Cosa vedere a Viterbo in mezza giornata

Dove è nato il conclave? E perché? Oggi andiamo in gita nel cuore dell’Italia, ti portiamo a scoprire cosa vedere a Viterbo in mezza giornata. Viaggiamo tra palazzi e luoghi del potere, tra fontane e antiche tradizioni folkloristiche. Leggi fino alla fine per scoprire come concludere la tua visita di Viterbo.

LA CITTÀ DI VITERBO

La città di Viterbo sorge su una collina ed è circondata da imponenti mura in pietra. Il colore della città è il grigio: il grigio della pietra locale che troviamo a costruire monumenti, palazzi, chiese e soprattutto tante fontane. La storia di questa città è strettamente legata alla storia di Roma: fondata dai Romani conobbe poi uno sviluppo nel Medioevo e il quartiere medievale secondo noi è la zona più bella del centro storico di Viterbo. Ma ci arriviamo con calma, intanto iniziamo a salire verso il centro.

Accedendo al centro storico ci si trova subito nella piazza della Cattedrale di Viterbo.

Viterbo by night

LA CATTEDRALE DI VITERBO

La Cattedrale di Viterbo è molto bella esternamente, è costruita in stile romanico e la accompagna il campanile laterale bicolore. La Cattedrale è dedicata a San Lorenzo, l’interno è abbastanza spoglio, anche qui la fa da padrona la pietra. Sulle colonne si vedono ancora i danni provocati dai bombardamenti Alleati che colpirono purtroppo anche la Cattedrale di Viterbo.
Per visitare la cattedrale dovete munirvi del biglietto che include anche la visita al Palazzo dei Papi e al museo della Cattedrale, il prezzo è di 9€ e qui potete trovare gli orari di apertura.

Con il biglietto di ingresso alla Cattedrale è inclusa anche la visita al museo della Cattedrale. Qui potete vedere reperti della zona a partire dall’epoca etrusca fino ai più recenti tesori ecclesiastici.

Cattedrale di Viterbo

IL PRIMO CONCLAVE A VITERBO

Dove è stato inventato il conclave, la grande riunione dei cardinali per eleggere il nuovo Papa?
Questa tradizione iniziò proprio a Viterbo a metà del XIII secolo. Il Papa all’epoca non era solo il capo spirituale ma anche un grande capo politico e non era concepibile restare troppo tempo senza una guida. Ciò poteva scatenare rivoluzioni e lotte intestine, il Papa doveva essere scelto tra i cardinali e non c’erano scuse per non farlo.
I cardinali però temporeggiavano, non riuscivano a trovare un accordo e sembravano anche non particolarmente interessati a farlo. I cittadini di Viterbo si stufarono della situazione di instabilità e chiusero i cardinali nella sala del palazzo dei Papi. Li sigillarono dentro chiudendo a chiave, “cum clave”, da cui deriva il termine ancora in uso oggi “conclave”.

Palazzo dei Papi – Viterbo

IL PALAZZO DEI PAPI DI VITERBO

Col biglietto cumulativo di 9€ citato poco fa, potete entrare nel palazzo dei Papi. Entrando girate subito a destra per entrare sulla piccola e pittoresca loggia. Questa loggia è uno dei simboli della città ed è un luogo davvero molto carino! Tornando nel palazzo dei Papi vi troverete in una grande sala dove alle pareti sono raccontate le storie dei partecipanti al primo conclave. Vi renderete conto che i cardinali non erano solo uomini di chiesa, ma importanti possidenti terrieri e nobili, incaricati di partecipare all’elezione del Papa per poter promuovere gli interessi della propria famiglia.

Concludendo la visita al palazzo dei Papi, carino ma abbastanza piccolo e rapido da visitare, si può assistere a un filmato di una rievocazione storica che racconta i giorni del primo conclave.

Palazzo dei Papi – Viterbo

LA MACCHINA DI SANTA ROSA

Dopo aver visitato il palazzo dei Papi e la Cattedrale, proseguite verso il quartiere medievale e immergetevi tra la dura pietra grigia di cui sono costruiti edifici, scale, vicoli e fontanelle. In questa zona troverete il museo dei facchini della macchina di Santa Rosa.
Santa Rosa è la patrona di Viterbo, ma perché ha una macchina? No, non si tratta di un’automobile. Si tratta di un baldacchino gigantesco: alto fino a 28m e pesante fino a 1.500kg su cui viene issata la statua della santa e portata in processione per la città.

Viene portata a spalle dai facchini di Santa Rosa, un centinaio di uomini adibiti a portare la statua in processione tra i vicoli stretti del centro storico.
Vi consigliamo di visitare il museo del sodalizio dei facchini di Santa Rosa situato in via San Pellegrino 60/62, nel cuore del quartiere medievale. L’entrata è gratuita, potete vedere i modellini delle varie macchine che si sono succedute nel corso degli anni e un video vi spiegherà la storia di questa particolare tradizione. Se poi avete domande potete chiedere al facchino presente e vi racconterà un sacco di curiosità!
E potete cimentarvi nel fare il test se siete idonei a diventare facchini: riuscite a tenere sulle spalle 150kg???

Viterbo

LE FONTANE DI VITERBO

Tra le cose da vedere a Viterbo in mezza giornata ci sono sicuramente anche le fontane. A Viterbo infatti ci sono un sacco di fontane, ve ne accorgerete subito girando per la città.
Nacquero nel corso del Medioevo per dare l’acqua alle varie contrade della città. Viterbo sorge in una zona ricca di acqua che gli abitanti iniziarono a usare per gli usi quotidiani ma anche per l’agricoltura e l’allevamento. Perdetevi tra le piazze di Viterbo e cercate di scoprire quante più fontane possibili.

Viterbo

DOVE MANGIARE

Per concludere la vostra visita a Viterbo in mezza giornata vi consigliamo di recarvi a cena in piazzetta Della Morte, al ristorante “Il gargolo”. Qui potete mangiare specialità locali ma anche piatti più moderni. Il servizio è gentile, il locale luminoso e vi segnaliamo anche un ottimo vino della casa.

IL CONSIGLIO DI LUI

Per parcheggiare gratis a Viterbo recatevi alla fine di via del Lazzaretto.

IL CONSIGLIO DI LEI

Mezza giornata è sufficiente per visitare Viterbo e i suoi must, tuttavia trattenetevi in zona più a lungo perché ci sono molti altri posti da vedere nelle vicinanze come Celleno, Sant’Angelo e il bosco di Bomarzo

Borghi insoliti vicino a Viterbo

Oggi vi portiamo alla ricerca di borghi insoliti nelle vicinanze di Viterbo. Esattamente siamo nella zona della Tuscia, dove Umbria, Lazio e Toscana si incontrano. Abbiamo già parlato del borgo di Civita di Bagnoregio, il borgo insolito della Tuscia per eccellenza e di cui trovi le informazioni nel nostro articolo cliccando qui.
Oggi ti presentiamo altri 3 borghi insoliti nei dintorni di Viterbo: un borgo fantasma, un borgo colorato e uno con una statua direttamente dall’isola di Pasqua. Dove si trova? Leggi fino alla fine per scoprirlo.

CELLENO, IL BORGO FANTASMA

Il primo borgo che ti presentiamo è Celleno, un borgo fantasma dove il tempo sembra essersi fermato a quel giorno del 1951 quando il sindaco decretò che il borgo storico di Celleno doveva essere abbandonato e la popolazione poteva trasferirsi nel borgo di Celleno Nuovo.
Perché il borgo storico di Celleno, quello dove si trova il castello, è stato abbandonato? I motivi sono principalmente due. Innanzitutto negli anni Cinquanta la popolazione si stava trasferendo dalla campagna alla città, rendendo il paese poco popoloso. In secondo luogo Celleno si trova su una collina di tufo che è in continua erosione: terremoti e altri fenomeni naturali hanno contribuito a rendere questo borgo instabile.
Nel 1951 fu così deciso che il borgo sarebbe dovuto essere abbandonato. Oggi Celleno è un borgo fantasma ma non per questo è abbandonato, anzi!
Girando per il borgo si può osservare com’era la vita qui prima dell’abbandono. Si può entrare in una casa, studiare gli attrezzi delle botteghe artigiane, osservare gli attrezzi agricoli lasciati sui prati. Un borgo secondo noi da non perdere!
Inoltre, se vi spingete alla fine del borgo (tranquilli, è molto piccolo, non c’è tanto da camminare) potrete ammirare il panorama sui colli circostanti e fare la conoscenza delle mascotte del paese. Trovate infatti due simpatiche pecore adottate dalla pro loco di Celleno.

Celleno

SANT’ANGELO, IL BORGO DELLE FIABE

Eccoci qui nel secondo borgo insolito vicino a Viterbo, il più colorato.
Se Celleno è il borgo fantasma, Sant’Angelo è il borgo delle fiabe. Qui infatti, sparsi per tutto il paese, troverete grandi murales con rappresentate le fiabe più belle.
Proprio come Celleno, questo borgo era destinato a diventare sempre più isolato e fuori dai giri turistici.
I giovani del posto decisero di dare nuova vita al paese, pitturando i primi murales nel 2017. Oggi sono più di 21 murales per 21 fiabe diverse. Prendetevi del tempo per passeggiare e giocare a riconoscere le fiabe che vedete, ma non limitatevi alle vie principali: anche nei cortili più nascosti potrete scoprire piccole chicche colorate.
Abbiamo veramente apprezzato l’inventiva degli abitanti che, da un paese che non offriva prospettive, se le sono create. Veramente un ottimo esempio di riqualificazione, da cui speriamo possano prendere ispirazione altri luoghi, per non farli cadere nell’oblio.

