Vigo

Vigo è stata una tappa intermedia del Cammino ma anche l’ultima. Ve ne avevamo già parlato qui.
Dopo il relax sulla playa di Finisterre siamo tornati a Santiago e da lì siamo andati a Vigo, da dove la mattina seguente avevamo l’aereo per tornare a casa.

UN BREVE PIT STOP A SANTIAGO

Abbiamo preso un pullman a Finisterre e siamo arrivati a Santiago. Non contenti, siamo andati di nuovo a farci un giro in Praza do Obradorio.
Vedere la gente che arriva è bellissimo. Leggi la gioia sui loro volti e vedi la fatica che hanno fatto. Persone sconsciute si abbracciano, saltano insieme e ogni tanto qualcuno fa partire un coro. Anche se sei arrivato a Santiago da qualche giorno ti senti comunque parte della festa.
A malincuore abbiamo abbandonato la città e abbiamo raggiunto Vigo in treno.

TIENES UNA CAMARAS POR DOS?

Dopo una settimana in Spagna avevamo deciso di non farci più problemi a parlare. Probabilmente abbiamo detto molte cose strane, ma ci hanno sempre capiti ed è questo l’importante.
Dalla stazione dei treni di Vigo abbiamo proseguito verso il centro storico e ad ogni hotel ci siamo fermati a chiedere una stanza. Dopo un paio di no finalmente è arrivato un sì.
L’hotel era a 3 stelle e la camera aveva addirittura una vasca idromassaggio! Immaginate dopo 10 giorni di cammino quanto si possa desiderare di stare in una vasca idromassaggio per ore!
Praticamente in una sola giornata, tra hotel e cibo a volontà, abbiamo spesso la stessa cifra con cui avevamo viaggiato per una settimana intera.

TRA IL PORTO E LE PIAZZE

Vigo è una città sospesa tra due mondi. Da un lato troviamo una grande area portuale molto dinamica, ma dall’altro troviamo una cittadina con piazze, chiese ed edifici storici. Niente di particolare, direte voi. E in effetti Vigo non ha niente di stratosferico come città. Nessuna grande attrazione turistica, nessuna chiesa “must”, nessun palazzo con chissà che storia affascinante.
La grande attrazione di Vigo, che a noi è piaciuta tantissimo, è la gente. Sono tutti dei gran tranquilloni, si beve, si mangia, si socializza e tutto questo all’esterno. Nelle piazze, nei patii dei locali, per le strade. Quello che rende Vigo meritevole di un breve stop è l’atmosfera conviviale della città.

TAPAS Y PAELLA

E se l’atmosfera di Vigo è conviviale non vogliamo essere da meno!
C’è stata solo una cosa della Spagna a cui non siamo riusciti ad abituarci: gli orari dei pasti. Alle 20.30 quasi tutti i ristoranti erano ancora chiusi, e allora? Vai di pinchos!
E quando l’orario è stato più consono, ci siamo concessi una luculliana cena a base di pesce. Ovviamente il piatto forte non poteva che essere la paella!


Per il dopocena ci siamo fermati in un bar a bere un licor cafè. Era un locale minuscolo in legno, uno dei classici bar del porto. E così abbiamo sorseggiato licor cafè fino a tarda sera, come dei pirati.

“MORIREMO TUTTI”

La conclusione del nostro viaggio è stata letteralmente burrascosa.
La mattina siamo usciti dall’hotel e abbiamo trovato le strade invase da gente che tornava a casa dalla sera prima. E sembra che i mezzi pubblici la domenica non rispettino più di tanto gli orari indicati.
Così abbiamo preso un taxi, praticamente è l’unico mezzo con cui è raggiungibile l’aeroporto di Vigo di domenica.
Ci imbarchiamo, partiamo, leggiamo e dormiamo, ronfiamo e leggiamo fino al momento dell’atterraggio.
Sapevamo che in Italia pioveva, quel che non sapevamo è che a Bergamo in quel momento c’era un bruttissimo temporale. A poche decine di metri dalla pista, mentre l’aereo ballava maracaibo, improvvisamente ha iniziato a risalire a tutta velocità. Da maracaibo siamo passatia ballare la cucaracha.
Nessuno ci ha detto cosa stava succedendo, solo dopo una decina di minuti il pilota ci ha parlato: “temporale, adesso facciamo il giro e riproviamo”.
Ma voi li avete letti gli articoli da terrorismo psicologico in cui dicono che Ryanair viaggia sempre con la benzina sufficiente solo per il volo? Noi sì e qualche strano pensiero ci è balenato in testa.
Ma dopo più di mezz’ora di agonia finalmente le ruote hanno toccato il suolo natio!!! È partito un fragoroso applauso al pilota e, anche se generalmente li odiamo, ci siamo uniti all’applauso anche noi!

Con questo articolo finiscono i nostri racconti di #poracciincammino lungo il Cammino di Santiago. Ma restate sintonizzati che a breve ripartiamo di nuovo! Next stop?!

Turisti a Santiago & Finisterre

Dopo la nostra serata da turisti ci siamo preaparati per una giornata da turisti. Alla fine di 10 giorni di cammino ci meritavamo un po’ di sano riposo…E dopo aver fatto i turisti a Santiago siamo partiti per il relax sulle spiagge di Finisterre.

