Australia – tra cibo etnico e aborigeni

Dopo avervi portato a zonzo con noi in Australia oggi dobbiamo, a malincuore, dire “Goodbye Australia!”, speriamo di rivederti presto!

Oggi vi parliamo di quello che abbiamo mangiato in Australia e della questione, ancora molto spinosa, degli aborigeni.

Le origini britanniche

Premessa: una cucina propriamente australiana non esiste. L’Australia è un mix di cucine del mondo, ma qualcosa di tipico ce l’ha, ve lo diciamo poco più giù.
Per alcuni aspetti in Australia si trovano cibi di origine chiaramente inglese, d’altronde sono sempre sudditi di the Queen!
Una delle prime cose che abbiamo mangiato è stata la classica pie, pasta sfoglia ripiena solitamente di carne, ma ce ne sono infinite varianti salate e anche dolci.
La prima pie al manzo l’abbiamo gustata in un bar nella Yarra Valley, Victoria (se vi siete persi il racconto lo potete recuperare cliccando qui), dove Margherita, super amica e super guida, ci ha raccontato di Ned Kelly.
Chi è Ned Kelly? Figlio di un galeotto irlandese, Ned Kelly ancora oggi divide l’opinione pubblica. Fu un fuorilegge, ladro di bestiame, un brigante in piena regola di fine Ottocento. Ma combatteva, seppur con mezzi poco raccomandabili, per i poveri e gli oppressi a cui dava i ricavi delle sue rapine. Eroe nazionale o furfante? A voi la scelta!

Australia o mondo?

In Australia potete trovare tutte le cucine del mondo ben rappresentate e ovviamente non ci siamo fatti scappare l’occasione di assaggiare cibo etnico!
Vi ricordate che a Melbourne abbiamo mangiato i ravioli cinesi? A Cairns abbiamo mangiato greco e cinese, a Sydney invece abbiamo provato il taiwanese, con riso e pancetta. Ma finalmente abbiamo trovato anche un vero giapponese fuori dal Giappone! Siamo tornati 2 volte nello stesso posto perchè era troppo carino: il classico ristorantino minuscolo con il bancone di legno addossato al muro. Abbiamo ordinato ramen e riso al curry come se piovesse!

Tipico Aussie

Ma l’Austrialia avrà qualcosa di tipico, no? Beh, forse sì: gli australiani sono grandi fan del barbecue, il barbie come lo chiamano loro!
E poi le carni di canguro, coccordillo ed emù. Deliziose, soprattutto se accompagnate da un bicchiere di buon vino australiano.
Andando verso i tropici si incontrano innumerevoli possibilità di mangiare pesce fresco o insalate con frutta esotica. Ma anche a Bondi Beach abbiamo mangiato dei frutti di mare deliziosi!
Un altro cibo tipicamente australiano è il Vegemite, praticamente una specie di estratto di lievito da spalmare sul pane. Per noi italiani può essere una cosa un po’ particolare, ma gli australiani ne vanno pazzi!
E per quanto riguarda i dolci? Il Lamington è tipico Aussie! Si tratta di un cubo di pan di spagna con marmellata in mezzo, ricoperto di cioccolato e scaglie di cocco.
Leggenda narra che un cuoco di Brisbane stesse preparando del pan di spagna, ma accidentalmente gli cadde nella cioccolata. Ricoprì tutto con scaglie di cocco et voilà il Lamington (con vicino un pasteis de nata portoghese):

Gli aborigeni, visibili o invisibili?

Abbiamo avuto a che fare con aborigeni? Nì.
A Melbourne e Sydney, grandi città, sono pressochè inesistenti, quei pochi che ci sono hanno dei vaghi tratti somatici mitigati dagli incroci generazionali e sono ormai perfettamente “occidentalizzati”.
A Cairns ci sono e si vedono spesso a chiedere l’elemosina agli angoli delle strade o ubriachi in giro per la città. Si percepisce chiaramente un popolo alla deriva, senza punti di riferimento e arrabbiato con la società. Qualche volta, passando di fianco ad aborigeni palesemente ubriachi, siamo stati insultati in quanto bianchi.
Sono proprio arrabbiati con noi, che abbiamo spezzato i loro legami con la natura, che abbiamo strappato bambini alle famiglie per farli crescere in famiglie bianche arrivando a eliminare ogni contatto con le loro origini. E poi li utilizziamo però come attrazioni turistiche (ricordate Kuranda?), per lucrare sulle loro tradizioni.


Vi lasciamo un estratto del libro “In un Paese bruciato dal sole” di Bill Bryson che rappresenta esattamente ciò che abbiamo percepito a Cairns:

“La gente sul viale era in stragrande maggioranza composta da bianchi australiani ma c’erano anche aborigeni: non molti, ma sempre presenti, ai margini della cornice, discreti, quasi sempre silenziosi, periferici. I bianchi non guardavano mai gli aborigeni. Le due razze sembravano abitare universi paralleli ma separati. Mi sentivo come l’unica persona in grado di vedere i due gruppi contemporaneamente. Era davvero strano.”

Le ultime curiosità

Come ben sapete l’Australia è un Paese sconfinato e, oltre alle città ci sono solo piccoli villaggi in mezzo al bush. Come fanno le persone che vi abitano a curarsi? E i bambini ad andare a scuola? Non possono mica farsi ore e ore di viaggio in automobile ogni giorno…
Per portare le persone in ospedale o per regolari visite di controllo c’è il Royal Flying Doctor Service, praticamente vi arriva a casa il dottore direttamente in elicottero e se c’è bisogno vi trasferisce in ospedale. Avete un dolorino e volete verificare? Il Flying Doctor fa anche consulenze in videochiamata.
Ma i bambini che abitano in queste aree isolate, come fanno ad andare a scuola? Semplice, anche per loro c’è la School of the Air.
Pensate che sia il Flying Doctor che la School of the Air sono diventati attivi dal 1951 e fino ai primi anni Duemila hanno sempre lavorato solo tramite radio e servizio postale.
Oggi i bambini fanno un’ora di lezione al giorno con l’insegnante e poi studiano autonomamente con un genitore, un fratello, un tutor…Ciò penalizza molto i bambini aborigeni che, avendo spesso genitori analfabeti, non hanno nessuno che li segua, restando a loro volta analfabeti in un triste circolo di cui non si vede la fine. Oltre alle lezioni si incontrano 3-4 volte all’anno per socializzare e passare una settimana insieme con compagni e insegnanti.
Praticamente tutto ciò che abbiamo sperimentato in questa quarantena in Australia lo fanno da un sacco di tempo.

IL CONSIGLIO DI LEI

Provate assolutamente il cornetto al gusto unicorno! Rosa, lilla, viola, tutti colori tenui e super pucciosi (ovviamente anche super chimici…)!

IL CONSIGLIO DI LUI

Provate il canguro, ma ricordatevi di accompagnarlo con un buon bicchiere di vino rosso australiano!

Le spiagge di Sydney

Un giro a Sydney non è completo senza visitare le famose spiagge di Sydney: Manly e Bondi giusto per citare le due principali. Ci imbarchiamo?

Manly Beach

Manly come i surfisti che la affollano!
Scendendo dal traghetto sembra di essere catapultati in un’altra dimensione. La vita frenetica della città è andata sfumando in quei pochi km di navigazione e ora ci troviamo in questo luogo fatto di negozi di souvenir, bar dove sorseggiare un mojito, brezza tra i capelli e ristoranti di pesce.
Anche la gente è diversa dalla città: si passa dalle persone in giacca e cravatta a persone in pantaloncini e piedi scalzi, qualcuno ha ancora la muta addosso.
A Manly abbiamo avuto il nostro primo contatto coi surfisti delle spiagge di Sydney: sguardo da duri, sprezzo del pericolo, muscoli d’acciaio e via a cavalcare le onde!
Noi invece temiamo i pericoli e non abbiamo i muscoli d’acciaio, perciò abbiamo optato per qualcosa di più tranquillo. Siamo andati a piedi fino alla vicina Shelley Beach, dove l’atmosfera si fa ancora più hippie.
E poi siamo tornati sul lungomare di Manly a sorseggiare una birra, guardando la gente sportiva affollare la spiaggia.

Watson Bay

Anche Watson Bay è comodamente raggiungibile in traghetto o in autobus da Sydney ed è l’opposto di Manly Beach.
Se a Manly l’atmosfera è giovane e frizzante qui è il paradiso dei pensionati.
E lo diciamo con tutte le migliori accezioni! Atmosfera tranquilla, pochi locali, pochi turisti.
A farla da padroni sono gli uccelli, coi loro versi che in Australia sono così strani rispetto a ciò a cui siamo abituati. Una delle spiagge di Sydney più rilassanti.

Bondi Beach

Con un bus da Watson Bay, passando attraverso quartieri che sembrano usciti direttamente dal telefilm “O.C.”, si raggiunge Bondi Beach, la più famosa tra le spiagge di Sydney.
E quando si arriva a Bondi Beach l’atmosfera non è da meno in quanto a telefilm!
Il frequentatore medio è molto abbronzato e muscoloso, con un grande ciuffo color biondo-baciato-dalla-salsedine che tira spesso indietro pettinandolo con le dita. Quando si muove cerca di far in modo che tutti i muscoli siano ben visibili, anche se ciò significa correre a rallentatore.
Se non corrono o non fanno surf, fanno yoga o strani esercizi di stretching, comunque tutte attività per mostrare bene addominali e pettorali. Ah, la fauna delle spiagge di Sydney!
Ma Bondi è anche un posto ideale dove rilassarsi, mangiare un piatto di pesce fresco in riva all’oceano o sorseggiare una birra in compagnia di allegri surfisti.