Sant’Angelo

VITORCHIANO, IL BORGO COL MOAI

Il nostro tour tra i borghi insoliti nel Lazio si completa con Vitorchiano, il più scenografico tra i tre borghi indicati in questo articolo. Vitorchiano è così scenografico che fu la scenografia naturale di alcune scene del famoso film di Monicelli “L’armata Brancaleone”. Il paese è a picco su uno strapiombo, al punto che ti domandi come caspita hanno fatto a costruire così.
Ma perché a Vitorchiano c’è un moai, una delle statue dell’Isola di Pasqua? A Vitorchiano troviamo l’unico moai in Italia, scolpito da undici indigeni dell’Isola di Pasqua. Cosa ci facevano qui? Vitorchiano non è propriamente di passaggio per un indigeno dell’Isola di Pasqua. Nel 1990 la RAI propose un gemellaggio culturale. Avevano saputo che i moai dell’Isola di Pasqua, al largo del Cile, si stavano deteriorando, così trovarono un blocco di peperino molto simile al materiale originale. Invitarono qui gli indigeni che lavorarono il blocco solo con asce e scalpelli, seguendo una serie di rituali. Il moai infatti ha anche una forte valenza religiosa e simbolica: protegge e porta prosperità al luogo in cui si trova. Ricordatevi però di non spostarlo mai, altrimenti porterà sfortuna!
Per arrivare al moai di Vitorchiano basta seguire le indicazioni per l’area di sosta dei camper, si raggiunge in meno di 10 minuti a piedi dal centro del paese. Vale assolutamente la pena andarci non solo per il moai, ma anche per il panorama che da lì si ha sull’intero borgo di Vitorchiano.
Vitorchiano, tra i borghi insoliti vicino a Viterbo, è anche famoso per un’altra statua dedicata a un tale Marzio. Marzio era un ragazzo di Vitorchiano che corse a Roma ad avvisare che gli etruschi stavano per prendere il suo paese. Correndo gli si piantò una spina nel piede e infatti è rappresentato nell’atto di togliersi la spina dal piede. Una volta giunto a Roma consegnò il messaggio e poi morì per la fatica e per l’infezione data dalla spina, ma divenne simbolo di fedeltà tra Vitorchiano e Roma.

Moai di Vitorchiano

COME ORGANIZZARE UN TOUR TRA I BORGHI INSOLITI VICINO A VITERBO

Seguiranno informazioni anche su Viterbo, ma nel frattempo ecco qualche consiglio per visitare al meglio Celleno, Sant’Angelo e Vitorchiano. Sant’Angelo dista 15 minuti d’automobile da Celleno che a sua volta dista 20 minuti da Vitorchiano: in una giornata riuscite tranquillamente a visitare tutti e tre questi borghi insoliti. Considerate un’oretta per Celleno, 2 orette per Sant’Angelo e un’altra oretta per Vitorchiano. Sono borghi molto caratteristici e particolari, tuttavia sono anche molto piccoli e si visitano in poco tempo. Poi dipende da voi, da quante foto scattate e se avete un drone da far volare!
In tutti e tre i borghi si trova facilmente parcheggio gratis poco prima dell’entrata nel borgo.

Vitorchiano

DOVE MANGIARE VICINO A VITERBO

A Celleno c’è un ottimo ristorante di cucina locale, chiamato “Le roselline”. Si tratta della classica trattoria italiana in stile anni Ottanta, non aspettatevi i piatti gourmet ma le porzioni e il gusto della cucina della nonna quelli ve li garantiamo! A Sant’Angelo e a Viterbo purtroppo non abbiamo trovato locali aperti, ai primi di gennaio in questi borghi era quasi tutto completamente chiuso.

Sant’Angelo

DOVE DORMIRE VICINO A VITERBO

Per visitare questi borghi insoliti vicino a Viterbo, vi consigliamo di cuore l’agriturismo “Casale di Aquarubra”, situata a un paio di km dal borgo fantasma di Celleno. Per arrivarci c’è una strada sterrata, ma il b&b è completamente isolato in mezzo alle colline, perfetto per qualche giorno di relax.
La camera è grande e pulita, il bagno pulito e dotato di tutto il necessario.
La colazione è spaziale: abbondante, gustosa e il tè viene servito in una teiera che da sola vale il soggiorno.
Noi siamo stati in inverno, ma se andate in estate c’è un grande giardino in cui potete rilassarvi e riposare.
Da segnalare è la presenza di un dolce gatto rosso che verrà a farsi coccolare da voi. Inoltre è presente un cagnolino docile e tranquillo.

Celleno

IL CONSIGLIO DI LUI

Se avete un drone andate a Celleno nel weekend: si può far volare solo in determinati giorni della settimana.

IL CONSIGLIO DI LEI

Cercate di trovare una giornata di sole per visitare questi borghi, è col bel tempo che danno il loro meglio.

Una gita a Civita di Bagnoregio

Benvenuti a un nuovo articolo del nostro blog, oggi vi portiamo a fare una gita a Civita di Bagnoregio.

Civita è chiamata anche “la città che muore”, leggi il nostro articolo per scoprire il motivo.

COME ARRIVARE A CIVITA DI BAGNOREGIO

Nel borgo di Civita di Bagnoregio si può accedere solo a piedi, attraverso un ponte che porta all’antico borgo.
Ma al ponte come ci si arriva? Noi abbiamo lasciato la macchina nel paese di Bagnoregio dove si trova un ampio parcheggio (purtroppo a pagamento). Nel parcheggio è collocato l’ufficio turistico dove puoi procurarti una mappa, il ticket per entrare a Civita di Bagnoregio (5 €) e il ticket del bus (2 € andata e ritorno) per arrivarci.Puoi infatti decidere di raggiungere Civita a piedi in una mezz’oretta, oppure di prendere un bus che in 5 minuti ti porterà all’ingresso del paese. Dal piazzale dove ferma il bus si scende e ci si incammina verso il famoso ponte che porta a Civita di Bagnoregio, quello che appare in tutte le foto di questo borgo.
All’ingresso del ponte vi sarà controllato il biglietto. Vi siete dimenticati di acquistare il biglietto per Civita al parcheggio? Nessun problema, poco prima del ponte si trova un bar che li vende, sempre a 5€.
Lungo tutto il tragitto sul ponte potrai fare infinite foto a Civita di Bagnoregio. 

COSA VEDERE A CIVITA DI BAGNOREGIO 

Una volta arrivati a Civita di Bagnoregio ecco che inizia la tua gita in questo borgo. Si entra dalla porta Santa Maria, proprio alla fine del ponte, e si è catapultati subito in una dimensione diversa. Immagina un posto dove il tempo pare essersi fermato. Gli abitanti sono pochi, gli unici ad affollare il borgo sono i turisti, se però ci andate in bassa stagione potresti essere tu il visitatore solitario. La cosa bella di Civita di Bagnoregio è il borgo in sè, non ci sono particolari monumenti da vedere ma un paio te li voglio segnalare. Recati nella piazza principale e visita la chiesa di San Donato. Questa piazza è il cuore del borgo, qui trovi anche negozi e ristoranti. Non seguire solo la via principale ma prosegui verso il perimetro di questo borgo arroccato. Da lì potrai ammirare i panorami sui calanchi circostanti. Ti segnalo anche il giardino del Poeta, da cui dicono si assista a un meraviglioso panorama, e la casa di Pinocchio, una casa in cui vedere gli attrezzi delle antiche botteghe del luogo.
Tra un paio di paragrafi ti diremo perché non siamo entrati in questi posti.

PERCHÉ CIVITA DI BAGNOREGIO È LA CITTÀ CHE MUORE?

Durante la tua gita a Civita di Bagnoregio ti renderai conto di una cosa importante: la roccia su cui poggia la città sta lentamente sgretolandosi. Civita di Bagnoregio è destinata a scomparire entro i prossimi 800 anni. La valle su cui sorge si sta abbassando, il terreno frana e i terremoti fungono da ciliegina sulla torta. Ma dalla nostra esperienza direi che non si sente un’atmosfera di decadenza o di paura. Il borgo, seppur ormai quasi disabitato, è vivo e ricco di attrazioni per turisti.

COSA NON CI È PIACIUTO

Durante la nostra gita a Civita di Bagnoregio non ci è piaciuta una cosa: si paga per tutto. Vuoi entrare nel borgo? Paghi. Il parcheggio? Paghi. Vuoi visitare un belvedere col panorama sui calanchi? Paghi. La casa di Pinocchio? Paghi. Capiamo benissimo che questo borgo ha bisogno di essere preservato con particolari cure e attenzioni, ma abbiamo trovato assurdo dover pagare per vedere il panorama. E i prezzi di bar e ristoranti sono decisamente sopra la media. Non è un posto #poracciapproved dal punto di vista economico.

VALE LA PENA VISITARE CIVITA DI BAGNOREGIO?