LA COMPOSTELA

Alle 8 della mattina ci siamo messi in coda per ricevere la Compostela.
Di cosa si tratta? Del diploma del pellegrino! Abbiamo presentato  la nostra credenziale con tutti i timbri ricevuti da Porto a Santiago e ci hanno rilasciato il documento con il nostro nome scritto in latino e la data in cui terminava ufficialmente il nostro pellegrinaggio.
Fuori dall’Oficina del Peregrino c’era una statua fatta di oggetti lasciati lì dai pellegrini. Bastoni, cappelli, mazzolini di fiori. Secondo noi è un “monumento” davvero emozionante.
Per superare il nodo in gola siamo andati a far colazione con delle brioche grandi come le nostre facce (messe insieme!) e poi ci siamo dati al turismo.
Siamo andati in giro per la città e fatto un po’ di sano shopping nei negozi di Santiago. Ovviamente abbiamo comprato la conchiglia dei pellegrini che da quel momento resta ben appesa ai nostri zaini. Dopo essere entrati nella cattedrale e aver abbracciato San Giacomo (sì, esiste proprio il busto da abbracciare), siamo partiti per Finisterre.

FINISTERRE

Per raggiungere il pullman che ci avrebbe portati al mare, abbiamo fatto le corse. L’abbiamo preso praticamente 20 secondi prima che partisse. E dopo 2 ore di pullman siamo arrivati a Finisterre.
Finisterre,dal latino finis terrae, era considerata la “fine del mondo” dai primi pellegrini. Era uso comune bruciare gli abiti del cammino, fare un bagno purificatore nell’oceano e raccogliere una conchiglia sulla spiaggia.
Noi invece abbiamo fatto altre cose da pellegrini moderni.
Innanzitutto siamo stati in una spiaggia a pochi metri dal nostro albergue. Una spiaggia piccola all’interno di un’insenatura, al cui interno continuava a salire la marea. Qui abbiamo incontrato di nuovo Paolo, il ragazzo che avevamo conosciuto la prima sera del nostro cammino!
A una certa ora abbiamo deciso di recarci al Faro per il tramonto.

IL TRAMONTO DI FINISTERRE

Il tramonto a Finisterre è qualcosa di magico. Ci siamo preparati come altri pellegrini: scarpe comode per fare i 3km tra il paese e il faro, birrette e asciugamani per ripararci dal vento.
Il vento in effetti non ci ha lasciati in pace nemmeno per un secondo. Ha soffiato da quando siamo arrivati a quando siamo andati via. Ma siamo stati comunque a chiacchierare seduti sugli scogli.
Fino al momento del tramonto in cui nessuno osava più fiatare.
Eravamo tutti quasi sopraffatti da tutta quella bellezza. Quasi come se il sole fosse un cerino pronto a dare fuoco al mare, è un tramonto così bello che tutti nella vita meritano di vederlo almeno una volta.


Dopo l’applauso al sole siamo tornati verso il paese. Solitamente odiamo gli applausi “immotivati” ma fidatevi che in quel momento il sole se l’è proprio meritato.
Spoiler: ci sarà un nuovo applauso in questo viaggio, ma ve lo racconteremo nel prossimo post.

LA CENA E IL DOPOCENA DEI PIRATI

Finisterrre sembra un paese da pirati, con i suoi vicoli scarsamente illuminati e le case un po’ vecchiotte.
Per la cena siamo andati a mangiare un quintale di pesce. Questo giro abbiamo “raccolto” tre ragazzi di Salerno che avevano appena finito il Cammino Primitivo.
Ma la parte migliore è arrivata dopocena. Mentre tornavamo al nostro albergue abbiamo trovato l’unico bar aperto. Siamo entrati e praticamente eravamo solo noi e il barista. Ci siamo fatti dare un paio di giri di Licor Cafè e poi ci siamo scatenati in pista a ballare. Tanto di spazio ce n’era, eravamo solo noi! Sembrava davvero che potesse entrare un pirata da un momento all’altro!

LA PLAYA DEL SOL

La mattina dopo abbiamo dormito e sono iniziati i primi saluti. I saluti sono sempre un momento triste, soprattutto quando hai condiviso così tanto in così poco tempo.
Per riprenderci siamo andati in spiaggia, nella stessa dove il giorno prima c’era la marea che ci faceva spostare in continauazione l’asciugamano. Questa volta la marea era così bassa che sembrava di essere in un’altra spiaggia.
Ci siamo riposati e abbiamo trovato altri pellegrini, fatalità tutti italiani.
Dopo altri saluti siamo tornati a mangiare nel ristorante della sera precedente e ci siamo ripresi dal relax di quella giornata.

Restate sintonizzati, il prossimo post sarà l’ulitmo relativo a questa vacanza intensa!

Il Cammino Portoghese – da Padron a Santiago de Compostela (tappa 10)

Siete anche voi curiosi di sapere se siamo riusciti ad arrivare a Santiago de Compostela sulle nostre gambe? Ce l’avranno fatta i #poracciintour a concludere il Cammino di Santiago? Siete tristi perchè siamo alla fine del viaggio? Non temete! Questo non sarà l’ultimo post per questa vacanza particolare. Dopo Santiago abbiamo continauto comunque le nostre scorribande per la Galizia!

DA PADRON A SANTIAGO DE COMPOSTELA – 25,60km

Da Padron siamo partiti gasatissimi! Dopo 9 giorni in cammino eravamo quasi alla meta.
Anche questa tappa è stata tranquilla. D’altronde avevamo scelto il Cammino Portoghese anche perchè è il più pianeggiante…
Siamo passati tra prati e horreos, ossia i granai tipici della Galizia. Gli horreos in effetti sono stati una costante da A Guarda in poi. Sarà perchè abbiamo attraversato principalmente zone campestri, ma ne abbiamo visti un’infinità.


Da Padron a Santiago il sentiero si snoda per campagne, prati e sentierini che costeggiano paesi rurali. Inoltre si incontrano una quantità infinita di gatti randagi, ma principalmente sono troppo occupati a farsi i fatti loro per importunare i pellegrini. Anzi, probabilmente sono più i pellegrini a importunare i gatti.