La storia degli Ugg

I famosi stivali sono nati proprio a Bondi Beach!
Erano gli anni Settanta e un surfista cercava un metodo per mantenere i piedi caldi dopo aver fatto surf nell’oceano. Ideò quindi questi stivali in pelle di montone, con la lana dentro e scamosciati fuori e lanciò la moda tra i fashion surfer di Bondi Beach!
Adesso sono uno degli stivali più imitati in Australia ma, se volete acquistarli, vi consigliamo di farlo down under: il prezzo qui è davvero super conveniente rispetto al loro prezzo in Europa.

Camminando da Bondi a Coogee Beach

Da Bondi si può partire per una spettacolare passeggiata lungo le spiagge di Sydney fino a Coogee Beach. Il percoso inizia proprio alla fine di Bondi Beach (o all’inizio, dipende da dove arrivate, comunque è ben segnalato) e costeggia l’oceano per 6km.
Non è difficile, non ci sono dislivelli e si fa tranquillamente con un paio di scarpe comode.
Si incontrano spiagge più piccole, come Bronte Beach, dove fare il bagno se il bagnino non è di turno è vietato. Per questo sono presenti numerose “piscine oceaniche”.
Si tratta di aree lungo la costa dove è stata creata una sorta di piscina a bordo oceano, l’acqua dell’oceano vi può entrare tranquillamente ma non c’è il pericolo di squali e soprattutto delle correnti.
Un’ottima idea, soprattutto per dei fifoni come noi!

“Whale!”

Dopo aver costeggiato le spiaggie di Sydney, i promontori, un grande cimitero e distese verdi, siamo finalmente arrivati a Coogee Beach.
Anche qui la popolazione dei surfisti era numerosa e i bar affollati.
A un certo punto la gente ha iniziato a correre verso la spiaggia indicando “Whale!” e una pinna bianca ci ha salutati nel nostro ultimo giorno in Australia.
Nonostante la balena i surfisti hanno continuato imperterriti a nuotare verso il largo per trovare l’onda perfetta, che impavidi!

Qual è la capitale dell’Australia?

E come vi avevamo promesso ecco una chicca sulla fondazione della capitale dell’Australia.
Sapete tutti che si tratta di Canberra, vero? Per anni Melbourne e Sydney hanno litigato: faccio io la capitale, no io, no io sono più bella, e io più brava, pappappero.
Fino a quando la soluzione è stata quella di costruire una terza città, a metà strada tra le due e perfettamente imparziale. Fu così che nel nulla dell’outback venne creata Canberra.
Il suo nome deriva dalla lingua aborigena “Kambera“, ossia luogo di incontro.
Ma prima di arrivare a questa conclusione ne erano stati valutati molti altri tra cui vi citiamo i più simpatici: Cookaburra (l’uccello australiano col verso simile a una risata), Sydmelperadbrisho oppure Meladneyperbane (unendo i nomi delle maggiori città), Wheatwoolgold (grano, lana, oro) oppure Kangaremu (canguro ed emù).
Meno male che alla fine hanno scelto il nome più sensato!

Il nostro viaggio in Australia non termina qui, prossimamente vi racconteremo cosa si mangia down under e qualcosa in più sugli aborigeni.

Per tutte le foto non dimenticate di seguire la nostra pagina Facebook!

IL CONSIGLIO DI LEI

Pulitevi bene le lenti degli occhiali da sole, alcuni surfisti sono veramente notevoli!

IL CONSIGLIO DI LUI

Scegliete sempre l’orario happy hour per bere una birra fresca spendendo meno

Sydney – Opera House e marinai

Oggi lasciamo le foreste tropicali e la barriera corallina e partiamo alla volta di Sydney.
Siete pronti a seguire ancora i #poracciintournellaterradeicanguri?
Con un volo di 3 ore siamo passati dal clima dei tropici a “sunny Sydney”, come la chiama la nostra guida, ma…

Il primo approccio

Peccato che come primo approccio l’unica cosa sunny fosse il nome…
Una volta atterrati abbiamo lottato per avere un transfer fino all’ostello, alla fine ci siamo trovati su un furgoncino con le valigie praticamente sul collo.
Nonostante il tempo da lupi, appena arrivati in ostello abbiamo mollato i bagagli e siamo partiti.
Prima meta: i Royal Botanic Gardens. Ovviamente sotto la pioggia scrosciante e ovviamente senza ombrello.
Prima di lasciare Sydney un paio di giorni dopo ci siamo tornati con il bel tempo e fanno tutto un altro effetto!
Siamo arrivati a Mrs Macquieries Chair, questa grande sedia che offre un panorama incredibile sulla Sydney Harbour e sull’Opera House!
Immaginate di trovarvi davanti a un simbolo, a ciò che in ogni servizio del tg su Capodanno vedete in tv come prima immagine. Ovviamente abbiamo iniziato a urlare, saltare e indicare!
I fotografi seri che avevano montato set interi ci guardavano male, noi abbiamo fatto le nostre foto poracce e siamo andati oltre.

The Rocks

Per ripararci dalla pioggia siamo andati nel quartiere di The Rocks, il primo insediamento inglese a Sydney e di conseguenza la zona più antica della città. Tra questi vicoli abbiamo selezionato un pub per bere una birra, studiando le prossime mosse.
The Rocks è un quartiere molto carino, ricco di pub, ristoranti, negozi vintage e scorci bohemien.
Se volete perdervi a Sydney, questo è il posto giusto.
E poi quando siamo stati noi qui era in corso pure l’Oktoberfest! Pronti per birretta e salsicce di canguro?

Ma come fanno i marinai

Le origini di Sydney sono chiaramente marinare! La città si sviluppa lungo il porto e la grande baia, immaginare Sydney senza le barche che con lentezza attraversano l’Harbour Bridge è impossibile.
The Rock era il posto dove stavano i primi colonizzatori, che altri non erano se non ex galeotti, partiti dall’Inghilterra per lavorare a una nuova colonia.
I marinai gestivano i prigionieri ma spesso anche traffici illegali, chissà quante storie avrebbero da raccontare certi vicoletti!
Come il cosiddetto Canale di Suez. Si chiama così perchè al primo accenno di pioggia si riempe d’acqua, come il famoso canale.


Ma sapete perchè i vicoli sono stati costruiti così stretti? I marinai erano dei gran bevitori (ricordate Spugna?!) e tra le mura dei vicoli potevano tenersi su anche barcollando. A meno che non cadessero con la faccia in avanti…

Cosa abbiamo imparato

A Sydney abbiamo partecipato a un free walking tour, come avevamo già fatto a Budapest.
La guida è free, chiede una piccola offerta finale in base a quanto hai apprezzato e alle tue disponibilità.
Abbiamo così scoperto che:

1) La topografia è ricca di nomi inglesi che rimandano alla patria dei primi coloni (Hyde Park per esempio) o nomi di persone (Macquaries) che si ripetono più volte
2) Dentro Hyde Park si trova la Archibald Fountain, che commemora l’unione tra Australia e Francia durante la Prima Guerra Mondiale
3) La bandiera australiana ha una piccola Union Jack a rappresentare il Commonwealth di cui fa parte, una stella a 7 punte che rapprensenta i Territori australiani, e la Croce del Sud, la costellazione più luminosa dell’emisfero australe. Altre bandiere simili con la Union Jack le hanno la Nuova Zelanda, le Isole Cook e le Fiji, tutte ex colonie britanniche che hanno ottenuto l’indipendenza senza guerre

Altre chicche più o meno storiche

4) Il Town Hall, il municipio, è un edificio di metà Ottocento, ce l’hanno spacciato come “antichissimo, very old, very wow”. In Australia il concetto di antico è molto relativo…
5) La cattedrale di St. Mary risale anch’essa all’Ottocento ed è in perfetto stile gotic british
6) Altri must see sono Martin Place, con dei fiori incassati nel pavimento come fossero sanpietrini, la chiesa di St. Patrick, la Sydney Tower Eye e il Queen Victoria Biìuilding, con la statua del cane della regina che abbaia
7) Il simbolo dell’Australia raccoglie alcuni noti simboli britannici sostenuti da un canguro e un emù

Harbour Bridge

La baia di Sydney è dominata da due simboli: l’Opera House e l’Harbour Bridge.
Il ponte fu fatto costruire all’epoca della recessione del 1929 per dare lavoro sia agli inglesi che producevano l’acciaio nel Regno Unito, sia agli australiani che lo costruivano.
Ora è bellissimo prendere un traghetto al tramonto e guardare il sole calare dietro l’Harbour Bridge.
L’Harbour Bridge di Sydney può essere scalato, ma i prezzi sono veramente alti.
Noi abbiamo utilizzato il nostro biglietto giornaliero dei mezzi pubblici e lo abbiamo attraversato in treno.

