Losanna – dove l’arte è a ogni “cantone”

Dopo la nostra tappe alle Nazioni Unite, ci siamo diretti a Losanna. Per questa ultima tappa del nostro tour della Svizzera abbiamo scelto una domenica, il giorno dopo un festivo (l’Epifania).
Se già avevamo trovato molti locali chiusi perchè gli svizzeri le vacanze natalizie le prendono sul serio, immaginate quanto abbiamo girato per trovare un posto dove mangiare. Ma Losanna ha riservato molte sorprese (a ogni “cantone” ahah!), soprattutto per le strade.

ARTE&ARTE

Losanna ha una vita artistica decisamente notevole. Basti pensare che nella nostra passeggiata abbiamo incontrato innumerevoli teatri e gallerie d’arte, ma anche senza pagare un biglietto l’arte si respira per tutta la città. Principalmente si tratta di opere moderne che di primo impatto pensi:”Cosa c’entrano qui?”. E invece è proprio la loro collocazione “fuori posto” che le rende perfettamente integrate con la tipica cittadina svizzera.

NOTRE DAME

A Losanna siamo saliti al duomo, situato poco sopra la città.
Come vi abbiamo già ripetuto altre volte le chiese protestanti sono abbastanza spoglie, senza troppi affreschi. Compensano però con vetrate coloratissime e soprattutto con l’immancabile albero di Natale. Anche il duomo di Notre Dame di Losanna infatti non ha fatto eccezione.
Dalla collinetta del duomo si può assistere a un bel panorama sulla città, ma il cielo era troppo grigio e il ventro troppo freddo per godercelo al 100%.

MERCATINI&MUSEI

Arrivati al cuore della Losanna antica (da cui si sale verso il duomo) abbiamo trovato un mercatino delle pulci enorme. Praticamente l’unica attività commerciale aperta quel giorno!
Dalla piazza siamo andati a dare un’occhiata al Palais de Rumine dove si trovano ben 4 musei e un paio di biblioteche. Non abbiamo fatto nessuna visita approfondita, avevamo solo mezza giornata per visitare la città prima del ritorno.

quattro CURIOSITA’ su losanna

Curiosità n.1: attenzione ai parcheggi di Losanna. Ci siamo infilati in un parcheggio super conveniente, peccato che la tariffa fosse per 15 minuti e non per un’ora.

Curiosità n.2: Losanna è chiamata anche “la San Francisco svizzera”, per i terrazzamenti e le ripide colline, ma anche per la vivace vita culturale.

Curiosità n.3: La Svizzera si chiama così dal canton Svitto (Schwyz), situato a est di Lucerna. Il nome è ufficiale dal 1803, ma già nel 1291 il canton Svitto aveva preso parte alla fondazione della confederazione elvetica.

Curiosità n.4: a Losanna ha sede il Comitato Olimpico Internazionale

Con questo post finisce il viaggio in #nonèunpaeseperpoveri dei #poracciintour

Attraversando il tunnel del San Bernardo (mentre fuori nevicava) siamo arrivati nuovamente in Italia. Da Aosta siamo tornati a casa, distrutti ma sempre con gli occhi pieni di cose belle!

A breve le ultime foto (di Losanna) sulla nostra pagina Facebook: https://www.facebook.com/ilmondoinunatenda/

E a breve si parte per un altro viaggio #staytuned

Ginevra, la capitale dell’ONU

Arrivare a Ginevra è stato come entrare in un’altra Svizzera, molto più europea. Abbiamo iniziato a sentre le prime parole in francese e a vedere le prime indicazoni per le istituzioni internazionali.
Avete presente quelle che si studiano e poi si incontrano sui giornali? Proprio loro, in mattoni e persone!

Ma bando alle ciance, ecco i nostri appunti su Ginevra

CATTEDRALE E MUNICIPIO

Il giorno selezionato per visitare Ginevra era il 6 gennaio e i nostri amici svizzeri hanno ben deciso di riposarsi, per trovare un bar in cui fare colazione abbiamo camminato una mezza mattinata…Anche la sera prima avevamo scarpinato un bel po’ prima di trovare aperta solo una…pizzeria!

Prima tappa: Cathédrale Saint-Pierre.
Se a Zurigo aveva predicato Zwingli, qui abbimo incontrato Giovanni Calvino (il fondatore del calvinismo, non l’Italo de “Il barone rampante”). La cattedrale è utilizzata ancora oggi per le assemblee cittadine e in effetti a vederla da fuori non sembra una classica chiesa.
Classico è certamente il portico che ricorda i templi greci,ma la chiesa ricorda più un “patchwork” di stili e pezzi aggiunti in epoche diverse. Ha un certo non so che che ricorda le cattedrali gotiche francesi e merita sicuramente uno stop, anche per il panorama dai giardini dietro al campanile.