DAI CHE È FATTA!

Non sono mancati i momenti di difficoltà anche durante l’ultima tappa. Li abbiamo affrontati di nuovo con musica tamarra e canzoni a squarciagola. Quando la poraccia Emily non ce l’ha più fatta ci siamo fermati in un bar, dove ci hanno portato una tapas di tortellini con la birra. Un consiglio: non presentate del cibo italiano a degli italiani all’estero. Non perchè non sia buono, ma perchè non è cibo italiano. Proviamo a spiegarci meglio. I tortellini di per sè erano buoni, anche se ricoperti di panna a qualche gusto non identificato e conditi con wurstel. Però non sono tortellini, sono un’altra cosa. Quindi, cari hospitaleri, presentateci del cibo spagnolo che lo mangiamo volentieri, non spacciateci cose che del tortellino hanno solo la forma.
Pochi km prima di Santiago abbiamo ricompattato il gruppo. Pausa cibo e licor cafè!
C’è stato qualche problema con le prenotazioni per la notte (eravamo in ritardissimo e volevano scalare direttamente i soldi dalla carta che ovviamente era vuota). E così siamo ripartiti senza sapere dove avremo dormito a Santiago.
Da qui in poi le pause si sono moltiplicate. Ormai vedevamo le guglie della cattedrale, ci sentivamo arrivati! E abbiamo continuato a camminare per sentieri e boschi fino ad entrare in città.

L’ARRIVO

Quando siamo arrivati in centro a Santiago non ci era ben chiaro dove fosse la cattedrale. Da un certo punto in poi avevamo infatti perso le indicazioni. Così tra un “donde està la catedral?” e l’altro finalmente siamo arrivati in Praza do Obradorio!!!
Ovviamente sono partiti i salti, gli abbracci, le urla e anche qualche lacrima. Ce l’abbiamo fatta!
Ci siamo buttati per terra, noi e gli zaini. Abbiamo fatto foto e probabilmente dato spettacolo per i turisti in coda per entrare in cattedrale. Ma non importa, ci siamo divertiti come i matti!
Dopo giorni di cammino arrivare finalmente alla meta è un’emozione fortissima. Sai che se sei lì è perchè ci sei arrivato con le tue gambe, con il tuo zaino sulle spalle. Per arrivare hai lasciato giù pesi, fisici ma anche interiori. E se sei lì è grazie a te stesso e a tutte le persone che hai incontrato e che ti hanno aiutato.

IL RIPOSO DEI PELLEGRINI

Senza un posto prenotato per dormire ci siamo fatti indirizzare da una signora sulla piazza. A pochi soldi ci ha offerto un intero appartamento direttamente dietro Praza do Obradorio. Stavolta al nostro gruppo si è aggiunto un ragazzo di Como. Doccia, lavaggio vestiti e poi siamo partiti per una serata non più da pellegrini ma da turisti!
Ci siamo mangiati una paella gigantesca accompagnata dalla sangria e poi siamo stati in giro per le vie del centro. E’ incredibile la quantità di pellegrini che si incontrano a Santiago e quanto sia facile iniziare a parlarsi. “Tu che cammino hai fatto?”,”da dove vieni?”, “da quanto tempo sei in cammino?”.

IL CAMMINO DI SANTIAGO – LA STORIA

Ma ora vi raccontiamo un po’ di storia del Cammino di Santiago, prendendo come riferimento la nostra guida “Terre di mezzo”.
Giacomo il Maggiore, ossia il nostro ormai amico Santiago, arrivò a predicare fino il Galizia dopo la morte di Gesù. Tornò poi in Palestina dove Erode Agrippa lo fece decapitare. I due discepoli Teodoro e Attanasio rubarono il corpo e lo trasportarono fino a Padron. Lo seppellirono poi in un bosco.
Qui eressero un altare di cui col tempo si persero le tracce.
Fin quando all’inizio del IX secolo un eremita dal nome Pelayo iniziò a vedere delle stelle sopra al bosco, come se illuminassero un punto preciso. Il nome Santiago de Compostela deriva infatti dal latino campus stellae.
Il vescovo diede ordine di scavare per capire cosa ci fosse e così si trovarono i corpi dei due discepoli e di San Giacomo. Da qui il Papa e i re di Spagna fecero ereggere una prima chiesa attorno alla quale sorse la città. Iniziarono anche i primi pellegrinaggi, promossi dai re spagnoli che vedevano nell’unità cristiana un modo per contrastare la presenza degli arabi nella penisola iberica.
Santiago divenne così patrono di Spagna, anche a seguito di quello che viene considerato un suo aiuto miracoloso nelle battaglie decisive contro i Mori.
Inoltre il cammino veniva usato come pena anche per reati molto gravi, soprattutto per persone appartenenti al ceto ecclesiastico o nobiliare (che per il loro status non potevano certo subire la pena di morte).
Col passare del tempo si iniziarono a creare punti di ristoro, alloggi, monasteri, chiese e altri servizi per pellegrini.
Dopo l’uscita degli arabi dalla Spagna, la fama del cammino iniziò a calare per poi tornare in auge negli anni Ottanta del XX secolo. Papa Giovanni Paolo II fu il primo papa a recarsi a Santiago, il Consiglio d’Europa promosse i sentieri come “itinerario culturale europeo” e nel 1993 l’Unesco li dichiarò patrimonio dell’umanità.

IL CAMMINO DI SANTIAGO – LA “RECENSIONE” DEI #PORACCIINTOUR

I #poracciintour , seppur nella loro breve esperienza, non possono fare altro che consigliare caldamente il cammino di Santiago.

