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Vigo

Vigo è stata una tappa intermedia del Cammino ma anche l’ultima. Ve ne avevamo già parlato qui.
Dopo il relax sulla playa di Finisterre siamo tornati a Santiago e da lì siamo andati a Vigo, da dove la mattina seguente avevamo l’aereo per tornare a casa.

UN BREVE PIT STOP A SANTIAGO

Abbiamo preso un pullman a Finisterre e siamo arrivati a Santiago. Non contenti, siamo andati di nuovo a farci un giro in Praza do Obradorio.
Vedere la gente che arriva è bellissimo. Leggi la gioia sui loro volti e vedi la fatica che hanno fatto. Persone sconsciute si abbracciano, saltano insieme e ogni tanto qualcuno fa partire un coro. Anche se sei arrivato a Santiago da qualche giorno ti senti comunque parte della festa.
A malincuore abbiamo abbandonato la città e abbiamo raggiunto Vigo in treno.

TIENES UNA CAMARAS POR DOS?

Dopo una settimana in Spagna avevamo deciso di non farci più problemi a parlare. Probabilmente abbiamo detto molte cose strane, ma ci hanno sempre capiti ed è questo l’importante.
Dalla stazione dei treni di Vigo abbiamo proseguito verso il centro storico e ad ogni hotel ci siamo fermati a chiedere una stanza. Dopo un paio di no finalmente è arrivato un sì.
L’hotel era a 3 stelle e la camera aveva addirittura una vasca idromassaggio! Immaginate dopo 10 giorni di cammino quanto si possa desiderare di stare in una vasca idromassaggio per ore!
Praticamente in una sola giornata, tra hotel e cibo a volontà, abbiamo spesso la stessa cifra con cui avevamo viaggiato per una settimana intera.

TRA IL PORTO E LE PIAZZE

Vigo è una città sospesa tra due mondi. Da un lato troviamo una grande area portuale molto dinamica, ma dall’altro troviamo una cittadina con piazze, chiese ed edifici storici. Niente di particolare, direte voi. E in effetti Vigo non ha niente di stratosferico come città. Nessuna grande attrazione turistica, nessuna chiesa “must”, nessun palazzo con chissà che storia affascinante.
La grande attrazione di Vigo, che a noi è piaciuta tantissimo, è la gente. Sono tutti dei gran tranquilloni, si beve, si mangia, si socializza e tutto questo all’esterno. Nelle piazze, nei patii dei locali, per le strade. Quello che rende Vigo meritevole di un breve stop è l’atmosfera conviviale della città.

TAPAS Y PAELLA

E se l’atmosfera di Vigo è conviviale non vogliamo essere da meno!
C’è stata solo una cosa della Spagna a cui non siamo riusciti ad abituarci: gli orari dei pasti. Alle 20.30 quasi tutti i ristoranti erano ancora chiusi, e allora? Vai di pinchos!
E quando l’orario è stato più consono, ci siamo concessi una luculliana cena a base di pesce. Ovviamente il piatto forte non poteva che essere la paella!


Per il dopocena ci siamo fermati in un bar a bere un licor cafè. Era un locale minuscolo in legno, uno dei classici bar del porto. E così abbiamo sorseggiato licor cafè fino a tarda sera, come dei pirati.

“MORIREMO TUTTI”

La conclusione del nostro viaggio è stata letteralmente burrascosa.
La mattina siamo usciti dall’hotel e abbiamo trovato le strade invase da gente che tornava a casa dalla sera prima. E sembra che i mezzi pubblici la domenica non rispettino più di tanto gli orari indicati.
Così abbiamo preso un taxi, praticamente è l’unico mezzo con cui è raggiungibile l’aeroporto di Vigo di domenica.
Ci imbarchiamo, partiamo, leggiamo e dormiamo, ronfiamo e leggiamo fino al momento dell’atterraggio.
Sapevamo che in Italia pioveva, quel che non sapevamo è che a Bergamo in quel momento c’era un bruttissimo temporale. A poche decine di metri dalla pista, mentre l’aereo ballava maracaibo, improvvisamente ha iniziato a risalire a tutta velocità. Da maracaibo siamo passatia ballare la cucaracha.
Nessuno ci ha detto cosa stava succedendo, solo dopo una decina di minuti il pilota ci ha parlato: “temporale, adesso facciamo il giro e riproviamo”.
Ma voi li avete letti gli articoli da terrorismo psicologico in cui dicono che Ryanair viaggia sempre con la benzina sufficiente solo per il volo? Noi sì e qualche strano pensiero ci è balenato in testa.
Ma dopo più di mezz’ora di agonia finalmente le ruote hanno toccato il suolo natio!!! È partito un fragoroso applauso al pilota e, anche se generalmente li odiamo, ci siamo uniti all’applauso anche noi!

Con questo articolo finiscono i nostri racconti di #poracciincammino lungo il Cammino di Santiago. Ma restate sintonizzati che a breve ripartiamo di nuovo! Next stop?!

Turisti a Santiago & Finisterre

Dopo la nostra serata da turisti ci siamo preaparati per una giornata da turisti. Alla fine di 10 giorni di cammino ci meritavamo un po’ di sano riposo…E dopo aver fatto i turisti a Santiago siamo partiti per il relax sulle spiagge di Finisterre.

LA COMPOSTELA

Alle 8 della mattina ci siamo messi in coda per ricevere la Compostela.
Di cosa si tratta? Del diploma del pellegrino! Abbiamo presentato  la nostra credenziale con tutti i timbri ricevuti da Porto a Santiago e ci hanno rilasciato il documento con il nostro nome scritto in latino e la data in cui terminava ufficialmente il nostro pellegrinaggio.
Fuori dall’Oficina del Peregrino c’era una statua fatta di oggetti lasciati lì dai pellegrini. Bastoni, cappelli, mazzolini di fiori. Secondo noi è un “monumento” davvero emozionante.
Per superare il nodo in gola siamo andati a far colazione con delle brioche grandi come le nostre facce (messe insieme!) e poi ci siamo dati al turismo.
Siamo andati in giro per la città e fatto un po’ di sano shopping nei negozi di Santiago. Ovviamente abbiamo comprato la conchiglia dei pellegrini che da quel momento resta ben appesa ai nostri zaini. Dopo essere entrati nella cattedrale e aver abbracciato San Giacomo (sì, esiste proprio il busto da abbracciare), siamo partiti per Finisterre.

FINISTERRE

Per raggiungere il pullman che ci avrebbe portati al mare, abbiamo fatto le corse. L’abbiamo preso praticamente 20 secondi prima che partisse. E dopo 2 ore di pullman siamo arrivati a Finisterre.
Finisterre,dal latino finis terrae, era considerata la “fine del mondo” dai primi pellegrini. Era uso comune bruciare gli abiti del cammino, fare un bagno purificatore nell’oceano e raccogliere una conchiglia sulla spiaggia.
Noi invece abbiamo fatto altre cose da pellegrini moderni.
Innanzitutto siamo stati in una spiaggia a pochi metri dal nostro albergue. Una spiaggia piccola all’interno di un’insenatura, al cui interno continuava a salire la marea. Qui abbiamo incontrato di nuovo Paolo, il ragazzo che avevamo conosciuto la prima sera del nostro cammino!
A una certa ora abbiamo deciso di recarci al Faro per il tramonto.

IL TRAMONTO DI FINISTERRE

Il tramonto a Finisterre è qualcosa di magico. Ci siamo preparati come altri pellegrini: scarpe comode per fare i 3km tra il paese e il faro, birrette e asciugamani per ripararci dal vento.
Il vento in effetti non ci ha lasciati in pace nemmeno per un secondo. Ha soffiato da quando siamo arrivati a quando siamo andati via. Ma siamo stati comunque a chiacchierare seduti sugli scogli.
Fino al momento del tramonto in cui nessuno osava più fiatare.
Eravamo tutti quasi sopraffatti da tutta quella bellezza. Quasi come se il sole fosse un cerino pronto a dare fuoco al mare, è un tramonto così bello che tutti nella vita meritano di vederlo almeno una volta.


Dopo l’applauso al sole siamo tornati verso il paese. Solitamente odiamo gli applausi “immotivati” ma fidatevi che in quel momento il sole se l’è proprio meritato.
Spoiler: ci sarà un nuovo applauso in questo viaggio, ma ve lo racconteremo nel prossimo post.

LA CENA E IL DOPOCENA DEI PIRATI

Finisterrre sembra un paese da pirati, con i suoi vicoli scarsamente illuminati e le case un po’ vecchiotte.
Per la cena siamo andati a mangiare un quintale di pesce. Questo giro abbiamo “raccolto” tre ragazzi di Salerno che avevano appena finito il Cammino Primitivo.
Ma la parte migliore è arrivata dopocena. Mentre tornavamo al nostro albergue abbiamo trovato l’unico bar aperto. Siamo entrati e praticamente eravamo solo noi e il barista. Ci siamo fatti dare un paio di giri di Licor Cafè e poi ci siamo scatenati in pista a ballare. Tanto di spazio ce n’era, eravamo solo noi! Sembrava davvero che potesse entrare un pirata da un momento all’altro!

LA PLAYA DEL SOL

La mattina dopo abbiamo dormito e sono iniziati i primi saluti. I saluti sono sempre un momento triste, soprattutto quando hai condiviso così tanto in così poco tempo.
Per riprenderci siamo andati in spiaggia, nella stessa dove il giorno prima c’era la marea che ci faceva spostare in continauazione l’asciugamano. Questa volta la marea era così bassa che sembrava di essere in un’altra spiaggia.
Ci siamo riposati e abbiamo trovato altri pellegrini, fatalità tutti italiani.
Dopo altri saluti siamo tornati a mangiare nel ristorante della sera precedente e ci siamo ripresi dal relax di quella giornata.