Ok, ma quindi questa gita a Civita di Bagnoregio me la consigli o no? Vi direi un ni.
Sì perché: è un borgo unico nel suo genere, il borgo lassù alla fine del ponte è davvero pittoresco, i paesaggi sono spettacolari.
No perché: molte case nel borgo sono quasi dei ruderi, viene chiesto un contributo per qualsiasi cosa pure per vedere il panorama, è un posto frequentato esclusivamente da turisti e quindi completamente a misura di turista.

UNA GITA AL LAGO DI BOLSENA

La vostra gita a Civita di Bagnoregio può essere combinata con una gita al lago di Bolsena. Bolsena si trova a soli 20 minuti di auto da Civita e vale sicuramente una visita! D’estate concentratevi sulla zona del lungolago e sulla Collegiata di Santa Cristina. In questa chiesa avvenne il miracolo del Corporale, oggi conservato a Orvieto e di cui vi abbiamo raccontato qui. Andate poi su alla Rocca Monaldeschi della Cervara, una fortezza da cui ammirare Bolsena e il suo lago.
Da Bolsena passa un tratto del cammino Italia Coast to coast, un percorso che da Ancona porta a Orbetello, attraversando a piedi il cuore dell’Italia.
Ottimo, ti servono consigli su dove mangiare a Bolsena? A Bolsena fermatevi per un aperitivo o un tagliere da “I sapori del castello”. Consigliatissimi i vini biologici della zona!

IL CONSIGLIO DI LUI

Se vuoi fare delle belle foto a Civita vai la mattina presto, altrimenti troverai un sacco di turisti

IL CONSIGLIO DI LEI

A Bolsena passeggiate sul lungolago per concedervi una passeggiata rilassante nella natura

Orvieto sopra e sotto – Cosa vedere a Orvieto in un giorno    

Oggi virtualmente torniamo al nostro viaggio in centro Italia e partiamo per Orvieto, una città ricca di storia sopra e sotto. In che senso? Nel senso che ci sono cose da vedere sia sopra che sotto la città! Scopriamo insieme cosa vedere a Orvieto in un giorno, con qualche consiglio tattico per un’esperienza completa ma low cost.

PERCHÉ SCEGLIERE ORVIETO

Orvieto è una delle città umbre più grandi. Si trova al confine con il Lazio ma la sua particolarità è data dalla posizione: Orvieto si trova sopra a una rocca. Ciò rende Orvieto ben visibile dalla pianura circostante ma anche permette di godervi un super panorama una volta che siete in cima! È una città indubbiamente nota per il suo duomo, ma non solo. Se scaviamo nell’Orvieto sotterranea troviamo un mondo. La rocca su cui poggia la città è praticamente un groviera, ricco di storia, curiosità e tradizioni antiche. Ma partiamo dalla cosa principale da vedere a Orvieto in un giorno: il duomo.

Orvieto

DUOMO DI ORVIETO

Quando arrivate nella piazza dove si trova il celebre duomo di Orvieto la sua facciata vi lascerà a bocca aperta, e non è solo un modo di dire. Di duomi e chiese in Italia ne abbiamo visti molti e di molto belli: Siena, Firenze, Venezia, Milano, ma questo è per noi il più spettacolare. Qui si fondono mosaici e bassorilievi, guglie e forme arrotondate, il freddo del marmo e il caldo dell’oro. È incredibile come tutto sia perfettamente scolpito e decorato al millimetro. Le forme geometriche che compongono la facciata sono perfettamente armoniche tra di loro e raccontano storie della Bibbia. Sappiamo che in passato la popolazione era analfabeta, le immagini dovevano istruire e non solo decorare. Quindi il duomo è il primo della lista delle cose da vedere a Orvieto in un giorno.

Duomo di Orvieto al tramonto

VALE LA PENA ENTRARE NEL DUOMO DI ORVIETO?

L’interno del duomo di Orvieto invece può risultare leggermente deludente, non tanto perché non sia bello, ma perché dopo l’impatto con la ricca facciata trovarsi in una chiesa abbastanza spoglia fa un certo effetto. Ma non fermatevi alla prima impressione e andate a visitare la cappella di San Brizio e quella del Corporale.
La cappella di San Brizio è stata affrescata prima dal Beato Angelico e poi da Luca Signorelli ed è un bellissimo esempio di arte rinascimentale. Come dicevamo poc’anzi, gli affreschi servivano anche per istruire il popolo, qui troviamo rappresentate varie scene del giudizio universale. Questo tema era ricorrente per spaventare le persone, forzandole a comportarsi bene incutendo il timore dell’inferno.
La cappella del Corporale invece è molto importante per la cristianità in quanto è conservato il corporale che diede origine al Corpus Domini, un reperto del miracolo di Bolsena. Ma cos’è il miracolo del Corporale?

A Bolsena si trovava un sacerdote boemo, tormentato dai dubbi: l’ostia era davvero il corpo di Cristo? Mentre diceva messa a Bolsena l’ostia che teneva in mano iniziò a essudare gocce di sangue che caddero sul corporale. Il corporale fu portato a Papa Urbano IV che istituì la celebrazione del Corpus Domini (corpo di Cristo) nel 1264. Il corporale è il piccolo pezzo di tela che viene usato per l’Eucarestia.
Quindi vale la pena entrare nel duomo di Orvieto? Per noi sì, ma senza aspettative e pronti a lasciarvi sorprendere dall’eleganza di queste due cappelle.         

Entrare nel duomo di Orvieto costa 5€ e il biglietto lo potete fare nel museo situato alla destra del duomo.

L’orario migliore per ammirare la facciata è al tramonto, quando si tinge di rosa.

Duomo di Orvieto

IL POZZO DI SAN PATRIZIO

Dopo aver salutato il duomo di Orvieto dirigiamoci al secondo must delle cose da vedere a Orvieto in un giorno: il pozzo di San Patrizio. Il pozzo era stato voluto da Papa Clemente VII che a metà del XVI secolo decise di costruire un pozzo per rifornire la città d’acqua in caso di assedio. La rocca su cui sorge Orvieto è infatti formata da una roccia porosa e permeabile che assorbe l’acqua. In caso di assedio era quindi fondamentale un pozzo per procurare l’acqua, lo si faceva in città sin dai tempi dei Romani. Il pozzo fu costruito dall’architetto Antonio da Sangallo ed è composto da due rampe elicoidali a senso unico, da un lato si scende e dall’altro si risale. Sulle rampe si aprono delle finestre che aiutano in caso di leggera claustrofobia come nel nostro caso. Attenzione alle vertigini quando vi sporgete!
Il biglietto per scendere nel pozzo costa 5€. Prestate attenzione agli orari in quanto l’apertura segue il ritmo delle stagioni, chiudendo alle 16.45 in inverno e alle 19.45 in estate. Per informazioni più dettagliate potete visitare questo sito

Pozzo di San Patrizio – Orvieto

 QUALI POZZI VALE LA PENSA VISITARE A ORVIETO?

Orvieto non si sviluppa solo sopra la rupe su cui è collocata, ma anche all’interno della rupe.
Oltre al pozzo di San Patrizio, il più famoso e il più scenografico, vi consigliamo di visitare il pozzo della Cava nel periodo natalizio. All’interno abbiamo trovato un vero e proprio presepe, con i personaggi che accompagnano i visitatori lungo il percorso fino alla capanna di Gesù Bambino. La storia del pozzo si fonde così con la storia dei personaggi biblici e i canti natalizi per un’esperienza multisensoriale. Il pozzo della Cava è molto più profondo del pozzo di San Patrizio. Il pozzo della cava non è tra le cose che vi consigliamo di vedere a Orvieto in un giorno (date la precedenza al pozzo di San Patrizio), però è sicuramente da aggiungere come tappa nel periodo natalizio o se avete più tempo a disposizione.

Pozzo della Cava – Orvieto

LA STORIA DI ORVIETO SOTTERRANEA

La rocca su cui sorge Orvieto l’abbiamo definita prima come un grande groviera. Abbiamo deciso di partecipare a una visita guidata di Orvieto sotterranea e direi che questa esperienza è super consigliata tra le cose da vedere a Orvieto in un giorno.

Gli abitanti di Orvieto iniziarono a scavare nella rupe all’inizio del periodo etrusco, nell’VIII secolo a.C. Troviamo infatti una quarantina di pozzi etruschi rettangolari di misura 80x120cm, ossia il necessario per un uomo per salire e scendere senza corde o scale. Si vedono delle tacchette per salire e scendere con le mani e i piedi, un po’ scomodi ma per fortuna erano usati solo in caso di assedio. Fu però nel Medioevo che gli scavi si intensificano per ricreare ambienti di lavoro e luoghi che non avevano abbastanza spazio in superficie. Gli scavi proseguono fino all’inizio del Novecento, poi si bloccano.

Durante la Seconda Guerra Mondiale queste stanze furono un rifugio antiaereo per l’ex ospedale che era situato a pochi passi dal Duomo. In realtà Orvieto non fu mai bombardata grazie alla sua cattedrale, e meno male perché i rifugi antiaerei sotterranei si sarebbero rivelati delle trappole: le rocce sono troppo friabili e non avrebbero resisito.

Solo 38 anni fa gli speleologi di Orvieto recuperano cavità, attrezzandone qualcuna per i turisti. 