A chi lo consigliamo? A tutti ma proprio a tutti. A chi ama camminare, a chi vuole incontrare nuove persone, a chi vuole fare un’esperienza diversa, a chi crede, a chi non crede, a chi vuole viaggiare senza troppi “fardelli”, a chi vuole riscoprire la bellezza di seguire i ritmi della natura, a chi ha dubbi e a chi ha troppe certezze.

Quando lo consigliamo? Non in agosto. Per il resto dell’anno partite quando volete, seguendo l’accortezza di preparare il vostro zaino in base alla temperatura del periodo.

Perchè lo consigliamo? Perchè è un’esperienza che apre gli occhi su te stesso, sulla persona con cui viaggi e sugli altri. Perchè ti conosci e conosci, perchè sei solamente tu con le tue forze, perchè ti metti alla prova e spesso superi limiti che credevi impossibili.

Cosa ci portiamo a casa? Vivere l’atmosfera del Cammino ogni giorno nelle nostre case è difficilissimo, spesso ci rendiamo conto che alcune cose le stiamo già perdendo. Però cerchiamo di portare con noi la voglia di conoscere senza pregiudizi, la voglia di condividere, la capacità di aiutarci e aiutare e soprattutto la leggerezza di quelle giornate.

Continuate a seguirci, prossimamente vi parleremo di Finisterre. Perchè il pellegrinaggio vero, the original, finisce là!

Il Cammino Portoghese – da Pontevedra a Padron (tappa 8 e 9)

Siete pronti ad entrare nel clou del nostro Cammino? Dopo il ristoro delle isole Cies eravamo carichi come due molle, pronti a conquistare Santiago! Siete carichi anche voi per le tappe n. 8 e n. 9? Come dicevamo nei momenti di difficoltà: DAJE!

DA PONTEVEDRA A CALDAS DE REIS – 21,70km

Da Pontevedra si esce attraversando il centro storico e il ponte do Burgo.


Abbiamo avuto un po’ di problemi alla partenza. Prima sono scomparsi i biscotti, parte fondamentale della nostra colazione. Poi non trovavamo la guida. Poi abbiamo aperto lo zaino praticamente in  mezzo alla strada, abbiamo recuperato tutto e siamo partiti.
Ricordate la regola n.1 dei pellegrini: quello che usate spesso tenetelo nelle tasche esterne!
Da qui ci si avventura per zone più che altro collinari e pianeggianti, ricche di vigneti. Da ora in poi le strade saranno quasi sempre affollate più da pellegrini che da macchine. Un vero paradiso!
Nonostante la tappa semplice ce la siamo presa con calma. Tra un km di cammino, un boccadillo e una chiacchiera siamo arrivati a Caldas de Reis a metà pomeriggio.


Qui avevamo prenotato in un albergue piuttostro grande, trovato grazie al nostro compagno di avventure inglese. E qui abbiamo ritrovato le signore chic di Bergamo e il professore brasiliano.
Ci siamo lavati, noi e i vestiti, poi ci siamo dati al bricolage sui piedi di Emily.
Ricordate la storia della vescica, il Compeed e il signore gentile? Bene, la vescica era diventata una bella bollicina, nonostante il cerotto. Incidenti di cammino. Abbiamo deciso di improvvisarci allegri chirurghi e Daniele, armato di ago e filo, ha bucato la vescica. Ovviamente Emily ha fatto un po’ di casino ma più per un dolore immaginario che reale.

INFO DI SERVIZIO: COME BUCARE LE VESCICHE

Se siete pellegrini in difficoltà ecco una breve guida, testata sulla nostra pelle. Se invece siete facilmente impressionabili passate direttamente al paragrafo successivo.
1-disinfettare bene l’area della bolla con il disinfettante. Disinfettare anche l’ago con un accendino
2-inserire un filo in cotone nella cruna dell’ago
3-infilare l’ago nella vescica e farlo uscire dal lato opposto. Chi viene “bucato” non sentirà dolore perchè la pelle sopra è comunque mezza morta
4-togliere l’ago ma lasciare il filo dentro alla vescica
5-lasciare che il liquido interno della veschica spurghi attraverso il filo. Lasciare il filo dentro per 15-20 minuti
6-con un fazzoletto e il disinfettante pulire bene la zona
7-applicare un cerotto sopra alla vescica ma senza togliere il filo
8-la mattina seguente togliere cerotto e filo, disinfettare e partite con un cerotto nuovo
9-vi assicuriamo che il giorno dopo camminerete come delle schegge!

LE TERME DI CALDAS DE REIS

Dopo aver lasciato “appiattire” la bolla e disinfettato la “ferita” abbiamo messo un cerotto e siamo partiti alla ricerca delle terme. Il nome “Caldas” mica è casuale…
In pieno centro abbiamo trovato 2 fontane che offrivano una specie di percorso Kneipp: la prima ghiacciata e la seconda bollente. Però non erano queste le terme che ci aspettavamo…
Attraversando il piccolo centro abbiamo scoperto che le terme erano delle piscine a pagamento.
Ma quando fai il Cammino di Santiago anche 10€ diventano improvvisamente una cifra considerevole. Immaginate che con 10€ (5 per dormire e 5 di spesa) ci si può fare una giornata intera.
Per fortuna il nostro amico Craig (colui che prenotava gli ostelli per tutti, l’inglese organizzato) ha scoperto delle terme libere poco più in là. Piccolo spoiler: non sarebbero state terme e non erano nemmeno poco più in là.
Infatti alle “terme” ci siamo arrivati dopo 2km di sentierino costeggiando un ruscello. Una passeggiata molto bella e soprattutto rilassante. Anche se dopo una giornata in cammino avremmo preferito fosse più corta. Soprattutto l’ultimo tratto è stato più un’arrampicata che una passeggiata.
Ma la fatica è stata ampiamente ricompensata:

L’acqua era gelida, ma per i nostri piedi affaticati era perfetta! Ci siamo divertiti facendo finta di surfare, rilassandoci e dicendo quattro cavolate in compagnia. Abbiamo incontrato di nuovo il nostro amico spagnolo e poi ci siamo messi in posa per una serie infinita di foto di gruppo. Un bel modo per concludere una giornata di cammino condiviso.