Restate sintonizzati, il prossimo post sarà l’ulitmo relativo a questa vacanza intensa!

Il Cammino Portoghese – da Padron a Santiago de Compostela (tappa 10)

Siete anche voi curiosi di sapere se siamo riusciti ad arrivare a Santiago de Compostela sulle nostre gambe? Ce l’avranno fatta i #poracciintour a concludere il Cammino di Santiago? Siete tristi perchè siamo alla fine del viaggio? Non temete! Questo non sarà l’ultimo post per questa vacanza particolare. Dopo Santiago abbiamo continauto comunque le nostre scorribande per la Galizia!

DA PADRON A SANTIAGO DE COMPOSTELA – 25,60km

Da Padron siamo partiti gasatissimi! Dopo 9 giorni in cammino eravamo quasi alla meta.
Anche questa tappa è stata tranquilla. D’altronde avevamo scelto il Cammino Portoghese anche perchè è il più pianeggiante…
Siamo passati tra prati e horreos, ossia i granai tipici della Galizia. Gli horreos in effetti sono stati una costante da A Guarda in poi. Sarà perchè abbiamo attraversato principalmente zone campestri, ma ne abbiamo visti un’infinità.


Da Padron a Santiago il sentiero si snoda per campagne, prati e sentierini che costeggiano paesi rurali. Inoltre si incontrano una quantità infinita di gatti randagi, ma principalmente sono troppo occupati a farsi i fatti loro per importunare i pellegrini. Anzi, probabilmente sono più i pellegrini a importunare i gatti.

DAI CHE E’ FATTA!

Non sono mancati i momenti di difficoltà anche durante l’ultima tappa. Li abbiamo affrontati di nuovo con musica tamarra e canzoni a squarciagola. Quando la poraccia Emily non ce l’ha più fatta ci siamo fermati in un bar, dove ci hanno portato una tapas di tortellini con la birra. Un consiglio: non presentate del cibo italiano a degli italiani all’estero. Non perchè non sia buono, ma perchè non è cibo italiano. Proviamo a spiegarci meglio. I tortellini di per sè erano buoni, anche se ricoperti di panna a qualche gusto non identificato e conditi con wurstel. Però non sono tortellini, sono un’altra cosa. Quindi, cari hospitaleri, presentateci del cibo spagnolo che lo mangiamo volentieri, non spacciateci cose che del tortellino hanno solo la forma.
Pochi km prima di Santiago abbiamo ricompattato il gruppo. Pausa cibo e licor cafè!
C’è stato qualche problema con le prenotazioni per la notte (eravamo in ritardissimo e volevano scalare direttamente i soldi dalla carta che ovviamente era vuota). E così siamo ripartiti senza sapere dove avremo dormito a Santiago.
Da qui in poi le pause si sono moltiplicate. Ormai vedevamo le guglie della cattedrale, ci sentivamo arrivati! E abbiamo continuato a camminare per sentieri e boschi fino ad entrare in città.

L’ARRIVO

Quando siamo arrivati in centro a Santiago non ci era ben chiaro dove fosse la cattedrale. Da un certo punto in poi avevamo infatti perso le indicazioni. Così tra un “donde està la catedral?” e l’altro finalmente siamo arrivati in Praza do Obradorio!!!
Ovviamente sono partiti i salti, gli abbracci, le urla e anche qualche lacrima. Ce l’abbiamo fatta!
Ci siamo buttati per terra, noi e gli zaini. Abbiamo fatto foto e probabilmente dato spettacolo per i turisti in coda per entrare in cattedrale. Ma non importa, ci siamo divertiti come i matti!
Dopo giorni di cammino arrivare finalmente alla meta è un’emozione fortissima. Sai che se sei lì è perchè ci sei arrivato con le tue gambe, con il tuo zaino sulle spalle. Per arrivare hai lasciato giù pesi, fisici ma anche interiori. E se sei lì è grazie a te stesso e a tutte le persone che hai incontrato e che ti hanno aiutato.

IL RIPOSO DEI PELLEGRINI

Senza un posto prenotato per dormire ci siamo fatti indirizzare da una signora sulla piazza. A pochi soldi ci ha offerto un intero appartamento direttamente dietro Praza do Obradorio. Stavolta al nostro gruppo si è aggiunto un ragazzo di Como. Doccia, lavaggio vestiti e poi siamo partiti per una serata non più da pellegrini ma da turisti!
Ci siamo mangiati una paella gigantesca accompagnata dalla sangria e poi siamo stati in giro per le vie del centro. E’ incredibile la quantità di pellegrini che si incontrano a Santiago e quanto sia facile iniziare a parlarsi. “Tu che cammino hai fatto?”,”da dove vieni?”, “da quanto tempo sei in cammino?”.

IL CAMMINO DI SANTIAGO – LA STORIA

Ma ora vi raccontiamo un po’ di storia del Cammino di Santiago, prendendo come riferimento la nostra guida “Terre di mezzo”.
Giacomo il Maggiore, ossia il nostro ormai amico Santiago, arrivò a predicare fino il Galizia dopo la morte di Gesù. Tornò poi in Palestina dove Erode Agrippa lo fece decapitare. I due discepoli Teodoro e Attanasio rubarono il corpo e lo trasportarono fino a Padron. Lo seppellirono poi in un bosco.
Qui eressero un altare di cui col tempo si persero le tracce.
Fin quando all’inizio del IX secolo un eremita dal nome Pelayo iniziò a vedere delle stelle sopra al bosco, come se illuminassero un punto preciso. Il nome Santiago de Compostela deriva infatti dal latino campus stellae.
Il vescovo diede ordine di scavare per capire cosa ci fosse e così si trovarono i corpi dei due discepoli e di San Giacomo. Da qui il Papa e i re di Spagna fecero ereggere una prima chiesa attorno alla quale sorse la città. Iniziarono anche i primi pellegrinaggi, promossi dai re spagnoli che vedevano nell’unità cristiana un modo per contrastare la presenza degli arabi nella penisola iberica.
Santiago divenne così patrono di Spagna, anche a seguito di quello che viene considerato un suo aiuto miracoloso nelle battaglie decisive contro i Mori.
Inoltre il cammino veniva usato come pena anche per reati molto gravi, soprattutto per persone appartenenti al ceto ecclesiastico o nobiliare (che per il loro status non potevano certo subire la pena di morte).
Col passare del tempo si iniziarono a creare punti di ristoro, alloggi, monasteri, chiese e altri servizi per pellegrini.
Dopo l’uscita degli arabi dalla Spagna, la fama del cammino iniziò a calare per poi tornare in auge negli anni Ottanta del XX secolo. Papa Giovanni Paolo II fu il primo papa a recarsi a Santiago, il Consiglio d’Europa promosse i sentieri come “itinerario culturale europeo” e nel 1993 l’Unesco li dichiarò patrimonio dell’umanità.

IL CAMMINO DI SANTIAGO – LA “RECENSIONE” DEI #PORACCIINTOUR

I #poracciintour , seppur nella loro breve esperienza, non possono fare altro che consigliare caldamente il cammino di Santiago.

A chi lo consigliamo? A tutti ma proprio a tutti. A chi ama camminare, a chi vuole incontrare nuove persone, a chi vuole fare un’esperienza diversa, a chi crede, a chi non crede, a chi vuole viaggiare senza troppi “fardelli”, a chi vuole riscoprire la bellezza di seguire i ritmi della natura, a chi ha dubbi e a chi ha troppe certezze.

Quando lo consigliamo? Non in agosto. Per il resto dell’anno partite quando volete, seguendo l’accortezza di preparare il vostro zaino in base alla temperatura del periodo.

Perchè lo consigliamo? Perchè è un’esperienza che apre gli occhi su te stesso, sulla persona con cui viaggi e sugli altri. Perchè ti conosci e conosci, perchè sei solamente tu con le tue forze, perchè ti metti alla prova e spesso superi limiti che credevi impossibili.

Cosa ci portiamo a casa? Vivere l’atmosfera del Cammino ogni giorno nelle nostre case è difficilissimo, spesso ci rendiamo conto che alcune cose le stiamo già perdendo. Però cerchiamo di portare con noi la voglia di conoscere senza pregiudizi, la voglia di condividere, la capacità di aiutarci e aiutare e soprattutto la leggerezza di quelle giornate.

Continuate a seguirci, prossimamente vi parleremo di Finisterre. Perchè il pellegrinaggio vero, the original, finisce là!

Il Cammino Portoghese – da Pontevedra a Padron (tappa 8 e 9)

Siete pronti ad entrare nel clou del nostro Cammino? Dopo il ristoro delle isole Cies eravamo carichi come due molle, pronti a conquistare Santiago! Siete carichi anche voi per le tappe n. 8 e n. 9? Come dicevamo nei momenti di difficoltà: DAJE!

DA PONTEVEDRA A CALDAS DE REIS – 21,70km

Da Pontevedra si esce attraversando il centro storico e il ponte do Burgo.


Abbiamo avuto un po’ di problemi alla partenza. Prima sono scomparsi i biscotti, parte fondamentale della nostra colazione. Poi non trovavamo la guida. Poi abbiamo aperto lo zaino praticamente in  mezzo alla strada, abbiamo recuperato tutto e siamo partiti.
Ricordate la regola n.1 dei pellegrini: quello che usate spesso tenetelo nelle tasche esterne!
Da qui ci si avventura per zone più che altro collinari e pianeggianti, ricche di vigneti. Da ora in poi le strade saranno quasi sempre affollate più da pellegrini che da macchine. Un vero paradiso!
Nonostante la tappa semplice ce la siamo presa con calma. Tra un km di cammino, un boccadillo e una chiacchiera siamo arrivati a Caldas de Reis a metà pomeriggio.