Proseguendo siamo andati a curiosare in comune, dove nella sala Alabama è stata sancita la nascita della Croce Rossa Internazionale nel 1864.

L’ONU E LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI

Con un autobus dal centro città siamo comodamente arrivati alle Nazioni Unite.
In questo palazzo si decidono le sorti del mondo, non è una cosa super wow?
Qui fanno quello che i #poracciintour sognano di fare da sempre: prendere le nazioni che non vanno d’accordo e dire: “dai, ora datevi la mano e facciamo tutti pace”. Un po’ utopico? Forse,ma i sogni sono gratis, quindi possiamo ancora permetterceli😉

Nella piazza davanti al palazzo dell’ONU si trova la statua di una sedia con gamba rotta. Fu fatta per ricordare la convenzione di Ottawa sulle mine antiuomo. Ginevra pullula di ricordi di convenzioni e trattati, non sapete quanti ricordi accademici sono riafforati. Emozionante, se contiamo che nel raggio di pochissimo ci sono sedi di tutte le principali organizzazioni internazionali, tra cui Unicef, organizzazione mondiale per il commercio, telecomunicazioni, proprietà intellettuale e chi più ne ha più ne metta.

Il tutto affiancato da un enorme parco (e tantissimi poliziotti anche in borghese a controllare le mosse di tutti)

MUSEO DELLA CROCE ROSSA

A pochi passi dal Palazzo delle Nazioni e superata la statua di Gandhi si trova il Musée de la Croix Rouge.

Diviso in 3 settori è stato molto toccante oltre che davvero interattivo. Ci sono diversi percorsi da seguire: difendere la dignità umana, ricostruire i legami familiari, rischi legati ai cambiamenti climatici e focus sull’attualità.

Noi abbiamo iniziato dal ricostruire i legami familiari, entrando nell’area espositiva attraverso una porta fatta di catene. L’audioguida racconta come durante le guerre di fine Ottocento (la Croce Rossa è nata in seguito alla battaglia di Solferino, quando il filantropo svizzero Jean Henry Dunant che casualmente passava di lì si rese conto che mancava completamente un’assistenza medica ai soldati) si riusciva a collegare i feriti al familiare che richiedeva notizie tramite dei cartoncini con dati identificativi.

Attraverso registri e cartoncini abbiamo provato anche noi a collegare il militare ferito alla sua famiglia, come facevano le donne durante le guerre: scrivevano poi alla famiglia circa le condizioni del soldato e permettevano così ai due di iniziare una corrispondenza, seppur difficile ma di indubbio conforto. Questi sistemi sono stati poi adeguati ai mezzi di comunicazione più tecnologici e ancora oggi la Croce Rossa funge da ponte tra feriti in guerra (o rapiti, o prigionieri, o dispersi) e i familiari che chiedono notizie. Appoggiando la mano su alcune persone rappresentate in uno schermo esse raccontavano la loro storia, più andavamo avanti e più ci rendevamo conto che non sappiamo nemmeno quanto fortunati siamo.

Nell’area dedicata a difendere la dignità umana si raccontava di come la Croce Rossa sia sempre in pole position nelle guerre. C’è un bombardamento? Ancor prima che finisca queste persone (eroi forse è più adatto) vanno a recuperare feriti, curandoli sul posto o portandoli agli ospedali più vicini. Ancora di più ci siamo resi conto delle nostre fortune e delle nostre sicurezze, ma soprattutto di quanto questi aiuti in zone di guerra siano preziosi.

La parte relativa ai cambiamenti climatici e all’attualità le abbiamo perse perchè il museo ormai doveva chiudere (17, orario svizzero!). Forse meglio così, avevamo già sofferto abbastanza.

IL LAGO E I PARCHI

Ginevra ha tantissimo verde da offrire, anche in pieno inverno la gente corre sul lungolago e passeggia nel Jardin Anglais. Qui un orologio di fiori segna l’ora (ovviamente esatta) e poco più in là si può ammirare il famosissimo Jet d’Eau.

Lungo il lago di Ginevra si trova un cartello che ricorda il luogo in cui l’imperatrice Sissi è stata assassinata da un anarchico italiano ma anche il famoso hotel in cui alloggiava, il Beau Rivage.