Per finire, una cena con il menu del pellegrino in compagnia di un nuovo amico elfico. Si tratta di un ragazzo tedesco vestito esattamente come un elfo, uno di quei soggetti strani di cui pullula il Cammino di Santiago. D’altronde durante il cammino ognuno lascia a casa tutto il surplus di apparenze per cui ti presenti per come sei davvero. E tutti siamo dei soggettoni in un modo o in un altro.

DA CALDAS DE REIS A PADRON – 16,72km

La mattina seguente pioveva. Abbiamo ritenuto più saggio aspettare che finisse, approfittandone anche per dormire un’ora in più. Poi siamo ripartiti per una tappa in un paesaggio incantevole. Dopo l’oceano delle prime tappe, il percorso si snoda tra vigneti e morbide colline. Era tutto così bucolico che c’era addirittura gente che portava a passeggio delle caprette:


E’ un paesaggio che invoglia a proseguire e che rilassa anche i più stanchi. E vi assicuriamo che alla nona tappa i nostri corpi iniziavano ad essere un po’ stanchi…Infatti in questa tappa ci siamo concessi ben 2 colazioni!
In uno dei due bar abbiamo assistito alla corsa dei tori di Madrid in televisione. Si tratta della versione madrilena della corsa dei tori di Pamplona. Non abbiamo ben capito cosa ci sia di divertente nel farsi correre dietro da un toro rischiando la vita, ma d’altronde ogni Paese ha le proprie tradizioni.
Dopo questa tappa abbiamo ripreso il cammino, questa volta addentrandoci per boschi e allontanandoci dal sentiero solo per pranzare. Abbiamo trovato un ristorantino “da camionisti”, ma non sono questi i posti dove si mangia meglio?! Empanada e cozze grandi almeno 3 volte quelle a cui siamo abituati nella pianura padana.


Di questa tappa ricordiamo le chiacchierate con Stefania, le confidenze, le battute e i discorsi più o meno seri. A volte ci sembra strano come l’Italia possa essere così profondamente diversa tra nord e sud, ma è anche bello capire il punto di vista di chi vive le cose dalla prospettiva opposta. Stefy, prima o poi veniamo a Napoli, promesso!


A Padron il nostro amico Craig aveva prenotato per tutti in un ostello. Per la prima volta il nostro gruppetto ha dormito in camera insieme. A noi si è aggiunto un signore irlandese che il giorno dopo ci ha fatto i complimenti per come eravamo stati tranquilli durante la notte. Crediamo ancora che fosse ironico, nonostante lui sostenesse il contrario.
Doccia, dormita, lavatrice e ringraziamo Vale&Ale per aver steso i vestiti in modo creativo, creando uno stendino tra le sedie!

PADRON

Spendiamo ora qualche parola sulla cittadina sdi Padron.
Breve riassunto: San Giacomo fu ucciso a Gerusalemme e due suoi discepoli rubarono il corpo per dargli sepoltura. Arrivarono così in Galizia e la nave attraccò a un “padron”, ossia una pietra cilindrica. A questa pietra si deve il nome della città e il suo successivo coinvolgimento nel percorso del cammino. Da Padron a Santiago si seguono praticamente le orme di San Giacomo e i suoi due discepoli.
A Padron troviamo infatti la Iglesia de Santiago, dove si trova il famoso punto di attracco, e il colle da cui San Giacomo si dice tenesse i suoi primi sermoni.


Dopo esserci rifocillati con del buon vin tinto (o cerveza a seconda dei gusti), siamo andati a mangiare in compagnia. Non prima di aver “raccolto” un’altra persona nel nostro gruppo. Questa volta si tratta di Francesco, un ragazzo lucano dal passo moooolto spedito!
A cena il poraccio Daniele ha assaggiato i famosi pimientos de Padron. Si tratta di peperoncini cotti (ma non troppo) e che presentano una sorpresa: alcuni sono piccanti e altri no. Il problema è che non lo sai mai prima di mangiarli!

Il Cammino Portoghese – da Vigo a Pontevedra (tappa 6 e 7)

Da quando siamo entrati in Spagna, il Cammino portoghese ha iniziato a essere incredibilmente ben segnalato. Non ci si può perdere nemmeno se si vuole. Il sentiero è costellato da pietre miliari (non ricordiamo purtoppo il nome in spagnolo) con la conchiglia che indica la direzione e una targhetta che riporta quanti km mancano a Santiago.
L’unica difficoltà è stata uscire da Vigo, ma per fortuna la nostra guida era estremamente precisa su questo capitolo.