Qui avevamo prenotato in un albergue piuttostro grande, trovato grazie al nostro compagno di avventure inglese. E qui abbiamo ritrovato le signore chic di Bergamo e il professore brasiliano.
Ci siamo lavati, noi e i vestiti, poi ci siamo dati al bricolage sui piedi di Emily.
Ricordate la storia della vescica, il Compeed e il signore gentile? Bene, la vescica era diventata una bella bollicina, nonostante il cerotto. Incidenti di cammino. Abbiamo deciso di improvvisarci allegri chirurghi e Daniele, armato di ago e filo, ha bucato la vescica. Ovviamente Emily ha fatto un po’ di casino ma più per un dolore immaginario che reale.

INFO DI SERVIZIO: COME BUCARE LE VESCICHE

Se siete pellegrini in difficoltà ecco una breve guida, testata sulla nostra pelle. Se invece siete facilmente impressionabili passate direttamente al paragrafo successivo.
1-disinfettare bene l’area della bolla con il disinfettante. Disinfettare anche l’ago con un accendino
2-inserire un filo in cotone nella cruna dell’ago
3-infilare l’ago nella vescica e farlo uscire dal lato opposto. Chi viene “bucato” non sentirà dolore perchè la pelle sopra è comunque mezza morta
4-togliere l’ago ma lasciare il filo dentro alla vescica
5-lasciare che il liquido interno della veschica spurghi attraverso il filo. Lasciare il filo dentro per 15-20 minuti
6-con un fazzoletto e il disinfettante pulire bene la zona
7-applicare un cerotto sopra alla vescica ma senza togliere il filo
8-la mattina seguente togliere cerotto e filo, disinfettare e partite con un cerotto nuovo
9-vi assicuriamo che il giorno dopo camminerete come delle schegge!

LE TERME DI CALDAS DE REIS

Dopo aver lasciato “appiattire” la bolla e disinfettato la “ferita” abbiamo messo un cerotto e siamo partiti alla ricerca delle terme. Il nome “Caldas” mica è casuale…
In pieno centro abbiamo trovato 2 fontane che offrivano una specie di percorso Kneipp: la prima ghiacciata e la seconda bollente. Però non erano queste le terme che ci aspettavamo…
Attraversando il piccolo centro abbiamo scoperto che le terme erano delle piscine a pagamento.
Ma quando fai il Cammino di Santiago anche 10€ diventano improvvisamente una cifra considerevole. Immaginate che con 10€ (5 per dormire e 5 di spesa) ci si può fare una giornata intera.
Per fortuna il nostro amico Craig (colui che prenotava gli ostelli per tutti, l’inglese organizzato) ha scoperto delle terme libere poco più in là. Piccolo spoiler: non sarebbero state terme e non erano nemmeno poco più in là.
Infatti alle “terme” ci siamo arrivati dopo 2km di sentierino costeggiando un ruscello. Una passeggiata molto bella e soprattutto rilassante. Anche se dopo una giornata in cammino avremmo preferito fosse più corta. Soprattutto l’ultimo tratto è stato più un’arrampicata che una passeggiata.
Ma la fatica è stata ampiamente ricompensata:

L’acqua era gelida, ma per i nostri piedi affaticati era perfetta! Ci siamo divertiti facendo finta di surfare, rilassandoci e dicendo quattro cavolate in compagnia. Abbiamo incontrato di nuovo il nostro amico spagnolo e poi ci siamo messi in posa per una serie infinita di foto di gruppo. Un bel modo per concludere una giornata di cammino condiviso.


Per finire, una cena con il menu del pellegrino in compagnia di un nuovo amico elfico. Si tratta di un ragazzo tedesco vestito esattamente come un elfo, uno di quei soggetti strani di cui pullula il Cammino di Santiago. D’altronde durante il cammino ognuno lascia a casa tutto il surplus di apparenze per cui ti presenti per come sei davvero. E tutti siamo dei soggettoni in un modo o in un altro.

DA CALDAS DE REIS A PADRON – 16,72km

La mattina seguente pioveva. Abbiamo ritenuto più saggio aspettare che finisse, approfittandone anche per dormire un’ora in più. Poi siamo ripartiti per una tappa in un paesaggio incantevole. Dopo l’oceano delle prime tappe, il percorso si snoda tra vigneti e morbide colline. Era tutto così bucolico che c’era addirittura gente che portava a passeggio delle caprette:


E’ un paesaggio che invoglia a proseguire e che rilassa anche i più stanchi. E vi assicuriamo che alla nona tappa i nostri corpi iniziavano ad essere un po’ stanchi…Infatti in questa tappa ci siamo concessi ben 2 colazioni!
In uno dei due bar abbiamo assistito alla corsa dei tori di Madrid in televisione. Si tratta della versione madrilena della corsa dei tori di Pamplona. Non abbiamo ben capito cosa ci sia di divertente nel farsi correre dietro da un toro rischiando la vita, ma d’altronde ogni Paese ha le proprie tradizioni.
Dopo questa tappa abbiamo ripreso il cammino, questa volta addentrandoci per boschi e allontanandoci dal sentiero solo per pranzare. Abbiamo trovato un ristorantino “da camionisti”, ma non sono questi i posti dove si mangia meglio?! Empanada e cozze grandi almeno 3 volte quelle a cui siamo abituati nella pianura padana.


Di questa tappa ricordiamo le chiacchierate con Stefania, le confidenze, le battute e i discorsi più o meno seri. A volte ci sembra strano come l’Italia possa essere così profondamente diversa tra nord e sud, ma è anche bello capire il punto di vista di chi vive le cose dalla prospettiva opposta. Stefy, prima o poi veniamo a Napoli, promesso!


A Padron il nostro amico Craig aveva prenotato per tutti in un ostello. Per la prima volta il nostro gruppetto ha dormito in camera insieme. A noi si è aggiunto un signore irlandese che il giorno dopo ci ha fatto i complimenti per come eravamo stati tranquilli durante la notte. Crediamo ancora che fosse ironico, nonostante lui sostenesse il contrario.
Doccia, dormita, lavatrice e ringraziamo Vale&Ale per aver steso i vestiti in modo creativo, creando uno stendino tra le sedie!

PADRON

Spendiamo ora qualche parola sulla cittadina sdi Padron.
Breve riassunto: San Giacomo fu ucciso a Gerusalemme e due suoi discepoli rubarono il corpo per dargli sepoltura. Arrivarono così in Galizia e la nave attraccò a un “padron”, ossia una pietra cilindrica. A questa pietra si deve il nome della città e il suo successivo coinvolgimento nel percorso del cammino. Da Padron a Santiago si seguono praticamente le orme di San Giacomo e i suoi due discepoli.
A Padron troviamo infatti la Iglesia de Santiago, dove si trova il famoso punto di attracco, e il colle da cui San Giacomo si dice tenesse i suoi primi sermoni.


Dopo esserci rifocillati con del buon vin tinto (o cerveza a seconda dei gusti), siamo andati a mangiare in compagnia. Non prima di aver “raccolto” un’altra persona nel nostro gruppo. Questa volta si tratta di Francesco, un ragazzo lucano dal passo moooolto spedito!
A cena il poraccio Daniele ha assaggiato i famosi pimientos de Padron. Si tratta di peperoncini cotti (ma non troppo) e che presentano una sorpresa: alcuni sono piccanti e altri no. Il problema è che non lo sai mai prima di mangiarli!

Il Cammino Portoghese – da Vigo a Pontevedra (tappa 6 e 7)

Da quando siamo entrati in Spagna, il Cammino portoghese ha iniziato a essere incredibilmente ben segnalato. Non ci si può perdere nemmeno se si vuole. Il sentiero è costellato da pietre miliari (non ricordiamo purtoppo il nome in spagnolo) con la conchiglia che indica la direzione e una targhetta che riporta quanti km mancano a Santiago.
L’unica difficoltà è stata uscire da Vigo, ma per fortuna la nostra guida era estremamente precisa su questo capitolo.

DA VIGO A REDONDELA – 16,33km

Seguendo una salita che sembrava infinita, siamo riusciti a uscire dalla città.
Ci siamo trovati a un bivio dove un gentilissimo signore spagnolo ci ha indicato la direzione giusta. Ci ha anche parlato un bel po’ in spagnolo ma noi non abbiamo capito un granchè… Ah, se solo parlassero più lentamente!
Da lì in poi ci siamo incamminati sulla Senda de Agua, un antico sentiero nei boschi che serviva per trasportare acqua dai monti a Vigo.
Dopo la salita del centro storico ci siamo trovati praticamente a camminare per km in piano e in mezzo ai boschi. E’ stata quasi una passeggiata tranquilla, la stanchezza e il malessere delle prime tappe era stato curato con la giornata alle isole Cies.
A un certo punto ci siamo fermati in un posto pazzesco. Era tutto in legno, con sedie come antichi seggioloni, anch’esse in legno. sembrava di essere in una locanda del medioevo ma con un tocco moderno. E soprattutto c’era una meravigliosa panoramica sulla baia di Vigo:

Abbiamo ordinato un panino (per lui) che si è rivelato enorme. Emily invece ha preso del pane con la frutta secca e si è trovata davanti una pagnotta intera, grossa come un pane di Altamura. Non hanno le mezze misure, questi spagnoli…
La tappa si è conclusa con una brusca discesa, prima nei boschi e poi sull’asfalto. Per strada ci ha fermato una signora che era tutta agitata e ci dava indicazioni in spagnolo. “La casa, izquierda, derecha”. Abbiamo fatto finta di capire perchè altrimenti non finiva più di parlare e proseguito lungo la statale fino a Redondela.
Siamo arrivati all’albergue e ci siamo buttati per terra nella piccola piazza antistante, come tutti gli altri pellegrini in attesa di entrare.
L’albergue sembrava la casa di Rapunzel. Era infatti una piccola torre medievale con al 3o piano la biblioteca comunale. Sicuramente un posto particolare!
Dopo il check-in e l’elenco delle regole abbiamo fatto la doccia e ci siamo concessi il lusso di lavatrice+asciugatrice.
Nel pomeriggio abbiamo passeggiato nel paese e fatto la spesa, come ormai consuetudine. Per cena abbiamo trovato un menù del pellegrino a 5,90€ e includeva: carne, uovo, insalata, patatine fritte, un mini hamburger e la birra. Tutto ciò in dosi spagnole! Mentre cenavamo è passata la banda in abiti tipici, probabilmente anche qui c’era qualche festa paesana che noi ignoravamo.