DOVE MANGIARE A GINEVRA

Se parliamo di mangiare e bere, Ginevra risente indubbiamente delle influenze francesi. Al punto che siamo andati a fare un ottimo aperitivo al Bains de Paquis, un piccolo porticciolo che si allunga nel lago. Un ottimo bicchiere di vino, la città con le sue luci, seduti per terra a 2 passi dal lago: come finire la vacanza in modo migliore?

A pranzo però non ci eravamo fatti mancare la specialità svizzera per eccellenza: la fonduta! Con piccole patate e un pezzo di pane era una delizia.

Per concludere a Ginevra non mancano nemmeno le birre: dopo un giro immenso per la città siamo approdati in una birreria dove abbiamo per la prima volta sentito gli svizzeri un po’ più rumorosi rispetto al solito.

Ultimo appunto: a Ginevra abbiamo trovato lo Starbucks più caro della storia degli Starbucks ( #nonèunpaeseperpoveri)

LEI A GINEVRA

LUI A GINEVRA

Berna

Berna è probabilmente la città più scomoda che si possa immaginare. Si trova infatti arroccata su due colline abbastanza ripide, collegate da ponti e da ascensori. Per complicare ulteriormente le cose è anche “abbracciata” dal fiume Aare. Capitale della Confederazione Elvetica (per i poracci come noi comunemente chiamata Svizzera), vi portiamo oggi alla scoperta dei suoi monumenti.

UN PO’ DI STORIA

Capitale dal 1848, Berna è stata fin dal Medioevo uno dei pilastri della Confederazione Elvetica.
Il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO per come, ancora oggi, sia un ottimo esempio di architettura e arte medievale. A Berna infatti ci si ritrova in un’altra dimensione: ogni dettaglio rimanda al Medioevo. Ci sono personaggi in abiti medievali appesi ai cornicioni, sulle fontane, disegnati sui muri, praticamente è la città delle statuine 🙂

LA CATTEDRALE, I PALAZZI GOVERNATIVI E LO ZYTGLOGGE

Per arrivare al Münster (la cattedrale) abbiamo attraversato il centro. E, come ci era già capitato in altre città svizzere, ci siamo sentiti un po’ a spasso nel tempo.
Tra chiese medievali, palazzi e fontane siamo arrivati al Münster.
Come le altre chiese protestanti non è particolarmente decorata, quello che ci ha sorpresi (ma non troppo) è stato trovare tantissimi simboli del potere comunale in chiesa. Sarà che negli anni d’oro della Riforma le chiese erano centro di potere sia spirituale che temporale?
Le vetrate sono molto belle, non come la Frauenmünster di Zurigo, ma comunque impressionanti.
Una nota sulle chiese protestanti che abbiamo visitato: a parte la Frauenmünster di Zurigo sono tutte a ingresso libero (sebbene #nonèunpaeseperpoveri) . E secondo noi è così che dovrebbe essere la visita in chiesa: gratis (#poracciintour)

Proseguendo nella nostra visita siamo passati davanti al parlamento svizzero.
Elegante e austero, ordinato e pulito, è stato proprio come ce lo aspettavamo: svizzero :p

Infine lo Zytglogge. Dal nome non capite cos’è? Bene, nemmeno noi l’avevamo capito.
Si tratta della torre dell’orologio, funziona con lo stesso meccanismo dal 1530 e in passato veniva usata per calcolare le ore di cammino tra Berna e le altre città della Confederazione.

LE STRANEZZE DI BERNA

Berna ci ha colpiti per 2 stranezze (oltre ad essere arroccata su due colline belle ripide):
1-le reti per evitare suicidi lungo la Promenade
2-i negozi/bar/locali sotterranei. Ogni tanto si aprono delle porte sotto ai portici e, scendendo dalle scale si incontrano negozi e locali di ogni genere.

L’ATMOSFERA DI BERNA

Berna, oltre al clima medievale di cui abbiamo già parlato, ha un’atmosfera felice. Come per il Liechtenstein, è come se lì non potesse succedere niente di male.
La città è vivace, la gente parla ma regna comunque il silenzio e la tranquillità.
Berna è anche una città a misura di tutti, vi raccontiamo un piccolo aneddoto.