Negli anni Ottanta ci fu un terremoto con ripercussioni all’interno della rupe di Orvieto e all’esterno la roccia iniziava a sgretolarsi e a franare. Vennero stanziati dei fondi per il consolidamento della rupe, i lavori durarono 30 anni ma oggi Orvieto sotterranea è completamente in sicurezza.

Orvieto sotterranea

CHE ATTIVITA’ SI SVOLGEVANO SOTTO LA CITTA’ DI ORVIETO?

All’interno della rocca ci sono 1200 cavità sotterranee censite, sono tutte grotte artificiali scavate a mano. Solo poche cavità sono adibite alle visite turistiche, la maggior parte delle cavità sono inesplorate e molte sono proprietà private: si tratta delle cantine delle abitazioni di Orvieto.

La nostra visita inizia da una cavità di proprietà della chiesa di Santa Chiara, una cavità risalente al 1350. Si tratta di un frantoio a trazione animale, attivo fino alla fine del Seicento. Quest’attività si svolgeva sotto terra perché c’era una temperatura costante tutto l’anno di 14-15 gradi.
Qui sotto c’erano anche cave di pozzolana, un materiale friabilissimo derivato dalle esplosioni della lava e utilizzato per fare la malta. Si vede dove veniva cavato il materiale perché si notano ancora delle nicchie e dei pilastri di sostegno che andavano lasciati dopo aver estratto la massima quantità possibile

In seguito si entra in una colombaia, i piccioni erano allevati sotto terra e utilizzati come risorsa di cibo o di guadagno. Ad oggi il piccione è ancora il piatto tipico di Orvieto. Riconosciamo le colombaie perché ci sono piccole nicchie nel muro, una nicchia per ogni coppia di piccioni. Potevano uscire a procurarsi il cibo e sapevano esattamente dove tornare, infatti le colombaie erano tutte sul lato esterno della rupe perché avevano bisogno di finestre.
Nel 1628 il Papa impone di chiudere le finestre con le grate per un motivo bizzarro: gli abitanti lanciavano le immondizie dalla rupe e il Papa aveva timore che i nemici potessero entrare in città arrampicandosi sui cumuli di immondizie. In realtà di notte si contrabbandavano merci dalle finestre della rupe, per evitare i dazi che l’ingresso ufficiale dalla città avrebbe imposto.

Ma qui sotto c’erano anche vasche per conciare le pelli, nicchie dove appoggiare le candele e vasche di acqua per gli animali. Qui si conservava anche il cibo per via della temperatura costante durante tutto l’anno.

I biglietti costano 7€ e si acquistano in piazza del Duomo, presso l’ufficio turistico. Prenotate in anticipo l’orario della vostra visita.

Orvieto sotterranea

DOVE MANGIARE A ORVIETO

 Per un pasto veloce vi consigliamo assolutamente la macelleria Roticiani. Situata in piazza Sant’Angelo, vi farà dei gustosi panini farciti al momento con ciò che preferite. E sappiamo bene che con i salumi in Umbria ci sanno fare! Il prezzo è molto economico e potete anche servirvi con un buon bicchiere di vino casalingo dalla botte posta all’entrata. Nella piazzetta c’è qualche tavolo per sedersi.

Per cena vi consigliamo “La buca di Bacco”. Qui assaggiate gli umbricelli, pasta tipica umbra che assomiglia ai bigoli, conditi con funghi e salsiccia! Annaffiate con un bicchiere di rosso della casa et voilà la cena perfetta!

Duomo di Orvieto

DOVE DORMIRE A ORVIETO

 A Orvieto ci siamo trovati bene all’hotel Oasi dei Discepoli.

È situato 2km fuori dal centro storico, in un posto tranquillo e da cui si gode un bel panorama sulla città.
È il classico hotel italiano: gestito bene, curato, forse un po’ vecchiotto ma comunque pulito e soprattutto con un’ottima e abbondante colazione (la nostra cosa preferita degli hotel!)

Panorama da Orvieto

INFORMAZIONI UTILI PER VISITARE ORVIETO

Dove parcheggiare gratis a Orvieto? Non proprio gratis ma con 1€ al giorno, potete lasciare la vostra automobile al parcheggio “Ex caserma”. Da lì siete a due passi dal centro per seguire le nostre indicazioni su cosa vedere a Orvieto in un giorno.

IL CONSIGLIO DI LUI

Per una foto della città di Orvieto nella sua interezza fermatevi lungo la strada Regionale 71 Ter all’altezza del ristorante “Terrazza Farnese”.

IL CONSIGLIO DI LEI

Perdetevi per i vicoli e le piazze di Orvieto, scoprite gli angoli nascosti lontani dalle principali attrazioni turistiche

Cosa vedere a Vinci, il paese natale di Leonardo

Oggi ti portiamo alla scoperta di cosa vedere a Vinci, il paese natale di Leonardo, proprio il famoso scienziato del XV secolo!
Vinci si trova in Toscana, tra le morbide colline tra Pistoia, Prato ed Empoli. E proprio dalle sue morbide colline partiamo per scoprire cosa c’è da vedere a Vinci.

LE COLLINE CANTANO

Vinci è nota per essere il paese natale di Leonardo da Vinci e abbiamo avuto la grande fortuna di visitarlo il primo weekend di dicembre, in bassissima stagione e con poche persone. Il caso ha voluto che fosse anche un bellissimo weekend di sole! A Vinci ci è venuta in mente una frase del cartone “Le follie dell’imperatore”. Avete presente quando Pacha mostra all’imperatore Kuzco il suo villaggio e dice “quando il sole si trova in questa posizione le colline cantano”? Se non lo avete presente ve lo lasciamo linkato qui da recuperare (e recuperate assolutamente “Le follie dell’imperatore”, se non lo avete visto dovete farlo!).
Ecco, noi siamo arrivati a Vinci la mattina presto, con una leggera foschia ma un fresco sole. Le colline erano di un verde vivido che contrastava con l’azzurro freddo del cielo. Una leggera nebbiolina avvolgeva nel mistero le colline in lontananza, separandone i verdi dall’azzurro. Vinci sa essere veramente una cartolina sulle colline circostanti. La vista migliore? Dalla casa natale di Leonardo da Vinci!

Colline toscane

LA CASA DI LEONARDO DA VINCI

Tra le cose da vedere a Vinci c’è sicuramente la casa di Leonardo, in località Anchiano.
Si tratta della casa dove nacque e visse nel periodo dell’infanzia il famoso pittore e scienziato del Rinascimento.
La casa inizialmente era di proprietà del convento dei Frati dei Servi di Firenze. Ser Piero da Vinci, padre di Leonardo, era un notaio che lavorava spesso per questo convento. Ser Pietro divenne proprietario di questa casa, situata sulle colline poco sopra il nucleo centrale del paese. Qui si dice che nacque suo figlio Leonardo ma, sebbene della proprietà della famiglia Vinci abbiamo una certezza, del luogo esatto del parto non abbiamo certezza.  Anche se ci sono delle lettere del nonno di Leonardo che avvallano questa teoria. Leonardo era figlio illegittimo, avuto da ser Pietro con Caterina, una donna di servizio.
Nella casa natale di Leonardo da Vinci potete vedere due piccole stanze in cui un Leonardo in formato ologramma vi racconterà la sua storia.
Inoltre, se chiedete al personale, potrete fare anche foto e video della casa dall’alto con un drone, l’importante è che le immagini non siano per scopi pubblicitari.

Casa natale di Leonardo da Vinci

LA VILLA DEL FERRALE

Una volta visitata la casa, con lo stesso biglietto, potete recarvi alla villa del Ferrale. Si trova lungo la strada che da Anchiano, dove è situata la casa natale di Leonardo, porta giù al paese di Vinci. È una magnifica strada tra uliveti e prati. Presso la villa del Ferrale, una villa ottocentesca in cui soggiornò addirittura Garibaldi, si può assistere a una particolare mostra sull’arte pittorica di Leonardo. Qui trovate le riproduzioni in scala 1:1 dei suoi quadri principali: la Gioconda col suo sorriso enigmatico, la misteriosa Vergine delle Rocce, la dolce armonia di Sant’Anna, la Vergine e il bambino o la celeberrima Ultima Cena. Immaginate di fare un tuffo nella sua arte, vederne l’evoluzione a ogni pennellata. Potete avvicinarvi, studiarne i particolari e, se avete la fortuna che non ci siano altri turisti, il custode avrà del tempo per raccontarvi qualche storia sui dipinti. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di poter entrare in una galleria da cui ammirare il panorama sui giardini e sul paese di Vinci. Una tappa breve, ma assolutamente da non perdere!

Mona Lisa – riproduzione

IL MUSEO DI LEONARDO

Dopo queste due prime cose da vedere assolutamente a Vinci, la casa natale di Leonardo e la villa del Ferrale, recatevi finalmente al vicino paese di Vinci.
Al museo leonardiano potete entrare nel vivo di ciò che è stato Leonardo da Vinci per la scienza! Troverete i prototipi delle sue macchine per il volo o per la tessitura, per misurare o per costruire. Addirittura Leonardo era stato in grado di progettare un rudimentale ascensore. Troviamo anche una sezione dedicata a Leonardo e ai suoi studi dell’anatomia umana da cui traeva ispirazione per creare i suoi macchinari e i loro ingranaggi.
Il museo è diviso in due sezioni diverse sparse per il paese ma raggiungibili in pochissimi minuti a piedi. La prima si trova all’interno della Palazzina Uzielli, mentre la seconda parte è situata nel Castello dei Conti Guidi.