Opera House e la riconoscenza (#ahno)

Indiscusso simbolo di Sydney ma, perchè no, dell’Australia intera, è la Opera House.
Furono analizzati oltre 200 progetti e alla fine vinse un architetto danese, tale Utzon, che propose un edificio che ricordasse nella forma le vele gonfiate dal vento. Dopo 10 anni l’edificio non era ancora completato e Utzon tornò in Europa. Dopo altri 5 anni di lavori, non senza polemiche, nel 1973 la regina Elisabetta II partecipò all’inaugurazione dell’edificio.
Piccolo dettaglio: si dimenticarono di invitare il sig. Utzon. E vi diremo di più: non venne nemmeno nominato durante il discorso inaugurale.
Dall’Opera House si arriva al Circular Quai, il cuore pulsante di Sydney.
Da qui partono i traghetti per le spiagge, ci sono negozi turistici ma anche di artigianato aborigeno, raffinate pasticcerie e piccoli bistrot. Qui si fondono The Rocks, il quartiere storico, e i moderni grattacieli.

Tra Chinatown & pub irlandesi

Se c’è una cosa che si nota a Sydney è che ci sono tutte e razze e le etnie presenti nel resto del globo.
Chinatown ha ristoranti coreani, giapponesi, taiwanesi, cambogiani, ogni cucina asiatica è presente.
Ma oltre ai ristoranti ci sono negozietti giapponesi di accessori kawaii e di maschere coreane. Il top dell’Asia è a Chinatown a Sydney.
Ma a Sydney è anche pieno di ristoranti italiani e pub irlandesi, pronti ad affollarsi verso sera, per una birra prima di andare a casa.

Melbourne o Sydney?

Da sempre Melbourne e Sydney litigano per chi è la città più bella, importante e moderna dell’Australia. Qui di seguito la nostra preferita per alcune categorie e il nostro parere.

Royal Botanic Gardens: Melbourne
Cucina: Melbourne
Modernità: Melbourne
Edifici storici: Sydney
Edifici moderni: Melbourne
Cordialità: Melbourne
Shopping: Sydney
Trasporti pubblici: Melbourne (anche se Sydney si sta preparando a controbattere con un tram a corrente sotterranea)
Spazi verdi: Melbourne

Secondo noi Melbourne è la città organizzata, pacata e culturalmente attiva, mentre Sydney è la città più storica, forse anche più hippie e a tratti confusionaria.

Tra bin chicken e pappagalli

Come sapete in Australia è sempre la natura a comandare.
Passeggiando nei Royal Botanic Gardens abbiamo incontrato pappagallini colorati che svolazzavano sugli alberi, praticamente in pieno centro della città.
Forse gli australiani non ci facevano molto caso, ma per noi europei era uno spettacolo a dir poco esotico!


Un altro animale molto frequente a Sydney è il “bin chicken”, il pollo dei cestini.
Si tratta di un ibis bianco, col becco lungo e nero che raccoglie tutti gli avanzi nei cestini, senza spaventarsi quando si avvicina la gente. Ecco, questo non era poetico come i pappagallini.
E anche qui, come la nostra prima sera a Cairns, abbiamo dovuto affrontare un albero pieno di pipistrelli. Camminare in mezzo a una strada trafficata o passarci sotto? Siamo passati sotto, come moderni Indiana Jones nella giungla cittadina!

IL CONSIGLIO DI LEI

Se cercate degli Ugg state attenti, ci sono tantissimi tarocchi, anche nei negozi più insospettabili. Dopo una mattinata intera a cercarli siamo diventati esperti di cosa guardare per trovarli originali. Alla fine li abbiamo trovati in un negozio molto chic del centro, in super mega sconto!

IL CONSIGLIO DI LUI

Andate ai giardini, quelli grandi dove c’è la “carega” (“sedia”, ndr), il panorama è veramente top!
Si intende: andate ai Royal Botanic Gardens, dove c’è Mrs Macquaries Chair!

Nuotando tra la Grande Barriera Corallina

Dopo essere stati nel verde foreste pluviali oggi vi portiamo a fare un’immersione nel blu della Grande Barriera Corallina. Con le pinne, fucile ed occhiali pappappa quando il mare è una tavola blu!

grande barriera corallina

Prima di partire dovete sapere che…

1-La Grande Barriera Corallina, che costeggia la costa del Queensland, si può dividere in interna ed esterna (inner reef e outer reef). Quale scegliere? L’inner reef è raggiungibile in meno tempo ma l’outer reef è meno danneggiato dall’inquinamento. Noi siamo stati all’outer reef e ve lo consigliamo! Da Cairns ci sono a disposizione un’infinità di tour per ogni esigenza e ogni tasca. Anche per le tasche dei #poracciintour !

2-Qualsiasi tour della Grande Barriera Corallina avrà un sovrapprezzo di circa 12€ a persona come “tassa ambientale”. Questi soldi vengono pagati a parte rispetto al biglietto e vanno direttamente a un fondo governativo per la tutela della Grande Barriera Corallina

3-Non potete andare da soli con la vostra barca a fare una nuotata al largo. Gli accessi sono limitati e le rotte prestabilite, questo per tutelare un ecosistema molto fragile e, purtroppo, in grave pericolo.

4-Per scegliere a quale tour partecipare dovete anche decidere se volete fare l’immersione subacquea o solo snorkeling. Attenzione però: se fate l’immersione con le bombole potrebbero chiedere un certificato medico e non dovete prendere voli aerei nei giorni precedenti e successivi.

5-Non abbiate paura, anche qui vi faranno firmare una dichiarazione del tipo “lo sai che ci sono animali velenosissimi e puoi morire?”. Quello che vi diciamo noi è che sulla barca ci sarà sempre una persona di vedetta che inizierà a urlare come una matta al primo accenno di pericolo o semplicemente se andate troppo in là. Se vi vedono in difficoltà c’è una scialuppa sempre pronta a scattare.

6-Non toccate assolutamente niente, non buttate rifiuti in acqua, non allontanatevi troppo dalla barca e seguite le istruzioni della crew!

grande barriera corallina

La prima immersione

Durante il viaggio ci hanno dato tutte le istruzioni per poter esplorare in sicurezza la Grande Barriera Corallina. Ci hanno insegnato i gesti da fare in caso di difficoltà (no, non bisogna agitare le mani come i matti!) e ci hanno dato una muta che aveva l’odore del mercato del pesce.
Poi la nave ha attraccato e siamo andati a poppa, dove consegnavano maschera e boccaglio e dove un grande spazio permetteva a tutti di salire e scendere senza difficoltà.
Ovviamente ci siamo fatti anche dare il giubbotto di salvataggio che non si sa mai. Ma lo consigliamo anche per i nuotatori esperti: permette di galleggiare senza difficoltà mentre con la testa esplorate il fondale.

grane barriera corallina

La prima impressione quando siamo entrati in acqua è stata di puro panico: oddio, siamo nel mezzo dell’oceano, non si tocca, c’è la corrente, possono spuntare gli squali, aiuto. Infatti siamo risaliti quasi subito. Ma poi abbiamo fatto un bel respiro e via di nuovo! In fondo al maaaar!

grande barriera corallina
Una volta che ci si rilassa, la Grande Barriera Corallina è uno spettacolo che fa dimenticare ogni paura.
Si immerge subito solo la testa dentro l’acqua azzurra, si vedono i primi pesciolini colorati che nuotano sotto i nostri occhi. Poi si va più giù con la testa e si iniziano a battere le pinne per allonatanarsi. E allora ecco comparire coralli e anemoni.
Prendetevi del tempo per osservarli con calma e vedrete altri pesciolini nuotare sul fondo del mare. Lasciandosi cullare dalla corrente (ma non troppo, restate sempre consapevoli di dove siete rispetto alla nave) si possono osservare con calma fondali e pesci, in un paesaggio sotterraneo che va avanti per km e km. Una volta lasciate andare le paure, pur mantendendo una certa dose di prudenza, si possono scorgere le meraviglie dei fondali:

grande barriera corallina

Turtle!

Dopo un pranzo a bordo a base di cibi strani ricoperti di salse strane, la barca si è diretta al nostro secondo luogo di immersione: un’isolotto di sabbia in mezzo al blu dell’oceano.
Mentre la nave si ancorava è partito un urlo:”Turtle!” e abbiamo visto una tartaruga marina nuotare verso di noi. In quel momento non abbiamo nemmeno pensato a fare le foto, era un attimo troppo prezioso e fugace per rischiare di essere perso nell’affannata ricerca dell’inquadratura.
E’ stato un attimo raro ed emozionante. Ma probabilmente dalla barca abbiamo fatto troppa confusione e la tartaruga si è inabissata. E noi eravamo pronti a tuffarci per cercarla!

grande barriera corallina

Su un’isola di sabbia

Dalla barca ci siamo tuffati per nuotare verso l’isolotto di sabbia, popolato solo da impavidi gabbiani. Ricordate però che bisogna sempre seguire le istruzioni della crew: abbiamo dovuto nuotare in direzione dell’oceano aperto a causa della corrente, che però ci ha fatti approdare direttamente all’isola.
Emily ha visto però un triangolo nero all’orizzonte e si è fatta una nuotata che Federica Pellegrini scansate fino alla barca. Daniele pensava che fosse successo qualcosa e l’ha seguita. “Guarda, un triangolo nero, perchè non danno l’allarme?!”. “Tesoro, è una boa…
E così siamo ripartiti nuovamente alla volta dell’isolotto, nuotando con la testa sott’acqua per vedere pesci, anemoni, coralli e la Grande Barriera Corallina che si estende all’orizzonte.

grande barriera corallina

Una volta arrivati sull’isola ci siamo goduti il sole e abbiamo ripreso fiato, prima di nuotare nuovamente verso la barca. Perchè, nonostante il paesaggio sotto ai nostri occhi sia bellissimo, nuotare nell’oceano con le correnti è veramente faticoso.

grande barriera corallina

Cose che abbiamo preferito sapere dopo

Oltre alla classica paura degli squali abbiamo letto di meduse con le stesse forme e dimensioni di una bolla d’acqua, che uccidono in pochi secondi. Ma per foturna ci siamo fermati a leggere i pannelli affissi sulla barca dopo le immersioni, altrimenti non ci saremmo mai e poi mai buttati in acqua.
Diciamocelo papale papale: siamo nel mezzo dell’oceano sorretti solo da pinne e un giubbotto, animali pericolosi possono comparire in ogni momento, occorre sempre essere vigili e prudenti.
La sera concedetevi una birra e una passeggiata per Cairns, aiuterà a distendere i vostri nervi e a rifocillarvi: nuotare nell’oceano non è così rilassante come può sembrare.

grande barriera corallina

IL CONSIGLIO DI LEI

Cospargetevi di crema solare in continuazione, il sole qui picchia forte!