Davanti al palazzo del governo avevano allestito una pista da pattinaggio sul ghiaccio. Lì abbiamo visto pattinare una bambina in sedia a rotelle, grazie a una specie di sci su cui incastrare le ruote. Che dire? “La necessità aguzza l’ingegno”, diceva un nonno saggio 🙂

UNA PICCOLA CURIOSITA’

Leggenda narra che Berna prenda il nome da Verona, proprio la città dei #poracciintour.
Ai tempi dei Goti Verona era infatti chiamata Bern dai tedeschi di allora (nome che pare derivi da “ansa, curva”, come quella che fa l’Adige a Verona). Re Teodorico, il cui castello domina la città, era infatti conosciuto dai suoi contemporanei come Dietrich von Bern.
In cimbro, lingua parlata da ormai pochissime persone delle montagne veronesi, la città di Verona si chiama tutt’oggi Bern.

Lucerna

Lucerna non era nei piani di viaggio. Era però sulla copertina della nostra guida turistica, ci siamo domandati dove fosse quel posto fighissimo e così abbiamo deciso di aggiungere una breve tappa. Ciò ha comportato una lunga giornata di viaggio: partenza da Zurigo, stop a Lucerna, stop a Berna e arrivo per la sera a Ginevra.

VIAGGIO NEL CUORE DELLA SVIZZERA

Lucerna si trova in mezzo alle Alpi, sembra quasi che le montagne innevate facciano da scudo e da corona alla città e al suo lago, creando uno spettacolo meraviglioso. Costeggiando infatti il lago con la sua romantica passeggiata, siamo arrivati al centro storico e al famoso ponte di legno. Era tutto un “oooooh” di meraviglia!

IL KAPELLBRUECKE

Simbolo di Lucerna e copertina della nostra guida è proprio il Kapellbruecke con la sua torre (chiamata Wasserturm). Il ponte fu fatto costruire in epoca medievale con una forma particolare (a un certo punto fa una “curva a gomito”) per poter resistere alla forza del fiume. Questo ponte ha due particolarità: è interamente di legno ed è coperto. Nelle volte ci sono degli affreschi che rimandano a temi classici del Medioevo come il commercio, i santi e la danza della morte.

Purtroppo un incendio ha distrutto buona parte del ponte e dei pannelli affrescati, ciò che vediamo oggi sono per la maggior parte restauri.

UNA CITTA’ MAGICA

Lucerna è forse la città che ci è piaciuta di più. Oltre al ponte ci sono numerose chiese (una su tutte la chiesa di san Pietro che è quasi a ridosso del ponte) ed edifici riccamente decorati.
Passeggiando per il centro storico si incontrano tantissime facciate decorate e affrescate principalmente con scritte gotiche o disegni di stampo medievale. Numerosi sono i simboli delle corporazioni (Lucerna era un crocevia di commerci) e i richiami a un passato di opulenza e ricchezza.

Dopo di ciò siamo dovuti fuggire per 2 motivi: il parcheggio era molto caro e Berna ci attendeva 🙂

LUI A LUCERNA

LEI A LUCERNA

Zurigo

Man mano che ci si avvicina a Zurigo si entra in un’altra dimensione di Svizzera rispetto al paesaggio alpino che fino a quel momento ci aveva accompagnati. Autostrade più larghe, grattacieli, luci: è decisamente una città di dimensioni notevoli.
Siamo andati diretti al nostro Airbnb a dormire e riposare le nostre ossa distrutte dall’umidità patita alle cascate del Reno.

INIZIA L’ESPLORAZIONE

La mattina seguente eravamo pronti e carichi per iniziare l’esplorazione della città!
Abbiamo fatto un biglietto giornaliero per i mezzi pubblici (valido 24 ore reali, ossia utilizzabile fino alla mattina seguente) un po’ caro, ma ci ha permesso di muoverci in piena tranquillità nonostante il brutto tempo. Caro sì, ma con un rapporto qualità-puntualità-frequenza-prezzo davvero eccellente. Svizzeri proprio.
Abbiamo iniziato il giro partendo da Niederdorf, o Doerfli per gli zurighesi. Si tratta di un quartiere di negozietti, bar, viuzze e ristorantini un po’ bohemien.
Spostandoci verso la riva del fiume abbiamo trovato numerosi palazzi delle gilde, le “nonne” dei sindacati. Nate come associazioni per riunire le diverse categorie produttive, oggi molte sono converite in ristoranti. A Zurigo l’atmosfera è legata principalmente a due cose: le gilde col potere che avevano nella gestione della città e la Riforma protestante.