Museo di Leonardo da Vinci

IL CASTELLO DEI CONTI GUIDI

Raggiungibile in due minuti a piedi dalla Palazzina Uzielli, questo castello ospita la seconda parte del museo leonardiano di Vinci. Anche qui troviamo prototipi di macchinari per il volo, studi di ingegneria idraulica, macchinari da guerra ma anche curiosi sistemi per misurare. Pensate che è presente una carriola/misuratore: si riempiva di un certo numero di sassolini e si sapeva quanti piedi era lungo il giro della ruota. Ogni giro si apriva un buco attraverso il quale cadeva dalla carriola un sassolino. Contando poi i sassi rimasti si risaliva a quanti ne erano scesi, quindi a quanti giri la ruota aveva fatto e quindi a quanti piedi corrispondeva la distanza percorsa dalla carriola.
In questo luogo non fermatevi al museo ma salite sulla terrazza (è incluso nel biglietto). Da qui godrete di un panorama a 360 gradi su Vinci, sulle sue colline che cantano e potrete immaginare ciò che vedeva Leonardo da Vinci!
Infatti qui il panorama non è stato intaccato dall’eccessiva urbanizzazione degli ultimi anni, le colline sono ancora ricche di ulivi e di natura, possiamo davvero immaginare di vedere il mondo circostante con gli occhi di uno scienziato del Rinascimento.

Vinci dall’alto

INFORMAZIONI PRATICHE PER VISITARE I MUSEI DI LEONARDO

Per visitare la casa natale di Leonardo, la villa del Ferrale e il museo leonardiano potete fare un unico biglietto.
Le biglietterie sono presso la casa di Leonardo e il museo leonardiano, mentre alla villa del Ferrale non c’è una biglietteria. Il nostro consiglio è di prenotare sempre prima il vostro posto online selezionando l’orario per voi più comodo.
Una volta in loco potete acquistare i biglietti in biglietteria esibendo la vostra prenotazione. Il biglietto intero per tutti e tre i luoghi costa 11 euro.
La casa natale di Leonardo è aperta dalle 10.00 alle 19.00
La villa del Ferrale è aperta dalle 10.30 alle 17.00
Il museo leonardiano è aperto dalle 10.00 alle 19.00
I parcheggi nei pressi delle attrazioni turistiche sono gratuiti e abbastanza ampi.

Escavatrice progettata da Leonardo da Vinci

LA FESTA DELL’UNICORNO

Ogni estate a Vinci si svolge la tradizionale festa dell’unicorno. Cos’è? Siamo mica impazziti? Praticamente il centro storico di Vinci diventa la location perfetta per un grande raduno cosplay.
I biglietti per l’evento, che quest’anno sarà dal 29 al 31 luglio, sono già online!
Costano 12 euro (+commissione) per l’intera giornata, 7 euro (+commissione) se invece andate vestiti da cosplay fatto bene! Noi ci stiamo pensando, dev’essere veramente fighissimo un raduno cosplay all’interno di un borgo medievale e con attorno le magiche colline toscane! Partiamo insieme?

Vinci

DOVE MANGIARE

Per mangiare dell’ottimo cibo toscano a Vinci dovete assolutamente andare all’enoteca “con vinci”. Abbiamo mangiato una buonissima ribollita, un gustoso tagliere di crostini con salse locali e un saporito spezzatino di cinghiale. La cameriera è stata bravissima nel proporci dei vini da abbinare ai piatti. Ci ha fatto assaggiare tre vini locali, uno più buono dell’altro, prima di decidere. Inoltre (unico posto in cui ci è capitato!) ci ha riempito i bicchieri una volta finito il vino perchè “dovete ancora finire di mangiare, ecco un altro po’ di vino”. E non ci è stato fatto pagare nessun secondo giro! Cortesia, bontà, tradizione e simpatia: se passate da Vinci venite qui a mangiare! E se poi vi è piaciuto ciò che avete assaggiato, c’è anche un angolo con prodotti tipici da poter portare a casa, a prezzi onesti.

Casa natale di Leonardo da Vinci

IL CONSIGLIO DI LEI

Andate sulle colline la mattina presto, prendetevi del tempo solo per gustarvi il panorama

IL CONSIGLIO DI LUI

Prima di tornare a casa compratevi dell’olio, quello buono!

Cosa vedere in un giorno a Pistoia, la Santiago de Compostela d’Italia

Oggi vi portiamo con noi a scoprire cosa vedere in un giorno a Pistoia, la Santiago de Compostela d’Italia.
Leggi fino in fondo per scoprire cos’hanno in comune Pistoia e Santiago de Compostela, prima però partiamo con un po’ di storia toscana. Pronti per salire a bordo? Andiamo!

BREVISSIMA STORIA DI PISTOIA

La storia di Pistoia non è tanto dissimile da quella di altre città toscane: fondata dai Romani, conquistata dai barbari, diventata libero comune e per finire assoggettata a Firenze. Sotto il governo della ricca famiglia dei Medici, Pistoia divenne un importante centro culturale e artistico i cui tesori sono ancora oggi visibili a ogni angolo della città. Basta camminare con gli occhi ben aperti per notare l’arte in ogni dove: chiese, torri, piazze, statue, addirittura ospedali. Ma di questo parliamo tra un paio di paragrafi, intanto scopriamo cosa vedere in un giorno a Pistoia!

Palazzo Pretorio – Pistoia

LA CATTEDRALE DI SAN ZENO O DI SAN JACOPO?            

Il cuore della città è senza dubbio la grande piazza del Duomo, dove per secoli il potere ecclesiastico e quello secolare hanno convissuto più o meno pacificamente. È proprio da qui che vi consigliamo di partire con le cose da vedere in un giorno a Pistoia. La cattedrale è dedicata a San Zeno ma al suo interno si trova una reliquia preziosissima di un altro santo, il santo protettore di Pistoia: San Jacopo! Sì, proprio Santiago, quello famoso in Spagna di cui ci sono numerosi cammini (e se vuoi sapere quale scegliere ecco la nostra guida per te). Nella cattedrale si trova un gigantesco reliquiario fatto dai migliori orafi toscani tra il XII e il XIV secolo, a cui ha collaborato anche Filippo Brunelleschi. Nel reliquiario si trova un pezzo del cranio di San Jacopo, arrivato fin qui dalla Spagna per concessione straordinaria del vescovo di Santiago de Compostela che riconobbe la devozione di Pistoia per San Jacopo. Come mai la città è così devota a Santiago? Continua a leggere per scoprirlo.

Cattedrale di San Zeno

BATTISTERO E PALAZZO PRETORIO

Sulla piazza del Duomo troviamo altri edifici importanti per la storia della città di Pistoia. Esattamente di fronte alla cattedrale di San Zeno troviamo il battistero di San Giovanni in Corte, costruito dalla bottega di Andrea Pisano e con al centro una fonte battesimale risalente al XIII secolo. Il battistero è alto, imponente, freddo e spoglio, la pianta è ottagonale e sormontata da una cupola. All’interno si trova anche un piccolo negozio di souvenir della città, molti a tema cammino di Santiago.
Uscendo e guardando alla sinistra del battistero troviamo il tribunale, luogo del potere legislativo. Di fronte al tribunale si trova invece il Palazzo Pretorio, sede del Comune e del museo civico di arte antica.
Vi consigliamo una visita di sabato in cui la piazza del Duomo è animata da un vivace mercato.

Battistero di San Giovanni in Corte

PIAZZA DELLA SALA

E a proposito di mercati, se siete amanti delle bancarelle non potete perdere piazza della Sala! Qui giornalmente si svolge il mercato della frutta e della verdura, imperdibile tra le cose da vedere a Pistoia in un giorno. Al centro si trova un pozzo chiamato Pozzo del Leoncino per via di un leone posto in cima che sorregge il simbolo di Firenze. Se ricordate infatti Pistoia era assoggettata a Firenze. Attorno alla piazza ci sono numerosi ristoranti e botteghe dove gustare un panino col lampredotto o una schiacciata. Ma piano piano ci arriviamo, continua a leggere per sapere cosa mangiare a Pistoia, anche se ti fermi solo un giorno.

Piazza della Sala

L’OSPEDALE DEL CEPPO

A Pistoia, in pieno centro, si trova un ospedale davvero particolare, sicuramente da annoverare tre le cose da vedere in un giorno a Pistoia. Si tratta dell’ospedale del Ceppo, sulla cui facciata si trovano delle graziose decorazioni in terracotta. Spiccano come colori il bianco e l’azzurro, simbolo degli artisti Della Robbia che decorarono allo stesso modo la facciata dell’ospedale degli Innocenti a Firenze. L’ospedale del Ceppo è così chiamato per un motivo leggendario e uno reale. Quello leggendario è che qui fiorì un ceppo per segnalare dove costruire l’ospedale. Quello reale è che c’era un ceppo di legno cavo per mettere le offerte. A voi la scelta!
L’ospedale fu attivo durante l’epidemia di peste nera nel Trecento, molti decisero di lasciare la loro eredità all’ospedale, che si trovò quindi con numerosi fondi per far decorare le facciate dai migliori artisti dell’epoca.
All’interno dell’ospedale era stata istituita una nota scuola di medicina di cui oggi restano alcune tracce nel museo dei ferri chirurgici, il laboratorio di farmacia e il teatro anatomico.