La sera c’era anche uno spettacolo teatrale nella piazza dietro all’albergue, ma ci hanno imposto di chiudere le finestre e ribadito più volte che non potevamo assistere da lì allo spettacolo. Che cattivi, siamo pellegrini, mica carcerati!
Siamo andati a letto presto e quando ci siamo svegliati alle 6.30 eravamo gli unici rimasti nella camerata!
A Redondela si incontrano il Cammino Portoghese centrale e quello della Costa, da qui in poi il numero di pellegrini sarebbe aumentato costantemente.

DA REDONDELA A PONTEVEDRA – 16,92km

Alla partenza da Redondela che era ancora buio, ma camminando nella città illuminata non c’erano le stesse difficoltà che avevamo incontrato a Viana do Castelo.
Dopo una salita abbastanza impegnativa seppur breve, ci siamo trovati per sentieri sterrati e anche questa tappa è stata veloce. Ma non indolore.
Abbiamo attraversato il pittoresco paesino di Arcade  che sembrava uscito da una fiaba. Arcade è famoso per due motivi. Il primo è il ponte Sampaio su cui le truppe spagnole vinsero contro le truppe napoleoniche in quella che è conosciuta come la “Waterloo spagnola”. Il secondo motivo sono le ostriche, ma l’orario era poco indicato per verificare se la fama fosse meritata o meno :p


La poraccia Emily aveva un male comune tra i pellegrini: una vescica che stava per spuntare sul suo tallone! Al primo bar della giornata (anche questo dopo quasi 10km dalla partenza) si è fermata ad analizzare la situazione. Si è avvicinato un signore dall’accento molto british, un pellegrino seduto al tavolo vicino. Ha studiato la situazione piede e ha tirato fuori l’arma segreta dei pellegrini: un Compeed. Nonostante i nostri “we have one, don’t worry”, ha appiccicato comunque il cerotto e fatto un sorriso a 32 denti. Non l’abbiamo più rivisto, ma non lo ringrazieremo mai abbastanza. Il cammino è anche gesti di gentilezza improvvisa e disinteressata.
Abbiamo proseguito lungo il sentiero, tra strade asfaltate e strade sterrate fino a Pontevedra. Passando per boschi dove abbiamo incontrato un punto ristoro molto strano. Un ragazzo coi capelli lunghi vestito da metallaro suonava la chitarra elettrica, mentre altre persone in abiti tradizionali distribuivano bibite e frutta in cambio di una piccola offerta.


Prima delle 11 eravamo a destinazione! E’ stata sicuramente la tappa più rapida. E ci siamo sentiti soddisfatti per la resistenza che il nostro corpo stava acquisendo.
Ci siamo svaccati per terra in coda con gli altri pellegrini, sotto al sole cocente e in attesa che l’albergue aprisse alle 13. Nel frattempo Daniele è andato a recuperare cibo e acqua, girando praticamente tutto il paese visto che era domenica. E in Spagna la domenica è tutto chiuso.
Fuori dall’albergue abbiamo notato una famiglia di pellegrini. Delle persone davvero motivate visto che il bimbo più piccolo avrà avuto appena un anno e i 2 grandi al massimo 6-7 anni. Non c’è da meravigliarsi che, subito dopo il check-in, il padre si sia addormentato in 3 secondi, nonostante la confusione attorno.
Ci hanno dato il nostro letto, ci siamo lavati, abbiamo fatto la lavatrice (dove c’è ne approfittiamo) e poi ci siamo avventurati nella cittadina di Pontevedra.

PONTEVEDRA

Pontevedra è una cittadina piccola ma davvero piacevole. Il primo km tra l’albergue municipale e il centro è più che altro periferia, ma il piccolo centro storico è davvero carino.
Riguardo la storia della città, citiamo testualmente la nostra guida Terre di Mezzo: “Ai tempi dei romani si chiamava Toroqua. La leggenda vuole che la fondazione sia stata opera di Teucro, uno degli eroi della guerra di Troia, che arrivò in queste terre dopo essere stato rifiutato da suo padre e fondò un insediamento con il nome di Helenes”.


Al centro del paese si trova la chiese della Virgen Peregrina, patrona del Cammino Portoghese. La particolarità della chiesa è la pianta fatta a forma di conchiglia, come il simbolo dei pellegrini.
Sulla piazza si affacciano numerosi locali, ma molti erano comunque chiusi per la domenica. Per il centro abbiamo incontrato altri pellegrini del nostro albergue e i ragazzi trovati sul Cammino qualche giorno prima. Dopo aver girato ripetutamente per il paese abbiamo finalmente trovato un posto dove mangiare. Già è difficile trovare aperto di domenica, figuratevi poi trovare un posto in Spagna che serva la cena alle 8 di sera! Cosa sono questi orari tedeschi?!
E’ stato divertente cercare di ordinare un po’ a caso “un’hamburguesa con todos” e un “tortilla sandwich”. Ci aspettavamo una tortilla imbottita di prosciutto, come nella foto del menu, ma invece ci hanno portato una baguette con la tortilla come ripieno. Emily ci ha messo dentro della maionese ma l’unico spagnolo presente nel gruppo non ha apprezzato :p

 

A Pontevedra abbiamo trovato:
-la famiglia tedesca coi 3 bambini piccoli
-la signora di 70 anni già incrociata prima
-un professore brasiliano che avremmo incontrato di nuovo (l’ultima volta in un supermercato a Santiago!)
-il gruppo conosciuto un paio di tappe fa, composto da italiani, spagnoli, inglesi e gallesi (ci tengono a non essere “solo” britannici…)
-delle sciure bergamasche che vincono il premio di pellegrine più fashion del Cammino (le uniche con le zeppe e la borsa Prada)

Il Cammino Portoghese – da A Guarda a Vigo, passando per le Isole Cies (tappa 4 e 5)

Da A Guarda non ci sono più le belle spiagge ariose del Portogallo ma iniziano a farsi largo gli scogli della Galizia. Come vi abbiamo già raccontato nello scorso post, qui la costa è più simile a quella irlandese che a quella mediterranea.


Siamo partiti la mattina non più prestissimo perchè in Spagna l’orario era tornato come in Italia, quindi invece che albeggiare alle 6 il sole sorgeva alle 7. Ciò ha reso i nostri orari più umani da qui in avanti.

DA A GUARDA A BARCELOS – 19,67km

Siamo partiti da A Guarda con il freddo, la nebbia e una leggera pioggerellina (o era solo l’umidità della nebbia?). La strada per il primo tratto è stata molto morbida, a ridosso dell’oceano e costeggiando vecchie saline abbandonate.
Un paesaggio davvero bello, peccato per l’umidtà che pian piano entrava nelle ossa…
Più avanti nel sentiero abbiamo incontrato Stefy e Vale, che (spoiler!) ci avrebbero accompagnato poi fino a Santiago.
Abbiamo cercato un bar perchè al km 8 ancora non avevamo fatto colazione. Il cartello indicava “500m”, bene! Ci incamminiamo sulla strada asfaltata e solo dopo un’eternità (di sicuro più di 500m) troviamo il bar. Ci siamo rifocillati con una sostanziosa colazione del pellegrino, tra una chiacchiera e l’altra. Siamo passati poi dal maestoso monastero di Oia e abbiamo seguito la costa ancora e ancora.

Il paesaggio della Galizia non aveva grandi mutamenti: seguivamo questi sentieri che costeggiavano la costa frastagliata. La presenza dell’uomo era testimoniata da qualche casa isolata e da saline abbandonate. E’ stata una tappa piacevole e senza particolari difficoltà.