LA RIFORMA PROTESTANTE

Zurigo ha avuto un ruolo importante nella Riforma protestante, grazie anche alla predicazione di Huldrych Zwingli che radicò la Riforma alla città elvetica.
Simbolo di ciò è l’imponente duomo, il Grossmünster. Sorto su quelle che pare fossero le tombe dei santi Felice e Regola (patroni della città) è un edificio alto, maestoso ma nel contempo spoglio. Come vi avevamo già raccontato, nelle chiese protestanti non ci sono decori, la parte più importante è il pulpito, da cui il pastore legge le Sacre Scritture. Per Zwingli dovevano essere lette ai fedeli in tedesco (e non in latino) e senza spiegazioni da parte del clero.

KUNSTHAUS

Siccome la pioggia non ci mollava abbiamo deciso di dedicare qualche ora all’arte. Ci siamo incammintai verso la Kunsthaus, un vero tempio dell’arte dal Settecento ad oggi. C’erano tutti: Canaletto, i fiamminghi, i pittori svizzeri, Van Gogh, Cezanne, Matisse, Rodin, Mirò, Balla, Degas, Picasso. Emozionante! L’unica pecca é che non c’è un percorso da seguire, ci si sente un po’ “persi”. Ma un vero must!!!

LE VETRATE DI CHAGALL

Dopo il museo siamo andati alla Frauenmünster, famosa per le vetrate colorate di Chagall.
La chiesa, fondata nel 800 d.C., era in origine un monastero di monache benedettine che per numerosi anni hanno avuto un forte potere non solo religioso ma anche secolare. Fino alla riforma di Zwingli, quando la chiesa è restata “solo” una normale chiesa (con una statua gigante di Carlo Magno nella cripta). Negli anni ’70 Marc Chagall realizzò delle bellissime vetrate nel coro e un rosone, sono così magnetiche che non si può fare a meno di studiarne ogni dettaglio. D’altronde la super audioguida (inclusa nel biglietto di ingresso a soli 5 franchi) ci ha spiegato il significato di ogni frammento di vetro ma senza mai risultare noiosa. Poichè all’interno della chiesa non si potevano fare foto vi invitiamo a cercarne qualcuna su Google, saranno 2 minuti ben investiti.

A SPASSO PER ZURIGO

Finalmente aveva smesso di piovere, così ci siamo concessi una rinfrancante cioccolata calda da Spruengli (rientra a pieno titolo nelle migliori mai assaggiate!) e una passeggiata per la città.
Stavolta potevamo guardare oltre l’ombrello.
Siamo andati in Banhofstrasse, la via dei negozi di lusso e delle banche. Sapete che i banchieri svizzeri sono soprannominati “gli gnomi di Zurigo”? A noi sono venuti subito in mente gli gnomi della Gringott! Siamo andati a cambiare dei soldi in stazione e ci ha servito un ragazzo che sembrava proprio uno gnomo. Coincidenze? :p

dove mangiare a zurigo

Abbiamo cercato un posto dove fare aperitivo e siamo tornati a Niederdorf, dove abbiamo trovato una bettola minuscola. Ci hanno chiesto comunque 12 franchi di 2 birre piccole, da un locale con un’atmosfera così easy non ci aspettavamo certo prezzi da grand hotel (ma d’altronde #nonèunpaeseperpoveri).
Poi abbiamo cercato un luogo in cui cenare e ci siamo fermati vicino al lago per una cena tipica zurighese. Per lei Zueri Gnaetschle, ossia vitello con funghi e roesti di patate. Per lui cordon bleu (altissimo e ricolmo di formaggio buono, mica le sottilette che troviamo nel cordon bleu del supermercato) con verdure e patate. In totale di 72 franchi. Poteva andare peggio…

Siamo tornati in tram al nostro Airbnb, un tram pulito, puntuale, silenzioso sebbene affollato.
Zurigo, tra moderni grattacieli e un centro storico che sembra uscito dal Medioevo, ci ha lasciato davvero un bel ricordo.

LA CENA DI LEI

LA CENA DI LUI

Le cascate del Reno

Poco distante dalla città di Sciaffusa si trovano le meravigliose cascate del Reno, Reihnfall ad essere “svizzeri”

CASTELLO DI LAUFEN

Dopo aver pagato la modica cifra di 5 franchi siamo entrati al parco delle cascate dal castello di Laufen. In questo piccolo angolo di paradiso esiste anche un ostello.

Dal castello si scende verso le cascate e, con la pioggia che c’era, eravamo quasi da soli. Noi e qualche altro impavido turista a cui chiedere una foto.