Ospedale del Ceppo

LA SANTIAGO DE COMPOSTELA D’ITALIA

In un giorno a Pistoia è possibile notare infiniti richiami al cammino di Santiago e a Santiago de Compostela. Addirittura la famosa conchiglia stilizzata gialla, simbolo del cammino di Santiago, sventola sul campanile della cattedrale. L’origine di questo legame è presto detta: correva l’anno 849 e i pistoiesi erano terrorizzati all’idea che i saraceni potessero invadere la loro città. Si affidarono così a San Jacopo che evitò l’assalto dei saraceni mantenendo libera la città di Pistoia. Nacque così una forte venerazione verso San Jacopo che divenne anche il santo patrono della città. Nel corso del Medioevo, da Pistoia si poteva partire per il cammino di Santiago, chiedendo protezione prima di incamminarsi. E qui si tornava anche a ringraziare il santo perché il pellegrinaggio era andato a buon fine.
Tutto ciò ha contribuito al gemellaggio tra Pistoia e Santiago de Compostela. Quest’ultima donò alla città toscana un cippo originale del cammino di Santiago, che potete vedere all’angolo tra piazza del Duomo e via degli Orafi. È l’unico cippo del cammino di Santiago presente in Italia.

Cippo del Cammino di Santiago

COSA MANGIARE A PISTOIA

A Pistoia potete approfittarne per mangiare tutto ciò che di buono offre la cucina toscana. Carne in abbondanza, ma anche gustosi legumi. Tutto annaffiato da ottimi vini o genuine birre artigianali. Il panino con il lampredotto (uno dei quattro stomaci dei bovini) è un must! Ma se prendete un qualsiasi tagliere di affettati e formaggi non potete sbagliarvi! Per chi non ama la carne invece consigliamo la ribollita (zuppa di pane raffermo e verdure) o la zuppa di ceci.

Tagliere di salumi toscani

DOVE DORMIRE VICINO A PISTOIA

A 40 minuti da Pistoia si trova l’agriturismo “Cascina de Fagiolari”. Le camere sono davvero spaziose e circondate da un bel giardino. Ma la cosa migliore qui è la cucina: concedetevi una gustosa fiorentina e chiedete un consiglio per il vino migliore da abbinare, non resterete delusi!
Il B&B si trova sulle colline a 10 minuti d’auto da Montelupo Fiorentino, borgo della ceramica che vi consigliamo per una breve passeggiata.

IL CONSIGLIO DI LUI

Se avete tempo organizzate una degustazione di vino su queste colline!

IL CONSIGLIO DI LEI

Se non amate il vino potete organizzare una degustazione d’olio, anche questo è un must della zona

Cosa visitare a Bassano del Grappa

Oggi vogliamo darvi dei consigli su cosa visitare a Bassano del Grappa, non fermandoci al famoso ponte degli Alpini, simbolo della cittadina, ma perdendoci nelle sue piazze e soprattutto conoscendo la sua, a tratti triste, ma pur sempre coraggiosa, storia. E soprattutto rispondendo alla più spinosa delle domande: è nata prima la grappa o Bassano del Grappa?

COSA VisitaRE A BASSANO del grappa

Bassano è piccolina e per visitarla è sufficiente mezza giornata. Vi consigliamo però di prendervi del tempo anche per assaggiare alcune specialità tra cui la grappa Bassanina e lo spritz.
Il tour di cosa visitare a Bassano del Grappa non può che iniziare dal Tempio Ossario, il sacrario militare che si trova sul limitare del centro storico. Qui sono sepolti 5.405 soldati, ognuno col proprio nome. Non si tratta dei soldati morti sul monte Grappa, ma di coloro che perirono negli ospedali di Bassano a seguito delle ferite riportate. Numeri che fanno accapponare la pelle, se questi sono solo i feriti dell’ospedale…
La visita prosegue con Porta Dieda che è ciò che resta di un castello eretto nel Trecento. Oggi sulla porta resta un leone di San Marco, segno di fedeltà alla Repubblica di Venezia.
Ma anche in un altro luogo di Bassano è possibile notare la fedeltà della cittadina alla Repubblica di Venezia. Si tratta di Piazza della Libertà, un tempo chiamata Piazza dei Signori e su cui è presente una colonna con il leone di San Marco. Tutte le città che erano assoggettate alla Repubblica di Venezia avevano una piazza dei Signori con il simbolo della Serenissima.
Piazza Garibaldi è molto vicina a Piazza Libertà e qui si teneva anticamente il mercato della frutta e della verdura, ciò le diede per molto tempo il nome di Piazza delle Erbe.

IL PONTE DEGLI ALPINI

Non ha bisogno di presentazioni il ponte degli Alpini di Bassano, noto per la celebre canzone degli alpini “sul ponte di Bassano là ci darem la mano e un bacin d’amor”. Ditemi che la conoscete anche voi!
E un articolo che parla di cosa visitare a Bassano del Grappa non può non citarlo! È chiamato anche Ponte Vecchio (per la sua età, pensate che risale al 1209!) o ponte degli Alpini perché lo attraversavano gli alpini prima di recarsi a combattere sul massiccio del Grappa.
Il ponte è stato da poco restaurato, noi siamo partiti carichi di entusiasmo: wow, lo vedremo appena rinnovato! Ma siamo sfigati forever e abbiamo beccato l’unico giorno in cui il ponte era chiuso al passaggio del pubblico, a causa di un concerto.
Ma partiamo con un po’ di storia: il ponte originale del 1209 è stato distrutto più volte da guerre e piene del fiume Brenta. Nel corso del Cinquecento il famoso architetto veneto Andrea Palladio (quello delle ville venete) progettò un nuovo ponte che restò fedele alla struttura originale, seppur con qualche innovazione. Il ponte crollò nuovamente, sempre per cause belliche o piene del Brenta. Il ponte di Bassano che vediamo oggi risale al 1948 ma è stato rimaneggiato più volte in questi anni (l’ultima nel periodo 2019-21) per garantirne stabilità e sicurezza.

GLI ALPINI E BASSANO

Bassano e gli alpini sono legati a doppio filo sin dai tempi della Prima Guerra Mondiale. Già dal 1915 infatti, Bassano era il punto di partenza per gli alpini che andavano a combattere sul massiccio del Grappa, era l’ultima città che salutavano, l’ultimo avamposto prima della battaglia. La città si organizzò già all’inizio della guerra e accolse con fierezza il suo ruolo di primo avamposto nelle retrovie: molte donne iniziarono a creare abiti per i soldati, vennero istituiti ospedali e tutto quanto fosse necessario per i combattenti aiutare i combattenti al fronte.
Tutto ciò si nota ancora oggi a Bassano poichè molte vie, piazze e monumenti hanno dei nomi che evocano la Prima Guerra Mondiale: viale Diaz, piazzale Cadorna, piazza Libertà, il monumento al generale Giardino, il Tempio Ossario e il parco ragazzi del 99. I ragazzi del (18)99 sono stata l’ultima annata chiamata alle armi durante questa sanguinosa guerra, quando nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, mancarono all’appello 300.000 soldati che dovevano essere assolutamente sostituiti.

UN CONSIGLIO DI LETTURA

La storia per come la insegnano a scuola a tratti può risultare un elenco di date da memorizzare senza però comprendere quando la storia si sia poi riflettuta nella vita di tutti noi. Per questo amiamo leggere libri che parlano di storia, ma raccontata dal punto di vista delle persone comuni, dei poracci come noi. A proposito della Prima Guerra Mondiale e del massiccio del Grappa ci sentiamo di consigliarvi il libro “La guerra dei nostri nonni”, di Aldo Cazzullo. Si tratta di una serie di racconti di persone comuni, sia soldati sia abitanti delle retrovie, sia uomini che donne, sia vincitori che sconfitti. È un libro crudo che racconta la guerra a 360 gradi, un libro forte e basato esclusivamente su testimonianze reali, per questo secondo noi è assolutamente da leggere (anche per capire quanto siamo fortunati oggi, nonostante tutti i limiti del nostro tempo).

È NATA PRIMA LA GRAPPA O IL MONTE GRAPPA?

Alleggeriamo questa cupa atmosfera con una domanda in perfetto stile #poracciintour : è nata prima la grappa o il monte Grappa?
Bassano del Grappa deve il suo nome al monte Grappa che si trova proprio alle sue spalle, ma da cosa deriva il monte Grappa?
Probabilmente l’origine del nome del monte Grappa è dovuta al termine prelatino krapp che significava roccia.
Quindi anche l’etimologia della grappa, la celebre acquavite, deriva dalla roccia? Ebbene no, sorpresa! E doppia sorpresa: la grappa non è nata a Bassano del Grappa o in Veneto, bensì a Salerno! La grappa si chiama così da graspo (grappolo) di uva, dal cui distillato di vinacce (le bucce dell’uva) si ricava l’acquavite.

IL CONSIGLIO DI LUI

Per ammirare da lontano cosa visitare a Bassano del Grappa recatevi sul ponte Diaz per una visione panoramica della città. Da qui seguite il corso del Brenta fino al celebre ponte di Bassano. Poi fermatevi per qualche scatto nel punto panoramico a ridosso del ponte.