Dopo un’altra sosta in un bar ci siamo fermati nell’albergo dove avevamo prenotato la sera prima con una divertente telefonata. Il nostro spagnolo è di livello B (di Balli di gruppo) e capirsi al telefono non è stato facile. Soprattutto perchè mentre Emily si spiegava (in italiano /spagnolo/veronese) Daniele non faceva altro che guardarla e ridere sguaiatamente.
Per la sera ci siamo fermati a Barcelos, in un hotel con piscina. Siamo pellegrini arricchiti? No, semplicemente le camere doppie le davano a 15€ e, udite udite, c’era addirittura il bagno in camera!
Il signore che ci ha accolti, quello con cui avevamo parlato al telefono, era un falegname. Camicia a scacchi, capelli neri e ricci in pieno stile Caparezza, jeans e mani di chi lavora da una vita. Siamo entrati alla “reception”, ossia il suo studio da artigiano. Tra un accessorio in legno, un’incisione e utensili vari abbiamo fatto il check in più strano della nostra vita.
Ci ha dato la camera e, anche se non avevamo pranzato ed era primo pomeriggio, ci siamo fatti una dormita epica.
Ci svegliamo giusto alle 8 di sera per scoprire che il sole è uscito ma fuori non fa caldo e i vestiti non saranno certamente asciutti per l’indomani. Si prospettava però un tramonto da favola.
Mettiamo un attimo i piedi in piscina (che goduria!) e poi stabiliamo dove mangiare. Il ristorante dell’hotel è un po’ caro anche se fa piatti di qualità. Preferiamo invece andare al ristorante del campeggio di fronte, al cui centro troneggia un mulino. D’altronde il campeggio non può mancare nelle vacanze dei #poracciintour !
Ci sediamo e mangiamo del pesce buonissimo, mentre fuori il tramonto ci dà la buonanotte.
Torniamo in hotel e dormiamo come sassi di nuovo.

DA BARCELOS A BAIONA – 8,65km

La mattina seguente i vestiti non erano ovviamente asciutti…Ci mettiamo il cambio e partiamo presto: alle 11 avevamo la partenza della nave dal porto di Baiona!
Abbiamo attraversato un monte a picco sull’oceano godendo di panorami mozzafiato e camminando per boschi meravigliosi. Ci siamo resi conto di essere quasi arrivati a Baiona quando ci siamo trovati a camminare sulla passeggiata lungo l’oceano e abbiamo iniziato a incrociare i matti che vanno a correre presto. Anche se ormai l’orario era più che accettabile anche per la corsa.


Siamo arrivati in paese con un certo anticipo. Immancabile la colazione al bar con tostada e zumo, il recupero del cibo al supermercato e già che c’eravamo un rifornimento di Compeed!
Baiona è una bella città portuale, tranquilla e nel contempo vivace. Nel porto si trova una ricostruzione della Pinta, la prima caravella di Cristoforo Colombo a tornare in Spagna. Attraccò proprio a Baiona quindi questo fu il primo posto in cui si seppe che il buon Cristoforo aveva raggiunto le Indie (non sapevano ancora che fossero le Americhe).
E’ stato bello scoprire che il biglietto per le isole Cies (fatto per telefono in un misto di lingue) era andato a buon fine.
Armati di biglietto ci siamo presentati all’imbarco all’orario stabilito e siamo partiti!

LE ISOLE CIES

Le isole Cies sono un vero paradiso, di seguito alcune informazioni pratiche prima di proseguire nel nostro racconto.
1-per accedere alle isole occorre registrarsi su internet. Poi si hanno a disposizione 2 ore per procedere all’acquisto del biglietto del traghetto con il codice ricevuto via mail. Il traghetto si può prenotare tramite i numerosi siti internet delle compagnie di navigazione e costa circa 18€ a testa a/r.
2-le isole Cies sono una riserva naturale, il processo di registrazione serve per non far accedere pù di tot persone al giorno. Quindi se viaggiate nei mesi estivi vi consigliamo di prenotare con anticipo
3-ribadiamo: le isole Cies sono una riserva naturale, vi verrà ricordato infinite volte di raccogliere la spazzatura, non avvicinare gli animali, rispettare l’ambiente ecc. Sembrano tante cose ovvie, ma se sono costretti a ripeterle forse non sono scontate per tutti, purtroppo…
4-esistono un paio di ristoranti e qualche bar per mangiare. In alternativa potete sempre fare un pranzo al sacco in spiaggia
5-si può anche dormire. L’unica struttura ricettiva è un campeggio. Si può dormire solo in tenda (ne hanno già a disposizione se qualcuno non ce l’ha) e occorre prenotare. Il prezzo varia molto se decidete di usare la vostra tenda o di noleggiarla
6-le isole sono servite da traghetti in partenza da/per Vigo, Baiona, Portonovo e Cangas

LA PLAYA DEL SOL

Siamo sbarcati sull’isola dopo un viaggio leggermente ventoso. Durante questo viaggio siamo stati accompagnati per un tratto da alcuni delfini che nuotavano e saltavano di fianco alla barca. E’ stata un’esperienza bellissima!
Abbiamo fatto subito una breve passeggiata più che altro per smarcarci dalla folla dei turisti. Siamo finiti in una spiaggia di nudisti e allora abbiamo cambiato direzione, tornando a seguire la folla.
Ci siamo messi in angolo della spiaggia mentre il vento continuava a soffiare. Sarà che non ci sono altitudini significative e che eravamo in mezzo all’oceano , ma il vento a momenti ci portava via. Ma ciò è servito per stendere i vestiti tra i nostri zaini in una sorta di stendino di emergenza, così anche gli abiti del giorno prima si sono finalmente asciugati.


Nonostante i gabbiani ci puntassero, abbiamo mangiato la nostra empanada de bacalao presa al supermercato. I ciccionissimi gabbiani però non mollavano, andavano di asciugamano in asciugamano a cercare cibo.
Il nostro pomeriggio è stato 100% spiaggia e relax con un buon libro.


Quando il vento è diventato troppo forte abbiamo ritirato i panni e ci siamo rifugiati al bar in attesa del traghetto del ritorno.
Ci siamo imbarcati e questa volta siamo restati al coperto con una buona birra (la birra sulla barca costa 2€, robe mai viste).

VIGO BY NIGHT

Siamo sbarcati a Vigo e siccome sapevamo di arrivare tardi avevamo già prenotato una stanza per la notte. Il posto era terribile, il proprietario di casa ci ha “adescati” per strada e con un “rapido rapido” ci ha fatto fare il check in. E meno male che il check in è stato rapido perchè non l’avremmo potuto sopportare un secondo in più. La camera poi era sporca, gli ostelli del pellegrino hanno standard qualitativi ben più alti!
Ci siamo avventurati per Vigo,di cui però vi parleremo più avanti. Questo post è già troppo lungo senza che ci dilunghiamo sulla storia della città e blabla.
Vi basti sapere che ci siamo trovati a fare “botellon” con gli spagnoli nella piazza davanti alla chiesa. E che dopo un buonissimo polpo a la gallega siamo andati a letto rilassati e cullati dallo stridio dei gabbiani.

Il Cammino Portoghese – da Viana do Castelo a Caminha (tappa 3)

La terza tappa del Cammino Portoghese, quella che ci ha condotti da Viana do Castelo (in Portogallo) a Caminha (in Spagna) è stata la più lunga di tutte. Anche se è stata quella in cui abbiamo camminato meno. Paradossale? Mica tanto…Seguiteci!

LA SVEGLIA ALLE 4 DI MATTINA

Siamo in ferie, anche se un tipo di ferie un po’ particolari, e ci alziamo alle 4 del mattino. Perchè? Sempre per i soliti motivi: evitare il caldo e trovare posto per dormire.
La sera prima a Viana do Castelo c’era stata una festa, una sagra di paese. Qualcosa di folkloristico a cui noi non avevamo partecipato perchè eravamo occupati a collassare a letto. Inoltre in alcuni albergue (principalmente i municipali) dopo una certa ora non si può uscire. O meglio, si può uscire, ma poi non puoi rientrare!
Quindi la sagra l’abbiamo vista alle 4.30, mentre col buio pulivano le strade e chiudevano gli stand.
Il paese era illuminato come una vera festa patronale. Forse è stato ancora più pittoresco vivere le luminarie alle 4 del mattino, a festa conclusa. Avevano perso quella connotazione di festa e le strade deserte le rendevano un po’ malinconiche. Sicuramente le abbiamo affrontate con tutto un altro mood.


Abbiamo seguito il lungomare, una classica passeggiata asfaltata che costeggia le spiagge deserte. Ma faceva buio. Arriviamo in fondo al lungomare, dove il sentiero si addentra tra sabbia, scogli ed erba alta, dove c’è solo una passerella di legno in mezzo alla natura. Con la nostra piccola torcia abbiamo provato a proseguire, ma abbiamo ritenuto più prudente tornare indietro e aspettare l’alba. Non era il caso di slogarsi una caviglia già il terzo giorno.
Così ci siamo messi su una panchina, vestiti di tutto punto perchè faceva un gran freddo. A farci compagnia un gruppo di ragazzi portoghesi. Da una vecchia automobile ascoltavano musica e chiacchieravano, fumando le ultime sigarette prima di andare a casa.
Quando ha albeggiato (il Portogallo è un’ora indietro rispetto a noi, quindi il sole sorge prima) siamo partiti.

DOV’E CAVOLO E’ QUESTO SENTIERO?!

Quando siamo partiti abbiamo iniziato a incrociare altri pellegrini, pochi ma buoni. Tra i tanti incrociati c’era il “genio della lampada”, un ragazzo con l’orecchino che avremo incrociato ad ogni tappa da lì in poi.
Seguiamo inizialmente le passerelle in legno, poi una stradina bianca, poi il sentierino nell’erba poi…fine delle indicazioni! Apriamo la guida, confrontiamo la strada fatta con quella indicata, accendiamo Google Maps. Se fossimo stati anche solo alla tappa prima avremmo potuto seguire tranquillamente la spiaggia ma qui la spiaggia si era ristretta per far spazio a scogli e piante. Sembrava di essere in Irlanda.