LE CASCATE del reno

Attorno a noi solo silenzio e il rumore della cascata. Secondo Wiki sono larghe 150m e alte 23 e sono le più estese in Europa: a vederle non possiamo fare altro che confermare: Sono impressionanti! Al centro delle cascate si trova uno scoglio, d’estate è possibile raggiungerlo grazie ai battelli, chissà come devono essere emozionanti le cascate viste da lassù.

Il problema però è stato che tra acqua sotto e acqua sopra (pensavate che la tempesta di Costanza ci avesse mollati?!) eravamo come due pulcini bagnati, completamente inzuppati…

LA SPONDA NORD

La sponda nord è raggiungibile a piedi attraversando il ponte della ferrovia, ma siccome iniziava a far buio abbiamo deciso di andare in macchina.

Per vedere le cascate dal lato più “morbido” non è necessario pagare. Dal paese si scende e ci si imbatte subito in un mulino molto ben conservato. La breve passeggiata che costeggia il Reno è piacevole e, come prima, ci siamo trovati praticamente da soli, nel silenzio della natura rotto solo dallo scroscio dell’acqua.

LA MERENDA

Con tutta l’umidità accumulata durante il giorno abbiamo iniziato a cercare un posto dove scaldarci. Ore 17: tutto chiuso. Abbiamo proseguito fino all’unico locale aperto dove abbiamo pagato l’equivalente di 9€ per un tè caldo e una cioccolata. Anche a Zurigo abbiamo speso un bel po’ per una cioccolata, ma almeno era Sprüngli (cioccolata Lindt). Qui invece ci hanno dato una tazza di latte e una bustina di cacao in polvere da scioglierci da soli.

Dalle cascate del Reno siamo ripartiti per Zurigo, sempre in compagnia di pioggia e vento.

LEI ALLE CASCATE DEL RENO

LUI ALLE CASCATE DEL RENO

Viaggio in Svizzera

I #poracciintour iniziano a raccontarci il loro recente viaggio in Svizzera, viaggio che ha permesso loro di lanciare l’hashtag #nonèunpaeseperpoveri.

La preparazione

Un viaggio in Svizzera non ha necessità di chissà quale organizzazione, ma noi (soprattutto la fanatica delle guide turistiche) siamo metodici e ci prepariamo per tempo.
Occorre informarsi su come e dove conviene cambiare la valuta, sul percorso da fare, sul prezzo delle autostrade (circa 38€ e si viaggia un anno solare intero, da gennaio a dicembre) e ovviamente sui must del Paese.
Anche stavolta ci siamo affidati alla guida della Feltrinelli, completa e aggiornata ma con un difetto: l’autore non riesce a fare a meno di dire la sua opinione personale su tutto.

Lugano

Dopo aver superato il confine a Chiasso, siamo arrivati nell’elegantissima Lugano. Qui abbiamo visto abbastanza bene cosa sia il lusso, ma quello elegante, non quello pacchiano.
Tra palazzi ottocenteschi e un’incantevole passeggiata sul lungolago ci siamo goduti il nostro primo approccio alla Svizzera.

Il tempo era soleggiato, abbastanza caldo da farci credere che saremo stati fortunati anche il resto della vacanza.

Abbiamo trovato un bar con lo stesso adesivo da parete che abbiamo noi a casa, così siamo entrati. L’adesivo era come quello dei poracci, i prezzi un po’ meno: cappuccino e birra piccola a “soli” 8,95€.

A Lugano abbiamo sicuramente trovato il cambio più conveniente della vacanza! In gioielleria infatti abbiamo cambiato i nostri miseri euro in franchi svizzeri praticamente senza nessuna commissione, ci hanno dato l’equivalente esatto. Abbiamo cercato gioiellerie per il resto del nostro viaggio, con scarso successo.

AL PASSO DEL SAN BERNARDINO

Nel nostro programma, il primo giorno aveva come tappa anche il Liechtenstein, perciò non ci siamo fermati molto a Lugano e abbiamo proseguito il nostro percorso attraverso le Alpi.
Tra tornanti e neve siamo arrivati al passo del San Bernardino dove il sole ha lasciato spazio a una leggera nevicata e -3 gradi.

Con la leggera nevicata subito si è piazzato davanti a noi lo spargisale, quanta efficienza! D’altronde se non sono attrezzati gli svizzeri chi lo è?

Per pranzo ci siamo fermati in autogrill prima di Coira. Tutto costava un sacco di soldi (per tutta la settimana tutto costerà sempre un sacco di soldi).
Soluzione da poracci: un panino, un pacco di prosciutto e si mangia in auto!