IL CONSIGLIO DI LEI

Per un tuffo nella storia visitate il Tempio Ossario. Funge da Sacrario Militare durante la settimana, mentre la domenica diventa a tutti gli effetti una parrocchia. È visitabile gratuitamente quindi una visita è più che raccomandata!

Cosa vedere a Marostica

Siamo pronti per fare un giro in provincia di Vicenza? Oggi vi portiamo a scoprire cosa vedere a Marostica, un piccolo borgo famoso per avere una scacchiera al centro della sua piazza principale. E questa scacchiera è tutt’oggi utilizzata per una partita di scacchi viventi! Ma in che senso? Continua a leggere per scoprirlo!

COSA VEDERE A MAROSTICA IN UN GIORNO

Un tour di Marostica non può che iniziare dalla piazza principale e dalla famosa scacchiera che conferisce alla città il nome di “città degli scacchi”.
In un giorno si può girare tranquillamente tutta la cittadina, salendo addirittura lungo le mura che costeggiano la collina per godere del panorama dall’alto.
Vi consigliamo anche di fermarvi a sorseggiare un aperitivo nella piazza principale e poi cercare il ristorante più adatto ai vostri gusti, ma sappiate che il prodotto tipico della zona è la famosa ciliegia di Marostica.
Il periodo migliore per visitarla è quindi maggio-giugno!

MAROSTICA

La storia della città di Marostica segue le vicende dell’area veneta passando nel corso dei secoli sotto varie dominazioni (romani, ostrogoti, bizantini, longobardi, repubblica di Venezia, Francia, Austria, Francia, Austria – ripetizione voluta) fino all’ingresso nel Regno d’Italia a partire dal 1866. Il Veneto infatti entrò nel Regno d’Italia tra le ultime regioni, dopo la III Guerra d’Indipendenza.
La città di Marostica si riconosce a distanza, grazie alla sua collina su cui si inerpicano le mura scaligere, dove si può salire per scorgere in lontananza l’altopiano di Asiago.
Sulla piazza, opposto al castello, si trova il palazzo del Doglione. Una volta era la sede dove si raccoglievano i dazi dei mercanti di passaggio, oggi è la sede di una banca.
Il castello di Marostica è diviso in due: castello superiore e inferiore.
Quello superiore è quello che si trova sulla collina, raggiungibile percorrendo le scalinate della cinta muraria. Il castello inferiore si trova nella piazza degli scacchi ed è da qui che consigliamo di iniziare la visita, per avventurarsi nella storia.

IL CASTELLO

Il castello scaligero è uno dei must tra le cose da vedere a Marostica! La sua struttura ricorda altri castelli scaligeri presenti nell’area compresa tra Verona e Vicenza, come il castello di Soave, borgo noto per la produzione dell’omonimo vino.
Fu fatto edificare nel XIV secolo e nel corso del tempo le sue funzioni erano principalmente commerciali ma non difensive, come l’imponente cinta muraria potrebbe far pensare.
Appena si entra ci si trova nella corte d’armi da cui una scala permette di accedere al piano superiore. Qui il mastio, alto 34m, è il protagonista della scena e con la sua imponenza mette un po’ di soggezione. D’altronde fino a quasi 100 anni fa veniva utilizzato come carcere.
All’interno vanno assolutamente visitate la sala del Consiglio con i suoi affreschi trecenteschi e la sala del Camino, dove poter avere un assaggio di com’era la vita nel castello in epoca veneziana e successivamente palladiana.
Vale la pena poi salire fino al cammino di ronda per godere del panorama sulla cittadina.
Infine scendendo si incontra la sala della partita a scacchi, oggi adibita a museo di questa importante rievocazione storica.

GLI SCACCHI VIVENTI

Ma veniamo ora alla tradizione per cui Marostica è famosa nel mondo: la sua tradizionale partita degli scacchi viventi.
Leggenda narra che nel 1454 due baldi giovani, Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara, fossero entrambi innamorati della bella Lionora, figlia del Castellano di Marostica. Il Castellano decise di concedere la mano di Lionora a chi avesse vinto una partita a scacchi. La partita si svolse nella piazza principale e ancora oggi circa 600 figuranti in costume rievocano la partita a scacchi.
Tra re e regine, cavalli e pedoni, torri e alfieri, non ci si risparmia una mossa. Allo sconfitto comunque non andò malissimo: prese in sposa Oldrada, la sorella minore di Lionora.

Assistere alla rievocazione non è particolarmente economico ma sicuramente suggestivo: i prezzi dei biglietti variano dagli 80 ai 40€, dipende dal posto a sedere e dallo spettacolo a cui volete assistere.
L’evento si svolge tradizionalmente il secondo fine settimana di settembre degli anni pari, ovviamente con il covid la pianificazione è stata eccezionalmente rivista. Ci auguriamo che dal 2022 tutto torni alla normalità!

DOVE MANGIARE

I principali ristoranti e bar di Marostica si affacciano sulla centralissima piazza degli scacchi.
L’osteria Madonnetta offre piatti tipici della tradizione tra cui bigoli, trippe, polenta, coniglio e l’immancabile baccalà alla vicentina.
Per un pasto più rapido e leggero vi consigliamo il PiBi Cafè dove gustare specialità locali. Essendo stagione di ciliegie abbiamo mangiato un hamburger con pane alle ciliegie e una fresca birra sempre al gusto di ciliegie.

IL CONSIGLIO DI LUI

Non fatevi spaventare dai 7 piani per salire all’interno del mastio. A ogni piano scoprirete nuove informazioni sul castello, tra storia e leggende sarà interessante!

IL CONSIGLIO DI LEI

Non fate i pigri come abbiamo fatto noi dando la colpa ai 33 gradi: salite anche al castello superiore!

Cosa fare due giorni in Val di Non

Bentornati sul nostro blog, oggi partiamo per una delle valli più belle d’Italia. Vi raccontiamo cosa potete fare due giorni in Val di Non, nota soprattutto per le mele ma ricca di sentieri nella natura e di storia.
Tra santuari, castelli e una natura travolgente, partiamo per questa avventura in Val di Non!

IL SENTIERO DI SAN ROMEDIO

Per arrivare al santuario di San Romedio si affronta un sentiero panoramico abbastanza semplice ma da affrontare con la dovuta attrezzatura (niente infradito ma scarpe da trekking).
Si parte dal paese di Sanzeno dove è abbastanza facile trovare un posto dove lasciare l’automobile (parcheggiate nei parcheggi prima della piazza e un po’ defilati: è gratis!). Nella piazza centrale troverete i primi cartelli che indicano il sentiero.
La prima parte si snoda tra meleti (siamo pur sempre in Val di Non!) e boschi, mentre poi si arriva alla parte più caratteristica: il percorso nella roccia. Qui prestate attenzione alla testa se siete alti ma non dimenticate di sporgervi (non troppo!) per ammirare il panorama del canyon.
Pensate che questo sentiero, forse il più celebre della Val di Non, era un antico canale di irrigazione per i campi della valle. Molti sentieri in Val di Non si chiamano “lez” ed erano proprio antichi canali che dalle montagne portavano l’acqua a valle.
Qualche informazione tecnica: il sentiero è lungo 2,7km e il dislivello è di soli 70m, quasi tutti nella salita finale prima del santuario. In inverno il sentiero è chiuso. Se siete amanti dell’arrampicata a metà sentiero troverete una parete attrezzata.

IL SANTUARIO DI SAN ROMEDIO

Una volta in cima si arriva al santuario di San Romedio dove potete vedere addirittura un orso!
Questo santuario risale all’anno Mille ed è composto da 5 chiese costruite una a ridosso dell’altra, tutte di epoche diverse, collegate da una lunghissima scala (molto ripida, state attenti). La sua grande particolarità è di trovarsi in cima a uno sperone roccioso.
Cosa c’entra un orso? La leggenda narra che San Romedio doveva recarsi dalla Val di Non a Trento, per omaggiare il vescovo della città. Diede ordine di sellare il cavallo ma il cavallo venne sbranato da un orso. Romedio non si scompose e chiese di sellare l’orso. Miracolosamente l’orso accettò e divenne mansueto. Nacque così la leggenda che portò i frati del santuario a prendersi cura degli orsi in difficoltà e che non possono essere inseriti nel loro habitat naturale a causa di esperienze passate.
Oggi troviamo infatti Bruno, un orso che veniva sfruttato come fenomeno da baraccone e che ha sempre vissuto la sua vita in cattività. I frati francescani di questa oasi di pace della Val di Non hanno accettato di prendersene cura e oggi Bruno ha spazio per le sue necessità e qualcuno che si prende sempre cura di lui.