IL CONSIGLIO DI LUI

Procuratevi una macchina fotografica subacquea, a Cairns ci sono molti posti che le noleggiano. Consiglio il night market, dove per pochi soldi (tariffa #poracciintour) potete noleggiarne una per 24 ore e conservare poi la scheda SD.

Nella foresta pluviale di Daintree

Se nello scorso post vi avevamo portato alla foresta pluviale di Kuranda, oggi vi portiamo alla foresta pluviale di Daintree. E’ la foresta pluviale più antica del mondo ed è proprio qui che la foresta incontra la Grande Barriera Corallina, a Cape Tribulation.
Prima di partire vi facciamo però una piccola premessa.
Emily è terrorizzata dai serpenti quindi ha vissuto una giornata quasi da incubo, mentre Daniele era elettrizzato dalla natura incontaminata e dal paesaggio da Jurassic Park. Per questo ogni tanto troverete “La reazione di lei” e “La reazione di lui” 😉

Welcome to the jungle!

Alle 7 del mattino è passato a prenderci uno sgangherato pullmino (da qui in poi denominato sganghy bus) del tour organizzato che ci avrebbe portato alla foresta pluviale di Daintree.
Come prima cosa ci hanno fatto firmare la dichiarazione di essere consapevoli di andare in una delle aree più densamente popolate da animali velenosi sull’intero pianeta. Un ottimo inizio!
Dopo una breve sosta a Port Douglas per la colazione in spiaggia, lo sganghy bus si è rimesso in moto accendendo improbabili luci sul tettuccio e facendoci ballare e cantare accompagnandoci con tamburelli e maracas. Ovviamente anche la guida era a ritmo di musica!
Appena attraversato il Daintree River a bordo di un traghetto, ci hanno sparato “Welcome to the jungle” a tutto volume.
Sebbene fossimo già in un ambiente tropicale, dopo aver attraversato il fiume la foresta è diventata totalizzante. Un’unica strada si snoda in questa natura selvaggia, compaiono cartelli di “attenzione ai casuari” e non riusciamo nemmeno a contare quante tonalità di verde erano presenti.

foresta pluviale daintree
I mezzi che si avventurano nella foresta pluviale di Daintree sono solo pullmini di tour organizzati o grossi pick up con grandi taniche di acqua e carburante legate ovunque, qui non ci sono nemmeno benzinai.
I rari edifici che si incontrano sono prevalentemente alloggi o campeggi, abbiamo visto un solo negozio e, non credevamo ai nostri occhi, una scuola. Ma chi ci viene a scuola in questa foresta sperduta? Lo scopriremo più avanti!

A pranzo con un…pavone!

Dopo esserci avventurati a bordo del nostro sganghy bus per la foresta pluviale, era ormai ora di pranzo. Siamo arrivati nella nostra oasi tropicale: un campeggio con piccoli bungalow e piazzole in mezzo alla foresta, un grande bar con giovanotti abbronzati nelle loro camicie floreali (rigorosamente aperte fino all’ombelico per mostrare gli addominali), un ristorante con un insolito animale a passeggio tra i tavoli. E così abbiamo mangiato del fish&chips socializzando coi nostri compagni di tour e col pavone tra i tavoli.

peacock
Abbiamo notato una cosa partecipando a tour organizzati: i viaggiatori sono quasi esclusivamente europei, sebbene i turisti che abbiamo incontrato nei vari ostelli provenissero anche dall’America meridionale e settentrionale o dall’Asia. Chissà come mai…

Myall Beach, una spiaggia non proprio tranquilla

Dopo aver mangiato siamo andati alla vicina Myall Beach a cui si accede attraverso una breve passeggiata nella foresta.


Myall Beach è il classico paradiso da cartolina: sabbia bianca, palme verdi, mare blu con la spuma bianca delle onde. Un posto perfetto dove rilassarsi? Proprio NO!
Oltre ai classici pericoli australiani (meduse, serpenti, ragnetti ovviamente velenosi) qui ci sono i coccodrilli di acqua salata.
Tu sei tranquillo in spiaggia e in ogni momento può salire un coccodrillo, ma non uno a caso, quello col morso più potente dell’intero pianeta.
Ma Myall Beach è anche il punto da cui si arriva a Cape Tribulation, dove la foresta pluviale si getta nella barriera corallina.

La reazione di lei: facciamo due passi, scattiamo due foto e torniamo allo sganghy bus
La reazione di lui: guarda quanti gamberetti nascosti nella sabbia, cerchiamo di scoprire animali strani!

Nuotare tra le tartarughe

Subito dopo pranzo la nostra guida dello sganghy bus ci ha portati a fare il bagno. Si vede che non c’erano mamme italiane a bordo!
Parcheggia nel mezzo del nulla, ci fa scendere portando con noi solo gli asciugamani. Arriviamo in un piazzale con una capanna composta da 4 pali e un telo. La guida inizia a battere il telo da sotto dicendo:”solitamente i serpenti si mettono qua sopra a prendere il sole”

La reazione di lei: andiamo via, ci possono essere serpenti nascosti ovunque!
La reazione di lui: che figo, facciamo il bagno nella giungla!

Dopo aver lasciato i nostri vestiti sotto la capanna, abbiamo seguito un sentierino stretto fino a quando, in una bellissima radura di liane e piante sconosciute, abbiamo potuto fare il bagno tra le tartarughe e piccoli pesci che venivano ad accarezzarci i piedi.

La reazione di lei: piedi in acqua due secondi, avvolta nell’asciugamano fin sopra la testa per ripararsi da potenziali pericoli, sulla riva fino al momento di tornare in bus
La reazione di lui: immerso completamente nell’acqua a giocare coi pesci

La foresta del casuario

Dopo essercela spassata a nuotare coi pesci lo sganghy bus è ripartito, verso una camminata didattica nella foresta pluviale di Daintree.
Come vi avevamo già raccontato per Kuranda, nella foresta pluviale si cammina su passerelle di legno sopraelevate per non rovinare l’ecosistema.
Questo ecosistema è tenuto in piedi dal casuario, il grande uccello australiano simile a uno struzzo (non può volare) e con un grosso corno in testa. E’ lui che mangia le piante più disparate e poi concima la foresta coi loro semi.
Ci hanno raccomandato di stare molto attenti ai casuari, sono animali timidi ma se si sentono minacciati possono diventare agressivi.
Nel nostro gruppo un francese si è allontanato dal gruppo (ma cosa ti dice il cervello di allontanarti in uno dei posti più pericolosi del pianeta?!) e facendo il tour al contrario è stato l’unico ad avvistare un casuario. A volte la disobbedienza paga…
Una curiosità: tra i casuari è il maschio a covare le uova, mentre la femmina le depone e poi tanti saluti.
Ma questo grande uccello è anche a forte rischio estinzione, numerosi cartelli segnalano alle automobili di stare attenti. Come questo che indica il Before nel cartello in alto e After in quello sotto:

Red Dragon e gli alberi dei dinosauri

Nella foresta pluviale di Daintree ci sono piante che risalgono alla preistoria.
E qui si può vedere anche qualche piccolo erede dei dinosauri come questa specie di iguana denominata “red dragon”.


Per noi è stato importante avere una guida sia per capire come e dove era permesso andare (ma non ci si poteva allontanare in nessun caso dalla passerella in legno) sia per distinguere animali che da soli non saremmo mai riusciti a vedere. E’ incedibile quanto sia intenso il rapporto tra piante e animali, spesso diventano quasi un tutt’uno.

La reazione di lei: sono stati i 45 minuti peggiori della mia vita. Prima di entrare ho chiesto alla guida se avremo incontrato serpenti. Mi ha risposto felice che certo, ne avremo visti molti. Sono entrata nella foresta perchè è un’occasione veramente unica ma ho tremato come una foglia dall’inizio alla fine, non ho mai guardato per terra
La reazione di lui: ero gasatissimo perchè ho immaginato di essere nel mondo di Jurassic Park, ho fotografato piante e animali assurdi, non ho capito una mazza di quello che diceva la guida in inglese ma è stata una figata

Una guida fuori di testa!