Abbiamo proseguito per un po’ nel nulla, facendoci spazio tra la vegetazione come dei novelli Tarzan e Jane. Non c’era niente, solo piante e piante, poi gli scogli e poi l’acqua. Dove erano finiti gli altri pellegrini? Dove cavolo stavamo andando? Perchè sembrava che oltre a noi non passasse nessuno da chissà quanto tempo?
La poraccia Emily quella mattina stava già male al momento della partenza, tra freddo, male ai piedi, sonno, dolori vari ed eventuali, quel sentiero l’ha fatta un po’…sbroccare! “Portami verso un paese, io prendo un autobus!”
E così ci siamo incamminati verso Carreço, che resterà per sempre nei nostri cuori.

IL BAR, TRA “ANGELI DEL CAMMINO” E INFORMAZIONI SEGRETE

A Carreço abbiamo trovato subito un bar e abbiamo notato che tutti i pellegrini che avevano dormito con noi la sera prima stavano arrivando con calma da una strada asfaltata. Bene, c’era una strada comoda e noi chissà dove ci siamo persi! Ma c’era un bar, quello era fondamentale.
Abbiamo incontrato il ragazzo portoghese con cui avevamo diviso il taxi a Marinha. Aveva lo stesso zaino del poraccio Daniele (d’altronde la divisa del pellegrino è rigorosamente firmata Decathlon) ma a lui dava problemi. Utilizzando la poraccia Emily come interprete, in un inglese/spagnolo/portoghese/italiano Daniele ha sistemato lo zaino del nostro nuovo amico. Era felice come una Pasqua, non avevamo mai visto qualcuno così felice solo per aver ricevuto qualche dritta su come tirare i cordini dello zaino. Ma forse se lo zaino diventa la tua casa e te lo devi portare per almeno 5 ore ogni giorno anche i cordini hanno la loro bella importanza.
Nonostante i pasteis de nata e il caffè la poraccia Emily stava sempre peggio. Con fare circospetto è andata nella tabaccheria di fianco al bar a chiedere informazioni sulla stazione più vicina. Una biondona portoghese le ha detto di rivolgersi al bar di fianco che ovviamente pullulava di pellegrini. Ma come, così tutti sapranno che prendiamo un treno e siamo dei pellegrini tarocchi! Ci guarderanno mormorando “perzone falze”!
Alla fine nessun pellegrino ha fatto caso alla nostra conversazione col barista. E forse non è importante se un pellegrino prende un mezzo quando è stanco, l’importante è arrivare, non fare le gare. E soprattutto bisogna ascoltare i segnali del proprio corpo, è lui che ci deve portare alla meta, se ha bisogno di riposo o glielo dai o se lo prende.
I bar sul cammino sono forse la cosa più bella. Ci si incontra, si parla tranquillamente tra sconosciuti, si condividono informazioni e pensieri, si beve a volte un caffè e a volte una birra e si spende poco.

LA STAZIONE

La stazione di Carreço resterà nella storia come l’attesa più lunga della nostra vita. Treno previsto per le 10.40 (eravamo in giro dalle 4.30, un supplizio). Stiamo un po’ al bar e poi andiamo ad aspettare in stazione. Stazione con un binario solo, nel silenzio assoluto.
Davanti alla stazione c’era una collina da cui saliva una colonnina di fumo. Un incendio, probabilmente. Ogni tanto passava qualche aereo a gettare acqua ma abbiamo notato che gli abitanti del paese proseguivano indisturbati le loro attività quindi non ci siamo preoccupati. In Portogallo abbiamo visto spesso colonnine di fumo sui monti o canadair raccogliere acqua, si vede che col gran caldo purtroppo gli incendi sono frequenti.
Poi è venuto a farci compagnia un cagnolino. “Non toccarlo, se è un randagio e si affeziona poi ci segue”. Ma come si fa a non accarezzare un cucciolino batuffoloso che vuole solo giocare? Era molto dolce, ma poi ci siamo limitati proprio pensando che magari si sarebbe affezionato. Invece dopo una buona mezz’ora è ricomparso il padrone a chiamarlo e lui trotterellando ci ha lasciati per andare da lui.


Il treno intanto non passava. Con noi c’era anche una famiglia portoghese che aspettava. Ci siamo avvicinati per chiedere informazioni sull’orario. Magari avevamo sbagliato a leggere il cartellone o ci eravamo persi la postilla feriale/festivo. Ci hanno risposto che l’orario era giusto ma in Portogallo i treni passano quando vogliono loro. “Como a l’Italia”, abbiamo risposto.
Chiediamo anche come fare i biglietti visto che non c’è una biglietteria o una qualsiasi macchinetta. Al bar ci avevano detto che i biglietti si prendono “trem trem”, quindi sul treno, nemmeno loro li avevano. Anche la famigliola in gita ci risponde “trem trem”.
Finalmente dopo quasi 40 minuti di ritardo è arrivato il treno. Cerchiamo subito un controllore per fare i biglietti, presi come siamo dalla nostra ansia di fare i viaggiatori poveri sì, ma onesti.
Lo fermiamo e ci dice che arriva subito. Ci sediamo. A proposito, ma lo sapete che sui treni regionali portoghesi il sedile si può girare a seconda del senso di marcia del treno??
Il controllore ci passa vicino senza calcolarci, va avanti e fa i biglietti al vagone successivo. Lo rincorriamo e di nuovo ci dice di aspettare. Ma cos’hanno questi portoghesi che per loro è sempre tutto un “aspetta” e “con calma”? Aspettiamo e alla fermata prima della nostra passa a farci i biglietti, decisamente economici. Ma sempre con calma, eh. Noi agitati per cercare in fretta le monetine giuste e questo che ci osserva sempre con tutta la calma del mondo.
La calma l’abbiamo incontrata ogni volta che abbiamo avuto a che fare con un portoghese, sia al ristorante, che negli albergue, che sui mezzi pubblici. “No rush” è la frase che ci hanno detto sempre quando magari cercavamo di essere veloci e scattanti. Questa calma così diversa da quella a cui siamo abituati qui ci è sembrata subito molto strana, poi molto piacevole.

CAMINHA

Scesi a Caminha abbiamo attraversato a piedi il piccolo paese. Sarebbe stata l’ultima breve passeggiata in suolo portoghese. Poi ci siamo diretti al porto dove, per la misera cifra di 1€, abbiamo potuto prendere il traghetto per attraversare il fiume Minho.
Al bar del porto ci siamo fermati a bere una birra in compagnia di due ragazzi spagnoli conosciuti al momento. La gente coi pellegrini è sempre così socievole! Il ragazzo parlava benissimo italiano e lavorava infatti per una ditta italiana, la ragazza non lo parlava ma ci siamo capiti ugualmente. Ormai lo Spanguese non aveva più segreti per noi.
I due ragazzi si sono imbarcati a bordo della loro decapotabile mentre noi ci siamo seduti al posto dei poracci. Tirava un vento incredibile e a metà traversata la barca era completamente avvolta dalla nebbia. Il tratto da attraversare non è molto lungo (la foce di un fiume quanto può essere grande?) ma non si vedeva più nessuna delle due sponde.

E poi, magicamente, siamo sbarcati in Spagna ed è uscito un sole che spaccava le pietre.

A GUARDA

Da A Guarda porto siamo andati a piedi ad A Guarda città, 4 km molto piacevoli tra i boschi, con qualche salita ma non troppo difficoltosa anche per la sofferente Emily.
Siamo arrivati e abbiamo trovato subito posto all’albergue municipale. Check in, doccia, lava i vestiti, riposa e infine fatti una passeggiata per il paese.
A Guarda sembra la classica città di confine, dove immaginiamo una volta ci siano state molte attività di contrabbando. Invece ora pullula di farmacie per pellegrini, dove abbiamo comprato delle solette in gel che ci hanno salvato nei giorni successivi.
Abbiamo mangiato un boccadillo, ossia un panino imbottito. Dal nome ci aspettavamo uno snack e invece ci è arrivata una ciabatta intera! I proprietari del locale sono stati gentilissimi. Invece di dirci:”abbiamo questo questo e questo” ci hanno chiesto con cosa volevamo il panino. “Jamon!”
E loro, che evidentemente l’avevano finito, sono andati a comprarlo apposta per noi.
Il Cammino è anche sperimentare atti di gentilezza gratuiti e riscoprire il lato buono delle persone.

In albergue abbiamo incontrato un tizio dal forte accento americano che aveva completamente sbagliato strada, si era sparato 30km in più oltre a quelli della tappa, era distrutto. E’ stato infatti l’unico che la mattina successiva non si sia svegliato col rumore della mandria di pellegrini in partenza.
Altri personaggi degni di nota sono:
-una signora olandese che telefonava compulsivamente per prenotare per la notte seguente
-una signora di oltre 70 anni che avremo poi ritrovato tante altre volte
-i ragazzi spagnoli della sera prima
-una coppia ungherese
-l’hospitalero
-dei ragazzi spagnoli che facevano la pasta alla carbonara ma non era carbonara (e qui esce il lato degli italiani all’estero che non possono vedere profanata così la pasta!)

Totale della giornata: 12km a piedi+treno+barca+4km di nuovo a piedi

Il Cammino Portoghese – da Povoa de Varzim a Viana do Castelo (tappe 1 e 2)

In questo primo racconto vi parliamo delle nostre prime 2 tappe lungo il Cammino Portoghese.
Siamo partiti da Porto la mattina (alle 5…ma non sarebbe stata la peggior levataccia!) per prendere la metro in direzione Povoa de Varzim, da cui sarebbe partito il nostro cammino.
Perchè non siete partiti a piedi da Porto, ci chiederete. Fondamentealmente per ottimizzare i giorni di ferie, saltando le prime 2 tappe abbiamo potuto fare i 2 giorni finali a Finisterre in pieno relax. Ed essendo il primo cammino abbiamo voluto “stare larghi” coi tempi. Non sapevamo se ce l’avremmo fatta a mantenere il ritmo e quindi un paio di giorni in più in caso di malessere/crampi/vesciche/maltempo/imprevisti vari ce li siamo voluti tenere. Iniziamo?