CASTEL THUN

Per un’ultima sosta in Val di Non prima di rientrare in autostrada, vi consigliamo Castel Thun, situato nei pressi di Vigo di Ton. Dal Medioevo questo castello fu la residenza della famiglia Thun, in origine di cognome però facevano Tono (da cui il nome Vigo di Ton), tedeschizzarono poi il cognome in Thunn che rimase con due N fino al 1926.
Il castello nacque inizialmente come fortezza militare, grazie alla sua  posizione dominante sulla valle: prima una torre, poi degli edifici per i soldati, poi altri edifici, poi le mura, poi le torrette, poi il castello in una serie di aggiunte che danno a castel Thun quella sua aria fiera e imponente.
Un brevissimo sentiero vi accompagna dal parcheggio all’entrata attraverso la cinta muraria. Un consiglio: seguite la cinta muraria e affacciatevi perché a ogni angolo il panorama sulla Val di Non è semplicemente mozzafiato.
Entrate nel castello (attenzione: per il biglietto serve la prenotazione online tramite il sito, biglietto intero 8 euro) e camminate tra le sue stanze dove ancora oggi si percepisce la presenza della famiglia. No, non stiamo parlando di fantasmi! Semplicemente le sale sono allestite come se i membri della famiglia Thun dovessero tornare da un momento all’altro: cucina pronta, tavola apparecchiata, letto in ordine. È un castello vivo, da scoprire, fatto in modo che si possa percepire come si svolgeva qui la vita di questa ricca famiglia.
Pensate che i Thun possedevano così tante terre che si vantavano di poter viaggiare dalla Val di Non fino a Trento senza mai uscire dai propri possedimenti.

IL LAGO SMERALDO

Non vi piace visitare castelli né camminare lungo i sentieri? Ecco un’altra idea di cosa fare in Val di Non in due giorni: andate a fare una passeggiata al Lago Smeraldo.
Non servono presentazioni al colore di queste acque e, seppure il lago sia veramente piccolo e si giri facilmente in meno di mezz’ora, da qui si snodano numerosi sentieri. Vi consigliamo di seguire il rumore dell’acqua che vi porterà a una cascata.
Da qui scendete lungo lo stretto canyon del Rio Sass e gustatevi una fresca passeggiata nei boschi durante la quale incontrerete anche un pittoresco mulino.
Un altro mulino lo troverete anche alla fine del sentiero, nel piccolo borgo di Fondo.
Tornate poi al lago e gustatevi un buon piatto al ristorante proprio a ridosso del lago.

Lago Smeraldo Val di Non

DOVE DORMIRE

Per una notte da sogno in Val di Non dovete assolutamente andare all’hotel Panorama di Malosco! Sarete accolti con gentilezza e le camere, in perfetto stile trentino, sono grandi e confortevoli.
Inoltre a diposizione trovate una piscina, un idromassaggio, una palestra e un centro benessere.
Ma il vero fiore all’occhiello di questo posto per noi è stata la cena e soprattutto la torta di mele! Per cena ci siamo trovati un menu trentino doc: canederli, stinco, polenta di Storo, contorno di verdure a buffet e per concludere la torta di mele più soffice e gustosa che si possa immaginare!

val di non

IL CONSIGLIO DI LUI

Portatevi una coperta per un pic nic attorno al Lago Smeraldo!

IL CONSIGLIO DI LEI

Portatevi il costume e la cuffia per utilizzare la piscina dell’hotel e rilassarvi nell’acqua bollente dell’idromassaggio.

Cosa mangiare e bere a Napoli

Napoli è una città affascinante ricca di storia e tradizioni.
Ne abbiamo già parlato abbondantemente qui ma oggi parleremo del fiore all’occhiello di Napoli: la cucina.
Cosa mangiare e bere a Napoli? Tra pizza, dolci e bevande c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Golfo di Napoli

Caffè Gambrinus

Benvenuti nel caffè storico di Napoli, dove fermarvi per gustare una deliziosa tazzuriella.
Il nome di questo locale devira dal leggendario re delle Fiandre Fiandre Joannus Primus. L’interno è riccho di statue e quadri di artisti napoletani di fine ‘800. Fu infatti aperto ufficialmente nel 1890 e da subito il successo fu strepitoso.
Il prefetto di Napoli però ne ordinò la chiusura nel 1938, con un’ordinanza nella quale dichiarava il caffè Gambrinus covo di antifascisti. Il locale fu riaperto nel 1952 ed è uno dei locali più famosi d’Italia, nonchè membro Associazione Culturale Locali Storici d’Italia.
Se siete curiosi sul loro sito ci sono un sacco di indicazioni sulle prelibatezze partenopee.
Ideale per una tappa a colazione!

Pizza, pizza fritta e montanara

Partiamo da un must per il pranzo:  la vera pizza napoletana.
Pensate che le prime notizie riguardo il consumo di pizza a Napoli risalgo addirittura all’inizio del Settecento. Ma le sue origini sono ben più antiche, pensate che già gli antichi greci usavano mangiare un “pane appiattito”.
La più famosa è sicuramente la pizza margherita, creata nel 1889 da un pizzaoiolo che la dedicò alla regina Margherita di Savoia.
E a Napoli la pizza fu da sempre cibo del popolo. Andava bene per i poracci come noi perchè era un piatto veloce, economico e facilmente mangiabile per strada nelle pause del lavoro.
Oggi la troviamo anche fritta o col cornicione ripieno. Il nostro consiglio è di provarle tutte, non si può scegliere la più buona!
Noi non possiamo che consigliarvi la pizzeria 400 Gradi, poco dopo essere entrati nei Quartieri Spagnoli.

Pizza fritta
Pizza Margherita

Cuoppo e fritti (e la mitica frittatina di pasta)

Restiamo nell’ambito del cibo di strada, tanto caro ai napoletani e con una lunga storia alle spalle. Infatti i lavoratori, i popolani, i poracci insomma, non avevano molto tempo  per mangiare tr un lavoro e l’altro, nè molta disponibilità economica.
Nacquero così i primi cuoppi, ossia un cartoccio con dentro fritti di diverso tipo. A Napoli avete solo che l’imbarazzo della scelta per quel che riguarda il cuoppo. Lo potete infatti chiedere di mare o di terra, ogni locale ha però degli ingredienti diversi per i vari cuoppi. I più comuni sono calamari, pesce azzurro, crocchette, arancini ma il nostro consiglio è: pescate a caso e cercate di scoprire cosa si cela sotto la pastella. A Napoli il fritto è così buono che non copre il gusto dell’ingrediente principale, almeno nei posti che abbiamo provato noi.
Tra questi fritti particolare è la frittatina di pasta, anche questo è un piatto di origine popolare. Ricetta: prendi la pasta del giorno prima, raccogli gli avanzi del frigo, ricopri di pastella e friggi tutto. Spaziale!

Cuoppo

Pesce

Come ogni città di mare che si rispetti, a Napoli si può mangiare un pesce che è la fine del mondo!
Gustoso, succoso, polposo: a Napoli il pesce può essere mangiato in tutti i modi.
Che lo preferiate grigliato o con la pasta, che siate fan dei crostacei o dell’orata sarete comunque soddisfatti dalla incredibile qualità e dalla maestria dei napoletani nel preparare dei piatti deliziosi.
Il nostro consiglio? Affidatevi al pescato del giorno, sia per un effetto sorpresa sia perchè avrete la certezza della freschezza

Babà e sfogliatelle (riccia/frolla)

Vogliamo passare al dolce? Noi abbiamo avuto un incontro molto impegnativo durante la prima colazione a Napoli. Prendiamo una sfogliatella che sembrava un pasticcino mignon. Appena la prendiamo in mano ci rendiamo conto che pesa come il ferro, ha un peso specifico elevatissimo! Secondo voi quanta crema c’era dentro? Tantissima e ben compatta. Ma prima di averla ci hanno fatto una domanda a cui non eravamo preparati: riccia o frolla?
Dovete sapere che le sfogliatelle si dividono in queste due categorie. Le ricce si preparano con pasta sfoglia, le frolle con, ovviamente, pasta frolla.
La sfogliatella nacque in un convento nei pressi di Amalfi: era avanzata della pasta e, non sapendo cosa farne, fecero un ripieno con zucchero e frutta secca.
Ma se la sfogliatella è la regina dei dolci partenopei il suo re è indubbiamente il babà.
Il babà nacque in Polonia per colpa di un monarca un po’…sdentato. Infatti, non riuscendo a mangiare bene fece imbebere il babà nel tokaji, creando il tipico dolce immerso nel liquore che conosciamo oggi (anche se ora il liquore è il rum).
Facendo il giro dalla Polonia alla Francia, giunse a Napoli nel XIX secolo e divenne un dolce tradizionale della città.

Sfogliatella

Sprizt limoncello e limoncello

Come sapete noi siamo fan dello spritz ma quando siamo in viaggio ci adattiamo al 100% alle abitudini alimentari locali. E a Napoli è stato facile farlo!
Ma con lo spritz? Abbiamo trovato lo spritz al limoncello fatto con limoncello prosecco e soda. È ideale come aperitivo soprattutto nelle giornate calde perchè rinfresca con il limone ma al contempo ha quel brio giusto da aperitivo. L’abbinamento ideale per lo spritz al limoncello? Sicuramente un buon cuoppo di fritti misti.
E per concludere gli abbondanti pasti napoletani vi consigliamo un bicchierino di limoncello, fresco e digestivo.

Sprizt limoncello

IL CONSIGLIO DEI PORACCIINTOUR

Attenzione alle porzioni! A Napoli si mangia bene ma soprattutto tanto!
Le porzioni che abbiamo trovato noi erano sempre ottime e abbondanti, come si usa dire. Tenetene conto al momento dell’ordinazione per non rischiare di avanzare prelibatezze, sarebbe uno spreco…

Ci siamo dimenticati qualche piatto? Scrivicelo nei commenti!

A presto, sempre su questi schermi!