DA VIGO A REDONDELA – 16,33km

Seguendo una salita che sembrava infinita, siamo riusciti a uscire dalla città.
Ci siamo trovati a un bivio dove un gentilissimo signore spagnolo ci ha indicato la direzione giusta. Ci ha anche parlato un bel po’ in spagnolo ma noi non abbiamo capito un granchè… Ah, se solo parlassero più lentamente!
Da lì in poi ci siamo incamminati sulla Senda de Agua, un antico sentiero nei boschi che serviva per trasportare acqua dai monti a Vigo.
Dopo la salita del centro storico ci siamo trovati praticamente a camminare per km in piano e in mezzo ai boschi. E’ stata quasi una passeggiata tranquilla, la stanchezza e il malessere delle prime tappe era stato curato con la giornata alle isole Cies.
A un certo punto ci siamo fermati in un posto pazzesco. Era tutto in legno, con sedie come antichi seggioloni, anch’esse in legno. sembrava di essere in una locanda del medioevo ma con un tocco moderno. E soprattutto c’era una meravigliosa panoramica sulla baia di Vigo:

Abbiamo ordinato un panino (per lui) che si è rivelato enorme. Emily invece ha preso del pane con la frutta secca e si è trovata davanti una pagnotta intera, grossa come un pane di Altamura. Non hanno le mezze misure, questi spagnoli…
La tappa si è conclusa con una brusca discesa, prima nei boschi e poi sull’asfalto. Per strada ci ha fermato una signora che era tutta agitata e ci dava indicazioni in spagnolo. “La casa, izquierda, derecha”. Abbiamo fatto finta di capire perchè altrimenti non finiva più di parlare e proseguito lungo la statale fino a Redondela.
Siamo arrivati all’albergue e ci siamo buttati per terra nella piccola piazza antistante, come tutti gli altri pellegrini in attesa di entrare.
L’albergue sembrava la casa di Rapunzel. Era infatti una piccola torre medievale con al 3o piano la biblioteca comunale. Sicuramente un posto particolare!
Dopo il check-in e l’elenco delle regole abbiamo fatto la doccia e ci siamo concessi il lusso di lavatrice+asciugatrice.
Nel pomeriggio abbiamo passeggiato nel paese e fatto la spesa, come ormai consuetudine. Per cena abbiamo trovato un menù del pellegrino a 5,90€ e includeva: carne, uovo, insalata, patatine fritte, un mini hamburger e la birra. Tutto ciò in dosi spagnole! Mentre cenavamo è passata la banda in abiti tipici, probabilmente anche qui c’era qualche festa paesana che noi ignoravamo.


La sera c’era anche uno spettacolo teatrale nella piazza dietro all’albergue, ma ci hanno imposto di chiudere le finestre e ribadito più volte che non potevamo assistere da lì allo spettacolo. Che cattivi, siamo pellegrini, mica carcerati!
Siamo andati a letto presto e quando ci siamo svegliati alle 6.30 eravamo gli unici rimasti nella camerata!
A Redondela si incontrano il Cammino Portoghese centrale e quello della Costa, da qui in poi il numero di pellegrini sarebbe aumentato costantemente.

DA REDONDELA A PONTEVEDRA – 16,92km

Alla partenza da Redondela che era ancora buio, ma camminando nella città illuminata non c’erano le stesse difficoltà che avevamo incontrato a Viana do Castelo.
Dopo una salita abbastanza impegnativa seppur breve, ci siamo trovati per sentieri sterrati e anche questa tappa è stata veloce. Ma non indolore.
Abbiamo attraversato il pittoresco paesino di Arcade  che sembrava uscito da una fiaba. Arcade è famoso per due motivi. Il primo è il ponte Sampaio su cui le truppe spagnole vinsero contro le truppe napoleoniche in quella che è conosciuta come la “Waterloo spagnola”. Il secondo motivo sono le ostriche, ma l’orario era poco indicato per verificare se la fama fosse meritata o meno :p


La poraccia Emily aveva un male comune tra i pellegrini: una vescica che stava per spuntare sul suo tallone! Al primo bar della giornata (anche questo dopo quasi 10km dalla partenza) si è fermata ad analizzare la situazione. Si è avvicinato un signore dall’accento molto british, un pellegrino seduto al tavolo vicino. Ha studiato la situazione piede e ha tirato fuori l’arma segreta dei pellegrini: un Compeed. Nonostante i nostri “we have one, don’t worry”, ha appiccicato comunque il cerotto e fatto un sorriso a 32 denti. Non l’abbiamo più rivisto, ma non lo ringrazieremo mai abbastanza. Il cammino è anche gesti di gentilezza improvvisa e disinteressata.
Abbiamo proseguito lungo il sentiero, tra strade asfaltate e strade sterrate fino a Pontevedra. Passando per boschi dove abbiamo incontrato un punto ristoro molto strano. Un ragazzo coi capelli lunghi vestito da metallaro suonava la chitarra elettrica, mentre altre persone in abiti tradizionali distribuivano bibite e frutta in cambio di una piccola offerta.


Prima delle 11 eravamo a destinazione! E’ stata sicuramente la tappa più rapida. E ci siamo sentiti soddisfatti per la resistenza che il nostro corpo stava acquisendo.
Ci siamo svaccati per terra in coda con gli altri pellegrini, sotto al sole cocente e in attesa che l’albergue aprisse alle 13. Nel frattempo Daniele è andato a recuperare cibo e acqua, girando praticamente tutto il paese visto che era domenica. E in Spagna la domenica è tutto chiuso.
Fuori dall’albergue abbiamo notato una famiglia di pellegrini. Delle persone davvero motivate visto che il bimbo più piccolo avrà avuto appena un anno e i 2 grandi al massimo 6-7 anni. Non c’è da meravigliarsi che, subito dopo il check-in, il padre si sia addormentato in 3 secondi, nonostante la confusione attorno.
Ci hanno dato il nostro letto, ci siamo lavati, abbiamo fatto la lavatrice (dove c’è ne approfittiamo) e poi ci siamo avventurati nella cittadina di Pontevedra.