TAPPA 1 – DA POVOA DE VARZIM A MARINHA – 24,88km

Appena scesi dalla metro a Povoa de Varzim non è stato difficile trovare indicazioni per il cammino. Povoa de Varzim è la classica cittadina sul mare, ricca di hotel e di villeggianti. Quando siamo passati noi stavano ancora aprendo gli stabilimenti balneari e la spiaggia era quasi deserta, ma col passare delle ore le spiagge erano sempre più affollate. Subito il percorso inizia a seguire il lungomare, si attravresano paesini in pieno stile “un’estate al mareeeeee” fino a un punto in cui la guida voleva mandarci sulla statale. Noi invece abbiamo seguito la spiaggia! Non è stato per niente facile camminare sulla sabbia, soprattutto con uno zaino in spalla, ma per i piedi l’acqua fredda era una vera manna dal cielo. Per pulirci i piedi abbiamo usato un po’ di acqua delle borracce e le salviette Chilly. D’altronde il cammino è anche l’arte del sapersi arrangiare.


Ad Apulia (a metà tappa) ci siamo fermati a mangiare un panino e bere una birretta, ma siccome non sappiamo ben spiegarci in portoghese di birre ce ne hanno portate 3! Anche al momento del conto pensavamo di aver capito male: ci sembrava impossibile aver speso solo 9€ di 3 birre e 2 panini enormi.
Proseguendo abbiamo trovato di nuovo le passerelle di legno lungo la costa, abbiamo attraversato altri paesi per finire, stremati, a Marinha. Cerchiamo l’albergue, ci innervosiamo per la stanchezza e i 38 gradi, arriviamo e scopriamo che non c’è più posto! In preda allo sconforto ci siamo rivolti alla vicina sede della Croce Rossa, dove una ragazza ci informa che il prossimo albergue è a 10km. Per fortuna ci sono altri pellegrini col nostro stesso problema e decidiamo di dividerci un taxi. Con noi c’erano l’amico Fritz, un tedesco grande e grosso e completamente ustionato dal sole, e un ragazzo portoghese molto giovane.
Dopo aver provato l’esperienza della guida dei portoghesi vi possiamo dire che forse forse è meglio andare a piedi anche con 38 gradi. Il nostro autista guidava girato verso noi seduti dietro per parlarci, saremmo stati più tranquilli se avesse guardato la strada…


Abbiamo trascorso il tardo pomeriggio a riposare, lavare vestiti e osservare incuriositi la fauna degli ostelli. Abbiamo incontrato addirittura dei coreani con più powerbank che vestiti nello zaino.
L’albergue era molto piccolo, aveva solo una stanza con una ventina di posti, un bagno e una piccola cucina, ma dava proprio l’idea di comunità e di condivisione.
Siamo andati al supermercato (a 1km dall’albergue) a recuperare cibo per la colazione del giorno dopo. Come meta per la cena il ristorante a 2 passi dall’albergue offriva un ricco menu del pellegrino a soli 6€! E invece era chiuso e siamo dovuti tornare al supermercato a recupare la cena. Per un totale di altri 4km in questa giornata.
La nostra prima sera l’abbiamo trascorsa a chiacchierare con altri italiani, tra cui un ragazzo che avremo poi incontrato di nuovo a Finisterre! E a letto presto!
“Ma quando arriva la notte la notte..:”, cantava Arisa. Quando arriva la notte partono i “roncadores” e, ragazzi, sono terribili. Proviamo con i tappi, con gli auricolari e la musica, chiediamo a wikihow “come mettere i tappi per le orecchie”. Forse stiamo sbagliando qualcosa se sentiamo ancora russare!
E invece no, amici, abbiamo trovato il russatore seriale più temibile dell’intera galassia. Tra caldo e “roncador” avremmo dormito tipo 1-2 ore… Ma la mattina dopo eravamo comunque abbastanza carichi!

TAPPA 2 – DA MARINHAS A VIANA DO CASTELO – 20,32km

Per la seconda tappa non siamo partiti da Marinhas ma dall’albergue sulla collina a 10km da Marinhas. La sera prima avevamo studiato la posizione con Google maps+guida ma evidentemente qualcosa è andato storto perchè, invece di scendere verso il mare, ci siamo inerpicati sui monti.
Al sorgere del sole siamo usciti e ci siamo incamminati nei boschi. Il Portogallo offre paesaggi meravigliosi in ogni momento, ma l’alba e il tramonto qui hanno un qualcosa di magico. E’ strano, a casa a malapena ti accorgi del tramonto. Se però sei tu da solo con la natura anche questi momenti diventano le pietre miliari della giornata.
Seguendo le frecce del “Caminho da costa” salivamo sul monte, noi invece abbiamo girato e siamo andati giù verso il mare.Abbiamo attraversato paesi minuscoli, con case basse, cortili e cani randagi. Sembrava di fare un tuffo nei paesi di campagna di una volta, quelli dove tutti salutano tutti, ci si fa un sorriso e ogni casa ha il suo orto. Fino a quando siamo arrivati sulla statale e da lì ci siamo trovati direttamente in spiaggia, ad Amorosa. Siamo arrivati così presto che tutti i bar dove poter mangiare qualcosa erano ancora chiusi. Ma abbiamo proseguito: il Cammino è affollato e chi prima arriva meglio alloggia! Alle 9 il caldo era già insopportabile, alle 10 abbiamo visto i canadair raccogliere acqua nell’oceano e poi dirigersi all’interno, probabilmente verso qualche bosco che andava a fuoco.
Alle 11 eravamo stremati. Eravamo partiti tutti arzilli: partiamo presto, alle 11 arriviamo, troviamo da dormire e poi passiamo il pomeriggio in spiaggia! Il morale pian piano calava, di pari passo con la stanchezza.


Decidiamo di provare a prenotare.
Ambientazione: marciapiede strettissimo della statale, Emily seduta per terra, Daniele in piedi appoggiato a un albero che fuma.
Albergue n.1:”Sorry,do you speak English?” “No” “…Spanish?” “Yes”. Ma i nostri sforzi di parlare una lingua che non conosciamo non sono serviti, non aveva posto.
Albergue n.2: “Sorry, do you speak English” “Yes” Evvai! Ma anche questo non aveva posto.
Albergue n.3: non risponde proprio nessuno.
Optiamo per il terzo, pensando che mal che vada è una località di mare e qualche hotel turistico c’è. Certo, non economico come un albergue ma comunque è un tetto sopra la testa.
Attraversiamo il lungo ponte di ferro che entra a Viana do Castelo, boccheggiando dal caldo.

Arriviamo all’albergue e…c’è posto! Ci mettiamo in fila, seduti per terra con altri pellegrini, ci togliamo le scarpe e finalmente sgranocchiamo qualcosa (gli avanzi della colazione).
Inizia la tiritera dell’ingresso in albergue: entra, paga, timbro sulla credenziale, scegli il letto, localizza il bagno, doccia, rivestiti, lava i vestiti, stendi i vestiti e poi svaccati sul letto!
Non c’è nemmeno bisogno di dirvi che in spiaggia non siamo andati, il gran caldo ci aveva distrutti.
Abbiamo invece fatto un giro per il centro storico del paese per mangiare delle crocchette di baccalà fenomenali e fare la spesa per la cena.
La fauna dell’albergue di Viana do Castelo include: una marea di ragazzi spagnoli (anche loro li avremo rincontrati), una coppia slovacca, un tizio di Verona che stava andando da Santiago a Porto (dopo aver fatto tutto il cammino francese dai Pirenei) e verso sera si è palesato di nuovo l’amico Fritz. E’ arrivato in infradito, oltre all’ustione aveva anche i piedi pieni di vesciche. Chissà se è poi arrivato a Santiago…
Sarà che forse eravamo troppo stanchi per sentire il russare degli altri, ma la seconda notte abbiamo dormito come due massi!
Ps: per arrivare a Viana do Castelo abbiamo abbandonato il percorso indicato per scendere verso il mare, attraversando paesini minuscoli. Se avessimo proseguito sui monti saremo comunque arrivati a Viana do Castelo, probabilmente in meno tempo.

I PORACCI LUNGO IL CAMMINO

 

Porto – Bacalhau e storia

Il nostro primo incontro col Portogallo è iniziato a Porto, seconda città del Paese e famosa per l’omonimo vino.

Situtata nella parte nord del Portogallo e adagiata sulle rive del fiume Douro, Porto ha un’atmosfera molto particolare. Sembra la città di un vecchio porto, con tante case affacciate sulla riva del fiume in un eterno sali e scendi, oppure un borgo del sud Italia, ricco di chiese e di piccoli negozi. Nel contempo però il ponte di ferro sul Douro (il ponte Dom Luis I, simbolo della città) le dona una connotazione più moderna.

In effetti Porto nasce come un…porto! Da qui deriva (ma va?!) il suo nome. E da Porto deriva il nome Portogallo.

IL CENTRO STORICO

La città di Porto ha un numero elevatissimo di chiese, a testimonianza dell’anima fortemente cattolica del Portogallo.
Si parte dalla cattedrale Sé, che sembra uscita da un film sui templari, fino ad arrivare alla sfarzosa Igreja de Sao Francisco dove però non siamo entrati.

