vogliate provare a lanciarvi col parapendio…).
Per fortuna delle corde permettono di aggrapparsi e fare in modo che non voliate direttamente giù nel lago di Garda!
Ma con la dovuta cautela…se ce l’hanno fatta i #poracciintour potete farcela benissimo anche voi!

campione del Garda

Campione è ancora più isolato di Limone sul Garda. Per secoli (fino a inizio Novecento) la sua unica via di comunicazione era il lago di Garda.
Il paese è racchiuso all’interno di alte montagne, se vi guardate indietro dal centro del paese fa impressione e si prova quasi un senso di claustrofobia.
Per secoli Campione basò la sua economia sulle cartiere e una filanda, ma da metà Ottocento l’intera economia della zona entrò in crisi. Intervenne Giacomo Feltrinelli a rilanciare l’economia e diede a Campione quell’aspetto di villaggio operaio che tutt’oggi la contraddistingue.
Oggi però Campione è una località ideale per gli amanti del kitesurf e della vela.
Se Torbole, sulla riva opposta, è il luogo chic dove praticare questi sport, Campione è il luogo hippie.
Basti pensare che pure due come noi sono riusciti a bersi una birretta al club della vela senza essere guardati come alieni!

Ma perchè Campione si chiama così? Pare che derivi da “campestris”, ossia “piano arabile”. Forse perchè era l’unico punto piano in mezzo a queste impressionanti pareti di roccia.

Il racconto della prossima tappa arriverà tra un paio di settimane, la settimana di Ferragosto anche noi chiudiamo per ferie.
A presto!

IL CONSIGLIO DEI #PORACCIINTOUR

Attrezzatevi con bastoncini da trekking, in discesa ci hanno letteralmente salvato le ginocchia!

The Art of the Brick – I Lego a Milano

Siamo due blogger pessimi: domani finisce la mostra “The Art of the Brick” di cui oggi vi raccontiamo. D’altronde siamo poracci, non ci invitano alle inaugurazioni e non siamo sempre sul pezzo sulle mostre del momento. Perdonateci 🙂

The Art of the Brick

La mostra “The Art of the Brick” si è tenuta a Milano, presso la Fabbrica del Vapore. Si tratta di un’esibizione molto particolare: tutte le opere erano costruite con i Lego. Roba da bambini? Assolutamente no! Anzi, ci è parso che i bambini presenti fossero più impegnati a correre in giro che ad ammirare quelle che sono, a tutti gli effetti, delle opere d’arte. Non a caso è definita dalla CNN una delle 10 mostre d’arte imperdibili.
L’artista Nathan Sawaya era un avvocato di New York che la sera, per rilassarsi, dava una forma materica alle proprie emozioni, utilizzando i Lego. Ebbene, un giorno ha mollato il lavoro per dedicarsi completamente ai Lego e a questa nuova forma di arte, tanto legata all’infanzia ma certamente non infantile.
La parte che più ci ha sorpresi è la ricostruzione con i Lego di opere d’arte note a tutti. Di seguito ve ne mostriamo una carrellata. Riuscite a riconoscerle tutte?

THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK

Tutto interamente realizzato con i Lego. Pazzesco, no? E Nathan Sawaya non si è fermato qui, si è cimentato pure con i ritratti!

THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK

Incredibile cosa si possa fare con quei mattoncini! Per noi era già tanto costruire una sottospecie di castello…
E molte delle sue opere trasmettono messaggi sulla società di oggi e sulle emozioni degli esseri umani, è un’arte che veicola messaggi in modo non convenzionale. Un’arte che racconta dell’artista e di tutti noi.

THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK
THE ART OF THE BRICK

Una mostra che, se domani siete dalle parti di Milano, vale davvero la pena vedere 😉
Altrimenti consultate il sito http://www.brickartist.com/upcoming.html per sapere quando sarà la prossima mostra vicino a voi.

Ma l’opera d’arte più maestosa della mostra deve ancora arrivare.
Solo per darvi qualche notizia: circa 2 metri di altezza per 6 metri di lunghezza, 80.020 mattoncini e più di tre mesi di lavoro… la foto dice tutto!

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Il ristorante giapponese

Comunque, diciamoci la verità, siamo andati a Milano anche per provare un ristorante davvero giapponese in Italia. E credeteci, è il primo che abbiamo mai visto, tra tutti quegli all-you-can-eat che si spacciano per giappo. Ogni tanto Emily prova ad ordinare il riso al curry in qualche ristorante che può sembrare giapponese ma il riso colorato di giallo non è il riso al curry che abbiamo mangiato il Giappone.
In questo ristorante (si chiama Sumire e si trova in zona Moscova per chi fosse interessato) abbiamo mangiato un vero riso al curry con tonkatsu (la cotoletta di maiale fritta). Il locale è molto piccolo ma molto giappo, con le seggioline al bancone e la zuppa di miso come contorno. Abbiamo mangiato bene, abbondante e speso poco!
Se ne avete altri da consigliarci siamo tutti orecchie!

Per oggi i poracci vi salutano. In questo post abbiamo messo per la prima volta foto realizzate dalla nostra nuova Canon (presa con gli sconti, ovviamente!), stiamo ancora studiando per usarla al 100%! Seguiteci su istagram per altre foto @ilmondoinunatenda
E soprattutto ricordate che:

THE ART OF THE BRICK

LEI ALLA MOSTRA DEI LEGO

THE ART OF THE BRICK

LUI ALLA MOSTRA DEI LEGO

THE ART OF THE BRICK