Quando la marea del Daintree River si è abbassata siamo andati a vedere i coccodrilli! A ritmo di “The tide is high but I’m holding oooon” siamo partiti con lo sganghy bus. Prima di arrivare all’imbarco, abbiamo però fatto una breve sosta a Mount Alexandra Lookout per ammirare il panorama.
Qui un’olandese racconta alla guida di aver visto un serpente ai bordi della passerella in legno. La guida se lo fa descrivere:”Wow, uno dei più velenosi, fantastico”. Abbiamo capito che la nostra guida era un pazzo!
Ma già solo guardando lo sganghy bus, le sue luci da discoteca sul tettuccio, i tamburelli per cantare e ballare lungo la strada, dovevamo capirlo!

Crocodile!

Arrivati alla riva del Daintree River siamo saliti su una barchetta che praticamente era una chiatta rialzata di pochi cm rispetto al livello dell’acqua.
Dopo nemmeno 5 minuti di navigazione si è sentito un “crocodile!” e tutti abbiamo iniziato ad agitarci e indicare il bestione.
Eh già, questi coccodrilli sono lunghi anche 8-10mt e non hanno certo un musetto dolce. Ma mentre la barca si avvicinava al coccodrillo il nostro accompagnatore spegne il motore e ci offre “beer or wine?”. Cioè, il coccodrillo è lì di fianco che ci guarda e tu pensi a bere? Abbiamo accettato la beer!

Abbiamo avvistato tantissimi coccodrilli, alcuni con cuccioli di coccodrillo e la guida ci ha raccontato le loro abitudini.
Sono animali molto territoriali e non possono esserci due maschi nello stesso territorio. Se succede combattono e il vincitore mangia lo sconfitto. Così facendo può arrivare anche a raddoppiare le sue dimensioni. Alcuni avevano ancora i segni dei combattimenti sul muso.
Il panorama sembrava veramente quello di Jurassic Park, abbiamo avuto l’impressione di vedere quello che vedevano i dinosauri.
A un certo punto le mangrovie sono diventate una costante di tutta la riva, creando uno spettacolo fuori dal tempo.

Il bambino venuto dalla giunga – il Tarzan del 2017

Dopo un’ora di navigazione e molti coccodrilli dopo, abbiamo attraccato a riva e siamo andati nuovamente allo sganghy bus.
Per arrivarci siamo passati da una casa nella foresta pluviale, con un giardino ricco di fiori dai colori e dalle forme più disparati. Tra i tanti verdi ogni tanto spunta una macchia inaspettata di colore.
L’abitazione era in perfetto stile new age, integrata nell’ambiente circostante.


Qui abita una coppia con un bambino dalla storia particolare.
Questo bimbo apparteneva a una tribù aborigena nomade. Si è perso e non è difficile immaginarlo visto quanto può essere folta la foresta. E’ sopravvissuto due mesi da solo nella foresta, perfettamente consapevole di quali piante fossero velenose e quali commestibili, di quali animali fossero amici e quali da evitare. Immaginate che grande conoscenza della natura può avere un bambino se viene cresciuto a stretto contatto con tutto questo.
E’ stato poi trovato dalla coppia nella foresta pluviale di Daintree, l’hanno adottato, lo mandano a scuola e lo fanno vivere in questa casa nel cuore della giungla. Aveva 8 anni quando l’hanno trovato, o meglio, questo è ciò che suppongono i dottori, il bambino non conosceva la sua età nè il suo nome.

Dopo esserci fermati per una foto al tramonto, siamo tornati verso Cairns.

E come sempre andate sulla nostra pagina FB per vedere altre foto!

IL CONSIGLIO DI LEI

Se avete paura dei serpenti questo NON è il posto ideale per rilassarsi. Tuttavia le paure vanno affrontate: respirate, cercate di vedere comunque quante più cose possibili perchè è un’occasione unica

IL CONSIGLIO DI LUI

Se siete appassionati di natura, di dinosauri e se siete dei tipi avventurosi questo è il posto ideale per voi! Rispettate sempre le istruzioni della guida, non allontanatevi per nessun motivo dai sentieri e aguzzate la vista!

Kuranda – tra la giungla e gli aborigeni

Come promesso oggi vi portiamo con noi alla scoperta degli aborigeni che abbiamo avuto la fortuna di incontrare a Kuranda. Kuranda è stato il nostro primo impatto con la giungla australiana e la foresta pluviale. Pronti per partire? Questo giro in…funivia!

kuranda

Kuranda Skyrail Rainforest Cableway

Il Queensland, la regione di Cairns, spazia dal deserto nel cuore dell’Australia fino alle immense e antichissime foreste pluviali lungo la costa. Pensate che qui si possono vedere alberi risalenti alla preistoria!
Partendo da Cairns con un pullman turistico siamo arrivati alla partenza della Kuranda Skyrail Rainforest Cableway, la funivia che ci avrebbe portato fino a Kuranda.
Ci aspettavamo una cabina con pavimento in vetro per poter immaginare di sorvolare la foresta come pubblicizzato nei depliant but you know…siamo #poracciintour quindi ci hanno dato la cabina normale con pavimento coperto.
Le vetrate sono comunque tutto attorno, grandi e ariose e da lì sembra davvero di volare sopra la foresta. Piante che svettano alte, liane, versi di uccelli mai sentiti che sovrastano il bzzz della funivia. Ad ogni metro ci domandavamo “chissà cosa c’è là sotto, com’è la vita tra gli alberi”, con un misto tra curiosità e paura. Eh già, non ci sono solo animali carini e coccolosi nella giungla, soprattutto se sei in Australia.

kuranda

Red Peak e Barron Falls

Lungo la sua salita la funivia fa due tappe: Red Peak e Barron Gorge, da cui ammirare le Barron Falls.
A Red Peak c’è la possibilità di fare due passi nella foresta, lungo un percorso rialzato. Come mai? Meglio non calpestare direttamente il terreno, si rischierebbe di rovinare quello che è il secondo ecosistema più complesso del pianeta (il primo sono le barriere coralline).
Alla rigenerazione di questo ecosistema contribuisce in modo essenziale il casuario, una specie di emù preistorico. Riesce a fecondare il terreno coi semi di oltre 80 tipi di piante che qui vivono più o meno indisturbate fino a 700 anni.

kuranda
Durante la passeggiata si può avere la guida di un ranger. Ci ha spiegato che qui si trovano oltre 4.500 specie di uccelli (ecco spiegati tutti quei cinguettii) e 1.000 specie di rettili. Scary! Ma la nostra ranger ci ha rassicurati: spesso gli animali si sentono ma non si vedono. Almeno dalle piattaforme dove passeggiano i turisti…
E un’altra raccomandazione è di non toccare le piante: potrebbero essere carnivore, soprattutto se hanno dei fiori coloratissimi che dicono “toccami, sono bellissimo!”.
Qui infatti, in questa distesa di tutte le palette di verdi che si possono immaginare, ogni tanto spunta un colore vivace: giallo, arancione, rosa, azzurro, nessun tono è pastello in questa foresta!

kuranda

Il secondo punto di osservazione è Barron Gorge, da cui si possono ammirare le cascate. Qui si passeggia su un pavimento completamente traparente. Bellissimo per carità, ma a tratti impressionante!

barron falls

Gli aborigeni

Una volta arrivati in cima con la funivia si arriva al villaggio di Kuranda.
Immaginate il classico villaggio dei film nella giungla: casette in legno, mercatini per strada, atmosfera rilassata. E’ il classico villaggio sperduto da cui gli esploratori hanno iniziato a studiare la foresta.
Ma qui c’era già qualcuno: gli aborigeni del popolo Diambugay. E si vede la loro presenza ma no, non è come ce l’aspettavamo.

kuranda
Sono vestiti con abiti tradizionali (la “mutandina” di stoffa) e il loro corpo è dipinto con motivi che rimandano ad antiche usanze. Si muovono per il paese più che altro come intrattenitori, è come se il loro ruolo fosse quello di interpretare una parte in un grande show tematico: abitanti originari della giungla cantano e ballano per voi!
Forse è per questo che molti avevano uno sguardo rancoroso verso gli stranieri e più in generale verso i bianchi. A loro quelle persone hanno tolto la libertà, anche la semplice libertà di poter vivere come volevano loro, semplicemente in simbiosi con  la foresta. Li hanno obbligati a vivere civilmente, andando contro la loro millenaria cultura, spesso anche strappando i bambini alle madri per darli a famiglie bianche che li avrebbero educati, secondo i colonizzatori, meglio.
Anche le numerose gallerie d’arte di Kuranda che vendono manufatti aborigeni, dai boomerang ai didgeridoo, sono gestite da bianchi.

kuranda

Kuranda Original Rainforest Markets

Piante tropicali, bancarelle in legno, tessuti svolazzanti, opali, gemme, cibo veg, abiti alternativi: benvenuti nel paradiso hippie di Kuranda!
Questo mercatino è stato fondato alla fine degli anni ’70 proprio da una comunità hippie che intendeva attirare turisti a Kuranda. Anche oggi l’atmosfera è restata intatta al 100%, tra piante e murales.

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Cosa mangiare nella foresta tropicale

Appena scesi dal treno a Kuranda uno dei primi negozi ci ha subito fermati per un tasting. Abbiamo così scoperto che nei dintorni di Kuranda ci sono numerose piantagioni di mango da cui ricavano il vino al mango. Com’è il vino al mango di Kuranda? Tipo succo di mango leggermente alcolico, una cosa dolcissima. Sapete che assaggiamo tutto, ma abbiamo rifiutato il 3×2 che ci offriva la commessa.
Per pranzo abbiamo scelto una birreria. Più che una birreria era un baracchino di legno con 3 tavolini fuori ma siamo stati attratti dalle specialità della casa: Bratwurst! Cibo tedesco sì, ma con un tocco aussie. Si può infatti scegliere, tra le altre, salsicce di coccodrillo o emù! Ovviamente le abbiamo provate!