PONTEVEDRA

Pontevedra è una cittadina piccola ma davvero piacevole. Il primo km tra l’albergue municipale e il centro è più che altro periferia, ma il piccolo centro storico è davvero carino.
Riguardo la storia della città, citiamo testualmente la nostra guida Terre di Mezzo: “Ai tempi dei romani si chiamava Toroqua. La leggenda vuole che la fondazione sia stata opera di Teucro, uno degli eroi della guerra di Troia, che arrivò in queste terre dopo essere stato rifiutato da suo padre e fondò un insediamento con il nome di Helenes”.


Al centro del paese si trova la chiese della Virgen Peregrina, patrona del Cammino Portoghese. La particolarità della chiesa è la pianta fatta a forma di conchiglia, come il simbolo dei pellegrini.
Sulla piazza si affacciano numerosi locali, ma molti erano comunque chiusi per la domenica. Per il centro abbiamo incontrato altri pellegrini del nostro albergue e i ragazzi trovati sul Cammino qualche giorno prima. Dopo aver girato ripetutamente per il paese abbiamo finalmente trovato un posto dove mangiare. Già è difficile trovare aperto di domenica, figuratevi poi trovare un posto in Spagna che serva la cena alle 8 di sera! Cosa sono questi orari tedeschi?!
E’ stato divertente cercare di ordinare un po’ a caso “un’hamburguesa con todos” e un “tortilla sandwich”. Ci aspettavamo una tortilla imbottita di prosciutto, come nella foto del menu, ma invece ci hanno portato una baguette con la tortilla come ripieno. Emily ci ha messo dentro della maionese ma l’unico spagnolo presente nel gruppo non ha apprezzato :p

A Pontevedra abbiamo trovato:
-la famiglia tedesca coi 3 bambini piccoli
-la signora di 70 anni già incrociata prima
-un professore brasiliano che avremmo incontrato di nuovo (l’ultima volta in un supermercato a Santiago!)
-il gruppo conosciuto un paio di tappe fa, composto da italiani, spagnoli, inglesi e gallesi (ci tengono a non essere “solo” britannici…)
-delle sciure bergamasche che vincono il premio di pellegrine più fashion del Cammino (le uniche con le zeppe e la borsa Prada)

Il Cammino Portoghese – da A Guarda a Vigo, passando per le Isole Cies (tappa 4 e 5)

Da A Guarda non ci sono più le belle spiagge ariose del Portogallo ma iniziano a farsi largo gli scogli della Galizia. Come vi abbiamo già raccontato nello scorso post, qui la costa è più simile a quella irlandese che a quella mediterranea.


Siamo partiti la mattina non più prestissimo perchè in Spagna l’orario era tornato come in Italia, quindi invece che albeggiare alle 6 il sole sorgeva alle 7. Ciò ha reso i nostri orari più umani da qui in avanti.

DA A GUARDA A BARCELOS – 19,67km

Siamo partiti da A Guarda con il freddo, la nebbia e una leggera pioggerellina (o era solo l’umidità della nebbia?). La strada per il primo tratto è stata molto morbida, a ridosso dell’oceano e costeggiando vecchie saline abbandonate.
Un paesaggio davvero bello, peccato per l’umidtà che pian piano entrava nelle ossa…
Più avanti nel sentiero abbiamo incontrato Stefy e Vale, che (spoiler!) ci avrebbero accompagnato poi fino a Santiago.
Abbiamo cercato un bar perchè al km 8 ancora non avevamo fatto colazione. Il cartello indicava “500m”, bene! Ci incamminiamo sulla strada asfaltata e solo dopo un’eternità (di sicuro più di 500m) troviamo il bar. Ci siamo rifocillati con una sostanziosa colazione del pellegrino, tra una chiacchiera e l’altra. Siamo passati poi dal maestoso monastero di Oia e abbiamo seguito la costa ancora e ancora.

Il paesaggio della Galizia non aveva grandi mutamenti: seguivamo questi sentieri che costeggiavano la costa frastagliata. La presenza dell’uomo era testimoniata da qualche casa isolata e da saline abbandonate. E’ stata una tappa piacevole e senza particolari difficoltà.

Dopo un’altra sosta in un bar ci siamo fermati nell’albergo dove avevamo prenotato la sera prima con una divertente telefonata. Il nostro spagnolo è di livello B (di Balli di gruppo) e capirsi al telefono non è stato facile. Soprattutto perchè mentre Emily si spiegava (in italiano /spagnolo/veronese) Daniele non faceva altro che guardarla e ridere sguaiatamente.
Per la sera ci siamo fermati a Barcelos, in un hotel con piscina. Siamo pellegrini arricchiti? No, semplicemente le camere doppie le davano a 15€ e, udite udite, c’era addirittura il bagno in camera!
Il signore che ci ha accolti, quello con cui avevamo parlato al telefono, era un falegname. Camicia a scacchi, capelli neri e ricci in pieno stile Caparezza, jeans e mani di chi lavora da una vita. Siamo entrati alla “reception”, ossia il suo studio da artigiano. Tra un accessorio in legno, un’incisione e utensili vari abbiamo fatto il check in più strano della nostra vita.
Ci ha dato la camera e, anche se non avevamo pranzato ed era primo pomeriggio, ci siamo fatti una dormita epica.
Ci svegliamo giusto alle 8 di sera per scoprire che il sole è uscito ma fuori non fa caldo e i vestiti non saranno certamente asciutti per l’indomani. Si prospettava però un tramonto da favola.
Mettiamo un attimo i piedi in piscina (che goduria!) e poi stabiliamo dove mangiare. Il ristorante dell’hotel è un po’ caro anche se fa piatti di qualità. Preferiamo invece andare al ristorante del campeggio di fronte, al cui centro troneggia un mulino. D’altronde il campeggio non può mancare nelle vacanze dei #poracciintour !
Ci sediamo e mangiamo del pesce buonissimo, mentre fuori il tramonto ci dà la buonanotte.
Torniamo in hotel e dormiamo come sassi di nuovo.