Il centro storico è tutto un susseguirsi di salite e discese, ma la fatica non ci ha impedito di apprezzare la bellezza della città.
Attraversando il fiume Douro (noi l’abbiamo fatto in barca al tramonto) si raggiunge la zona delle cantine del Porto. Lungo il fiume sono infatti presenti numerose cantine e altrettanti ristoranti (principalmente di pesce), noi però abbiamo preferito provare ad avventurarci nel piccolo mercato al coperto!

LA LIBRERIA LELLO

Tra le varie e numerose attività commerciali di Porto spicca la Livraria Lello.
Sapete a cosa si è ispirata J.K. Rowling per descrivere la biblioteca di Hogwarts? Proprio alla libreria Lello di Porto.
L’edificio fu costruito nel 1869 ed è una delle librerire più belle che abbiamo mai visto!
Per entrare si pagano 5€ a testa, che sono però deducibili dal prezzo di qualsiasi libro uno decida di comprare. Noi ci siamo presi una guida (in tedesco perchè le alternative erano portoghese, spagnolo o francese) del Cammino Portoghese.
La libreria è ricca di decori liberty e di altissimi scaffali in legno. L’atmosfera è davvero particolare ma putroppo per noi è stata un po’ “disturbata” dall’alto numero di turisti.
Vi consigliamo al 100% una visita qui, ma se potete evitate la domenica pomeriggio 😉

AZULEJOS

Tipici del Portogallo sono gli azulejos, ossia le famose piastrelle bianche e blu che abbiamo trovato su numerosi edifici, sia religiosi che civili.
L’esempio forse più bello che abbiamo visto a Porto è la stazione di Sao Bento in cui l’atrio è completamente rivestito da azulejos che raccontano storie del Portogallo.

COSA MANGIARE

In Portogallo fanno il pesce a un livello infinitamente superiore a quello a cui siamo abituati noi nella umida pianura padana!
Il pesce però che fanno meglio (e in più versioni diverse) è senza dubbio il baccalhau! Ovviamente avete capito che parliamo del baccalà, a cui noi certo siamo abituati (lo mangiamo “alla vicentina”), ma le crocchette di baccalà, il baccalà gratinato, nella zuppa, in ogni modo possiate immaginarlo, a Porto è spettacolare!
Qui abbiamo provato anche un’altra specialità portoghese: la francesinha. Si tratta di una specie di panino ricoperto di formaggio e farcito con bistecca, prosciutto, in alcuni casi salsiccia, e accompagnato da una salsa leggermente piccante.


A Porto abbiamo anche fatto la conoscenza dei pasteis de nata, dei dolcetti alla crema che ci hanno accompagnati praticamente per tutto il cammino (almeno per quello che abbiamo fatto in suolo portoghese)
Per concludere abbinate un bicchiere di Porto et voilà, la perfetta cena portoghese è servita!

PORTO BY NIGHT

Dopo cena vi consigliamo di salire al Jardim do Morro, a pochi passi dal ponte Luis I e ammirare il panorama. E’ pieno di gente che beve, chiacchiera, socializza, ci sono bar e musica.
Un posto dall’atmosfera easy e dal panorama mozzafiato, da non perdere per le serate a Porto!

INFORMAZIONI UTILI

Dall’aeroporto di Porto (Francisco Sà Carneiro) si raggiunge il centro storico in 30 minuti di metropolitana.
All’interno della città ci si sposta tranquillamente a piedi. Sarà che eravamo già nel mood “caminho” ma non abbiamo sentito necessità di cercare mezzi pubblici
Mangiare e bere a Porto secondo noi costa meno che in Italia (dipende poi sempre da cosa e dove mangiate, ma questo è abbastanza ovvio) anche se costa un po’ di più rispetto a quello che abbiamo speso poi nei paesini poco più a nord (ma anche questo è abbastanza ovvio).

LEI A PORTO

Il Cammino di Santiago – Come prepararsi

Bentornati sul blog dei #poracciintour

Se ci avete seguito sui social sapete che la nostra vacanza per quest’estate è stata il cammino di Santiago, Portugal edition! Abbiamo camminato da Porto fino a Santiago lungo la Senda Litoral, ossia seguendo sempre, per quanto possibile, l’oceano.

Oggi però vogliamo raccontarvi di come ci siamo preparati alla nostra avventura. E col senno di poi possiamo anche dirvi cosa non dimenticare :p

La scelta del Cammino

Il cammino di Santiago più famoso e noto a tutti è certamente il francese, ma non è l’unico. Quindi prima di partire bisogna avere ben chiaro che percorso fare (ho delle montagne? Metto un pile in più – ho l’oceano? Ci aggiungo un costume!).

Noi abbiamo scelto il Cammino Portoghese (da Porto, non da Lisbona) perchè ha la stessa durata dei nostri giorni di ferie (2 settimane inclusa la gita a Finisterre) e perchè è molto pianeggiante. Quindi come primo cammino abbiamo scelto il livello facile!

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La preparazione fisica

Essere un pochino allenati secondo noi è importante. Per un semplice motivo: quando inizi ad allenarti i muscoli ti fanno male a casa tua quando il giorno dopo puoi stare a letto. Non è lo stesso aver male mentre sei in un ostello e il giorno dopo devi proseguire a piedi.
Non abbiamo fatto grandi cose, semplicemente un paio di volte alla settimana una passeggiata serale da 5-6km e la domenica la gita lunga. Questo ci ha permesso di arrivare con i muscoli abbastanza in forma e con le scarpe già “testate”. E questo ci permette di passare al paragrafo seguente 😉

L’attrezzatura

Dicevamo delle scarpe? Scegliete quelle più comode per voi ma anche adatte al percorso che intedete fare. Noi per un percorso pianeggiante abbiamo scelto delle scarpe basse da hiking, le abbiamo usate tantissimo prima della partenza e siamo soddisfatti della nostra scelta. La poraccia Emily ha avuto dei problemi dopo qualche giorno di cammino, forse la soletta dentro era troppo rigida, ma niente a cui non si possa rimediare con delle solette in gel.

E lo zaino? Siamo partiti entrambi con uno zaino da 50litri. Comodo, ricco di tasche, robusto, capiente e con una tasca che può diventare borsa o zainetto! Per essere sinceri dobbiamo però dirvi che abbiamo scelto uno zaino che di suo era già un po’ pesante, con le nostre cose dentro abbiamo raggiunto gli 8kg (a cui poi dovevamo aggiungere l’acqua). Ma per come è strutturato lo zaino il peso non ci ha mai dato problemi. E soprattutto ha le dimensioni adatte ad un bagaglio a mano!

E cosa ci metto nello zaino?

Come dicevamo, ogni cammino ha esigenze diverse, ma anche ognuno di noi ha esigenze diverse.
Questo è l’elenco di quello che c’è nello zaino del poraccio medio:

-3 t-shirt
-1 pantalone lungo
-1 pantalone corto
-1 gonna da trekking (solo per lei)
-1 felpa leggera in pile
-1 spolverino
-3 paia di calze
-3 paia di mutande
-3 reggiseni (solo per lei)
-1 paio di infradito
-1 paio di sandali
-1 asciugamano grande e uno piccolo
-beauty case, che deve includere anche la crema solare
-burro di karitè o crema anti sfregamento+arnica
-sapone di marsiglia, diviso in 2 parti, una per lavare sè stessi e una per i vestiti
-qualche molletta per stendere
-cappello
-scaldacollo leggero
-borraccia
-portafoglio+documenti+cellulare+powerbank
-credenziale del pellegrino
-tappi per le orecchie
-occhiali da sole
-ago e filo, per le vesciche
-cerotti+compeed+garze
-disinfettante (noi non lo avevamo, voi ricordatevelo :p)
-un paio di fogli di giornale da usare in caso di pioggia per far asciugare le scarpe
-un sacco nero dell’immondizia per coprire le cose nello zaino in caso di pioggia (spesso anche il migliore dei coprizaino non è 100% impermeabile, soprattutto dopo molte ore di pioggia)
-LA GUIDA!

Ma come faccio a farci stare tutto?

Consiglio n.1: sfruttate tutte le tasche del vostro zaino e dividetevele per “temi”. Documenti da una parte, creme da un’altra, articoli per il bagno da un’altra e così via. Ovviamente tenete nelle tasche esterne quello che tirate fuori più spesso.
Consiglio n.2: arrotolate i vestiti con la tecnica del sushi! Sì, avete capito bene: sushi! No, non dovete mangiarli con le bacchette ma arrotolarli come dei veri sushi men! Se chiedete a Google trovate tantissimi tutorial che vi insegnano come fare. Per noi è stato utilissimo imparare questa tecnica, abbiamo piegato tutto così, inclusi gli asciugamani. I vostri abiti occuperanno pochissimo spazio e soprattutto potrete tirare quello che vi serve senza spiegazzare gli altri vestiti.
Consiglio n.3: lasciate a casa il superfluo. Scoprirete che tante cose che pensiamo siano fondamentali in realtà non servono. E soprattutto ricordate che ogni cosa aggiungete peserà sulle vostre spalle. Anche poche cose da 100g possono fare un kg!

Il confronto

Leggere tanto su internet è importante per sapere come prepararsi e cosa aspettarsi (ma fidatevi che la realtà supererà ogni aspettativa).
Altrettanto importante è parlare con chi il cammino l’ha già fatto. Chiedete tra i vostri amici se qualcuno ha mai fatto un’esperienza simile, cercate dei gruppi su Facebook, fate tutte le domande che volete e che sono importanti per voi. D’altronde ognuno viene da una storia diversa e ognuno si approccia al cammino in modo diverso.

Siete pronti per partire con noi? Non perdetevi i prossimi racconti 🙂