Di cosa sa il coccodrillo? Sa di pollo con un leggero retrogusto di pesce, non male
Di cosa sa l’emù? Di carne rossa, saporita ma molto magra, promosso anche questo

kuranda

Abbracciare un koala

Ai Koala Garden di Kuranda si possono fare due esperienze tipicamente australiane: dare da mangiare a un wallaby, una specie di canguro più piccola, e abbracciare un koala.
Per abbracciare il koala si acquista il biglietto, il diritto a una foto e ci si mette in coda.
In Queensland c’è proprio una legge che regola l’orario di “lavoro” dei koala: massimo 30 minuti al giorno con almeno un giorno di riposo ogni 3 giorni di lavoro.
Ci aspettavamo di prendere in braccio un frugoletto morbido ma in realtà i koala sono ispidi e non danno soddisfazione perchè non abbracciano. Si appoggiano a noi ma le loro zampette restano penzolanti dietro la nostra schiena. Sicuramente un’esperienza unica ma, cavolo, abbracciami!

kuranda

Quokka e wallaby

Vicino ai koala siamo entrati per la prima volta in contatto con un altro animale puccioso australiano: il quokka. Avete presente quel topolone sorridente? Non ci ha sorriso.
Per svegliarlo continuavamo a ripetere “quokka, quokka”. L’unico risultato è stato un pappagallino che ci ha fatto il verso “quo-kka quo-kka”. Ci siamo guardati pensando a uno scherzo e poi abbiamo visto il pennuto giallo-arancio su un ramo che blaterava! Troppo forte!

quokka

Ma tra koala che non sono morbidi e quokka senza sorriso eravamo un po’ giù di morale.
Finchè abbiamo trovato i wallaby a cui abbiamo dato da mangiare. Mentre si prendevano il mangime dalle nostre mani li abbiamo accarezzati e loro sì che sono morbidissimi! Grazie wallaby per essere diventato l’animale puccioso del giorno!

wallaby

Nel laghetto dei Koala Gardens c’erano anche dei coccodrilli col cartello:“attenzione, hanno il morso più potente al mondo”. In effetti non avevano uno sguardo gentile. Ma per vedere più da vicino i coccodrilli seguiteci nel nostro prossimo tour nella foresta, a Cape Tribulation.

Kuranda Scenic Railway

La foresta a Kuranda arriva fino ai binari dei treni, fondendosi perfettamente anche con le opere dell’uomo:

kuranda
Per tornare a Cairns abbiamo preso questa storica ferrovia che è considerata la seconda opera di ingegneria più importante in Australia. Come mai? Sono solo 37 km nella foresta.
Ecco, in realtà ci sono ben 15 tunnel scavati a mano e 37 ponti.
Costruita alla fine del XIX secolo, questa ferrovia offre paesaggi mozzafiato passando su ponti sospesi e costeggiando il versante delle colline tropicali. Per la costruzione vennero impiegati principalmente immigrati, tra cui moltissimi italiani. Tanti però morirono durante i lavori ma non per la pericolosità di costruire ponti nel vuoto o costeggiare colline ripide con le rotaie. La maggior parte dei decessi fu per colpa degli animali velenosi della giungla o per malattie contratte durante il lavoro in ambienti non sempre sani.

kurandaI vagoni in legno ricreano perfettamente lo stile ottocentesco di questa ferrovia, dando al viaggio quel pizzico retrò che ben si abbina a una giornata da Indiana Jones.
Dopo uno stop alle Barron Falls siamo tornati verso la pianura.
Il panorama da qui cambia radicalmente rispetto alla foresta. Non più alberi ma una lunga pianura che si getta nel mare, costellata di casette bianche in legno, palme nei giardini e prati bruciati dal sole.

kuranda

Ricordate che ci domandavamo cosa mai ci sarà tra gli alberi della giungla? Nel prossimo post vi portiamo a scoprirlo, a Cape Tribulation, dove la foresta pluviale incontra la barriera corallina.

kuranda

IL CONSIGLIO DI LEI

Non partecipate agli spettacoli in cui gli aborigeni cantano e ballano, vi abbiamo casualmente assistito per 2 minuti da una balaustra e sembrava uno show tristemente falso.

IL CONSIGLIO DI LUI

Saltate il vino al mango, ci sono alternative migliori dove rinfrescarsi con una buona birra.

Fitzroy Island e spiagge tropicali

Dopo qualche giorno nel Victoria abbiamo preso un volo interno per Cairns, punto di partenza per numerose escursioni tra cui quella dal gusto esotico a Fitzroy Island.
Abbiamo sorvolato le distese verdi che fanno assomigliare così tanto il Victoria alla Gran Bretagna. Poi il verde si è tramutato in arancione e da quel momento sotto di noi c’è stato solo il deserto.
Fino a quando le foreste tropicali nei pressi della nostra destinazione hanno reso di nuovo verde il paesaggio.
Ci ha dato il benvenuto il clima afoso tropicale, nonostante fossero le 6 di sera.
Che Cairns è molto più piccola di Melbourne ce ne siamo resi conto subito dalla dimensione dell’aeroporto. Ma anche dai trasporti verso il centro quasi inesistenti se non per i pullmini degli ostelli che offrono il servizio navetta.

fitzroy island

Cairns

Cairns è una cittadina vicace, popolata da numerosi turisti che vengono qui come base per le escursioni nei dintorni. Da qui infatti si può andare alla scoperta della grande barriera corallina, delle folte giungle tropicali o partire per un viaggio on the road tra alberi preistorici e coccodrilli.
Cairns è un paradiso per i turisti: fa caldo tutto l’anno e la vita sembra una perenne vacanza.
Lungo l’oceano si trova la Lagoon, una piscina di acqua presa direttamente dall’oceano (ma filtrata di tutto ciò che può essere animali velenosissimi) in cui ci si può fare il bagno e rilassarsi completamente gratis.
Lungo l’Esplanade, la passeggiata che costeggia la riva, ci sono inoltre numerosi barbecue a disposizione di tutti completamente gratis anche questi. I cartelli concedono l’utilizzo a 2 condizioni: non bere alcolici e lasciare pulito.

fitzroy island

Noi ci siamo affidati ai ragazzi dell’ostello (Mad Mondkey, un nome una garanzia!) per organizzarci le escursioni. Ma Cairns pullula di uffici turistici che vi possono prenotare tour per ogni esigenza e ogni tasca. Noi ovviamente abbiamo sempre scelto la tasca #poracciintour !
Prima tappa: Fitzroy Island.

Fitzroy Island

In meno di un’oretta di nave da Cairns si raggiunge una vera e propria isola tropicale in cui passare la giornata rilassandosi su una spiaggia o camminando nella foresta. Sembra di essere sull’isola di Robinson Crusoe e, anche se i turisti sono numerosi, si concentrano in alcune zone e la maggior parte dell’isola resta incontaminata per chi ha il coraggio di andare oltre il bar e il campeggio che si trovano a ridosso del porto.

fitzroy island

Portatevi dell’acqua!

Noi siamo partiti subito per andare a piedi alla scoperta dell’isola.
Se ci avete seguito sul nostro account instagram, abbiamo paragonato l’isola a una torta a 3 strati.
Siamo infatti partiti dalla parte bassa, dove spiagge bianche vengono bagnate dall’oceano di un blu intenso. Poi siamo saliti attraverso il verde della foresta tropicale, accompagnati dai versi strani di uccelli sconosciuti. Infine abbiamo raggiunto il vertice dell’isola, la parte arida fatta di terra rossa e tronchi bruciati dal sole, il classico bush australiano.
E’ stata una vera e propria faticaccia ma da lassù si vede la barriera corallina e solo il panorama è valso ogni sforzo.

fitzroy island
Perchè abbiamo fatto così tanta fatica? L’isola non è ripidissima e i sentieri, sebbene selvaggi, non sono impossibili. Il nostro problema è stato che avevamo finito l’acqua e, soprattutto in cima, l’afa si è fatta sentire. Abbiamo incontrato un ranger del parco che ci ha chiesto se andasse tutto bene (eravamo visibilmente distrutti). Per non fare la figura dei pinguini che dicono:”ci siamo dimenticati di riempire la borraccia” abbiamo finto che andasse tutto bene. #donttrythisathome
Quando siamo arrivati al bar ci siamo reidratati con un’intera caraffa di birra.