DA BARCELOS A BAIONA – 8,65km

La mattina seguente i vestiti non erano ovviamente asciutti…Ci mettiamo il cambio e partiamo presto: alle 11 avevamo la partenza della nave dal porto di Baiona!
Abbiamo attraversato un monte a picco sull’oceano godendo di panorami mozzafiato e camminando per boschi meravigliosi. Ci siamo resi conto di essere quasi arrivati a Baiona quando ci siamo trovati a camminare sulla passeggiata lungo l’oceano e abbiamo iniziato a incrociare i matti che vanno a correre presto. Anche se ormai l’orario era più che accettabile anche per la corsa.


Siamo arrivati in paese con un certo anticipo. Immancabile la colazione al bar con tostada e zumo, il recupero del cibo al supermercato e già che c’eravamo un rifornimento di Compeed!
Baiona è una bella città portuale, tranquilla e nel contempo vivace. Nel porto si trova una ricostruzione della Pinta, la prima caravella di Cristoforo Colombo a tornare in Spagna. Attraccò proprio a Baiona quindi questo fu il primo posto in cui si seppe che il buon Cristoforo aveva raggiunto le Indie (non sapevano ancora che fossero le Americhe).
E’ stato bello scoprire che il biglietto per le isole Cies (fatto per telefono in un misto di lingue) era andato a buon fine.
Armati di biglietto ci siamo presentati all’imbarco all’orario stabilito e siamo partiti!

LE ISOLE CIES

Le isole Cies sono un vero paradiso, di seguito alcune informazioni pratiche prima di proseguire nel nostro racconto.
1-per accedere alle isole occorre registrarsi su internet. Poi si hanno a disposizione 2 ore per procedere all’acquisto del biglietto del traghetto con il codice ricevuto via mail. Il traghetto si può prenotare tramite i numerosi siti internet delle compagnie di navigazione e costa circa 18€ a testa a/r.
2-le isole Cies sono una riserva naturale, il processo di registrazione serve per non far accedere pù di tot persone al giorno. Quindi se viaggiate nei mesi estivi vi consigliamo di prenotare con anticipo
3-ribadiamo: le isole Cies sono una riserva naturale, vi verrà ricordato infinite volte di raccogliere la spazzatura, non avvicinare gli animali, rispettare l’ambiente ecc. Sembrano tante cose ovvie, ma se sono costretti a ripeterle forse non sono scontate per tutti, purtroppo…
4-esistono un paio di ristoranti e qualche bar per mangiare. In alternativa potete sempre fare un pranzo al sacco in spiaggia
5-si può anche dormire. L’unica struttura ricettiva è un campeggio. Si può dormire solo in tenda (ne hanno già a disposizione se qualcuno non ce l’ha) e occorre prenotare. Il prezzo varia molto se decidete di usare la vostra tenda o di noleggiarla
6-le isole sono servite da traghetti in partenza da/per Vigo, Baiona, Portonovo e Cangas

LA PLAYA DEL SOL

Siamo sbarcati sull’isola dopo un viaggio leggermente ventoso. Durante questo viaggio siamo stati accompagnati per un tratto da alcuni delfini che nuotavano e saltavano di fianco alla barca. E’ stata un’esperienza bellissima!
Abbiamo fatto subito una breve passeggiata più che altro per smarcarci dalla folla dei turisti. Siamo finiti in una spiaggia di nudisti e allora abbiamo cambiato direzione, tornando a seguire la folla.
Ci siamo messi in angolo della spiaggia mentre il vento continuava a soffiare. Sarà che non ci sono altitudini significative e che eravamo in mezzo all’oceano , ma il vento a momenti ci portava via. Ma ciò è servito per stendere i vestiti tra i nostri zaini in una sorta di stendino di emergenza, così anche gli abiti del giorno prima si sono finalmente asciugati.


Nonostante i gabbiani ci puntassero, abbiamo mangiato la nostra empanada de bacalao presa al supermercato. I ciccionissimi gabbiani però non mollavano, andavano di asciugamano in asciugamano a cercare cibo.
Il nostro pomeriggio è stato 100% spiaggia e relax con un buon libro.


Quando il vento è diventato troppo forte abbiamo ritirato i panni e ci siamo rifugiati al bar in attesa del traghetto del ritorno.
Ci siamo imbarcati e questa volta siamo restati al coperto con una buona birra (la birra sulla barca costa 2€, robe mai viste).

VIGO BY NIGHT

Siamo sbarcati a Vigo e siccome sapevamo di arrivare tardi avevamo già prenotato una stanza per la notte. Il posto era terribile, il proprietario di casa ci ha “adescati” per strada e con un “rapido rapido” ci ha fatto fare il check in. E meno male che il check in è stato rapido perchè non l’avremmo potuto sopportare un secondo in più. La camera poi era sporca, gli ostelli del pellegrino hanno standard qualitativi ben più alti!
Ci siamo avventurati per Vigo,di cui però vi parleremo più avanti. Questo post è già troppo lungo senza che ci dilunghiamo sulla storia della città e blabla.
Vi basti sapere che ci siamo trovati a fare “botellon” con gli spagnoli nella piazza davanti alla chiesa. E che dopo un buonissimo polpo a la gallega siamo andati a letto rilassati e cullati dallo stridio dei gabbiani.