Spiagge di coralli

Per un pomeriggio rilassante abbiamo scelto Nudey Beach, a pochi passi dal bar ma abbastanza distante dalle folle. Perlomeno stavolta il sentiero era pianeggiante e ben ombreggiato.
Questa spiaggia è bellissima, oltre che molto particolare.
Come molte isole della barriera corallina qui, oltre alla sabbia, ci sono dei coralli “sassificati”. Forse una foto riesce a spiegare meglio ciò che vogliamo dire:

nudey beach

Una volta la barriera corallina era un tutt’uno, ora quei pezzi di corallo che tenevano uniti lembi di terra sono sassolini sulla spiaggia.
Ci siamo addormentati appoggiati a un tronco, cullati dal rumore delle onde e ci siamo svegliati giusto in tempo per prendere la nave di ritorno!
Al ritrorno ci siamo resi conto che da un albero provenivano versi strani. Guardiamo in su e…era un albero pieno zeppo di pipistrelli!!! A quanto pare sono abbastanza comuni e, tra gli animali australiani, tra i più innocui. Alberi affollati di pipistrelli li abbiamo dovuti affrontare più volte.
Come si fa: respiro profondo e si passa senza guardare!

nudey beach

Mad Monkey

Il nostro ostello, il Mad Monkey, merita un paragrafo a parte. Le camere danno tutte su un ampio cortile interno dove si trovano la piscina, il bar, la cucina in comune e lunghe tavolate dove mangiare insieme. Dopo una giornata a Fitzroy Island abbiamo beccato la serata pizza+sangria, tutto gratis!

Nel prossimo racconto andremo a Kuranda dove abbiamo avuto il nostro primo contatto con gli aborigeni.

IL CONSIGLIO DI LEI

Se c’è buio e vedete delle cose gialle sulla pizza non fidatevi: è ananas, non patate!

IL CONSIGLIO DI LUI

Riempite sempre le vostre borracce prima di ogni escursione, che sia lunga o breve

Dai pinguini di Phillip Island a Brighton Beach

Oggi vi portiamo in due luoghi nei dintorni di Melbourne: Phillip Island e Brighton Beach. Siete pronti per scoprire con noi le abitudini dei pinguini? Camminando alla Pingu, partiamo!

phillip island

Brighton Beach

A sud di Melbourne si trova un luogo incantevole per ammirare il panorama della città e godersi una passeggiata sulla spiaggia. Si tratta di Brighton Beach, un piccolo paese affacciato sul mare e costellato di ricche residenze estive.
Qui si può camminare lungo la spiaggia ammirando ciò per cui è noto questo posto: le bathing boxes, le cabine sulla spiaggia. Pensate che le prime furono costruite nel lontano 1892. Le cabine possono essere acquistate solo dai residenti e, nonostante siano semplici strutture senza corrente nè acqua, sono soggette a tassazione.

brighton beach
Brighton Beach in bassa stagione è il classico luogo dove trovi solo anziani e una marea di bambini che vanno a scuola, tutti con la loro divisa in perfetto stile britannico.
Brighton Beach prende appunto il nome dalla città inglese di Brighton. Qui, come a Melbourne, il marchio della regina è ben visibile: nelle divise scolastiche, nel carattere della popolazione, nell’architettura e nel cibo. La grande differenza tra il Victoria e il Regno Unito sta nella natura. Anche se certe distese verdi del Victoria si potrebbero confondere perfettamente con i prati irlandesi.

phillip island

Phillip Island

Anche qui troviamo un pezzo di passato coloniale: sir Phillip è stato il primo governatore del New South Wales (la regione con Sydney). Da Melbourne si scende lungo una strada a scorrimento veloce che è praticamente nel mezzo del nulla. Prati, campi, piante, una casa ogni 20 minuti e ancora campi, prati, piante…In Australia le distanze sono veramente notevoli!
Attraversando un piccolo paese chiamato San Remo, che ci ha fatti sentire a casa per 2 minuti, e un ponte siamo arrivati sull’isola. Ma il viaggio non era ancora finito perchè siamo dovuti andare ancora avanti, fino all’estremità sud-occidentale dell’isola dove avevamo un appuntamento importante con…

phillip island

…i pinguini!

A Phillip Island, al tramonto, si incontrano i pinguini minori blu, la razza di pinguini più piccola al  mondo. E anche se sono blu in realtà sono quasi neri…
Come funziona? Si acquista un biglietto dentro alla struttura del Natural Park (dove trovate ogni tipo di souvenir a tema pinguino) e si aspetta il calar del sole.
Attraversando il  breve tratto che porta alla piattaforma di osservazione abbiamo avuto la fortuna di incontrare un coniglietto e un dolcissimo canguro spelacchiato che beveva al ruscello. Qui, oltre ai pinguini, è la natura che la fa da padrona.

kangaroo

La penguin parade

Puntuali col calar del sole ecco arrivare i pinguini! All’inizio sono delle palline bianche e nere che si confondono con la schiuma delle onde. Arriva il primo, si srotola e si alza. Poi il secondo, il terzo, il quarto. Si alzano e iniziano a camminare per allontanarsi dalle onde, che altrimenti li fanno cadere. Con quel loro incedere buffo vanno avanti, poi si fermano e guardano indietro. Ecco il quinto, il sesto. Si aspettano. Quando decidono che il gruppo si è ricomposto risalgono la spiaggia.
Camminano in modo divertente, sono piccoli ma ben visibili dalla piattaforma d’osservazione, risalgono per tornare al loro nido.
Da quel momento tutti si alzano e iniziano a seguire i pinguini fino alla loro tana. Si cammina su passerelle in legno sopraelevate, da cui i pinguini si possono vedere praticamente ai propri piedi.
E se il loro incedere è buffo il loro musetto non è da meno!

Qualche curiosità sui pinguini di Phillip Island

Qui risiede la più numerosa colonia di pinguini minori blu al mondo, ecco 4 curiosità:
-i pinguini possono stare in mare anche per un mese di seguito
-anche se stanno in mare un mese, al ritorno tornano sempre alla stessa tana
-possono dormire anche solo 4 minuti per essere sempre vigili
-in questi 4 minuti dormono con la pancia bianca in giù così i predatori non li notano
-i pinguini della colonia sono tutti microchippati in modo da poterne studiare abitudini e tracciare gli spostamenti

Come vedete non ci sono nostre foto di pinguini e il motivo è molto semplice: non si possono fotografare, con la luce del flash i loro occhi rischiano di essere danneggiati.
Cliccate qui per vedere un video su Youtube.

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Salutiamo Melbourne e siamo pronti per partire verso un’altra tappa del nostro viaggio: Cairns!
Dalle distese verdi del Victoria alle calde giungle tropicali!

IL CONSIGLIO DI LEI

Mettetevi dei vestiti caldi per andare a vedere i pinguini, fa freddo!

IL CONSIGLIO DI LUI

Phillip Island non è famosa solo per i pinguini, ma anche per il circuito di formula 1

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Melbourne – tra giardini e grattacieli

Siete pronti per seguire i nuovamente i #poracciintournellaterradeicanguri? In questa domenica uggiosa vi portiamo a Melbourne!

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Un po’ di informazioni

Uno dei primi pensieri che può venire in mente visitando Melbourne è:
“Se ripasso tra 10 anni qui è tutto diverso
La città infatti è un pullulare di cantieri, grattacieli in costruzione, esposizioni artistiche in ogni angolo. Detto così ci può immaginare un luogo caotico, invece Melbourne è una delle città più ordinate, organizzate e silenziose che abbiamo visitato. La capitale del Victoria è la città ideale: modernità e produttività si intersecano perfettamente con arte, giardini e sport.

melbourne

Melbourne è stata fondata attorno al 1830 da un certo John Batman (ecco perchè esiste Batman Avenue, non certo per il supereroe dei fumetti!) e fu chiamata così in onore del governatore inglese dell’epoca. Il suo sviluppo è scoppiato con la corsa all’oro di metà ‘800, epoca in cui sono stati costruiti la St.Paul’s Cathedral, Flinders Street Station e la Parliament House in perfetto stile vittoriano.

Luoghi convenzionali

Ok, per noi italiani il concetto australiano di “storico” è difficile da capire. Per loro gli edifici dell’Ottocento sono “Wow, pensate che ha addirittura 200 anni” (cit. guida turistica di Sydney). Eppure anche Melbourne, pur essendo una città molto moderna per i nostri standard, ha i suoi punti di riferimento storici.

st.paul's cathedral
Poco più su ne abbiamo nominati alcuni, la St.Paul’s Cathedral e Flinders Street Station (la prima stazione del continente) in stile vittoriano. La cattedrale fu progettata a distanza da un architetto inglese che non si recò mai sul luogo dell’edificio.
Nella Parliament House di Melbourne si riuniva il parlamento australiano prima della fondazione di Canberra. Lo sapete tutti che la capitale dell’Australia è Canberra e non Sydney, vero?!
Un altro luogo classico è la Victoria State Library. Quando fu inaugurata nel 1913 la sua cupola era la più grande al mondo.

victoria state library

Luoghi non convenzionali

Il primo luogo particolare di Melbourne è sicuramente Hosier Lane. Si tratta di una galleria d’arte a cielo aperto: lungo questa strada i muri sono ricoperti di murales che sono vere e proprie opere d’arte.

fitzroy
Sicuramente molto particolare è anche il quartiere di Fitzroy. Una volta considerato il luogo malfamato della città è ora un quartiere bohemien, ricco di ristoranti alternativi, boutique vintage e gallerie d’arte.
Vi ricordate da dove provengono la maggior parte di immigrati australiani? Dalla Cina!
Quindi dove andare per assaporare un po’ di atmosfera asiatica se non a Chinatown? Si entra passando sotto imponenti portali e si cammina sotto a un tetto di lanterne cercando un posto dove mangiare dumplings o takoyaki!

chinatown melbourne

Tra natura e grattacieli

Come anticipato Melbourne è ricca di parchi e giardini.
Si può iniziare da Birrarung Marr, una serie di giardini e viali da cui godere del panorama sui grattacieli e sullo Yarra River. Birrarung era il nome aborigeno del fiume Yarra, chiamato poi così perchè gli inglesi pensavano che Yarra significasse “fiume” in lingua aborigena.
Non meno panoramica è la Southbank Promenade dove si affacciano numerosi ristoranti e centri commerciali di lusso. Per una bella passeggiata sul lungo fiume vi consigliamo di partire dalla Orrs Walk, dove è ancorata la Polly Woodside, una nave mercantile di fine Ottocento.

Da non perdere sono anche i Royal Botanic Gardens. Qui si può camminare su prati verdi e lungo laghetti alla scoperta di piante e fiori insoliti, divisi per origine e area geografica. Un vero paradiso per rilassarsi dopo una giornata tra i grattacieli.

royal botanical gardens

Shrine of Remembrance

Un capitolo a parte vogliamo dedicarlo allo Shrine of Remembrance, il tempio della commemorazione. Una costante del nostro viaggio in Australia è la presenza di numerosissimi monumenti che ricordano i soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Forse perchè è stata la prima vera grande tragedia, la prima guerra che è stata combattuta, la prima volta che questo continente ha conosciuto la guerra seppure combattuta in un altro continente. I caduti erano stati seppelliti in Europa ma lo Stato del Victoria voleva comunque erigere un luogo dove poterli commemorare in patria. Così nel 1928 inaugurò questo monumento ispirato al mausoleo di Alicarnasso, una delle meraviglie del mondo antico.
Ora questo tempio è dedicato ai soldati morti durante tutte le guerre, i famosi ANZAC (Australia and New Zealand Army Corps).

shrine of rimembrance

Se ci seguite ancora un po’ vi faremo scoprire un altro grande, grandissimo, monumento dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale. Un monumento lungo 243km…

Cosa mangiare a Melbourne

Quando abbiamo chiesto a Margherita se ci consigliava un cibo tipico di Melbourne ha suggerito i ravioli cinesi. Pensavamo che fosse uno scherzo ma invece vanno per la maggiore! Abbiamo scelto un locale affollato da cinesi doc e ci siamo lanciati provando gusti e sapori nuovi, proprio niente male!
Melbourne è veramente un posto dove si possono assaggiare tutte le cucine del mondo!
Un altro posto dove mangiare cibo fresco e di qualità è sicuramente il Queen Victoria Market, il più grande mercato all’aperto dell’emisfero australe. Qui abbiamo provato coccodrillo fritto e salsiccia di canguro.
Melbourne è stato il primo posto dove abbiamo assaggiato il canguro alla serata roo&wine. Che dire, quando due delizie australiane si mescolano il palato non può far altro che ringraziare!
queen victoria market

IL CONSIGLIO DI LEI

Sedetevi in uno dei numerosi bar lungo il fiume Yarra e godetevi il panorama osservando quante culture sono presenti in questa città. Qui convive gente di ogni origine e di ogni colore, gli unici grandi assenti, o comunque visibili in numero davvero esiguo, sono gli aborigeni.

IL CONSIGLIO DI LUI

Mentre seguite “il consiglio di lei” ordinate anche una birra, la misura “schooner” è l’ideale: poco più di una piccola e poco meno di una media. Il giusto compromesso per le 4 del pomeriggio, quando molti locali applicano prezzi ridotti per l’happy hour.

Yarra Valley – Healesville Sanctuary

Come promesso oggi vi portiamo alla scoperta della wildlife australiana tra animali bizzarri e versi curiosi! D’altronde qual è la prima cosa a cui pensate se vi diciamo “Australia”? Canguri, koala, ragni, ornitorinchi…

kangaroo

Il nostro primo giorno in Australia l’abbiamo trascorso nella Yarra Valley, una zona paesaggistica appena fuori dalla città di Melbourne, nota per i vigneti. Per i veronesi potremmo dire che è la Valpolicella del Victoria 😉

Healesville Sanctuary

Healesville Sanctuary è un luogo dove è possibile vedere da vicino gli animali tipici dell’Australia e conoscerne abitudini e comportamenti (e soprattutto i versi!).
Si raggiunge da Melbourne in un’ora circa, attraversando prati verdi che ricordano l’Inghilterra.
In Australia i sanctuary (degli zoo ma con aree molto più spaziose per la vita degli animali, letteralmente “rifugio”) ci sono sembrati abbastanza frequenti e il motivo non è difficile da capire.
La maggior parte degli animali tipicamente australiani è a rischio estinzione (pensate ai koala), queste strutture sono fondamentali per proteggerli e salvarli da ogni pericolo che ne minaccerebbe la sussistenza. Qui possono tutelarli, farli riprodurre e poi riportarli nel loro habitat naturale. Per questo gli spazi a disposizione sono ampi e cercano di ricreare quanto più possibile l’habitat naturale di ogni singola specie.
Gli obiettivi di questi luoghi sono principalmente due. Da un lato l’aspetto didattico sugli animali, dall’altro quello di sensibilizzare la popolazione a comportamenti più ecosostenibili per ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’uomo, che è proprio quello che mette a rischio le specie più fragili.

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Koala,canguri, ornitorinchi…

Ovviamente la parte del leone la fanno koala e canguri, i due big boss della wildlife australiana!
Ma non solo, qui è possibile incontrare anche ornitorinchi e diavoli della Tasmania.
Proprio questi ultimi sono stati salvati da Healesville quando in Tasmania erano quasi scomparsi, li hanno fatti qui riprodurre e poi una parte sono stati rimandati in natura.
L’ornitorinco invece è quell’animale strano, una specie di topolone col becco che pare essere un gran giocherellone.
Una zona speciale è dedicata a topini e animali notturni, tra cui il topo saltatore delle spinifex che vive nel deserto tra i tipici cespugli di spinifex ed esce solo di notte alla ricerca di bacche.
E vogliamo parlare dell’echidna coi suoi aculei e il muso allungato?

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Aggiungiamo alla carrellata anche il temibile casuario, una specie di struzzo con un corno in testa che corre alla velocità di 50km/h per raggiungere le sue prede.
E il famoso quokka? Quello l’abbiamo incontrato più avanti nel nostro viaggio, seguiteci ancora un po’, fino a Kuranda!

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Uccelli

Un’intera zona è riservata agli uccelli, dai classici pellicani e pappagallini colorati fino ad arrivare ai divertentissimi kookaburra. Li avete mai sentiti ridere? Cliccate qui quando siete tristi, sicuramente vi strapperanno una risata!
I pappagalli in Australia sono ovunque, anche tra i grattacieli delle città si possono vedere queste macchie vivaci di colore sugli alberi. Ce ne sono di ogni colore e dimensione, ma i più frequenti sono sicuramente i cockatoo, bianchi col la particolare cresta gialla.
Non meno frequenti sono le gazze biance e nere e, soprattutto a Sydney, i cosddetti bin chicken, i polli dei cestini. Si tratta di una specie di ibis con le piume bianche e un lungo becco nero che troverete in ogni angolo di Sydney intenti a raccogliere resti dal marciapiede o direttamente dall’immondizia.

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Animali pericolosi

L’Australia è il Paese con la più alta densità di animali velenosi al mondo.
A Healesville solo Daniele ha avuto il coraggio di entrare nel rettilario dove erano presenti serpenti velenosissimi (ovviamente dietro a teche di vetro), principalmente dai colori camouflage. Cercano di adattarsi all’ambiente circostante, rendendosi invisibili per poter attaccare le prede. I loro veleni sono così potenti proprio per uccidere la preda al primo colpo visto che abitano in aree desertiche e di prede che girano ce ne sono poche. Quella che passa deve assolutamente diventare la loro cena!
Ragni non ne abbiamo visti molti durante il nostro soggiorno australiano, per la maggior parte erano solo ragnetti piccini, per fortuna!
E le meduse? Anche per quelle dovrete seguirci ancora un po’, fino alla barriera corallina…
Anche se passeremo prima per i coccodrilli della Daintree Forest!

Incontri sulla strada del ritorno

Tornando verso Melbourne con la nostra super guida Margherita ci siamo imbattuti in un gruppo di canguri saltellanti nei prati verdi, mentre all’orizzonte si profilava l’arcobaleno. In questi momenti di clausura pensiamo a quali immagini possano evocare in noi la libertà. Ecco, forse quei canguri la rappresentano bene…

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Alla sera, nel giardino della casa di Margherita e Andy, i nostri super ospiti, abbiamo incontrato anche i famosi opossum. Escono di notte e se ne stanno sui rami degli alberi come grossi gattoni assomiglianti alle puzzole. Non siamo molto bravi a descrivere gli animali, si nota?! 😀

Questo è solo un primo assaggio di ciò che è stato il nostro primo impatto con la wildlife australiana e con animali di cui abbiamo sempre sentito parlare e che finalmente abbiamo avuto la fortuna di vedere coi nostri occhi. Andate sulla nostra pagina Facebook per vedere le foto! Ci scusiamo per la scarsa qualità e quantità ma eravamo ancora vittime del jet lag 😛

IL CONSIGLIO DI LEI

Una curiosità: sapete perchè i fiori australiani sono così colorati? Perchè, essendo il territorio per la maggior parte desertico, hanno bisogno di essere visibili a grande distanza per farsi impollinare #popporno

IL CONSIGLIO DI LUI

Se siete innamorati dei koala vi rimando a questo video di Barbascura che spiega come vivono veramente i koala, smontando ogni pucciosità!